Genova, 1926: le favolose botteghe di Vico alla Chiesa delle Vigne

Ritornando a camminare nel passato andiamocene per caruggi e nel lontano 1926, a guidarci alla scoperta di alcune botteghe della città vecchia sarà come sempre la mia fidata Guida Pagano, impareggiabile mezzo per andare alla scoperta degli anni perduti.
E così, sotto una striscia di cielo racchiusa tra i palazzi di Vico alla Chiesa delle Vigne, inizia il nostro viaggio.

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Vico alla Chiesa delle Vigne è quel vicoletto che si snoda laggiù, tra le case alte, oltre Campetto.

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E lo percorriamo insieme, non senza curiosità, perché il viaggio a ritroso nel tempo ci riserverà molte entusiasmanti sorprese.

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Vedrete i negozi chiusi perché sono passata da queste parti in un giorno festivo, ai nostri tempi queste attività hanno naturalmente nuove destinazioni.
In questo anno 1926 ad accoglierci al civico 6 e 8 rosso è la signora Mary Mignanego, proprietaria di una fornitissima merceria dove mi perdo tra le scatole di bottoni, i nastri e le passamanerie.
La signora Mary sorride bonaria, è abituata alla clienti esigenti ed ha affinato ormai una certa pazienza.

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Più oltre, sotto il cielo lucente della Superba, altre magnifiche botteghe attirano la mia attenzione.
Ci sono le tele raffinate della signora Isabella e le curiose chincaglierie del Signor Comparetti, una baraonda di ninnoli, statuine, specchi e porcellane deliziose, c’è da perdersi davanti alla vetrina!

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E intanto eccoci arrivati in prossimità dell’ingresso laterale della Chiesa delle Vigne, abbiamo fatto appena pochi metri e già abbiamo veduto meraviglie!

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Stiamo raggiungendo il secondo tratto del nostro vicoletto e lo sentite questo dolce sentore di gelsomino frammisto talco?
È una dolcezza delicata e di certo proviene dalla Profumeria Ligure che tiene in vetrina tutti quegli eleganti flaconi colmi delle sue ricercate fragranze.
Proverò un profumo alla violetta, una vera raffinatezza!

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Le botteghe dei caruggi, una dopo l’altra, raccontano un mondo e coloro che lo abitano.

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Al civico 22 rosso è tutto un trionfo di eleganze: questo è il regno dei Fratelli Garbarino che qui vendono i loro pregiatissimi tessuti.

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E ancora ecco il negozio del Signor Dellepiane che vende biancherie ed è specializzato in corredi per neonato e abiti da comunione, la vicinanza della Chiesa è chiaramente un bel vantaggio e il negozio è un tripudio di pizzi e veli.

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E così eccoci arrivati al termine del nostro vicoletto che sbuca in Piazza delle Vigne, da qui in poi inizia un’altra storia.

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Qui svetta la magnifica Basilica che si affaccia in questa bella piazza genovese.

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Siamo arrivati qui attraversando un caruggio modesto eppure ricco di tante vicende umane, reso allegro dalle voci dei commercianti e dei loro clienti, reso unico da quelle vetrine scintillanti e ricche di articoli particolari.

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Camminando nel passato di Genova, in un giorno qualunque del 1926, in Vico alla Chiesa delle Vigne.

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Scendendo per Via Lomellini

Scendendo per Via Lomellini, nel tempo d’inverno.
In uno dei miei posti cari, uno dei miei amati caruggi.
Scendendo per Via Lomellini, quando il freddo è pungente e implacabile.
E allora anche chi indossa la tonaca si munisce di caldi guanti e di un morbido cappello per difendersi dal vento gelido.
Scendendo per Via Lomellini, con fiducia e con passo sicuro, nel tempo d’inverno.

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Quattro amici e un monumento

Sono quattro: quattro amici, secondo me, mi piace pensarli così.
Quattro cuori, quattro giovani uomini, quattro teste pensanti, quattro pagliette secondo la moda del tempo.
Seduti, tutti e quattro, su una panchina.
Con un giornale sulle ginocchia, per tenersi aggiornati.
Discutendo amabilmente di questo o quell’altro argomento, come si fa tra amici nel tempo del relax.
Quindi loro sono quattro amici.

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E alle loro spalle c’è un celebre monumento, è la scultura di Giulio Monteverde dedicata al Duca di Galliera, oggi sita sulla rotonda di Carignano e all’epoca invece collocata nella zona della Stazione Marittima.
Là dietro, sullo sfondo, l’affascinante complesso del Miramare.
È un tempo lento, non lo disturba il fragore del traffico, tutto pare tranquillo e quieto.
È un istante perfetto: quattro amici e un monumento.

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Una sera di pioggia

In una sera di pioggia la strada verso casa luccica e brilla.
Piove piano, lentamente e anche la città sembra come assonnata.

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In una sera di pioggia scroscia l’acqua nella fontana e ticchettano discrete le gocce che cadono giù dal cielo, in un languido concerto invernale.

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E certe luci brillanti e colorate mi ricordano in qualche modo le cartoline degli anni ‘70 e di un tempo che ho già vissuto.

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In una sera di pioggia ondeggiano gli ombrelli e le attese si fanno impazienti, le luci dorate sfiorano il colonnato del Carlo Felice e la figura del Generale Garibaldi si staglia fiera come sempre.

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In una sera di pioggia attraversando Strada Nuova tutto appare regale, splendente e straordinario.

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Semplicemente Genova, come sempre l’ho conosciuta.

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Per me magnifica quando splende il sole ma ugualmente unica e affascinante in una sera di pioggia.

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Monumento Venzano: la memoria dolente

Una quiete silenziosa scende sulle figure marmoree che adornano le tombe del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Un gesto, un ricordo, una memoria.
Questo è il monumento funebre di Giuseppe Venzano, abbiente commerciante genovese, la scultura è opera di Domenico Paolo Valle ed è collocata nel Porticato Inferiore a Ponente.

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Una figura femminile, solenne e imponente, traccia a lettere bronzee le date fatali che delimitano l’esistenza terrena del defunto.

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Il suo manto copre le sue fattezze e ai piedi di lei è posato il caduceo, il bastone alato sul quale sono attorcigliati due serpenti e simbolo del commercio.

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Sulla sommità del monumento è collocata una figura angelica che regge un medaglione con il profilo del compianto Venzano.

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Il Monumento è stato restaurato lo scorso anno grazie all’Associazone AFIMS (American Friends of Italian Monumental Sculpture) presieduta dallo scultore Walter Arnold che è un grande estimatore dei capolavori di Staglieno.
Osservando i dettagli del monumento prima dell’intervento di restauro, risulta evidente quanto ne abbia beneficiato l’opera di Valle.

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C’è un’altra figura che dimessa rivolge i suoi pensieri al defunto: è una fanciulla malinconica, seduta a terra in una sorta di doloroso abbandono.

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Ho avuto occasione di passare a Staglieno mentre i restauri erano in corso e così ho veduto emergere il chiarore del marmo libero dalla sporcizia lasciata dallo scorrere del tempo.

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E anche i tratti di lei, lentamente, si sono svelati nella loro autentica grazia.

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Per poi riacquisire questa dolcezza affranta e questo candore.

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I lunghi capelli cadono sulla schiena della figura intenta a lasciare ai posteri memoria di Giuseppe Venzano.

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L’angelo dalle ali frementi pare invece avere le chiome smosse da lieve vento.

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E la fanciulla, silente e assorta, custodisce la memoria dolente.

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E reca una corona di fiori fermata da un nastro.

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Mentre il tempo terreno, fatalmente, si è fermato.

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E una mano gentile traccia ogni singola lettera, ogni singolo numero.

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In ricordo di Giuseppe Venzano che qui dorme il suo eterno sonno.

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Le trombette di Achille Testa

Ritornando nel nostro passato vi porto ancora una volta nello studio del bravo fotografo Achille Testa, uno dei più talentuosi nel ritrarre i più piccini cogliendo il loro candore e il loro naturale stupore.
Achille Testa nel suo studio genovese custodiva un tesoro di accessori come giochi, bambole, animaletti, un leggendario cavallino di legno e molto altro ancora, mi immagino il suo capiente armadio colmo di oggetti da utilizzare per le sue fotografie.
E tra le altre cose Achille Testa aveva anche alcuni strumenti musicali come le trombette.
Quindi ecco qui un piccoletto con un grande cappello calcato sul capo, gli occhi sgranati di meraviglia e la trombetta tra le mani.

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Lui invece si chiama Enrico e anche lui stringe una trombetta, Enrico è un po’ più grandicello, è biondino e se ne sta obbediente a farsi ritrarre dal bravo fotografo.

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Poi c’è una bimba e anche lei regge la sua trombetta sulla quale è attorcigliata una graziosa passamaneria.

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È la musica di un tempo lontano e risuona come una memoria da non dimenticare.

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E anche sulla terza trombetta si nota una delicata passamaneria.

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Tre bambini è ognuno con la sua trombetta.
Ecco la piccina in piedi sul divanetto con il suo abitino bianco rifinito di pizzi delicati e il sorriso timido.

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Enrico con la frangetta bionda e lo sguardo che cerca il futuro.

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E poi il più piccino di tutti, con giacca pesante coi bottoni lucidi, un cappello importante e un morbido cuscino sul quale sedersi.
Una trombetta tra le manine e tutta la vita davanti.

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Il tempo delle primule

Il tempo delle primule giunge nei giorni del freddo e porta una ventata di allegria, è uno dei preludi più dolci di primavera.
Le piccole primule sono semplici e leggiadre e quando ti trovi davanti un’intera distesa di vasetti è difficile scegliere: si vorrebbe comprarle tutte, tutte hanno una bellezza particolare.
Petali grandi e colorati, orlature deliziose, contrasti delicati.
Il tempo delle primule mi ricorda sempre che essere così semplici è una virtù rara e straordinaria e se a volte sembra persino improbabile che questa sia riconosciuta come una dote, resto sempre dell’opinione che la propria semplicità vada tenuta da conto.
Il tempo delle primule è così un momento di magnifica transizione, per i pensieri e per i giorni che scorrono.
E così, dovendo scegliere, ho portato con me diverse sfumature di primule dai colori vivaci e accesi.

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Le ho sistemate in due vasi diversi e le ho messe davanti alla finestra della mia camera, mi fanno pensare all’imminente arrivo della primavera e alla bellezza della semplicità.

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Genova, 1899: le ricercate eleganze dei Magazzini Cabella

Ritornando a camminare nel nostro passato, cari amici, attraversiamo lo scorcio di un secolo che giunge al suo termine: nell’anno 1899, nella Superba, i gloriosi Magazzini Cabella sono fornitissimi di tutti i capi all’ultima moda per la gioia della più esigente clientela.
E allora andiamocene verso San Siro, scoprireremo così le molte occasioni proposte dai signori dei Magazzini Cabella.

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Innanzi tutto costoro si sono riservati due pagine intere sul Lunario del Signor Regina, sanno bene come farsi conoscere!
E per dare un’esempio dei capi eleganti in vendita ai magazzini ci sono anche degli accurati disegni per la contentezza delle più ambiziose signorine.

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Come recita il citato Lunario, qui si trovano tutti gli articoli inerenti alla confezione e guarnizione d’abiti, capi esclusivi, cappelli alla moda, sciarpe, veli e pizzi Chantilly.
Così le signore e signorine abbigliate con i capi dei Magazzini Cabella si distinguono tra tutte, altroché!

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Certo anche per i signori uomini c’è una vasta scelta.

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Ed è sempre una squisita questione di stile.

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Aggiungo poi anche che ai Magazzini Cabella si trovano macchine da cucire d’ogni sistema a mano e a pedale, guarnizioni d’abiti da signora e da uomo e persino manichini da donna, uomo e ragazzo quindi è ovvio che i Magazzini Cabella forniscono i negozi e sicuramente si tratta dei negozi più belli della città.
E così trovandovi in centro città, in un giorno di questo radioso 1899, se per caso doveste incontrare qualche gentiluomo vestito di tutto punto proprio come si conviene, statene certi, il suo outfit proviene dai gloriosi Magazzini Cabella.

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Seguendo la ringhiera in Corso Andrea Podestà

E poi una mattina d’inverno, mentre il sole scherza con la ringhiera.
Camminando con il solito passo deciso e fidente sotto il sole che brilla alto nell’azzurro dopo giorni di vento furioso.
Un gioco di luce e ombra e un effimero disegno sinuoso, mentre il mio pensiero va ancora più lontano.
Seguendo la ringhiera di Corso Andrea Podestà.

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Con il cappottino bello

Lei è una bella bambina vestita di tutto punto, ben coperta perché fuori fa molto freddo e allora le hanno messo il cappottino bello.
Così eccola lì, con quel cappottino vezzoso, gli occhi celesti, un sorriso un po’ timido e un cappellino a coprirle bene la testa.

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E secondo l’uso del tempo ha le scarpette scure e le ghette chiare come il cappottino.

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Lei è una bimbetta di Bologna, ritratta nello Studio Fotografico La Serenissima.
In un certo tempo del passato negli studi dei fotografi di tutte le città italiane c’era una seggiolina o magari una poltroncina con il bracciolo, arredi usati spesso proprio per immortalare i più piccini.
Come lei, con il cappottino bello e tutta la vita davanti.

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