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02/02/26

Venezia per il 2026


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Francesco Guardi Festa della Sensa in Piazza San Marco 61 × 91 cm Lisbona, Museo Calouste Gulbenkian

Per il 2026 la Fondazione Musei Civici di Venezia, presentato, nelle sue 13 sedi ma non solo, il grande lavoro di squadra per realizzare mostre memorabili. Nell'anno della Biennale d'Arte il MUVE spazia dall’indagine archeologica - con la grande mostra a Palazzo Ducale dedicata a Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari - passando per la storia della Serenissima, delle civiltà veneziane e della laguna veneta, con il rinnovamento del percorso del Museo Correr, gli interventi di valorizzazione al Museo di Torcello e le ricerche del Museo di Storia Naturale.

Ma ci sarà anche musica e teatro, l’arte delle “civiltà del Settecento” con i musei di Ca’ Rezzonico, il Museo di Palazzo Mocenigo e la Casa di Carlo Goldoni, fino alle esplorazioni del moderno, contemporaneo e attualità, con Jenny Saville a Ca’ Pesaro e Erwin Wurm al Museo Fortuny, al saper fare e alle nuove produzioni artistiche, rispondendo alle necessità della cultura, delle persone, dei visitatori, di tutti.
Ma eccovi la programmazione.
 
Area Marciana

L’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale è sede della grande mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari (6 marzo – 29 settembre 2026, anteprima stampa 5 marzo) a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, focalizzata sul ruolo rivestito dalle acque nell’orizzonte del sacro sia del popolo etrusco che di quello veneto, con oltre 700 reperti provenienti da prestigiose istituzioni e musei nazionali. Il dialogo tra antico e contemporaneo trova casa nel “Museo della città”, il Museo Correr: nella Sala Quattro Porte con l’intervento di Bizhan Bassiri. Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico (27 febbraio – 30 giugno, anteprima stampa 26 gennaio) installazione ambientale di più opere concepite dall’artista iraniano per lo spazio. Le Sale Canoviane ospitano Dialoghi canoviani. Spiral Economy. Charrière and Canova (30 aprile – 22 novembre 2026) un dialogo tra l’artista franco-svizzero Julian Charrière e Antonio Canova che svelano la poesia della materialità.

Idee e progetti accompagnano i visitatori verso la nascita del “Grande Correr”, che aprirà nel 2027: un piano per il rinnovo del percorso espositivo al primo piano, attraverso Storia e Civiltà di Venezia, tra Stato, istituzioni, città, arti e che si integra con la restituzione dello spazio espositivo del secondo piano, attualmente in corso.

 
I musei del Moderno e Contemporaneo

È la Galleria d’arte Moderna Ca’ Pesaro ad inaugurare la stagione espositiva delle grandi monografiche e delle indagini dedicate ai protagonisti della pittura contemporanea: dal 28 marzo al 22 novembre 2026 (anteprima stampa 27 marzo 2026) il museo accoglie la prima, ampia esposizione a Venezia con Jenny Saville a Ca’ Pesaro, con una esposizione concepita per raccontare una delle voci più autorevoli dell’arte contemporanea, ripercorrendone la carriera dagli esordi negli anni Novanta fino ai giorni nostri, accanto a nuove opere realizzate per l’occasione.

Nelle giornate veneziane più intense per il pubblico del contemporaneo, nelle Sale Dom Pérignon al secondo piano di Ca’ Pesaro inaugura Hernan Bas. I visitatori (dal 7 maggio al 30 agosto 2026, anteprima stampa 6 maggio) con oltre trenta nuove opere esposte in un’installazione immersiva concepita appositamente per Ca’ Pesaro. Sempre nelle Sale Dom Pérignon il 2026 prosegue con progetti di valorizzazione di maestri legati alla ricerca sul territorio, che hanno deciso di lasciare alle collezioni civiche veneziane testimonianze della loro produzione; Gianmaria Potenza. Io, Venezia. Forma, luce, materia dal 3 ottobre al 22 novembre, un riconoscimento all’autore nell’anno del suo novantesimo compleanno; Omaggio a Silvio Gagno a cura di Sileno Salvagnini (dal 12 dicembre al 7 febbraio 2027) con una rassegna che ne descrive l’avventura artistica.

La stagione del Museo Fortuny apre con Diafanés e un tributo all’artista lombardo Antonio Scaccabarozzi, attraverso l’approfondimento di tre momenti centrali nella sua ricerca. A cura di Ilaria Bignotti e Camilla Remondina, con Associazione Archivio Antonio Scaccabarozzi e Galleria Clivio, la mostra è aperta dal 28 gennaio al 6 aprile 2026 (inaugurazione e anteprima stampa, 27 gennaio 2026).

Dal 6 maggio al 22 novembre 2026 (anteprima stampa 5 maggio) la casa – atelier di Mariano Fortuny ed Henriette Nigrin presenta, per la prima volta in Italia, un’ampia mostra monografica dedicata allo scultore austriaco Erwin Wurm: un’indagine sul suo lavoro e sul concetto stesso di scultura, dove vengono messe in discussione le nozioni di tempo, massa e superficie, astrazione e rappresentazione, tra questioni filosofiche, psicologiche e sociali essenziali, trattate con l’inconfondibile umorismo.

Parte delle attività per le celebrazioni per i 50 anni dalla nascita del Museo, prosegue l’indagine e la testimonianza del ruolo primario di Henriette Nigrin nella gestione dell’atelier tessile, con l’approfondimento e l’esposizione di tessuti per moda e arredamento.
Il 2026 è l’anno del restauro e della presentazione dell’album Ciel di Mariano Fortuny, un progetto visionario sugli studi degli effetti atmosferici e della luce.
 
I musei del Settecento

Un anno speciale per Ca’ Rezzonico - Museo del Settecento Veneziano che dal 7 marzo all’8 giugno, accoglie I Guardi della Collezione Gulbenkian, in un'esposizione che porta il nucleo di opere più preziose del museo portoghese a Venezia. Dipinti di Francesco Guardi databili tra il 1770 e 1790, in dialogo con disegni provenienti dal Gabinetto del Museo del Settecento Veneziano.

Nel corso dell’estate il museo presenta la Donazione Rubelli (dal 24 giugno al 7 settembre 2026), la collezione di disegni di Alessandro Favaretto Rubelli, fautore del successo dell’omonima impresa di tessuti e fine collezionista. Uno splendido, nuovo tassello che arricchisce le raccolte di grafica antica, con la donazione di disegni di artisti veneti tra Cinquecento e Settecento, con Canaletto, Giandomenico Tiepolo, Palma il Giovane, Sebastiano e Marco Ricci.  In autunno, dal 23 settembre 2026 all’11 gennaio 2027 Ca’ Rezzonico presenta Album Romantici, un’esposizione dedicata agli album di disegni ottocenteschi a conclusione del restauro di tre importanti pezzi, appartenuti ad altrettanti protagonisti della vita culturale veneziana del XIX secolo.

Punto di riferimento per la storia della moda, del tessuto, del costume e del profumo, dal 20 maggio all’8 novembre 2026 il Museo di Palazzo Mocenigo apre all’indagine dell’artista libanese Mouna Rebeiz con la mostra Le tarbouche. Quando un accessorio diventa simbolo, in cui il copricapo conico in lana o seta rossa, unicamente maschile, diventa elemento caratterizzante di nudi femminili. Infine, nelle sale del piano nobile della Casa di Carlo Goldoni, un nuovo allestimento illustra il teatro goldoniano attraverso dipinti e arredi settecenteschi, ricreando ambientazioni tratte dalle commedie dell’autore. Un percorso arricchito da un focus dedicato al teatro musicale, che nel Settecento raggiunse il suo massimo splendore.
 
Il Museo di Storia Naturale
Dopo un intenso anno dedicato, in modo particolare, all’indagine sulla Laguna Veneta - che sarà protagonista di due nuove sale nello spazio espositivo permanente - tra le principali attività 2026 di divulgazione e restituzione al pubblico il museo propone il progetto fotografico e di comunicazione scientifica Dentro e fuori dall’acqua. L’ambiente di marea dell’Alto Adriatico: un’esposizione in programma dal 5 giugno al 13 settembre 2026 a cura di Lorenzo Peter Castelletto e realizzato con Area protetta Marina di Miramare (WWF) e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica sperimentale, per svelare il “dietro le quinte” di un ambiente affascinante sospeso tra terra e mare.

 
I Musei delle Isole

Particolarmente significativo per il Museo del Vetro di Murano è la restituzione, tra la fine del 2026 e il 2027, del nuovo spazio museale, grazie agli interventi strutturali che permetteranno di rendere ancora più esaustivo il capitolo dedicato all’arte del vetro veneziano – e non solo – novecentesco e contemporaneo. Il nuovo padiglione di oltre 1300 metri quadrati, un tempo fabbrica di conterie, viene così accorpato alla sede principale del Museo per diventare spazio dedicato alle storie di fabbrica e di famiglia del XX secolo, alle donazioni di autori contemporanei e designer - tra cui la donazione del gallerista newyorkese Berry Friedman e della ditta Carlo Moretti - fino all’ultima sezione dedicata ai lampadari contemporanei. Tra le mostre temporanee in programma, oltre ai progetti connessi alla The Venice Glass Week, dal 12 giugno 2026 al 30 marzo 2027 il museo ospita l’esposizione Babel, con opere del noto artista muranese Marco Toso Borella.
 
A Burano, insieme alle molte attività educative, di formazione e diffusione dell’arte del merletto, torna per l’undicesima edizione il concorso Un merletto per Venezia, dedicato alla creatività contemporanea; come da tradizione, la premiazione è fissata per il 14 giugno, contestualmente all’apertura al pubblico della mostra I merletti delle Biennali (fino all’8 gennaio 2027). A pochi minuti da Burano, il Museo di Torcello arricchisce il presidio dei musei in laguna: collegandosi fisicamente alla rete dei musei delle isole e inserendosi, con la sezione archeologica, medievale e moderna, nel racconto della storia di Venezia, tra civiltà della laguna e storia del collezionismo, prologo della narrazione sviluppata nelle altre sedi.
 
MUVE a Mestre: spazi espositivi, progetti culturali e la nascita di un nuovo museo
L’attesa nella primavera del 2026 è con l’apertura del nuovo museo di arte contemporanea in città: MUVEC, la Casa delle Contemporaneità, che prende forma permanente al Centro Culturale Candiani, al termine di importanti lavori per ridisegnare struttura e funzioni dell’edificio. Un ingresso dedicato conduce al secondo piano e alla collezione permanente: una selezione di opere delle collezioni civiche di arte moderna e contemporanea di Ca’ Pesaro, con percorso dedicato all’arte dal 1948 a oggi. Il progetto invita a riflettere sul significato di arte contemporanea, mettendo in dialogo le principali esperienze internazionali transitate da Venezia e le ricerche artistiche sviluppatesi nel territorio.

Il percorso, articolato in 60 opere di oltre 50 artisti, si snoda in tre nuclei tematici, che attraversano le trasformazioni dell’arte e della società dal secondo dopoguerra al nuovo millennio, indagando i temi del corpo, della materia e della città come spazio di vita, dialogo e conflitto: Costruzione, Ricostruzione e Decostruzione. Tre percorsi strutturati su due livelli di lettura complementari: l’arte internazionale, e le esperienze locali, che si intrecciano e si arricchiscono reciprocamente.
 
Il terzo piano resta dedicato alle mostre temporanee, con un rinnovato spazio espositivo che valorizza le molte contemporaneità delle raccolte civiche, proseguendo il ciclo di mostre sui Maestri del Novecento – dal 26 settembre 2026 al 14 febbraio 2027 con Klimt, Schiele, Kokoshka e il corpo nell’arte contemporanea - e ospitando il Premio Mestre di Pittura, che nel 2026 celebra la sua decima edizione.

Verso un distretto culturale, artistico e creativo, MUVE a Mestre è impegnata nella programmazione dell’Emeroteca dell’Arte, luogo di aggregazione per la cittadinanza, la comunità artistica e centro di produzione, con in 10 artisti residenti del Bando congiunto con Fondazione Bevilacqua La Masa, più i tre vincitori dei concorsi Artefici del Nostro Tempo e Premio Mestre di Pittura. Spazi di lavoro che si uniscono, in stretta continuità, ad opportunità espositive con le mostre che nascono nella nuova Casermetta Est di Forte Marghera: nuova sede per Artefici del nostro tempo, dal 20 giugno al 27 settembre 2026 e la mostra di fine residenza per gli artisti dell’Emeroteca dell’Arte con Bevilacqua La Masa, tra l’autunno del 2026 e la primavera del 2027, fino alle occasioni di connessioni e contaminazioni che nasceranno nella futura factory del Palaplip. 


01/02/26

Peter Schuyff a Londra


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A Londra la galleria Massimo De Carlo propone la mostra "A Great Sufficiency" , la prima personale di Peter Schuyff presso lo spazio di  Londra.

La mostra riunisce opere plasmate dal conteggio, dalla ripetizione e dal lavoro manuale prolungato, trattando la pittura come un'economia autonoma di lavoro e attenzione. 

Il titolo allude a un senso di pienezza – né troppo né troppo poco – e riflette la resistenza di Schuyff all'eccessiva spiegazione, nonché la sua convinzione che la pittura trovi il suo significato attraverso l'atto stesso del fare.


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31/01/26

Prossimamente Serpentine Pavilion 2026

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Serpentine Pavilion 2026, una serpentina, progettata da LANZA atelier. Rendering, vista aerea. © LANZA atelier


La Serpentine Gallery di Londra è lieta di annunciare che lo studio di architettura messicano LANZA atelier, fondato da Isabel Abascal e Alessandro Arienzo, è stato selezionato per progettare il Padiglione 2026. Intitolato "Serpentine" , il Padiglione di LANZA atelier sarà presentato al pubblico presso la Serpentine South il 6 giugno 2026, con Goldman Sachs a supporto del progetto annuale per il 12° anno consecutivo. Mentre il Padiglione raggiunge la sua 25a edizione, Serpentine celebrerà questo importante anniversario attraverso una partnership speciale con la Fondazione Zaha Hadid.

Nel corso della sua storia, il Serpentine Pavilion è diventato una vetrina molto attesa per i talenti emergenti. Nel corso degli anni, il Padiglione si è evoluto come piattaforma pubblica e artistica partecipativa per i programmi sperimentali, interdisciplinari, comunitari e formativi della Serpentine.

LANZA atelier, fondato nel 2015 da Isabel Abascal e Alessandro Arienzo, è uno studio di architettura con sede a Città del Messico. La loro pratica collaborativa affonda le sue radici nel quotidiano e nell'informale, con attenzione a come tecnologia, artigianato e intelligenza spaziale emergano in condizioni inaspettate. Il loro lavoro individua la bellezza nell'uso, nell'assemblaggio e nell'incontro, proponendo modalità per costruire quel dialogo in primo piano e quell'esperienza collettiva.


30/01/26

Affrettati Lentamente

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Foto mostra di Daniele Molajoli

La Fondazione Memmo di Roma ospita, fino al 12 aprile 2026, "Affrettati Lentamente", undicesimo capitolo di Conversation Piece, ciclo di mostre con cadenza annuale a cura di Marcello Smarrelli, nato con l’intento di restituire una panoramica degli artisti italiani e stranieri che scelgono Roma come luogo di residenza e di ricerca.

Un progetto curatoriale di grande successo, che ha già coinvolto oltre sessanta tra gli artisti più interessanti della scena contemporanea internazionale.

Il titolo della mostra, Affrettati lentamente, si ispira alla celebre locuzione latina festìna lente attribuita dallo storico romano Svetonio all’imperatore Augusto che unisce in un ossimoro due concetti antitetici – velocità e lentezza – per indicare un agire tempestivo e deciso, ma al tempo stesso cauto e riflessivo.

Erasmo da Rotterdam, negli Adagia del 1508, racconta che Aldo Manuzio gli mostrò un denario di Tito con l’immagine dell’imperatore e il simbolo dell’ancora intrecciata a un delfino: allegoria del motto festina lente che unisce rapidità e lentezza. In questo senso è ripreso da Italo Calvino nelle Lezioni americane, per esprimere il tempo della creatività: un’immediatezza che nasce da una lunga sedimentazione, un’intuizione fulminea resa possibile da pazienti aggiustamenti. La tensione tra urgenza e riflessione richiama anche la distinzione aristotelica tra praxis e théôria, descrivendo bene il ritmo alternato dell’atto artistico che può emergere improvviso o maturare lentamente, ma sempre attraverso un processo profondo di organizzazione dei saperi. Nell’epoca della comunicazione veloce, questa dialettica tra rapidità e profondità diventa cruciale, e le immagini tornano a occupare un ruolo centrale, quasi sacrale.

Come di consueto, anche agli artisti di questa undicesima edizione è stato chiesto di confrontarsi con un tema di risonanza universale, ma intimamente legato alla storia dell’arte, alla città di Roma e alla sua storia millenaria.

Esiste un tempo interno alle opere d’arte? Come si percepisce, come si misura e quale valore assume, reale o simbolico, nel processo creativo?

Queste alcune delle riflessioni proposte agli artisti invitati: Alicja Kwade (1979, Katowice, Polonia), vincitrice del Premio Roma 2025-26 presso l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo; Paul Maheke (1985, Brive-la-Gaillarde, Francia) e Enrique Ramírez (1979, Santiago del Cile, Cile), entrambi pensionnaires 2025-26 presso l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici; Prem Sahib (1982, Londra), BSR – British School at Rome Abbey Fellow 2025-26; Henry Taylor (1958, Ventura, California).

Le opere esposte, realizzate appositamente per gli spazi della Fondazione Memmo o presentate per la prima volta a Roma, riflettono sul tempo dell’arte, raccontandolo attraverso modalità e linguaggi differenti. L’opera d’arte diventa, così, un peculiare misuratore del tempo, il cui funzionamento va di volta in volta decodificato.

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Foto mostra di Daniele Molajoli

Attraverso le sue installazioni, Alicja Kwade invita a riconsiderare i meccanismi della percezione e della conoscenza che entrano in gioco nella vita di tutti i giorni. Il suo linguaggio si fonda sulla capacità di decostruire e decontestualizzare gli oggetti comuni per generare prospettive impreviste e punti di vista inediti su convenzioni socialmente condivise. Con le sue opere – spesso concepite in dialogo con l’architettura, lo spazio esterno e i fenomeni naturali – Kwade esplora i concetti di tempo e spazio con l’obiettivo di introdurre una sensazione di derealizzazione del mondo.

L’opera in mostra, Superheavy Skies (2024) è una struttura metallica mobile che consente a singoli elementi di fluttuare liberamente nello spazio. Kwade sfida la percezione visiva dello spettatore agganciando imponenti massi a sottili tondini metallici, creando così un contrasto netto. I bracci della scultura, ispirata ai mobiles di Calder, sono messi in movimento dall’interazione di forze fisiche che ne regolano l’equilibrio. Altri due lavori fanno da contrappunto all’installazione centrale. Da un lato, la scultura Assumption of Distinct Qualities (2025), composta da una pietra che sembra animarsi dall’interno, mentre un ramo di legno cresce organicamente scavandola e attraversandola. Dall’altro, l’opera su carta From light to dark in 3 months XII (91 days/2184) (2025) in cui Kwade utilizza delle lancette di orologio in ottone per misurare e visualizzare idealmente il tempo: ogni lancetta rappresenta una singola ora, accompagnando una meditazione poetica sul tempo, sul cambiamento e sulle forze invisibili che plasmano il nostro mondo.

La ricerca di Paul Maheke affonda le sue radici nel pensiero decoloniale ed emancipatorio, mettendo in discussione identità e memoria attraverso la lente della storia. Giocando con l’alternanza di strati trasparenti e opachi – sia in senso letterale che metaforico – l’artista indaga gli elementi che modellano l’immaginario collettivo. Attraverso installazioni, disegni e testi, Maheke ci invita a considerare il corpo come un archivio costantemente reinventato e riscritto - un territorio con una propria cartografia, in cui storie personali e collettive si incontrano e si trasformano.

Per la mostra l’artista ha realizzato una nuova installazione site-specific composta da cinque opere su plexiglass specchiato e alluminio, inserite all’interno di una sala dalle pareti interamente dipinte e rivestite di tende sottili. Attingendo all’iconografia funeraria conservata negli archivi, nei cimiteri romani e non solo, l’opera evoca una coreografia di fantasmi in cui passato e presente si intrecciano. Attraverso questi incontri spettrali, Maheke riflette sulla visibilità, sull’esclusione e sulle sopravvivenze sociali delle storie marginalizzate nel contesto contemporaneo di Roma.

Nella sua pratica Enrique Ramírez combina video, fotografia, suono e installazione per esplorare forme narrative in cui sogno e realtà si confondono per trascendere confini e periodi storici. Mantenendo un equilibrio sottile tra il poetico e il politico, Ramírez costruisce narrazioni stratificate incentrate su un elemento che ricorre in maniera quasi ossessiva: il mare. Spazio della memoria in perpetuo movimento, il mare diventa un luogo di proiezione narrativa in cui il destino del Cile, suo paese d’origine, si intreccia con storie più ampie di viaggi, conquiste e migrazioni.

L’allestimento, concepito come una sequenza temporale, attraversa un ampio spettro di tecniche e materiali: fotografia, collage, installazioni luminose, video, scultura, suono. Nelle fotografie e nei collage della serie Flotilla (2025), le piccole composizioni di immagini e frammenti di vela in dacron evocano flotte fragili e percorsi sospesi, rappresentando il viaggio come esperienza collettiva e insieme individuale, instabile e incerta. I due lightbox - Cruz en un mar – horizonte (2025) - trasformano il paesaggio marino in un memoriale simbolico, dove luce e trasparenze amplificano le assenze e le perdite, mentre il video Mar, la fin prévue (2019) restituisce il mare come spazio sospeso tra promessa di libertà e destino, riconsegnando una percezione meditativa dello scorrere del tempo. Cuatro lamentos a un paisaje (2023) è una scultura mobile e sonora che introduce un’ulteriore dimensione sensoriale. Ispirata a strumenti ancestrali di uso comune, originari dall’Ecuador e dal nord del Cile e del Perù, la scultura fa in modo che l’aria e l’acqua al suo interno generino suoni spontanei. Un paesaggio sonoro che diventa un atto meditativo trasformando il suono in immagine.

Nella pratica di Prem Sahib, il tempo si manifesta come dimensione emotiva e spaziale più che cronologica: un tempo stratificato, in cui passato e presente coesistono nelle tracce dei corpi lasciate negli spazi che li hanno accolti. La ricerca di Sahib esplora la sessualità, l'intimità e il desiderio nell'ambito delle comunità queer; il suo minimalismo rende visibile una temporalità non sincronica, fatta di memorie, desideri e assenze, diventando un modo per interrogare la durata emotiva delle esperienze e la loro persistenza nello spazio.

Helix III (2018) è un rilievo in gesso, con al centro una figura maschile che incarna il corpo “ideale” dell’antichità, su cui l’artista è intervenuto inserendo lungo i bordi pesanti piercing in acciaio cromato, in netto contrasto con la posa classica della figura maschile. Il rilievo, copia di un originale neoclassico, era collocato nella sauna gay “Chariots” nell’East End di Londra, chiusa nel 2016 per lasciare spazio alla costruzione di un hotel di lusso. Salvando dalla quasi distruzione oggetti di rilevanza storica queer e rielaborandone la memoria simbolica, Sahib attinge da un’archeologia urbana capace di ripensare il tempo e la memoria.

Con la sua pittura Henry Taylor cattura frammenti di tempo. I soggetti dei suoi dipinti emergono da una ricerca che attinge alla memoria personale e collettiva, intrecciando biografia, cultura e storia. Nel suo studio convivono ritagli di giornale, fotografie d’archivio del movimento per i diritti civili, scatti di volti noti o sconosciuti.

Il titolo del dipinto esposto, Hershal Earl, when he was young, a youth (2022), sottolinea esplicitamente la condizione giovanile del soggetto. La figura, ritratta frontalmente e a pieno volto, occupa una tela di dimensioni imponenti, scelta che amplifica la presenza del giovane e ne accentua il valore simbolico e identitario. Con gesti rapidi, tocchi di colore saturo e fitte campiture, Taylor è in grado di afferrare un’emozione prima che svanisca. Le sue opere, popolate da figure della comunità nera e da simboli di lotte storiche, attraversano l’intero spettro della condizione umana e diventano biografie visive, testimonianze permanenti della storia di singoli individui e di intere comunità.

La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione, in uscita nella primavera del 2026.
Si ringraziano per la collaborazione l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici e la BSR – British School at Rome.


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Foto mostra di Daniele Molajoli


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Conversation Piece – il progetto

Conversation Piece nasce dalla volontà della Fondazione Memmo di monitorare costantemente la scena artistica contemporanea della città e, in particolare, l’attività delle accademie e degli istituti di cultura stranieri, dove tradizionalmente completano la loro formazione nuove generazioni di artisti provenienti da tutto il mondo. Attraverso queste mostre e altre iniziative, la Fondazione Memmo vuole porsi come un amplificatore del lavoro di queste istituzioni. Il titolo del ciclo si ispira a uno dei film più famosi di Luchino Visconti, Gruppo di Famiglia in un interno (1974), una chiara metafora del confronto tra generazioni e dei rapporti di odio e amore tra antico e moderno; ma Conversation Piece era anche un genere pittorico diffuso tra XVII e XVIII sec., caratterizzato da gruppi di persone in conversazione tra loro o colti in atteggiamenti di vita familiare. La mostra, oltre a rappresentare un’occasione di confronto e di dialogo con Roma, si offre come momento di discussione tra personalità artistiche differenti tra loro nell’intento di far convergere energie, saperi e metodi diversi in un unico evento espositivo. Negli anni hanno partecipato più di cinquanta artisti internazionali, fra cui Yto Barrada, Eric Baudelaire, Rossella Biscotti, Jos de Gruyter & Harald Thys, Piero Golia, Francesca Grilli, Invernomuto, Jonathan Monk, Philippe Rahm, Julian Rosefeldt, Marinella Senatore, Victor Man, Miltos Manetas, Yael Bartana, Claire Fontaine, Kapwani Kiwanga, Bruna Esposito, Bianca Bondi, Enzo Cucchi, Sidival Fila, Richard Mosse. 


Il curatore         
Marcello Smarrelli è Direttore artistico di Pesaro Musei, della Fondazione Pastificio Cerere di Roma, della Fondazione Ermanno Casoli di Fabriano, curator-at-large alla Fondazione Memmo di Roma, membro dell’Osservatorio regionale della cultura della Regione Marche. Dopo la laurea in Storia dell’Arte presso l’Università La Sapienza di Roma e la specializzazione in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Siena, si è dedicato allo studio dei rapporti tra estetica e pedagogia, incentrando la sua pratica curatoriale sulle questioni legate all’estetica relazionale, all’arte nello spazio pubblico e alla sua funzione educativa e formativa. Ha curato numerose mostre in istituzioni pubbliche e private, progetti d’arte pubblica, workshop di formazione con gli artisti per aziende multinazionali; il progetto E-STRAORDINARIO, ideato per la Fondazione Ermanno Casoli, basato sulla cooperazione tra artisti e impresa per la formazione aziendale, si è classificato primo al Premio Cultura+Impresa 2014. I suoi interventi critici sono pubblicati in cataloghi e riviste specializzate con le quali collabora regolarmente. È stato membro di importanti giurie per l’assegnazione di premi per l’arte contemporanea in Italia e all'estero (Curatore del Premio Ariane de Rothschild, critico selezionatore Premio Fondazione Prince Pierre de Monaco, Premio Furla, Talent Prize, Premio per la Giovane Arte Italiana, ideatore e curatore di 6artista per Civita, Allianz e Fondazione Pastificio Cerere, Premio Ermanno Casoli, Surprize per l’ABA di Urbino).

Fondazione Memmo
La Fondazione Memmo nasce nel 1990 dal desiderio di Roberto Memmo di dar vita a un’attività culturale mirata ad avvicinare il mondo dell’arte al vasto pubblico attraverso la diretta conoscenza di capolavori di tutti i tempi e delle più varie civiltà. A partire dal 2012, grazie all’iniziativa di Fabiana Marenghi Vaselli Bond e Anna d’Amelio Carbone è attivo un nuovo programma espositivo interamente dedicato al panorama artistico contemporaneo. Contribuire allo sviluppo del tessuto culturale nel territorio, connettersi a realtà internazionali, aprendo un dialogo con le altre istituzioni e promuovere l'interazione fra gli artisti e la città di Roma sono tra gli obiettivi della Fondazione Memmo. Performance, residenze, talk, laboratori didattici e pubblicazioni sono quindi l’occasione per promuovere il presente, come un osservatorio dedicato alla contemporaneità, per contribuire allo sviluppo del nostro futuro.  Nel 2018 la Fondazione Memmo si aggiudica il prestigioso Montblanc de la Culture Arts Patronage Award, riconoscimento grazie al quale, nel gennaio 2020, ha avviato un programma di residenze a Londra, in collaborazione con Gasworks, dedicato agli artisti italiani, proseguendo in questo modo l’attività di confronto, scambio e connessione tra artisti e istituzioni di contesti diversi. Gli artisti finora coinvolti sono Diego Marcon (2020), Adelaide Cioni (2022), Francis Offman (2023), Alice Visentin (2024), Raffaela Naldi Rossano (2025).    

 

28/01/26

Joseph Cornell a Parigi



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The House on Utopia Parkway: studio di Joseph Cornell ricreato da Wes Anderson (foto di Thomas Lannes; tutte le immagini © 2025 The Joseph and Robert Cornell Memorial Foundation/Concesse in licenza da VAGA presso Artists Rights Society (ARS)
 

A Parigi presso la galleria Gagosian è in corso un interessante progetto espositivo ideato col noto regista Wes Anderso, si tratta della mostra "The House on Utopia Parkway: Joseph Cornell's Studio Re-Created by Wes Anderson".


CS

Una mostra ideata dal curatore Jasper Sharp e dall'acclamato regista americano. Aperta lo scorso 16 dicembre 2025, la mostra porta lo studio newyorkese dell'artista nel cuore di Parigi, trasformando la galleria al numero 9 di rue de Castiglione in un tableau meticolosamente allestito – in parte capsula del tempo, in parte scatola delle ombre a grandezza naturale – per la prima presentazione personale dell'opera di Cornell a Parigi in oltre quarant'anni.

Joseph Cornell (1903-1972) non sapeva disegnare, dipingere o scolpire e non ricevette alcuna educazione artistica formale, eppure produsse uno dei corpus di opere più originali e straordinari di qualsiasi artista del XX secolo. Sebbene non avesse mai lasciato gli Stati Uniti, la città di Parigi viveva vividamente nella sua immaginazione. Vagava per le sue strade tra cartoline, guide turistiche e conversazioni con l'amico Marcel Duchamp, e dedicò decine di opere d'arte ai suoi poeti, palazzi e protagonisti storici. Nella modesta casa di famiglia in Utopia Parkway nel Queens, a New York, che condivideva con la madre e il fratello, lavorava in uno studio seminterrato pieno di scaffali pieni di scatole da scarpe e barattoli imbiancati, pieni di oggetti raccolti durante le sue incursioni tra librerie di Manhattan, negozi di antiquariato e negozietti di quartiere. Si riferiva a questa collezione di stampe, piume, mappe, biglie, giocattoli, conchiglie e altri oggetti effimeri come al suo "reparto pezzi di ricambio". Ha fornito la materia prima per collage intricati, assemblaggi e shadow box che avrebbero influenzato generazioni di artisti, da Yayoi Kusama, Robert Rauschenberg, Betye Saar, Carolee Schneemann e Andy Warhol a molti artisti contemporanei.


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The House on Utopia Parkway: studio di Joseph Cornell ricreato da Wes Anderson (foto di Thomas Lannes; tutte le immagini © 2025 The Joseph and Robert Cornell Memorial Foundation/Concesse in licenza da VAGA presso Artists Rights Society (ARS)

È questo mondo che Anderson e diversi suoi collaboratori di lunga data, insieme alla curatrice della mostra Cécile Degos, danno ora vita a Parigi attraverso oltre trecento oggetti e curiosità provenienti dalla collezione personale di Cornell. In questa suggestiva cornice, sono esposti diversi esempi delle shadow box dell'artista – poetici reliquiari della memoria e dell'immaginazione – tra cui Pharmacy (1943), un tempo di proprietà di Teeny e Marcel Duchamp, ispirata a un antico mobile da farmacia. Untitled (Pinturicchio Boy) (c. 1950), un'opera iconica della celebre serie Medici di Cornell , incornicia dietro un vetro color ambra diverse riproduzioni del Ritratto di ragazzo di Bernardino Pinturicchio (c. 1480-82), accostandole a mappe stradali italiane e giocattoli di legno. "Un camerino per Gille" (1939) rende omaggio al Pierrot (1718-19) di Jean-Antoine Watteau, noto anche come Gilles , conservato al Musée du Louvre, a pochi passi dalla galleria. E "Blériot II" (c. 1956) rende omaggio a Louis Blériot, l'inventore francese che fu il primo a compiere un volo a motore attraverso la Manica. Accanto a queste opere, si trovano prestiti dal Joseph Cornell Study Center dello Smithsonian American Art Museum di Washington, DC, tra cui una serie di scatole incompiute dell'artista che offrono un raro scorcio sul suo processo creativo.

La Casa di Utopia Parkway  può essere ammirata attraverso la finestra della galleria che si affaccia sulla strada, trasformando lo spazio in una scatola di Cornell a grandezza naturale. Illuminata soffusamente dall'interno, ricorda le molte ore che Cornell trascorse a lavorare fino a tarda notte.

Nel numero invernale di Gagosian Quarterly , Sharp presenta il resoconto di Sarah Lea sui visitatori dello studio di Cornell, tra cui Tony Curtis, John Lennon, Susan Sontag e Billy Wilder, oltre a numerosi artisti.


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The House on Utopia Parkway: studio di Joseph Cornell ricreato da Wes Anderson (foto di Thomas Lannes; tutte le immagini © 2025 The Joseph and Robert Cornell Memorial Foundation/Concesse in licenza da VAGA presso Artists Rights Society (ARS)

Joseph Cornell nacque nel 1903 a Nyack, New York, e morì nel Queens, New York, nel 1972. Le sue opere sono presenti nelle collezioni del Centre Pompidou di Parigi, della Tate di Londra, del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid, del Museum of Modern Art di New York, della National Gallery of Art di Washington, DC, dell'Art Institute of Chicago e del Los Angeles County Museum of Art. Cornell espose per la prima volta alla Julien Levy Gallery di New York, nella storica mostra del 1932 "Surréalisme" . Le sue opere sono state esposte anche al Pasadena Art Museum (1966-67), al Museum of Modern Art di New York (1980-81, poi alla Whitechapel Gallery di Londra, alla Kunsthalle di Düsseldorf, Germania, a Palazzo Pitti di Firenze, Italia, al Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris e all'Art Institute of Chicago, 1981-82); Navigating the Imagination , Smithsonian American Art Museum, Washington, DC (2006–07); Wanderlust , Royal Academy of Arts, Londra (2015, trasferita al Kunsthistorisches Museum, Vienna, 2015–16); e Birds of a Feather , Metropolitan Museum of Art, New York (2018). 

Lo sceneggiatore, regista e produttore  Wes Anderson è nato nel 1969 a Houston, in Texas. Tra i suoi film figurano Bottle Rocket (1996), Rushmore (1998), I Tenenbaum (2001), Le avventure acquatiche di Steve Zissou  (2004), Il treno per il Darjeeling (2007), Fantastic Mr. Fox (2009), Moonrise Kingdom (2012), Grand Budapest Hotel (2014), Isle of Dogs (2018), The French Dispatch (2021) e Asteroid City (2023), oltre alla raccolta di cortometraggi The Wonderful Story of Henry Sugar and Three More (2024). Il suo ultimo film è The Phoenician Scheme , distribuito quest'anno da Focus Features.

Parallelamente alla mostra, il 21 novembre 2025 verrà inaugurata al Design Museum di Londra una mostra che ripercorre la carriera cinematografica di Anderson fino a oggi, esponendo oggetti di scena, costumi e altri oggetti provenienti dal suo archivio personale.


27/01/26

La Galleria Cuturi apre una sede a Parigi

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Fra le tante novità del nuovo anno segnaliamo che fra poco aprirà uno spazio a Parigi la Galleria Cuturi  all'interno dei giardini del Palais-Royal, nel marzo 2026.

La galleria parigina inaugurerà con una mostra inaugurale curata dalla curatrice indipendente Deborah Lim, residente a Singapore, che riunirà importanti artisti del Sud-Est asiatico insieme a figure affermate della scena artistica francese. Situato al 24 della Galerie de Montpensier, nello storico quartiere del Palais-Royal, il nuovo spazio riflette l'impegno della Galleria Cuturi per l'arte contemporanea e lo scambio interculturale tra Oriente e Occidente, rendendo omaggio alla sua identità ibrida e transdisciplinare attraverso un dialogo tra arte, design e moda. L'inaugurazione rende omaggio anche all'eredità del sito con un omaggio a Didier Ludot, collezionista e pioniere dell'alta moda vintage, che aprì la sua boutique di moda parigina allo stesso indirizzo.
 
L'iniziativa parigina prevede un programma rigoroso e ambizioso, con quattro mostre annuali, ciascuna curata da un importante curatore ospite.
 
Parigi gioca un ruolo strategico, generando prestigio, legittimità e spessore simbolico. Questo posizionamento, alimentato da un programma di residenze, mostre satellite e collaborazioni transnazionali, trova ora una naturale estensione con l'apertura della Galleria Cuturi in Europa, e più specificamente a Parigi.
 
Fondata a Singapore nel 2019, la Cuturi Gallery è uno spazio artistico di nuova generazione guidato da una visione in cui l'arte incarna sia l'emancipazione che il significato. Inclusiva nella sua etica, si impegna a dare risalto alle voci di artisti e curatori emergenti. Con radici a Singapore, ma impegnata nel dialogo con l'area Asia-Pacifico e l'Europa, la galleria costruisce ponti culturali e promuove nuove forme di circolazione tra artisti, curatori e pubblico.

26/01/26

Prossimamente Miart 2026

 

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Da 30 anni il Miart anima la primavera di Milano con una fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea, ora diretta da Nicola Ricciardi, che quest'anno si svolgerà dal 17 al 19 aprile 2026 (VIP preview giovedì 16) e celebrerà questo importante traguardo valorizzando la propria storia e aprendosi a nuovi orizzonti.

 

Con il titolo New Directions – omaggio al celebre album del 1963 del musicista statunitense John Coltrane (1926-1967) in occasione del centenario dalla sua nascita – miart 2026 fa propria la capacità del jazz di convertire uno standard noto in un terreno fertile per l’innovazione e abbraccia una trasformazione che coinvolge ogni aspetto della sua identità: dai contenuti curatoriali all’immagine coordinata, fino all’esperienza stessa del visitatore.

 

A segnare simbolicamente questo processo di evoluzione, miart cambia location e trova collocazione nella South Wing di Allianz MiCo, uno spazio architettonico affacciato sul paesaggio contemporaneo di CityLife, pronto ad essere interpretato come uno spartito bianco, tra sperimentazione e riconoscibilità. Sviluppandosi su una superficie più contenuta, la nuova sede apre a inedite opportunità di fruizione e di dialogo tra progetti espositivi, attraverso la rinnovata configurazione della fiera su tre piani.

 

In questo contesto, 160 gallerie provenienti da 24 Paesi prenderanno parte alla trentesima edizione della manifestazione, che rafforza il suo ruolo di riferimento tra le principali fiere d’arte europee. I progetti espositivi tracceranno un percorso attraverso più di un secolo di storia dell’arte, dai classici del Primo e Secondo Novecento alle esplorazioni più contemporanee.

 

Importanti partecipazioni coinvolgono prestigiose gallerie che scelgono il palcoscenico di Milano per la prima volta o tornano dopo alcuni anni di assenza, tra cui Alfonso Artiaco (Napoli), Bortolami (New York), DIE GALERIE (Francoforte), Lyles & King (New York), Nino Mier Gallery (New York, Bruxelles), Soft Opening (Londra), Trautwein Herleth (Berlino), Kate Werble Gallery (New York).

 

Significative inoltre le conferme delle gallerie che prendono parte a miart anche in occasione della prossima edizione, come APALAZZOGALLERY (Brescia), Ben Brown Fine Arts (Londra, Hong Kong, New York), Buchholz (Berlino, Colonia, New York), Cardi Gallery (Milano, Londra), ChertLüdde (Berlino), Sadie Coles HQ (Londra), Consonni Radziszewski (Lisbona, Milano, Varsavia), GALLERIA CONTINUA (San Gimignano, Pechino, Les Moulins, L’Avana, Roma, San Paolo, Parigi), Corvi-Mora (Londra), Monica De Cardenas (Milano, Zuoz), EHRHARDT FLÓREZ (Madrid), Galleria Dello Scudo (Verona), kaufmann repetto (Milano, New York), Peter Kilchmann (Zurigo, Parigi), Galerie Lelong (Parigi), Galleria d'Arte Maggiore g.a.m. (Bologna, Parigi, Venezia), Mai 36 Galerie (Zurigo), Gió Marconi (Milano), MASSIMODECARLO (Milano, Londra, Hong Kong, Parigi), Mazzoleni (Torino, Londra,Milano), Francesca Minini (Milano), Galleria Massimo Minini (Brescia), ML fine art | Matteo Lampertico (Milano), Montrasio Arte (Monza, Milano, Piacenza), P420 (Bologna), Repetto Gallery (Lugano), Lia Rumma (Milano, Napoli), Richard Saltoun (Londra, Roma, New York), GIAN ENZO SPERONE (Sent), Sprovieri (Londra), Tornabuoni Arte (Firenze, Milano, Roma, Parigi, Forte dei Marmi, Crans-Montana), VISTAMARE (Milano, Pescara), Galerie Hubert Winter (Vienna), ZERO… (Milano), solo per citarne alcune.

 


 

Sezioni, gallerie e progetti speciali: il ritmo del nuovo layout

 

3 le sezioni che animeranno la trentesima edizione della fiera, tra conferme storiche e nuove prospettive.

 

Torna Established che, con 111 gallerie, si rivela ancora una volta la cornice ideale per realtà consolidate che definiscono il presente dell’arte internazionale. L’offerta espositiva spazierà dai capolavori dell’arte moderna alle produzioni più recenti, con alcune proposte di design d’autore.

 

miart si arricchisce inoltre quest’anno con la metasezione Established Anthology, che coinvolgerà 20 gallerie con progetti espositivi accomunati dall’intenzione di raccontare la complessità, le traiettorie e le trasformazioni del tempo. Le opere proposte indagheranno temi come la ciclicità e la metamorfosi, l’oblio e memoria, l’attesa e l’immaginazione del futuro, giocando con i salti temporali, le stratificazioni, le inversioni della cronologia e interrogando i futuri possibili, reali o distopici. Established Anthologyintende attivare un dialogo generativo tra linguaggi del moderno e pratiche del contemporaneo, promuovendo un equilibrio armonioso tra le parti che ne esalti le risonanze, in linea con lo spirito di miart, storicamente incentrata sui rimandi cronologici.

 

Le gallerie emergenti che credono e investono sul futuro dell’arte, attraverso progetti sperimentali e sostegno alle giovani generazioni di artisti, saranno ancora una volta protagoniste della sezione Emergent, a cura di Attilia Fattori Franchini. In una sezione ampliata che vede 29 gallerie provenienti da tutto il mondo, sono numerose quelle che per la prima volta scelgono la manifestazione milanese, confermando il ruolo di miart come piattaforma di riferimento per le realtà artistiche più contemporanee.

Tra queste Amanita (New York, Roma), COMMUNE (Vienna), Crome Yellow M & C (Johannesburg), Ehrlich Steinberg (Los Angeles), Alice Folker Gallery (Copenaghen), Gaa (New York, Colonia), MERKUR (Istanbul), Satine (Venezia) South Parade (Londra), TBA (Varsavia).

 

miart 2026 proporrà inoltre un inedito progetto speciale dedicato all’immagine in movimento. Movements nasce dalla collaborazione con il St. Moritz Art Film Festival e dall’incontro tra il tema della quinta edizione della manifestazione - If Music - e la linea curatoriale di miart. Il programma, curato da Stefano Rabolli Pansera, Direttore Artistico di SMAFF, presenterà film realizzati esclusivamente da artisti rappresentati dalle gallerie partecipanti alla fiera, attivando un dialogo diretto tra gli espositori e la ricerca sul cinema sperimentale promossa dal festival.

 

Movements esplorerà, per la prima volta a miart, il linguaggio poetico e sperimentale del video e del film d’artista, presentando opere che propongono una visione del cinema in chiave musicale, basata su risonanza, ritmo e vibrazione. In questa prospettiva, la musica non è una semplice colonna sonora, ma un dispositivo di apertura verso altre dimensioni, dove immagine e suono si intrecciano come forze inseparabili e trasformative. Questo approccio dà forma a un ambiente polifonico, uno spazio di pausa e immersione in cui i film diventano partiture, capaci di accordare lo sguardo, generare risonanze e far affiorare mondi possibili oltre il fotogramma.

 


 

Partner e premi: l’orchestra delle collaborazioni

 

Si rinnova la collaborazione con il Gruppo Intesa Sanpaolo, che supporta miart in qualità di main partner. Internazionalità, eccellenza e attenzione allo sviluppo culturale del territorio sono i valori che legano miart al gruppo bancario, con l'obiettivo di consolidare la centralità di Milano nel panorama nazionale e internazionale e di offrire alla città un ulteriore volano di crescita e sviluppo economico, culturale e civile.

 

Come da tradizione, la Banca contribuirà all'edizione 2026 attraverso contenuti originali e di alto valore artistico, con un progetto a cura di Nicola Ricciardi dedicato alla valorizzazione – nell’area lounge del Gruppo – di capolavori dalla Collezione Luigi e Peppino Agrati, prestigiosa raccolta d’arte contemporanea oggi parte del patrimonio artistico di Intesa Sanpaolo.

 

Sempre nell’area lounge della Banca, Intesa Sanpaolo Private Banking presenterà le proprie soluzioni innovative e complete di wealth management con particolare focalizzazione sul servizio di art advisory, dedicato a chi considera l'arte un'opportunità di crescita diversificata del proprio patrimonio.

 

Si conferma anche il Fondo di Acquisizione di Fondazione Fiera Milano, istituito nel 2012. Del valore di 100.000 euro, il Fondo è destinato a opere d'arte che andranno a implementare la collezione di Fondazione Fiera Milano, oggi ospitata all'interno della Palazzina degli Orafi, sede di Fondazione, e che attualmente si compone di oltre 140 lavori in rappresentanza di linguaggi artistici differenti. Tutte le opere sono visibili su https://www.fondazionefieramilano.it/it/il-patrimonio/patrimonio-artistico.html.

 

Giungono all’undicesima edizione il Premio Herno, che conferisce un riconoscimento di 10.000 euro allo stand con il miglior progetto espositivo, e il Premio LCA Studio Legale per Emergent, del valore di 4.000 euro, istituito in collaborazione con LCA Studio Legale e destinato alla galleria che si distingue per la migliore presentazione all'interno della sezione Emergent.

 

Viene inoltre confermata per la quarta edizione la presenza a miart del Premio Orbital Cultura – Nexi Group, l’unico riconoscimento interamente dedicato alla fotografia, insieme al Premio Matteo Visconti di Modrone, istituito in ricordo del Presidente della Fonderia Artistica Battaglia. Quest’ultimo, del valore di 10.000 euro, è destinato a un artista, selezionato a seguito di un’open call, che avrà l’opportunità di realizzare la propria opera all’interno della fonderia, avvalendosi del supporto e della competenza dei maestri artigiani.

 

Si rinnova anche la SZ Sugar miart commission, nata in collaborazione con SZ Sugar, casa editrice dedicata alla musica colta contemporanea. Il progetto di questa edizione, che coinvolgerà anche CAM Sugar – il più ampio e prestigioso catalogo di colonne sonore originali italiane –, si concentra su due opere fondamentali del 1960: Audace colpo dei soliti ignoti di Piero Umiliani, tra i più prolifici e visionari compositori italiani di musica per il cinema, con la collaborazione del musicista jazz statunitense Chet Baker; e Invenzione su una voce per nastro magnetico di Bruno Maderna, uno dei compositori e direttori d’orchestra più influenti dell’avanguardia musicale italiana del ventesimo secolo. Le gallerie partecipanti a miart saranno invitate a proporre ai loro artisti un lavoro di intervento diretto sui nastri delle due opere, da rielaborare e trasformare in nuove produzioni artistiche.

 

Si confermano anche quest’anno il Premio Rotary Club Milano Brera per l’Arte Contemporanea e Giovani Artisti – istituito nel 2009 come primo riconoscimento nel contesto di miart e ora alla sua sedicesima edizione – che prevede l’acquisizione di un’opera di un artista emergente o mid-career da donare al Museo del Novecento di Milano, e il Premio Massimo Giorgetti, giunto alla sua quarta edizione. Nato dalla volontà dello stilista e collezionista Massimo Giorgetti di supportare giovani artisti all'inizio della propria carriera, il riconoscimento assegna un premio del valore di 5.000 euro.

 

Per la trentesima edizione di miart si rinnovano altre partnership strategiche, come quella con il brand di moda MSGM, diretto e fondato da Massimo Giorgetti, che commissionerà a un artista la realizzazione di un’opera di animazione site-specific, concepita appositamente per lo schermo LED outdoor della South Square di Allianz MiCo, spazio di connessione e accesso al nuovo ingresso della fiera. Anche Maison Ruinart conferma il suo impegno nel mondo dell'arte e della sostenibilità, presentando un inedito progetto artistico della serie Conversations with Nature all'interno della Lounge Ruinart.

 

Si rinnova infine per il quarto anno consecutivo la collaborazione con ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, che continua a offrire un contributo significativo allo sviluppo della dimensione internazionale della fiera. Il sostegno di ICE consente di amplificare la visibilità di miart all'estero e di favorire la partecipazione internazionale, consolidando il ruolo della manifestazione all’interno del panorama artistico globale.

 

Come nel jazz, dove il dialogo tra strumenti diversi è essenziale e ogni voce contribuisce con la propria nota a costruire un’armonia collettiva, anche quest’anno torna Milano Art Week con un calendario di opening, installazioni, mostre, eventi e incontri che accenderanno i riflettori sulla vivacità del sistema dell’arte milanese. La prossima edizione della manifestazione diffusa dedicata all’arte in tutte le sue forme, coordinata dall’Assessorato alla Cultura e organizzata da Arte Totale ETS, si svolgerà dal 13 al 19 aprile e metterà in rete le principali istituzioni pubbliche e fondazioni private della città dedicate all’arte moderna e contemporanea con un programma di mostre e attività. Una call to action per partecipare al programma sarà online sul sito milanoartweek.it a partire da lunedì 19 gennaio e sarà disponibile fino a lunedì 2 marzo.

 

Protagoniste della Milano Art Week saranno le principali istituzioni pubbliche e private della città. In particolare, il Comune di Milano inaugurerà al PAC la prima monografica europea di Marco Fusinato, artista e musicista tra i più innovativi della scena contemporanea internazionale. A cura di Diego Sileo, la mostra, dal titolo The only true anarchy is that of power, proporrà una selezione delle opere più significative degli ultimi anni, tra cui Desastres, l’imponente opera-performance con cui l’artista ha rappresentato l’Australia alla 59ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia nel 2022. L’esposizione segna il ritorno in Italia di Fusinato, che inviterà il pubblico a esplorare il proprio universo sonoro e visivo radicale, dove la percezione viene costantemente messa alla prova.

 

New Directions vuole essere un invito a lasciarsi attraversare da linguaggi che si rinnovano, da artisti che osano, da gallerie che scommettono, da un pubblico che ascolta. Così come si ascolta il jazz: con rispetto, con stupore, con desiderio.

 

È questa la vocazione di miart 2026: come in un brano in cui ogni nota dialoga con la successiva, la manifestazione conferma con orgoglio le proprie radici reinterpretando la sua identità per raccontare il presente e immaginare nuove prospettive per il futuro.