Giovan Bartolo Botta

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Alla festa del gordo

In calcio on giugno 18, 2006 at 2:32 PM

Stankovic, Milosovic, Kezman e tutta quanta l’allegra confraternita della betola avevano riposto i loro fiaschi di Vernaccia all’interno dei borsoni maleodoranti di sponsorizzazione; la nazionale dove un tempo fa militava l’ex gordo e un tempo e mezzo fa gongolava il mai dimenticato fuoriclasse della cremonese Dezotti aveva bussato alle loro porte chiedendo permesso. La concentrazione dei serbi è ai massimi livelli, farebbe impallidire la gradazione alcolica di un qualsivoglia whiskey scozzese, il ct Petkovic, uomo dalle mani in pasta verso ogni tipo di farina aveva promesso una visita di cortesia alle ragazze di Vittorio Emanuele di Savoia re a strisce in caso di trionfo, persino l’indimenticabile Vujardin Bosco aveva tolto il coperchio del sarcofago dove da dieci anni riposa in compagnia del mai sazio d’amore Fausto Pari, con il fine di pronunziare la sua sul verdetto finale della diatriba! “Si dia inizio alle danze”, amava dire Gipo Farassino prima di ogni suo show e così è stato…
L’estremo difensore argentino Abbondanzieri viene immediatamente chiamato a tre ottimi disimpegni su altrettanti tiri ravvicinati da parte della triade Kezman, Koroman e Nadj, detta anche la banda dei serbi anomali dato che il loro cognome non ha la finale in “ic”, e si noti che il direttore di gara non aveva ancora fischiato l’inizio del match. Poi la partita finalmente ha inizio, l’arbitro italiano Rosetti chiede scusa a tutti ma aveva ricevuto sul cellulare un messaggino di invito da parte di Saverio Borrelli per una non meglio specificata festa. La Serbia domina in ogni zona del campo, i biancocelesti che per l’occasione sono scesi sul terreno di gioco indossando una maglia gialla cimurro paiono essere ancora con la testa ai bei vecchi tempi quando in nazionale giocava Maradona e dopo ogni partita che si vinca o che si perda viva la figa, viva la bamba, quando un certo punto avviene l’inimmaginabile. Il gentilissimo Lord Mascherano, che in Argentina oltre a dare i primi calci alla sfera di cuoio è riuscito anche a trovare il tempo, grazie alle sue amicizie sinistre, di comprarsi un diploma da perito chimico e che dunque avendo studiacchiato un po’ di più dei suoi colleghi da bar conosce la situazione geopolitica di trentacinque paesi del mondo (cinque in più del baciapile del Santo Padre, l’astigiano Sodano) stuzzica i serbi sulle ultime elezioni che hanno decretato l’arrivederci alla prossima occasione del Montenegro.
Scoppia la tribuna politica!!! Milosevic, Jevric, Ercic e tutto il resto delle ic iniziano a polemizzare tra loro sull’argomento lanciato dal fetente nipote di Evita Peron, solo la triade anomala, possedendo radici britanniche non partecipa al dibattito. Lucia Annunziata sopraggiunge di gran carriera per cercare di mediare ma riceve in cambio un’abuso sessuale da parte del branco… Ma non sembra di esserne dispiaciuta. Rodriguez, Crespo, Tevez, Messi e il capellone Cambiasso fanno il resto!
Questo calcio fa Sky-fo. Avanti così!

Questo è un canto d’amor…

In calcio on giugno 14, 2006 at 3:25 PM

Urbano I. è un ragazzo antico, parla con moderazione, dibatte su argomentazioni valide, gioca sul concreto, non fa proclami assurdi, parla solo la lingua che conosce, non si pavoneggia a fare il Bill Gates di turno, evita di cialtroneggiare ma soprattutto pare essere una persona onesta! Cosa di questi tempi rara nel mondo del pallone. La sua onestà è stata la forza motrice che ha permesso agli eroi granata di movere il culo sul campo contro gli spavaldi mantovani ad una velocità doppia rispetto a come un qualunque Freddie Mercury l’avrebbe mosso nei salotti festaioli di una Monaco di Baviera di metà anni ottanta.
Abbruscato e compagni sono così riusciti a portare il Toro sul palcoscenico principale, quello che gli si addice con estrema spontaneità sotto ogni codice sopra ogni dio!
Meritatissima dunque la festa in discoteca con ballerine e vino rosso; anche a me capitava quando giocavo a pallone in seconda categoria, andavamo con la squadra a festeggiare dopo ogni vittoria, pub e discoteche con musica commerciale, birra al posto dello spumante e ragazze provincialotte e grassotelle al posto delle ballerine ma andava benissimo così, mica ti dovevi fidanzare, ne buttavi giù un paio e poi via a svuotare anima e coglioni!
La partita in sintesi: Lazetic e Rosina (incazzatissimo per la delusione patita con gli azzurrini che hanno conosciuto Michael Jackson di persona) mettono in mezzo parabole raffinate che se c’era Pennellone Silenzi erano deliri! Ma si passa su penalty! 1:0. Tutti a prendere un tè caldo o una Red Bull ghiacciata. Ripresa: servizio di uno che sembrava Lentini magro incornata del cinghialotto e siamo in Serie A. Ma trattandosi di calcio moderno e di conseguenza di un prodotto televisivo bisogna sottostare alle ridicole regole di quella testa di merda del presidente di LEGA CALCIO e si va al superfluo… ma noi andiamo sul 3:0 fino a quando il Melara non infila un dito nel culo al figlio dell’allenatore del Cervia e si accorciano le distanze.
Fischio finale. Grazie ragazzi. Io vado a festeggiare con le fanciulle grassotelle e provincialotte, i giocatori vanno in collina. Forza toro.
Questo calcio fa Sky-fo. Avanti così!

Brasile, qualcosa di terapeutico

In calcio on giugno 14, 2006 at 3:05 PM

I pentacampioni si impadroniscono della tua anima, la coccolano, l’accarezzano, la mandano in estasi, mentre il tuo corpo indipendentemente dal fatto che sia gradevole o meno, rimane seduto sul cesso a guardare l’Italia! Che esempio questi brasiliani! In un mondo dove tutti ti insegnano che tutto è difficile qualunque cosa tu voglia fare, dire, baciare, lettera e testamento, in ambienti dove ti viene dettoche tu ti devi già sentire in colpa per il solo fatto di essere venuto alla luce, figuriamoci poi se possiedi il desiderio del palcoscenico, del regalare emozioni, loro, con il loro modo di intendere il calcio ti suggeriscono la retta via per interpretare la vita.
Il calcio è un gioco, una metafora della vita e come tale va vissuto, la vita è un gioco che a volte diventa un po’ più ostico ma non per questo va presa sul serio e meno ancora va accompagnata da un qualsivoglia senso di colpa! I verdeoro danzano sul terreno di gioco dando l’impressione di praticare un football all’apparenza barocco, ma dietro questa menzogna bastarda si nasconde il segreto di una asciuttezza e una naturalezza a dir poco disarmanti; e tu, spettatore, rimani incantato al cospetto di uomini che non ricercano mai l’arzigogolìo o l’inflessione del palleggio ma sono protagonisti invece di una continua escalation di ritmi.
Il ritmo è semplice, nasce e cresce, se tu lo imbecchi fa tutto da solo e tu devi unicamente viverlo, ma questa semplicità spaventa perché a noi piace renderci tutto più complicato, più impervio, ci piace martoriarci, farci martoriare e berci il cervello sotto il giudizio di quelli che giovacano a fare i leader ma che sorpresi sulla tazza del cesso risultano essere insicuri persino nella pulizia del loro sfintere!
Il Brasile ha sbrogliato la pratica croazia con due armi principalmente: semplicità e ottimismo. Queste due pedine hanno preso il posto in campo di Panzone (Ronaldo) e Fighetta (Adriano) i quali parevano essere più due balene marce in cerca del loro cimitero e capitate a Berlino a causa di uno smarrimento del senso dell’orientamento. Ha risolto tutto l’ex verginello Kakà sullo scadere della prima frazione di gioco con un bel tiro dai diciasette metri. Il Brasile è la metafora della vita.
Questo calcio fa Sky-fo. Avanti così!

Germania-Costa Rica (forse)

In calcio on giugno 11, 2006 at 3:59 PM

Con una cerimonia esageratamente sobria tanto da far impallidire un pioniere scozzese nella terra del Klondike, rapida da ridicolizzare Ayrton Senna in sella a un cazzo di struzzo ideato da una multinazionale del cartoon, prende il “la” l’ennesima edizione dei mondiali del ex-sport! Esatto, ex-sport, perché a quello si è ridotto i calcio. Poffarbacco (come direbbero gli snorky) questa cerimonia organizzata da un paese in piena crescita se non economica tanto quanto di statura risulta essere un’avvenimento positivo in quanto densa di un sapore d’altri tempi, qualunque essi siano, basta che si tratti di tempi lontani. Tutto scorre per il verso giusto, coreografie, costumi rustici, indumenti da zoo di Berlino, ballerine tossiche da avanspettacolo, cantante di colore, popcorn al gusto di senape, pastasciutta condita da sugo di marmellata ai lamponi, discorso delle autorità allegate a un “vieni avanti cretino”!, anche mio padre si stava quasi emozionando, le immagini lo stavano flashbackbacchettando ad emozioni ormai incartapecorite dalla muffa e dalla cricca quand’ecco che le televisioni di tutto il globo indugiano su quella sottospecie di museo dei fondali marini che è lo strapagato Allianz-Arena e mio padre viene ricoverato d’urgenza alla neurodeliri!
Ma santa madre è degno di essere definito stadio quella roba lì?! Ma che è? Futurismo gratuito!
Chiedete al romanziere Melville se in una struttura simile ci schiafferebbe la sua cazzo di balena bianca e i suoi quattro amici al pub (siccome lo stadio bavarese pare più un gigantesco acquario che un campo da calcio). La balena bianca diverrebbe incazzata nera! Comunque veniamo a quello che conta meno nel mondo del calcio attuale… la partita. Scendono in campo la Germania e il Costa Rica, siccome la Germania è la nazione organizzatrice dell’evento insorge un leggero conflitto d’interessi, sarebbe più giusto che chi organizza si tenesse fuori dai giochi ma si sa che chi va con il sordo… impara a zoppicare. Il Costa Rica scende in acqua con alcuni protagonisti del mondo dello spettacolo, uno su tutti il centroavanti Wanchope (doppietta) castoro immaginario nella serie animata Disney (Chip e Chop al Gay Pride). L’attacante compariva nella seconda e nella quinta puntata della serie, il suo compito era far capire ai due rodatori che nella vita non esiste solo il cibo.
Tra gli altri vale anche la pena ricordare l’estremo difensore degli isolani Porras, perché ricordarlo? … così, perché mi piace il nome. Per quanto riguarda i teutonici giocatori tedeschi… mai sentiti! Jürgen Klinsmann, il ct che impartisce ordini ai suoi sottoposti tramite email sottraendo così ulteriori umanità a uno sport sempre meno a misura d’uomo pare confermarsi il mattacchione della domenica pomeriggio convocando per la competizione ragazzini raccattati alla bene e meglio sul sito del neopartito dei pedofili olandese. Cose fuori dal mondo se pensate che nell’amichevole di pochi mesi fa contro la nazionale di calcio che una volta rappresentava l’Italia il biondino ex-inter e samp, mise in campo veterani come Brehme, Hässler, Köhler, Buchwald, Breitner e Redondo (sì, l’ultimo non è tedesco ma soffre di personalità multiple e a volte si crede tedesco). Il match non ha storia nel senso che non ve la posso proprio raccontare, dato che la tv pubblica italiana in “ultimatum found” ha optato, causo ulteriore taglio alle spese di mandare in onda unicamente le immagini del quarto d’ora di intervallo! Questo calcio fa Sky-fo!!! Ma posso immaginare il risultato finale (l’ho chiesto a Rosmary Altea) 4:2 per gli amici degli amici di Dell’Utri.
Avanti così!

culo’s group

In racconti o resoconti on giugno 11, 2006 at 2:33 PM

Lacrime. Scorrevano sulle puerili guance imberbi del ventiquattrenne Danilo, genitori nativi del profondo sud Italia emigrati a Subalpia negli anni dello sviluppo industriale con l’intenzione di assicurare all’unico frutto del loro amore un’avvenire “sano”. Danilo, educazione cattolica “del tipo timorati di Dio”, un diploma da maestro elementare conseguito alle scuole salesiane, complemento oggetto di tutti i sacramenti cristiani dalla prima confessione alla cresima, un profondo riconoscimento verso i sacrifici compiuti da mamma e papà per farlo diventare un uomo integerrimo intriso di alti valori morali “Ruini docet”.
Danilo aveva un problema…
Gli piaceva succhiare il cazzo!
Danilo aveva un secondo problema…
Voleva fare l’attore…
Lacrime. Scorrevano sulle puerili guance imberbi del ventiquattrenne Danilo, attore, omosessuale, comunista, cattolico, innamorato perso da cinque anni del suo convivente, Mario, detto Mariolino dagli amici, detto Margherita dagli amici degli amici, conosciuto sui banchi di scuola l’ultimo anno di socio-psico-pedagogico, i due si erano innamorati in gita scolastica a Praga, indifferenti verso i “prodotti” che la capitale ceca offriva ai turisti. Un bacio rubato prima del ritorno in patria, poi la convivenza, il giuramento di amarsi in eterno, di non tradirsi mai, di non cedere al desiderio di possedere altri corpi. Il primo problema non era più un problema.
Danilo aveva un secondo problema… voleva fare l’attore.
Lacrime. Scorrevano sulle puerili guance imberbi del ventiquattrenne Danilo, giovane innamorato sognatore catto-comunista che ambiva alla scena, orgoglio di mamma e papà, lacrime di una tristezza infinita, mentre nudo come un verme si faceva montare dal famigerato regista brasiliano Gary Pacheco, il quale si trovava a Torino per le riprese del suo ultimo film sulla vita di San Giuda Taddeo Apostolo, il santo dei miracoli in zona Cesarini.
Gary Pacheco, regista teatrale e cinematografico, eterosessuale convinto con la fama di sciupafemmine, cattolico tendente alla paranoia e all’autoflagellazione, mordente cilicio, fendente Binetti, di carnagione scura, nera del caso alabastro o cimurro, nativo di Florianopolis du Brazil, nazifascista militante con l’hobby del culturismo, individuo dalle convinte posizioni antiabortiste e soprattutto portabandiera di un odio viscerale contro negri e omosessuali.
Lacrime. Scorrevano sulle puerili guance imberbi del ventiquattrenne Danilo, il quale tentava di risolvere il secondo problema senza però aver ancora risolto del tutto il primo. L’enorme fallo nerofumo di Gary pareva essergli arrivato sino in gola, l’accordo iniziale era solo un innocente lavoro di bocca in cambio di una misera parte nel film, ma dopo il pompaggio il regista stava diventando furente, gli era cresciuta la scimmia e senza specificare che dopo l’aperitivo si passa al primo il brasiliano aveva rivoltato il corpicino dell’attore cattolico violandogli l’uscio posteriore senza chiedere, tipo parcheggiatore abusivo, così… senza unguenti, niente raccomandate con ricevute di ritorno, solo sudore, sudore e quelle lacrime iniziali…
Gary stantuffava come un orso drogato, emetteva versi che non appartengono al genere umano, nel penetrare gli partirono pure un paio di pugni sulla ossuta schiena del gelsomino, il quale gemette di dolore, il brasiliano educatamente chiese scusa, il suo viso si inumidì, ma non erano lacrime, no! Era bava!
Il cucciolo pianse, pensò ai sacrifici dei suoi genitori che lo hanno accudito sotto la tutela di padre Pio da Petralcina, a Mariolino che lo sta aspettando a carponi nel salotto del loro nido d’amore, “un giorno tutto questo verrà ripagato cari mamma e papà, ma poi la parte la dai a me, vero Gary?” domandò innocentemente l’usignolo con i suoi occhioni spalancati e luccicanti al bue eccitato ricevendo come risposta una colata di bava sul coccige. “Il film, certo!” brontolò lo stallone dopato aumentando il ritmo dello stantuffo come se si corresse sul circuito automobilistico di Interlagos.
Lacrime, sudore, bava, versi, movimenti di bacino, taglio del traguardo sino a quando l’ultimo goccio di sperma si assestò nel retto dell’aspirante attore cattolico e di sinistra. Il pianto del giovane Danilo si fece più triste, commovente, mentre l’animale brasiliano recuperava plasma al cervello dando fiato allo strumento.
“Ma… ma… ma che cazzo ho fatto!?! Guarda cosa diavolo mi hai fatto fare!” sbraitò Gary con l’uccello ancora semiconvalescente e gli occhi lontano dalle orbite.
“Ma io…”
Il giovane cicisbeo non ebbe il tempo di proferir parola, la sua cavità anaerobica era ancora umida, il ricordo dei suoi cari partorito durante la monta ancora fresco quando un pesante colpo a mano aperta si infranse sul suo minuscolo nasino color cigno reale h5n1. Il passerotto pianse, sanguinò e pianse ma non cadde, il regista si diresse nudo e disperato davanti ad un crocifisso chiedendo perdono a Dio onnipotente. Tutti e due stavano chiedendo perdono a Dio onnipotente, perché lui è onnipotente e in quanto tale è anche onnisciente, ed è un dio che giudica.
L’orso sudante, sbaveggiante subodorò odore di vizio, focalizzò nel giovane Danilo il diavolo tentatore, vide nelle semplici gocce di liquido seminale che irroravano il pavimento scendendo dal suo batacchio ormai ai box la prova che lui aveva ceduto al peccato. Prese il fucile, lo caricò. Si fece saltare in aria l’apparato riproduttore al gran completo. Dolore, e ancora sangue, e materia…
Il cucciolo di educazione salesiana cercò di raggiungere la porta che andava verso le scale senza preoccuparsi di rimettersi almeno le canotta della salute, ma nonostante lo sforzo a causa dell’infortunio autoprocuratosi la massa brasiliana fu più rapida e gli franò addosso, i due caddero a terra e con un ultimo colpo di reni il grizzly riuscì a piazzare la sua cavità orale sul negletto dell’angelo. Fu questione di un niente e Gary con un morso da bimbo del terzo mondo, lui che aveva passato l’infanzia nelle baraccopoli di periferia della sua città natale in Brasile e che dunque conosceva il significato della fame, si ritrovò uno scroto di dimensioni ridotte sotto la lingua. Come per i fiori di Bach.
Lacrime. Scorrevano sulle puerili guance imberbi del ventiquattrenne Danilo.
L’aspirante attore pedemontano.
L’artista cattolico pedemontano.
Aveva risolto i suoi due problemi.

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