Giovan Bartolo Botta

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Gli amici degli amici

In attualità on luglio 31, 2006 at 11:12 am

“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno!” pronunziava un ragazzo trentatreenne qualche tempo fa di fronte ai suoi carnefici prima di togliere il disturbo e fare ritorno all’ovile ancestrale dal quale era partito (controvoglia) al fine di educare i terrestri di allora verso un abbandono della promiscuità sessuale che solo più tardi con l’arrivo dei Freddie Mercury e delle Liz Taylor si sarebbe avverato.
“Padre, perdona loro perché non sanno quello che approvano” pronunzierebbe quello stesso ragazzone se fosse ancora qui tra noi e avesse preso parte al triste spettacolo che i nostri parlamentari, tutti stessa spiaggia e stesso mare, ci hanno gentilmente offerto di questi tempi, prima del loro “meritatissimo” ritiro per l’apertura degli ombrelloni.
Indulto, indulto, indulto, questa parolina magica dal suono gentile e dall’aspetto gradevole che pare essere uscita dalla boccuccia di una delle libellule-zoccole (campanellino) che l’eterno infante Peter Pan utilizza per sollazzare il suo poppante augello, ma che in realtà si rivelerà ben presto quello che è: una sòla! (come dicono dalle parti di Cuneo). I supereroi di camera e senato mossi dal nobile intento di sgomberare le nostre affollatissime e impossibili carceri, anziché intraprendere la strada più semplice ovvero tirare fuori da lì tutti coloro che sono stati accusati in passato di furto di pollo in carta stagnola, spaccio di spinello davanti al liceo classico, accatonaggio in stazione centrale e altri minuscoli reati, e che si badi bene sono i più, hanno preferito sposare l’iter più complesso ma sicuramente a loro maggiormente utile…
A me, paladino della legalità di centrodestra e centrosinistra e centrocomunque, parliamoci chiaro davanti ad un amaro con ghiaccio, non mi fotte nulla se mi fai uscire dalla galera il povero cristo che ha scippato la strafiga della sua borsetta in centro città o che ha fregato la pensione al vecchio bastardo con ormai due piedi nella fossa, alla periferia nord di Torino. E il pezzo grosso che mi devi levare dai guai! Perché in passato lui mi ha dato più di una mano, io è grazie a lui, alle sue truscate che poso il mio inutile sederone in parlamento, è grazie alle sue conoscenze che ho fatto carriera in politica e che non mi sono ritrovato (come sarebbe giusto che sia) a spalare drugia ai concimi chimici di San Sebastiano! Adesso che lui è nei guai mi devo sdebitare e dunque.. indulto ladies and gentlemen!
Adesso l’onesto cittadino potrà nuovamente tornare a veder sorseggiare un’aperitivo in centro città non solo i grandi delinquenti della storia del crimine come Macchianera, la Banda Bassotti e i fratelli Dalton, ma anche i poveri Tanzi, Cragnotti, Fiorani, Ricucci, Previti, Moggi, Giraudo, Vanna Marchi e indagati vari… gente anziana, che va rispettata perché bisognosa di aiuto. Buone vacanze, Clemente Mastella, e cerca di non barare quando giochi a scopone scientifico. Ah, già! Tanto c’è l’indulto…

Risposta sbagliata!

In calcio on luglio 17, 2006 at 2:18 PM

Il procuratore distrettuale della contea di Fantasilandia emette le sentenze di condanna relativa allo scandalo dell’ex-sport: scandalose! Condannati i tifosi di ogni fede, allontanati dal loro habitat per un tempo irrisorio i furbetti del cupolone, assolto nonché salvato il sistema dei diritti tv. Ingiustizia fatta, vero Clemente?! L’oracolo di Apollo a Delphi aveva predetto Juventus e Milan in serie B con 15 punti di penalizzazione per aver innalzato il tetto degli ingaggi, aver disarticolato le regole del calciomercato, aver mutato lo status di società di gioco calcio in società per azioni e d’essersi spartite i provventi dei diritti televisivi a sfondo biunivoco affossando la qualità del prodotto in nome della quantità (un numero spropositato di partite giocate per saziare l’apparente fame di un pubblico televisivo abituato male, quasi come se si trattasse di equiparare il calcio ad una lunghissima e noiosissima soap opera). Fiorentina e Lazio in serie A con 15 punti di penalizzazione per essersi trovate nel mondo giusto al momento sbagliato (Della Valle) e nel mondo sbagliato al momento sbagliato con requisiti sbagliati (Lotito). Radiazione dei furbetti del cupolone con divieto assoluto di occuparsi di sport, qualunque sport trattasi anche di partita scopone nel centro anziani dell’oratorio salesiano di Cuneo. Un anno sabbatico senza calcio giocato per capire come e dove questo sport possa ritornare ad assumere una dimensione a misura d’uomo. Corsi di “attaccamento alla maglia sempre e comunque” per quelle fighettine miliardarie dei nostri giocatori in modo che possano imparare ad essere atleti autentici e non mercenari, simboli di questo calcio moderno che conosce solo due note: sol-do!
Obbligo da parte dei tifosi di non rinnovare o effettuare l’abbonamento alla pay tv, le partite devono essere trasmesse in chiaro dalla rete pubblica e la pay tv può al massimo mandare in onda il posticipo della sera o i video per soli adulti. Tutte le partite dovranno essere giocate in contemporanea la domenica pomeriggio, i tifosi dovranno essere invogliati a recarsi negli stadi attraverso una politica dei prezzi di biglietti e abbonamenti ragionevole in modo tale che i nostri impianti tornino ad essere affollati così da restituire quel colpo d’occhio e quel senso di appartenenza ormai riscontrabile solo alle adunate di papa Ratzinger in piazza della Betulla. Il match dal vivo sarà condito dal rito della radiolina all’orecchio sintonizzata sulle emozioni impareggiabili di “tutto il calcio minuto per minuto”, materia dove anche la pay tv più ambiziosa e tiranneggiante necessiterebbe di ripetizioni.
Ma l’oracolo di Apollo sta a Delphi e non all’Hotel dei Principi di Roma.
Questo calcio fa Sky-fo! Avanti così!

Puffi contro Snorky

In calcio on luglio 10, 2006 at 3:11 PM

Forse sarà colpa della cocente delusione patita a causa dell’eliminazione della Germania ai mondiali per mano e piede del duo Grosso e più Grosso (Del Piero), forse sarà colpa del caldo, o forse sarà che il celebrare un’omelia in una struttura brutta come la città delle arti e della scienza di Valencia avrebbe azzerato le motivazioni del più caprocorotenuto Padre Pio, fatto sta che Benedetto XVI è apparso alla massa di fedeli iberici la fotocopia del segugio da cacciagione dei tempi andati! Niente prediche ma un farfugliare di sì… ma… forse… veniamoci incontro e altri “detti e non detti” che hanno spiazzato e commosso anche gli omosessuali meno eterosessuali di altri omosessuali. L’ex prefetto della congregazione per la dottrina e la fede pare non essersi accorto nemmeno dell’assenza del primo ministro Zapatero alla Santa Eucarestia, è dovuto intervenire Navarro Vals in seconda battuta a farglielo notare dimostrando al mondo intero di non aver perso il vizietto dell’impossibilità a farsi i cazzi suoi. Leccaculo!
Ma che cosa è successo in verità? Perché il Santo Padre è apparso così abbacchiato? La soluzione è semplice e sta scritta su Cosmopolitan. Il ministro di grazia e ingiustizia, amico di lunga data dei Della Valle Brothers, con un passato da vicepresidente nel Napoli di Ferlaino e Moggi, onorevole Mastella, ha rilasciato alla stampa un’intervista dove ha dichiarato che anche sforzandosi come se stesse sul cesso, proprio non riesce a vedere certi fuoriclasse giocare in B o in C. Dichiarazioni accolte e apprezzate da innumerevoli politici nell’ala forzaitaliotta (vedi Cicchitto). Alla lettura di queste “pillole di sapienza” Ratzinger è crollato sfiduciato su se stesso confidando al neonunzio Monsignor Tarcisio Bertone di aver smarrito la fede, sbrigherà come pontefice ancora un paio di impegni e poi raggiungerà Gaucci e Milingo a Santo Domingo cercando di godersela ancora un po’. Auguri. Intanto l’avvocato difensore capellone di Lucianone ha esposto un’arringa incredibile dicendo che il vero e unico sistema Moggi erano il fiorfiore di campioni che domenica 9 luglio a Berlino si sarebbero contesi la coppa del mondo. Roba da sfidare le leggi manco della fisica… della metafisica, nonché l’intelligenza di qualunque essere umano, anche un’analfabeta. Si sono messi a ridere tutti, i giudici, i cameramen, il personale addetto alle pulizie, i fantasmi presenti in aula, una popolazione aliena che segue il processo via radio dal proprio sistema solare e che proprio in queste ore ha preso in considerazione l’ipotesi di invaderci, Moggi stesso… cose dell’altro mondo! E quindi veniamo alle cose di questo mondo. “Quando gioca segna sempre Trezeguet” cantavano i tifosi della Juve in curva Scirea, quando gioca, appunto…
Questo calcio fa Sky-fo. Avanti così!

Il pranzo è servito

In calcio on luglio 6, 2006 at 1:39 PM

Nel commentare i guidizi satirici espressi su noi italiani da parte di un autorevole settimanale tedesco, noi stessi siamo riusciti a far emergere un trasporto intriso di odio, tigna, nervosismo e dente avvelenato tale da renderci ridicoli agli occhi di chi sa usare il cervello. Se un fratello tedesco mi dà del mammone e del pizzettaro io ci rido su, gli do del birrettaro (e non tiro in ballo fatto e avvenimenti storici accaduti decenni fa dei quali noi come persone fisiche ne siamo del tutto estranei) lui ci ride su e insieme andiamo a fiondarci nel primo pub a parlare di cose care ai nostri cuori. Invece le autorevoli firme della cultura e dello spettacolo, nonché i comuni mortali, hanno sentito il bisogno di chiamare in causa l’intervento di politici e ambasciatori con il fine di esigere chiarimenti e scuse da parte di chi va a sapere… dimostrando di essere totalmente privi di autoironia e buonsenso! E allora giù ad alimentare la “scimmia”: Gattuso invita i tedeschi a non fare la pizza perché incapaci, Galeazzi sfotte e saluta con in mano il settimanale tedesco in questione, Totti ironizza sulle vacanze del popolo tedesco eticchettando i protagonisti come disturbatori che poi vengono sempre a svernare dalle nostri parti ecc… Questo è il trionfo del prendersi sul serio! Bravi! Ma veniamo alla semifinale teutonica: il procuratore federale Stefano Palazzi detto il carnefice e il giustiziere Francesco Saverio Borrelli scendono sul terreno di gioco sicuri, il tempo di ascoltare l’inno nazionale e vengono emesse le sentenze, gli eroi del pallone diventano cianotici, il paese riprende credibilità! C’è qualcuno che si è offeso? I magistrati sono stati un po’ cattivoni? Troppo severi forse? E il bello è che questa non è satira! Mentre il senso della giustizia rinasce e le sentenze sono musica per le orecchie degli onesti l’Italia trova anche il tempo di volare a Berlino in finale con i goal di un tale Grosso e Godot che avvengono in simultanea. A vedere le immagini mi commuovo e vado a festeggiare con italiani e tedeschi, si ride, si mangia pizza, si beve molta birra, non si tirano fuori discorsi su Mussolini e Hitler, il nostro cervello non è in sciopero!!! E per concludere faccio all’amore con una splendida tedesca mentre altri miei compaesani sono impegnati a fare i rivoltosi e gli offesi come se il calcio fosse una cosa seria… Ma andate a piangere dalla mamma!
Questo calcio fa Sky-fo! Avanti così!

Bello come un angelo

In racconti o resoconti on luglio 3, 2006 at 11:42 am

Era bello, era il più bello, anche il sole lo invidiava! Una bellezza pulita, non ricercata, pura, un viso da angelo posto su un corpo da Adone. Possederlo era un sogno. Non era difficile, bastava essere una fanciulla altrettanto bella. Bastava essere Francesca, un essere femminile splendente, schiacciato dal peso delle proprie corna.
Lui si chiamava Alex, rampollo subalpino, lavorava come commesso in una boutique di lusso al centro di Nichelio, frequentata da famiglie altolocate e giovani dal cervello spappolato, ma i soldi li faceva lavorando come attore, doppiatore e modello nel capoluogo pedemontano e nel cementifero quartiere di Baraggino milanello. Si sentiva meneghino d’adozione.
Era pieno di figa!
Tre negri immensi e bastardi e non accettati dalla società in quanto tali irrupperò in un giorno di sole all’interno del negozio dove Alex spargeva seme.
“Fuori i soldi o sono danni enormi!”
“Alex, proteggimi!” disse sbraitando impanicata una delle cinque o sei colombine che ronzavano attorno al bronzo di Riace come le mosche attorno alla merda.
“Taci, cretina!” Alex se la faceva sotto dalla paura, nastava già di merda, e non era ancora successo niente.
Ringo, il capoccia, era il più grosso dei tre, il più incazzato, odorava di cognac e aveva il ferro nella mano sinistra. I suoi occhi pregni di sonno incrociarono gli specchi lucenti del cherubino.
“Adesso mi fai scopare le tue amiche!” pronunciò educatamente l’uomo di colore.
“Sono tutte tue” fece in maniera complice l’eroe dei due mondi.
“Ma Alex…” le ragazze in coro.
“Taci, puttana!” un verbo solo vale per tutte…“ Prendilo subito in gola al mio amico color nocciola!” aggiunse con toni burloni l’attore magazziniere.
“Ma cristo santo, ragazze, avete un briciolo di cervello in quella fottuta scatola cranica! Avete visto a che razza di impostore avete affidato i vostri cuori, voi soffrite, piangete per questa mezza sega, magari alcune di voi rinnegherebbero pure i rispettivi genitori per un suo ordine, adesso vi facciamo vedere noi a che razza di mentecatto dedicate il vostro inutile tempo! Inginocchiati, eroe!!!”
Alex piangeva come un infante, e non era ancora successo niente.
“Adesso tu pompi il mio bigoncio!”
“No, ti prego!”
“No!?!”
E così, tanto per dare incipit alle danze, il visino pulito di Alex venne raggiunto da un paio di fendenti del negro più basso, quello sempre zitto. Pompino o no, il commesso non avrebbe mai più riavuto il viso di come mammina l’ha cagato su questa terra. Juanito, il nero senza il braccio destro, prese uno specchio col braccio destro e fece notare la cosa al casanova.
Il pianto crebbe in sonorità.
Ringo era il boss, voleva godere per primo, si fece spazio tra la folla con l’intento di ripetere le gesta degli operai che all’epoca lavorarono alla realizzazione del traforo del Frejus, nel frattempo gli altri due erano liberi di guardarsi due abiti per il mutamento di stagione.
Dalla patta di Ringo uscì il pene più gigantesco e più sporco degli ultimi cento anni, c’era di tutto, rumenta, cricca, formaggia, seccume, la sua cappella non aveva visibilità, rendeva l’idea di una Subalpia immersa nella nebbia.
Chissà quante passerine si erano appoggiate su quelle labbra di principe, ma adesso la musica era cambiata, era giunto il tempo di regalare altri momenti di passione.
Il su e giù andava avanti da un po’, immerso in un’atmosfera di totale silenzio. Chi voleva poteva anche meditare. Il negro aveva bisogno di concentrazione per eruttare.
“Che schifo, ci sono solo vestiti retrò, come diavolo si fa ad indossare ‘sti stracci!” notò stizzito Juanito. “E’ tutta colpa tua” fece Juanito, rivolgendosi ad un anziano signore che molto probabilmente si trovava lì per masturbarsi guardando gli indumenti delle ragazzine, “ma siccome sei vecchio ti lascio vivere” disse con una inedita comprensione il carbone numero due “non è colpa di voi anziani se viviamo in questo mondo dannato! E’ colpa dei giovani, anzi, adesso, caro vecchietto, ti tiri fuori il coso se ancora lo possiedi e con calma dopo che il mio capo ha terminato lo infili nella bocca del biondino e ci orini dentro”.
Il vecchio ringiovanì di trent’anni.
“Non potete farmi questo, io sono un grande attore” disse il biondino in un attimo di pausa dal pompaggio.
“Ah sì?” Ringo aveva sempre sognato di fare l’attore “e dove hai recitato? A Urbe? A Cinecittà? Dimmi, lo hai conosciuto Mastroianni, e la Loren?” chiese incuriosito il negro.
“No, a Camaiore di Fucezia, al Teatro Madre Mazzarello.”
… Ringo glielo ripiazzò in bocca all’istantanea. “Impostore, mentecatto, farabutto, figlio di puttana, stronzo, cialtrone, volevi fregarmi eh? Pensa a succhiare! Cristo di un Dio, non riesco a venire, devi succhiare con più urgenza, bastardo! Ma che cazzo, non ti stai impegnando, io scommetto che sai fare di meglio, allora piccolo tesoro, conto sino a dieci. Se entro dieci secondi non sono venuto, ti faccio un buco in fronte, sei pronto, playboy? Allora uno… due… tre… dieci.

Il museo delle cere

In calcio on luglio 3, 2006 at 10:54 am

Bestemmie, insulti, ingiurie, uscivano dalla mia cavità orale nel vedere “il bello del calcio” rovinato, inborghesito, infighettato da questo modo grossolano di intendere lo sport. I soldi, le televisioni e gli sponsor hanno sfruttato il brasile privando i suoi campioni della loro carta vincente, l’autenticità, rendendoli così inoffensivi testimonial del livellamento celebrale. Il senso di indignazione dava adito alle mie lacrime, urlavo, e tra queste urla annoveravo il binomio italia-Moggi ricevendone come tutta risposta un: “Vedi di non sputare dove mangi”, da parte di una signora che si era scordata il cervello in solaio. Io sono italiano, e siccome le tasse le pago nel bel paese tuttalpiù il piatto contribuisco a fabbricarlo. Sui giornali e nelle trasmissioni sportive si origlia già la parola perdono, anzi amnistia!!! Moggi vive di luce riflessa andando a piagnucolare a Ballarò e gli addetti ai lavori anziché farsi salire il cristo si commuovono, il fatto che la nazionale con l’aiuto del dio “culo” proceda e il caso Pessotto (anche se quest’ultimo meriterebbe una riflessione a parte e comunque speriamo che viva, soprattutto per il bene delle sue bambine) danno il colpo di grazia ad un senso di indignazione del popolo italiano che forse è già partito per le vacanze. Dobbiamo svegliarci!!! Nella vita come nel calcio chi ti prende per il culo va preso a legnate.
La partita in un lampo: I pentacampioni entrano in campo ridendo e scherzando, i galletti transalpini per motivi di anzianità vengono accompagnati sul terreno di gioco da infermieri e assistenti sociali. A Zizou, Makelele e compagnia vengono tolte flebo, cateteri, e intubazioni varie mentre i brasiliani continuano a ridere e scherzare. La partita procederà con barzellette e scherzetti dei verdeoro che per tutta la durata del match continueranno a ridere e scherzare fino a quando non è Henry il centroavanti francese a raccontare una barzelletta, ma a quel punto non ride più nessuno.
Questo calcio fa Sky-fo. Avanti così!

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