Si amavano da vent’anni. Si erano conosciuti vent’anni fa in una gita organizzata dalla parrocchia del quartiere dove risiedevano in Borgata Vittoria a Subalpia, amore a prima vista, anzi, seconda, immediatamente convogliarono a giuste nozze senza nemmeno fidanzarsi. Quindi, erano sposati da vent’anni. Lui era di sperma atletico, lei aveva l’utero generoso, era rimasta piena probabilmente già la prima notte di nozze. Avevano dunque due figli, gemelli, di vent’anni, entrambi affetti da sindrome di Down. Dio aveva fatto loro il dono di poter crescere, insieme, affrontando insieme questa dura prova, ma se Dio aveva voluto così… coraggio. Per cercare di stare vicini ai figli, lui aveva lasciato il lavoro, lei l’Università, era vent’anni che tiravano a campare grazie al sussidio che gentilmente il comune di Subalpia gli elargiva e alla generosità della parrocchia, la stessa che gli aveva fatti incontrare e successivamente innamorare. Da vent’anni i due coniugi si alzavano insieme, facevano colazione insieme, educavano i figli insieme attraverso le varie attività di recupero, indi consumavano il pranzo insieme, portavano insieme i figli nel parchetto per la quotidiana ora d’aria, rientravano insieme, insieme portavano i figli alla toeletta, davano merenda ai figli insieme, facevano cena insieme e tutti insieme ringraziavano Dio per le novità e le sorprese della giornata, poi alle 20.30 dopo il telegiornale della lottizzatissima RAI andavano a dormire… insieme.
Un giorno, nel primo pomeriggio di un caldo mese di febbraio, dopo cinque anni di matrimonio, Dio sottopose la famiglia ad un ennesimo dono dei suoi; venne abbandonato davanti alla portina della loro casa un dolce e tenero cucciolo di Terranova, e i coniugi travolti dalla felicità non esitarono ad accoglierlo nella loro umile dimora per ricoprirlo di coccole e affetto ringraziando il Signore a squarciagola per la sua generosità. La magnanimità del Signore non ha mai fine e dopo dieci anni di vita insieme, gli anziani genitori di entrambi i coniugi, ormai non più autosufficienti ma ben lungi dal voler crepare, bussarono alla porta dei figli in cerca di accudimento e i figli riconoscenti verso i loro vecchi e devoti alla vergine Maria spalancarono le porte della loro casa per proseguire un cammino di vita insieme. Un percorso di fede.
Lui, lei, i due figli non autosufficienti, un cane che nel frattempo era cresciuto alla svelta diventando una massa di pelo unto e cencioso che lasciava chiazze di bava ovunque per il corridoio, i nonni anziani da far invidia a Matusalemme, tutti e quattro ormai prossimi a destinazione camposanto, felici, insieme, benedetti dal Signore. Un giorno il marito confidò ad amici di essere l’uomo più felice della terra.
T G del P i e m o n t e, edizione serale
“Apriamo l’edizione serale del nostro telegiornale con una notizia di cronaca nera che ci giunge purtroppo da Subalpia. In un alloggio al primo piano di un condominio sito in un quartiere popolare del capoluogo piemontese, precisamente il quartiere Borgata Vittoria, sono stati ritrovati senza vita i corpi di quattro persone anziane, due giovani down, una donna di mezza età e un cane di razza Terranova. Si tratterebbe di un’intera famiglia, nota a molti nel quartiere poiché assidua frequentatrice della parrocchia locale. Pare che tutti i componenti della famiglia siano stati freddati a colpi di martello e spappolati con fendenti di machete, le armi del delitto sporche di sangue sono state infatti rinvenute dagli inquirenti nella cuccia del cane dove è stata ritrovata anche la testa di uno dei due ragazzi down. Gli inquirenti stessi sono ora sulle tracce dell’ultimo componente della famiglia, un uomo sui 50 anni padre, marito e figlio delle persone trovate morte, il quale rientra nella categoria di unico sospettato per la mattanza. È sgomento tra i molti che conoscevano la famiglia la quale veniva descritta come una famiglia felice, gaia, contenta, amorevole, generosa, timorata di Dio.
Ma voltiamo pagina per parlare di calcio. Il Torino di Urbano Cairo pare essere vicino all’acquisto del giocatore…”