Fabien era un nome proprio di persona troppo bello, decisamente elegante, esageratamente musicale per appartenere all’essere al quale apparteneva. Un nome tronco che profumava di aristocrazia francese, un suono dolce da evocare pasti leggeri, lettere messe insieme da una volontà superiore per creare un qualcosa o meglio ancora un qualcuno che le società passate, presenti e future non avevano ancora provveduto a formulare. Pronunziare quel nome ti poteva far venire in mente la presenza accanto a te di un re, un duca, un conte, un marchese, un principe o alla peggio il nipote di un importante industriale torinese. Era forse Fabien colui che fece dimenticare i sette nani a Biancaneve come se fosse l’offerta di un fustino di detersivo al centro commerciale prendi uno, restituisci sette? Si chiamava forse Fabien l’uomo che fece venire tre volte Cenerentola senza il trucchetto della scarpina? Fu forse Fabien l’eroe che riuscì a sedurre, riappacificandole, in un menage à trois sia Lady Diana che Camilla Parker Bowles? Forse sì! In un’altra vita. In questa vita per nulla orientale e pregna di finto progressismo occidentale era tutta un’altra musica. Niente Queen o Beatles o U2 che mettono i loro soldi al sicuro in Svizzera. No, niente di tutto questo, il convento di ‘sti tempi ci abbuona giusto il coretto dell’Antoniano alla 7425esima edizione dello Zecchino d’oro. Fabien non era un rampollo d’oltralpe ma era un quarantenne ragazzone di San Sebastiano di Fossano. Era nato a San Sebastiano di Fossano, un parto fatto in casa, secondo le antiche tradizioni rurali, con lo stesso metodo a cui si sottopongono nobili animali come i cavalli, aveva frequentato le scuole fino alla terza elementare rigorosamente in quel di San Sebastiano di Fossano, lavorava i campi così, a mani nude, senza barare, privo dell’aiuto di mezzi tecnologici quali il bue e l’aratro ma non campi qualunque in un loco qualunque, no! A San Sebastiano di Fossano. Cacava, pisciava, e cercava di sostenersi sempre e solo e da una vita e mezza lì, a San Sebastiano di Fossano! Era uno stinco di Fossanese! Ma non era solo. Fortunatamente per lui, nella cascina dentro la quale dimorava vi erano a fargli compagnia la nonna Manila, 107 anni, ma ne dimostrava 108, ancora arzilla e coriacea, desiderosa di sostituire il nipotino nei lavori più pesanti, a confronto Nonna Papera sukava. Grey e Betsy, una coppia di bovini assunti in stalla per elargire latte ma che montavano tutto il santo giorno e Leonida, la cagnetta bastardina sentinella vigile del casolare, un gruppo di personaggi con nomi talmente esotici da evocarti i disastrosi uragani che lo piallano imbucio ai Caraibi, ma che in realtà hanno la terra sotto le unghie. Fabien era religioso, ogni giorno al sorgere del sole consultava i passi della bibbia, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Genesi parte seconda, Sapienza, Siracide, Sadducei e intanto… si masturbava. Dopo aver commentato la parola del Signore si recava veloce nella stalla per assistere ai mattutini colpi di mercato del toro Grey nella cava della vacca Betsy, osservava come se si impersonasse nel più talentoso allievo di Darwin e intanto… si masturbava. Dopo aver contribuito a scrivere nuove pagine nella storia dell’etologia si fiondava dalla cagnetta Leonida la quale era intenta ad defecare in un angolino della cuccia queta come una crisalide. Fabien immortalava la scena con i suoi occhi sepolti, come se si fosse sentito il fondatore dell’associazione “Non abbandonarlo sull’autostrada” e intanto… si masturbava. Dopo aver scritto il testo di una pubblicità progresso per le reti TV provinciali, si recava a fare visita all’anziana parente che ancora riposava beatamente nella stanza da letto. La osservava, si avvicinava, le accarezzava la fronte, le rimboccava le coperte, le rimetteva in ordine il cuscino e intanto… si masturbava. Da circa trent’anni le giornate di questo amorevole nipotino incominciavano nel modo appena descritto, e terminavano alle sei del pomeriggio, orario medievale, quando dando un ultimo saluto al sole che tramontava, il ragazzo si apprestava a ritirarsi sotto le coperte, dopo una massacrante sfacchinata sui campi, così… masturbandosi. Adesso basta! Era giunto il momento di scoprire come era fatto il mondo senza scarpine Chicco. Era arrivata l’ora di viaggiare, di masturbarsi altrove. Quella mattina Fabien si alzò prima del solito, alle cinque, prese la sua valigia di cartone, la riempì delle cose essenziali, alcune paia di mutandoni fatti con i sacchi di iuta vuoti della farina, dei calzoni di lana, uno spazzolone da cesso che lui utilizzava come spazzolino per l’igiene orale e via alla volta di Subalpia, la metropoli! Salì per la prima volta nella sua vita su un mezzo pubblico, che da San Sebastiano di Fossano l’avrebbe portato alla stazione dei treni di Fossano dove lì sarebbe partito verso Subalpia come un turista filippino. Ricordava gli anni sessanta con la sua valigia di cartone, pareva un vecchio operaio FIAT giunto direttamente dal profondo sud. L’emozione era tale che sul bus si tirò fuori l’uccello e si mise… a masturbarsi. Eccoci alla stazione! Il campagnolo non ci mise molto a capire qual era il treno diretto verso il capoluogo subalpino nonostante possedesse solo la terza elementare. Che sogno, il treno, i passeggeri, i controllori, gli pareva di stare su Marte, l’emozione fu tale che per la contentezza si slacciò i pantaloni, diede aria al glande e cominciò… a masturbarsi. Il controllore passò di lì, vide la scena e… lo aiutò a masturbarsi offrendogli entrambe le mani. Era il suo giorno fortunato. Finalmente la stazione liberty di Porta Nuova! Che roba, gigantesca, e quanta gente. Un giro al mercato di Porta Palazzo iperfornito di cianfrusaglie, un salto al quartiere multietnico di San Salvario pregno di cianfrusaglie, un dai e vai sulla nuova metropolitana stipata di cianfrusaglie, una visita al vilaggio olimpico deserto come una città del Nebraska dentro cui hanno lasciato unicamente cianfrusaglie, una veduta panoramica da una Superga affollata di sovrani deceduti con le loro cianfrusaglie, una nuotatina nel Po’ inquinato da una moltitudine di cianfrusaglie, un walzer in cima alla Mole Antonelliana mai stata così piena di cianfrusaglie, alla fine della giornata attendendo il treno del ritorno, la soddisfazione del nostro amico era tale che si tirò fuori il pene dalla patta e si mise… a masturbarsi. Viaggiare è importante, amici, ci aiuta ad allargare i nostri orizzonti, ci migliora culturalmente e umanamente. Lì, fuori dalle nostre mura di casa, c’è un mondo intero che ci aspetta con le sue meraviglie. E’ nostro dovere proteggerlo, è necessario visitarlo e salvaguardarlo.
E’ importante non sbattercene il ca***! Buon viaggio.