Giovan Bartolo Botta

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DiscrepanzaPsicodrama

In in scena on ottobre 23, 2006 at 1:40 PM

Venerdì 27 ottobre, alle ore 21, in via Perrone 8b, nello spazio OTTOBI (vicino Porta Susa), a Torino

con Davide Capostagno e Giovan Bartolo Botta
testi di: Davide Capostagno e Giovan Bartolo Botta

improvvisazioni di: Bettino Craxi e Cesare Romiti

S p e t t a c o l o DiscrepanzaPsicodrama

Arnoldo Forlani, Bettino Craxi, Giulio Andreotti, Gianni De Michelis, il prode Mariotto Chiesa e altri amici degli amici della prima repubblica italiana non hanno avuto unicamente la geniale idea di sottrarre capitali allo stato rendendo inoffensive le finanziarie da qui sino ai prossimi 100 anni, hanno soprattutto partorito la decisione di aprire delle scuole di teatro, di tenere dei corsi di recitazione, di dare le intonazioni… sappiamo tutti come è andata a finire: assolti!

Venerdì 27 Di Pietro, Colombo, D’Ambrosio, Borrelli e gli altri eroi di Mani Pulite torneranno al lavoro.

Se anche tu pensi che sia solo colpa dello stato, vieni e cambierai idea!

i n g r e s s o l i b e r o

Colombo arrivò secondo

In racconti o resoconti on ottobre 13, 2006 at 6:48 PM

Fabien era un nome proprio di persona troppo bello, decisamente elegante, esageratamente musicale per appartenere all’essere al quale apparteneva. Un nome tronco che profumava di aristocrazia francese, un suono dolce da evocare pasti leggeri, lettere messe insieme da una volontà superiore per creare un qualcosa o meglio ancora un qualcuno che le società passate, presenti e future non avevano ancora provveduto a formulare. Pronunziare quel nome ti poteva far venire in mente la presenza accanto a te di un re, un duca, un conte, un marchese, un principe o alla peggio il nipote di un importante industriale torinese. Era forse Fabien colui che fece dimenticare i sette nani a Biancaneve come se fosse l’offerta di un fustino di detersivo al centro commerciale prendi uno, restituisci sette? Si chiamava forse Fabien l’uomo che fece venire tre volte Cenerentola senza il trucchetto della scarpina? Fu forse Fabien l’eroe che riuscì a sedurre, riappacificandole, in un menage à trois sia Lady Diana che Camilla Parker Bowles? Forse sì! In un’altra vita. In questa vita per nulla orientale e pregna di finto progressismo occidentale era tutta un’altra musica. Niente Queen o Beatles o U2 che mettono i loro soldi al sicuro in Svizzera. No, niente di tutto questo, il convento di ‘sti tempi ci abbuona giusto il coretto dell’Antoniano alla 7425esima edizione dello Zecchino d’oro. Fabien non era un rampollo d’oltralpe ma era un quarantenne ragazzone di San Sebastiano di Fossano. Era nato a San Sebastiano di Fossano, un parto fatto in casa, secondo le antiche tradizioni rurali, con lo stesso metodo a cui si sottopongono nobili animali come i cavalli, aveva frequentato le scuole fino alla terza elementare rigorosamente in quel di San Sebastiano di Fossano, lavorava i campi così, a mani nude, senza barare, privo dell’aiuto di mezzi tecnologici quali il bue e l’aratro ma non campi qualunque in un loco qualunque, no! A San Sebastiano di Fossano. Cacava, pisciava, e cercava di sostenersi sempre e solo e da una vita e mezza lì, a San Sebastiano di Fossano! Era uno stinco di Fossanese! Ma non era solo. Fortunatamente per lui, nella cascina dentro la quale dimorava vi erano a fargli compagnia la nonna Manila, 107 anni, ma ne dimostrava 108, ancora arzilla e coriacea, desiderosa di sostituire il nipotino nei lavori più pesanti, a confronto Nonna Papera sukava. Grey e Betsy, una coppia di bovini assunti in stalla per elargire latte ma che montavano tutto il santo giorno e Leonida, la cagnetta bastardina sentinella vigile del casolare, un gruppo di personaggi con nomi talmente esotici da evocarti i disastrosi uragani che lo piallano imbucio ai Caraibi, ma che in realtà hanno la terra sotto le unghie. Fabien era religioso, ogni giorno al sorgere del sole consultava i passi della bibbia, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Genesi parte seconda, Sapienza, Siracide, Sadducei e intanto… si masturbava. Dopo aver commentato la parola del Signore si recava veloce nella stalla per assistere ai mattutini colpi di mercato del toro Grey nella cava della vacca Betsy, osservava come se si impersonasse nel più talentoso allievo di Darwin e intanto… si masturbava. Dopo aver contribuito a scrivere nuove pagine nella storia dell’etologia si fiondava dalla cagnetta Leonida la quale era intenta ad defecare in un angolino della cuccia queta come una crisalide. Fabien immortalava la scena con i suoi occhi sepolti, come se si fosse sentito il fondatore dell’associazione “Non abbandonarlo sull’autostrada” e intanto… si masturbava. Dopo aver scritto il testo di una pubblicità progresso per le reti TV provinciali, si recava a fare visita all’anziana parente che ancora riposava beatamente nella stanza da letto. La osservava, si avvicinava, le accarezzava la fronte, le rimboccava le coperte, le rimetteva in ordine il cuscino e intanto… si masturbava. Da circa trent’anni le giornate di questo amorevole nipotino incominciavano nel modo appena descritto, e terminavano alle sei del pomeriggio, orario medievale, quando dando un ultimo saluto al sole che tramontava, il ragazzo si apprestava a ritirarsi sotto le coperte, dopo una massacrante sfacchinata sui campi, così… masturbandosi. Adesso basta! Era giunto il momento di scoprire come era fatto il mondo senza scarpine Chicco. Era arrivata l’ora di viaggiare, di masturbarsi altrove. Quella mattina Fabien si alzò prima del solito, alle cinque, prese la sua valigia di cartone, la riempì delle cose essenziali, alcune paia di mutandoni fatti con i sacchi di iuta vuoti della farina, dei calzoni di lana, uno spazzolone da cesso che lui utilizzava come spazzolino per l’igiene orale e via alla volta di Subalpia, la metropoli! Salì per la prima volta nella sua vita su un mezzo pubblico, che da San Sebastiano di Fossano l’avrebbe portato alla stazione dei treni di Fossano dove lì sarebbe partito verso Subalpia come un turista filippino. Ricordava gli anni sessanta con la sua valigia di cartone, pareva un vecchio operaio FIAT giunto direttamente dal profondo sud. L’emozione era tale che sul bus si tirò fuori l’uccello e si mise… a masturbarsi. Eccoci alla stazione! Il campagnolo non ci mise molto a capire qual era il treno diretto verso il capoluogo subalpino nonostante possedesse solo la terza elementare. Che sogno, il treno, i passeggeri, i controllori, gli pareva di stare su Marte, l’emozione fu tale che per la contentezza si slacciò i pantaloni, diede aria al glande e cominciò… a masturbarsi. Il controllore passò di lì, vide la scena e… lo aiutò a masturbarsi offrendogli entrambe le mani. Era il suo giorno fortunato. Finalmente la stazione liberty di Porta Nuova! Che roba, gigantesca, e quanta gente. Un giro al mercato di Porta Palazzo iperfornito di cianfrusaglie, un salto al quartiere multietnico di San Salvario pregno di cianfrusaglie, un dai e vai sulla nuova metropolitana stipata di cianfrusaglie, una visita al vilaggio olimpico deserto come una città del Nebraska dentro cui hanno lasciato unicamente cianfrusaglie, una veduta panoramica da una Superga affollata di sovrani deceduti con le loro cianfrusaglie, una nuotatina nel Po’ inquinato da una moltitudine di cianfrusaglie, un walzer in cima alla Mole Antonelliana mai stata così piena di cianfrusaglie, alla fine della giornata attendendo il treno del ritorno, la soddisfazione del nostro amico era tale che si tirò fuori il pene dalla patta e si mise… a masturbarsi. Viaggiare è importante, amici, ci aiuta ad allargare i nostri orizzonti, ci migliora culturalmente e umanamente. Lì, fuori dalle nostre mura di casa, c’è un mondo intero che ci aspetta con le sue meraviglie. E’ nostro dovere proteggerlo, è necessario visitarlo e salvaguardarlo.
E’ importante non sbattercene il ca***! Buon viaggio.

Deus caritas est

In attualità on ottobre 12, 2006 at 1:41 PM

Il giorno dei defunti Marina chiese al suo moroso, come dicono a Bergamo, Simon Pietro detto Andrea la mano. Ricevette l’intero braccio. Il suo corpo privo di vita venne rinvenuto sotto la rumenta dell’Oval a Torino per caso poiché per un mucchio di buone ragioni il comune si era deciso a smuovere i resti dei precidenti lavori da quel quartiere per spostarli in un altro quartiere nonostante la manovra di risanamento avesse tolto alle casse della città la voglia di cantare. Simon Pietro detto Andrea, lettore onnivoro, fece quello che si deve fare in questi tempi di ristrettezze, affibiare la colpa del decesso fanciullesco ad un branco di extracomunitari ferormonicamente eccitati e finanziariamente depressi. Formulò un identikit degno del miglior studente del liceo artistico, optò per la pista sudafricana, da quelle parti i tratti somatici sono tutti gemelli omozigoti. Vennero sbattuti dentro i primi negri che passarono da lì, poi i secondi, poi i terzi, poi i quarti dopodiché si passò ai rumeni, necessitava affrettare i tempi dato che prima di subito gli amici di Raducioiu sarebbero entrati a far parte della grande famiglia sebbene i loro conti pubblici parevano una barzelletta citata dal Gino Bramieri nazionale. Il ragazzo cambiò vita coronando il sogno di una vita, si fece sacerdote, si dedicò a Dio senza che Dio avesse chiesto niente e senza manco terminare di assimilare completamente i voti, si fiondò al cottolengo cittadino per recare assistenza agli assistiti. Suor Carmelina del Percio dell’ordine Giuseppino lo accolse a braccia spalancate nonostante avesse perso quest’ultime in India sventando eroicamente un attentato ai danni della Santa Madre Teresa di Calcutta ordito da un manipolo di malati facinorosi stanchi di sorbirsi sempre pasti a base di crocchette di pollo e riso allo zafferano. Dio è carità. Appunto. Il servo del Signore senza vigna non aveva ancora percorso un metro che gli si fece sotto l’estremo difensore granata, quello più giovane, il titolare. Irriconoscibile, pareva uscito da uno spot della telefonia mobile, forse le quattro sberle subite dalla Roma fascista gli avevano sottratto intesa e volontà, ma presto si capì tutto e anche di più: “Io percepisco un reddito annuo pari a un milione e mezzo di euro, mio cugino è un artigiano, non se la cava male, percepisce un reddito annuo pari a ottanta mila euro, com’è che siamo tassati allo stesso modo? Io dovrei essere toccato da una percentuale più elevata di tassazione”. La linea Maginot torinista espresse un concetto onesto e arguto ma il ceto elevato non apprezzò e per lui il cottolengo era cosa fatta. Il primo cittadino di una metropoli del nordovest era fermo col dito in bocca accanto alla stufa blù, il suo regno aveva investito di più contribuendo a far crescere l’economia, lui non voleva scucire a contribuzione del risanamento, nessuno gli aveva mai chiesto da dove provenivano o di chi erano e come erano stati utilizzati questi liquidi investiti nell’investire per fare muovere. Appena lo si seppe per lui il cottolengo era cosa fatta. Un gruppo di normali cittadini era intento a sparare sul capo dell’esecutivo, l’ultimo, quello a cui sta a cuore il conto pubblico. Il gruppo era reduce dalle grandi sparizioni di capitale effettuate ad hoc dai politici che affollavano la prima repubblica nonché dai condoni, dagli sconti e dai “ci penseremo poi” delle finanziarie partorite dal commercialista del penultimo capo dell’esecutivo. A nessuno di loro pareva venire in mente il fatto che se l’attuale manovra è salassante l’origine del tutto risiede in quei lontani anni 80 dove regnavano di fatto due economie, quella disastrata ordinaria e quella dei paradisi fiscali creati dai capitali sottratti all’economia ordinaria da parte dell’allora classe politica dirigente. Se attualmente rientrassero quelle cifre rubate da chi doveva amministrare il bene comune, con i relativi interessi, e si parla di milioni e milioni di euro, ecco che le finanziarie salasso non sarebbero mai venute a farci visita, seccatrici come delle vecchie zie, i soldi per incentivare le piccole e medie imprese abbonderebbero come il riso sulla bocca degli stupidi e solo ai truffatori recidivi verrebbe in mente di ordinare aumenti di capitale con soldi nominali, perché non ce ne sarebbe bisogno data la possibilità tra gli imprenditori di investire danaro concreto. Gli utili delle aziende poi, potrebbero essere re-investiti e distribuiti tra gli azionisti senza che tra queste due azioni venga a crearsi un dislivello a svantaggio della prima nei confronti della seconda. Ci si potrebbe permettere una politica per lo sviluppo senza andare a depredare il sociale, arrancando nel cercare di non offendere nessuno attraverso l’inutile demagogia, semplicemente perché ci sarebbe molto danaro disponibile e tutte le parti verrebbero accontentate. Al gruppo di normali cittadini era stato sottratto il senso dell’indignazione, come se non conoscessero la storia, come se il passato fosse stato riposto in solaio, come se tangentopoli fosse stato solamente un increscioso incidente dell’Italia repubblicana. E quindi zitti! E fermiamo questo scriteriato esecutivo preoccupato solo di risanare i conti pubblici, sti matti, ma non hanno nient’altro da fare che stare lì a fare bilanci, a rispettare parametri, ma non possono condonare e aumentarsi gli stipendi in busta paga come ai tempi delle finanziarie Tremonti oppure ladrare e capitalizzare all’estero come all’epoca del CAF (CraxiAndreottiForlani). Ecco che ragionando così per loro il cottolengo era cosa fatta.
“Mi scoppia il cervello con tutte ste chiacchiere, mi devo distrarre, farò un salto a teatro” rifletté ad altro volume vocale Padre Simon Pietro detto Andrea.
“Tra l’altro, stasera va in scena la prima della Turandot allestita dall’allievo di Giorgio de Lullo, mi hanno detto che è una roba sobria perché mancano i fondi dunque si è dovuto stringere la cinghia, presumo quindi che nessuno abbia guadagnato nulla neppure l’allievo di Giorgio de Lullo”.
Dopo quelle parole per il giovane sacerdote il cottolengo era cosa fatta.

Io credo risorgerò

In attualità on ottobre 12, 2006 at 10:09 am

… di conseguenza Soriano riferì in parlamento di volerla fare finita, la sua compagna lo aveva lasciato, prima per una mezz’oretta, poi per l’eternità, non era un uomo distrutto ma una distruzione di uomo. Andò a puttane. Si masticò l’intera Via Ormea, prima fece un tour per conoscerle allungando una caparra, poi diede l’allungo. Via Ormea era già sua. Svuotò lo scrigno deluso come un micio bagnato, saldò il conto alle imperatrici degli angoletti e degli incroci, indi per cui partorì la riflessione delle sei del pomeriggio, quella del dopo tè caldo: “Meglio con le battone che con le ragazze normali” pensò ad alta voce, uno sbirro passò di lì in quell’istante annuendo, l’esperto! Una vecchia testimone di Geova redarguì Soriano causa l’infausta riflessione. Era una ex prostituta battente nella Torino degli anni 50. Anche Macario l’aveva obliterata. Il burlone. Un dito in culo riportò Soriano al mondo della forma, si era appisolato ronfando come un ghiro nella seconda fila di una sala teatrale cittadina. Galeotto fu il dito e la materia che ivi vi giaceva. Lo spettacolo trattava di quote rosa, argomento scottante, roba da titolo in grassetto con allegato di articolo a tripla colonna. Messe in scena gradevole senza l’ausilio di chimicaglie o etilizie. Al termine di un ipotetico primo tempo dove il direttore di gara manda gli attori nei camerini a sorseggiare un tè caldo, si dà il via alla tavola tarlata e Soriano boffonchia il suo personalissimo tiraggio: “Amici, le quote rosa, una maggior presenza di donne in parlamento, il decreto sulle intercettazioni selvagge, gli asili nido, le notti bianche, i mondiali di calcio, gli indulti, in cornetti alla crema, le unioni di fatto e altre canzoni ancora, sono tutti specchietti per le allodole utilizzati dalla partitocrazia per tenere i cittadini lontani anni luce dalla conoscenza della cosa pubblica, dai veri crucci di stato. Non ha importanza se nei partiti o in parlamento ci si trovi più tra donne o tra uomini, i partiti dovrebbero sparire così come l’attivismo politico attraverso la partitocrazia poiché essa dai tempi delle grandi stragi di stato ha dimostrato la sua inaffidabilità, i suoi rapporti con i vertici della malavita, il suo benestare, foraggiare, finanziare, organizzare alcuni nuclei di stragismo nero per poi riversare la colpa su quello rosso, i suoi rapporti malsani col potere economico. Lo stato ci tiene lì, seduti sul divano ad ingrassare come capponi guardando La pupa e il secchione e conversando sul nulla, sui non problemi. La partitocrazia quando vuole censura, se le va incassa fondi illeciti, quando le gira e le gira spesso, affossa gli organi che su di lei dovrebbero vigilare come la magistratura. La partitocrazia svia e non focalizza, se è onesta viene tacciata dalla concussione, se non si fa corrompere viene tacciata e basta (vedi Di Pietro). Non affibiatemi dell’anarchico, amici, forse lo si è nel cervello che è più importante del cuore anche nelle questioni dove non è la logica a farla da padrona… ma che cosa stavamo dicendo? Benvenga un governo con tanto di parlamento, un governo dove i ministri sono unicamente dei tecnici esperti dell’argomento relativo al loro ministero, e il capo del governo è un magistrato, e così sia all’opposizione e così sia per il capo dello stato! E basta con la politica partitocratica, almeno nel paese del sole ha dimostrato banchi di nebbia. Mercì!” E rimise il culo su fila A, posto 14. All’uscita una signora sulla cinquantina che per l’intero primo tempo tentò di far suo Soriano svegliandolo con il galeotto dito lo rinnegò. Il pubblico non capì, si offese, povere muffe fedeli alle loro tessere di partito, una pattuglia di vigili urbani lasciò il traffico per pedinarlo sino a casa. Disgrazia volle che nell’attraversare C.so Massimo D’Azeglio Soriano non si accorse dell’arrivo spedito del tram n° 16, il giovanotto probabilmente aveva buttato l’occhio su qualche minorenne intenta ad andare a danzare al Cacao. Il tram coadiuviò Soriano verso il trapasso. Lo stato si era libearto dell’ennesimo rompicoglioni. E senza muovere un dito.

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