Giovan Bartolo Botta

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Calma davanti al palazzo

In attualità on dicembre 20, 2006 at 5:54 PM

La tua città è in serie B

C’era una volta il west avrebbe sussurato nella canna della sua pistola il mai dimenticato e domo Charles Bronson… ma a noi nulla ci frega del giustiziere che non prende sonno. A noi non ci frega nulla di nessuno, il niente che vince, ma bisogna sforzarsi altrimenti il manico di scopa che busserà alle nostre chiappe risulterà difficile da rimuovere una volta entrato. Il noi va in pensione, quella ancora da riformare, al suo posto ecco Timothy, nome classico, il primo che nelle favole per bambini salta per aria mentre nelle favole per adulti fa la parte del kebabbaro egiziano. Timothy non è uno sprovveduto, cerca l’informazione ma quella sta sempre altrove causa rinnovo dei contratti con l’editore. Non da solo. Quando la becchi è sporadica, centellinata, censurata, servile. Anche il giornalismo di cooperativa accetta bonifici caimani tarando l’informazione. Se l’informazione non va al mare Timothy non va in montagna con buona pace dell’informazione. Partendo dai fatti, quelli lì, da giornalismo non svolto sul campo perché non c’è campo Timothy trae le sue riflessioni… ma per riflettere bisogna cominciare da lontano, dal lontano vangelo secondo San Matteo… no! Non da così lontano, cazzo. Subalpia piemontese era la città natale di Timothy, tutto nacque lì, dalle arti alle mode, tutto andò via da lì, dalle arti alle mode. Rimase le Moli… antonelliane. Ci lasciarono la Grigia, fecero solo la compiacenza di accompagnare all’uscita i reali, ma questo fu un favore esteso all’intero paese, simpatizzanti monarchici compresi, non una gentilezza particolare nei riguardi di Subalpia piemontese. Timothy era stato generato in una città che sognava in grande… ma Dio, il caso, il destino (meno responsabilità a chi non si conosce o comprende) l’interesse economico e politico (ecco, così è chiaro) ridussero la città alla pari dell’Ajax di Amsterdam. I lanceri di Amsterdam, Dio che orgasmo, il calcio come l’arte, l’Ajax come Subalpia piemontese, ovvero un glorioso passato, una fucina di talenti e nuove proposte per il presente, un futuro grigio topo speso nella difesa del proprio anonimato, quest’ultimo generato dalla razzia che altri club calcistici europei economicamente potentissimi e politicamente despoti intrapresero ai danni del team olandese. Razzia di talenti ovviamente. Razzia di proposte ovviamente. Razzia di talenti e di proposte nate e cresciute nel vivaio Ajax ovviamente, di conseguenza autentici fuori classe vanto della città dei fiori – legali e non, una scuola straordinaria che insegnò ai giovani un nuovo modo di intendere il calcio, un calcio moderno, totale, svecchiato dalle pregiudiziali del catenaccio italico o del britannico W.M., emigrarono a fare le fortune dei vari team di Barcelona, Madrid, Milano, Monaco, Londra, Manchester, Glasgow e via decantando. Il talentuoso libero dell’Ajax fine anni 80 Danny Blind dinnanzi allo scempio aggiunse.. “Il mio Ajax fu una ventata d’ossigeno dopo gli anni bui che seguirono ai fasti del decennio anni 70, il nostro modo di stare in campo era una novità assoluta nel panorama calcistico di allora, avevamo assimilato e reinterpretato la lezione del maestro Cruyff. Una novità apprezzata e temuta. Ci eravamo fatti degli amici ma numerosi nemici, primi fra tutti quei vecchi senatori del calcio olandese, sanguisughe che non accettavano il tramonto del loro modo di intendere il pallone e di conseguenza il tramonto di loro stessi. La congiura fu interna. Molti ex calciatori non potevano accettare che il mio Ajax, mio e di Van Baasten, di Koemann, dei fratelli De Boer, di Bergkamp, di Jonk ecc. potessimo vincere più di loro, fecero pressioni sui dirigenti e sui media perché fossimo ceduti all’estero in modo che il calcio ad Amsterdam non potesse rinnovarsi e i vecchi maestri potessero ancora vivere di rendita. La verità è che noi riempivamo gli stadi più di quanto fecero loro in passato.” Subalpia piemontese come l’Ajax di Amsterdam, il teatro subalpino equiparato al calcio tulipano, le croste al comando, il vecchio che avanza, l’obsoleto come messaggio, gli intrighi di palazzo, le censure della stampa, gli sprechi di denaro e come sempre chi ci perde è l’arte, prigioniera di direttori artistici amici dei senatori della scena anni 50, pluristipendiati, romani o bauscia, magari che in precedenza si occpavano di compagnie aree o navali e con una vaga somiglianza per quel che concerne la cera con certi ex parlamentari indagati dai giudici nel bello e nel cattivo tempo. Timothy, nome classico da racconto di Dickens, magari dell’Epifania, era conscio che nella sua città c’è più gente che insegna teatro che non nella Londra di vittoriana memoria. Anche chi non è mai stato a teatro, insegna teatro, se non addirittura organizza stagioni teatrali stabili o instabili. Se gironzolando al Testaccio ogni cameriere che ti serve la limonata è in realtà un attore che attende di salire sul treno per la celebrità, a Subalpia ogni cameriere che ti serve la limonata, ogni carrozziere che ti cambia il parabrezza della vettura, ogni africano che ti riempie la dispensa di eroina tagliata male è in realtà un insegnante di teatro. Tutto il teatro possibile. A prezzi di denuncia. Laboratori sull’uso del dito anulare maschile nel culo di una tartaruga centenaria, laboratori sull’uso dei capelli lunghi all’interno di un concerto heavy metal, dizione e interpretazione, laboratori sul taglio del cordone ombelicale ad un neonato settemino. Cose che manco i pazzi! Interventi da codice penale. Compagnie nate da due ore, non hanno ancora terminato di firmare le carte dal notaio ma che già ti mandano email di loro eventuali prossimi laboratori sull’uso dell’abuso sul minore. A Subalpia viene tutelata l’esistenza dei cialtroni a teatro in modo che i grandi vecchi della scena possano sentirsi sicuri che sino all’età di centovent’anni se non anche da morti, soldi e progetti verranno affidati a loro. Tanti soldi. Troppi. Somme ingenti per progetti inutili, megalomani. Le fondazioni stabili e regie si fondono come una banca Intesa o banca San Paolo qualunque parlando un linguaggio che solo loro capiscono, fatto di cifre, soldi, somme, spartizioni e l’arte? Ci pensiamo domani. E il bilancio? In culo il bilancio… e allora forza! Tutti insieme! Romolo Valli, Giorgio De Lullo, Carlo D’Angelo, Tino Buazzelli, Gustavo Modena e altri artisti defunti, scendete anche voi dal cielo o venite su dall’oltretomba e sottoponete ai responsabili della cultura torinese con delega al teatro i vostri progetti, fate lavorare i vostri colleghi, Elsa Albani, Paolo Stoppa, Giacinta Pezzana, Rina Morelli ecc., più sono vecchi i progetti, più sono vecchi gli attori, meglio ancora se morti, meglio è. I progetti nulla hanno a che vedere con le terre natìe di Timothy? Perfetto! Magari ci scappa pure qualche provino fasullo, qualche casting tarocco in modo da ciucciare altri liquidi alla regione, anche se non ce n’è sarebbe bisogno dato che già sappiamo chi schiaffare nelle produzioni. Chi? Ma qualche attore in carrozzella o sul punto di morte che combatte per l’eutanasia come Welby o qualche allievo inamidato di Accademia. E se qualcuno rompe i coglioni…? Facile, lo spediamo ad Alessandria.
Chi ha ucciso Anna Politkovskaia?

Andrew c’era

In attualità on dicembre 14, 2006 at 6:04 PM

(dedicated to the original Mc Andrews)

Cuneo è la città. Nostrana. Maledetta benedetta cazzo di fottuta città, adorabile buco di culo manco fosse l’unico disponibile sulla cartina geografica del cazzo. Anche Cuneo ha il suo hinterland del cazzo… Borgo Gesso, Bombonina, Madonna delle Grazie, Madonna dell’Olmo, Cristo di una Madonna, Confreria, Passatore. Buchi di culo del cazzo ancora da sverginare, loculi da duemila anime per circoscrizione, formicai popolati da cicali, popolati si fa per scherzare. Non si tratta di luoghi dimenticati da Dio come verrebbe facile immaginarsi, anzi solo Dio gira in questi buchi neri del cazzo. Il campanilismo è la regola di vita accompagnato dall’arrivismo finto istruito del tipo che non puoi dare del Fontanellese a un fottuto Bovesano del cazzo benché le due località si trovino contigue a due scraci di saliva dal Cuneiforme. Ad Alba è diverso, comanda la Ferrero, hanno il tartufo tra le chiappe, brucia, li fa sentire dei milanesi del cazzo. Fossano è progressione, l’impronta nobile della famiglia Acaia la sentono ancora i Fossanesi… tra le chiappe. A Bra tutti lo sentono tra le chiappe. A Cherasco tengono pure l’arco di trionfo… bella inculata! Saluzzo e i suoi paggi (Caraglio e Dronero, Olio e Stalio, Chip e Chop) alzano la cresta ma ci sono solo froci e sindacalisti. Mondovì sta in Liguria praticamente e idealmente. Da Savigliano a Barge sono tutti cazzi del capoluogo subalpino! Cuneo è il paradiso, cazzo! E loro sul finire degli anni 90 ne sono stati gli angeli. Le loro gesta sono state udite sino a Bordighera o Diano Marina, anni luce di distanza, roba forte, quando gli angeli erano fuori dai metodi fordisti. I paesini fanno sorridere. E’ più semplice da quelle parti caricare la fica. Ci stanno le feste dei coscritti di leva. Salsicce e polenta. Nel paesino si è in pochi a girare, la bocciofila è la medesima dai tempi di Sonnino e Salandra, si nasce e si cresce insieme, i doposcuola si passano di fronte alla medesima piazza innanzi alla medesima chiesa. Esistono i gruppi. Il gruppo di quel paese, il gruppo di quell’altro paese e via cianciando. Tra i paesi è guerra fredda. Se una di San Chiaffredo perde la testa per uno di San Benigno si scatena la diatriba dei Montecchi e dei Capuleti senza che Sir William la decanti. Fermata del bus, bar Sport, sala da ballo di campagna, catechismo… quelli sono i punti cardinali di riferimento, impossibile perdersi. E il calcio? Real Passatore, Bombonina City, Pedona Football Club, roba da esaltati se stai in FiGC, se ti getti in CSI o in UISP è la bolgia turca.. amici dello Snack Football Club, Restrutturazioni Audisio Calcio, Pizzeria Il Culattaro Calcio, a confronto il volley è uno sport da maschi. La provincia è Granda. Cuneo è tanta. Diversa. I tamarri di Cuneo vecchia, i terroni del Donatello, gli albanesi di Corso Dante, la Monviso anni 60, i carcerati e gli zingari di Passatore, qualche negro qua e là. Niente gruppi. Bande! All’oratorio ci pisci e ci caghi fino alla terza media dopodiché era sala giochi, vasche del cazzo, fottute giostre di Piazza Vittorio se va bene, Piazza d’Armi se va di schifo. I pub non c’erano, e se c’erano non avevano mezze misure, frequentati solo o da finanzieri del cazzo o da finti anarco-comunisti con il conto in banca firmato dal papi. A confronto… non c’è confronto. Gli angeli li si poteva trovare unicamente alla Montagnola, anche in inverno preferivano l’aria fresca. I salutisti. Trinkavano birra friulana e ai tempi della lira viaggiavano sui tre pacchetti al giorno. Un’ultima sorsata di vino al cartoccio fresco di Megafresco e il bus delle 19.30 era già sotto i loro culi mai snelli mai efficienti. Destinazione Arena Paura ma senza eccessiva premura. Necessitava terminare le scorte di supermercato iniziate nel primo pomeriggio. La birreria sita vicino alla sala da ballo spalancava i battenti. Loro erano i migliori clienti, clienti modello, primi ad entrare, uscivano solo se minacciati. Lì, molti record sono stati polverizzati, orde di britannici obesi e incarogniti hanno subito l’umiliazione della vita. Anche il giorvita degli angeli cominciava a divenire partoriente ma i soldati continuavano a trattare il boccale come Pinocchio trattava la fata turchina. Erano in pochi ad arrendersi, il corpo esigeva liquido, se avanzava tempo si gettava l’occhio al “Passerame” ma si sa il tempo è tiranno e la femmina optava per il richiamo dell’uccello tamarro, quello che non beve. I più eroici facevano ritorno a piedi, vincendo le personali battaglie. Una su tutte si trova nei manuali di storia. Capodanno 1998, coscritti party di una Roata qualunque, vicino al paese della merda. Spesa effettuata, comandi a posto, partenza davanti al classico dei classici, il liceo classico. Gli angeli parevano “il branco”, le bave stavano alla bocca, sul bus a far da compagnia ai civili ci salironno con le spranghe e i bastoni. La loro seconda pelle, la prima non la portarono mai a casa. Posarono i piedi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il nervoso era alle stelle. Anche gli ormoni dei novellini. I più saggi continuarono a buttare giù. Tutto. Etilanza e sangue amaro. Ci fu chi alzò la voce, ci fu chi la alzò ancora di più, vinse chi la alzò ancora di più dicendo che era inutile alzare la voce. Uno dei novellini, quello mezzo astemio buono giusto per il cucciolone dieci morsi, ci diede giù di brutto con l’amica di vetro, picchiò un ritardato mentale che cantava motivetti cari ai suoi padri, finì la serata con un impianto sterero conficcato nella narice sinistra del naso. Il muscoloso gli praticò un cunnilingus scambiando il suo buco del culo per una fica sfondata. La ragazza grassa venne fatta ubriacare, se la passarono tutti, uno all’insaputa dell’altro. Tutti all’insaputa di lei. La ragazza magra venne palpeggiata da un suo ammiratore, ma la monta se la aggiudicò uno che non la poteva soffrire. Questo mondo che va alla rovescia… il momento dell’incontro scontro manco si trattasse di Mirco e Licia, ricordava alcuni movie cult anni 70, ma questo è un luogo comune, qualunque cretino farebbe un paragono simile, io preferisco Papa Ratzinger indi il loro incontro scontro ricordava l’incontro tra Joseph Ratzinger e Milingo. Le spranghe cominciarono a rendersi utili, i bastoni iniziarono il turno di lavoro. In novellini si fecero le cozze, gli altri violentarono le meno peggio, ci fu chi provò a mandarsi le fighe ma volò giù dalle scale. I saggi continuarono a bere e non smisero più neanche all’arrivo di Giovanale sul suo mezzo bianco, anche a costo di rimetterci le lenti… chi ha ucciso Anna Politkovskaia?

Questo calcio fa SKYfo

In in scena on dicembre 4, 2006 at 7:51 PM

Venerdì 8 dicembre, alle ore 21.30, in via Perrone 8b, nello spazio OTTOBI (vicino Porta Susa), a Torino

con Davide Capostagno e Giovan Bartolo Botta
testi di: Davide Capostagno e Giovan Bartolo Botta

improvvisazioni di Moggi Luciano e Giraudo Antonio

S p e t t a c o l o Questo calcio fa S K Y-fo e i mille petali dell’universo

Anna Politkovskaja ci aveva in qualche modo già avvertito: “Guardate che è tutto un inganno, si sono inventati lo scandalo sul calcio per tenervi lontani dai problemi reali del paese.” E noi, lì, fermi, zitti. Anna Politkovskaja ci aveva in qualche modo già avvertito: “Guardate che sono i conflitti di interesse il vero scandalo del calcio, non qualche arbitro corrotto o pesci piccoli della medesima risma”. E noi, lì, fermi, zitti. Anna Politkovskaja attualmente è impegnata altrove, noi invece siamo sempre qui, fermi, zitti.

Venerdì 8 dicembre 2006, alle ore 21.30, in via Perrone 8b, nello spazio OTTOBI
(vicino Porta Susa), a Torino

non ci sarà né indulto né amnistia per gli amici di Mastella chiunque essi siano.

i n g r e s s o l i b e r o

Sì… una famiglia

In attualità on dicembre 1, 2006 at 1:07 PM

Gigio, Manuel, Samuel, nomi moderni, ma cosa farfuglio moderni, contemporanei, giovanotti della provincia ospiti della città per mansioni universitarie, studenti a carico della famiglia, quella per bene, la sola, schiavi della moda, informatizzati oltre il midollo spinale, automuniti di serie, stesso alloggio, medesima corteccia, avevano un unico costante pensiero: la festa Erasmus del giovedì. Dopodiché veniva quella del venerdì. Il sabato, dopo onte di vasche e riflessioni sulle vetrine dei negozi ci si piazzava nella sala da ballo per le scuole medie, la domenica il sonno era perenne. Solo i nonni si recavano in chiesa, forse a domandare la grazia che un incidente d’auto accompagnasse i loro disastrosi nipoti nello spazio affidato agli ignavi, anche se i poverini la posizione la prendevano, eccome, e su molteplici argomenti: preferisci l’house o la commerciale? Ti faresti di più Serena o Loredana? Il pallone d’oro a Cannavaro o Buffon? Mangiamo dal cinese o dall’indiano? Grandi enigmi! Gli unici, e poi ci preoccupiamo se un giorno finirà l’acqua sul pianeta. Apriti cielo! Gli appelli si accumulavano uno sull’altro come i gradoni di uno Zigurat, gli esami venivano saltati meglio di come il convalescente presidente del Milan Calcio salta gli appuntamenti con la magistratura, Mommy e Daddy all’oscuro di tutto e un po’ firmavano assegni a spron battuto, orgogliosi dei loro studenti DAMS, i parenti più stretti elargivano pure qualche contante, nel frattempo la settimana risorgeva al canto del gallo, uno a caso, e i corsi riprendevano senza avere l’onore della loro presenza. ERANO DEI VERI BASTARDI SENZA RISPETTO! In compenso si dimostravano cani da tartufo verso la fica nelle feste ISEF al mercoledì. La sveglia suonava a mezzogiorno. A vuoto. Se ne riparlava alle 5.00 pm, pronti per l’aperitivo lungo, quello milanese. I pochi libri presenti nella loro casetta a due passi dalla struttura universitaria, in centro spaccato, avevano messo le gambe togliendo il disturbo. Un’amico per sbaglio dimenticò il quotidiano da loro dopo una notte all’insegna della bisboccia. Ci si pulirono il culo. Dopodiché shopping. Il lunedì sera fissi al cinema in compagnia di qualche sventola rimediata sul “lavoro”, le multisale ovviamente. Bisogna stare al passo coi tempi ovviamente. Film straripanti di porci effetti speciali ovviamente. Bisogna dimostrare alla femmina di essere dei duri ovviamente. Raramente gli amici facevano tappa in aula studio, ma quando giungevano si facevano rispettare. Andavano avanti alla media di una pausa ogni dieci minuti di studio, sigaretta, caffè, Gazzetta dello sport, baccaglio, pause eterne… si riposavano anche per gli altri. Sarebbero riusciti a distogliere dallo studio qualunque stakanovista Benedetto Croce compreso. Apprendo ora che i reati di Cesare Previti e Renato Squillante sono caduti in prescrizione, adesso sì che c’è da incazzarsi sul serio!!! Il paese in ginocchio e non c’è finanziaria che possa correggerlo a meno che… lo stato non sguinzagli i segugi a controllare l’universitario che ti combina. In un paese come il Belgio esiste questa sperimentazione. Periodo di sessione esami? Locali sbarrati. I pochi aperti sono riservati ai lavoratori. Devi esibire i documenti e se risulti essere uno studente universitario e il periodo è quello degli appelli fili a casa ad aprire i libri. Poi dopo gli esami alè… ritorno alle origini. In belgio funziona e nessuno studente si lamenta anzi.
Ma che cosa stavamo dicendo… e venne il tanto atteso giorno della laurea per Gigio, Manuel e Samuel. Erano trascorsi dieci anni tondi tondi dalla loro immatricolazione, il corso di laurea era un 3 + 2, si erano presi il loro tempo. Gli artisti! I preparativi erano stati degni delle nozze tra il Principe Carlo e Lady Diana Spencer, fuori dalla sala lauree c’erano tutti, ma proprio tutti, parenti ovunque sino alla settima generazione, erano giunti anche i parenti emigrati nelle Americhe ai tempi della corsa all’oro, per l’occasione anche i parenti defunti erano resuscitati. Il ristorante era già prenotato ma né Gigio né Manuel né Samuel si presentarono alla discussione della tesi. Numerose le chiamate a vuoto dei parenti sui loro cellulari. Risultavano staccati. Gli amici di tanti bagordi, omertosi come dei siciliani prima del maxi processo i quali sapevano preferirono rimanere a letto sino a tardi tanto per cambiare. I padri chiesero spiegazioni ai docenti mentre le madri e le nonne cominciarono a morire un po’ dentro. I docenti cortesemente informarono le famiglie che i loro pupilli avevano giusto sostenuto il test d’ingresso una decina d’anni fa superandolo a fatica, ma superandolo e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi l’oblio… e poi

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