Giovan Bartolo Botta

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Scelta di vista

In racconti o resoconti on settembre 1, 2007 at 2:58 PM

Pillo non era una persona felice. Era triste. Spento. La malinconia nella sua versione più originale. Nativo di Gramaia da Sierra, buco di poche anime nello stato brasiliano della Bahia, era giunto in Italia il giorno esatto in cui i magistrati incastrarono Mario Chiesa con le bustarelle tangentarie dentro il water closet. Era scuro di pelle come tutti i bahiani, ma al contrario dei suoi conterranei detestava la sua imbelle melanina marrone e gettava palate di drugia sulle mitologie contemporanee della sua avvincente terra. Odiava la musica di Caetano Veloso, roba da chirichetti beneducati per non parlare dell’intero movimento tropicalista, avanguardia da ballerine in tutu. La religione del Condomblé poi, con questo sostantivo orribile che la faceva somigliare ad una marca di cotolette di pollo surgelate era per lui una frottola colossale. Magia, stregoni, piccolo popolo, animali magici, voodoo, porcherie per individui sottosviluppati. Il mito di Salvador, il cantante e ex ministro del decaduto governo Lula, il morescho Gilberto Gil, non poteva scorgerlo manco in una fotografia in bianco e nero, Pillo odiava i negri e tutto quello che gostava di scuro, ergo odiava se stesso… se stesso sopra ogni cosa, ma non Dio, quello mai! Anche se il supremo l’aveva partorito scuro, non l’aveva lasciato privo di talento. Pillo sapeva fare del teatro. Non ho detto che amava fare del teatro, ma volente o nolente lo sapeva mettere su, era l’unica cosa che sapeva mettere su a parte le uova al tegamino, ma lo sapeva fare divinamente, tant’è che grazie a una borsa di studio conquistata attraverso l’egregia interpretazione del Guido Venzi di pirandelliana scrittura, aveva ottenuto un viaggio studio in Italia. Causale specializzazione. Salutò il Brasile con il dito medio alzato, lasciandosi alle spalle l’olezzo di negro e sognando nuovi orizzonti. Orizzonti bianchi. Cime di montagna. In quel di Subalpia. La capitale della scena nel paese della scema. Primo giorno nel paese del sole, il nostro amico ha già intrapreso su di se le tecniche stanislawskiane e grotowskiane per divenire il bianco perfetto. L’omino bianco. Cerca di pensare da uomo bianco, di comprendere la psicologia e le emozioni del viso pallido. Tiene le sue gonfie labbra da filoafricano il più possibile incavate dentro le gengive tanto da avere due sottilette nordiche poco sopra il mento. Gira con sulla testa una parrucca liscia e bionda per nascondere i suoi riccioletti crespi e scuri tipo peli di cazzo o carta vetro, tenta pure di tirare avanti l’addome per sembrare un tantino cicciotello come lo sono i bianchi. Desidera rinnegare per sempre quel fisico così perfetto che madre natura gli aveva riservato. Un dì un suo collega recitante gli sbatté in faccia, scherzando, il fatto che i neri tengono un organo sessuale tre volte più grosso di quello dei bianchi. Pillo la prende sul personale. La prende sul serio. Il giorno successivo si presenterà a lezione come il John Wayne Bobbit del ’93. Santo Dio, amico, che cosa hai combinato? Gli grida in faccia un collega durante la doccia poco dopo la lezione di danza classica. Una danza sovietica. Di razza bianca. Fatti i cazzi tuoi! Affitta una stamberga nel quartiere della Crocetta, il quartiere dei possidenti, lì il rischio di trovarsi qualche connazionale tra i piedi sarebbe stato nullo. Affitto salatissimo ma ne valeva la pena pur di non scorgere qualche spaccino colorato fra le vie. Unico neo, porta e pareti della stanza nonché l’intera mobilia sono marroni. Ormai completamente immerso nel nuovo stato fisico ed emotivo di uomo dell’antico regime ridipinge le pareti di bianco e dà fuoco ai mobili, porta compresa. Si fionda dalla svedese Ikea e acquista l’impossibile di un bianco impeccabile. Strasberg non sarebbe riuscito a fare di meglio o più danni, a seconda del punto di vista del lettore. A scuola l’insegnante di musica pretendeva da lui i ritmi sambodromi della sua patria. Lui esigeva di suonare il più austriaco e ariano pianoforte bianco che sostava impolverato in aula docenti. Detestava il samba. Solo gli schiavi e i caproni ballano il samba. Ritmo selvaggio. Lui era un bianco, anzi, un rosa, se lo ripeteva ogni mattina appena alzato davanti allo specchio per una ventina di volte a voce alta. Io sono un bianco! E lo specchio si rompeva in mille pezzi! Prese a giocare a calcio a otto in un team di circoscrizione. Il suo mister, un vecchio ex terzino destro dilettante, alcolizzato, frustrato e talmente bianco che sembrava morto, esigeva da lui i dribbling brasiliani. Pillo, fammi sognare, tu sei il nostro Pelé! Pelé?! Dio che merda, non me lo ripeta mai più, mister, Pelé era nero, tutt’al più Artur Cohimbra Zico che era decisamente bianco e molto meno bravo, ma ciò che conta è il colore della pelle. Ma Pillo, Zico non ha mai vinto nulla! Non mi interessa! E poi io voglio giocare in porta, in porta! Voglio essere bravo come il mio idolo! E chi è il tuo idolo? Gigi Buffon. Credevo Dida. No, Dida è negro e brasiliano. Ma anche tu lo sei, Pillo, sei negro e brasiliano. Vaffanculo, io sono bianco! Capito?! Bianco come la pelle di Cameron Diaz, e voglio essere come Buffon che è bello, ricco, realizzato, bianco, e fascio. Pillo si prese per la cosa pubblica. Quale è il partito politico più bianco, amici?, domandò ai suoi colleghi artisti e sinistri. Forza Italia. Bene, io vado con quelli! Ma Pillo, è una ciurma di corrotti, di ladri senza tempo e sono pure un tantino razzisti. Non mi frega, ciò che conta è che siano bianchi, non posso vederli i neri, rubano, spacciano, stuprano e nastano! Si mise a urlare come un bambino al quale hanno sottratto il ciuccio. Gli amici per calmarlo lo condussero al bar a gustare le specialità torinesi ma quando il ragazzo scorse sulla sua tavola, caffè Borghetti, cioccolata, bonnet e gianduiotti si imbestialì quanto Papa Luciani quando seppe dei casini combinati da Calvi con il Banco Ambrosiano. Almeno con panna questa maledetta cioccolata! A proposito di santo padre, adorava il fu pontefice! Così tedesco! Così ortodosso! Il ratiocinio della specie bianca. L’illuminismo che avanza a passi da gigante. E poi quell’abito così bianco, con quei portamenti così bianchi, e quella bibbia così bianca, con quelle omelie così bianche, e quei fedeli così bianchi, e piazza San Pietro così bianca, e il vaticano così bianco, e il seme lasciato dai sacerdoti dentro i loro seminaristi così bianco. Magnifico è natale. Qui a Subalpia a Natale nevica. In Brasile non nevica mai, Cristo! Viva la neve bianca, la bianca neve e Babbo Natale con la sua barba bianca e i regali bianchi e Gesù Bambino bianco con la vergine Maria talmente bianca che non ha neanche bisogno di accogliere il bianco seme per restare gravida, la stella cometa mai stata così bianca e il presepe bianco con il bue nero che venne ammazzato e gettato in un fosso e l’asinello azzurro che non c’entra un cazzo e San Giuseppe vestito di marrone che può fottersi insieme ai tre re magi che erano tre idioti neri ansiosi di farsi i chilometri in groppa a cammelli color caffèlatte disidratati pur di veder nascere un infante qualunque. Dio bono statevene a casa a vedere la messa di mezzanotte cantando Bianco Natale. Quell’anno a Subalpia non nevicò. A San Paolo sì. Pillo se la prese un po’ in saccoccia. Come Mika. Poi successe che arrivò il giorno del saggio di fine anno. Andava in scena l’Othello del bianchissimo William Shakespeare. La Gran Bretagna a ridosso del 500 non era ancora invasa da neri. Il regista che per sfortuna di Pillo era esterno, un nigeriano ex allievo di Eugerio Barbù negli anni 60, tale Memedè Diametè assegnò le parti. Pillo, il bianco, era pronto. Tu, Pillo, quest’anno hai lavorato molto bene, sei il migliore della classe, ergo farai il protagonista, sarai Othello, il moro di Venezia! Contento? Ma vaffanculo!

La guerra dei lombi

In racconti o resoconti on settembre 1, 2007 at 11:35 am

Giacomo era l’unico. In che senso? In nessun senso. Frequentava una scuola d’arte, una delle tante accademie di recitativo sorte in città sopra le macerie di ex indotti industriali venuti a galla durante il boom economico degli anni 80. Quello socialista. Non era un ragazzo qualunque, quel giovanotto. Speciale. Era dannatamente speciale. Perché? era un alieno forse? No. Un fantasma allora? Certo che no. L’ultimo discendente di un’antica civiltà scomparsa? Magari… E dunque perché era speciale, il germoglietto? Perché di cognome faceva Jona. Eh ‘sti cazzi! Come ‘eh ‘sti cazzi’, quando un individuo fa Jona di cognome, i casi sono due: o è ricco o è ebreo. E lui cos’era? Entrambe le cose, cazzo. Entrambe le fottutissime cose, era uno schifo di levita ultra miliardario e bianco. E con questo? Come sarebbe a dire “e con questo”? Lo sai quanto è dannatamente complicato al giorno d’oggi conquistare un’audizione per entrare in un’accademia d’arte? No. È naturale che tu non lo sappia, testa d’uovo, perché passi le tue inutili giornate a bere San Simone ai giardinetti masturbandoti di fronte alle scolaresche elementari. Eh, vacci piano con gli insulti, amico, sì, è vero che bevo, bevono tutti nel mio giro, anche gli astemi, e poi non è vero che mi tocco guardando le scolaresche elementari… quelli che guardo fanno già le medie, cristo! Va bene, senti, non mi interessa sapere a cosa ti ispiri quando intenti un orgasmo sul tuo corpo. Per me puoi anche toccarti mentre visualizzi l’Arlecchino di Ferruccio Soleri o… quella roba lì, ma ora stammi a sentire: dobbiamo sbarazzarci dell’ebreo, adesso! Subito! E perché mai? Perché è carico di danari ed è un raccomandato di merda. Anche mia figlia ha provato ad entrare in accademia ma non l’hanno accettata e vuoi sapere il perché? Perché? Perché è ispanica, Santa Maria Goretti, e io e mia moglie teniamo le pezze al conto. Dimmi, Gio, la chiami giustizia questa, eh? La chiami legalità? Dico, ma che ci sta a fare la guardia di finanza? Questa è porcheria, amico, le scuole di recitazione dovrebbero giudicare il tuo talento, il tuo talento, santa madre! E non da dove vieni e quanto è gonfio il tuo IBAN! Ma che ne sai tu che magari anche il ragazzo ebreo ne abbia, di talento? Cristo, Gio, usa il cervello almeno una volta nella tua stupida esistenza, segui il mio ragionamento. Ti ho appena detto che quel dannato verme è un levita, giusto? Giusto. Bene, ora dimmi tu l’hai letta la bibbia, vero? Sei andato al catechismo quando poppavi ancora il liquido bianco da tua madre che in seguito è divenuta tua moglie, sì? Sì. Perfetto, ora rispondimi! Non sono forse stati gli ebrei la causa dei mali sulla terra? Non sono forse loro che in passato hanno snobbato la parola del signore? Il supremo si manifestava e diceva loro non fate questo, non fate quell’altro, e loro di fronte a Dio sìsì, onnipotente, noi ti obbediremo perché tu sei l’altissimo, tu sei il creatore, tu sei l’onniscente e tutte quelle altre sviolinate che si dicono per adorare il cristo, così Dio se ne va a dormire tranquillo e una volta assopito loro tac gliela piazzano in Fringuellandia facendo tutto il contrario di quello che aveva raccomandato loro il signore. Giacevano con le donne degli altri popoli, adoravano i simulacri a forma di vacca. Quelli sono gli induisti, Jack. Taci e fammi finire! Voglio dire perché devi andare a infilare il tuo pesce nel giardino delle signore di altri popoli? Che ognuno si fotta le proprie mogli, no? Senti, amico, anche i romani hanno rubato le sabine e anche in quel caso è successo un putiferio! Vaffanculo, la Roma imperiale era una grande civiltà, i romani non erano quattro caproni campagnoli sodomiti che andavano in giro a convertire gli stolti, loro erano guerrieri, loro, non come ‘sti puzzoni circoncisi. Jack, guarda che anche il grande Cesare amava farsi trapanare le chiappe dai suoi consiglieri, inoltre aveva fama di essere un cacasotto, l’ha scritto anche Shakespeare. In più con la scusa dell’alta pedagogia l’imperatore faceva i ciuccetti ai pisellini dei ragazzini come Michael Jackson che è nero come noi. Michael Jackson è un gran fottuto che si è fatto colorare di bianco per rinnegare la sua gente e Cesare sarà stato anche un invertito ma almeno non si faceva raccomandare a teatro! Ma è naturale che non si facesse raccomandare a teatro, nella Roma imperiale il teatro stava in decadenza. Ah sì? Si preferiva il cinema? Fottiti, Jack, mi hai stufato, e va bene andiamo a far fuori quel maledetto sudicione ebraico e non ne parliamo più, ok? Ok, amico, qua la mano! Viva l’orgoglio della razza negra! Viva Martin Luther King! Lunga vita al teatro fisico! Perché proprio quello? Perché è quello più azzeccato per noi personaggi di colore, siamo meglio messi di quei flaccidi bianchi, indi facciamo il teatro fisico mentre loro fanno il teatro statico. In quel momento, non una ma due pantere della caramba bloccarono il passo ai giustizieri di colore. Quattro impettiti in divisa scesero dai mezzi con tanto di sfollagente.
Allora, cosa ci facciamo ancora in giro a quest’ora di notte? Siete in città per affari? Veramente noi non stavamo facendo nulla di male, agente, e vorrei far notare a lorsignori che sono appena le 16 del pomeriggio. Appunto. E l’immondizia si butta sempre prima delle 16 del pomeriggio. Grassa risata tra gli sbirri. Ma l’avete sentito, questo cioccolatino, parla come un lord inglese… e poi chi l’ha detto che sono le 4 del pomeriggio?, disse grintoso uno degli sbirri brandendo l’orologio a taschino di uno dei due negri regolandone il quadrante sulle ore 21. Io la gente come voi la odio, la detesto perché puzzate di caprone, bastardi negri e inoltre vi vantate di avere una minchia tanta, ma io non ci credo a ‘ste favole sulle bisce esagerate dei negri, sono chiacchiere messe in giro da negri e la vostra parola non vale quanto la parola di un bianco! Beh, possiamo verificare, collega… Tu! Tira giù i calzoni, nocciolina di budino. Veramente io… Obbedisci o ti fracasso il cranio contro un tronco d’ebano e getto la pappetta celebrale ai gatti randagi. Il colored tirò giù pantaloni e boxer. Anche il caramba si calò pantaloni e boxer. Ehi, avevate ragione voi, colleghi, questi colorati hanno un pisello veramente esagerato, osservate… il mio in confronto pare un lombrico impaurito e scommetto che il mio amico negretto non ce l’ha manco duro mentre il mio è in pieno tiro, sono molto molto molto offeso da tutto questo e adesso sarò costretto a prendermi la rivincita… lo sbirro si chinò davanti al muso nero e accolse in gola lo scettro del potere, non pompava con cattiveria ma con dolcezza. Non sembrava uno sbirro ma un operatore umanitario. Trattava quel tronco nero come se la stesse leccando a sua moglie, prese solo un fiato, come nel canto, per avvisare il nero di non venirgli in bocca altrimenti l’avrebbe sbattuto dentro per insulto al pubblico ufficiale. Il colorato fu costretto ad obbedire. Dopo un sapiente lavoro di bocca l’ufficiale si mise a carponi sul cofano della macchina pretendendo di essere montato come una giumenta. Avanti, sbattimelo dentro, bastardo, lo voglio sentire sino alla stomaco! Ma io veramente… fa come ti ha detto il mio superiore, non discutere o ti spariamo alle ginocchia. Oh sì, sì così avanti, monta monta, lurido cane, forza forza, sì ah, sì mi stai facendo godere come un pazzo, se tutte le volte che lo prendo in mezzadria godessi come adesso giuro che voterei comunista! Il tutore dei cittadini non eiaculò, no, esplose allagando di sperma la ruota anteriore della vettura. Sì tastò con l’indice il buco posteriore e notò che era asciutto. Bastardo, non sei venuto! Cosa? Non sei venuto! E colpì il nero con un cartone al mento. Questo vuol dire che non ti è piaciuto fare l’amore con me, non ti ha gustato schiaffarlo nel mio culo bianco e sodo. Cos’è, forse non ti piacciono gli uomini in divisa o sei anche tu uno di quei neri supponenti e razzisti che crede che i bianchi siano una razza ormai in estinzione e impotente? Ma io… Io un paio di palle. Lo sbirro gliele brancò stringendo. Perché non mi sei venuto nel samowar, animale! Forse voi africani siete abituati a penetrare le gazelle, beh, dovete adattarvi, qui siamo in europa e bisogna cambiare gusti, non potete pretendere di beccare qualche zebra girare libera per Subalpia a gambe larghe mentre aspetta le vostre grazie. In questo paese troverete ancora molti individui dalla pelle bianca, lindi, mariti fedeli che credono in Dio e nella famiglia, e così da sempre e lo sarà ancora per molto, non aspettatevi di venire qui a colonizzarci, sporchi babbuini. Tenete a cuccia i vostri serpenti e vedete di girare a largo dalle nostre donne o saranno cazzi enormi. Cosa credete che siamo degli stupidi noi bianchi? L’abbiamo capito benissimo che le nostre mogli e le nostre fidanzate preferiscono farsi sbattere da voi piuttosto che da noi. Mi sono spiegato? È stato chiarissimo, agente. Un luminare. Un novello Serpico. E dopo la giudiziosa morale di stampo cristiano i tutori dell’ordine sgommarono lasciando ai nostri amici un casco di banane. I due rimasero sbigottiti sul luogo dell’amplesso. Ok, Gio, dove eravamo rimasti? Certo che è intollerabile tutto questo razzismo verso la nostra gente. Hai ragione, Gio, non se ne può più, ma adesso… andiamo a far fuori quel maledetto bianco giudeo!

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