Ricordi Ginevra la prima volta che
Ti sussurai ti amo?
Fu anche l’unica.
No?
Immaginavo…
Hai sempre avuto una pessima memoria.
Infatti non hai fatto l’attrice.
Avevi talento.
Peccato per quella memoria.
Certo, avessi inalato meno,
la memoria si sarebbe conservata meglio,
anche l’avvocato,
non aveva memoria,
infatti
non si ricordava mai
di alzare lo stipendio ai suoi operai.
Permettimi di rinfrescartela…
la memoria.
Era il 1997
Cantonà si alzava già il colletto
Tu bazzicavi nei locali della costa,
qualsiasi costa,
costa quel che costa,
questa era gratis,
io ti vidi per caso
e ti amai per un mucchio di buone ragioni
la prima era perché aspettavi un bimbo
anche se non di mio seme
mi presentai a te pronunziando il fatidico verbo
anziché il mio nome
sarebbe stato meglio il nome
ma il mio nome è lungo
e tu non avevi pazienza
oltreché memoria
ti accasciasti sui divanetti del locale
ma la lingua nella tua cavità orale
non era la mia
ti sballavi sinteticamente
e io tracannavo come una spugna
come due spugne
tu ti drogavi per flasharti
io bevevo perché avevo sete
il primo amore non si scorda mai
meno male che tu fosti il terzo.
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Alle magistrali
In polverie o poesie on novembre 15, 2007 at 3:53 PMIndiffluenza
In polverie o poesie on novembre 15, 2007 at 3:39 PMPassi.
Ti sorrido.
Non mi guardi.
Allora sei orba.
Cosa dici?
Non capisco.
Non son degno di te?
Ecco adesso ho capito.
No… no, non è il caso che ripeti.
Hai ragione.
Mi reciderò la giugulare,
così da non poter più
trasformare in suoni
i miei pensieri
limiterò i danni
limiterò… li dimezzo un pochetto
mica sono Cossiga
lui sì che limitava
picconava
e tu sarai libera di giocare alla monta con l’uomo ragno
e di bramare colui che reputo il migliore dei supereroi
nulla è al passato
tutto si svolge qui ed ora
questo è il nostro palcoscenico
lui è rimasto il migliore dei supereroi
è anche i tuoi umori gli son rimasti sulla pelle
profuma di te
e io ti desidero talmente tanto
che se lui non fosse chi è
gli chiederei di scopare
ma lui è lui e io no
ed è per questo che non leggo più i fumetti.
Due ore prima
In polverie o poesie on novembre 14, 2007 at 3:38 PMDue ore prima.
Arrivo due ore prima.
Solo Fantozzi sarebbe arrivato prima.
Prima di me.
Lui sette ore prima.
Io due.
I tempi cambiano.
Inganno l’attesa ingannando me stesso.
Salto l’ostacolo.
Fuggo dal mio problema.
Il mio problema non è più un problema.
Eccolo che arriva.
È tornato ad essere un problema.
Anzi due.
È un bel problema.
Bellissima.
Se tutti i problemi fossero così…
Viva la vita pregna di problemi.
Si avvicina per salutarmi.
Sudorazione.
Mi saluta come saluterebbe un amico.
O forse meno.
O forse meno ancora.
Adesso i problemi sono tre.
Mani giunte.
Testa bassa.
Animo.
Comprendo di aver perso la battaglia.
Prima di avere ancora iniziato a combatterla.
Avrò perso una battaglia ma non la guerra.
Bacio un’altra.
Con la lingua.
Ecco…
Adesso ho perso la guerra.
Il ritorno dell’attore qualunque 61
In Un attore qualunque on novembre 8, 2007 at 1:49 PMMartedì 21 gennaio (compleanno di Giovan Bartolo) ore 7.30 la guardia di finanza irrompe negli uffici della sede principale del S.A.T. (Sindacato Attori Teatrali) in via Ovaldino Piotti, 133 a Subalpia. Vengono sequestrate 39 casse in resina della Papua Nuova Guinea contenenti una somma in contanti pari a 25 milioni di euro. Arrestato il segretario nazionale del sindacato, l’ex grande attore nonché ex direttore del Teatro Stabile della Valgardena, Wlader Latti Asburgi Marchetti in compagnia di una trentina di portaborse, sette paggi e diciannove galoppini. L’Asburgi Marchetti, sottoposto ad interrogatorio dai pm Giorgio Corso e Stega Santumana della procura di Subalpia, cede all’immediato cadendo in una vergognosa confessione. Trattasi di tangenti versate da potentissimi enti teatrali nazionali con il beneplacito di lobby, potere economico-industriale, gota della finanza, loggie nascoste, organizzazioni politiche, frange vaticane e servizi segreti deviati. Le indagini si allargano a macchia di oliva taggiasca, nel giro di pochi lassi gli avvisi di garanzia fioccheranno come la neve sul Cervino. In meno di un niente la procura di Subalpia assumerà le sembianze di un confessionale da duomo, nel quale eccellenti firme del grande palco, ansiose di evitare almeno l’onta della custodia cautelare, si recheranno a dare fiato alle trombe. A vuotare il vuotabile. A poco a poco il polipo prenderà forma grazie anche al sapiente lavoro dei magistrati i quali riusciranno ad organizzare in un’afflato di tempo uno speciale team di indagini a cui l’opinione pubblica piallerà il nome di “Pool Sipari Sbarrati”. Dai tempi mesozoici sottoposto a tagli di fondi sostanziosi, il mondo della scena, o almeno quello che contava all’interno del palazzo, rispondeva accapparandosi il favore dei sindacati, promettendo loro una cospicua percentuale sulla “esclusiva” assegnazione del budget stanziato dal ministero del tesoro, da spartirsi tra i soliti grossi nomi del teatro. I sindacati in cambio avrebbero fatto orecchie da mercante sulla mancata assegnazione di liquidi ai piccoli enti e alle minuscole associazioni culturali, ma non finisce qui come diceva il maestro Roberto Pregadio e vedi di pregare anche qualcun altro. Avrebbero anche evitato di sbraitare riguardo le vertenze sugli aumenti di stipendio degli attori scritturati. Ma le sorprese non sono finite. Un’ennesima percentuale sul totale dei fondi assegnati dal ministero ai potenti del teatro veniva poi girata in un secondo tempo dai potenti stessi ai partiti politici i quali grazie alla loro contiguità con le organizzazioni di disinformazione si premuravano a far sì che queste ultime creassero scompiglio all’interno dei teatri. Il suddetto scompiglio veniva messo su da bande e associazioni a delinquere assoldate apposta. Lo stato contro se stesso. L’accesso ai fondi veniva facilitato gabbando bandi e statuti a misura di tangente. Se lo statuto dell’ente teatrale figurava con la voce di associazione culturale ma l’accesso al fondo era ad esclusiva di s.p.a. non c’era problema. Bastava alzare il tiro della percentuale tangentifera per gabbare le regole del gioco. Tutto questo sistema portava inoltre ad ottenere discreti privilegi in materia fiscale per l’ente medesimo che risultava registrato all’erario sotto la voce sbagliata. Vennero sospese a tempo indeterminato le stagioni dei più acclamati cartelloni teatrali peninsulari, da Terentum a Palermidda, tutto ciò per far sì che le indagini potessero procedere senza intoppi. Attori scritturati e attori associati si trovarono in breve a condividere lo stesso marciapiede, a patire una fame simile dovuta perlopiù alla scomparsa dei riflettori sui loro eghi castigati. Naturale quanto un corvo che gracchia su di un piccione morto, i calcascena già famigerati estradarono all’estero per poter dare ancora voce ai loro talenti (e linfa ai loro bonifici), ma non fu una filastrocca per infanti rincoglioniti. In terra straniera erano dei signori nessuno e sopra ogni cosa: erano senza raccomandazione. Ahi, serva Italia…