Giovan Bartolo Botta

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Non ci ho dato titolo 6

In Un attore qualunque on novembre 30, 2008 at 8:40 PM

D.A.P. e G.A.D. Come Tim e Roth. Tom & Jerry. Wile & Coyote. Ciccio e Coione. Joe Smith Sam e Dinamite Bla. Topolino e Pippo. Tiepolino e Piciu. Gamba di legno e occhio di vetro. Ma con un differenziale. Anzi due. Non sono simpatici, e non fanno ridere manco per il ka. D.A.P. e G.A.D. viaggiano sempre in coppia. Paghi uno prendi tutto. Menage à trois. Son due bucci? Chi è la donna dei due? Chi incula chi? Nessuno incula nessuno, a parte te ovviamente. Disturbo da attacchi di panico con inserto di ansia generalizzato. Ve pure il supplemento? Hai voglia, dicesi ipocondria ma siccome sei un modello particolare, un cliente affezionato, eccoti in abbonamento una valanga di somatizzazioni corporee di origine psichica, un’enorme intoppo dei lavori sull’asse ipotalamo-ipofisi. La turba neurovegetativa del cazzo. Come se si trattasse di un ingorgo causa rifacimento carreggiata sulla Subalpia-Reggio di Calendula. Ma che è in concreto? La domanda è rivolta al punto di vista olistico o allopatico della scemenza medica? Allopatico. Beh… diciamo che per quanto riguarda il sapere della medicina tradizionale, Lei è matto. O per dirla in modo collegiale deficiatorio serotoninico. Volevo sapere anche il parere dell’olista. Olisticamente parlando Lei si trova lontano anni luce da una ottimale condizione omeostatica. Guardi che io ho fatto il Dams a Emilia, nasto di Cimino, e certe menate verbali non le mastico, quindi Doc, sia più chiaro o Le infilo il mignolo nel naso. Il medico lavorò di diaframma, e iniziò la blaterata: il suo equilibrio biologico è stato minato da un mutamento delle sue consuetudinarie abitudini alimentari che possono aver scatenato in Lei una reazione allergenica di origine spastica che potrebbe aver dato forma a tipologie di miceti e/o canditi che una volta preso possesso del suo apparato endocrino digerente hanno contribuito a minare attraverso un complesso sistema vasomotore… ma che fa? Mi tolga il mignolo dal naso! Vede, ragazzo, Lei non conosce nulla, non sa e sa di non sapere e non vuole imparare ed è meglio così, la medicina olistica ritiene che se Lei per esempio teneva l’abitudine di sbaffarsi numero 3 panini bresutto e provola al giorno, una volta sconvolta questa usanza anche il suo equilibrio epigastrico ne risulterà umiliato, ma non basta, siccome i saggi mandarini ci hanno sapientizzato lacerandoci i coglioni con la storia che l’essere umano è un unico compendio di plessi e non un agglomerato di apparati distinti, ecco che la mancanza di un equilibrio gastrico potrebbe nuocere al suo equilibrio psichico e scatenare in Lei ansia, panico, male ai piedi e prurito al culo. Ma non dica stronzate, dottore! È Lei che non mi vuole capire, ragazzo, olisticamente predicando il nostro complesso sistema istologico di nervi e gangli potrebbe aver trasmesso il disturbo biliare direttamente al apparato cardio-circolatiorio che a sua volta attraverso una complicata azione a macchio d’olio extra vergine d’oliva ha ridotto la funzionalità dell’intero sistema paese. Ma Lei è medico o un economista aziendologo politicante? Io sono naturopata con simpatie omeopatiche, mi ceda la mano che le fo il test delle intolleranze! Ma sono io che non tollero Lei. E allora vada a farsi rubare i soldi da un medico specialista che ti cura l’unghia perché capisce solo di dita ma già di mano non sa nulla, talmente è specializzato! Io invece sono erborista botanico, un po’ sinologo, amo Mao e Indira, odio Hollywood e tifo Bollywood. Sono 100 Euro. Le do cento schiaffi e il resto mancia. Ma caro Giovan Bartolo, posso darti del tu? Puoi darmi quello che vuoi ma giù le mani dal mio ginocchio! Caro, fino adesso ti sei fatto culatellare i sintomi. Sì, e allora? Grave errore. Noi omofloritopici naturopatici ignoriamo i sintomi e combattiamo le cause. Ma sedate qualcosa? Nada. Niet, sedare è da vigliacchi, il paziente deve vivere il sintomo, affrontarlo, carpirne la natura e sfancularne la causa. Ma almeno Lei naturopata conosce la causa dei miei disturbi? Non ne ho la più pallida idea ma possiamo andare per tentativi, adesso io Le do una soluzione fitoterapica per le emorroidi, 50 gocce di artiglio del furretto da ingerire dopo i pasti principali e vediamo se così Le passano i mal di testa e gli attacchi di panico. Ma che c’entrano le pustole al culo col mal di testa? Ma allora non mi ha capito, ho tenuto sermone a un sordo, io non sono un allopata che per il mal di testa ti schiaffa l’analgesico contro l’emicrania, io me ne fotto del sintomo… E ma io no, se permette. E allora si curi le emorroidi, e si ricordi che la causa di un sintomo è sempre lontana dal territorio dove il sintomo si sfoga. Ma che vuol dire, scusi. Niente, ma suona bene.

Non ci ho dato titolo 5

In Un attore qualunque on novembre 30, 2008 at 8:39 PM

Tutti noi abbiamo un patarino di cresima. Io ne ho addirittura due. Uno dei quali purtroppo è medico. Filai da lui. Non prima di aver occupato la degenza del pronto intervento 70 volte 7. I sintomi? Tutti. O meglio l’intera enciclopedia medica. Cefalaggine. Ma non ordinaria, anomala, palline, biglie, incudine nella crapa. Pseudoinfarti. Formiche rosse negli arti periferici. Mucosità in ogni dove, spasticamento visivo, gozzo alla pedemontana e altre hit dell’estate ’96. I camici bianchi espressero il loro verdetto come oracoli nelle tragicitià elleniche. Psicosomantico! Pardon? Lei è psicosomantico, si ingerisca le goccine e buona notte al secchio! Diedi una pacca sulle spalle all’internista e gli promisi una cartolina da Laigueglia: sole, mare e fantasia. Fu il padrino a basilarmi. Mi recai da lui con i diagnostici in zaino. Uno zaino gialloverde con etichetta nera. Anni ’80. Venti minuti di ciance: amore, lavoro, denaro, pareva il mago Otelma. La sua diagnosi ancora la si può scorgere sulla ruota di Palermidda. Tu sei psicosomantico. Con allegato di attacchi di strizza. Di paniko. Necessitavo goccine, e lui non si risparmiò di certo nel prescrivermele. Quando prescriveva mi guardava e sorrideva. Non sapevo il perché, quel che sapevo è che ho visto amiche curate da goccine. Stavanao bene. prima di ingerire le goccine. Ma il fatto era che io… non ci credevo, cioè adesso mi spiego. Il patarino mi bolla come somatizzatore deprimido. Ma cos’è sta deprimida? Non è una specie di tristezza, di disfiammellazione? Tipo quando ti va di cacca, ti gira storto, hai un amore non corrisposto o prendi un brutto voto a scuola? E la somatizzazione psichica che cacchio è? A me la cabesa fa un male crino! Gli attacchi di panico poi. Nemmeno li consideravo. Come fanno i castisti stronzi ai provini illudendo attori privi di raccomandazione. Non li considerano. Il patarino dispose il menù sul vassoio argentato del servizio da thé. Trenta gocce di delorazepan, una fiala neorinol (punture), tre compresse sarginor più quindici gocce elopram da 40ml. Il delorazepan era da moltiplicare per tre. Quindi le gocce balzavano da trenta a sessanta. Il pranzo è servito. E non c’è neppure Mengacci.

Non ci ho dato titolo 4

In Un attore qualunque on novembre 17, 2008 at 12:02 PM

Neanche il tempo di capire se quel team di controllori da mezzo pubblico pronti a stanare il prossimo era intento a colpire duro che mi imbecco in un’amica dei tempi che furono. E che non tornano più. Com’è, come non è, cazzi, mazzi di a, da, in, con, su, per, tra, fra e comincia a smenarmela con i soliti problemi mascherati da questioni esistenziali, ho le perdite, non so se dare il culo, mio fratello mi ha messo piena e non so se tenerlo, mio padre mi palpa e mio zio sta a guardare. La tranquilizzo perché non è uno zio autentico ma uno zio acquisito e di conseguenza la peccaminosità si riduce. Inizio a sentirmi strano. A non sentirmi. Tutto bene? Mi domanda. Ma non con interesse, con desiderio autentico di darti uno strappo in ambulatorio, no, durante l’apertura di bocca il suo pensiero è alle mestruazioni, al suo fottuto ciclo. Rifletto. Possibile che queste fanciulle siano sempre in ciclo? E tenetelo fermo, sto ciclo. Tenetelo a bada come fareste con il figlio piccolo e pestifero di vostra sorella. Che infatti sta già menopausando. Tutto bene? ripete senza pensare. Divento cianocifero. Ittoso. Come non mai. Neanche ai tempi delle tre pinte quotidiane. Non sudo. Bolsisco. La teenager paranoica si prende paura e anziché chiamare aiuto fugge, lasciandomi lì. Lo ammetto, lì, quasi in apparente fin di vita ma con l’uccello duro. Comincio a capire che lo scherzo si sta facendo pesante e retrocedo al triage e giù di registrazione. Questa volta per guadagnare tempo lasciai all’infermiere il portafoglio con tutto dentro. Quindi con solo documenti. Per sbaglio gli infilai in tasca pure la mancia come se si fosse trattato di uno stornello romano. Tra i primi documenti che il ragazzo chiappò ci fu il mio passaporto brasiliano. Scaduto. Grazie a quello avevo aggirato il servizio militare. Il figlio di puttana se ne accorse. Ci guardammo. Anche lui era brasiliano. L’avevo capito subito. Non da come parlava. Ma da come palpava. Cercò di sentirmi il polso. Ma sbagliò polso. Non afferrò né il destro né il sinistro. Ma il centro. Disturbi? Mi sembra di avere Dumbo sul torace. Prego? Ho Dumbo che caga sul mio sterno. Scusi? Ho un infarto, Dio fane! A quel punto scattò l’operazione intubatio. Mi monitorarono anche il più insulso pelo del pube. Altro giro, altre lastre. Come nei baracconi. Fu Blood Tapes in persona a farmi gli esami del sangue. Un efebo terapista biondiccio quasi albino mi stese in brandella. Si tolga tutto, ordinò. Mi tolsi anche la pelle pur di continuare a vivere. Pazienti gravi, alcuni già morti mi guardavano compatendomi. Eccolo il tossico figlio di puttana che da reitto diplomato viene a farsi curare a spese del contribuente. Bastardi pensai. Loro stavano passando a miglior vita con una media di sessantamila orgasmi più del sottoscritto. Mi rodeva. Un ciarlatano fiancheggiava un reverendo. Quest’ultimo era pronto ad impartire l’estrema unzione. Il vecchio cencio mi ridicolizzò. Mettiti l’anima in pace, figliolo, saranno solamente dolori intercostali. E giù a sbellicarsi come foche ammaestrate. Dopodiché il vecio morì. Il prete venne da me. vuoi dirmi qualcosa, ragazzo, qualcosa che ti turba, qualche peso sulla coscienza? Pussa via, e mi tastai i coglioni. Cambiai idea. Don Mauro, venga qui, ho peccato… Io sono Don Giorgio. Salesiano? No, gesuita! Ah, vecchio sporcaccione. Come si permette?! Tranquillo, Don, siamo tra buongustai, anche io mi sono ammazzato di seghe aspettando i bimbi uscire dalle elementari. Anche il prete morì. Alla destra di Dio padre onnipotente c’è sempre qualcuno. Alla mia destra anche. Qualcuno. O meglio qualcosa. Un signore che aspettava il trapianto di cuore, fiducioso, dal 1986. Giocava ancora Pileggi nel Barletta. Anche lui mi rise in faccia nonostante avesse un tubo spesso come un anaconda infilato nel giugulo. Saremo costretti a tenerla qui stanotte, sa… accertamenti. Solo stanotte? ribattei sfiduciato. Sì, solo stanotte, coglione, perché sono pronto a scommettere che gli ematici da qui al sorgere del sole prima che il gallo canti e Socrate abbia ingerito la cicuta, saranno ok. Scommessa vinta. Mi scusi, Doc, ma allora io che ci ho? Lei, attore dei miei stivali, ci ha il D.A.P…. E che è sto D.A.P.? Si mangia?

Non ci ho dato titolo 3

In Un attore qualunque on novembre 17, 2008 at 12:00 PM

Strette di manica. Pacchette sulle spalle. Spondilite anchilosante. Circonvallazione francese. I camici bianchi si congratularono con me quanto la giuria del festival cinematografico di Sponderville si congratulò in tempi di magliette strappate e giacche di pelle riverniciate con l’attore fobico-teatrale Grigno Scioscià per l’ennesima versione rallenty de “l’orto dei cavolfiori” di Anton Cistacov, il poeta botanico bielorusso. Ero sano come un pesce. Di più. Come un frutto di mare. Con scorzetta di limone. Potevo anche andare a fare in culo. Per loro. O essere servito in tavola a una famiglia di turisti tedeschi. O meglio ancora a gareggiare in lancio del giavello con il fuoriclasse miceneo Miskia Karikate. Esami del plasma da condirci una bratwurst. L’astra cranica regolare. Raggi toracici al dente più di una tortillata aglio e olio… ECG holtr (una specie di timbra ticket per parcheggiatori abusivi atta a pedinare il movimento del muscolo cardiaco” grandiosa, nonostante il mio cratere lavico dovuto a un’operazione al corazon in data 1995. Risonatura magnetizzante encefalobasale negativa più di un centravanti granata non pervenuto. Ero that’s alright sia nella materia grigia che in quella nera che in quella bianca che in quella mista se ce ne fosse stato bisogno. Insomma mi diedero un emerito pedatone là dove il sole fatica a dire la sua e mi consigliarono di farmi più seghe. Io stavo bene. Per loro. Per il servizio sanitario nazionale. Ma il mio feedback parlava un’altra lingua. Sentivo le incudini del peggior nemico di He-Man falcidiarmi le tempie. Le palline da tennis di Martina Navratilova erano adagiate allo cipite senza manco scusarsi per il disturbo. Sudavo né freddo né calorifico. Due negazioni per un’affermazione. Sudavo più dell’Etna e di Pompeij messe insieme. Se ci fosse stato Tacito ne avrebbe annotato le gesta. Meno male che non diedi orecchio al consiglio degli OTA di smenarmi l’uccello con maggior vigore altrimenti avrei fatto la figura del ipoparatiroideo. O iper meglio ancora… insomma, ero da gettare come un preservativo usato davanti al portone di un cimitero di un paesino del Menga.

Non ci ho dato titolo 2

In Un attore qualunque on novembre 3, 2008 at 3:46 PM

“Sa, Signor Trotta”
“Botta.”
“Eh?”
“Botta, io mi chiamo Botta, non c’è nessun Trotta in questa sala degenza.”
“Errore, io fo Trotta di cognome.”, disse l’ivoriano in camice bianco.
“Sa, Signor Dotta, anche la mia primigenia si diletta di ‘ste ciarlatanate, teatro e simili, io non ci capisco nulla, ma l’ho vista sul palco un par de anni fa.”
“Very interesting.” Replicai in lingua con un occhio al monitoraggio cardiaco e una mano sui cuchet.
“Già, interessante.” (E intanto sbadigliava come un Eldoleo dell’El Dorado).
“Mi pare fosse il saggio di diploma dell’accademia di danza… qualcosa come Il lago dei paperi o delle anatre.”
“Magari dei cigni.”
“Dio di una madonna, giusto! Dei cigni… Beh, comunque sempre pennuti sono.”
“Sì, si nutrono di granaglie.”
“Dottore, anche gli struzzi sono pennuti, no?”
“Fottiti, Sam e lasciami continuare con il paziente, Le stavo dicendo, Signor Bolla, che mia figlia mi ha confessato di voler entrare alla scuola di arte lì, sul quinto canale, quella presentata da quella donna bionda con l’uccello fra le coscie e il marito piduista, ecco, mi chiedevo essendo Lei dell’ambiente, non potrebbe… ci siamo capiti, no?” E giù a strizzarmi l’occhio. Mi diede pure un buffetto.
“Dottor Pascutti, io non faccio televisione, io sono un teatrante.” Ci fu un lungo silenzio. Desolazione eterna. Un’aroma di deserto. Il dottore mi spedì all’RX toracico senza degnarmi più del nulla, il suo sguardo si fece torvo, severo… i suoi movimenti frenetici, sostenuti, come se si fosse sentito per il bavero. Al termine della visita lo ringraziai. Di cuore. Non rispose. Tra l’aula degenza e la sala radionica vi era lo spazio di un corridoio infinito e tubolare. Riflettei sulla commedia dell’arte. In fondo io nella vita non sapevo fare altro che il ciarlatano. Lazzi, scoregge, rutti, queste le cose a me care. Riuscirò ancora a metterle in pratica? Non ebbi il tempo di soprassedere sui miei che il portatile trillò.
“Ciao Bartolo Botta, come va? Sono il regista, senti ci sarebbe bisogno di te per una parte nel…” Riattaccai. Il teatro è tutto nella vita di una persona. Ma per farlo bisogna essere vivi.
Giunse la mia compagna di gran carriera. Chiese di me. La mandarono da un altro. Dopo un’oretta circa capì che quel cinquantenne itterico con un occhio di vetro non potevo essere io. In ogni caso l’abbracciai e mi misi a piangere come un infante. Tra un dai e vai il mio pensiero era giunto a prendere seriamente in considerazione l’aldilà. Fottuto pensiero, pensai. Tirare le cuoia prima del mio vecchio poi… tutto ciò non era assolutamente credibile, nemmeno nella più stupida delle situazioni stanislavskiane. Se io fossi deceduto, mio padre si sarebbe autodeceduto a sua volta dal dispiacere e noi saremmo divenuti una famiglia deceduta essendo rimasti gli ultimi esemplari della “gens Botta”. Tremolavo, mai amai la vita come in quei fottuti istanti e tentai di rimanerci attaccato con i denti quanto un pitbull alla giugula di un rottweiler. La vita, ma prima di tutto la vita sul palco che poi per me era l’unica vita possibile. Sarei stato ancora in grado di eseguire quelle capovolte e quei monologhi da ascensore di palazzo di finanza? Fu l’ultima delle riflessioni dopodiché persi conoscenza mettendomi nelle mani dei miei santi creditori.

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