Mi balzò sull’osso frontale il musical del 2007 “Buccetti alla guerra di Troia”. Feci la sciolta. Intento a concretizzare le tecniche di combattimento giudoka del prode Odisseo sul castigatore di cuori solubili Mister Paride, calibrai male il tempo di riplano e franai il templare sinistro sul plexiglas. Al termine dello spettacolo anziché fiondarmi in day hospital “ancora non ero un ospitalfly” per accertamenti come saggiamente fece Papa Ratzinger quando era ancora precettore del santo uffizio, feci un giro in quel di Via Ascani. A bermi un caffè corretto al limone. Fitoterapia per il mal di testa. Che cazzata! Forse che i miei disturbi sono pronipoti di quella cascata? Chiesi il parere alla mia ex fiamma laureanda in medicamento. “Hai fatto i radiografici?” “Certo, cara, erano negativi.” “Tutti?” “Sì, tutti. E anche qualcuno in più, te lo posso garantire, tac, tic, toc, tuc, risonanza magnetica e encafelogramma, tutto lindo!” “Allora sei okay.” “Ma io non mi sento sano come il pesce manco per gioco, sono a pezzi.” “Se gli esami erano regolari, vuol dire che i malanni stanno nella tua testa, sei psicosemantico!” Riattaccai la cornetta. Pensandoci, la preferivo in verticale, quella mia ex fiamma… Psicosemantico, quanto mi sarebbe toccato risentirmi sto stornello da urbe nel padiglione auricolare. Uscivo, mettevo il naso fuori dal confine domestico e praticamente anche gli sconosciuti con un colpo d’occhio mi fermavano dicendomi “Lei, signore, è psicosemantico, ingolli le fiale.” Ancora brincavo qualche manuale ma niente più teatrume. Pagine medicinali, anatomia, fisiologia, endocrinologia, istologia e altri ia. Tra un ia e un i-o colsi il jolly. Trattato completo di osteopatia craniosacrale e altri pacciocchi sui tessuti molli. Alla voce manipolazione del cranio stava scritto: Una lesione osteopatica sfugge all’occhio della radiografia. Orgasmai, venni letteralmente sulle pagine di quel manuale manco fosse un fotoromanzo erotico. Ecco la bibbia, e quegli idioti in camice bianco mi avevano bollato come pissulin. Un malato immaginario che pensa di possedere il glabbro di John Holmes ma che di lui ci ha solo le basette. Scesi in strada, bloccai il primo taxi con la forza del pensiero. “All’ospedale più lontano, veloce!” “Ma ce n’è uno dietro l’angolo…” “Lì non posso più andare. Hanno la mia taglia, 50 mila euro per l’internista che non mi compila il triage e mi ricovera direttamente alle docce fredde nel semiterrato di psichiatria.” Diedi la mancia al tassinaro, tipica abitudine dell’urbe e mi fiondai al pronto. “Di nuovo qui, Lei. Tolga il disturbo! Qui c’è gente che sta male per davvero.” In effetti il tizio non menava il bull per l’aia in corsia transitavano casi disperati e la mia maledetta cinesi me ne fece sentire i sintomi. Non mi diedi per vinto. Se Ayrton Senna nel ’88 arrivò al traguardo con la sola seconda, io potevo parlare col medico. Minaccai di recitare i versi del tasso baroccamente se non mi avessero portato nello studio del primario a tempo zero. Gli infermieri sono soliti idolatrare Vasco, mai avrebbero sopportato barocchismi indi fu il medico a venire da me. Non dovetti scomodarmi. “Signor Giovanni Bartolomeo, deve smetterla di dare fastidio in pronto soccorso, adesso chiuderemo un occhio, due occhi, ma alla prossima vez la si chiama lamadama.” “Ascolti dottore, credo di aver compreso la natura dei miei disturbi. Ho una lesione osteopatica!!!” In sala vi furono trenta minuti di silenzio. Medico ed infermieri rimasero fermi come statuette di merda. Al minuto trentuno si udì un risolino che si fece risata che si fece sganascio che si fece ghigno che si fece sbellico. Lo sbellico sberleffo lo sberleffo gogliardata. L’infermiere mi allungò la camicia di forza e un bicchierino in vetro con disciolte 103 gocce di ansiolin. Anche i degenti mi risero in faccia. Soprattutto uno, in fin di vita, alla verbata lesione osteopatica si fece una unta sbertucciata dopodicché esalò con il tubo dell’ossigeno nell’uscio sbagliato. Il primario mi abbracciò, mi cacciò un biglietto da 100 nella tasca dei calzoni. “Lesione osteopatica, eh… devo chiederti scusa, ragazzo, tu sei il miglior attore comico dai tempi di Jerry Lewis.”
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Non ci ho dato titolo 9
In Un attore qualunque on luglio 20, 2009 at 2:43 PMNumero QuizQuiz, quella che non salda l’altrui sgobbata, stava lavorandosi il traverso del suo guascone. Quel di Francia. Si era scordata di calare il sipario avvolgibile così piombai in stanza senza premere di maniglia. “Sentite, forse che potrei essere affetto da tampone sinusoidale cronico?” “Santa Maria da Ripetta! Giò, non hai un minimo di rispetto, di tatto, non vedi che sto cercando di farlo venire? Credi che siano sforzi semplici? Vuoi provare tu?!” “Effettivamente noto che sta avvenendo la monta finale ma a me pare di avere la polio, voi pensate a venire, ma io ho paura di andare…” “Ma se la polio è stata debellata decenni or sono da Gregorio Magno.” Il guascone e il suo randello se la ridevano prendendosi beffe del nostro dialogo degno del peggior Beckett. Ma non vi era nulla di assurdo. La mia ipocondria era assolutamente reale. Anzi, veniva prima lei di me, era in me. Li lascai continuare i loro giochini erotici in santa pace con tanto di benedizione papista, non pensai manco di origliare, quando hai paura della malattia, tutte le altre passioni si azzerano compresa quella del palcoscenico. Non mi pareva vero un tempo di essere stato attore professionista, di aver calcato la scena e compilato patturnie ENPALS, stentavo a credere che quelle pratiche CUD fossero le mie. Rileggendo i testi che qualche buon diavolo mi pregava di mandare a memoria per compiacere il pubblico di Subalpia, quasi le lacrime non sentivano freno. Anche la mia articolazione temporo mandibolabra non era più vispa teresa come ai bei tempi. Pareva incrostata, i muscoli tiravano come la corda quando viene manipolata dai bambocci dell’oratorio che si dilettano allo sparviero. Il mio diaframma poi, compagno di mille battaglie, repliche, mattiné, pomeridié e altre ritmate pareva ormai essere passato dalla parte del nemico. Un diaframma a strisce bianconere. Limpai la fialetta dell’elopram e cominciai a discorrerci insieme…