Giovan Bartolo Botta

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Quando eravamo dilettanti – Il tamarro è di scena

In racconti o resoconti on settembre 1, 2009 at 10:52 am

Se la blagava di essere stato l’allievo prediletto del grande maestro del teatro nostrano Orivieto Pentecostale. Il pedagogo ideatore del metodo plagico. Blaterava, blaterava, blaterava. Predicava, predicava, predicava. Moniti, moniti, moniti, peggio del capo dello stato. Pareva un capo di stato. Di centro stato. Uno stato militare però. Io qui, io là, io su, io giù, e bisogna sacrificarsi perché… e io durante le prove ho visto la madonna… il maestro mi è comparso in sogno e mi ha sussurato… le allieve pendevano dalle sue labbra, gli allievi omosessuali poi avevano già l’umettume per l’eccitazione. Pendevano o fingevano di pendere perché il gioco non è mai sincero. Lui parlava di cose che non conosceva o se le conosceva, le gonfiava a dismisura ma quel che salta all’occhio è che non era veramente interessato a dircele, a trasmettercele, cercava più che altro di darsi un po’ di tono per fare colpo su qualche ragazzina debole di cuore e credulona. Dall’altra parte però nessun allievo era veramente interessato alle sue stronzate. La si cercava di stare assorti e di prestare orecchio senza sbadigliargli in faccia poiché forse avendo lui due grucce di potere chissà… un giorno potrebbe scritturarmi e via dicendo… Comunque il grado di finta attenzione era elevato e se lui avesse ordinato agli allievi di cacarsi nei calzoni adorando satana loro di sicuro ci sarebbero stati. Io ero concentrato sul mio boccale di staffa dei monaci belga. “Che maleducato che sei, Tom ci sta elargendo perle di saggezza teatrale”, mi rimproverò una collega. “Pirle di saggezza semmai”, la collega mi diede del presuntuoso, io cavallerescamente mi tenni l’insulto anche se di primo acchito avrei desiderato sfondarle il cranio sul tavolino dei salatini. Le allieve tenevano già le gonne sollevate, e che gonne ma Tom mi puzzava di buseggio. Poco male per lui, il corso era pregno di attori gay. Per la cronaca, Tom diceva di essere stato a fianco del maestro Orivieto per una decina di anni, gli ultimi della vita del maestro, dal ’94 al 2004. Nel ’94 il grande Orivieto entrò in coma e ci rimase sino al 2003, anno in cui raggiunse Cristo in cielo, senza aver mai ripreso conoscenza. E bravo Tom!

Quando eravamo dilettanti – Il guru copertone

In racconti o resoconti on settembre 1, 2009 at 10:36 am

Un tizio nero, color cimurro, teneva un laboratorio spettacolo in quel di Tiburti Novella. Non un nero qualunque. Il nero borruto Malouda Bebé Sankò Pinupà. Detto Pinuccio. Molto laboratorio, poco spettacolo, l’ideale per mettere alla prova le somatoformie nevrotiche di Barabba. Barabba l’isterico, il patofobico, l’ansioso, un buon ex-interprete, nemico giurato di conciaossa e affini! Un gran fottuto, quel Barabba. Africa Bambata non faceva sconti. Cavallina, acrobatica, biglie, bastoni, palle chiodate, presine e altri giocattoli di quella risma. Più che teatro un allenamento degno dei gladiatori romani. Esercizi massacranti, tortura del corpo e dulcis in fundo fottitura del cervello ma di teatro non se ne vedeva un ghello all’orizzonte della Tiburtina commerciale. “Senti, negher, quand’è che ci fai salire sul palcoscenico?” concluse così un’aspirante attore del canton Ticino svizzero. Mama Africa brancò una berla di cane che stava lì nei paraggi, una merda a pallini che dimostrava la stitichezza del povero animale. “Ecco cosa siete, non siete meglio di questo stronzo!” sbraitò il maestro senza compassione, “comincerete a recitare versi quando supererete il livello dello sterco e adesso alla cavallina, sacchi di merda!” Pagare trecento pippi questo workshop teatrale era il prezzo giusto per sentirsi umiliare un po’. Sano, malato, in forma o fuori forma, a Subalpia come ad Urbe rischi sempre di beccare la stessa musica, la solfa, il motivetto della buonanotte. Cialtroni! Una ragazza aveva un sogno nel ripostiglio. Dominare la scena. Anche lei prese parte al laboratorio. Aveva del talento. Il maestro la umiliò di fronte al resto della classe. La mortificò. Le sibillò in faccia con le sue labbra simili a canotti per profughi che il teatro è sacrificio. Sofferenza, peggio della via della salvezza buddhista, la fece sentire alta come una lilipuziana per il solo fatto che desiderava fare l’attrice. La convinse a venire a letto con lui e a provare il suo cazzone nero come prima prova di coraggio nel lasciarsi andare. Un’attrice deve lasciarsi andare altrimenti è un’animatrice. Gli fece una colata di seme mondiale! Colò più seme di quanto lo stato colò il cemento per costruire gli stadi di Italia ’90. Non le venne solo in utero perché non voleva bastardi fra le scattole. Ecco, il maestro. Durante le lezioni all’attrice il guru richiese esercizi fisici complicatissimi, la ragazza fiutando il pericolo cercò di glissare simulando un’ascesso al dente ma fu vano, il maestro le spalancò le fauci con la forza e la sedò con novanta gocce di lorazepam, un potentissimo ansiolitico che farebbe fuori una mandria di bufali infuriati, la bimba poté così recarsi alle pertiche ma l’eccessiva dose di medicinale le fece perdere l’equilibrio e… il referto radiografico fu esplicito, lussazione delle vertebre lombari, frattura delle cervecali… la tetraplegia fu cosa fatta, la carrozzina pure. Il mondo aveva perso un’attrice di grande spessore, la nuova Lilla Brignone.

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