Giovan Bartolo Botta

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Un attore qualunque – saga ipocondriaca 3

In Un attore qualunque on febbraio 14, 2013 at 12:10 PM

Strette di manica. Pacchette sulle spalle. Spondilite anchilosante. Circonvallazione francese. I camici bianchi si congratularono con me quanto la giuria del festival cinematografico di Sponderville si congratulò in tempi di magliette strappate e giacche di pelle riverniciate con l’attore fobico-teatrale Grigno Scioscià per l’ennesima versione rallenty de “l’orto dei cavolfiori” di Anton Cistacov, il poeta botanico bielorusso. Ero sano come un pesce. Di più. Come un frutto di mare. Con scorzetta di limone. Potevo anche andare a fare in culo. Per loro. O essere servito in tavola a una famiglia di turisti tedeschi. O meglio ancora a gareggiare in lancio del giavello con il fuoriclasse miceneo Miskia Karikate. Esami del plasma da condirci una bratwurst. L’astra cranica regolare. Raggi toracici al dente più di una tortillata aglio e olio… ECG holtr (una specie di timbra ticket per parcheggiatori abusivi atta a pedinare il movimento del muscolo cardiaco” grandiosa, nonostante il mio cratere lavico dovuto a un’operazione al corazon in data 1995. Risonatura magnetizzante encefalobasale negativa più di un centravanti granata non pervenuto. Ero that’s alright sia nella materia grigia che in quella nera che in quella bianca che in quella mista se ce ne fosse stato bisogno. Insomma mi diedero un emerito pedatone là dove il sole fatica a dire la sua e mi consigliarono di farmi più seghe. Io stavo bene. Per loro. Per il servizio sanitario nazionale. Ma il mio feedback parlava un’altra lingua. Sentivo le incudini del peggior nemico di He-Man falcidiarmi le tempie. Le palline da tennis di Martina Navratilova erano adagiate allo cipite senza manco scusarsi per il disturbo. Sudavo né freddo né calorifico. Due negazioni per un’affermazione. Sudavo più dell’Etna e di Pompeij messe insieme. Se ci fosse stato Tacito ne avrebbe annotato le gesta. Meno male che non diedi orecchio al consiglio degli OTA di smenarmi l’uccello con maggior vigore altrimenti avrei fatto la figura del ipoparatiroideo. O iper meglio ancora… insomma, ero da gettare come un preservativo usato davanti al portone di un cimitero di un paesino del Menga.

[spingi qua per arrivare al punto di partenza!]

Qualcuno votava 5 stelle

In teatro on febbraio 9, 2013 at 1:48 PM

Qualcuno votava 5 stelle

Qualcuno votava 5 stelle perché Grillo garantiva.
Qualcuno votava 5 stelle perché te la do io l’america.
Qualcuno votava 5 stelle perché te lo do io il Brasile.
Qualcuno votava 5 stelle perché era di Genova.
Qualcuno votava 5 stelle perché ingollava yogurt.
Qualcuno votava 5 stelle perché era populista.
Qualcuno votava 5 stelle perché era demagogo.
Qualcuno votava 5 stelle perché era qualunquista.
Qualcuno votava 5 stelle perché si sentiva antipolitico.
Qualcuno votava 5 stelle perché sapeva contare solo fino a 5.
Qualcuno votava 5 stelle perché odiava i partiti.
Qualcuno votava 5 stelle perché li amava troppo.
Qualcuno votava 5 stelle perché Casaleggio è rettiliano.
Qualcuno votava 5 stelle nonostante Casaleggio fosse rettiliano.
Qualcuno votava 5 stelle per potersi impegnare in prima persona.
Qualcuno votava 5 stelle per potersi impegnare in seconda persona.
Qualcuno votava 5 stelle per potersi impegnare in terza persona.
Qualcuno votava 5 stelle per poter tornare ad essere una persona.
Qualcuno votava 5 stelle perché le discariche lo esigevano, i termovalorizzatori lo esigevano, le centrali nucleari lo esigevano, le scie chimiche lo esigevano, il signoraggio bancario lo esigeva, lo esigevano tutti…
Qualcuno votava 5 stelle perché Grillo è un bravo comico.
Qualcuno votava 5 stelle perché Martufello non è un bravo comico.
Qualcuno votava 5 stelle perché prima, ma prima prima, non votava.
Qualcuno votava 5 stelle perché non credeva alle profezie Maya.
Qualcuno votava 5 stelle perché ci credeva troppo.
Qualcuno votava 5 stelle per trascendere la banalità.
Qualcuno votava 5 stelle per gabbare la noia.
Qualcuno votava 5 stelle per fottere la prassi.
Qualcuno votava 5 stelle per rimorchiare nei locali notturni.
Qualcuno votava 5 stelle per rifarsi una verginità politica.
Qualcuno votava 5 stelle per evitare di finire in analisi.
Qualcuno votava 5 stelle perché Berlusconi, D’Alema, Veltroni, Bersani, Franceschini, Bertinotti, La Russa, Verdini, Fini, Cicchitto, Gasparri, Previti, Schifani, Bossi, Maroni, Calderoli ecc. ecc. ecc.
Qualcuno votava 5 stelle perché Humphrey Bogart avrebbe votato 5 stelle.
Qualcuno votava 5 stelle perché amava il rischio.
Qualcuno votava 5 stelle perché beveva e mangiava biologico.
Qualcuno votava 5 stelle perché credeva nella vita oltre la vita.
Qualcuno votava 5 stelle perché credeva nella vita su altri pianeti.
Qualcuno credeva di votare 5 stelle… ma in realtà… aveva votato INGROIA.

Bart e il teatro ultras da postitroma.it

In Uncategorized on febbraio 3, 2013 at 12:53 PM

http://day.postitroma.it/news/bart-e-il-teatro-ultras

di Vito Scalisi

Non si può inventare più nulla, a meno che non ci sarà un cambio dimensionale della terra. Solo in questo caso si potranno modificare contenuto e contenitore, e potrà nascere un teatro nuovo». Il sipario dentro il quale ci catapulta Giovan Bartolo Botta è quello del teatro militante indipendente e autoprodotto. Attore e regista, diplomato all’Accademia “Ribalte di Enzo Garinei”, Bart sfida il suo pubblico sul terreno più difficile per un attore: quello della prosa e del monologo. Il ritmo è serrato. Senza paracadute musicale, in un faccia a faccia, dal quale il pubblico non può sfuggire ed al quale Bart chiede di prendere una posizione. Da che parte stai? La scansione del tempo è al limite della catastrofe, solo gli alieni potranno salvare il teatro di prosa divenuto oramai illegale. Nel frattempo bisognerà organizzarsi. Proprio come gli ultras. Con striscioni e cariche da stadio contro musical e recite d’aperitivo.

Ora che la profezia Maya è stata disattesa quale sarà il futuro del teatro di prosa?

Sarà fatto di governi tecnici. Non ci saranno più politici ma saranno tutti periti industriali che hanno fatto l’Itis. Per prima cosa metteranno fuori legge il teatro di prosa. Si potranno fare solo musical, commedie musicali e il musicarello. Proprio come nelle dittature argentine degli anni ‘70, chi continuerà a fare prosa sarà prelevato dai servizi segreti e portato nelle patrie galere; diventeranno desaparecidos. Sarà una lotta verso la prosa. Ci sarà questa scissione: i vecchi maestri, non quelli morti come i Gassman, i Valli, i Lilla Brignone, gli Scaccia e i Stoppa, ma quelli vivi come i Branciaroli e gli Avogadro, all’inizio prenderanno le parti del teatro di prosa, dopo si faranno comprare e ci sarà il discorso della patta sui pantaloni: “Amici, cittadini, italiani, io ho sempre amato il teatro di prosa”, solo che mentre lo diranno si terranno una mano sulla patta. Poi arriverà un elicottero che, come per Ceausescu, li porterà in un’isola e se l’andranno a godere.
Qual è la colpa del teatro di prosa? E’ l’ultima ruota del carro. Quando ti dicono che il teatro va bene, sono gli incassi del musical perlopiù. Il teatro di prosa fa acqua da tutte le parti.
Quindi tu sarai una sorta di fuggitivo… Si stanno già creando le sacche di resistenza. Ci sarà il GLT (Gruppo Liberazione Teatro) e altri movimenti paralleli. Andremo nei teatri dove vanno in scena i musical e occuperemo la platea con striscioni tipo “ultras teatro” e “fossa della prosa”. Intoneremo cori e tutto sarà riportato su una visione di lotta e di teatro povero. Post Grotowski. Si può fare a meno di tutto, anche del pubblico.
Un clima di battaglia? Recitare in questo clima ti impone una recitazione “a culo stretto”, non da teatro di riposo o da teatro dell’aperitivo. Il mio modo di recitare si basa sulla costatazione che il personaggio a teatro non esiste. Sono parole scritte su un pezzo di carta e l’azione drammaturgica la puoi scandire solo attraverso tono, ritmo e volume. Entrando in quest’ottica tutto diventa più urgente. Qualunque cosa tu faccia. Non è più un recitarsi addosso ma tutto diventa più nervo, più carne. Il mio è un teatro pronto ad ogni imprevisto. Sono convinto che anche i nostri grandi pionieri, da Ruggeri a Zacconi, non erano immedesimati in nulla. Compenetrarsi nel personaggio secondo me complica il lavoro, è più una cosa da cinema. In una “situazione”, allora sì.
Questo è anche lo scenario all’interno del quale andrà in scena a Gennaio “Bernarda” al Teatro Duse. E’ una rivisitazione in chiave urbana dell’opera di Garcia Lorca. Lei è una madre con cinque figlie tenute a stecchetto, hanno una certa età e non hanno ancora vissuto la loro vita. Questo crea in loro un forte dramma. Vorrebbero andare in birreria o a ballare. La stessa Bernarda ha le sue debolezze. Oltre ad essere stata in passato schiava delle passioni vuole andare a vedere il Toro e fa attenzione che le figlie non vedano certe bandiere. Fuori il pericolo del maschio incombe. In più sono della Juve, per colpa del primo marito di Bernarda.
“Questa storia non piace a nessuno eccetto a voi attori” si legge nel testo della presentazione… …perché dobbiamo mangiare.
E’ un commento? Sono già le prime avvisaglie della battaglia.
Vi state organizzando? Ci sono già sacche di opposizione come le occupazioni dei teatri. Anche le compagnie, quelle che sono fuori dal circuito ordinario, combattono quotidianamente la loro battaglia.
A febbraio sarai anche al Teatro Manhattan. Riprendiamo l’Edipo Cronaca.
L’hai portato anche in un pub di San Lorenzo. Al Sally Brown. Lì faccio uno spettacolo al mese.
Il teatro in un pub? Ti mette alla prova. Hai il compito di attrarre l’attenzione del pubblico. Devi tenerli. Se non ci riesci, non è colpa loro, è l’attore che ha perso. Si tratta di pezzi realizzati con questo obiettivo. C’è l’Otello leghista, l’Amleto punk, molti pezzi sono sul calcio: “Vita di merda di Gigi Buffon”, “la Juve si rifà il lifting”. Con una forma teatrale che è quella del monologo, del delirio organizzato.
Nei tuoi spettacoli c’è sempre un tratto ironico. E’ tutto giocato sul filo. Mi piace giocare sullo spiazzo. Passare dall’ironico al tragico è prettamente tecnico. E’ tutto messo in mano agli attori. Non c’è nient’altro che ti viene a dare una mano. Non c’è una musica di Boccherini o di Einaudi che può salvarti il culo.
Il rapporto tra attore e pubblico è problematico? Però può diventare anche piacevole. Non ti sfugge nessuno. Quando Creonte recita: “Oggi ho fatto proclamare un editto riguardo ai figli di Edipo”, non lo dice in aria senza guardare nessuno. Nei miei spettacoli le luci in sala rimangono accese secondo concezione brechtiana. Non c’è una regia, solo un piazzato. Tutta la gente diventa cittadina di Tebe.
Il pubblico allora diventa una sorta di militante del teatro… Sì, si schiera. Deve prendere posizione. Non c’è il buio che ti salva. Mentre l’attore sproloquia non puoi guardare il messaggio sul cellulare o i risultati della partita. E se capita deve essere l’attore pronto ad intervenire, a correggersi nell’imprevisto.
Riprendi spesso la metafora del calcio, del tifo… Siamo dei giocatori. Abbiamo la nostra borsa e i nostri costumi sono magliette.
Cosa pensi delle occupazioni di nuova generazione? Penso che tutte le sacche di obiezione sono benvenute. L’importante è che quando ci incontreremo per l’ultima battaglia saremo uniti. Come in curva quando si va in trasferta.
Il tuo è un teatro politico? C’è una cosa che ti piace: il teatro di prosa. E pensi 24 ore su 24 a questo. Anche quando ciuli o sei in curva a guardare una partita. Questo è già intrinsecamente politica. Perché la proposta non sarà una farloccata.
Sul tuo blog pubblichi una storia a puntate “Un attore qualunque”. Di che si tratta? Di racconti dove immagino che gli extraterrestri sono fuggiti dal loro pianeta approdando sulla terra. Li invitano al Sistina a vedere un musical. Vanno alla serata di gala: c’è la salma di Myke Bongiorno, c’è Pippo Baudo. Tutte le delegazioni aliene sono presenti. Parte la musica. Iniziano a cantare. E’ a questo punto che gli alieni prendono le loro armi e iniziano a sparare come in Mars attacks. Da loro il musical è sempre stato illegale. Amano il teatro di prosa? Sì e anche le curve senza tessera.

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