Quel gatto fumava tabacco andino
quel cane fumava esportazioni
quel gatto pasteggiava a Barbaresco
quel cane si nutriva raramente
e quelle poche volte
accompagnava le sue crocchette non biologiche
con vino al cartoccio
bianco
quel gatto faceva l’amore
quel cane andava a puttane
quel gatto viveva di rendita
quel cane per campare lavorava come pastore tedesco
quel gatto conosceva le lingue
quel cane solo il dialetto
quel gatto sognava
quel cane dormiva
quel gatto indossava grandi marche
quel cane al massimo si copriva
quel gatto guidava una fuoriserie
quel cane conduceva un’utilitaria
ma poi gli tolsero la patente
per aver messo un gatto sotto la macchina
quel gatto era sano
quel cane era malato
quel gatto era lucido
quel cane era sbronzo
quel gatto era felice
quel cane era dissociato
quel gatto al Quirinale
quel cane Rubatà
cominciava a starmi simpatico il cane…
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Evoluzione della specie 2
In polverie o poesie on aprile 27, 2013 at 5:47 PMGiovan Bartolo Botta un NarraTTore vince la sesta serata de Il Club dei Narrautori
In rassegna stampa on aprile 12, 2013 at 1:52 PMdi Selena Palma
Il tempo stringe, la serata finale è alle porte e lo scontro si fa duro! Le serate si fanno piu serrate, intense, i narrautori sudano, lanciandosi occhiate di fuoco e punzecchiandosi a vicenda con il coltello fra i denti….. ci avete creduto? Vi avrei voluto raccontare una storia di sangue ma non è così: a metà del suo primo anno di vita, “Il club dei Narrautori” si conferma un incredibile luogo di aggregazione oltre che fucina di autori sempre più brillanti ed originali.
Questa settimana il ring letterario si presenta con un 50% dei padri fondatori: Jacopo Ratini intrattiene pubblico, narrautori e giuria ma non manca di nominare, di tanto in tanto, il cofondatore del club Danilo Cipollini, assente giustificato, per una sera (ma solo una!) sul “palco dei racconti”. Schierati sul divanetto dei giurati per questa sesta serata, Valerio Carbone (Edizioni Haiku), Andrea “Il Drago” Striano (Dj, Speaker ed Autore presso Radio Rock) e Azzurra Funari (Ufficio Stampa Martelive) affiancati da una giuria popolare affamatissima… e non soltanto di storie!
In questa serata di punta se ne sono viste davvero di ogni tipo, vecchi e nuovi Narrautori che oltre a far crescere le loro storie iniziano a dar spazio anche all’interpretazione fisica, alla gestualità, all’espressività teatrale, tanto da crearsi, in qualche caso, delle mini-scenografie di supporto.
Lui ha provato a farsi passare per un osteopata cranio-sacrale ma non se l’è bevuta nessuno e così, “Targa d’onore” al collo, ha dovuto ammettere, seppur a malincuore, di essere un ottimo attore. Per la seconda volta sul palco del Club vince la sesta serata, con un racconto sulla vita sotterranea degli attori ed una strepitosa interpretazione, Giovan Bartolo Botta! E guarda caso, la Nouvelle Vague Magazine era lì ad accoglierlo, registratore alla mano…
Giovan Bartolo quant’è vero che fai l’osteopata cranio sacrale?
No, no, sono un attore!
[peccato perché io ho la cervicale e mi avrebbe fatto comodo…]
Parliamo di teatro allora, raccontaci della performance teatrale che ti è piaciuto di più fare?
Una cosa che mi è piaciuta fare e che mi è stata utilissima, è stato l’ “Edipo Re” con Gabriele Vacis, perché mi ha insegnato un sacco di cose. Prima c’era l’idea, nel teatro, di prendersi seriosamente. Se intellettualizzi la cosa, intellettualizzi il teatro ne viene una gran rottura di balle. Molto meglio non intellettualizzare, occuparsi delle cose concrete e allora, forse, viene fuori qualcosa di culturale e di interessante. Quindi prendersi seriamente e non seriosamente!
Parlando di chi ha ispirato la tua scrittura, e considerata la tua intensa (oltre che divertentissima) interpretazione ti senti più ispirato da autori o da attori?
Assolutamente dagli attori. In particolare dagli attori morti…. anche da quelli vivi ma quelli morti sono meno invadenti…scherzi a parte, prima parlavo di Romolo Valli: l’ho visto una volta, tanti anni fa, quando ancora non ero intenzionato a fare teatro e mi sono detto “ecco, io voglio essere come lui”. Poi non è stato possibile…perché lui era troppo bravo ma anche perché, recitare come lui, adesso, sarebbe un po’ lento. Ma è stato un grande maestro.
Un’ altra grande attrice è stata Lilla Brignone. Quando ho visto una sua Maria Stuarda sono rimasto interdetto e mi sono detto “ ok, la voglio fare” …anche se non proprio così, perché, ora, i tempi di reazione sono molto diversi.
Ancora, tra gli attori del teatro “nostro”, quelli che quando li vedi ti lasciano seduto sul seggiolino sono: il grande Michele di Mauro, Jurij Ferrini e Lucilla Giagnoni. Loro sono Attori con urgenza!
A quale scrittore non vorresti mai essere paragonato?
Ad uno scrittore che non ho letto
…e a quale attore?
Non vorrei mai essere paragonato a Gustavo Modena. Che poi è un attore che non ho mai visto, un attore dell’800.
E’ arrivato il momento, come è usanza, ormai, de “Il Club dei Narrautori”, di lasciarci la tua frase celebre!
La faccio risalire molto all’ipocondria, perché sono molto ipocondriaco!..più patofobico che ipocondriaco, infatti quando faccio l’amore uso 4 preservativi e non sempre il risultato è buono perché le persone si offendono (una volta una ragazza mi ha detto “ma non sono gli anni 80, tesoro!” ) ma comunque…se dovessi lasciarvi un epitaffio direi: “Spero di non avere una malattia genetica” o, per parafrasare Bukowski : “Seppellitemi vicino allo studio medico perché possa essere sempre sicuro che domani o oggi o nel passato non sia il mio giorno”
In ultima battuta: per te “il Club dei Narrautori” è?
Necessario
