Numero QuizQuiz, quella che non salda l’altrui sgobbata, stava lavorandosi il traverso del suo guascone. Quel di Francia. Si era scordata di calare il sipario avvolgibile così piombai in stanza senza premere di maniglia. “Sentite, forse che potrei essere affetto da tampone sinusoidale cronico?” “Santa Maria da Ripetta! Giò, non hai un minimo di rispetto, di tatto, non vedi che sto cercando di farlo venire? Credi che siano sforzi semplici? Vuoi provare tu?!” “Effettivamente noto che sta avvenendo la monta finale ma a me pare di avere la polio, voi pensate a venire, ma io ho paura di andare…” “Ma se la polio è stata debellata decenni or sono da Gregorio Magno.” Il guascone e il suo randello se la ridevano prendendosi beffe del nostro dialogo degno del peggior Beckett. Ma non vi era nulla di assurdo. La mia ipocondria era assolutamente reale. Anzi, veniva prima lei di me, era in me. Li lasciai continuare i loro giochini erotici in santa pace con tanto di benedizione papista, non pensai manco di origliare. Quando hai paura della malattia, tutte le altre passioni si azzerano compresa quella del palcoscenico. Non mi pareva vero un tempo di essere stato attore professionista, di aver calcato la scena e compilato patturnie ENPALS, stentavo a credere che quelle pratiche CUD fossero le mie. Rileggendo i testi che qualche buon diavolo mi pregava di mandare a memoria per compiacere il pubblico di Subalpia, quasi le lacrime non sentivano freno. Anche la mia articolazione temporo mandibolabra non era più vispa teresa come ai bei tempi. Pareva incrostata, i muscoli tiravano come la corda quando viene manipolata dai bambocci dell’oratorio che si dilettano allo sparviero. Il mio diaframma poi, compagno di mille battaglie, repliche, matinée, pomeridiée e altre ritmate pareva ormai essere passato dalla parte del nemico. Un diaframma a strisce bianconere. Limpai la fialetta dell’elopram e cominciai a discorrerci insieme…
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Antigone ri-fotti la legge al Sally Brown Rude Pub di Roma
In Uncategorized on Maggio 22, 2013 at 10:42 PMPRODUZIONI NOSTRANE presenta
Giovedì 23 maggio ore 22
Sally Brown Rude Pub
Via degli Etruschi 3, San Lorenzo, Roma.
Antigone ri-fotti la legge
liberamente tratto da Sofocle
adattamento e regia di Botta Giovan Bartolo
con
Flavia Martino
Krzysztof Bulzacki Bogucki
Giovan Bartolo Botta
Antigone fotte la legge per forza di cose, per causa di forza maggiore, per forza di inerzia, per abitudine, per un sacco di buoni motivi, non fosse altro che per non farsi fottere. Da chi? Da chiunque. Emone non fotte. È fottuto. Ismene è fottutamente ottusa. Euridice è una fottuta lussuriosa. Creonte se ne fotte. È tutto un fottersi a vicenda nella Tebe dei diritti e dei doveri. Ma in verità cos’è Antigone per un attore? Una scusa. Una scusa per esibirsi. Certo, si poteva utilizzare una Locandiera, ed esibirsi con quella. Lo si farà prossimamente se i Maya vorranno. Se non ci sarà la fine del mondo. Intanto per gli attori di teatro ogni giorno è un po’ la fine del mondo. Ergo si va in scena senza tanti fronzoli. Perché domani chissà…
Un attore qualunque – saga ipocondriaca 8
In Un attore qualunque on Maggio 19, 2013 at 1:07 PMIn un lustro ho cambiato più coinquiline io che Ron Jeremy partner sul set. Nemmeno le ricordavo. Tutte. Mi ci sforzavo. Come quando siedi sul WC e ti sforzi di abbattere la stipsi che da giorni ti rende l’esistenza una merda. Ricordo la coinquilina carina, la scorbutica, la paranoide, quella pulita, quella sporca, quella di destra e quelle di sinistra. Tutte in me hanno lasciato qualcosa. Io mai in loro. Per esempio una di loro mi ha lasciato in custodia vinili originali dei Dikdik. “Mi raccomando, trattali come se fossero fratelli tuoi.” Chetati! La rassicurai. Il primo pomeriggio già stavo al mercato del ciglio ricavanza decioni. Attualmente le mie coinquiline erano troppe. Per distinguerle assegnavo loro dei numeri. Numero 5 e numero 7 spesso e volentieri si asseragliavano in stanza per rifinitura d’appello universitario. Alle 16 sbafavano la merenda a quattro ganasce. Uova, latte macchiato, patate al formaggio, due mele e mezzo litro di gasettume. Numero 5 umiliava la grande abbuffata di Ferreri. Numero 7 lavorava meno di mandibola ma studiava medicume. Fu la sua rovina! Le piallavo addosso come un’ombra subissandola di domande sui sintomi delle più svariate malattie. La seguivo financo al cesso e se necessitava le lustravo pure il pus. Purché mi illustrasse l’intera enciclopedia medica questo sia chiaro. Il suo genitore era medico. Generico. Sinfonia per il mio udito. “Solleva la cornetta e fammi parlare col babbo!” “Ma a quest’ora sta sicuramente visitando i malati e…” “Basta cazzate, io sono malato ergo componi il numero e passami il babbo se non vuoi che prenda la boccetta di echinacea e te la versi nell’ombelico del mondo” Il babbo era apprensivo, gentile, soffocante quasi nell’illustrarmi l’allopatia. Le prime volte… successivamente si rese desaparecidos. Almeno due o tre volte alla settimana minuscoli futuri internisti cocorsisti della mia coinquilina si presentavano a casa per svolgere i compitini. Indossavano il grembiulino azzurro, la mascherina verde ed erano tutti maschietti tranne una pluribocciata. Sembrava di assistere a quei giochi di poppanti che imparano a diventare adulti. Macchina del gelato, macchina per cucire, macchina stoviglia, forno giocattolo e altre stupidaggini. Le loro madri li riempivano di tupperware contenenti l’insalata di riso per le pause studio. Un bel quadretto da mulino bianco se non fosse che irrompevo io con l’interrogatorio a mo’ di Scottland Yard. Lampade in faccia, guanto di pelle sul palmo destro e schiaffo repentino a chi non collaborava. Non “dov’eri la sera del 15 maggio 1993” ma “quali sono i sintomi dei calcoli biliari?”. I pulcini non lo sapevano. Erano al primo anno. “Fanculo, merdine, cosa vi insegnano a scuola, brutte teste di cuoio, io al primo anno già sapevo ciò che i terzini ignorano!!!” “Ma con tutto rispetto, tu studiavi al DAMS mentre noi…” “Mentre voi siete un grumo di fringuellini perbenisti degni solo di consumare crepes alla banana in una cremeria degli anni 80!” Gli animi si surriscaldavano. Io rivolgevo a loro quesiti di prima elementare, spiegazioni sulla sintomatologia dell’elicobapter pilori e loro nastavano nei calzoni. Io mi incarognivo e i miei acciacchi impennavano sino all’attacco di panico. Le mezze seghe, non sapendo tenere un termometro in mano, chiamavano la guardia medica ed erano tutti cazzi miei. Nel frattempo il mondo andava avanti.
Un attore qualunque – saga ipocondriaca 7
In Un attore qualunque on Maggio 18, 2013 at 9:04 amAllopatico e olistico sono come popolo delle libertine e partito democristo. Ognuno di loro pensa di avere ragione su tutto e di conseguenza uno dei due deve tenere per forza torto. Al termine della disputa risulta chiaro che chi se la stonfa sempre in base bassa è il paziente, il quale da malato diviene moribondo senza che le due discipline mediche possano aver trovato un punto d’incontro. Come sulla commissione di vigilanza della tv pubblica italica. Ma tutto doveva ancora succedere come diceva verso la fine degli anni novanta quel gruppo musicale di comunisti napoletani. Un amico di amici mi consigliò rapide sedute con il meditatore, una specie di allievo dell’allievo dell’allievo che con la sola imposizione delle mani avrebbe potuto lavorarsi il mio sistema neurovegetativo al pari di un micino domestico. Contattai il grande saggio, mi convocò nel suo studio prima ancora di rispondere al telefono. Poster di Vishnu appesi alle mura, ovunque foto di lui con gli sherpa sull’Himalaja sorseggiando dal termos. Vi era anche una foto sua, curiosa, mentre faceva lingua in bocca con il Dalai Lama sotto la doccia. Pensai: “Questo qui non perde tempo”. Tappetini in stile Marco Polo sui quali giganteggiava un obesissimo illuminato. Non un illuminato qualunque. Proprio lui. Il grande saggio era piuttosto tappo per essere grande. Un fottuto nano tipo ex premier. Saggio lo era sicuramente poiché come incipit si fece pagare la seduta prima ancora di iniziare a sedere. Mi allungò una tisana al sapore di virtù e mi fece scalzare all’ingresso. Cazzo, mica mi farà pregare pensai. I suoi gesti erano pacati. Posati. Ambulava scalzo per sentire sotto i piedi le saggezze dei popoli antichi. Comunicava con occhi serrati a mo’ di veggente. Colui che vede e che sa prima ancora di udire. Tra i suoi piedi bonzi un trucciolones antistress tipo quelli che si trovano nei negozi per rincoglionimento cagnolini la faceva da padrone. La targhetta sul citofono scolpiva “Dott. Lavinio Neruda specializzato nel punto di svolta” e per lui la svolta ci fu sicuramente. Le prime quattro sedute mi fracassò gli zebedei con la cialtronata delle meditazioni. Tentai di meditare, di stare fermo ma più meditavo più mi innervosivo. Meglio sarebbe stata una solleticata ai coglioni. Non da lui, ovvio… Alla quinta seduta si scoprirono gli altarini e le sedute dovetti tenerli io a lui. Mi parlò dei suoi crucci, dei suoi guai con la finanza perché al termine delle sedute non rilasciava fattura. Dal 1982. Giocava ancora Tardelli. Ed era magro. Sua moglie se la faceva con un ufficiale gentiluomo mentre la figlia primogenita era incinta di un tunisino senza passato né futuro. Inoltre la sua secondagenita rischiava l’anno a scuola. La sua vita era a pezzi, uno schifo, e solo abbondanti dosi di benzodiazepina lo aiutavano a tenersi su. Di meditazione manco a parlarne. Io gli dissi: “Dottore, adesso mettiamo il disco per la meditazione della montagna, proviamo a rilassarci e vediamo come va…” Dopo due minuti di rilassamento stava già in astinenza da benzodiazepine. Se le ficcava ovunque, ‘ste maledette benzodiazepine, nell’acqua, nel latte, nella tisana, le producessero in supposte, se le sarebbe ficcate pure in gluck. Lo consolai con un buffetto. Meglio che niente. Al termine delle sedute gli lasciavo 5 gingilli di mancia. Una volta ricordo gli feci pure la spesa al rionale e si lamentò che alcune mele avevano il bruco. Notare che le avevo pagate con i miei soldi. Non volli nulla da quel mentecatto, nemmeno le ricevute. Dopo mesi mi arrivò all’orecchio la notizia che il coglione aveva dato fuoco al suo studio per ottenere il rimborso dall’assicurazione. Le telecamere da lui stesso installate per pescare eventuali ladri con le dita nella marmellata lo avevano smascherato lavorare di brutto con tanica e accendino. Adesso eventuali persone che desiderassero meditare con lui si devono rivolgere a San Vittore. Cella numero 103.
Un attore qualunque – saga ipocondriaca 6
In Un attore qualunque on Maggio 17, 2013 at 4:50 PMD.A.P. e G.A.D. Come Tim e Roth. Tom & Jerry. Wile & Coyote. Ciccio e Coione. Joe Smith Sam e Dinamite Bla. Topolino e Pippo. Tiepolino e Piciu. Gamba di legno e occhio di vetro. Ma con un differenziale. Anzi due. Non sono simpatici, e non fanno ridere manco per il ka. D.A.P. e G.A.D. viaggiano sempre in coppia. Paghi uno prendi tutto. Menage à trois. Son due snuffi? Chi fa la feffia tra i due? Chi inocula chi? Nessuno ingloba nessuno, a parte te ovviamente. Disturbo da attacchi di panico con inserto di ansia generalizzato. Ve pure il supplemento? Hai voglia, dicesi ipocondria ma siccome sei un modello particolare, un cliente affezionato, eccoti in abbonamento una valanga di somatizzazioni corporee di origine psichica, un’enorme intoppo dei lavori sull’asse ipotalamo-ipofisi. La turba neurovegetativa del pentu. Come se si trattasse di un ingorgo causa rifacimento carreggiata sulla Subalpia-Reggio di Calendula. Ma che è in concreto? La domanda è rivolta al punto di vista olistico o allopatico della scemenza medica? Allopatico. Beh… diciamo che per quanto riguarda il sapere della medicina tradizionale, Lei è matto. O per dirla in modo collegiale deficiatorio serotoninico. Volevo sapere anche il parere dell’olista. Olisticamente parlando Lei si trova lontano anni luce da una ottimale condizione omeostatica. Guardi che io ho fatto il Dams a Emilia, nasto di Cimino, e certe menate verbali non le mastico, quindi Doc, sia più chiaro o Le infilo il mignolo nel naso. Il medico lavorò di diaframma, e iniziò la blaterata: il suo equilibrio biologico è stato minato da un mutamento delle sue consuetudinarie abitudini alimentari che possono aver scatenato in Lei una reazione allergenica di origine spastica che potrebbe aver dato forma a tipologie di miceti e/o canditi che una volta preso possesso del suo apparato endocrino digerente hanno contribuito a minare attraverso un complesso sistema vasomotore… ma che fa? Mi tolga il mignolo dal naso! Vede, ragazzo, Lei non conosce nulla, non sa e sa di non sapere e non vuole imparare ed è meglio così, la medicina olistica ritiene che se Lei per esempio teneva l’abitudine di sbaffarsi numero 3 panini bresutto e provola al giorno, una volta sconvolta questa usanza anche il suo equilibrio epigastrico ne risulterà umiliato, ma non basta, siccome i saggi mandarini ci hanno sapientizzato lacerandoci i coglioni con la storia che l’essere umano è un unico compendio di plessi e non un agglomerato di apparati distinti, ecco che la mancanza di un equilibrio gastrico potrebbe nuocere al suo equilibrio psichico e scatenare in Lei ansia, panico, male ai piedi e prurito al culo. Ma non dica stronzate, dottore! È Lei che non mi vuole capire, ragazzo, olisticamente predicando il nostro complesso sistema istologico di nervi e gangli potrebbe aver trasmesso il disturbo biliare direttamente al apparato cardio-circolatorio che a sua volta attraverso una complicata azione a macchia d’olio extra vergine d’oliva ha ridotto la funzionalità dell’intero sistema paese. Ma Lei è medico o un economista aziendologo politicante? Io sono naturopata con simpatie omeopatiche, mi ceda la mano che le fo il test delle intolleranze! Ma sono io che non tollero Lei. E allora vada a farsi rubare i soldi da un medico specialista che ti cura l’unghia perché capisce solo di dita ma già di mano non sa nulla, talmente è specializzato! Io invece sono erborista botanico, un po’ sinologo, amo Mao e Indira, odio Hollywood e tifo Bollywood. Sono 100 Euro. Le do cento schiaffi e il resto mancia. Ma caro Giovan Barattolo, posso darti del tu? Puoi darmi quello che vuoi ma giù le mani dal mio ginocchio! Caro, fino adesso ti sei fatto culatellare i sintomi. Sì, e allora? Grave errore. Noi omofloritopici naturopatici ignoriamo i sintomi e combattiamo le cause. Ma sedate qualcosa? Nada. Niet, sedare è da vigliacchi, il paziente deve vivere il sintomo, affrontarlo, carpirne la natura e sfancularne la causa. Ma almeno Lei naturopata conosce la causa dei miei disturbi? Non ne ho la più pallida idea ma possiamo andare per tentativi, adesso io Le do una soluzione fitoterapica per le emorroidi, 50 gocce di artiglio del furetto da ingerire dopo i pasti principali e vediamo se così Le passano i mal di testa e gli attacchi di panico. Ma che c’entrano le pustole al culo col mal di testa? Ma allora non mi ha capito, ho tenuto sermone a un sordo, io non sono un allopata che per il mal di testa ti schiaffa l’analgesico contro l’emicrania, io me ne fotto del sintomo… E ma io no, se permette. E allora si curi le emorroidi, e si ricordi che la causa di un sintomo è sempre lontana dal territorio dove il sintomo si sfoga. Ma che vuol dire, scusi. Niente, ma suona bene.
Tifare Toro – comunicato di pace e consapevolezza
In calcio on Maggio 11, 2013 at 5:04 PMEssere del Toro in generale, esserlo a Torino in particolare, ed esserlo in questo momento della storia del calcio dove il pallone non è più uno sport ma business senza morale significa resistere. Resistere all’egemonia, alla supponenza, all’arroganza dello strapotere della famiglia Agnus che da sempre impera e tenta di anestetizzare i cuori e le coscienze granata grazie anche al patetico servilismo delle istituzioni cittadine e al pessimo servizio del giornalismo sportivo italiano pronto sempre a lavorare di lingua e di penna verso i potentati. Questi ultimi blaterano delle solite squadre come se le altre fossero entità sacrificali sull’altare di un calcio dominato solo da soldi e sponsor. Dice il saccente: se vuoi colpire e cancellare la memoria di qualcuno o qualcosa, distruggine l’identità, infangane la storia. Il saggio ha sempre ragione, figuriamoci il saccente. È una tecnica utilizzata con i profughi, per de-realizzarli e de-personalizzarli gli si bruciano i documenti. Puntualmente è stato fatto a Subalpia, abbattendo lo stadio Filadelfia, cuore pulsante della gens granata, con la ridicola scusa della pericolanza e le conseguenti promesse mai mantenute di ricostruzione. Ma non finisce qui come direbbe Corrado alla Corrida di Corrado. “A Torino una squadra sola basta e avanza”, pronunziò così il poeta Umberto Agnus negli anni della città da bere, e non era ubriaco. Ovviamente si riferiva alla sua di squadra. Infatti, quando un presidente con disponibilità economica pensava di investire nel Torino, trovava ad accoglierlo a Porta Nuova il veto dei signori Fiat (vedi Pellegrini ’89). Ci volle Craxi, simpatizzante granata, con un suo uomo, Borsano, per chetare temporaneamente lo stile Agnus e tornare agli onori della cronaca (il Toro di Mondonico). Allo sporco si rispose con lo sporco. Poi arrivò Tangentopoli e fu solo Borrelli. Dal fallimento del ’95 in poi per disegno calcolato ci hanno affibiato presidenze dalle dubbie origini. Vediamole. Calleri, l’uomo che per paura della finanza non riscattò i cimeli granata. Vidulich (un punto interrogativo). Cimminelli, un uomo dell’indotto Fiat obbligato a rilevare il Torino da Paolo Cantarella, ex amministratore delegato di Corso Traiano, fino alla discesa negli inferi, vale a dire il fallimento del 2005, con debiti irrisori rispetto ad altre squadre con più santi in paradiso (ed in parlamento). Sui torti arbitrali con i quali siamo stati mandati in B, talmente palesi che li vedrebbe persino il geometra Filini, ci sarebbe da scriverne una Trekkani (mi ricordo certi derby da interrogatorio di fronte ad Ingroia). Viene voglia di compiere il passo più lungo della gamba, con ironia sia chiaro, come sketch, come avantspettacolo, come stand up comedy… ma viene da compierlo, perché a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca come diceva quella vecchia volpe del gobbo di Montecitorio. A Torino esistono loro, la “famiglia”, il Toro non esiste, o forse lo hanno inventato loro? Perché loro sono ovunque, sono onnipotenti e onniscienti, sono il bene e il male, lo yin e lo yang, il putridume e la cioccolata , il potere laico e quello temporale, lo stato e l’antistato, l’automobile e il mezzo pubblico, i Queen e i Behave, Dio e la scienza, la sinistra e la destra, il demonio e l’acqua santa, loro loro loro, sono tutto loro, fanno tutto loro, e allora se sono così autarchici… a che cazzo servono le altre squadre?! Cari Andrea Agnus e John Elkann, un giorno le nostre anime si incontreranno davanti al dio cosmogonico, ne discuteremo e vi redarguirò con un simpatico buffetto sulla guancia, per ora vi seppellisco con una risata, ricordandovi che il Toro è per sempre!!!
