Giovan Bartolo Botta

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Tutto il teatro. Minuto per minuto al SOTTOSCALA9 di Latina

In in scena on novembre 27, 2013 at 4:19 PM

Tutto il teatro locandina UFFICIALE

domenica 1 dicembre
SOTTOSCALA9 Circolo Arci

Via Isonzo, 194, Latina.
tel 339 714 5977
email [email protected]

Dalle ore 20 aperitivo cena a buffet compreso nel biglietto di ingresso 7€ under 35 e 10€ over 35, inizio spettacolo ore 21:30.

PRODUZIONI NOSTRANE presenta
Tutto il teatro. Minuto per minuto.

testi di Giovan Bartolo Botta
con Giovan Bartolo Botta

Edmondo Kano è Giovan Bartolo Botta. Giovan Bartolo Botta è Edmondo Kano. Per Ruggero Ruggeri era l’Enrico IV, per Lilla Brignone era Elisabetta D’Inghilterra, per Romolo Valli era Leone Gala, per Paolo Stoppa era Ciampa e via discorrendo. Elencando. Ogni grande interprete si dilettava con il fiore all’occhiello. Il personaggio apice di un repertorio da battaglia. Per il piccolo interprete Giovan Bartolo Botta il culmine è Edmondo Kano. Attore di prosa italiano nei circuiti fuori dai circuiti. Edmondo Kano scaglia i suoi versi in platea. In una platea spesso vuota. Sono almeno versacci però. Otello leghista, Romeo e Giulietta in salsa Hellas Verona, Amleto Punk, monologo su Van Basten, alieni che ti rapiscono quando non dovrebbero, le mutazioni genetiche dei giocatori bianconeri, il bambino dissociato che ama il teatro e molto di più. Lo spettacolo è una dissociazione continua. Organizzata ma totale dove esiste solo l’attore con il suo repertorio. Come ai tempi che furono.

Cronache Atletico San Lorenziadi 7

In Cronache Atletico San Lorenziadi on novembre 26, 2013 at 12:52 PM

Brictense vs Atletico San Lorenzo 2:3

Montelibretti. Stadio comunale di Via Primo Maggio. Successivamente ribattezzata dalle autorità Corso Trincea. Nome di strada ingannevole rispetto al panorama palesatesi davanti ai nostri bulbi oculari. La società di casa b.r.i.c.t.e.n.s.e. (acronimo di Brigate Rampanti Indomite Calciatori Tenenti Energumeni Non Senza Elmetto) svolge la propria attività pallonara su terreni in mano a forze armate militari peninsulari coordinate da battaglioni NATO. Precedente la discesa in campo, squadra ospite e noi supporter al seguito, veniamo condotti in uno stanzino ibrido sito all’interno di un bar adiacente il terreno di gioco. Un bar di copertura. Privati degli indumenti e sottoposti a disinfestazione abbiamo attraversato le forche caudine del solletico ai piedi. Uno dei nostri, sorpreso con nel marsupiale un poster di Rita Hayworth e un martelletto per scolpitura pietra pomice, è stato tramortito per mezzo di una cassöla e schiaffato in cella di isolamento. A Tim Robbins in confronto andò di lusso. I nostri effetti personali sigillati in busta di plastica non verranno restituiti al termine della gara. Eventuali documenti e passaporti maciullati nel tritacarta e dati in pasti ad un gibbone in cattività. Dicesi tecnica militare dell’annullamento d’identità già sperimentata dalle forze alleate in Ruanda quando Gerry Scotti era fuscello sulla bilancia. Estratti a sorte dal gruppo, tre ultras sanlorenzini dotati di maggior intesa cordo-vocale, vengono costretti a forza da esponenti del genio civile ad intonare a squarciagola l’inno brictense unito all’alzabandiera e all’esecuzione di un particolare saluto a braccio teso con polso lussato. Scortati al campo di gioco, privati di caffè e sigarette, noi tifosi veniamo separati da calciatori, allenatori e dirigenti. Palloni gonfiati in mimetica obbligano i nostri campioni ad ingollare numero tre bourbon doppi lisci allungati con gin prima del match. Inoltre verrà loro imposto di scendere in campo scalzi a petto nudo. Causa un non comprensibile codice di comportamento militare il Brictense comincerà la partita ottenendo palla, campo e due realizzazioni di vantaggio. Le tavole della legge sono sottoscritte ed approvate dal ministro Mauro in persona. Lo stadio della compagine di casa s’impone come una sorta di anfiteatro Flavio. Una fottuta astronave madre, insolita nei campionati di terza categoria. Duecento mila posti. In sostanza il Maracanà prima della deturpagine. I posti sono tutti a sedere. In arcantara. Dotati di un particolare dispositivo di sicurezza che solleva una copertura in plexiglas in caso di bombardamento dall’alto. Gigantografie dei maggiori guerrafondai della storia da Saladino a Sergent Slaughter passando per il sergente Hartmann di Kubrickiana ipofisi ornano lo stadio. Alcuni di noi vorrebbero incitare i ragazzi intonando cori ma ci viene particolarmente difficile poiché siamo stati bendati e museruolati. Sono circa un centinaio i militari incaricati di tenerci a bada. Sono grossi, armati di orologio subacqueo e Rottweiler. Quanto il canarino Titti con il gatto Silvestro, mi sembra di sentire uno dei nostri provare a far partire un battimani. Poco dopo un’idioma a metà tra l’inglese delle Highlands e lo yiddish arcaico si solleva in cielo. In seguito il rumore di uno sparo e il digrignare di arcate dentarie di un quadrupede su caviglia la fanno da sinfonia. Il terreno di gioco presenta tanti canali quanti la Milano del Manzoni. I brictensi sono equipaggiati a modino. Canotti, salvagenti, braccioli e come allenatore in seconda il capitano testimonial dei bastoncini Findus. Quando ho visto che il trittico di punta della squadra di casa era composto da Flipper, il maglione di Bill Crosby e Super Stellino, l’animale da rimorchio degli Snorky, tutto mi è apparso più a fuoco. Non si trattava di portare a casa un buon risultato ma la pelle. Forse molti di noi non sarebbero più tornati a casa, non avrebbero mai più sorseggiato un martini dry in compagnia di amici e parenti, non avrebbero più avuto un amplesso ma quel che è peggio, non avrebbero fatto in tempo ad eleggere il loro candidato nelle primarie del PD. Poi… tanto per parafrasare Sylvia Plath, un urlo celestiale, goduto, miracolo. Doppia iperbole di Giannetto e serpentina di Gesualdo con allegato finale in stile fotogramma di fuga per la vittoria. Spalti gremiti di militari si alzano in piedi applaudendo all’unisono in una bolgia di entusiasmo le prodezze degli atletici. Veniamo sbendati, ci viene consegnato un foglio rosa di transito provvisorio su suolo italiano autentificato dal ministero degli interni. Con la squadra siamo ospiti dell’osteria locale ‘Il piantone’, specialità dal fronte. Vini alla mescita aromatizzati al polonio, antipasti su scarpone, zuppe di scia chimica, primi all’elemento radioattivo, secondi di vittima civile, pesce al greggio, sorbetto allo scioglimento ghiacci dell’Antartide, fondo di caffè e dulcis in fundo digestivo al Diesel. Il Piave mormorò per tutti eccezion fatta per Giannetto e Gesualdo trattenuti in caserma al fine di impartire ripetizioni di calci piazzati e dribblomanie agli avversari.

TEATRO DA BAR ogni secondo giovedì del mese al Belleville, Pigneto, Roma.

In in scena, rassegna stampa on novembre 22, 2013 at 4:38 PM

Botta Belleville

http://www.ondebat.net/teatro-da-bar/

di Matteo Mingoli

Iperattivo. Nevrotico, ipocondriaco e perennemente cosparso di Vicks. Si presenta così Giovan Bartolo Botta sul palco del Circolo Belleville per la prima serata del Teatro da Bar. L’idea è questa: occuparsi di teatro, parlarne e portare chi, nel suo sottobosco, lo ama e ne è quasi ossessionato, davanti a un pubblico attento e partecipe. E viceversa. Fino a che i ruoli si mischino e nulla sia più definibile o strutturato ma semplicemente si possa chiamarlo solo col nome di teatro. Le serate saranno a cadenza mensile, sempre all’interno della stessa accogliente cornice, il secondo giovedì di ogni mese e saranno introdotte da Botta e da Stefano Skalkotos, ideatori del format insieme a Nicola Cicolin. Non c’è un vero copione e chiunque vorrà salire sul palco potrà farlo, leggendo testi messi a disposizione durante la serata o portandone di originali, purché si tratti di teatro, cioè:

“il primo che si avvicina con una chitarra metal e canta una canzone gli si spara. A meno che non la prosi …”

Piccolo spazio pubblicità:

Ehi ragazzo! Ti piace il teatro ma non sei sessualmente ambiguo? Vorresti fare l’attore ma non possiedi sufficienti raccomandazioni? Sei particolarmente sensibile e dunque vorresti fare di te un artista della parola? O più semplicemente non hai voglia di fare un cazzo ma ti interessa il guadagno facile?!

Niente paura! Per te e per quelli come te sono aperti i corsi di dizione e interpretazione tenuti dal grande attore regista italo-americano Frank Portarella Sempioni, già allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, di un cugino di secondo grado del grande Jerzy Grotowski. In via degli Arceri 41 bis a Falchera Nuova, Torino, ti aspetta il successo con i mitici corsi di recitazione dell’immenso Frank Portarella Sempioni, già Frank Portarella Gigliati, al secolo Mario Pautasso Chiabotto. Frank Portarella Sempioni, e il teatro per te non avrà più segreti.

La rivelazione del primo appuntamento, che si è aperto lo scorso 14 Novembre con un pezzo dello spettacolo “Tutto il teatro minuto per minuto” di Giovan Bartolo, è stato senza dubbio un habituè del Circolo Belleville, Natalino Pompa con le sue meravigliose poesie. Il consiglio che viene dato, anche ai neofiti è di buttarsi, salire sul palco: “Quello che conta è la consapevolezza. Cioè, ci sono dei modi per leggere al prossimo, alcuni anche molto semplici, se uno non sa cosa va a leggere. Bisogna sorprendere noi stessi rispetto a quello che leggiamo. E crea già un lavoro. Non bisogna nascondere nulla, non c’è nulla di imbarazzante. Far vedere magari che si è perso il segno, sottolinearlo. Enfatizzarlo, giocarci. Renderlo esplicito. E poi dopo, quando cominci a capire, vai anche di ritmo.”

È proprio in quel momento che se le cose funzionano bene si crea quello scambio, tra spettatore e attore che crea la magia del teatro. Anche nelle sue forme più semplici. Consiglierei queste serate esattamente per questo motivo: perché non si può far a meno di restarne coinvolti almeno un po’. Tuttavia non saprei veramente dire se ciò sia dovuto alla bravura degli attori o allo zampino dei grigi di Zeta Reticuli, ma questa, in fondo, è tutta un’altra storia.

Piccolo spazio pubblicità:

Sei un attore o un aspirante attore o anche più semplicemente un allievo attore permanente? Soffri di arzigogolii finali, allungamenti di vocale, periodi manierati, gigioneggiamenti arcaici, barocchismi gratuiti, neoclassicismi infiltrati, rococò selvatici, innalzamenti acuti, note uccellatrici, stridolii vocali dovuti ad abusi molteplici, paranoica precisione degli arti negli spazi? Niente panico, solo per te e per quelli come te sono arrivate dalla Patagonia le pillole “Calmon 2014”, il primo prodotto studiato appositamente per quegli attori che hanno sempre voglia di prendersi troppo sul serio. Ammiccamenti, rimandi, battiti cardiaci accelerati, sudorazioni in prova, ninfomanie verso i colleghi e su te stesso, tutto sparirà grazie a questo rivoluzionario prodotto. La sperimentazione partirà al Belleville Circolo Arci a partire dal 12 Dicembre 2013. Vi consigliamo di non controllare la posologia prima dell’assunzione del farmaco, in caso di persistenza di sintomi barocchi cambiare mestiere.

ANTIGONE FOTTI LA LEGGE al Readymade di San Lorenzo, Roma.

In in scena on novembre 17, 2013 at 10:29 PM

PRODUZIONI NOSTRANE presenta

Locandina Antigone DUSE

Antigone fotti la legge

Sabato 23 novembre 2013, ore 21.30
READYMADE ASSOCIAZIONE CULTURALE
Via dei Piceni 1, San Lorenzo, Roma.

INFO E COSTI:
12 EURO per i non soci: EVENTO + 2 DRINK (tessera inclusa)
8 EURO per i soci: EVENTO + 1 DRINK
cell 389 107 5948 [email protected]

adattamento e regia di Giovan Bartolo Botta

con
Giovan Bartolo Botta
Krzysztof Bulzacki Bogucki
Flavia Martino

Antigone fotte la legge per forza di cose, per causa di forza maggiore, per forza di inerzia, per abitudine, per un sacco di buoni motivi, non fosse altro che per non farsi fottere. Da chi? Da chiunque. Emone non fotte. È fottuto. Ismene è fottutamente ottusa. Euridice è una fottuta lussuriosa. Creonte se ne fotte. È tutto un fottersi a vicenda nella Tebe dei diritti e dei doveri. Ma in verità cos’è Antigone per un attore? Una scusa. Una scusa per esibirsi. Certo, si poteva utilizzare una Locandiera, ed esibirsi con quella. Lo si farà prossimamente se i Maya vorranno. Se non ci sarà la fine del mondo. Intanto per gli attori di teatro ogni giorno è un po’ la fine del mondo. Ergo si va in scena senza tanti fronzoli. Perché domani chissà…

Cronache Atletico San Lorenziadi 6

In Cronache Atletico San Lorenziadi on novembre 17, 2013 at 3:22 PM

Atletico San Lorenzo vs Ciciliano 2:2

Atletici convincenti ma non vincenti, buggerati in zona apericena da un sostanziale equivoco che li sfianca moralmente e umanamente. Il Ciciliano scende in campo con le casacche rossoblu. La curva sanlorenzina intona cori di sogni rossoblu per novanta primi e oltre. L’Atletico per un mucchio di buone ragioni, nonostante i colori sociali siano il rosso e il blu, lotta su ogni pallone indossando divise bianche. Ergo i ciciliani rattano il sostegno dei supporter sanlorenzini quasi quanto i romani rubarono le sabine, raggiungendo il pareggio in zona cul de sac. Ma gli aruspici in settimana avevano già predetto tutto. Tre. Un numero che pone numerosi quesiti ma di speculanza regala infinite certezze in campi molteplici. Partendo dall’antica Babilonia, passando per la massoneria in kilt, sfiorando gli illuminati di recente complottismo, finendo a tastare con mano il rock n’roll più disinibito, il tre è sempre presente. Non lo si omette mai e quando non c’è, lo si crea. Tre erano i pupazzi che animavano la tv commerciale degli anni rampanti. Five, Four e One. Fu una Trimurti a divorarsi il tortificio partenopeo in zona prima repubblica. Pomicino, Poggiolini, De Lorenzo. La triade finanziò un novello setto nasale all’avvocato con l’orologio sul polsino dell’inamido. Moggi, Giraudo e Bettega. I Queen si consegnarono al mito quando rimasero in tre. Quando ad un filodrammatico casca il copione, per scaramanzia lo deve sbattere a terra per tre volte. La cristianità si unse nel solco del padre, del figlio e del mai visto spirito santo. Satana marchia il vello di bestiame prima del macello con un trittico. 500 mila anni fa gli Hanunaki sbarcarono sulla terra a gruppi di tre. Tre sono le ernie del disco che donano instabilità caratteriale a Mike Tyson. Tre le sincopi di Lotti sul sostantivo ‘spaghetti’ prima di mandare la palla in buca. Simon Beverly, nome di battesimo di Sid Vicious, robbosava tre volte al giorno sempre dopo i pasti. I tre guerrieri di Okuto. Jagger non contava in quanto figlio adottivo. Cristoforo Colombo raggiunse il nuovo mondo a bordo di tre bagnarole. Sono tre i soggetti presenti negli incipit delle barzellette (c’era un tedesco, un francese e un italiano…). L’ex leader dell’Italia dei Valori possiede tre immobili al netto delle Gabanelli. I Sex Pistols ribaltarono copernicamente il sound attraverso il rimaneggìo di tre accordi. Tre sono gli ingredienti base della pizza Margherita. La satira nostrana si impose grazie a compagini quali gli Specchio, i Tretre nonché Troisi, Arena, De Caro. Ayrton Tamigi trionfò al Gran Premio di Cincinnati conducendo la sua monoposto in terza. Tre gli stranieri passabili da tesseramento nel campionato di calcio italiano pre legge Bosman. (Trenta dopo.) Fibonacci evacuava tre volte al dì. Tre sono i cucchiaini di zucchero nel caffè oltre ai quali esiste solo il diabete. Tre le pallottole che spedirono John F. Kennedy nella coscienza colletivo-universale. Tre i primi cosmonauti a calpestare il suolo lunare. Tre i metodi che hanno contribuito a rendere nel secolo breve il teatro da guitteria chiccosa a farmaco salvavita. Senso di colpa stanislavskiano, cilicio grotowskiano e ponzio pilatesca epicità brechtiana. Tre i minuti di durata del discorso con il quale in settimana Mister Rusignolo ha catechizzato i suoi ragazzi. Il discorso passerà alla storia come la filippica della mano sulla patta. Eccolo intregrale dal manuale del buon samaritano:

“Amici, cittadini, calciatori, sono venuto a seppellire il calcio, non a tesserne l’elogio. C’è qui tra voi chi asserisce che il pallone è uno sporto pulito. Se così è non se ne è accorto nessuno. Per decenni nella mia carriera ho calpestato i campi di ogni categoria dalla Serie A alla C.S.I. e posso testimoniare con sicumera che da sempre indicibili accordi si combinano nell’ambiente pallonaro. Eppure c’è qui tra voi chi dice che il pallone è uno sport pulito. Il pallone forse. Dopo una bella spolverata. Ma non ciò che gli ruota attorno. Eppure qui gente come Casca, Cinna, Cassio, Mettello Cimbro e Bruto stesso, affermano che il pallone è uno sport pulito. E sono tutti uomini d’onore. O tempora! O mores! Non vi turbano allora gli allibratori dell’est, le quote sinologhe, il toto nero, Italo Allodi, i rivenditori di merchandising fasullo, sfere di cuoio cucito a mano da fantolini del quinto mondo, stadi fantasma, tessere del tifoso, digitali terrestri, residence a Malindi, Simona Ventura, massaggiatrici nuru per giovani e obsoleti dirigenti! Ergo io dico BASTA! Basta con questi Pulici, questi Di Bartolomei, questi Chinaglia, questi Bergamini, questi Antognoni, questi Baresi, questi Beccalossi, questi Palanca. Quello è il passato. Il futuro è il passerotto di Del Piero, il gel per capelli di Cristiano Ronaldo, gli psicofarmaci di Ibrahimovic, il solarium di Gareth Bale. Questo è il calcio. Il resto è solo una messa in scena. Andate e pareggiate, pacem in terris.”

A questo punto il Mister al termine del trattato allontanò la sua mano dalla sacca ghiandolare bassa e senza nessun significato archetipico, salì sul Air Force One presidenziale come un Ronald Biggs qualunque intraprendendo un viaggio di sola andata per il campo Artiglio.

Cronache Atletico San Lorenziadi 5

In Cronache Atletico San Lorenziadi on novembre 10, 2013 at 10:37 PM

Pro Marcellina vs Atletico San Lorenzo 3:0

Serriamo i bulbi oculari e proviamo ad immaginarci un mattutino domenicale, in un loco qualunque di un giorno preciso ad un’ora svizzera in uno spazio aperto, Siddharta Gautama, Mohamed Di Corania, Cristo da Palestina, Maria Di Magdala, Vishnu e Matteo Renzi berciare sul nulla. Smith&Wesson sui coglioni. Individui che dai meandri del germoglio galleggiano su sistemi vibro-dimensionali differenti rispetto a quelli terrestri non possono che tediarti di noia. Quasi quanto un qualunque metodo Strasberg imposto sotto minaccia di Cicuta alla divina interprete barocca Adelaide Ristori. L’individuo tridimensionale si barcamena tra pallone e sistema pensionistico reversibile. Occupiamoci del pallone ché alla reversibilità di pensione ci penserà Renzi. L’unico tra i maestri in precedenza citati a non occupare campi vibrazionali. Eccezion fatta per il vibrare pruriginoso delle mani quando lo si sente aprire bocca. E non si tratta di psoriasi. Un match dell’Atletico val bene il cicognare su questa terra. La tifoseria abbatte la sveglia anticipando il solfeggio del gallo. La colazione è di quelle corrette, nonostante la fottuta scimmia dei cheerios tenti di corrompere il gruppo offrendo tazzoni di latte e cereali. Verrà allontanata a badilate in stile compagno di merende. In seguito tenterà un abbozzo di denuncia a mezzo stampa scagliando accuse di razzismo faunifero contro la torcida, ma verrà sbugiardata da un filmato di trenta secondi in possesso della procura di Caltanissetta dove si vedono supporter atletici giustiziare a pernacchiate il bimbo testimonial delle barrette Kinder (quello antico dell’epoca di Willy Brandt) reo di proporre colazioni al sapore di torta paradiso durante una trasferta a Santa Lucia del Clitunno. Il pendolo segna le sette e trenta del mattino, la lettura dei quotidiani è ultimata, il bus con su la squadra è al salpo da una mezz’ora abbondante (trattasi del 233 sbarrato), quando tra supporter ci si rende conto che nessuno è automunito! È questione di un niente. L’asso nella manica è calato. Si va a piedi, in stile Renzo Arbore a ‘Quelli della notte’. Comunicazioni tramite cellulare mobile azzerate a causa del calare in toposfera di rottami satellitari attesi in una non precisata località del suolo italico all’ora dei pasti. Chi arriverà vedrà. Si è arrivati e si è visto quello che si è visto. Il team marcellino si presenta decisamente più tecnico dei nostri. Non per quel che riguarda lo svolgimento prassico tramite tacco, suola o punta, quanto nel titolo di studio. Dirigenti, allenatori, tecnici, massaggiatori olistici e giocatori, tutti tecnici. Tutti diplomati all’Itis. È il loro requisito primo. Nel senso che è l’unico. Se vuoi indossare la divisa tradizionale marcellina, devi esserti diplomato all’istituto tecnico industriale statale. Preferibilmente quello intitolato ai coniugi Curie. La curva degli ultras marcellini esibisce con orgoglio una gigantografia plastificata del diploma di scuola media superiore del fondatore del team. Diplomato Itis nell’anno di grazia 1963 con il punteggio massimo di 60/60, una menzione al sapore di lavanda e cinque milioni di vecchie lire come dazione ambientale per eventuali appalti. L’umanità infusa di tecnica arrancò sul suolo lunare. Gli sgropponi marcellini, pregni di tecnica, eseguono gli straordinari. Palla a Estimo, fluidifica con Stenografia, la quale si libera del diretto marcatore ed effettua un traversone che si posa sui piedi di Limatura Legno, tiro a botta sicura ma “serratura” Kaled respinge la sfera sul puncicone. La palla deflagra all’istantanea. Non ve ne sono di sostitutive. Si opta mestamente per ladrocinio del super tele all’infante. Pallone famoso per la sua instabilità aleatoria, sospinto da Eoli contrari che soffiano sulla porta del San Lorenzo, il balön varcherà per tre volte il cantiere rossoblu. Cittadinanza al drappo come se si trattasse della consegna diplomi Itis. Sembra un finale già scritto come nei peggiori fumetti di Carl Barks quando a pochi secondi dall’imbocco verso gli spogliatoi avviene l’irreparabile. Eccoli… i resti del satellite Goce, fabbricati nei mitici anni di Olivetti Superstar da tecnici diplomati all’Itis in zona Marcellina. Erano tornati all’ovile. Partita sospesa. Trattasi della superiorità della tecnica sull’umanistica. Ite missa est. Un saluto alla riforma Gentile. Un finale in stile Atletico San Lorenzo. Bruno Bolchi può attendere…

Cronache Atletico San Lorenziadi 4

In Cronache Atletico San Lorenziadi on novembre 3, 2013 at 11:09 PM

Hermes Calcio vs Atletico San Lorenzo

Always on the move! La città non sta mai ferma. L’Atletico San Lorenzo neppure. Match dai rivoli molteplici. Casale Rocchi, Urbe est, dodicesimo distretto dello stato italiota. La società popolare in combutta con un ATAC da poco rilevata dal magnate indonesiano THOR (cugino di secondo grado del più famigerato TOHIR) organizza una trasferta dal sapore urbano. Autobus 163 da piazzale Verano, pranzo al sacco, mutamento in zona Portonaccio, levata su autobus 211 per 69 fermate e servizio in tavola con correzione di zuppa del Casale. Ma i calciatori, si sa, sono per definizione ribelli e iconoclasti, un tantino vip e bulimicamente attaccati alla berlina. In confronto Linus detestava la sua pezzuola. Sette di loro si ostinano a recarsi sul rettangolo di gioco tramite autovettura. Nessuno di loro porta la chitarra. Le musicassette di Battisti svernano in solaio. Trovate voi il sillogismo aristotelico. Il non statuto della società sanlorenzina, vagamente ammiccante al codice Hammurabico del movimento di Gaia, non prevede il da farsi in casi analoghi. Anche perché è dal 1985 che nel quartiere non si verificava un’analogia di questo sapore. Giocava ancora Van Basten, il vocalist dei Queen ugoleggiava privo di noduli alle corde vocali, e Michael Jackson vantava una melanina contraria alle nevi dell’Appenino tosco-emiliano. Gli atleti sono liberi di giungere all’impianto sportivo su quattro ruote purché evitino di soffermarsi in piazza Esedra a prendere a fucilate i cormorani in puro stile Balotelli.
– Avete comprese di che Casale si tratta?
– Come no?! Inoltre contiamo sul TomTom e su Julian Assange!
Non l’avessero mai detto! Maledetta tecnologia. Arrancarono al Casale. Casale Monferrato. Zona pedemontana. Fu la zia del ragionier Calboni a rifocillarli. Risotto al Barolo e Barbaresco. L’attore Giuseppe Anatrelli, tifosissimo dei partenopei, monologò sul modus operandi di Giuliano Giuliani. Si rimisero in salute, ma il senso di colpa multireligioso divorò loro e i loro TomTom. A Julian Assange ci pensò padre Bergoglio con un tweet. Ai rossoblu tocca affrontare la compagine ermetica in pesante inferiorità numerica. Quattro contro undici. Nonostante la presenza delle riserve. Mister Rusignoli preferisce non schierarle fino a quando il parlamento non si deciderà a cambiare la legge elettorale. Lui medesimo dà la scossa a modo suo, utilizzando uno sfollagente per orsi Bruni di quelli dati in dotazione ai Rangers operanti presso il parco naturale di Yellowstone. La gabola funge e il gap pare colmarsi. Tramite spunti individuali gli ospiti provano a intessere la sinossi del gioco. Trattasi di specchietti per le allodole. Al minuto ombelicale della prima frazione di gioco, l’armata brancasfollagente capitola. Fluidificazione di sfera nei pressi del centro abitato, la falange sanlorenzina sale all’unisono chiamando ad alta voce il fuorigioco, purtroppo, il direttore di gara è sordomuto oltre che cieco, né lui né il pastore maremmano che lo accompagna focalizzano l’azione. 1:0 ermetici. L’allenatore del team delle mura decide di correre ai ripari ricaricando le batterie degli sfollagente per orsi, ma il team manager Ramaccioni ha dimenticato i caricabatterie dal Burger King sulla Tiburtina. Errore fatale. Nei primi ’90 la nord lanciava a Gazza barrette al caramello per ricaricarlo. Sommessamente la torsida sanlorenzina scaglia addosso ai propri beniamini macerati glicerici di guaranà e ginseng. La fitoterapia agisce chioccioleggiante, testuggineggiante, ignora il sintomo, sgambetta olistico, ammicca al placebo ma nulla cambia affinché nulla cambi. E buffetti sulla guancia al Gattopardo. La frittata pare essere quella quando succede l’inimmaginabile. I sette dissidenti involontari postano sul sito dell’Atletico una loro foto intenti a sorbeggiare un aperitivo in zona Carlin Petrini con la compagnia del mandronio Ezio Greggio. Il passaparola galoppa così come il cin cin di Gesualdo, che pendolina sull’esterno, asfaltando nell’ordine una serra di cicoria biologica, due pitbull in amore e un lampione autografato da Alfio Marchini. Bordata che manda Julian Ross in rianimazione ma l’estremo difensore ermetico, con un colpo di reni degno di Nuraev lascia il miele sulle labbra dei padroni di casa. Era di Casale Monferrato.

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