Giovan Bartolo Botta

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Cronache Atletico San Lorenziadi 16

In Cronache Atletico San Lorenziadi on marzo 31, 2014 at 6:02 PM

Atletico San Lorenzo vs Brictense 0:1

L’Atletico San Lorenzo raddoppia! Così segnalava in settimana il bollettino meteorologico in zona Mura Aurelica. In realtà fa molto di più. Triplica. Quadruplica. Quintuplica. Sestuplica. E via algebrando. Facendo di conto. Nasce il gourmet polisportivo popolare a basalto biologico con allegato di chilometro zero. E tanti conguagli a Jeff Storck. Lunedì in zona gittata di fritti si presenta alla stampa sportiva in grande spolvero la compagine San Lorenzo Basket. La sala stampa, gremita in ogni ordine di sconto, vede la presenza unicamente di giornalisti provenienti da paesi in quota Nazioni Unite. Al termine di convenevoli e cerimonie omeopaticamente protocollari, coach Carter, il trainer sanlollico, carica i suoi giovanotti in canotta pretendendo la demolizione nitro-glicerinicamente parlando dell’espertissimo CUS Roma, la squadra di palla canestro ufficiale del College torvergaro. Come ogni situazione da palazzetto che si rispetti, ecco due sfortunati esodati travestiti da mascotte di pelouche cercare di guadagnarsi il companatico agitando l’ischio in sostegno del rispettivo team. Per la squadra accademica il Signor Guidobaldo Saporito di Fara Sabina (anni 87) indossa un costume da macchina fotocopiatrice con tanto di rilegatura e quaderno ad anelli. Presenti pure le majorette, eccitate come foche nell’igloo, travestite da chiavetta con password! Al rettore Frati l’incombenza del soliloquio digestivo. Dopodiché sarà un unico grande sonno. Attesi in modalità per nulla corollarica, gli ultras di entrambi i club. Impressiona la rispettata Fossa dello Statino che in anni brugo-lacoste-tacchinari spiazzò la questura di Cernusco sul Naviglio per gli incresciosi fatti succeduti al Forum di Assago (3 aprile 1992 CUS Roma – Icap Confreria 71:73 rubati due ghiaccioli e tre cuori di panna, ferito un portantino). Un unico coro ma ridondante: Dottore, dottore, dottore del buco del cu’ vaffancu’ vaffancu’…
Rimandano la gentilezza al mittente i Sanlorenzini, stipati in un settore del palazzetto provvisto unicamente di balaustra senza gradoni. Puro stile Toma del Marchesato. L’incontro è duro. Interminabile. Una ibridatio tra Via col Vento e la Meglio Giovialità del Tullio Giordana. Coach Carter sgarra nella valutazione delle riserve d’ossigeno da somministrare ai suoi atleti nel lungo gitto. Marchianeria che pegnerà carissima. Essendo il basket popolare un progetto in nuce, tipo Expo 2015 ma con minor quantità di risotto alla Pisapia in mucosa orale, la difficoltà di reperire atleti è risultata essere altopianica. Al provino di fronte ad un Dan Peterson debordante di Thé Infré si sono presentati in quattro. Cinque con l’atleta soprannominato dai fan Pisellino. Abili ed arruolati al gran completo. Il tempo di evitare le visite mediche ed eccoli schierati sul teflon. La CUS Roma mette il panico già solo a leggerne il profilo su facebook. L’emigrante NBA Esposito mosse lì i suoi primi vagiti. Gianmarco Pozzecco perse la verginità indossando quei colori in una pausa dall’allenamento. Il Bostoniano Larry Bird indossò i colori giallo-blu cusici per beneficenza durante una campagna di raccolta fondi per il sostegno alla sterilizzazione felina del Queens. Last but not least l’immenso Magic Johnson durante le riprese del video clip Remember the time si asciugò il fiotto di ketchup fuoriuscito dall’hamburger utilizzando come bavaglino lo stendardo del CUS. La loro rosa è ampia. Erano 300. Erano giovani e forti… traetene voi le conclusioni. Un serbatoio di talenti dal quale i dieci trainer romanici possono attingere a mo’ di compagnia petrolifera. Nella pallacanestro le sostituzioni sono più libere di un paio di hippie durante la psichedelia. Con una media di una sostituzione ogni 15 secondi, rifiato e recupero per i cusici paiono pinzellacchere! Al tempo. Mai fare i conti senza l’oste. Pisellino! Che sberla! Che fucilleria! Lo abbiamo ammirato dare confidenza alla sfera pedante nell’amichevole giocata contro i ribelli del Mend. Un Pico de Paperis dello sport. Li pratica tutti dai tempi del sonno in utero materno. Non era ancora un filamento di Dna quando il maestro Miugi gli impartì la tenacia della cera. Una volta in culla Andrea Lucchetta lo catechizzò a rete. Alle Olimpionike nevicate di Albertville Alberto Tomba lo definì lo “skilift” per antonomasia. Martina Navratilova gli fece recapitare per il suo decimo compleanno polsini con dedica. Il Gigi la trottala in salsa caciopepica regala all’Atletico Basket la vittoria nella prima uscita ufficiosa della stagione. Intervistato da Andrea Scanzi per la trasmissione televisiva Reputescion svelerà ai tifosi il suo segreto sulle capacità bastketiche: sono stato un mese in Giappone e ho divorato l’intero manga di Slam Dunk!
Passiamo al calcio. Potevamo aspettarcela la sconfitta con la neo-gollista compagine calcistica di Montelibretti. In settimana il capo di gabinetto del governo rettiloide statunitense ospite ad Urbe, ha preteso di conoscere i giocatori rosso-blu obbligandoli a ciceronare per la città tra solchi di negligenza manutentiva e siti archeologici. Si tratta di una vecchia conoscenza degli amanti del Soccer sul Game. Toni Miola! Ex estremo difensore della nazionale a stelle e strisce in quel di Italia 90. Appesi i guanti al crocifisso si è gettato anima e corazza in politica occupandosi di calcio popolare in quota democratica nella sua contea natale di Haxlerod (Memphis). Possiede la bellezza di quindici squadre di calcio popolare militanti nel medesimo campionato sostenute da una catena di ristoranti eritrei ma con sede fiscale nel Gibuti. Incuriosito dal progetto Muro Aurelico desiderava lumare il dettaglio deretando al privé del “Club Le Chic”. Adiacenza Via Veneto. Costretti, per non dispiacere i vertici, ad intrattenere l’ospite illustre con barzellette sconce, i nostri atleti non hanno mai rincasato prima dell’alba presentandosi fantasmi all’appuntamento con i Brictensi. Fantasma è stato rinvenuto anche il capo di gabinetto Toni Miola, trovato nella sua suite allo Sheraton con la faccia affondata in una vasca di Mojito. La partita è un nulla di fatto al rigenero, destinata ad una inviolabilità delle reti pura quanto la Mirandolina del Goldoni prima dell’increscioso. L’increscioso avviene sul serio. I Montelibrici vengono definiti da Giampiero Mughini le “Irina Palm” della terza categoria. Come parassiti si attaccano tramite avambraccio alla glanda avversaria solleticando bizzarrie erotiche che sconcentrano il giocatore dall’obiettivo. Eseguono la manovra alla perfezione un’unica volta sul finire della prima frazione di gioco accaparrandosi il massimo della posta in palio. Durante l’intervallo gli Atletici visualizzano sacchi a pelo ingiuriando Obama e i suoi capi di gabinetto. Mister Capitani cerca di rimettere in sesto la truppa ordinando al Bar Centrale della Tiburtina un container di caffè ristretto. Ma il russar v’è dolce in questo campo… L’estremo rimedio è drastitudine. Fuori tutti (riserve comprese), dentro Pisellino, il samurai. Un individuo solo al macello capace però di limitare i danni e sfiorare il pareggio con una palomba a vortice in zona Guapperia. Notifica importante: sabato pomeriggio gli ultras sanlorenzini sono stati chiamati ad incidere live il primo singolo di una quindicina di brani che uscirà su LP, CD e musicassetta prodotti dalla gloriosa casa discografica Fonit Cetra. Il pezzo si chiama “Che tanto già lo so” e dura 45 minuti. Solo voce. Unplugged a sottrarre. Non sarà possibile scaricarlo su itunes ma sarà acquistabile nei migliori negozi di dischi al prezzo popolare di 5 euro. Sostieni anche tu il calcio figlio del popolo e liberati dai pinocchietti al governo!

teatro.persinsala.it a proposito di IN PRINCIPIO FU D.M.

In rassegna stampa on marzo 31, 2014 at 12:08 PM

http://teatro.persinsala.it/in-principio-fu-d-m/10181#more-10181

di Velia Viti
Bernarda foto - cast 3

Nella società degli uomini

La terza residenza artistica della stagione del Teatro Studio Uno, la casa romana del teatro off, è uno spettacolo scarno e graffiante scritto diretto e interpretato da Giovan Bartolo Botta.

In un unico spazio condiviso, la diffusa luce di sala avvolge il pubblico e cinque attori con indosso delle t-shirt con stampato un solo comandamento: recita e lascia recitare. Uno striscione da stadio o da occupazione demarca il confine fra chi il teatro lo fa e lo vive con fede da ultras e chi invece lo incontra una sera, per piacere e per svago. Nessuna scena, nessun effetto luce, nessun inserto audio. Solo un ritmo serratissimo nei dialoghi, assolutamente piacevoli all’ascolto e che catturano l’attenzione, grazie ad accenti limpidi, pause ritmate e belle voci, su cui spiccano i toni di Giovan Bartolo Botta, anche regista e autore dello spettacolo, e di Isabella Carle. Il tutto puntellato da molta ironia e citazioni meta teatrali, più o meno note.
Perché di teatro si parla in questo ultimo spettacolo della compagnia Produzioni Nostrane, presentato in prima assoluta al Teatro Studio Uno. Cinque dipendenti di un’agenzia di spettacolo, la Master and Puppets, si scontrano nel tentativo di scavalcarsi gli uni con gli altri, in una sfida senza esclusione di colpi bassi per poter aggiudicarsi un premio aziendale e non essere licenziati. Non c’è spazio per nient’altro: cinque uomini senza scrupoli focalizzati unicamente sulla loro carriera, sui soldi, sul successo. Al centro c’è il teatro ma non c’è l’arte, non c’è il talento, non c’è la passione, non c’è la cultura: solo una infima società composta di sconosciuti attori cani, agenti truffatori, arrivisti disposti a tutto, grandi sconfitti. Mentre invece i grandi nomi del teatro sono ormai memorie di un’età dell’oro, nobili fantasmi che possono essere evocati solo come exempla. L’essenzialità scenica, sicuramente una delle cifre fondamentali di questo allestimento, che mette in primo piano i contenuti e l’interpretazione vocale degli attori, non giustifica però la scarsa cura dei loro movimenti nello spazio che proprio perché vuoto dovrebbe essere agito in modo più cosciente e funzionale alla narrazione.

Cronache Atletico San Lorenziadi 15

In Cronache Atletico San Lorenziadi on marzo 9, 2014 at 11:32 PM

Atletico San Lorenzo vs Hermes Roma 3:3

Avrebbe potuto panciollarsi in ghingheri la sera stessa all’osteria di fiducia sollevando la sfera in cuoio autografata dall’intera combriccola campestre il signor “sentenza assolutoria” Mulè. In puro stile “grazie, Signora Thatcher”. Avrebbe. Purtroppo per lui, essendo rimasto l’unico in campo dei suoi, l’incontro del quarto tipo con la tradizione d’oltremanica non ha carburato corporatura. Ma torniamo ai primordi. Settimana densa di avvenimenti dalle parti del rione Muro-Aurelico. Lo si capta già dalla riunione del primo acchito che vede stipata nell’aula magna di Palazzo della Tolleranza una vera e propria moltitudine umana. Tipo ritiro statino pro appello di facoltà. Al fine di evitare un ugly end vagamente ammiccante all’Egira maomettana la reunenda si sfalda in tre tronconi. Un paio di blocchi tesserati e di conseguenza azionisti seguirà il dibattito settando allo spazio sociale 32 in collegamento telematico. Con buona pace della senatrice pentastillata Serenella Fuksia. Il motivo di tale corsa al capezzale è da capparsi in un’intercettazione telefonica tra l’allenatore Mauro Capitani e Don Manlio Santa Settimia, il reverendo padre spirituale della società rossoblu, pubblicata dal giornalista Francesco Pignattone sul Corriere di Valmontone. Nella conversa intercorsa si legge di un mister sfiduciato dalla mancanza di fede dei suoi ragazzi verso l’elemento uno e trino della tradizione eucaristico-betlemma. Sollecitato in assemblea ad argomentare, il coach esplica consapevole di galleggiare in un mare di relativismo culturale (Joseph Ratzinger copyright) attraversato da simpatie laike.
– L’assioma spirituale può condurci all’obiettivo play off, lo zichichismo è un finto amico quanto lo sono per gli elettori i paracarri del partito deriso (PD). Faccio richiesta espressamente alla dirigenza di poter portare i miei atleti in ritiro spirituale a Bidella presso il santuario della vergine Maria Sevizia. Si tratterà di un piccolo passo, un trotto, per loro ma di un salto in lungo verso la consapevolezza dell’esistenza eterna. Porgere l’altro zigomo, spesso entrambi, evitando baruffe chiozzotte, multe, diffide, cartellini e incomprensioni. Ora pro nobis.
I vertici donano il sol diesis e l’orazionia settimanale prende il via. L’urlo di battaglia (spirituale) è zero schemi, zero tatticismi, cento per cento compiete penitenti. Si prospettano sei giorni intensivi di pane secco, crosta di formaggio, analisi dei testi sacri, condivisione della conversazione, lavanda degli arti inferiori, ciliciata, riti campestri, gaudii ugolari, adorazione del Muccioli, servizievolenza civile, assistenza al cadavere in obitorio, orinatoia del fauno, nattanza vegliarda, incorporazione della piaga, assaggio delle stigmate, suggitura di acqua piovana, defecatio in humus, nix onanistica e sudditatae bellica. Il toto supervisionato dal temibile dottrinario gesuita crimeo padre Sancala Buddanile (ex padre spirituale dei temibili supporter del Millwall in anni invero poco fini). Ma non finisce qui. Come avrebbe puttato il maestro Bobby Pregadio alla Corrida di Corrado. Il giorno dello shabat si festeggia mimosamente l’unità carbonica matrilineare. Dalle prime sorgenze solari sfileranno marciando a mo’ di assalto al bastione davanti alle autorità societarie sanlolle i battaglioni in ordine di registro all’Agenzia delle Entrate.

ore 6 squadra di calcio femminile
ore 6.30 squadra di calcio transgender (attivo barra/passivo)
ore 7 squadra di basket maschile
ore 7.30 squadra supporter
ore 8 squadra fidelity card
ore 8.30 squadra vecchie glorie
ore 9 squadra bambini

Terminata la processione al milite ignobile e sistemati i fantolini di fronte all’intera filmografia di Woody Allen, ecco aprirsi le iscrizioni per la gara del Foxa-Foxa. Tre rarissimi esemplari di volpe dell’Abruzzo vengono sedotti e coccolati dai quartieranti. Le si accarezza, le si riempie di attenzioni, le si vizia con degli ottimi bocconcini biologici al magro, le si fa accoppiare senza contraccettivi dopodiché le si libera a Villa Mercede e le si finisce a badilate nel retto femorale. Una volta gettati i documenti e gli indumenti dei quadrupedi in braciere, le si rosola allo spiedo in gusto capitolino e le si serve in imbando con allegato di guarnizione cicoria di camposanto. Sollevata di calici al vin di Cipro e marcia pedante verso Campo Artiglio inneggiando ai nostri colori sulle note moderatamente ostili della Pamela di Non è la Rai. Gli atletici scendono in campo dopo una settimana di rinunce completamente mutati nell’animo. Accarezzano e benedicono gli avversari come se si impersonassero negli antichi padri missionari che in anni caravellici catechizzarono a modo loro le civiltà pre-colombiane. Gli ermetici sbigottiti da tanta cordialità aprono gli spazi sopraffatti dal senso di smarrimento. Mulè spodesta il cigno di Utrecht realizzando il vantaggio in moto circolatorio. E tanti buffi a Thomas Ravelli. Sembra tutto semplice, ma qui scatta l’arma a doppio taglio degli esercizi spirituali. Dopo giorni di riflessioni teologiche, i nostri ragazzi si sentono Domenici Savii in nuce. Il senso di colpa li divora. Lacrimano convinti che il loro vantaggio sia un sopruso brutale un homo homini lupus. Un Rogerinho deperito da lunghi digiuni, tenuto in piedi unicamente da contrappesi di piombo, propone ai compagni di lasciar pareggiare gli avversari. I compagni commossi acconsentano. Uno a uno ed ermetici increduli. Mulè è un realizzatore di razza. Fendenza un missile che riporta i Muro-Aurelici avanti con il lavoro. Vai così? No. Riecco il senso di colpa asfaltare le coscienze dei nostri campioni. Capitan Biscottino ha una visione celeste. L’arcangelo Gabriele gli ordina di aiutare i bisognosi ermetici a pervenire al pareggio. Avversari stupefatti! Quanto un tabagista che non riesce a porre fine alla tabaccanza così Mulè non riesce a smettere di schiaffare la sfera in rete. San Lorenzo avanti. Ricomincia la valle di lacrime, la saliciata piangente. La mater misericordiae. Gesualdo perde sangue dai palmi superiori. Estigmatae acclarata! Alcuni vomitano in campo. Altri camminano sulle acque. C’è chi asserisce di essere Teresa d’Avila. Chi Giovanna d’Arco. L’estremo difensore rossoblu stolcheggia un pastore maremmano tentando di avere con lui una conversazione sullo scibile umano. Jacopo depone la corona di spine sul capo di un beota. Gli ermetici si leccano i barbis pregustando il pareggio. Gli ultras sanlorenzini intuiscono la gabola e attraverso un bestemmione degno del Saulo di Tarso prima della conversione spezzano l’incantesimo giaculatorio. Gli avversari nattano l’antifona cambiando strategia. Indossano di gran carriera la divisa del Palermo al fine di incutere timore. Poco ermeticamente provocano utilizzando uno slang yuppies: Io ho avuto le Nike di Jordan, tu no! Io ho cambiato trenta Fifty Top nel ’94, tu quanti? Hai mai indossato le Reebok Pump? Il mio primo bacio con la lingua l’ho dato in terza media, tu quando? Ti va una partita al Sega Master System? Hahaha, sfigheua! Questo insentibile linguaggio paninaresco da ragazzo Burgy induce i giocatori sanlorenzini a una reazione violentissima. Mozziconi di sigaretta bruciano piumini. Il direttore di gara espelle l’intera compagine rossoblu, fatta eccezione per Mulè. Aveva i tappi alle orecchie. Ed in ritiro spirituale non è mai partito. Reduce da una settimana di gita scolastica a Praga, ha offeso i timpani facendo le ore piccole nel locale notturno. Qualunque esso sia. Ma che bella cosa scendere in campo con la maglia rosa…

In principio fu D.M. al Teatro Studio Uno di Roma

In in scena on marzo 3, 2014 at 10:58 PM

Produzioni Nostrane presenta:

locandina UFFICIALE In principio fu

dall’ 11 al 23 marzo 2014
da martedì a sabato ore 21, domenica ore 18

Teatro Studio Uno
Via Carlo della Rocca, 6 (Torpignattara) Roma
info e prenotazioni: 328 3546847 – 349 4356219 – 329 8027943 – 340 3394446
http://www.lacattivastrada.com [email protected]

In principio fu D.M. – spettacolo teatrale in salsa ipocondriaca

testo e regia di Giovan Bartolo Botta

con
Krzysztof Bulzacki Bogucki
Isabella Carle
Giada Di Fonzo
Flavia Martino
e Giovan Bartolo Botta

Nel principio Dio creò i cieli e la terra. Ma questi sono affari suoi. In principio fu D.M. La dea del teatro osservò la situazione e vide che era cosa buona e giusta. Indi scisse D. da M. e fece dono loro di un copione teatrale. Osservò la situazione e vide che era cosa buona e giusta. Da una costola di D. creò Daniele, da una costola di M. creò Massaro. Osservò la situazione e capì di non essere onnisciente né onnipotente. Rimescolò il brodo primordiale e ricomparve D.M. La dea del teatro osservò e vide che era un grosso errore. Cominciò a recitare, non ci pensò più, ci dormì sopra, si trovò un’agenzia dello spettacolo, cominciò a frequentare party per attori dove si discute unicamente di provini per attori. Dopodiché ci pensarono gli altri. Gli attori.

Una messa in scena che tenta di trasudare clima da secondo anello curva Maratona. Gli attori brancolano nel loro ufficio simbolico smussando i lati tramite fissità. Fanno tutto loro. Il lavoro sporco come quello pulito. Il bello e il cattivo tempo. Comprese le mezze stagioni. Luci accese in sala, tanto per ammiccare a un Brecht mai domo. O forse meno ancora. Autosufficienza attorale pura e omeopatia tecnologica. Come ai tempi che furono.

Cronache Atletico San Lorenziadi 14

In Cronache Atletico San Lorenziadi on marzo 2, 2014 at 7:45 PM

Romana Calcio S.p.a. vs Atletico San Lorenzo 0:0

Zuppelli, Sonnino e Salandra non spararono a salve durante gli anni da Piave mormorò all’interno della compagine di governo del notabile Giovanni Giolitti. Le voci si sollevarono, in particolare, raggiungendo note uccellatrici durante lo scandalo della Banca Romana. In quel mentre il trittico galoppa venne addirittura alle mani rimpallandosi la responsabilità del crack a mo’ di palla avvelenata facendo assomigliare a melodie Tebaldee le moderne bisticcie emiciclo-parlamentari. Daisy Francesetti, Pino Barsilai e Quintino Sella, capi di gabinetto e passepartout della altitudinaria società capitolina consigliarono al pedemontano capo di stato di chetare le acque. Non separarle. Calmarle. Come? Prendendo i tre uomini di governo per il calcio. La loro passione dai tempi del galoppismo. In quei meandri contrassegnati da triplici alleanze e soppressioni monarche, lo sport della palla con i piedi in quel di Urbe possedeva una forma ibrida. I biancocelesti dall’ala rapace polisportiveggiavano al circolo canottieri mentre della lupa giallorossa se ne aveva parvenza unicamente in etere. Fu dunque per sopire alterchi che il primo marzo del 1914 venne alla luce nel quartiere Salario-De Paupero la società sportiva Romana Calcio. Molte storie cominciano con l’incipit: “Cara, questa sera farò tardi in ufficio…” Non quella della Romana Calcio. Il suo intro è quello dell’Isonzo. Il suo sapore è allo scatolone di sabbia. L’aspetto è quello della Domenica del Corriere. La sua proprietà è il Ministero delle Finanze. Il suo primo presidente onorario fu l’ingegner Antonello Orlando. I colori sociali quelli delle Poste italiane (loro unico sponsor dall’anno di fondazione) con una punta di fluorescenza in meno nel giallo. L’Atletico San Lorenzo, conclusi i baccanali pantagruelici casalinghi ai danni del Gerano, vuole evitare di essere il cosciotto sacrificale con il quale i supporter romanici intendono bagordeggiare il centenario della loro squadra. Non sarà una canotta della salute. Le tribolazioni tibulliche prendono il fa durante la riunione del primo acchito. Gigi e Andrea (dirigenti della società Calcio Popolare) saltano il guado verso le vette della Sila al fine di presenziare in zona stadio San Vito al centenario della compagine calcistica cosentina. La riunione, orfana di due capisaldi convoca in colmatura gap il duo comico romagnolo Gigi (Sammarchi) e Andrea (Roncato). E tante sollecitazioni ai fiammiferi Minerva. Acapulco prima spiaggia a sinistra. Si tenterà di avviare un collegamento tramite skype, ma anziché il duo rossoblu risponderà il parlamentare pentastilografato Luis Alberto Orellana in versione salice piangente. Era necessario organizzare la trasferta salarica nei minimi dettagli ergo pur di arrivare ad un quid l’interpellanza al deputato è parsa d’obbligo. Il neo epurato spertica partorendo la soluzione: tram 19 per 4 fermate, pit-stop a viale Ippocrate, il tempo di fare la conoscenza della globalità dei nuclei familiari e conseguente monta sull’autobus 310 per 15 fermate, lettura di quotidiano e sorsata di caffè corretto allo Chalet di piazza Vescovio, dopodiché sarà solo bus 235 fino a Salaria/Montevarchi. Durata approssimativa del tragitto 30 minuti circa. Tu chiamalo se vuoi populismo…
In latranza Ponte Salario avviene un episodio di anti-politica. Il conducente del mezzo con un padiglione auricolare al giornale radio ed una mano sul volante apprende la bocciatura del decreto Salva Roma da parte del governo del giovanilismo ad ogni costo. Il freno a mano è questione di un battito d’ali. È finito il valsente. La liquidità è liquefatta. Scatta via felinamente mollandoci nel traffico come un grumo di stronzi. Non c’è il tempo di consultare la base sulla piattaforma web. Decidiamo di proseguire con un assioma da entropia sbronzea. Unendo le patenti per auto di tutti, più qualche patente per motorino, si partorisce una patente per mezzo pubblico. Prudenzialmente vediamo di non superare la soglia della testuggine. Il match era fissato per le ore 15. Arriveremo alle 17. Ma nessuno sbroncia. I tifosi della Romana hanno ipotecato la loro vita al demonio pur di corollare una coreografia degna di un centenario. Volevano mostracela e ci avrebbero atteso sino all’alba di un nuovo giorno. Tipo australopiteco. Lo show è degno di recensione masolino-damica. Lo stadio possiede spalti su un unico lato. Niente curve. Sono spalti lunghi però. Un chilometro. Stile Corviale. Sono divisi in lotti. Il lotto del settore ospiti è sito all’estremo lato sud. Quasi in zona Borgo San Pietro. Il settore dei tifosi di casa è sito all’estremo lato nord. Quasi in zona Borgo San Paolo. Quello a Torino però… Lì nel mezzo finché ce n’hai! Al fischio d’inizio gli ultrà Romana sciorinano uno striscione con su pittato l’intero organigramma di Poste italiane con tanto di diversificazioni d’investimento, fatturato, filiali, utili al netto, utili al lordo e numero di dipendenti. Prende il largo sulle note del maestro Tamerlani l’inno nazionale delle società per azioni. Dulcis in fundo ma non così in fundo vengono liberati al vento cento piccioni viaggiatori con appesi al collo le prime pesantissime borse in cuoio dei postini dell’epoca dei lumi a gas. Ovviamente colme di missive e raccomandate con ricevuta di ritorno. Il tutto in un impianto sportivo a festa allegorica stracolmo posto… nel centro dell’aeroporto militare dell’Urbe in piena attività. Il match nel merito. Condizioni meteo da scia chimica dispettosa. Il manto non è né erboso né fangoso, ma asfaltato. La Romana come da copione vuole fare risultato per fare morale, che fa classifica, che fa utili, che fa amanti senza fissa dimora, che fa centenari senza prefissati ascendenti. Il battitore libero sanlorenzino Ivan la riflette diversificatoria evitando la debacle per settanta volte sette. In una chiusura difensiva particolarmente efficace, durante la seconda frazione di gioco, il direttore di gara sottoposto a pressioni snervanti dall’ambiente centenarico, opta per il cartellino rosso nei confronti del difensore popolare. Il ragazzo la prende bene, con garbo, mettendo in fuga un convoglio merci che passava nelle vicinanze. L’Atletico con una pedina in meno anziché serrarsi prova a macinare gioco facendo più volte capolino nella difesa avversaria senza mai farne vedere veramente i sorci verdi. Il match è una Royal Rumble. L’allenatore poste-italiota Bertolotti sostituisce tre dei suoi uomini con tre puledri dell’ippodromo di Tor di Valle acquistati a gennaio durante il mercato di riparazione. Sanchez, Paco e Camaiora. In particolare quest’ultimo sfiora il montante in zona Qi Gong facendo nastare di biologico il settore ospiti occupato dai supporter sanlorenzini. Si rivede Gesualdo, fresco di convocazione nella nazionale dei Guelfi, provare a lavorare di Orient Express sul litorale sinistro. Palla a Pasquale che… non c’è! Schierato tra i titolari lascia un biglietto a centro campo con su scritto: Sono al centenario del Cosenza Calcio, saluti e baci! Il numero due della Romana, un certo Raperonzolo, si lamenta dell’inquinamento acustico provocato dagli aeroplani in transito. Siluratura di fischi. Pareggio a reti inviolate. Mister Mauro Capitani può mettersi una mano in tasca e dire al premier Yuppies: Matteo, stai sereno, nessuno ti vuole prendere il posto. Nel mentre, se si saltapicchia sul quotidiano cartaceo Il Gazzettino della Sila, si possono trovare le foto di Gigi, Andrea e Pasquale che sbrandano ovunque… nella residenza privata di Gianluigi Lentini. Cento di questi giorni.

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