Giovan Bartolo Botta

Archive for aprile 2014|Monthly archive page

Serata a sostegno dell’Atletico San Lorenzo al Nuovo Cinema Palazzo

In in scena on aprile 28, 2014 at 8:16 PM

L’Atletico va al Cinema

Atletico va al cinema LOCANDINA

“Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio.”
Jorge Luis Borges

Una serata a sostegno del progetto Atletico San Lorenzo, la squadra di calcio popolare nata nel quartiere e che nel quartiere agisce e cresce, promuovendo l’aggregazione e la socializzazione: temi assai cari al Cinema Palazzo!

Si propone quindi una serata di cibo, reading e musica con alcuni degli artisti che sostengono il progetto. Partecipare alla serata significa avere la possibilità di contribuire alla crescita della squadra, di conoscerla, di avvicinarsi a lei e alle iniziative che porta avanti.

Sabato 3 maggio, dopo la partita
Atletico San Lorenzo – Liberi Nantes (Campo Artiglio, via Boemondo 7) …

Nuovo Cinema Palazzo
Piazza dei Sanniti, San Lorenzo, Roma.

✘ dalle 20:30 panini, vino e mostra fotografica

✘ dalle 21:30:
Valerio Mastandrea,
Emilio Stella,
Giovan Bartolo Botta,
Stefano Accetta

✘ a seguire Lampa Dread djset

Cronache Atletico San Lorenziadi 19

In Cronache Atletico San Lorenziadi on aprile 28, 2014 at 7:40 PM

Collefiorito vs Atletico San Lorenzo 1:0

La cartacea cronaca locale teneva in avvisaglia coloro che eventualmente avessero partorito la pazza ideologia di trascorrere il domenicale in camporella fuori dall’anulare. Lasciare perdere! L’eventuale orda in entrata di pellegrini da concistoro per assistere alla parata santificazionale papalina avrebbe gettato nello sconforto financo Krusty il clown. In settimana Urbe e i suoi barri sono apparsi perennemente in pentecostale come se travasassero senso di colpa da ogni calle. Via della Conciliativa, arteria principale dello Stato del Vaticinio, ricordava il sambodromo carioca di Baia De Tijuca, ma con minor titolo obbligazionario di Pinacolada e maggior tasso etilico di Vin Santo. Così come in quel di Rio ogni pedazzo di cemento possiede la sua scuola di samba, anche a Cupolonia ecco sfidarsi in una cistifellea gara di unione degli infermi le principali scuole di devozione provenienti da ogni angolo del globo. Scambiandosi non propriamente una segnaletica di pace bensì allegorie di illuminotecnica. Il quartiere umbertino di Preti, adiacente le mura pontifice, è rimasto per tre giorni e tre notti letteralmente inaccessibile a coloro i quali non presentavano alla dogana almeno mezza estigmate sulla fronte, un santino al percio o eventualmente una banconota da cento valida ad acquistare il pass di transito con allegato di carta di credito del pellegrino (non prepagata) scialaquabile nelle peggiori boutique di cianfrusaglie del centro storico. Il chirurgo Taggiasco nonché primo cittadino della città eterna, pur di non offendere il fideismo confessionale dei pellegrini-consumatori con ritualità pagane, ha pensato bene tramite ordinanza comunale di far chiudere le sale teatrali adiacenza Tevere. Eccezion fatta per il teatro diretto artisticamente da Franco. Pippo Franco. Devotissimo di bagagliano memoriale. E tanti saluti a Jesus Christ Superstar. Le forze del disordine, camuffate da seminaristi vescovili dell’ordine vicariale, hanno avuto il loro da fare per arginare gli entusiasmi delle opposte fazioni beatificatorie. I fedeli del papa polacco, più giovani e numericamente maggiori, hanno spesso avuto la peggio in quasi tutti gli scontri di fede intercorsi contro lo sparuto gruppo di oltranzisti supporter del pontefice valtellinese. La prima carica di un certo rilievo prende vita alle ore 15.30 di venerdì nel piazzale antistante la fermata metro Ottavino. Cinquecento catechisti della sezione Karol di Krakovia sono venuti alle giaculatorie contro una sessantina di roncalliani appartenenti al gruppo storico Abele-Leffe. Dopo i primi anatemi contro il Concilio Vaticano II voluto da Angelo Roncalli per donare un volto umano al cattolicesimo, i pidati dell’Est sassaiolano di messali i malcapitati bergamaschi, i quali riparando all’interno della stazione metro, rispondono all’aggressione con un fitto lancio di rosari. I celerini in tenuta antiscomunica giungono sul luogo dello scontro in un amen richiamando tutti all’atto di dolore. Quella stessa sera nel rione muro aureliano trenta pellegrini slavi di fede woitiliana, durante l’iniziativa di ripristino della piazza firmata dalla compagine Calcio popolare Atletico San Lorenzo, costringevano il paziente Stefano Iguana ad intonare canti cari ai loro oratori. Non avevano nulla in contrario sul consumo della fauna alla brace e del vino del casato. Purché si rendesse grazie all’altissimo prima, durante e dopo l’ingollo del bolo. Ovviamente attraverso la recita del vespro. Dopo sarebbe stata allegoria mistica. Hanno provato a spiegargli che l’iniziativa era laica, sociale nonché sportiva, ergo era vietata l’oltranza. I fidelici, contrariati ed infastiditi dall’ammonimento della cittadinanza, tentano di intimidire la piazza minacciandola con l’arma temibile del proselitismo tacitandola di relativismo culturale. Ratzinger docet. La domenica mattina si sarebbero impuntati impedendo la trasferta fuori porta se non fossero riusciti a convertire al dovizio almeno un paio di elementi. Il regolamento di conti è fissato alle ore 9 davanti ai cancelli della principale basilica di quartiere. L’indomani però l’olezzo di cristiano sarà pressoché nullo. I cevici woitilici partiti alla volta di Val Melaina verranno ricoverati al Policlinico Fornaciani in stato comatoso dopo una nottata chimico-cenciosa avvenuta al rave-party di Montefiasone organizzato da Dj Dado per i quarant’anni di onorata carriera. Angelo Domini Nuziavit Mariae pronunziava il vicario. Un increscioso fax giunge in sede la domenica mattina al telex. È una richiesta vagamente ammiccante ai mayday che imperversavano nelle pellicole yuppie anni ottanta del cinema transalpino. La ridente Collefiorito è invasa da sciami di pellegrini, i quali come cavallette, venuti a conoscenza dell’antico nome del paese, ovvero Valle Stregara, hanno cominciato a soffrire di Epistassi scagliando edizioni deluxe di Deuteronomio in faccia alla cittadinanza. Il terreno di gioco è impraticabile, autogestito da una tripla mandata di cristianità facente capo alla congregazione del pastore missionario belga Frey Betlem. Il tumulto situazionale è elevato. L’Atletico San Lorenzo prova ad intraprendere ugualmente la trasferta ma una volta giunto all’imbocco dell’autostrada scopre che non vi è nessun casello in uscita. Solo in entrata. File di bus pregne di penitenti, lunghe quanto la muraglia mandarina, impediscono la via di fuga dal raccordo anulare come in un incipit di un famigerato film di Paolo Villaggio. Si intravede financo la contessa Serbelloni Mazzanti. I cattolicisti paiono Gremlins ritoccati gnatologicamente. La tifoseria muro aurelica tenta di evitare il tragitto asfaltato transitando nella vegetazione aniena. Niente da fare. Anche tra i meandri di una matriarcale e pagana madre natura, i crocifissati pullulano come puffi sotto i funghi. Tutt’altro che innocui. Cinque ultras vengono caricati e seviziati tramite omelia. Paiono perduti, definitivamente convertiti sul tragitto di Damasco, ma in zona Cesarini una foto di Marcinkus li riporta nel perimetro del libero arbitrio. Anche la terna arbitrale sembra impossibilitata al raggiungimento del Nordest montecelio-guidonico. L’arbitro, l’odontoiatra Manlio Diotallevi, è bloccato nei bagni dell’autogrill Alemagna all’altezza dell’uscita Tivoli-Cibonara, circondato da una mandria di esagitati prelati delusi dalla mancata santificazione di Papa Caetani Calloni, il primo pontefice della sede avignonese. Poi l’insostanziale leggerezza del non esistere. Il candidato pentastellato alla bagonghi belga di Collefiorito, un certo Lelio Pistaflora, studente di ingegneria aerospaziale, superesperto informatico nonché secondo portiere dei Collefiorici partorisce la genialata: si gioca via skype! Il Pistaflora invia sugli iphone di calciatori, allenatori e dirigenti il programma per paradimensionali e affini soccer-ith721b/2. Attraverso il quale puoi dettare le tue giocate su schermo. Coloro che non possiedono cellulari d’ammicco e tablet da smandibolo, non potranno assistere alla partita. Mezza tifoseria se la pista in saccoccia intonando come protesta il classico motivetto: Grecia vattene, Grecia vattene, esci dall’Europa, vattene in default! La grafica a base di ologramma è seriosa più che seria. Puoi decidere di contornarti dei gradoni dell’impianto sportivo che più ti fa gola. Viene scelto a maggioranza il Circo Bernabeo. Gli ologrammi sanlorenzini si comportano al guado partorendo un paio di fiammate che lambiscono la coppia di montanti della porta colleflorica. Tutto si decide in un assolvo. La seconda punta ologrammatica dei collefloreali nasconde la sua identità virtuale sostituendola con quella di Edson Arantes Do Nascimento detto Pelé. All’immediato la sua virtuale tecnica balistica si centuplica costringendo la linea difensiva degli avatar rossoblu composta dal trittico Biscotto-Mac-Iaco al peccato originale. La massima punizione viene calciata da un secondo furto di identità multidimensionale. La prima punta dei padroni di casa si presenta dal dischetto attraverso le vestigia di Marco Van Basten trasformando con facilità arlecchina. Gli Atletici rispondono come possono ma gli avversari esagerano con i furti di identitari. Eccoli pavoneggiarsi nei panni virtuali dei vari Zenga, Merson, Adams e Neville. Mister Capitani pretende l’adozione del furto d’identità per potenziare al cubo le capacità dei suoi ma il candidato pentastellato non ha scaricato il programma completo sugli smartphone atletici bensì solo sui cellulari dei floritici. La partita finisce così com’era iniziata. Con un dubbio. Nel frattempo i dubbi a Piazza San Pietro, Padre Bergoglio li ha completamente debellati preferendo santificare… Ayrton Senna.

Cronache Atletico San Lorenziadi 18

In Cronache Atletico San Lorenziadi on aprile 14, 2014 at 7:40 PM

Atletico San Lorenzo vs Vicus Variae 5:0

In una Urbe blindata quanto la capitale Transalpinia ai tempi del Victor Hugo prenapoleonico, i Vicovarici scendono nei panni di marziani a Roma desiderosi di giocarsi le ultime chance salvifere (dalla terza categoria alla Uisp) dibattendo contro l’agguerrita compagine Muroaurelica. Fervente non solo sul terreno di gioco, ma anche, veltroniamente disquisendo, sul piano societario. Nella consuetudinaria riunione del primo acchito presso Casa della Culla, loschi individui dalle fattezze orientali vagamente mascherati da Men in Black presentano sulla tovaglia a quadroni rossoblu una O.P.A. per rilevare l’intero pacchetto di maggioranza della società Calcio Popolare. I bischeri si sono qualificati intermediari della catena di ristoranti Old River Tex Willer che da almeno una decade ingentilisce addobbandoli gli atrii delle principali stazioni ferroviarie italiche. Resta limpido il fatto che allo spalancarsi di una ventiquattro ore pregna contante a molti in società sia stato diagnosticato un principio di labirintite. L’intento dei ristoratori vuole essere quello di traghettare nella girandola di penta anni l’Atletico San Lorenzo nella massima serie federativa calcistica. I profili individuati da questo sottoprodotto Zamparinico per portare a termine i panegirici sono presto elencati: potrebbero indossare in venturia la casacca magica elementi mai sbocciati o non completamente compresi quali Gianni Comandini, individui marciti nel solco dell’infortunio come Lupetto Mannari, sfoghi di defilé alla Francesco Coco nonché vecchie tinche del peschereccio tipo Condor Agostini. Non paghi, i nuovi padroni affamati di sbrando e bramo sarebbero pronti a tesserare l’eccellenza estera che in anni di mangianastri a cassette diede il meglio sulle pagine della Guerinanza Sportiva. Elementi sessualmente disturbati quali Tino Asprilla, Falangi Macedoni da Macedonia stile Darko Pancev per non parlare di individui dalla tacchettanza chiacchierata come Paolo Futre potrebbero divenire i futuri idoli della tifoseria rossoblu. Idoli potenzialmente amalgamabili sotto l’ala piumata di coach Pippo Marchioro, desideroso di rinfocolarsi sul mercato sconfiggendo così le magagne della terza età. I contratti dei giocatori facenti parte della rosa attuale verrebbero rinnovati in gran livrea con allegato di aumento salariale e contributi versanti all’Enpals. La società deluxe si occuperebbe anche della fornitura pasti. Bistecca alla montana cotta al plasma e salsa Kentucky per Ognissanti. Un menù da gotta assicurata. Imprigionate nelle dispense di un quadernone ad anelli ecco spuntare le future divise ufficiali complete di sponsor tecnico (Nike death of a child) e sponsor ordinario (Bifé gnam gnam allevamento carni popolari). Di proprietà della new society diverranno i diritti di immagine dei calciatori, i quali saranno obbligati, paga competenza il foro di Latina, a girare spot pubblicitari in sostegno dell’allevamento faunifero industriale tramite antibiotico. Quando gli intermediari Mandarini hanno scoperchiato sul vettovaglio i bozzetti del possibile nuovo stadio di proprietà firmati dall’architetto nipponico di fama planetaria Harada Misoshima c’è stato chi ha cominciato ad ingollare Novalgina di gran carriera. La debitatoria contratta con lo strozzinaggio gesuita non sarà che un antico lamento. I ruffici hanno preso congedo dall’assemblea con una stretta di Yakuza su palmo ed un soverchio aroma di Sakè in atmosfera. D’altro canto il rinfocolo del sostegno è uno dei crocicchi nonché dei crucci che da tempi estivi tormenta il perimetro Muroaureliano. In virtù di ciò a partire dal mese mariano prenderà piede l’iniziativa “Tutto il sostegno. Minuto per minuto più un ulteriore minuto per l’anno bisestile”. Si partirà il primo maggio, festa del cassa integro, facendo annunciare a Vinicio Capossela dal palco di Piazza San Giovanni la campagna tesseramento sconosciuti ed amici immaginari. Roba da trarre in invidia il Boddha Kurtcobainico. Rinveniamo al match. Smaniosi di farsi fotografare accanto a circensità massime e anfiteatri Flavii i vikinghi mandelici conducono in folle il cambio del pulmino di bordo posteggiando ai lati della Pia Porta. Un agglomerato di celerici, scorgendo sulla lamiera del mezzo meccanico il sostantivo Mandela, scambia i nostri amici sportivi per un manipolo di nostalgici del movimento anti-apartheid. A nulla valgono le spiegazioni in dialetto marsicano stringato del dirigente societario varense, tese a chiarire l’equivoco con i playmobil. I caschi blu con divisa azzurra, ligi al dovizio, conducono al fresco i quattordici sedicesimi del team collinare. Ci scappa pure qualche interrogatorio di tipologia ferroviaria anarchica. Rimangono a piede libero sette tesserati, il fisio rabdomante e l’allenatore in ottava. Tutti appartenenti alla compagnia teatrale brillante che da quindici anni riempie il teatro comunale vicovarico di repertorio vaudevillense. I Legnanesi d’Appenino! La discesa a Campo Artiglio risulta macchinosa. Fumogenicità balorde oscurano la visuale tra le antiche contrade capitoline. Le flic flac battono le ore 18 ma, ittico d’aprile, i cancelli dell’impianto sportivo sono chiusi. Sigillati dalla vigilanza pizzarda, meritevole di aver sorpreso i vegliardi del centro anziani adiacente lo stadio fabbricarsi un ordigno artigianale rudimentale. Il direttore di gara si tramuta in un direttore d’inchiesta mantenendo calma e gesso. Il match avrà luogo nel piazzale antistante l’hub tiburtino. Quello dove i mezzi pubblici sostano facendo rilassare gas di scarico. La giacchetta nera lavora la partita di sottrazione riducendo i due tempi di partitura ad un atto unico senza intervallo. Si giocherà unicamente per cinquanta minuti. Neanche il beneplacito di scambiarsi i gagliardetti e il San Lorenzo passa utilizzando un tocco di palla elevato al cubo. L’euforia sale quanto l’M.D.M.A. sull’ernia iatale di Peter Townsend in una serata dal vivo a Kastanienallee. La tifoseria rossoblu stipata sul tettuccio dell’autobus 492 espone un vessillo di scherno ai danni di un certo Marione. Trattasi di Mario Cecchi Gori, patrigno del già sniffatore di zafferano Vittorio, reo di aver finanziato la pellicola ceccheriniana “Faccia da Picasso”. I Vicovensi barcollano e mollano. San Lorenzo raddoppia ma il fischietto annulla per fallo di ostruzione da parte del controllore di ticket. Un euro e cinquanta. Nun te pagamo. Il secondo ceffone è rimandato di un paio di giri d’orologio. Mulè e Vicca si cercano e si trovano perorando il tiro al piattello. Il primo realizza di rapina, il secondo aggiorna il Vhs “Gol Parade” volume 1 in uscita con la Gazzetta dello Sport a 9,90 più il prezzo del quotidiano. I Viricensi in evidente stato di shock anafilattico, dopo aver ingerito un trittico di antistamici, provano ad inserire a difesa della loro porta direttamente l’autobus numero 71. A marmitta catalitica. Il dirigista di gara fischia un penalty a favore del calcio popolare per fallo di sgarbo su pedone. Ginnetto prova dagli undici metri la posata su pietanza solleticando il montante alto. Il fattaccio galvanizza la fluorescenza varellica. Jimmy detto Chicco, tornante di fascia mandelo, rigattaro nella compagnia teatrale di paese, per tre volte a porta sguarnita spedisce la bola al Tiburtino terzo rimettendo in discussione le argomentazioni cardine del secondo principio della termodinamica. Mister Capitani, indossando le vestigia di madre Teresa a mezzo busto, opta per un vernissage misericordioso. Mulé portiere. Vicca libero. Raggio d’azione in arretro totale. Interventi duri solo sulle palle dispari. Marco detto Pumpido mezza punta. Pisellino in interpunzione e dulcis in de pauperis Khaled terso ad offendere senza porre necessariamente l’altra guancia. Il Mandela attacca alla forsenna con l’unico risultato di partorire il quinto sigillo atletico. Lo firma Mulé calciando da Piazza Bologna. Involontariamente. Bendato e con mani e piedi legati. La gradisca per i Varici è il rilascio, in serata, dei colleghi calciatori da parte delle forze del disordine. L’equivoco è stato chiarito. La polizia ha avuto bisogno dell’interprete. Dall’italiano all’italiano. Ospiti di riguardo durante i bagordi festiferi occorsi per il terzo compleanno di occupazione al Cinema Palazzo, i Varici annunciano di costituirsi parte offesa all’interno di un processo contro lo stato. Ma lo stato, bisognerebbe spiegargli, non si processa. Perché lo stato è stato… e quel che è stato è stato. E non tornerà più. Mai più.

Cronache Atletico San Lorenziadi 17

In Cronache Atletico San Lorenziadi on aprile 8, 2014 at 6:37 PM

Libertas Portonaccio vs Atletlico San Lorenzo 3:2 (il derby)

Com’è potuto accadere? Com’è stato possibile? Com’è potuto succedere? Eppure… per questa stagione calcistica 2013/14 il pergolato derby risulta essere un’esclusiva dei Casalbertonici. Immaginati il mondo tra cent’anni, andrebbe logopedicando Ron con l’ukulele tra le dita. Meno, molto meno. Immaginiamoci la metropoli di Urbe tra trent’anni. Priva di primo cittadino! La fascia tricolore anacondata al petto di un amministratore delegato. Non uno qualunque. Il suggibilanci della Dandara Limonov, finanziaria indocinese con sede legale a Zurigo e sversamento fiscale nell’arcipelago dello Ziguataneo, atollo sabbioso a poche fermate di bastimento dalle coste del Borneo. Attraverso un demoniaco meccanismo di scatole mandarine e matrioske sovietiche codesta finanziaria sciacqua in Arno i guadagni sporchi della Pacific Dream, azienda di nazionalità sudcoreica con interessi nel campo infermieristico. In volgo barbino tarocca i vaccini in coadiuvo al progetto di spopolaggine planetaria voluto dalla Illuminati Saionist Reptilian S.p.a. L’intero omogeneizzato di suddette nefandezze fantasma, per volontà dello sceicco saudita Ali Macné Tarat, decide di investire nel paese del sole acquistandone la capitale. Al gran minestrone! La discarica di Malagrotta non sarà che un ricordo. Popolata da gabbiani, cormorani e carognoni simili risulterà inaccessibile agli esseri umani. I volatili si doteranno di una forma di governo repubblicana con allegato di statuto volantino. La gittata del monnezzaio capitolino prenderà forma nel centro storico. Anch’esso demograficamente intriso di nutrie, sorci, il maestro Splinter e Antonio Razzi, risulterà essere serrato all’unità carbonica. La massa di turisti verrà dirottata all’interno di Nuova Urbe, centro storico virtuale ricostruito al puntiglio da ricercatori informatici italiani laureati a Saigon, sito a un tiro di biglia dal centro storico di Aprilia! Fotografie dal futuro. Esquilino sorella minore di Taipei. Pigneto privato di spritz all’Aperol con scorporazione machetica in caso di richiesta tartine. Torpignattara solo cumino e dulcis in de profundis il serpentone corvialico prolungato di ulteriori 42 km cementizi. Città del Vaticano traslocherà all’Eur. Una gigantesca cupola di carbon fossile renderà magnificenza all’altissimo chiunque esso sia. Le zuppe patriarcali facenti capo all’antico testamento si fonderanno in un unico famelico credo. Niente papa ma papà. Il colonnato del Bernini verrà abbattuto per volontà testamentaria dalla giunta comunale del chirurgo ligure. Sulle macerie tardorinascimentali sorgerà il novello impianto sportivo dell’AS Roma. 4500 posti. In confronto il vecchio Maracanà sucava. All’interno del cupolone sconsacrato ecco fare capolino una multisala per le visualizzazioni di cinepanettoni in 8D con relativo centro commerciale. Sulle consolari sarà solo sala bingo. E tanti rimpianti a Las Vegas. Formello diverrà la nuova Calcidonia. Verrà conservato unicamente il sentore dell’antica medievalità. Per il restante, il palazzo dotato del minor numero di piani ne presenterà comunque 315. L’S.S. Lazio svolgerà le mansioni calcistiche all’interno del Castro Staziano. 4500 posti. La giunta comunale della specula finanziaria sentenzierà: derby di andata lupacchionico, derby di ritorno rapacico. Nessuno scontento a parte l’inverno del nostro scontento. Transiterà una sola linea metropolitana. Linea U. Che sta per unica. Unico il binario. Unico il vagone. Unico il posto a sedere. Unico il tragitto. Dal neo Campidoglio alla spiaggia di Anzio. Sola andata. In una città così mutata geneticamente la Libera Repubblica di San Lorenzo proverà a resistere. Completamente tornita di cingolati e mimetiche, militarizzata in stile Fort Apache the Bronx, perennemente sotto tiro di cecchino, tenterà di restare umana. L’Atletico San Lorenzo militerà nel campionato di terza categoria. Stessi giocatori, stesso Mister, stessa società ma con trent’anni sul groppone. Trent’anni di carico epatico per i supporter. Anche allora tra una canadese sorseggiata al Bar Marani e una cena di sostegno allo Spazio sociale 32 tornando con la memoria al derby del 6 aprile del 20014 ci si domanderà ma com’è potuto succedere?
Il fattaccio si è svolto grosso modo a tinte fosche.
Derby. Il match più atteso. L’Atletico San Lorenzo tra infortunati, squalificati, irreperibili, arruolati nella legione straniera e candidati alle europee di maggio si presenta in campo con un undici contato. E avanza del resto… L’impianto sportivo registra il tutto esaurito. L’incasso verrà devoluto interamente alla ditta Flli. Mortillaro Appannaggi. Ricomposizione manti stradali nel tratto Verano che collega Portonaccio con Muro Aurelia. Gli ultras Calsalbertonici annunciano dieci minuti di sciopero del tifo e striscioni voltati all’inverso in protesta contro la chiusura dello storico forno Micci. Specialità farinacee anti-celiaci. Causa guasto all’audio-video la protesta si protrarrà all’oltranza. L’ultras rossoblu sfoggerà sull’anello più alto della gradinata la signora Severina Archibugi, anni 172, origini marsicane. Vide la posa della prima pietra. Dopo tre scagni senza pretese facilmente controllati dall’estremo difensore popolare Marco detto il Canizares, il direttore di gara Signor D. Strattoni da Aretigno fischia un penalty a favore degli Atletici. Non lo vuole tirare nessuno. Il nulla che disinvoglia. Si temono le idi di marzo. O i pesci d’aprile. Mister Capitani la sente bollente quanto il Lino Banfi dei Pompieri parte prima. Tira lui. Palo. Autoespulsione e corona di spine. David Letterman chiude i battenti dopo cinque secoli di onesta programmazione. Ospite d’eccezione nella puntata di congedo insieme a Danny De Vito ed Eddie Murphy il signor Lorenzano Paciugo. Nativo della bassa bergamasca, è stato il primo ad acquistare su ebay il ticket per lo spettacolo di beatificazione del suo conterraneo Giovanni XXIII che si svolgerà al Palalottomatica verso fine mese. Lorenzano risulta essere tesserato al Portonaccio. Un desiderio divenuto realtà grazie all’intercessione della Curia. La sua passione per lo sport con i piedi muove i primi passi all’oratorio salesiano di Albino presso Leffe. All’epoca il papa buono era suo docente di catechismo. Lorenzano aveva 33 anni. Attualmente li ha per gamba. Sandrino Vicca ne prende coscienza fabbricando un tentativo da lidi lontani. Lorenzano nasta lo squaraus, cerca il santino del padre del Concilio Vaticano Secondo tra i guantoni da portiere, lo fa per allontanare il maleficio ma quel giorno il creato aveva di meglio da fare. 1:0. L’adulto sopraffatto dal senso di colpa rimarrà in stand by per il rimanente dei suoi giorni. Verrà sostituito subito dopo il gol incassato da un pezzo di vetro resina. La seconda frazione di gioco vede il calcio popolare giocare in scioltezza. Una scioltezza che porta al raddoppio. L’autografo di prestigio è quello di Pasquale. Il copione fuma alto bordo. Proiezione ortogonale su fascia, planimetria in area piccola, puntina di compasso ed inchino allo spalto. 2:0. Le occasioni per chiudere i soliloqui fioccano in razioni tutt’altro che genovesi. Il terzo gol dell’Atletico viene annullato per fallo di ostruzione ai danni del pallone. I Sanlorenzini non si accorgono dell’annullamento inscenando festeggiamenti degni della notte di San Silvestro. Non passa inosservata l’immagine di Rogerinho con una costina in ganascio. Sugli spalti si sprecano le libere associazioni melodiche. Niente fumogeni ma carbonella. Poi… attenzione! Minuto novanta. Il nono uomo solleva un foglio A4 con su disegnati a pastello a cera i minuti di recupero. Quattro. Ultimo giro di lancette sul quadrante. È il novantatreesimo. Linea destra del campo, traversone di Galbiati e zuccata vincente di Dossena. 2:1. Palla al centro. Linea sinistra, cross di Beruatto, tiro al volo di Bonesso ed è il pareggio. Gli Atletici sono ancora convinti di stare un gol avanti e la costina diventa braciola. Van De Korput avanza sulla trequarti servendo Torrisi, fiondata di quest’ultimo e Marco detto il Caudillo si deve arrendere per la terza volta. Dalla prima marcatura dei Portinacci alla terza sono trascorsi quaranta secondi di gioco effettivo. Severina Archibugi pretende la guardia medica… ma com’è potuto succedere?

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora