Giovan Bartolo Botta

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Dieci simpatici democratici

In polverie o poesie on Maggio 30, 2014 at 1:29 PM

Dieci simpatici democratici
se ne andarono a Bruxelles
uno fece il pecorone
solo Gozi ne restar

Nove peripatetici democratici
se ne andarono a Bruxelles
uno fece il ladrone
solo Serracchiani ne restar

Otto limpidi democratici
se ne andarono a Bruxelles
uno votò il fiscal compact
solo Orfini ne restar

Sette asburgici democratici
se ne andarono a Bruxelles
uno violentò la costituzione
solo Moretti ne restar

Sei moggici democratici
se ne andarono a Bruxelles
uno mise il trappolone
solo Boschi ne restar

Cinque pici democratici
se ne andarono a Bruxelles
uno fa lo scivolone
solo Fassina ne restar

Quattro ratti democratici
se ne andarono a Bruxelles
uno ostruì la respirazione
solo Bonafé ne restar

Tre fuffici democratici
se ne andarono a Bruxelles
uno feci il dito medio
solo Fassino ne restar

Due pulcici democratici
se ne andarono a Bruxelles
uno olimpico invernale
solo Chiamparino ne restar

Solo un simplice democratico
un monarca diventò
proclamatosi vincitore
lui in guerra ci portò.

Tutto il teatro. Minuto per minuto al Roma Fringe Festival

In in scena on Maggio 30, 2014 at 9:22 am

Stand-Up FREEnge

Tutto il teatro FOTO - BN


Sabato 14 giugno 2014, ore 21, palco B
Roma Fringe Festival

Villa Mercede
Via Tiburtina 113-115, San Lorenzo, Roma.

Tutto il teatro. Minuto per minuto.

testi di Giovan Bartolo Botta
con Giovan Bartolo Botta

Edmondo Kano è Botta Giovan Bartolo. Botta Giovan Bartolo è Edmondo Kano. Per Ruggero Ruggeri era l’Enrico IV, per Lilla Brignone era Elisabetta D’Inghilterra, per Romolo Valli era Leone Gala, per Paolo Stoppa era Ciampa e via discorrendo. Elencando. Ogni grande interprete si dilettava con il fiore all’occhiello. Il personaggio apice di un repertorio da battaglia. Per il piccolo interprete Botta Giovan Bartolo il culmine è Edmondo Kano. Attore di prosa italiano nei circuiti fuori dai circuiti. Edmondo Kano scaglia i suoi versi in platea. In una platea spesso vuota. Sono almeno versacci però. Otello leghista, Romeo e Giulietta in salsa Hellas Verona, Amleto Punk, monologo su Van Basten, alieni che ti rapiscono quando non dovrebbero, le mutazioni genetiche dei giocatori bianconeri, il bambino dissociato che ama il teatro e non lo molla più. Lo spettacolo è una dissociazione continua. Organizzata ma totale dove esiste solo l’attore con il suo repertorio. Come ai tempi che furono.

http://romafringefestival.net/stand-up-freenge/

Assoluta novità del Roma Fringe Festival 2014 è la sezione speciale interamente dedicata alla stand-up comedy: una sfida tutta nostrana al genere comico più categoricamente americano, ma che negli ultimi anni si sta affermando anche in Italia e in particolare a Roma.
In piena linea con il network internazionale dei Fringe Festival, Fringe Italia e Roma Fringe hanno così dato vita a STAND-UP FREENGE chiamando a raccolta i più seguiti e amati stand-up comedians romani e non solo che si esibiranno i sabati sul palco B.
La Stand-Up rappresenta il tipo di spettacolo proposto maggiormente durante i Fringe internazionali. Era un peccato non averlo ma non sarebbe stato giusto confonderlo troppo con il teatro convenzionale. Una categoria a parte è apparsa la scelta più ovvia…non resta che aspettare la reazione del pubblico.
A portare la loro comicità dissacrante e al vetriolo nel parco del teatro del Roma Fringe saranno: Daniele Fabbri (fuori concorso), Velia Lalli, Cecilia D’Amico, il trio Tracataiz, Enoch Marrella, Giovan Bartolo Botta, Rosanna Colace, Enrico Zambianchi, Francesco Arienzo, Maurizio Capuano.
Ognuno con un approccio diverso alla comicità e alla satira, i nove artisti offrono un interessante spaccato del genere in Italia” ha dichiarato Daniele Parisi, direttore della sezione Stand-up. “Abbiamo dato vita a una piccola ma esaustiva panoramica di tutto quel movimento e sommovimento di stand-up che si è andato affermando negli ultimi anni. Un movimento partito dal basso e che ora sta conquistando le seconde serate anche in TV, ad esempio con Giorgio Montanini e il suo Nemico Pubblico (oltretutto atteso ospite di quest’anno). Gli artisti sono stati tutti scelti e selezionati…e di sicuro non vi deluderanno”.

Ogni sabato a partire dalle 21.00 sul palco B del Roma Fringe saliranno 3 stand-up comedians per giocare con il pubblico del festival con battute politicamente scorrette, provocazioni, giochi di parole e la satira più feroce. Una vera e propria gara di parole e tagliente ironia che porterà il più apprezzato da pubblico e critica direttamente sul palco del Fringe Festival di St. Louis, nel Michigan, una delle patrie del genere.

Cronache Atletico San Lorenziadi 22

In Cronache Atletico San Lorenziadi on Maggio 29, 2014 at 5:47 PM

Atletico San Lorenzo femminile – Ultras ASL 6:7

Atletiche_Ultras

Montate in sella sellando il cavallo. Va ore in onda l’atto primo di una serie videogruppesca sportiva che vi lascerà basiti sulle poltrone nei vostri salotti. Salate i popcorn, willkommen, bienvenue, welcome. Ore 19, l’annunciatrice Nicoletta Orsomando dall’oltretomba presenta il match più atteso del semestre scolastico. L’Atletico San Lorenzo femminile sfellona una delegazione di Ultras Muro Aurelici in una sfida all’ultimo parastinco. La compagine atletica in quota sebacea, nata durante i primi freddi per volontà popolare, possiede un curriculum vitae privo di debiti formativi come nelle pregiate tradizioni del codice sperimentale Brocca. Il loro primo fomento lo esercitarono nel mese di febbraio imponendosi alla maiuscolata sulla squadra femminile del Cervia trainerata dalla sempiterna Carolina Mordace. Nonostante il suggello, nessuna onniscenza separò le acque del Mar morto e il fatto passò sotto silenzio. La dinamitardata deflagrò al termine dell’incontro successivo, quello che vide opporsi le ragazze atletiche alla setta femminile calcistica della Scientology Football FC. Il succhiello fu oltreché tennistico. Vi sono icone politologhe collocate oltre il Führer ma vi sono altresì punteggi calcistici collocati oltre il tennis. L’importante è chiarire il collocamento europeo. Le Atletiche danzarono sulle colonne vertebrali delle nipotine di Ron Hubbard al ritmo di un Gabry Ponte qualunque. Il match si concluse con il punteggio di 120 a 60. Il mindfucking salì su un taxi intraprendendo un viaggio di sola andata. Da segnalare sul taccuino del dirigista di gara la spiacevole espulsione al decimo della prima frazione di gioco della interditrice di spinta scientologa Amanda Knox per intervento pericoloso a duplice tesistica. Il famigerato fallo che i brasiliani bollano con l’appellativo di carriño. E tanti problemsolving al baro ivoriano. La terza fatica di Asterix per le ragazze aureliche prese piede nel tardo meridiano ove il fonderale Bastianoni disquase a fendenti di scalpellino. Le nostre fiondarono a Lusitania in autobus per sfidare la prima squadra del Benfica. Maschile. E vinsero! Imposero la loro supremazia di misura all’interno delle mura amiche portoghesi zittendo l’impianto da Luz nel nome della famigerata profezia del ’62: chegaram ao urbe feminino e tambem fizeram o bucio. Veniamo al match odierno. L’elemento probatorio lascia presagire un tranquillo pomeriggio da picnik per le atlete rossoblu. L’iniziale uno due con il quale le fiole regolano la imbandita linea arretrata della compagine ultras, sembra confermarlo. Nemmeno il tempo di concedere all’arbitro Nico il sibilo iniziale che la porta è già violata. Ma non solo. Violato è anche il debito d’ossigeno dei supporter, fiaccato da un eccessivo consumo tabagisale, pietanza meticcia, nettare d’Ambrosia e banda larga. A nulla servono le boccette asmatiche tenute come reliquie all’interno dei calzoncini. La lingua si fa blu. L’ittero sbraita lo schiaccianoci mozartiano a squarciagola. Desta dubbi la scelta della squadra ultras di placare la sete tramite bibite luppole-maltate rinunciando ad un banale espurgo di sali minerali. Nel settore distinti possiamo scorgere un individuo scurobardato dalle fattezze fisiche amerinde seduto su una borsa frigo. Trattasi di un trafficante d’organi. Venuto a sapere della partita ha fiutato l’affare portandosi avanti col lavoro. Il sistema di gioco delle Atletiche è presto decifrato. Si muovono in campo a mo’ di Banca centrale europea, esercitando possesso palla a loop sottraendo all’avversario sovranità di schema. In questo modo l’avversario non potendo più produrre gioco in autonomia diventa per forza di logica asservito al sistema. Dunque servo. Ergo schiavo. Obtorto suddito. L’unico modo a disposizione dell’avversario per rimettere il naso fuori dall’acqua è quello di domandare la sfera di cuoio alle ragazze attraverso missiva con allegato di ricevuta di ritorno. Le Muro aureliche prestano la palla all’avversario ma ad un tasso di interesse capezzale creando così un debito. Debito che lo sfidante non sarà mai in grado di restituire. Il loro calcio è speculativo. Bocconiano. Un vero e proprio frullato di elementi caratterizzanti l’economia neoliberista. Il coltello tenuto per la maniglia. Una briglia non allentata. In un’intervista concessa alla giornalista Lorenza Foschin per il settimanale sportivo Cavilli Suburre (Cairo Editore), la coach Roberta illustra con queste parole il sistema di gioco da lei partorito: ho sempre avuto un debole per l’età di mezzo, con questo termine intendo il periodo medievale che va dal crollo dell’impero romano d’occidente al monachesimo di Cluny. Al corso per allenatori frequentato all’Economics Chicago School, durante la sessione estiva, preparai, in compagnia del mio docente Milton Friedman, una accurata documentazione sul sistema feudale della spartizione terrena all’epoca della lotta per le investiture. Ero appassionata di geometrificazione del potere del singolo sulla massa. Il mio idolo era Carlo Magno. In alternativa Carlo Martello. Smaniavo per l’elemento di ricatto. Ho coltivato il mio lato da trattato di Maastricht. Sentivo che era quella la mia strada.
Al primo minuto della prima frazione di gioco le San Lorenzine creano un disavanzo di un paio di reti. Dopodiché gestiscono 43 minuti di possesso palla con allegato di movimento senza sfera. Al minuto 45 sfoderano quattro gol in 50 secondi. Dicesi legge del vassalaggio. Sembra fatta. La seconda frazione di gioco racconta una partita diversa. E non c’è nemmeno Baricco. La dottrice Roberta, digiuna di noziosità farmacologica, allunga i Gatorade delle sue atlete con gocce di benzodiazepina scambiandola erroneamente per ginko biloba. L’effetto estinzione motivazionale è immediato. Le Atletiche abbassano le palpebre quanto i pizzicagnoli le serrande in tempo di austerity. Una cappa ad immagine e somiglianza del dio Morfeo si insinua nelle loro ipofisi. Il vincente sistema di gioco del movimento senza palla si tramuta in un senza palla e basta lasciando in panchina il movimento. La formazione ultras sbigottita quanto un Jack London qualunque di fronte ad una bottiglia d’acqua gonfia la porta della Atletiche imitando le pose del manga giapponese Capitan Tsubasa. È l’invertitura dei poli. La rivoluzione copernicana del sistema classico. Avanti Keynes! Il sistema di cambi liberalizzati permette ai supporter atletici di colmare il gap dovuto ad allenamento inesistente. Si gioca al vaglio di una sostituzione ogni trenta secondi. Come nella rissa reale del wrestling. Quando la ducale Roberta si accorge dell’inghippo inconsapevole di matrice farmacopea, è ormai troppo tardi. L’ingollo di taurina teso ad invertire l’effetto sonnifero del lorazepam sfocia in un accennato shock termico. Messa con le spalle al muro, Roberta getta via la casacca ed entra in campo, vuole il pareggio a tutti i costi, costi quel che costi, e sarebbe riuscita ad ottenerlo se non fosse che a mezzo metro dalla porta avversaria qualche figlio di buona donna le abbia sussurrato nell’orecchio il trionfo elettorale di Matteo Renzi. A quel punto lo shock è traslato dal termico all’anafilattico. Per fortuna era presente sugli spalti il trafficante d’organi…

Cronache Atletico San Lorenziadi 21

In Cronache Atletico San Lorenziadi on Maggio 20, 2014 at 9:42 PM

Atletico San Lorenzo vs Don Bosco Salario 2:0

Via Teulada. Ore piccole. Durante la registrazione del programma tv ‘Portone a Portone’, che vedeva ospite in ghingheri il santone del Movimento 5 palmi Bepi Crìcrì, irrompe una delegazione di tifosi dell’Atletico San Lorenzo Calcio popolare. Lo share balza al picco del cippo. Il crooner giornalaro Brune Aracne si sbottona pro missione tarpaggio venendo schiaffeggiato da dita mignole. Acchiappa la parola il dirigente rossoblu Adone Grecia imponendo le dieresi sulle vocali. La missione verteva nella esplicatio della tragedia abbattutasi su storiche fonderie di matrice quartierante. A dire il vero. A dirla tutta. La sintagmazione del dirigente è parsa ai più, ma anche ai meno, a tinte criptiche. Al netto del lordo preferiamo, per dovere di cronaca, riportarvela in ogni sua sillaba prima di passare al calcio giocato:
“Trent’anni fa eravamo tutti costruttori. Non poteva essere altrimenti. Eri affascinato da figure come Caltagironio o Semiroma. Avevano potere, carisma, successo, donne. Volevi essere come loro. Io ne sono fiero di aver fatto parte di quella generazione. Tutto era più a fuoco. Più cemento. Bastava unire le betoniere. Sversare il calcestruzzo. Respirare l’asbesto. Poi c’è stata una rivolta. La consapevolezza cittadina. La ribellione. Siamo stati cacciati dal quartiere a colpi di musicassette di Cristina D’Avena. Avete mai ascoltato una musicassetta di Cristina D’Avena? I Coldplay non sono nulla in confronto. Ti vuoi godere la vita? Fare l’alba nei locali notturni? Diventa costruttore edile. Che cos’è la vita? La vita è cementificazione. Voi giovani avete la tecnologia, d’accordo, sapete navigare in internet, chattare con chi sta dall’altra parte del globo, ma scommetto che il piacere del betume non sapete dove sta di casa. Gli anni d’oro del sacco cittadino sono terminati? Sì. Ciancimino è passato a miglior vita? Sì. C’è modo di tornare a costruire? Sì. Ora, cittadini, siamo condannati da un contratto. Il notabile Bastianoni ha incaricato la ditta di innalzare lo skyline sanlorenzino. Guardiamoci negli occhi… abbiamo delle penne nei taschini, quello che vogliamo è farvi sentire dei numeri.”
Le parole di Adone Grecia comprendono le tecniche narrative care ai padri della scena. Comprese le iperboli. Questo ha indisposto non poco il leader ligure che vedendosi rubare la scena ha preferito lasciare lo studio. San Lorenzo vince sempre.
Non si ricordavano simili manifestazioni d’affetto in campo pallonaro dai tempi in cui il nippo-genoano Kazù Miura rattò in un baro doriano di Pegli mezza fetta di farinata previa noce moscata. L’Atletico San Lorenzo sfila al vaglio dell’ultimo passo di danza. L’avversario? Quello che non ti aspetti. Un Don Bosco Salario rimesso a novizio dalla cura dimagrante orchestrata dal cane da riporto arcoregno Giovanni Toti. O meglio, i ragazzi di sinfonia salesiana sembrano essersi venduti la porzione animica al Caron Dimonio. Non c’è santino di Domenico Savio a fungere da gonfalone. Dimentichiamoci le colazioni ipercaloriche di Mamma Margherita. Abbandoniamo Madre Mazzarello al ciglio della strada. I Sales boys dimostrano di avere imboccato il sentiero del Bildenberg. Incappucciati quanto gli adepti del Kuklux Clan, gli ex atleti di Dio calcano il terreno di gioco inneggiando alla gigantesca statua del dio babilonese Moloch. Il rito occupa lo spazio di trenta primi. Viene sgozzato il cappone industriale ad alta fermentazione antibiotica, il suo plasma raccolto in otri di plastica verrà passato come borraccia da un labbro all’altro. Vengono accesi sigari aromatizzati alla Batida utilizzando come stoppini le riviste “Torre di guardia” di genoma testimoniogeovese. Al termine del calumet vagamente riservistico indiano, ha luogo l’iniziazione dei nuovi acquisti estivi. Come per i fiori di Bach. In totale matrilinearità rettiloide viene consumato il sacrificio umano. Il terzogenito dell’estremo difensore boscaro viene stordito a colpi di logorrea ed immolato in onore del crapax Lucifer. In confronto il melgibsoniano Apocalipto andava a ripetizione. Il Don Bosco Salario ha bisogno dei tre punti per tentare di acciuffare in extremis una salvezza che ad inizio stagione, anche considerati i chili di troppo e i matrimoni tra consanguinei, sembrava impossibile. La loro società, in settimana, rileva l’intera scartoffia contrattuale che legava il notabile Bastianoni alla storica Fonderia del quartiere fuori dalle Mura Aureliane. L’affronto desta sgomento. Nonché sdegno. Nemmeno il tempo di far giungere l’eclissi che delle storiche fonderie non ne rimane che l’epitelioma. Sulle loro macerie sorgerà un grattacielo deluxe in vetro resina. Alloggi da puffi a partire da duecentomila carte. Alla faccia del modico. L’umore dell’abitato prima del match dimora sotto la suola. Parafrasando Sofocle: mostruosità si celano sotto questa giunta comunale. Il quartiere possiede più vite del Supersonic per Sega Master System. Il primo sigillo sanlorenzino lo firma Bob, detto il telespalla per un mai chiarito passato in quel di Singsing a spappolare massi. Il Pico de Paperis dello sport, alias Pisellino, gareggia sulla sponda giusta della Tiburtina. Quella non commerciale. Gioca sul filo del fuori gioco tenendo desta la coronaria della difesa bosco-salarica. La statua del dio Moloch, una fottuta civetta in pietra, sembra il geometra Filini, comincia a perdere le piume. I boschici aprono uno stargate spazio-temporale invocando l’aiuto di Cagliostro. Ma la sfera in cuoio continua a transitare pericolosamente nei pressi della loro porta. Globuli luminescenti lanciati in campo dal trainer salario disegnano sull’erba una draga che abbatte una struttura storica. Una sorta di cerchio nel grano. Un crop circle a levare. Disinnescato in un’amaca dalla coppia José Carioca-Nestore, i quali armati di ukulele durante l’intervallo intonano gli storici cori dell’Ultras San Lorenzo. I salesiani si offendono. Troppo Enki e poco Enlil a detta loro. Chiedono all’arbitro la sospensione dei giochi. Tenteranno il tutto per tutto utilizzando il più classico menù della ritualità iniziatica: la conta della macchinina rossa rossa. Ma qualcosa va storto nell’esecuzione del rituale. Nessuno degli atleti si ricorda la formula. Il sabba è deserto e il corno scalfito da bomber Mulè. A questo punto la partita si interrompe nello stargate varcato dai boscari irrompe l’anima del radiocronista Sandro Ciotti che ringrazia personalmente la compagine del calcio popolare citandola singolarmente nel nome, nel cognome, e nel numero di conto corrente. Il presidente sempre presente toglie i sigilli, o segreti di quartiere, ai curriculum degli ottomilaquattrocentoquindici calciatori candidati, che la scorsa estate hanno sostenuto le audizioni per entrare a far parte della grande famiglia rossoblu. Vi si trova ogni sorta di profilo. Dall’ex cervello in fuga di ritorno dai paesi professionalmente attivi, all’eterno ricercatore universitario, transitando per la vecchia promessa delle giovanili lodigiane finendo con il pronipote dell’ex leader politico Giovanni Gronchi. Tutti sotto gli spalti a ricevere energia positiva. Cori personali per i giocatori provenienti dalla penna sapiente di Vaime e Costanzo. Ahimè, quel Costanzo. Il campionato è finito ma non è stato che un aperitivo…

In principio fu D.M. al Nops Festival di Roma

In in scena on Maggio 11, 2014 at 7:33 PM

NOPS foto

Cronache Atletico San Lorenziadi 20

In Cronache Atletico San Lorenziadi on Maggio 4, 2014 at 10:26 PM

Atletico San Lorenzo vs Liberi Nantes 2:1

In contemporanea con gli anta anni dall’ultimo match disputato in terra lusitana dagli Invincibili vinti unicamente dal fato, la compagine muro-aurelica scalcia in campo affrontando un incontro importante simbolicamente quanto carnalmente. Simbolicamente poiché il Liberi Nantes, l’avversario odierno, risulta composto per la maggiore da atleti imparentati a grado alto con i frontalieri della repubblica autonoma di Vichy. Carnalmente perché si rivede zampettare sul terreno di gioco in epitelio e osteoporosi il mai dimenticato dalla gradinata Tito Cucchiaronica Trevor Francis Karembau. Detto Peristilio. Per nulla sovrappeso, apparentemente ringiovanito e tecnicamente sovraffino, sembra essere rimasto fermo ai tempi del Jovanotti Jojo. Proprio come zio James Bond! Sarà proprio l’ex camallo adottivo del porto vecchio a portare in vantaggio i libertici nantici dedicando la marcatura alla memoria del sempiterno Vujadin da Volvodina. Rigore è quando arbitro fischia. Puntualizzava il magister Boskovo ai microfoni di Paolo Valenti in un novantesimo minuto olezzante di aromi Biagio Agnesici. Ma il direttore di gara fischiò sul serio. Capitan Biscottino sassaiola cinico realizzando metà del suo dovere. L’altra metà l’avrebbe completata in ora tarda sul palcoscenico prestigiaro del Nuovo Cinema Palazzo vestendo i panni del crooner in una serata dedicata agli sgargiami rossoblu sanlorenzini. Pure il giallo per Mariano. Ergo marcato il penalty, il ragazzo con la fascia al braccio sfollagenta dal calzonaio scaletta e testi dello show rinfrescandoli durante il contenzioso tra una chiusura in laterale e una ripartenza al laterizio. Non sarà il solo. Rogerinho da Florianopolis lo si vede aggredire il balôn tenendo tra le fauci gli spartiti dell’opera omnia musicale del maestro mineiro Carlos Gonçalves da Tibuana, il reginaldo della moderna bossa nova. Attraverso l’esecuzione a cappella di questi brani Ruggero sarà chiamato in nottata ad accompagnare il narratore bolzanese Timoteo Buffa nell’impresa eroica, azzarderei titanica, di riassumere in cinque primi l’intera avventura muro-aurelica dai primordi solleonici, fino alle santificazioni bergoliche, transitando per l’odissea degli affiancamenti tecnici. Una sorpresa pasquale fuori dall’uovo. L’ennesima. Non sarà l’unica della kermesse. Pianosequenziamo la partita. Il giorno precedente, sulla città di Urbe è avvenuto quello che i meteorologi di nome Crisantemo pronosticavano dai tempi di bontà loro. Un nubifragio rintracciabile unicamente nei versi più arcigni del vecchio testamento biblico. Non genesi bensì apocalisse. Il terriccio Artiglio risulta aver assorbito adeguatamente il riversarsi d’acqua tanto da costringere le due società a tenere in magazzino le eventuali scialuppe di salvataggio. L’unico ad affogare è stato Leonardo Di Caprio. Ma era il 1997. Il tragitto era disseminato di calippi modificati geneticamente e Celin Dion si era da poco rifatta una vita convogliando giuste nozze con il suo padrino di cresima. E comunque su quel maledetto arredo in legno laccato c’era posto per due. Capito, Kate Winslet? Se il terreno ha buggerato il trauma liquido, così non si può dire degli spalti edificati a fine millennio da una delle innumerevoli rivole betonifere facenti capo alla famiglia dei Caltagimonio. Fiore all’occhiello dell’edilizia capitolina. Tribune e curve sono state rinvenute dai pinscher nani di Paola Barale al numero 18 di via Acherusio. Vicino all’edificio che ospita i corsi dell’Accademia Sistina. Tante scuse alla famiglia Giovannini. L’optatura dei supporter rossoblu è virata nel sostare sulle spalle del corpo di ballo che in serata si sarebbe dovuto esibire al gran galà muro-aureliano. Tutto in ordine sino a quando la palomberata di Sandrino Vicca ha deforestato la curva di bigoncio costringendo i danzerini al ripiego sui propri menischi. I libertici padroneggiano una tecnica individuale prelibata quanto una mousse gorgonzolica spalmata su fetta biscottata. Questo ingrediente assemblato ad un portamento di gioco anarchico quanto il Caserio che pugnalò il capoccia transalpino Carnot in anni umbertini, li rende piacevoli all’occhio del pittore paesaggista di scuola simbolista. Il dinoccolamento tentone dei loro arti periferici disorienta la difesa atletica costringendo il magagno lorenzino al disimpegno pregresso. Mister Capitani fresco di corso in farmaceutica presso la ditta Angelini di Pomezia ordina il Moment Act. Pause still. È l’istante topico. Fa il suo ingresso sul manto in erba il tuttosportologo Pisellino. All’anagrafe Cecco Giubergia. Attraverso la ghepardesca movenza annulla l’effetto sbullonante dei Nantici. Linopis sbertuccia la rigatteria libertica transitando furezza tra le gambe degli atleti in maglia blu notte come se si impersonasse nell’itterico Ciak il castoro della fu Odeon Tv. Il meglio lo darà nel post partita sul palco recitando l’incipit del Riccardo di Glocester palleggiando sulla gobba. Il match termina con un credito di venti primi. Dalla sartoria del Cinema Palazzo si notifica che sono pronte le livree per la serata. Biscotto e Ruggero scelgono di condurre le danze seguendo il copione su tablet. L’ouverture prevede l’assassinio tramite Pignatta di un suino di soia da sacrificare sulla mollica degli invitati. Ingurgitato il bolo, grazie anche al coadiuvo di nettare d’ambrosia rigorosamente artigianale, ecco pronto il collegamento da Boston dove ha sede il maggiore agglomerato di circensità gesuita presente sul globo terracqueo. L’inviato sanlorenzino in terra semisanta, il giornalista Giorgio Medail (Telemike 1988) riesce ad estorcere al primus inter pares l’annullamento del contratto d’affitto del campo d’allenamento Cavalieri di Corcovado. Si passa al momento medianico dove attraverso una seduta di tavola ouja gli spiriti di Stan Laurel e Oliver Hardy si incarnano nei corpi di Mac e Gesualdo rilasciando uno sketch a doppia mandata. Le eminenze cantautorali di Stefano Accetta ed Emilio Stella accompagnate da un Alessio Guzzon da poco dimissionario dalla Banda Osiris turbinano l’emotività verso il 39esimo grado della scala Mercalli. Una rappresentanza di calciatori del Liberi Nantes, ospite della serata, comunica attraverso l’estinto idioma bretone caro agli antenati di Obelix le dodici fatiche di Asterix. Allo scoccare della Cenerentola il genius loci Rino, rompe i sigilli all’ampolla contenente la storia segreta del quartiere dall’età dei Gracchi ai giorni odierni. I diabolismi del metodo recitazionale ed immedesimativo di matrice Actor’s Studios inducono Biscotto e Rogerinho ad annunciare il dulcis in fundo, esprimendosi con le voci del mai dimenticato Corrado e del troppo rimpianto Enzo Tortora. Il ciliegio su torta porta i connobi di Valerio Mastandrea. Mattatore e sostenitore di un progetto calcistico che promette un futuro composto da aggregazione miscelata allo spirito d’appartenenza. Come ugolava Mina dalla torrazza di Cremona: vorrei che fosse amore… amore quello vero!

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