Giovan Bartolo Botta

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Schiera

In polverie o poesie on luglio 31, 2014 at 2:44 PM

Erano tanti
erano stolti
erano giovani
e turchi
giovani e turchi
eseguivano gli ordini
meccanicamente
automaticamente
allevati nel partito
come sorci
da laboratorio
lobotomie di pensiero
distonie di volontà
assenze di riflessione

erano tanti
erano stanchi
erano giovani
e turchi
giovani e turchi
battevano i tacchi
diligentemente
accuratamente
educati nell’organigramma
montessoriani a sottrarre
sottomettere
democraticamente flebili
politicamente instabili
ideologicamente liquidi
orgogliosamente nulli
impervenuti
impalpabili

erano tanti
erano forti
erano giovani
e turchi
giovani e turchi
aggrottavano le ciglia
sgranavano i bulbi
sdoganavano i passeri
puntualmente
sommessamente
osservati dall’alto
diretti dal fianco
pedine di scambio
contenutisticamente concavi
inspiegabilmente lassi
umanamente abrasi
aridi

erano tanti
erano furbi
erano giovani
e turchi
giovani e turchi
erano troppi…

Cronache Fringeriane 25 Roma Fringe Festival 2014

In Cronache Roma Fringe Festival 2014 on luglio 30, 2014 at 2:43 PM

Tre terrieri. Riflessi incondizionati

Da una idea della spia sovietica Mata Hari. Adattamento e drammaturgia dell’ex commilitone Bradley Chelsea Manning. Produzioni Arsenico Lupin. Pubblico financo arroccato sui comignoli per assistere alla sacra rappresentazione “Tre terrieri”. Sacralità laica. Con buona pace del relativista secolare Pera Marcello. Trittico terraio. Tre campesinos. Tre fazendeiros. Tre agresti appartenenti alla movida rivoltosa dei “Sem Terra” dello stato di Rio Grande Do Norte, esorcizzano il timore della conflittualità termo-nucleare disquisendo di complottismo davanti ad un oncia di vernacia farinettina. Il loro pater familias, il governatore urugagio Pepe Muijca, è spirato malamente, omicidato dal servizio segreto sovietico, lasciando in eredità alla triade figliare un linguaggio segreto dai tratti grammelotici capace di eludere i controlli satellitari mondiali. Attraverso l’uso smodato di codesto criptame, il trivellìo agraro saprà spiegare al pubblico le sofisticherie complottiste dei governi mondiali dall’anno zero all’avvelenamento tramite polonio di Arafat per ordine transalpino. Si parte con i sinistri intenti del caso Ambrosoli. Ci si sofferma sulla reale entità degli Elhoim biblici. Si riflette su chi per primo avesse occupato anticamente i territori medio-orientali. Viene rivolto più di un pensiero all’incidente automobilistico di Lady Diana Spencer. Ci si è chiesti quale loggia massonica guidò la mano assassina che pose fine prematuramente alle primavere di Abramo Lincoln? Una signora si è chiesta se il presidente Obama riuscirà a riformare la sanità statunitense senza intercorrere in incidenti di fellatio clandestina come successe al suo predecessore Bill Clinton. Tra il pubblico un sacerdote evangelico fresco di apertura papale, ha posto agli attori un quesito bipede: i tre pastorelli lusitani di Fatima bevevano alcolici? Di cosa è morto realmente Freddie Mercury? Il trittico ha preferito glissare lasciando la risposta ad una sorella dell’ordine carmelitano la quale ha ribaltato il quesito: corrisponde a realtà il fatto che il pontefice polacco ordinò il massacro dei teologi della liberazione? L’organizzatore del Fringe capitolino incuriosito dal dibattito ha domandato agli interpreti cosa sapessero delle simpatie comuniste di Elia Kazan. I tre attori in scena sversano segreti quasi quanto un’industria chimica sversa liquame in falda acquifera. Il pubblico prende appunti. Magari per girarli poi ad un giornale della Cairo Editore. Il linguaggio di scena ammicca alla parlata dell’ex pubblico ministero Montenero Bisaccino. Il coup de theatre lo si ha quando si cerca svelare l’identità delle 7425 donne che ebbero rapporti sessuali con John Fitzgerald Kennedy. Nemmeno il tempo di proferire un cognome che un manipolo di agenti federali sale sul palco sequestrando i tre attori e l’incolpevole tecnico del suono. Lo spettacolo finisce così… nonostante gli sforzi dell’unità di crisi della Farnesina, immediatamente allertata. La produzione opta per sostituire il trittico di bravi interpreti con un’altra triade altrettanto preparata: Moggi, Giraudo, Bettega. Tre terrieri. Rilevati dalla Monsanto.

um dia de muita tristeza…

In polverie o poesie on luglio 29, 2014 at 3:13 PM

tristeza nao tem fin. felicidade sim.

para o povo brasileiro

un giorno mentre saremo
a contemplare altri tornei
ripenseremo a questi momenti
nei quali tutto sembrava finito
i sorrisi di scherno
ci trafiggevano il petto
i nostri cuori
versavano lacrime
di sangue e rimpianti
e ci rideremo sopra
come clown scafati
riportando i sorrisi
sui volti di esseri
rinati
riscoperti
ritrovati
tutto passa
niente è per sempre
quello che ci sembrava
inferno
non lo
sentiremo più
sulla nostra pelle
più
mai più…
e sarà solo alcool
danze
teatro
e divertimento
talmente tanto divertimento
che pregheremo
la dea
di non esagerare
con la sua protezione.

Sociopathic song

In polverie o poesie on luglio 29, 2014 at 3:08 PM

Freddezza emotiva
distacco
indifferenza
debita distanza
nessuna confidenza
solitudine
rancore costante
significati nascosti
offesa
ingiuria
appiattimento
linguaggio iperbolico
superstizione
zero titoli
zero reazione
mancanza di rimorso
suscettibile all’arresto
cibo guasto
non ho un posto
non c’è posto
casco

vuoti cronici
ideazioni paranoidi
eccessive ammirazioni
empatia nulla
stati collerici
elementi ciclotimici
attenzione ai dettagli
sbagli
bagagli
sbadigli
non ho un posto
non c’è posto
casco

allucinazioni
sguardi catatonici
eloquio ingarbugliato
molteplici astinenze
umore delirante
biglie nell’occipite
visus migliorabile
perdente
umiliato
degradato
non ho un posto
non c’è posto
casco

mancanza di interesse
perdita di peso
spesso insoddisfatto
labile coeso
maree malinconiche
vizio sempre teso
astenia critica
mentalità ipnotica
non ho un posto
non c’è posto
casco

sensazione di panico
dismorfismo corporeo
famelico d’ossigeno
pensiero catastrofico
tensione muscolare
sudore nell’organico
intossicazione
sentirsi ipotonico
feritoia d’animo
non ho un posto
non c’è posto
casco

ti ho cercato
ti ho chiamato
ho chiesto aiuto
T.S.O. obbligato
prescritto
concordato
denunciato
liberato
intrappolato
poco importa
sei finito
eliminato
perennemente dissociato
soccorso
cosa resta?
Suicidato.

Romolo Valli a prendere

In polverie o poesie on luglio 28, 2014 at 3:58 PM

Siamo distanti
mi sarebbe piaciuto
scambiare con te
eternità di sentimento
spesso ti penso
non ti vedo
ti percepisco
non ti ascolto
ti vivo
non ti venero
poichè non sei
un simulacro
evitavi il partito politico
deridevi il credo religioso
sfanculavi la filosofia di vita
eri oltre
il limite
delle nevi perenni
non desideravi
educare
convertire
convincere
esistevi
lasciando esistere
senza giudicare
hai scritto
pagine di storia
su una disciplina
infausta snobbata derisa
il globo è cambiato
da quando ti congedasti
trascendendo il banale
con garbo
imbruttito
impoverito
di spirito
di pecunia
di sorriso
impigrito
si spara per gabbare la noia
si litiga su quisquilia
si blatera a vanvera
il teatro?
si se sei un licaone
nattante di usci
posteriori
appartenenti a
sanguisughe
viperose e serpifiche
abbiamo un capo
di governo
giovanissimo
talmente giovane
da rimpiangere
gobbi e cinghialoni
teniamo testate nucleari
puntate sulla capedine
i satelliti
ci osservano
e non facciamo piu
l’amore
spaventati
dal malanno…
romolo… uno psicofarmaco
uno psicofarmaco
il mio regno
per uno psicofarmaco.

Dio maschio senza fischio

In polverie o poesie on luglio 24, 2014 at 2:44 PM

Dio?
Uno sconosciuto
ho provato a cercarlo
nei meandri
del tempo
dello spazio
del dato di fatto
abbiamo giocato a nascondino
a guardia e ladri
a chi l’ha visto
chi l’ha perduto
a chi l’ha smarrito
a mi manda Lubrano
non pervenuto!
Manuali storici
scambiati erroneamente
per libri sacri
vorrebbero darla a bere
facendo passare
per onnipotente
onnisciente nonché creatore
quel tizio
collerico
aggressivo
e umoralmente instabile
presente
nelle pagine
di testamenti antichi
impossibile!
L’elemento spirituale
non possiede genere
detesta il sopruso
inorridisce
davanti al conflitto bellico
non desidera disciplinare
la vita di nessun*
in alcun modo
Dio?
Invenzione di
menti disturbate
paragonabili
alle stupidaggini
della scienza ufficiale
Dio?
Va bene… adesso
però
è l’ora dei farmaci.
Psicofarmaci

Logorrea di quartiere

In polverie o poesie, San Lorenzo in poesia on luglio 23, 2014 at 1:17 PM

Transito
incontro il logorroico
trinco
becco il logorroico
blago
trovo il logorroico
leggo
ecco il logorroico
pianifico
capolina il logorroico
rilasso
appare il logorroico
smoccolo
spunta il logorroico
titillo
arriva il logorroico
mastico
giunge il logorroico

Transito, trinco
blago, leggo
pianifico, rilasso
smoccolo, titillo
mastico

Iniziativa intraprendendo
sono ostaggio
del logorroico
è padrone del mio tempo
sovrano di sto mondo
invadente
quanto un cancro
intellettuale controvento
lui ti spiega
lui ti illustra
lui ti spinge
lui ti guida
esplica
reduce da guerra
illumina
l’umano sulla terra
ma ha un pensiero
fisso in testa
tutto il resto
non gli basta
non gli quadra
non gli garba
a volte
i lumi
diventano due
e fa danni
quanto un caudillo
poco conti
spillatrice
tu sei sangue
dalle orecchie.

Cronache Fringeriane 24 Roma Fringe Festival 2014

In Cronache Roma Fringe Festival 2014 on luglio 19, 2014 at 2:54 PM

Perché non ci lasciano giocare con la terra Joschka Fischer docet.

Più che un quesito da porsi, questa è una constatazione alla quale attenersi. Sotto molteplici piani sequenza. Possiamo osservare la perdita di volontà da parte delle novelle generazioni di praticare ludicicità all’aperto preferendo l’alienazione tramite social network. Il fenomeno pare essere globale nonché inarrestabile. Viviamo il pericolo, prendendo a calci un pallone sulle spiagge di certe strisce territoriali medio-orientali, di fare ritorno a casa in posizione orizzontale. Siamo circondati di terre contaminate da sversamenti chimici di complessi industriali. Vi è infine questa piece teatrale, la quale evidenzia il problema terreno dal punto di vista della compagnia petrolifera donando al crocicchio tonalità politico-sociali e pittate universali. La terra, prosciugata di carbonfossile e maltrattata su versante molteplice, rischia di diventare inesorabilmente ambiente ostile ed inospitale per la grande varietà di specie viventi che la dimorano. Comprese le forme di vita dotate di campo vibrazionale pluridimensionale. In scena, una triade di attori in stato di Red Bull perenne, veste i panni di tre delle maggiori compagnie petrolifere planetarie. Vale a dire la libica Tamoil, la statunitense Standar-Oil nonché l’anglotulipana Royal Dutch Shell. Trattasi del famigerato cartello consorziale iranico che fagocitò i fatturati di matrice energetica sino alla critica crisi produttiva di metà anni settanta. Il loro glabro di maniera degno di una messa in scena eschilea su rovina partenonica, intrisa di sottolineature recitazionali su articoli determinativi, pronomi possessivi e preposizioni semplici, rende ad uopo il desiderio di azzanno da parte della famiglia petrolica sulle ultime risorse del globo nel nome del dio profitto. Il quarto elemento in scena, sfiderà le potenze petrolaiche perseguendo un desiderio di autonomia energetica alternativa, sovranità nazionale, benessere generale e salvaguardia del territorio. Perderà la vita in seguito ad un incidente aereo, in circostanze misteriose mai chiarite dalle autorità competenti. Prima del tragico incidente proverà a cambiare il corso della storia tenzonando contro il carteggio petrolchimico attraverso un uso del corpo zombico, rituale, messianico, sincopato. Un esodo biblico in fuga dalla territorialità canaanea. I punti oscuri della contrattazione economica, degni della guerra fredda post secondo conflitto bellico mondiale, assumono proporzioni tipiche della tragicità classica. La platea subodora l’immane sforzo fisico da parte dell’Enrico Mattei scenico, nel ricercare l’elemento umano all’interno del bilancio monetario. Elemento umano visto come sostantivo utopico di un quieto vivere. Restare umani soleva sottoscrivere il prode Arrigoni. Perché non ci lasciano giocare con la terra? Goliarda Sapienza? Forse. Sicuramente disastri ambientali raccontati in salsa baccante, suplice, eumenide ed aulide.

Cronache Fringeriane 23 Roma Fringe Festival 2014

In Cronache Roma Fringe Festival 2014 on luglio 18, 2014 at 4:11 PM

Taddrarite o la Stasi a Berlino Est

Eccole le tre sorelle. Quelle di Cechov? Non scherziamo. Stiamo parlando del trittico di figlie partorite dal grembo generoso della matriarca Bernarda Alba fuori dal giaciglio della sua barraca. Figliolanza frutto del peccato. Schizzo clandestino lontano dal rango matrimoniale. Ragazze concepite in un’avventura barbina con un mezzadro siculo durante una villeggiatura a Villagrazia di Carini fuggendo dalla repressione del caudillo Francisco Franco. Ragazzo attraente, il mezzadro. Dieta mediterranea. Abbronzatura mediterranea. Orgoglio mediterraneo. Ma soprattutto posto di lavoro alle dipendenze del pirandelliano Don Lolò, detto Zirafa, micragnoso possidente di piantagione ulivifera. Sono una triade di feteffie queste sorelle. Paperine di Paperopoli. Della serie un segreto è qualcosa da dire a tutti ma a bassa voce. Figuranti della pellicola monicelliana ‘Parenti serpenti’. Il paese è piccolo, la gente mormora. Molto di più. Viene sollevato il velo d’ipocrisia tipico del piccolo centro abitato. Le pulsioni nascoste della svergognata vicina di casa, il bregadiere che frequenta travestiti, la ragazza madre, il ragazzo padre, bestialità a doppia schiena tra il sacerdote e la perpetua, la parrucchiera porta le corna, al sindaco piace en travestì, il vigile urbano risulta afflitto dal male oscuro, l’esercente salda il pizzo alla malavita locale, il primogenito di Don Vito e Donna Rosa batte la fiacca immatricolato alla Sapienza capitolina, Turi vota comunista svergognando così l’intera famiglia financo a Portella della Ginestra, il figlio della Rita è frustone. Non se ne esce. Lo schema è lo stesso da sempre. Da generazioni. Muffa stantia tipica della provincia. Le tre attrici lisciano il pelo, nonché il palco contando quasi unicamente sulla loro forza di impatto scenico e su parvi elementi musical-illumino-tecnici. Taddrarite. Un po’ Ciprì. Un pizzico di Maresco. Una punta di Angustias. Uno spicchio di Magdalena. Un cucchiaio di Amelia. Adele e Martirio? Preferiscono il rumore del mare… e il sapore del pesce.

Tutto il teatro. Minuto per minuto a Eclettica Festival, Roma.

In in scena on luglio 18, 2014 at 2:15 PM

Tutto il teatro FOTO - BN

Domenica 20 luglio 2014, ore 20.30
Eclettica Festival ENERGIE
Parco delle Energie (Ex Snia), Via Prenestina 175, Roma.
ingresso libero
http://www.ecletticafest.com/energie/

PRODUZIONI NOSTRANE presenta

Tutto il teatro. Minuto per minuto.
Di e con Giovan Bartolo Botta

Edmondo Kano è Giovan Bartolo Botta. Giovan Bartolo Botta è Edmondo Kano. Per Ruggero Ruggeri era l’Enrico IV, per Lilla Brignone era Elisabetta D’Inghilterra, per Romolo Valli era Leone Gala, per Paolo Stoppa era Ciampa e via discorrendo. Elencando. Ogni grande interprete si dilettava con il fiore all’occhiello. Il personaggio apice di un repertorio da battaglia. Per il piccolo interprete Giovan Bartolo Botta il culmine è Edmondo Kano. Attore di prosa italiano nei circuiti fuori dai circuiti. Edmondo Kano scaglia i suoi versi in platea. In una platea spesso vuota. Sono almeno versacci però. Otello leghista, Romeo e Giulietta in salsa Hellas Verona, Amleto Punk, monologo su Van Basten, alieni che ti rapiscono quando non dovrebbero, le mutazioni genetiche dei giocatori bianconeri, il bambino dissociato che ama il teatro e molto di più. Lo spettacolo è una dissociazione continua. Organizzata ma totale dove esiste solo l’attore con il suo repertorio. Come ai tempi che furono.

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