Giovan Bartolo Botta

Archive for settembre 2014|Monthly archive page

Divorando gettoni a scatto

In polverie o poesie on settembre 28, 2014 at 3:34 PM

Conoscili
i risvolti
del passionale romantico
il suo aspetto
tantrico
è un suicidio barbarico
mascherato
da languore catartico
divide imperando
l’ingrediente nostalgico
caliente la temperatura
bollente
talmente scottante
da sembrare gelata
gelida la giornata
glaciale lo sguardo
sonnambulo l’atteggiamento
confusa la musa
ignorando il contesto
il tempo si dilata
allungando la pena
pessima scena
estrema creanza
illustrazione sublime
chiazze di sugo
su parannanza

il rito pagano
dati alla mano
pegno salato
da saldare al curato
per esorcizzare
previo messale
duendame meschino
di viscerame lorchiano
fitte al petto
settimo salterio
putiferio concesso
al pensiero nascosto

lustrato a palato
si presenterà il tribunale
ove verrai processato
per spargimento oculato
di straziato riflettere
stonato il glabro
stretta l’intercapedine
strumentalizzato il verbo

sono da buttare
come un vecchio marchingegno
che molto sottrasse
all’ozono del mio svago

eccoti in balia
di un responsorio
aborrente
soluzioni al risparmio
guai a chi strilla
la sibilla è sorda
unico spreco
stringendo lo spago
sarà ricucire lacerazioni
a macilenti tessuti
massaggiando ferite
con oli essenziali
ricavati da desideri sopiti
carnali gli aromi
abbondanti i sudori
intensi i profumi

conoscili i risvolti
del passionale romantico
accarezza il rischio
del sonno letargico

Cronache Atletico San Lorenziadi 32

In Cronache Atletico San Lorenziadi on settembre 27, 2014 at 5:11 PM

Atletico San Lorenzo vs AS Roma 2:2

Ultimo Tenco al Quadrilatero per i patiti del pallone popolare. L’occasione era di quelle da onorare, ovvero la prima uscita ufficiosa della compagine muro-aureliana su un terreno corcovadico da poco consegnato in gestione alla società medesima. L’avversario è quello fuoriuscito dalle epiche pagine di un resoconto alla Gianni Brera: l’AS Roma. I giallorossi targati Tea Party, invitati in settimana dalla dirigenza rossoblu a festeggiare puponici anniversari e arrendevolezze gesuite, si sono detti onorati della chiamata tanto da presentarsi allo stadio muniti di torta con apposite candeline. Visto il serale impegno gravoso contro la famiglia scaligera dei Capuleti, l’allenatore basco naturalizzato francese Rudi Garcia decide di schierare in campo nove undicesimi distanti dall’età del giudizio più un paio di vecchi lupi marini (Riise e Pluto Aldair), lasciando a riposo i titolari. I nove glabri sono così giovani che farebbero risultare il consigliere comunale meneghino in quota grillina Mattia Scalise un Matusalemme. Diversa è la situazione a casa San Lorenzo. Pare che lunedì sera il top player aurelico Marco Van Basten sia incappato in una acutissima crisi di schizofrenia durata fino alle prime luci del mattutino. “Sosteneva di essere Madre Teresa”, afferma spaventato il titolare di un noto ristorante del quartiere. Si è resto necessario il ricovero immediato al reparto psichiatrico del nosocomio San Filippo Neri con relativa camicia di forzatura. Mister Mauro Capitani e il suo entourage, in protesta contro le inefficaci terapie della equipe medica che segue il giocatore (definite blandi palliativi olisticamente inutili) si sono dimessi invocando per l’olandese un uso massiccio di allopatia. Le dimissioni non sono rientrate nonostante un intervento del colle quirinalizio caratterizzato da moniti e auspici. L’assemblea plenaria, convocata d’urgenza, si è immediatamente adoperata al fine di individuare una nuova guida tecnica. Un profilo autorevole capace di dare all’ambiente stabilità e senso dello stato. Per quanto riguarda il senso dello stato, si è preferito il senso di Smilla per la neve. Alla stabilità ci penserà Mister Giovanni Galeone (cinque bypass coronarici) estrapolato tra un nugolo papabilmente striminzito. Nonostante Galeone faccia ancora fatica a distinguere i suoi giocatori, gli atleti rossoblu sfoderano una buona prestazione costellata da triangolazioni e fucilate nello specchio della porta. Bob, detto il telespalla, ci è sembrato esaltarsi tra le linee mediane. Interessanti gli spunti di Tiziano, detto Poncharello, schierato come falso nueve dietro la mezzaluna fertile. Nico detto Gesù, apparso in settimana sulla copertina del mensile Rolling Stone come sosia di Lorenzo Cherubini, si è dimostrato il solito pendolino esterno. Prezioso il senso della posizione del numero 4 aureliano, Antonio Nocerino. Pisellino, schierato nella seconda frazione di gioco, semina il panico nella difesa avversaria. I quattro arretrati giallorossi sono suoi compagni di classe al liceo sociopsicopedagogico. Pisello li ha buggerati ricordando loro le gravi insufficienze in metodologia e statistica. È un piacere rivedere l’illusionista Giannetto trasformare la sfera in un coniglio bianco. Il ragazzo, in prova ai Glasgow Rangers, ha fatto ritorno temendo ritorsioni dopo le dichiarazioni nelle quali si schierava a favore del separatismo gaelico. Giovanni Galeone, per l’occasione ha preteso al suo fianco in veste di suggeritore Mister Mauro Capitani. Il Capitani, senza fronzoli, ha fatto pervenire in sede il suo bestseller scritto a quattro mani nel 1971 in collaborazione con Elsa Morante: Il mondo salvato dai ragazzini (che scommettono ai cavalli). Il trittico difensivo Biscotto-Ruggero-Maceroni si comporta da linea Marginot costringendo gli avversari al trattamento cranio-sacrale vita-natural-durante. I giornali sportivi riportano la notizia della possibile rescissione contrattuale consenziente tra la dirigenza e il fromboliere Van Basten. Pare che la mutua non copra più la spesa per la tipologia di farmaci assunti dal fuoriclasse. “Gli somministreremo farmaci da banco”, si affretta a smentire patron Panuccio. Il campionato è alle porte, anzi, alle finestre, e il trainer Giovanni Galeone, una vita trascorsa a fumare sigarette sulle panchine di mezza penisola, è pronto a rimettersi in gioco offrendo all’Atletico San Lorenzo nicotina e condensato. Certe rottamazioni valgono giusto per la sinistra neogollista italiana… e tanti saluti al pinocchietto fiorentino. Ricordiamoci però che l’importante non è vincere bensì, come diceva Henry Chinasky, l’importante è essere seppelliti vicini all’Ippodromo per ascoltare meglio il rumore delle Tod’s in vendita da Eataly… per poi scegliere di camminare scalzi!

Ignazio Marino e la teoria della terra cava

In attualità, San Lorenzo da delegalizzare on settembre 26, 2014 at 4:29 PM

Coloro che frequentano saltuariamente le assemblee dei compagni possono testimoniare, senza pericolo di incappare in spiacevoli fraintendimenti, il forte aroma di anacronismo analogico che le contraddistingue rispetto ad assemblee organizzate da forze politiche differenti. Cronisticamente scarabocchiando, le assemblee del Partito Radicale, per esempio, sono costellate di parentesi aperte e volontariamente mai chiuse all’interno delle quali si disquisisce unicamente di decadimento piscofisico miscelato a referendum. Nelle riunioni della destra rampantista vige addirittura l’assoluto silenzio. Poiché nessuno ha nulla da dire. Infatti questo tipo di assemblee dura meno di una emodialisi somministrata al daino della tasmania in un poliambulatorio medico. Le assemblee di matrice sinistra-neoliberista (alias PD) assumono l’aspetto del gozzoviglio. Una sorta di baccanale dell’apericena dove elementi compiti sorseggiano calici di spritz discettando sul nulla che disinvoglia. O su casting per attori. Trattasi di politica dell’ammicco. Per gli amanti senza fissa dimora lo chef consiglia le assemblee della gioventù padana. Elargite in dialetto stretto. Tendente al rantolo. Al ruttino. Al digestivo Antonetto. Nella destra pre-pre-pre-prezzoliniana le adunanze vengono etichettate come parate. Gli associati, conciati da marinaretti alla Querelle De Brest, sfilano impugnando saldamente i loro peni nel palmo della mano per mostrare all’universo mondo la loro indiscussa virilità. Si considerano una minoranza dall’epitelio bianco. L’acqua minerale San Benedetto è il loro nettare d’ambrosia. Le assemblee del movimento cinque punte giocano un altro campionato. Quello della connessione perenne. In quel contesto risulta elevato oltre la soglia di sicurezza il tasso di inquinamento elettromagnetico. Dovuto all’utilizzo spropositato di tablet e altre chincaglierie simili. Ecco che di fronte a questo calderone di lunghi coltelli la sana vecchia scuola analogica non può che rassicurare. Non tanto nel merito quanto nel modo. Infatti, le reunende compagne risultano simili ad un laboratorio di arte drammatica talmente intenso da rendere superfluo nonché superato il metodo mimico di Orazio Costiana memoria. Abbiamo un testo. Una drammaturgia. Uguale per tutti gli interpreti. Da esporre all’uditorio. L’improvvisazione è consentita a dosi da rosolio. Ogni interprete rende vivido il testo personalizzandolo attraverso l’uso di cesellature, cesure, andamenti tonali, toni, volumi ecc. Quello che l’artifex Rino Sudano etichettava come scrittura della scena opposta alla parola su carta. L’utilizzo di un gestualità da Alfa Sud arricchisce di significati il surrogato verbale di stampo marxista. Il sottotesto prende forma evidenziandosi al cubo. Essendo monologhi, quelli esposti in assemblea, i conflitti di scena risultano pochi e non necessari poiché presenti intrinsecamente mascherati da conflitti politici. La trama solleticata dall’urgenza viene dettata dalla cronaca cittadina. Ieri presso gli spazi del Nuovo Cinema Palazzo a San Lorenzo, una tale complessità di stimoli è stata soffocata in culla dall’intervento pesantemente inadeguato pronunciato dal nutrizionista personale del sindaco capitolino Ignazio Marino. Mandato in avanscoperta dal Campidoglio per tentare di chetare le acque dopo gli arresti intimidatori studiati a tavolino. Il medico ha voluto tranquillizzare l’uditorio illustrando su maxischermo il progetto comunale della “città cava”. Abitazioni di edilizia popolare costruite cinquecento metri sotto il livello del mare dotate di satellite artificiale e wifi. Una provocazione che gli è costata un deciso calcio nel sedere verso altre assemblee. Quelle dove i salatini li mette Oscar Farinetti.

Cronache Atletico San Lorenziadi 31

In Cronache Atletico San Lorenziadi on settembre 25, 2014 at 4:19 PM

Il fu Atletico San Lorenzo Oltremura

Complottisti di tutto il mondo, unitevi! Amava deliberare il pensatore renano in decadi lontane da abolizioni articolari costituzionali. Raggruppatevi a San Lorenzo e deliberate. Si svolgerà infatti ad Urbe nella seconda settimana dicembrina presso il quartiere muro-aureliano il primo raduno internazionale del complottismo planetario. Negli spazi aperti di Largo Passamonti, appassionati teorici del nembo-cumulo provenienti da ogni parte del globo, si riuniranno per prendere parte ad una full immersion pluto-massona alla corte dei migliori azzecca-garbugli del pensiero oscuro. Sette giorni (numero biblicamente simbolico) trascorsi ad incrociare dati e miscelare punti della situazione al fine di stabilire un pensatorio unico che va dalla nascita del genere umano per mano extraterrestre alla scia chimica in orizzonte transitando per il nuovo ordine mondiale. Ma perché a San Lorenzo? La sede della kermesse non è stata certo scelta a caso. Nel trascorso periodo estivo, i sanlorenzini si sono imbattuti, volenti o nolenti, in una scoperta tanto sbalorditiva quanto inaspettata. Tutto risale al crollo binarico della linea tranviaria Termini-Giardinetti. Dentro la voragine venutasi a formare a causa del tellurismo convogliare, non sono state affatto scoperte antiche tombe etrusche, come le autorità avevano fatto trapelare in un primo tempo, bensì i resti di una compagine calcistica. (Foto, indumenti, documenti, gagliardetti.) Una squadra appartenente al quartiere aureliano risalente alla fine del secolo diciannovesimo, fondata, si dice, da un nugolo di braccianti abruzzesi operanti nel settore del loculo funerario. La squadra prendeva il nome di Atletico San Lorenzo Oltremura e annoverava tra i suoi tifosi più scalmanati la pedagoga di fama mondiale Maria Montessori. E qui giunge inaspettato l’intreccio complottaro. Il sussurro da esporre ad alta voce. Correva l’anno 1897. Il governo presieduto dall’ex mazziniano Francesco Crispi viene travolto dall’insuccesso della spedizione coloniale eritreica. La famigerata disfatta di Adua. Al popolo prudono le mani a causa dell’innalzamento delle imposte voluto dal ministro del tesoro Salandra per ripianare le perdite della batosta militare. Crispi, con l’intento di distrarre la plebaglia dall’intrapresa di pericolose insurrezioni armate, pensa bene di istituire un ufficioso campionato nazionale calcistico. Per farlo chiede aiuto ad alcuni imprenditori del fu regno di Sardegna. Tra questi si distingue per intraprendenza l’industriale Gianni Agnus, proprietario di una ventina di fabbriche automobilistiche distribuite lungo la Dora Riparia. Il campionato si svolgerà all’interno della Arena Armigera della città di Torino. I finanziatori saranno lo stesso Gianni Agnus ed alcuni apparati della Banca Romana. Dieci saranno le squadre partecipanti. Tra queste la Juventude autobianchi (di proprietà dell’Agnus, finanziatore principale del torneo). Le altre saranno la Milanese Carni, Pro Settembrini, Alpinia Taurinense, Società Genovese Certosa, Unione Sportiva Aostana, Ventimigliese, Nova Brughiera, Casalese e Atletico San Lorenzo Oltremura. Pur di non deturpare i rapporti con lo stato maggiore savoiardo, il capoccia dello Stato Pontificio, papa Pio Tutto, deciderà all’ultimo istante di non finanziare la trasferta della squadra capitolina in terra subalpina. Nonostante questo, e contro ogni prognostico, la compagine aureliana riuscirà comunque ad arrivare in finale dimostrando una notevole superiorità tecnica ed agonistica. La finale verrà disputata (ovviamente) contro la Juventude autobianchi, giunta al termine del torneo grazie ad una quantità spropositata di favori arbitrali. La sera precedente il match decisivo, i giocatori sanlorenzini saranno arrestati dall’ordine armato del gonfalone savoiardo con l’accusa infame di implicazione nell’omicidio che costò la vita al presidente transalpino Carnot per mano dell’insurrezionalista romagnolo Sante Caserio. Imputazione mai dimostrata ma sufficiente ad impedire ai giocatori rossoblu la disputa dell’importante partita. E qui interviene Maria Montessori, la quale impone a undici suoi ‘pupilli’, tutti adolescenti di scendere in campo contro la Juventude al posto degli adulti. Vista la situazione favorevole, l’industriale Agnus, convinto di sollevare facilmente tricolori con statuti albertini, propone l’ufficializzazione del torneo. La squadra di sua proprietà sarà la prima compagine campione d’Italia. Non andrà così. Di fronte ad una attonita folla composta da venti mila tute blu, i montessoriani si imposero per cinque reti a uno, vincendo ufficialmente il torneo. Non festeggeranno mai. Un piccione viaggiatore proveniente dal Ministero degli Interni facente capo al Barone De Robois diede ordine di annullare l’ufficialità del torneo. Da allora delle due squadre sanlorenzine si smarriranno completamente le tracce fino al ritrovo estivo dei documenti sotto i binari della linea Laziali Giardinetti. Le carte presentano questa rosa di atleti: Bucefali, Tamerlani, Paravento, Lucimbene, Camaiore, Bombaroli, Falci, Martelli, Sella, Campanini, Stella Mattutina, Pancrazi, Scotellaro, Miasmi, Faggiani, Colapinto, Baraondi. Allenatore Pavolini (cugino Montessori). Nulla è pervenuto della squadra degli adolescenti montessorici. L’Internazionale sanlorenzina del complottismo aprirà i battenti cercando di porre luce sulla fine di questi sfortunati giocatori. L’ordo globalista Alan Kadmon sostiene che gli atleti furono fatti sparire per essere successivamente impiegati come manovali nell’industria pesante pedemontana. L’ufologo abduzionista Corrado Malanga parla di giocatori aureliani condotti in basi militari aliene presso il Monte Musinè (Val Susa) per importanti esperimenti di ibridazione genetica. Il catastrofista Paolo Aio sostiene che tutto era già stato predetto dal morfinomane Nostradamus in una terzina. La medium statunitense Rosemary Altea dice di essere in contatto con alcuni giocatori. Ma non come spiriti trapassati. I giocatori sarebbero ancora vivi e in grado di affittare appartamenti a studenti fuori sede. Insomma, ci sarà da sfruculiare parecchio. Ma ciò che conta è che l’attuale società Atletico San Lorenzo calcio popolare si sia già mossa per rivendicare il titolo allora ingiustamente sottratto. Maggiori informazioni su: http://www.complottanchetu.com by Paolo Barnard.

Cronache Atletico San Lorenziadi 30

In Cronache Atletico San Lorenziadi on settembre 22, 2014 at 4:47 PM

Atletico San Lorenzo: ai microfoni Marco Van Basten

Prima uscita ufficiosa dell’Atletico San Lorenzo sul terreno dei Garbatellici in un triangolare che non ha risparmiato i colpi di scena. I ragazzi di Mister Capitani tengono bene il campo pareggiando a reti inviolate contro gli omonimi garbatari, arrendendosi solo nei minuti finali al gol di Gerald Vanenburg nella seconda partita disputata contro le vecchie glorie d’Olanda. Il triangolare è stato organizzato dalla Diadora, sponsor tecnico del neo acquisto muro-aureliano Marco Van Basten, tornato a solcare il rettangolo di gioco per sconfiggere i demoni di un esaurimento nervoso. Mauro Capitani concede una ventina di minuti al fromboliere tulipano, il quale dimostra già una discreta intesa con i compagni del reparto offensivo Vicca e Mulè. Il giornalista sportivo Mimmo Graminacea intervista il bomber olandese per il mensile Occupy Soccer.

G. Marco Van Basten. Il cigno di Utrecht. Sono trascorsi ormai quasi vent’anni da quel lontano 1995 nel quale davanti ad uno stadio Meazza stipato desti l’addio al calcio giocato. Che ricordi hai di quel giorno?

M. Tutto. Sapori. Odori. Rumori. Quel giorno persi la parola per qualche tempo a causa della quantità notevole di emozioni che mi attraversò il costato quanto un dardo scagliato da un giavellottiere del ciclo carolingio. L’emozione è una bastiana categoria dell’esistente. Quando vidi per la prima volta mia moglie Lisbeth nei primi anni ’80, frequentavo ancora l’istituto per geometri nella mia città natale in Olanda. Ricordo che l’emozione fu tale che quando ci congedammo, riuscii a malapena a bofonchiare un buonasera. Roba da matti! Certe emozioni vanno tenute sotto controllo o si rischia di esserne travolti. Sa chi lo diceva?

G. Chi? Oscar Washington Tabarez?

M. No. Luigi Pirandello.

G. Che ricordi ha dello stellare Milan di Sacchi e Capello nel quale lei militò contribuendo con le sue giocate ad aumentare il blasone del club?

M. Erano gli anni ’80. Giravano i soldi. Soldi veri. Aroma da zecca di stato. Tutto era più a fuoco. Bastava unire i puntini, capisci? Si spendeva e spandeva senza preoccuparsi del centesimo. Le mance erano serie. I locali affollati. Molti i sorrisi stampati sulla bocca della gente.

G. Erano i rampanti anni del craxismo…

M. Un grande statista! Le sue ferree posizioni su Sigonella, il suo ostracismo nell’evitare dialoghi infausti con brigatisti nonché la sua politica economica degna della cinta daziaria convinsero le eminenze oscure a toglierlo di mezzo utlizzando la procura meneghina.

G. E il sistema delle tangenti?

M. Quali tangenti?

G. Lasciamo perdere. Che rapporto aveva con il suo allora datore di lavoro, Silvio Berlusconi?

M. Un aneddoto su tutti. Un giorno ci convoca negli studi televisivi di Cologno Monzese per assistere alla registrazione di una puntata dello show umoristico Drive In. Ad un certo punto all’interno del teatro di posa si spengono le luci ed io mi sento tastare la saccoccia dei calzoni. Pensavo fosse Nadia Cassini, la Show Girl, indaffarata a tentare un approccio comunicativo non ortodosso. Mi sbagliavo. Era il comico Enrico Beruschi che tentava di sfilarmi il portafogli. Diceva che in un futuro non lontano Silvio Berlusconi si sarebbe dedicato unicamente alla politica trascurando le sue reti tv. Temeva di perdere il lavoro. Di tornare a fare teatro. Di morire di stenti. Beh, si sbagliava.

G. Veniamo al presente. L’Atletico San Lorenzo. Cosa l’ha convinto a tornare sul campo?

M. Utilizzando una metamorfosi orientale direi che era come se avessi ancora un cerchio da chiudere col passato. Dicesi pulizia del karma. Appena informate le agenzie di stampa della mia decisione, il presidente rossoblu Francesco Panuccio è stato il primo (ed unico) a sollevare la cornetta del telefono fisso elargendo una proposta concreta. Fatti. Non turbe metafisiche. Io mi definisco un giocatore del fare. Non del dire, del baciare, della lettera o del (e qui si tasta la sacca scrotale) testamento.

G.
La sua è un’espressione di retaggio berlusconiano, perciò le chiedo, cosa sapeva lei del calcio popolare?

M. Nulla. Da noi nei Paesi Bassi il calcio è strutturato in maniera verticistica, in un sistema piramidale degno della più sopraffina massoneria di stampo scozzese. Tutte le società di pallone appartengono al medesimo proprietario, cioè la Banca ABN Amro. Il risultato viene deciso prima del fischio d’inizio. Vittorie e sconfitte vengono spartite secondo il metodo del mutamento di stagione. Il fine ultimo è quello di non scontentare il bacino elettorale.

G. Conosceva il quartiere San Lorenzo?

M. All’inizio confusi San Lorenzo con il quartiere benedetto dal Mahatma Ghandi (Garbatella ndr), poi, una volta sceso dal tram numero 19, alcuni nativi del luogo mi hanno accolto infilandomi nel marsupiale un bignami con su stampata la storia del quartiere. Fatti, misfatti, date e luoghi strategici.

G. Dove alloggia provvisoriamente?

M. Sto affittando una stanza al civico 126 di Via Tiburtina, all’interno del quartiere. Per riuscire a permettermelo ho dovuto togliere i miei due figli dall’università. Li ho mandati a lavorare… a Dubai. Ma non basta. Temo dovrò impegnare un rene…

G. Com’è il rapporto con l’allenatore e i suoi nuovi compagni di lavoro?

M. Mister Capitani è una persona ragionevole. Adora il calcio del passato. Il periodo romantico del pallone. Pretende che ascoltiamo le partite alla radio. Non è un maniaco degli schemi né del possesso palla fine a se stesso. Il suo è un sistema di gioco ibrido. Dicotomico. Abbina la spensieratezza del calcio giocato in strada alla spietatezza dell’ordigno scagliato al fronte. Con i compagni il rapporto è ottimo. Venerdì, dopo la cena di sostegno, i ragazzi mi hanno portato a ballare in un ambiguo locale del centro storico. Volevano farmi riprovare l’ebbrezza della ‘Milano da bere’.

G. In cosa Capitani assomiglia ad Arrigo Sacchi?

M. Sacchi possedeva più Rolex. Capitani è un patito degli Swatch.

G. Com’è il suo rapporto col quartiere?

M. Da perfezionare. Sabato sera sono uscito per rilassarmi un po’. Sono capitato per caso, o per un mucchio di buone ragioni, in una contrada stipata di giovani. Il rumore era assordante. Un signore di mezza età mi è transitato davanti ed io, per educazione, gli ho proposto di bere uno spritz. Mi ha tirato un cartone sul mento. Era un residente…

G. Parliamo del suo disturbo bipolare.

M. Sono in cura alla Neuropsichiatria Infantile di Via dei Sabelli. Avrebbe dovuto chiudere i battenti, ma quando il comune è venuto a sapere che ci sarebbe stato un ricovero di lusso, ha immediatamente stanziato i fondi per tenere in vita la struttura. Il Campidoglio si è accaparrato i diritti d’immagine. Una equipe di laureandi in disciplina dell’ipnosi erickssoniana sta tentando di stabilizzarmi l’umore attraverso una massiccia somministrazione di farmaci beta-bloccanti aromatizzati al litio. Le case farmaceutiche produttrici e distributrici di codesti farmaci sarebbero intenzionate a rilevare ingenti quote della società sportiva atletica. I miei avvocati saranno presto convocati presso la segreteria del Nuovo Cinema Palazzo al fine di presentare un progetto in formato cartaceo tale da soddisfare entrambe le parti.

G. Che cos’è realmente per il quartiere San Lorenzo l’operazione di mercato che porta il suo nome?

M. L’incipit di una storia particolare che vedrà coinvolti in un futuro non lontano, il Campidoglio, la regione Lazio, la provincia, la città metropolitana e un nugolo di aziende edilizie. C’è l’intenzione di abbattere l’intero quartiere per costruire sulle macerie il circuito automobilistico capitolino di Formula Uno. Il quartiere San Lorenzo verrà spostato più in là… una specie di San Lorenzo 2.0. Un’oasi di cemento a pochi minuti dal centro di Ancona, dotata di ronde padane, catene di junk food, carceri, basi militari, seminari vescovili, caserme, centrali operative delle forze dell’ordine, villette a schiera, parcheggi per SUV, cineplex, postriboli e poligoni di tiro. Il sindaco medico ha già dato il suo ok.

G. Cosa promette ai suoi nuovi tifosi sanlorenzini?

M. In accordo col sindaco? Cemento. Quantità cubitali di cemento.

Lasciare stare di…

In polverie o poesie on settembre 13, 2014 at 7:49 PM

Lavorare lavorare
lavorare per mangiare
bere
guadagnarsi da vivere

lavorare lavorare
lavorare per esistere
sgobbare
farsi rispettare

lavorare lavorare
lavorare da uomini
fottere
sporcarsi le mani

lavorare lavorare
lavorare e non pensare
eseguire
rompersi la schiena

lavorare lavorare
lavorare per essere cittadino
per contare
darsi un tono

lavorare lavorare
maneggiare mantenersi
non farsi mantenere
circolare a testa alta

lavorare lavorare
lavorare da campare
divincolarsi
non rendicontare

lavorare lavorare
lavorare e socializzare
dire la tua
farsi valere

lavorare lavorare
logorarsi
questo è un valore
un pasticciaccio costituzionale
un pastrocchio da maschi
pericolo che caschi
lavorare spendersi
esaurirsi ammalarsi
incazzarsi soffrire urlare
dibattere per lavorare
bersela instupidirsi rincoglionirsi
redimersi e lavorare
chinare il capo
ruscare
infine… decedere, spirare, morire.

Prigionie legali

In polverie o poesie on settembre 12, 2014 at 2:21 PM

Quando assistetti
al lungometraggio
del visionario
Cappadocia della macchina da presa
frequentavo ancora
il collegio
dei sacerdoti diocesani
l’età era distante
dal sale nella zucca
possedevo flebili
difese immunitarie
bighellonavo in balia
degli eventi
inconsapevole
del fatto che all’odierno
seguitasse un domani
del passato
preferivo sciacquarmene
le mensole
rimembrando così
ponziopilatesche decisioni
quello che realmente contava
era riportare intatta
in stanza
una certa tipologia
di pelle
le giornate
trascorrevano pachidermiche
tra un vespero
e una compieta
reversibili al portatore
la rottura ghiandolare sebacea
poteva essere misurata
in ettari
dal lavabo
fuoriusciva
acqua ibernea
la pietanza
somigliava a gomma da masticare
le mura del complesso
architravico
ricordavano inaccessibili fortezze
del quinto braccio
duplici le finestre
era impossibile
osservare le stelle
vicarie del cristo
massacravano
piccioni innocenti
tramortendoli tramite
fiatelle pesanti
per poi servirli
in imbando
mascherati da petti di pollo
percepivamo la gloria di dio
perforarci l’ombelico di Venere
rispettando spiritualità
natalizie protocollari
chiunque lì dentro
necessitava disperatamente
di un appiglio
utile a mantenere
integra la partitura del tutto
c’era chi conversava con l’amico invisibile
chi smantellava tele di ragno
chi si trastullava i paesi bassi
consultando riviste ad uopo
e c’era chi
semplicemente attendeva
attendeva il suo appiglio

il meteo svolgeva le biffe
il sinodo incombeva stressante
ridondante era il suono
del campanile cattedrale
quando quel pomeriggio
ti vidi dalla finestra
transitare lentamente
in strada
intenta ad osservare curiosa
le ante della nostra
legale prigionia
rimasi sbigottito
la clausura ginnesiale diaconica
aveva cancellato
dalle nostre menti
l’essenza di cui erano composti
i piatti forti
guardandoti
altro non trovai di meglio
da fare
che agitare l’arto
in segno di saluto
così… come un babbeo qualunque
tu risposi al mio gesto
sorridendo
ero sgomento!
Bevande zuccherate
corrette ad euforia
mi scaraventarono
distante anni luce
dal punto cardinale
immaginazione misturata
a fantasia
prese a solcare i sette mari
avevo trovato il mio appiglio

la sera durante l’eucarestia
scoppiai a ridere
gaudente
disturbando la fottuta
liturgia
al termine della solfa
il bastardo prete
prendendomi in disparte
mi ricoprì
di avversa gentilezza
paonazzando
e rasentando l’apoplessia
emanava odore di muffa
il balordo
di stantio
ma non poteva fregarmene di meno
poiché io avevo il mio appiglio
ero salvo!
Quella fu la prima ed ultima volta
che godetti di quel sorriso
me lo feci bastare
avanzando pure
qualche punto
di prodotto interno lordo

quel sorriso
capace di far deporre le armi
al più tignoso e guerrafondaio
dei capi di stato
quel sorriso
da custodire gelosamente
nella cassaforte
del ricordo
quel sorriso
rivissuto, scritto
raccontato, immortalato
desiderato
quel sorriso… forse
me lo ero solamente immaginato…

Cronache Atletico San Lorenziadi 29

In Cronache Atletico San Lorenziadi on settembre 11, 2014 at 4:24 PM

Atletico San Lorenzo missione gesuiticida

Mattutina. Presto. Il gallo non ha cantato che due volte. È il pennuto di Villa Mercede. Dimenticato da una compagnia teatrale durante l’ultimo Fringe Festival. Faceva parte della scenografia. L’appuntamento è al Bar Marani, storico locale del quartiere inaugurato dallo scrittore britannico Charles Dickens nel 1886 nel corso di una visita di cortesia all’amica pedagoga Maria Montessori. C’è molta agitazione nell’atmosfera. Siamo consapevoli della portata storica dell’incontro odierno con i lustrini del Loyola. Il dirigente Rinus Fabius ripassa a memoria i punti cardine del discorso da tenere ai vicarici. La bocca del suo stomaco è serrata per la preoccupazione. Decide di saltare il pasto più importante della giornata. Stefano detto il rasta ha con se una copia autografata dei gramsciani quaderni dalla gattabuia. Anche Marco si porta dietro qualcosa di prezioso. Una copia dell’Unità risalente al 1989. Precedente alla svolta della Bolognina, mi spiega. È un sentimentale, il Marco. Pozzo, stringe sotto l’ascella una copia della sua ultima fatica letteraria: Rivelazioni archeologiche non autorizzate. Edizioni Il Pendolo D’Incontro. Alessio ha con se una foto ritraente gli affetti più cari: la Lazio di Maestrelli campione d’Italia 1973. Vecchia scuola. Gerardo nasconde nello zaino le pergamene di un progetto atto a far uscire l’Atletico San Lorenzo dall’Unione Europea. Marcolino indossa la t-shirt del gruppo musicale che negli anni 80 lo ha aiutato a superare i più impervi compiti in classe: I Modern Talking. Patron Panuccio si accende una Gitanes prive filtro. Andrea detto il greco tiene in mano una valigetta 24 ore contenente i codici delle testate nucleari presenti a San Lorenzo. Sui display della telefonia mobile l’amico Mariano Aloisio ci incoraggia attraverso un messaggio affettuoso: N’ tu culu a Cristo! Stefan by Stefan prova a stemperare gli animi ordinando caffè corretto. Saliamo sul tram numero 19. senza biglietto. Sul mezzo pubblico incrociamo 50 controllori. Dicesi effetto Cottarelli. I cisposi anziché multarci ci assillano con richieste di selfie. Evidentemente si era sparsa la voce a proposito della missione sanlorenzina in Terra Santa. Arrivati all’imbocco della monumentale corsia conciliazionica, veniamo bersagliati con lanci di santini dal movimento dei focolarini. La setta più giovane della famiglia gesuita. A fatica riusciamo a raggiungere l’arco d’ingresso del colonnato berniniano scortati come carcerati da indisponenti guardie svizzere. Padron Panuccio tenta di cavare un cerino dal taschino della camicia. È nervoso. Pretende di fumare. Uno dei galoppini cantonticinici lo colpisce da tergo tramite alabarda intimandoci di proseguire. Rimaniamo sbigottiti. Le perplessità aumentano nel momento in cui un rappresentante dei poteri forti giunge pingue presentandoci gli onori di casa. Lo riconosciamo. È Willy Wonka, il potente industriale brembano della foglia di cacao. Mister Wonka ci ordina di salire sopra uno strano congegno. Trattasi dell’arca dell’alleanza. Marco starnutisce. Il capoccia del cioccolato si innervosisce, schiaccia un tasto posto su di un pannello inesistente. Sotto i piedi di Marco si apre una botola…
Rinus domanda cortesemente a Willy se la sua fede è gesuita. L’uomo diviene paonazzo in volto. Il Fabianus comincia a farneticare spaventato affermando che si sarebbe preso carico della ricostruzione della balena bianca nell’arco parlamentare montecitoresco… altra botola.
“Siamo arrivati, muovete i deretani”. Mister Wonka ama esprimersi in idioma labronico. Un’enorme sala pregna di crocifissi al cioccolato fa da sfondo alle nostre paure. Davanti ai nostri occhi, immerso in una gigantesca piscina di Nesquik, un individuo prova a praticare bagni derivativi al plesso solare in compagnia di una suora decisamente svestita. Andrea detto il greco li riconosce. Sono Karol Woityla e Nicole Minetti.
“Se mi sbaglio, mi corrigerete”, lo canzona da distante il dirigente cosentino. L’ex pontefice risponde sollevando il dito medio. Il greco cita Solidarnosc. Non l’avesse mai fatto. Un nugolo di nanetti fuoriesce dai tombini eseguendo una coreografia brillante degna del Sistina. Non sono Umpa Lumpa, bensì seminaristi in attesa dei voti clerici. Andrea propone loro di tesserarsi. Verrà sbranato. Seduto su un trono in pelle umana, Mister Wonka si gode il macellicidio facendosi solleticare le giunture dal piccolo Charlie. Che nel frattempo era cresciuto a colpi di Toblerone assumendo le fattezze di un pallone aerostatico. Stefano detto il rasta, folgorato quanto Saulo Di Tarso sulla via di Damasco, afferma di voler aprire una libreria dentro le mura vaticane, intitolandola a Stella Maris, nella quale poter vendere il verbo a basso costo. Non è più lui. Non è più in lui. Sulla fronte di Pozzo compaiono delle stigmati simili a quelle del francescano petralcino. Alessietto desidera tirare fuori la questione campo, ma Monsignor Dionigi Tettamanzi lo zittisce mettendogli davanti ai bulbi oculari un settimo salterio. Il ragazzo comincia a perdere sangue dal naso. Stefan by Stefan attraverso cadenze benedettodecimoseste elargisce apologie sui discorsi ratzingheriani presso Ratisbona. Nel frattempo Mister Wonka è stato raggiunto da pontefice Bergoglio in persona. “Se desiderate il campo, dovete scucire, avete compreso, elementi senza dio?! E ora fuori dai coglioni, tornate nella vostra San Lorenzo e convertite le pecorelle smarrite ed ebbre di materialismo dialettico che dimorano nel quartiere.” Mi guardo intorno accorgendomi che di Marcolino e Gerardo si sono smarrite le tracce. Li ritrovo fare la fila ai Musei Vaticani. La spedizione è terminata incresciosamente. Avviso ai sanlorenzini. Se ci vedeste comparire davanti al tunnel di Santa Bibiana, non provate ad accoglierci con barbe marxiste e sigari castristi. Ogni tentativo di scristianizzazione sarebbe inutile. Ormai ci sentiamo chierichetti.

Studenti a San Lorenzo

In polverie o poesie, San Lorenzo in poesia on settembre 6, 2014 at 6:26 PM

L’estate sta finendo
latravano
lampadati
i fratelli Righeira
in spensierati anni
distanti da patemi
di arrendevolezza impiegatizia
l’estate è finita
e il quartiere
San Lorenzo
torna a riempirsi
dei suoi scafati studenti
studenti
attenti scattanti
curiosi vivaci loquaci
nel bene o nel male
del complesso urbano
sono linfa vitale
studenti
pronti mordaci
aggressivi aggressori aggrediti
fanno la spesa
al centro commerciale
ignorando
il mercato rionale
niente giornale
ma collegamento amicale
col sistema virtuale
connessione perenne
collaborazione parziale
moderato collaborazionismo
solipsismo collettivo
tra affitti e bollette
San Lorenzo
e i suoi studenti
li puoi scorgere ovunque
senza manco guardare
a tutte le ore
in tutte le vie
onorevoli spie
affollano i tram
saccheggiano i bar
dimorano il loft
colazioni col toast
studenti
sagaci puntuali
viziosi vissuti vinti
studenti
trascorrono anni
sono sanlorenzini
gli inverni
dei loro appelli
studenti
compilati statini
menzioni
titoli
ingiunzioni
fuga dalle omologazioni
basilischi inzaccherati
su labbra
di nuclei famigli
studenti
libri riposti
in scaffali e cassetti
liquori spinelli
distrazioni
verso amori pleonastici
studenti
tesserati fidelizzati
a calcistiche fedi
studenti
pedinati schedati
da commissariati
studenti…
per San Lorenzo
sposi ed amanti…
Tavor prescritto
ai residenti

Cinema Sudamerica shock: Sindaco aggredisce attore di prosa

In attualità, San Lorenzo da delegalizzare on settembre 5, 2014 at 10:58 am

Cinema Sudamerica. Centralità urbana capitolina. Prima ancora che il gallo canti un trittico di romanze, il prefetto dell’Urbe con l’appoggio dell’Aeronautica Militare invia l’esercito aviazionario nel tentativo di riuscire a sgomberare la cinquina di persone che a quell’ora occupa lo stabile. Dopo un unico avvertimento in alfabeto morse e trenta secondi di ultimatum per permettere all’occupante di raccattare le poche cianfrusaglie personali, viene indirizzata contro la struttura occupata una prima scarica di missili terra-aria. A questo punto l’occupante, pur con tutta la buona volontà, è costretto alla resa venendo così preso in consegna dal pizzardone di turno. Verrà successivamente condotto al cospetto del magistrato delle acque rispondendo all’accusa di deturpamento del patrimonio artistico urbano in seguito alla legge Acerbi numero 4929/ter voluta dall’allora ministro omonimo. Nello specifico la sala del Cinema Sudamerica, sita nel centrale quartiere di Trastevere, risulta agli atti una delle più prestigiose sale di svago romane. Storicamente fu teatro di rivista e avanspettacolo ospitando sul suo palco i mastini del settore da Luigi Chiarelli a Dina Galli transitando per Carlo Campanini. L’ultimo maestro ad averla in gestione è stato l’immenso Erminio Macario, il re della risata garbata, ma dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1980, il cinema venne abbandonato in balia dell’istituzione invadente, la quale pensò di affidare ad un privato la patata bollente della riqualificazione. Ponzio Pilato docet. Dopo anni di studi e una miriade di progetti prima avallati e poi respinti, la proprietà, foraggiata dalla Fondazione Umberto Veronesi, spiattellò sulle scrivanie del Campidoglio l’ambizioso “progetto Timberland”. Partorito dalla mente dell’architetto nipponico Otzuo Yukowaka, conosciuto in patria come un decerebrato in quanto propose negli anni 60 al governo del sol levante di convertire le centrali del latte in centrali nucleari. Il progetto, dai costi esorbitanti, prevede l’abbattimento dell’intero quartiere trasteverino, ritenuto ormai inadatto ad ospitare l’orda turistica quotidiana. Sulle macerie sarebbe dovuto sorgere il “brainstorming shop” ovvero il più gigantesco centro commerciale all’aperto del mondo! I residenti vennero messi davanti ad un bivio: sloggiare o morire. Decisero al contrario di occupare in un disperato tentativo di freno alla politica del fagocito. Appoggiati in questo da numerosi artisti del mondo capitolino nonché da persone dotate di buon senso. Il resto è storia presente. Durante lo sgombero, avvenuto in presenza del sindaco, uno degli occupanti si avvicina al ministro della vacuità Franceschini chiedendo gentilmente spiegazioni. È questione di un niente. Nella mente del primo cittadino ligure scatta il raptus e l’occupante viene aggredito a morsi. “Eravamo attoniti, sembrava di rivivere l’aggressione a mozzichi della punta urugagia Suarez sul collo del tapino Chiellini durante il mondiale di calcio brasiliano”, commenta disperata una turista australiana col terrore ancora dipinto sul volto. L’occupante si chiama Pietro Cavicchi, ha ventisei anni, è originario di Ronciglione, un passato liceale da militante nella sinistra giovanile. Si era trasferito ad Urbe nel lontano 1985 per provare a fare teatro. “Era un bravo ragazzo, benvoluto dall’intera comunità, così come Marco Mengoni, il nostro più illustre cittadino”, commenta amareggiato Don Luca, il parroco di Ronciglione. “Una bocca in meno da sfamare, uno di meno con il quale condividere l’incasso a fine spettacolo”, ammettono commossi i colleghi di lavoro della compagnia teatrale. In realtà, la prognosi medica è riservata. Il ragazzo sembra non corra pericolo di vita ma il morso pare aver lacerato le corde vocali. “Il Cavicchi dovrà rassegnarsi a diventare un ottimo mimo”, si esprime così il capo della polizia ai microfoni di TusciaTV. Al termine dell’aggressione il sindaco medico è riuscito a far perdere le tracce fuggendo a bordo della sua mountain bike. Adesso la città possiede un primo cittadino latitante… torna a farsi prepotente il rombo dei motori presso i Fori Imperiali. Ma questo forse è il male minore…

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora