Giovan Bartolo Botta

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Preferisco il sapore del Toro

In polverie o poesie on novembre 30, 2014 at 10:23 PM

Quantità enfatiche
di dionisiaco sentore
abitano
cavità palatali
di vecchi
cuori granata
sedotti amorevolmente
dalla bendata Dea
persona illesa
cucita ferita
iride vitrea
acqueo sapore
fervore

casata Agnelli
fuggita
a gamba levata
trasferendo
l’I.V.A. partita
in terra
dimenticata
desolante visione
passerella cinerea
lazzo brighello
pestello
sberleffo indigesto
lumando frizzo
privato
del gradevole guizzo
provato intrallazzo

sbarazzato
capitale ingente
nel forziere
del distante paese
snocciolando
omelie apostoliche
paragonabili
a cattoliche chiese
ossatura senese
pericolante intercedere
lugubre bofonchiare
divisa verticale
adibibile
sistema penale
irritabile urtare

piovra coppola
stringerà mani
di ellittica cupola
commentando supina
inossidabile manfrina
recitata deplorevolmente
dall’assente industriale
viso amorfo
capannone dismesso
finale scontato
provata legionella
del proprio operato
dado tratto

strimpelleremo
melodie dodecafoniche
all’ombra
del sicomoro
perferisco
il colore granata
preferisco
il sapore del Toro…

Possibilità biografiche teatrali 1

In Possibilità biografiche teatrali on novembre 29, 2014 at 4:05 PM

Sergio Tofano liricamente politico, politicamente lirico

Metro scenico del Signor Sergio Tofano. Brechtiano con riserva. Anzi, con riservatezza. Portatore di straniamento catinellare prima che lo straniamento stesso venisse codificato ed opportunamente registrato in Siae dal drammaturgo teutonico. Natio di Urbe nel periodo trado-ottocentesco, respira a pieni polmoni le ultime scorie gigionico-radioattive cosparse da torvi imbonitori nell’ambiente della prosa italica. Se ne allontanerà di gran carriera, intraprendendo un viaggio di sola andata per il magazine ‘Corriere dei Piccoli’. Signor Bonaventura il suo alter ego. Un individuo segmentato nel soma proprio come lo fu il suo inventore. Non poteva essere altrimenti dati i sottotesti della sua esistenza.

Figlio del magistrato delle acque Agenore Pavaggese Borrelli (trisavolo del capo togato meneghino durante la sbornia giudiziaria anni 90) e dell’insegnante di solfeggio all’istituto carmelitano capitolino Mirella Sondalini, il Tofano si avvicina alle arti sceniche per caso. O per un mucchio di buone ragioni. Il patriarca della casata Tofano, Paride Pavaggese Borrelli Tofano, ex odontotecnico in pensione con allegato studio ambulatoriale adiacenza San Lorenzo, sognava per il nipote rassicuranti carriere diplomatiche. Ne fece parola con Silone Salimbene, portavoce del governo Giolitti III nonché paziente fidelizzato sofferente di piorrea. Sergio, al contrario, amava vagabondare nei meandri della chincaglieria, dimostrando, rispetto ai suoi coetanei, un notevole senso pratico.

E pratico, possiamo asserire senza timore di offendere paludami universitari, sarà il suo modo di vivere la scena, nonché l’intero suo teatro. Ove per pratico vale ad intendersi distante dal metafisico, nemico giurato dell’iperuranico. Un teatro ribelle nel significato antipolitico del termine. La ribellione, in Tofano, si veste di lirismo, occupandosi principalmente del disagio rinchiuso all’interno dello stato d’animo. L’animo umano. Ma paradossalmente, questa sua inquietudine nel mordere la battuta schiaffata su carta dal qualsivoglia autore, lo rivolta copernicamente trasformandolo in un interprete portavoce del malessere collettivo. Al termine di ogni replica, smaltita l’adrenalina del post applauso, il Tofano amava soffermarsi sul ‘mestiere di vivere’. Anni luce prima che lo scrittore pedemontano Cesare Pavese incaselasse questo stato d’animo nelle pagine del suo capolavoro.

Ma da dove trasse l’incipit il dissociazionismo emozionale tofaniano? Tutto sembra risalire all’apprendistato scritturale nella compagnia del maestro Ermete Novelli. Un gigante della scena teatrale italiota tardo umbertina. In un periodo nel quale a teatro la drammaturgia viveva quasi solo esclusivamente della scrittura di scena, cioè quella non su pagina, ma espressa dall’unità attorale hic et nunc, e variabile ogni sera in base alla suscettibilità umorale del divo, il nostro affezionato Sergio talentuosamente chincaglioso, pare si sentisse soffocare nel moto a luogo. Sbirciando dai diari postumi del critico teatrale simbolista Luigi Bellotti Bon, osserviamo che: il signor Tofano necessita occuparsi ossessivamente di qualcosa che non sia l’esistenza, quella reale. Ma una vita scenica, per lui più reale, realizzabile e realizzata della realtà stessa. E tanti saluti al Giappone reale targato Rob Denton Aoi.

La concretizzazione del pensiero tofaniano la si tasta con palmo facendosi sedurre dal suo particolare Riccardo III. Stagione prosatoria 1955/56. Teatro Astra. Subalpia. Un regale dotato di duplice deformità. Due gobbe. Più cammello che dromedario. A simbolizzare una deformazione nel corpo, la quale a sua volta deforma la percezione dell’interazione con l’altro da sé. Un domino delle sensazioni. Nulla di ambiguamente democristiano. Nessuna politica del giovanilismo forzato. Zero ambizioni. Un Riccardo III vulnerabile, attaccabile, feribile. Un cucciolo. Non sovrano bensì essere umano. Una messa in scena per individui soli. Volontariamente solitari. Una epistola scritta di suo pugno lascia ai posteri un testamento teatrale che scombussola l’asse cardinale terrestre: che cos’è la vita se non preparare la scena, preparandosi alla scena, mettendosi in scena occupandosi unicamente della messa in scena? E allora datemi il chi è di scena per Dio… ! Macigni non parole, pur sempre esposte con leggerezza. Parafrasando Bogart: È la dicotomia, bellezza! È il 28 ottobre dell’anno grazievole 1973. Il notiziario mattutino blatera crisi petrolifera mondiale. Magliette strappate. Giacche di pelle riverniciate. Sulla Radio Radicale politicanti fumatori di sigaro aprono parentesi dimenticandosi di chiuderle. Una di quelle parentesi tiritirate sulla frequenza logorroica condurrà il padre del signor Bonaventura all’infarto del miocardio. Dicesi danno dei radicali liberi.

Sergio Tofano… ovvero come esporsi sul refrattario palcoscenico del quotidiano operare burlandosi del timore di sbagliare. Accogliendo a braccia spalancate la possibilità di contemplare ciò che non esiste nell’interazione umana: l’errore!

Kajal

In polverie o poesie on novembre 28, 2014 at 4:51 PM

Laccio emostatico
stringe
braccio
d’individuo simoniaco
costringendo
chierico
ad esacerbare
le proprie colpe
stolte

carrozzoni di comici
defraudati da cimici
abbandonano la nave
laparotomizzando
chiose ridanciane
dalla dubitativa
golosità
precarietà

ogni gestualità
del capomastro
inchioda il sicario
al solstizio d’inverno
evidenziando
incoerenza
tra il ritmo
e il sarcasmo
miasmo

nuvole sature
di linguaggio
contemporaneo
logorano
erari
infrangendo
lucernari
lucidati lampadari
puntuali appuntamenti
rispettati orari
ilarità gratuite
multe

liquirizie rosicchiate
sollevano
arteriose pressioni
su complesse
pertinenze
evidenziando
inopportune eccentricità
sugli scempi
imposti dall’istituzionalità
fatalità

serbatoio civico
chiama
legione straniera
spese folli
congiura dei pazzi
fetore degli intrallazzi
medesimo pittogramma
da San Lorenzo
ai Murazzi
gioco di specchi
ritardato eco
retrodatato squilibrio
parruccame esposto
a pubblico ludibrio
giubilo

allacciata
cintura di sicurezza
unghie smaltate
starnazzante marmitta
garitta garbata
delicatezza
peregrinare
dell’insolita
stranezza
dolcezza…

l’origine della specie
sconquassa
il fenotipo
della sicurezza
sorbetto al lampone
telefonata intercettata
disturbo contiguo
su linea di chiamata.

SanLorenzoLand

In attualità, San Lorenzo da delegalizzare on novembre 26, 2014 at 1:37 PM

Mettete dei fiordi nei vostri canotti. La conclave laica di Palazzo Sanatorio si è finalmente espressa facendo fuoriuscire la fumata bianca. Il quartiere San Lorenzo è ora consapevole di ciò che diverrà in età adulta: uno sconfinato parco giochi. Nasce infatti SanLorenzoLand. Gigantesco paese dei balocchi per fantolini debosci e adulti sghimbesci. È toccato a Gigliola detta Beniamina riportare all’uditorio aureliano la toccante notifica. Numerosi i decessi in sala causa shock anafilattico. Ma procediamo con disordine sfrucolando il bruco nella mela. Nuovo Cinema Palazzo. Riunione del primo acchito. L’incontro comincia rispettando un minuto di silenzio in memoria dei ventitré anni dalla scomparsa del frontman dei Queen Freddie Mercury. Era noto ai più, soprattutto al fisco britannico, il fatto che il vocalist anglo-tanzaniano fosse costretto a trascorrere, causale evasione d’imposta, buona parte del suo prezioso tempo all’estero. In virtù di ciò, la sua nume tutelare Mary Austin, provvide ad acquistare, nel lontano 1977, per lui e per i suoi quarantaquattro felidi, un attico sito al quarto piano dell’attuale Via degli Enotri presso San Lorenzo ad Urbe. Memorie storiche del quartiere rammentano di come il cantante trascorresse a San Lorenzo ben due settimane l’anno ingollando regolare aperitivo in apposito Bar Marani. Nel 1989, provato nell’elemento psicofisico dalla cagionevole salute, decise, in accordo con i suoi legali, di scorporare l’attico in opercoli vani per poi affittarli a prezzi proibitivi allo studentame fuori sede. Nell’ultima sua apparizione pubblica prima del triste trapasso, Freddie, ai microfoni della giornalista Barbara Donovan, ringraziò il quartiere per avergli conferito la cittadinanza onoraria. Era il 10 novembre del 1991. Pochi giorni dopo Mercury uscì di scena per entrare nella storia. Goodbye, Mr Bad Guy. L’ultimo afflato precedente il salto quantico fu un auspicio verso le Mura Aureliane: “Spero che un giorno questo quartiere possa trasformarsi in una repubblica libera, partecipata e antifascista… una specie di parco giochi.” Evidentemente il Farrokh Bulsara si stava esprimendo in senso metaforico. Parco giochi come figurazione archetipica del quieto vivere. Non la pensa così la giunta comunarda, la quale ha pensato bene di seguire alla sillaba le disposizioni dell’artista zoroastriano.

SanLorenzoLand! Un coacervo giostrale sulla scia del nizzardo Zigofolies piuttosto che del ravennate Mirabilandia, transitando per il rivagardense Gardaland. Il tutto formato famiglia. Quella del mulino candido. Prezzi d’entrata salassanti. Ingresso riservato ai soci. Accesso vietato ad idiomi stranieri e portatori disbiotici. Astenersi anziani e bestie da soma. Le famiglie saranno accolte al portone d’ingresso da Pupazzo Verano, la graziosa mascotte in cemento armato con sembianze di lapide. Crisantemi sparpagliati in ogni dove. Possibilità di visitare la famigerata Valle dei Cesari. Individui prosaici, scritturati per l’occasione, saranno lieti di farvi rivivere, inscenandole, le emozioni dell’assassinio del Caio Giulio Cesare da parte dei congiurati. Il novello Cinema Palazzo sarà riconvertito in un ristorante deluxe elargente junk food a gitto fordista. Tiratura colesterolica. Divertentissime montagne russe costringeranno adolescenti al rigurgito, scaraventandoli nei meandri del mesosferico in un tragitto che va dalla Sapienza a Porta Maggiore. Il Cinema Tibur verrà rimpiazzato da un moderno cinema dinamico dotato di carabina per il suicidio. Duello tra orche assassine allevate a mentine nella Vasca dell’Ittico posta sulla Piazza Campana. Sarà possibile impallidire nella Casa degli Orrori stipata tra le sterpaglie della Villa Mercede. Al Parco dei Caduti, per i meno statici, si spalanca la stagione del tiro al piattello. Il piattello lo fa il residente. Se il cliente colpisce un Sanlorenzino d.o.c., sono mille punti assegnati sulla tessera sconto del centro commerciale Omologator Shop con allegato biglietto omaggio valido come ingresso in uno dei molteplici spazi sfrattati della capitale. Viceversa, se ad essere colpito dal piombo è un Sanlorenzino d’importazione, il cliente vince una cena a base di antibiotico offerta dal ristorante Old River Tex Willer, Tiburtina style. E per i più piccini? C’è la signorina Rottermeier! Referenziatissima plurilaureata con specializzazioni al sacco, costretta ad intrattenere iperviziati demoni per mezzo gettone da telefono fisso l’ora. La Palestra Popolare verrà trasformata in una play station. Deflagrato il Sally Brown Rude Pub. Ripensato in termini radical chic. Costretti a tirare Risciò gli avventori… Nuova apertura per Zafari Libreria. Possibile l’acquisto di un solo titolo: Come imparai ad amare la betoniera. Carcarlo Pravettoni Editore. Ottovolanti e galeoni roteanti ad ogni angolo di calle. E i cittadini della Libera Repubblica di San Lorenzo? Assunti. In massa. Impiegati come factotum nel settore terziario interno al divertimentificio. Per lo stipendio? Potranno considerarsi alla stregua di fattorini. Il contratto? In blu. Stipulato al buio. Su un foglio a quadretti. A matita. Sotto minaccia del boss del Brenta. Perché il lavoro è un valore… ma anche un pastrocchio costituzionale.

Cronache Atletico San Lorenziadi 40

In Cronache Atletico San Lorenziadi on novembre 23, 2014 at 6:11 PM

Ardita San Lorenzo vs Meriggio Equosolido ?:4
Atletico San Paolo vs Meriggio Equosolido ?:4

“Si pregano i signori passeggeri tesserati delle società calcistiche sportivamente popolari Ardita Ex San Paolo e Atletico San Lorenzo di allacciare le cinture di sicurezza spegnendo la telefonia cellulare mobile. Il volo Urbe Airlines 814 in decollo dalla piazza Sannita diretto alla Via Chiabrera è in partenza. Qui è il pilota capoccia Benjamin Lapidus che vi bofonchia quattro dritte tramite interfono, facendovi da specchio della coscienza. Le condizioni meteo alla partenza appaiono variabili nonché vulnerabili. L’arrivo in quel di Pietralata è previsto per le ore 15.30 con un ritardo calcolato su base imponibile dello 0,3%. Durante il tragitto, il personale di bordo in quota Ethiad Airlines provvederà a solleticarvi il Vercingetorige somministrandovi a forza bevande energetiche con allegato monito presidenziale. Preghiamo cortesemente le rispettive tifoserie al seguito di evitare schiamazzi diurni, ritualità occulte, filippiche politiche, sermoni castigatori, gestualità ambigue, destrezze dialettiche e lacciosità emostatiche. Riponete i caschi sui vostri sellini. Il punto nero non passerà più.”

L’Ardita Ex San Paolo è compagine capostipite del calcio popolare capitolino. Apertasi recentemente alle legiferazioni del libero mercato in virtù di un referendum interno che ha visto prevalere la fazione dei guelfi smithiani su quella dei ghibellini keynesiani, è salita agli onori dalle cronache per il suo particolare stile estetico a tonalità mimetizia. Striscione unico e unificatorio. Caratterialità alfabetica moderatamente gonfalonica. Spiccato senso del ritmo elargito in idioma anglofono. Ampia presenza di Rottweiler a passo libero su gradinata. Coro glottale bulgaro e dulcis in de profundis il fendente geniale: eco giaculatorio diretto magistralmente da una equipe che prevede la presenza di professionisti del settore spettacolo quali: mastri solfeggiatori, impartitori dizionali, vocal coach e logopedisti. Una ensemble testugginale tecnicamente perfetta. Vigliaccamente caricata dalla principale spregevolezza della metropoli, Mister Jacob. Il fumo nero della serie televisiva. Quella serie televisiva. L’increscioso fattaccio è servito come stimolo per far riavvicinare i San Paolisti all’altra realtà calcistica popolare capitolina: L’Atletico San Lorenzo. Le due dirigenze, da tempo ai ferri decurtati causa debiti di gioco, come il fratello scapestro del Foscolo, hanno deciso di riunirsi presso l’aula bunker dell’Ucciardone con finalità rilancio dell’immagine. Avvalendosi in questo anche della preziosa collaborazione del famigerato light designer patavino Luca Tommassini. Al termine di una notte ad elevato tasso adenoideo, le compagini hanno partorito il natante: disputare insieme la partita contro i comuni avversari del Meriggio Equosolido. Noti teledipendenti della serie televisiva. Quella serie televisiva.

Che sarà una domenica alla Robinson Crusoe, lo si intuisce quando allo scassamobile sul quale le squadre popolari viaggiavano, si deflagra la carlinga nei meandri della scia chimica. Il capitano Jack Lapidus, esodatosi all’istante, inserisce come pilota automatico un fantoccio in gommapiuma. Il babacio è costretto ad un atterraggio d’emergenza negli spazi dell’Ex Dogana di Roma a San Lorenzo. Riconvertita nella notte a gigantesco centro commerciale. Gli atleti avversari giungono all’ingresso a bordo di una botticella. Il ronzino, stramazzante, viene rifocillato tramite surgelato. Spirerà di lì a poco. Si gioca nei pressi del bancofrigo. Sugli scaffali mascherati da spalti è confusione tra le pezze. Ardita San Lorenzo. Atletico San Paolo. Gli stendardi paiono capolavori d’arte moderna. Kandinsky in nuce. Per non parlare dei cori. Una Babele ultras! “Che tanto già lo so che poi mi ardirò”, “Avanti, andate indietro”, “Te la ricordi, Lella, quella Ardita”, “San Lorenzo dai ardisci insieme a noi” e via discorrendo. Elencando. I giocatori sul terreno suggono miglio verde. Analfabetismo schematico di ritorno. Il moto armonico del gioco atletico fa a pugni con la disposizione a falange macedone degli arditi del popolo. Si crea una intercapedine tra i reparti impedente il filtraggio della palla. La comunicazione appare stentorea. Mister Marcolino, coach rossoblu, settato al lato ovest della panchina, evidenzia difficoltà nel confronto con Mister Cusumano, coach ardito, settato al lato est della panchina. Kaled, detto serratura, impatta inavvertitamente contro un lembo falangiale paolista che gli limita la destrezza d’arto. Avversari avanti. Al centro commerciale vige l’offerta. Segni per primo e ti porti via l’intero quartiere. Il gol avversario vale quattro timbri sulla tessera sconti. Padiglioni auricoli odono rumori sinistri. È arrivato Jacob. Il fumo nero. Mascherato da speculo. Rigurgito tra i presenti. Un rigurgito anni 90. Novantanove per l’esattezza. Al suo interno sono presenti i signori del ripensamento urbano. L’architetto John Locke. Il frangiflutti Tom Sawyer. Il ghisa Daniel Faraday. Lo sbirro Sayid Jarrah. L’anatomo-patologo Jack Shepard, il sacerdote Mister Eko e il primo cittadino Ignatia Gelsenium. Poi c’è il penalty atletico, ma a quel punto del quartiere San Lorenzo non ne è rimasta che l’idea…

Sdoganando opifici a speculo

In polverie o poesie on novembre 21, 2014 at 7:35 PM

Antiche contrade
cali di zuccheri
sconforto dovuto
ad ingerenza
quaccheri
corbezzoli
cautelati rapido
renitente rantolo
declina l’invito
al compulsivo
acquisto
prevedi l’imprevisto

sdogana intrepido
l’edificio mellifluo
frenesia
del consumo
a parametro
giambico
nebuloso sostare
in perimetro ostico
simile a loculo
intriso di speculo
maculo

sconto alla cassa
su volo di Stato
testimone oculare
del dissesto voluto
giunta ottusa
quartiere spiritato
mascherato sindaco
da caudillo cocciuto
smorzato
elargito panico
sostituendo
garantito reddito
comprovato discredito

bevanda minerale
in offerta speciale
plagio molesto
su scaffale centrale
visione spettrale
anomalia
giganteggiante magagna
ottundente la via
divergenza eccedente
nel partorire
il presente
immaginando un rione
baciato in fronte
suadente
cullerai le tue
strade
arrossendo le guance
omeopatiche ciance

alterco e livore
tra palazzinari
spargendo bitume
su pubblici suoli
integrando polizze
scambiandosi ruoli
costringendo all’affanno
sinergici strali
vestali
cemento adibito
ad individuo mansueto
desueto
ciclicità merovingia
nel ridestarsi chetato
errato

trivella offuscante
lineamenti garbati
di un barrio
funzionale
al sottotesto
sensuale
solidale
sbuccialo il frutto
assaporalo
papillatelo gustativamente
dopodiché comincia
a cantare…

buggerata raccolta punti
cestinato centro commerciale
tanto per gradire
tanto per cominciare…

San Lorenzo: A tu per tu con Ignazio Marino

In attualità, San Lorenzo da delegalizzare on novembre 19, 2014 at 9:28 PM

Era il 12 giugno dell’anno del signore 2013. Il senatore democratico Ignazio Roberto Maria Marino da Zena, outsider di partito, si apprestava a sostituire il piccolo caudillo Gianni Alemagna al Campidoglio nel ruolo di primo cittadino dell’Urbe. Una responsabilità notevole ma non impossibile per un individuo che nei panni di chirurgo pluripatologo presentava un curriculum dal notevole tasso anestetico. Ai microfoni del giornalista Santino Montana per il mensile Polsini&Polpacci il sindaco traccia un bilancio provvisorio del suo mandato tenuto insieme dallo sputo, soffermandosi in particolare sulla famigerata ‘rivoluzione urbana’ partorita dalla sua labirintitica giunta. Ci aspetta in piedi davanti al Nuovo Cinema Palazzo, edificio simbolo della resistenza partigiana 2.0. Molto cortesemente ci invita a prendere un caffè. Ordiniamo il caffè. Macchiato. Ignazio Marino comanda un pranzo pantagruelico. Se lo farà offrire. Pretendendo ricevuta su foglio a quadretti. “L’onestà non è una esclusiva casaleggiana”, esordisce con questa massima il chirurgo ligure. Conosciamolo meglio…

Sindaco, innanzitutto la ringrazio per il tempo gentilmente concessoci. Mi permetta subito di rompere il ghiaccio con una freddura. È venuto a San Lorenzo a bordo della Panda rossa o settato sul tram numero 19?

Questa storia della macchina ferma a mettere muffa nel parcheggio del Senato della Repubblica è una fandonia degna delle fiabe dei Fratelli Grimm. Quell’autovettura non è di mia proprietà. Amo i rollerblade ed è in pattini a rotelle che io e i miei collaboratori raggiungiamo ogni giorno il posto di lavoro nell’interesse dei cittadini romani. Me lo lasci dire… la rivoluzione non si fa armando la società, ma pedonalizzandola!

Siamo davanti al Nuovo Cinema Palazzo. Luogo simbolo di una novella stagione occupazionaria. La città si barrica. Lei conosce il Nuovo Cinema Palazzo?

Assolutamente sì. La prima volta che lo vidi, fu quando uscì nelle sale cinematografiche. Era il 1990 se non erro. Ancora ricordo quanto mi commosse l’interpretazione dell’immenso Philippe Noiret. Per non parlare delle straordinarie doti drammatiche del nostro Leo Gullotta. A proposito, che fine ha fatto il giovane Totò Cascio?

Sindaco, temo che Lei stia facendo confusione tra il capolavoro del regista Tornatore, Nuovo Cinema Paradiso, e lo spazio legittimamente occupato Nuovo Cinema Palazzo. Ma andiamo oltre. Il suo primo provvedimento come sindaco fu la pedonalizzazione dei Fori Imperiali.

Se mi è concesso scomodare il pensatore teutonico Hegel, direi che quella decisione solleticò il mondo delle idee. Non pedonalizzammo i Fori Imperiali, bensì dei fori qualunque incisi in un muro qualunque del quartiere Serpentara. Il nostro fu un segnale a duplice mandata. Salvare le attività commerciali del centro storico ammiccando alle disagiate periferie.

Lei fu pesantemente criticato dalle associazioni animaliste per essersi dichiarato favorevole alla sperimentazione farmacologica su cavia faunifera. In particolare affermò che cormorani nonché ippogrifi sono animali ideali da trattare laboratorialmente. Ha cambiato idea?

Premesso che amo molto gli esseri a quattro zampe, devo ammettere che la sua domanda contiene un fondo di verità. È vero, in passato mi sono espresso a favore del macellicidio laboratoriale. È però anche vero che, studi accademici finanziati dalla attuale giunta comunale hanno dimostrato come si possano ottenere ottimi risultati operando su orsacchiotti di peluche o altre tipologie disadattate.

Affrontiamo ora il delicatissimo argomento del ripensamento urbano. Ultimamente la sua giunta, sotto minaccia di rimpasto, ha partorito un documento che va sotto il nome di ‘edifica sempre, senza sosta, qualunque cosa’. A prima vista sembra il titolo di un lungometraggio del regista messicano Rodriguez. Non è che la state gittando troppo fuori dal vaso?

Assolutamente no! Lei deve capire che in tempi di democrazia liquida quali sono quelli attuali in cui l’umanità sta transitando, dove tutto è effimero, intangibile, evoparizzante, ecco, in tempi come questi, l’unica realtà veramente tangibile è il cemento. Il bitume. Parlo di elementi basilari della fisica classica. Il lastrone cementizio è analogia pura. Sicurezza. Concretezza. Oserei dire questo: il cemento è il legame col nostro passato.

Parliamo del quartiere San Lorenzo. La sua giunta sembra essere caduta in un vero e proprio belligero. Si parla addirittura di giganteschi centri commerciali costruiti su macerie di archeologia industriale dall’elevato interesse storico e sociale.

Siamo costretti a muoverci sotto stretta osservazione dei parametri voluti dall’Unione Europea. In Campidoglio commissari europei girano con Rottweiler tenuti al guinzaglio digiuni da giorni. Chi non specula, finisce a fare da croccantino. Ma tutto questo, diciamocelo, a noi fa comodo. Ha notato quanti quartieri chiamati San Lorenzo esistono nella nostra penisola? C’è una San Lorenzo a Verona, una a Vicenza, una a Genova, una a Soriano sul Cimino, ecco, ce ne sono troppe. La San Lorenzo capitolina è quella che pesa maggiormente sulle casse della spesa pubblica. È necessario agire di motosega.

Ovvero?

La prima offerta ai Sanlorenzini fu quella di ricostruire il quartiere San Lorenzo a pochi chilometri dal centro di Aosta. Un’oasi bitumizia abbondante nei servizi. In particolare palestre per culturisti e distretti militari. Poi mutammo idea per questioni politicamente opportune. Pensammo alla teoria della terra cava. Una San Lorenzo adiacente il nucleo lavico-terrestre. Capace di contenere gentrificazione a loop. Una densità abitativa da fare impallidire Nuova Delhi. Il problema è la lievitazione dei costi d’impresa in concomitanza con l’impossibilità dello sblocco fondale pubblico. Mi permetta il termine: l’Europa ci tiene per la sacca scrotale. La pacchia è finita. Non sarà più possibile spartire mazzetta come all’epoca aurea della sovranità monetaria.

Quindi?

Lasceremo il quartiere San Lorenzo nella sua ubicazione originaria apportando modifiche di ordine interattivo e commerciale. Sbagliano i Sanlorenzini ad affermare che il futuro dell’umanità è nelle relazioni. Questo poteva dirlo un positivista ottocentesco come Saint-Simon o una penna arguta quale Emily Dickinson. Ma stiamo parlando di individui dell’Ottocento. Il futuro è azzerare le emozioni posando deretani su poltrone con allegato popcorn. Il mio è un discorso di ordine. Fotogramma kubrikiano. Spicciola psicologia della Gestalt. Se vogliamo rendere San Lorenzo un quartiere mitteleuropeo, dobbiamo cementificare in senso asiatico. Parafrasando l’ex pm Francesco Saverio Borrelli: cementificare, cementificare, cementificare.

Ma i residenti hanno chiesto una piscina.

Negli ultimi cinque anni su San Lorenzo piove più che a Londra. Ma che se ne fanno di una piscina? Inoltre da Decathlon si possono acquistare quelle gonfiabili in offerta speciale. Certi incaponimenti non li comprendo. Come sindaco e come cittadino. Ripeto, solo cementificando è possibile affrontare il futuro a testa alta senza paura di calpestare una merda.

Come intende affrontare i disagi di ordine pubblico venuti alla luce ultimamente in numerose periferie capitoline?

Quali periferie?

La sua giunta conosce la Libera Repubblica di San Lorenzo?

Me lo lasci dire. Questa storia di autoproclamarsi Libera Repubblica farebbe pervenire capogiro financo al Gianfranco Miglio ideologo federalista della fu Lega Lombarda. Cosa pretendono? Una loro moneta? Un loro ministero? Un loro idioma? Un loro dialetto? Il loro gesto è anticostituzionale! Moderatamente complottista. Il futuro è l’omologazione.

Tiriamo le conclusioni di questa piacevole chiacchierata. Qual è secondo Lei la parola giusta per garantire al quartiere San Lorenzo un futuro di concreto sviluppo?

Mah, io direi che la parola chiave è appunto… sviluppo. Mi spiego meglio. Per far sì che un quartiere intraprenda un cammino di concreto sviluppo per il futuro, c’è bisogno di lavorare su uno sviluppo del presente. È chiaro che per costruire uno sviluppo del presente bisogna che molto si sia già lavorato in passato, su uno sviluppo del passato, in modo che ponendo sviluppo sopra sviluppo, il quartiere possa ritrovarsi ad essere sviluppatissimo! È questo l’impegno che garantisco ai genovesi… ehm pardon… ai Sanlorenzini. Ripensare gli sviluppi passati, per sovrapporli a quelli presenti così da formulare quelli futuri. Parola di scout.

Firma la petizione contro la demolizione della Ex-Dogana di San Lorenzo e la sua trasformazione in un gigantesco centro commerciale: Salviamo la EX DOGANA!

Info su sdogana.it

Il semaforo svogliato

In polverie o poesie on novembre 17, 2014 at 10:13 PM

Poi quando
cesserai
di sentirti
liso staffilaccio
promettimi di
uscire
ad osservare il sole
almeno un gong
sintetizzerai
la medicina
a sostegno di una rima
che fa acqua
quanto quella dentro il Po
ci vorrà una settimana
per rimettersi in campana
lasciandoti alle spalle
ecomostri ed ecoballe
sarà sufficiente
una parola
un voto alto
ottenuto a scuola
la giostra della fifa
divorerà la sua salita
vorticando alla maniera
degli oblò
verranno esposti
i risultati
i migliori indi premiati
da una samotracia
con su in braccio
il matador
vi sarà anche
un giaciglio
tu sarai distante un miglio
dalle turbe
di un paese
affidato allo sbaraglio
ma noi che siamo stolti
ingenui
pure matti
riusciremo come upupe
a tacitare
gli entusiasmi
di vividi fantasmi
tentando di infilzare
il toreador
tesoro basta chiasso
lo Stato non è un chiostro
l’esistenza pare un chiasmo
l’interazione sembra freno
allo sposalizio
con il cosmo
frenalo l’orgasmo
nessuno al mondo
attraverserà
col rosso…

Cronache Atletico San Lorenziadi 39

In Cronache Atletico San Lorenziadi on novembre 16, 2014 at 6:27 PM

Profumi e balocchi

Apriamo l’edizione odierna de ‘Radiogiornale San Lorenzo’ con una notizia giuntaci ora in redazione, la quale riporterà pervicace ortodonzia su accigliati sorrisi. Sono stati rinvenuti stamane in buone condizioni di salute gli atleti del basket maschile targato Atletico, scomparsi dal quartiere San Lorenzo lo scorso 16 maggio 2014 al termine di un discusso pigiama party organizzato dalla dirigenza aureliana per festeggiare degnamente la conclusione del campionato. I ragazzi sono stati rintracciati dall’Interpol all’interno di celle frigorifere presso l’hotel Majestic a Queenland, famigerato quartiere latino di New Orleans. Ancora provati dal lungo sequestro hanno dichiarato all’autorità giudiziaria minorile locale di essere stati, durante il party, musicalmente sedotti da un sassofonista nero dell’Oregon presentatosi col nome di Lemontree. Il musicista, dopo aver fatto loro sanguinare i padiglioni auricolari elargendo filippiche su satanismo e affini, pare averli convinti ad abbandonare la canotta per intraprendere la via dello spartito musicale. “Ci obbligava ad ascoltare per ore l’intera discografia di Dizzy Gillespie nutrendoci a pane secco e galletta, affermava che presto una nuova era sarebbe giunta riportando l’essere umano a novella consapevolezza per volontà luciferina, obbligava me e i miei colleghi a strimpellare banjo a bordo di battelli a vapore in navigazione sul Mississipi, inoltre ci minacciava di solvenza acida nei meandri del bigoncio in puro stile primogenita Al Bano Carrisesca. Un incubo. Chiediamo scusa al nostro coach Sergio Ianniello, il quale sin dal primo allenamento, ci diffidò dall’accettare caramelle dagli sconosciuti.” Così si esprime ai microfoni della trasmissione televisiva Chi l’ha perduto? il pivot rossoblu Severino Cicerchia. Come afferma la saggezza popolare: tutto è bene quel che finisce.

Le telecamere del talent show più famoso della penisola, X-Soccer, mettono le tende ai bordi dell’impianto sportivo corcovadico intenzionate a riprendere il match valido per la seconda giornata del campionato di calcio femminile sottofederato tra le atletiche e le temibili Bluegreen Electric Network. Il team proprietà dell’Eni targata Scaroni. Il verdetto è impietoso. Nonostante le avversarie pasteggino a grissino ed elettrodo, le Atletiche si impongono con un irridente punteggio di 6 reti a 0, trionfando in tutte le voci del reality. Tecnica. Tattica. Intonazione. Sottotesto. Senso della posizione. Arrangiamento musicale. Senso del gol. Acrobazia nonché recitazione. Il giudice anglo-libanese Michael Holbrook Penniman Jr. in arte Mika parla di squadra rossoblu che ‘spacca’. L’ex vj mtvina Victoria Cabello disquisisce su calciatrici sanlorenzine assolutamente credibili nel loro ruolo palleggiatorio solitario. Il rapper gentile nonché grillino Federico Lucia Brambilla in arte Fedez desidera vedere le atlete all’interno della giuria popolare sulla trattativa presunta Stato-Mafia. Marco Castoldi in parte Morgan abbandona sfiduciato il quartiere San Lorenzo rassegnando ‘improbabili’ dimissioni in quanto avverso alla deriva gentrificatoria intrapresa nolentemente dal rione aureliano. Il calcio femminile sanlorenzino possiede già la tartina tra le fauci quando inappellabile giunge la beffa. Ore 24. Scatta lo sciopero sociale nazionale. È un incrociarsi globale di braccia contro le scriteriate politiche leopolde. Il match non è valido. Sospensione per resistenza partigiana. La situazione in classifica è la seguente: tre partite, tre vittorie, zero punti. Roba da sfidare paradossi zenonei.

Quartiere Settepistarini. Complesso urbano ancora in fase edificatoria. Almadefunta. Vero e proprio vanto ingegneristico dell’amministrazione comunale capitolina. Completato nei cantieri mercantili del porto di Belfast per volontà del governo Crispi, finanziato dalla White Star Line Acque palustri nell’anno grazievole 1912, l’Almadefunta risulta essere il più gigantesco call center del planisfero. 263 mila dipendenti al nero. Età inferiore al dente del giudizio. Contratto lavorativo su foglio a quadretti. Orario a loop. Paga da minestrina. Garanzie sindacali degne della tratta schiavista. Il complesso telefonico presenta caratteristiche navigatorie. L’Atletico San Lorenzo calcio maschio sine fischio disputa all’interno del bastimento l’atteso derby contro i casalbertonici Portonacciani. Non siamo tanti. Le condizioni meteorologiche appaiono ottomane. Il prezzo del biglietto d’ingresso risulta proibitivo. Vige sconforto tra le nostre fila. Poi, giunge il sostanziale urlo goduto. Miracolo! Uterillo Rancid vince a rubamazzetto quindici biglietti validi come ingresso nella stiva. Ventunesima classe. Quella precedente la sala macchine. È il giubilo. Vicini all’altoforno, grazie anche ad un impeccabile dispositivo interfono, possiamo assistere alle gesta dei nostri beniamini. Scortati da pinguini De Longhi verso il nostro scomparto, abbiamo la possibilità di gittare un’occhiata furtiva alle prime classi. Magnificenza. Decorate in puro stile Luigi XIV. Mobilia in legno d’acero. Sofà arcantarici. Saloni barocchi adibiti a tabagismo. Sul ponte bastimentario passeggiano impomatati individui dal plasma blu-pittato. Tra gli altri riconosciamo il gallerista Benjamin Guggenheim, l’industriale John Jacob Astor in compagnia della consorte Hillary, il progettista del complesso, l’ingegnere navale Robert Pilgrim e in ultimis la famigerata orchestra dell’Opera capitolina da poco sollevata nell’incarico. Adiacente i vaporizzatori ci fanno compagnia il giovane Jack Dawson e la stupenda Rose DeWitt Bukater. Sono lì per tifare San Lorenzo. Non temono dissesti idrogeologici urbani in quanto l’Almadefunta è a detta del Messaggero: inaffondabile. Come no…
Fischio d’inizio. Comincia a venire giù una quantità d’acqua da ripensamento della genesi. In cabina di comando il capitano Gordon Smith ordina la riduzione della motilità marciatoria. Bomber Mulè segna. Si festeggia ingollando birra scadente con allegato danze irlandesi. Caci raddoppia nel pantano. Jack e Rose intraprendono amplessità viscerali su sedili posteriori di vecchie Fiat Ritmo. All’improvviso un urto la fa da padrone. Gol di Vicca? Anche. Il bastimento Almadefunta sembra aver urtato un gigantesco centro commerciale in fase di costruzione posto sul medesimo grado di rotta. Si comincia ad imbarcare acqua in quantità industriale. Jack Dawson impreca contro la nemesi. Capitano Smith, bastoncini Findus alla bocca, dopo aver dato ordine di calare le scialuppe, abbandona gli ormeggi in compagnia del collega Schettino. Il sigillo dei vani spinterali a nulla è valso se non allo smorzo del travaso acquaiolo. I meno abbienti sono i primi ed unici a fare da stuzzicadenti per la fauna ittica. L’inaffondabile decima meraviglia mondiale comincia ad affondare. Aggrappati al vertice di prua ci ritroviamo in sei: Isozena, John detto Lasvolta, Marco detto Ki, Jack Dawson, Rose DeWitt, io e un cattivo tenente del servizio d’ordine interno alla nave. Lo sbirro, cattolicissimo nonché ligio al dovere, nel pieno delle sue facoltà redenzionatorie, dà del Matusalemme a Marco Ki rottamandolo, obbliga John Lasvolta alla consegna del vinile, sequestra il passaporto ad Isozena gettandolo nel water, sugge in unica fialata il mio macerato glicerico propolino e… obbliga Jack e Rose a mollare il pezzo di legno al quale erano ostinatamente aggrappatati alla ricerca della salvezza. I fischietti da richiamo non fungono poiché ghiacciati. Niente S.O.S. Tratteniamo il fiato in attesa del centrifugatorio. L’ipotermia capolina dietro l’angolo. Nessuno tra noi possiede polizze assicurative sull’esistenza. Un saluto alla Libera Repubblica di San Lorenzo dal più grande call center del globo in fase d’affogo. Questo dimostra un paio di cose: i deliri d’onnipotenza per quel che riguarda l’arredo urbano sono fuffa! Il lavoro in sé non è un valore. Specialmente se sovrasfruttato e sottopagato. Ma ora… un saluto… Spartaco non è riuscito a liberare gli schiavi.

San Lorenzo sotto scomunica

In attualità, San Lorenzo da delegalizzare on novembre 12, 2014 at 2:41 PM

Era nell’aria. Nell’atmosfera. Nell’etere. Durante il tradizionale Angelus della santa funzione religiosa domenicale, il pontefice patagonico mascherato da frate francescano ha elargito attraverso un messaggio urbi et orbi la personale bolla papale contenente la scomunica per l’intero quartiere San Lorenzo. Via dei Dalmati compresa. Anzi, soprattutto Via dei Dalmati. Doccia ghiacciata nell’assemblea del lunedì sera (ore 18.30) svoltasi presso gli spazi del Nuovo Cinema Palazzo. Depersonalizzazione nonché disarmonia omeostatica tra i cittadini della Libera Repubblica di San Lorenzo. È stato necessario allertare un supporto psicologico. “Chi sono io per giudicare amanti senza fissa dimora”, osò dichiarare mesi or sono il dottor Bergoglio facendo storcere setti nasali a padri paolini. “Chi sono io per giudicare colui che cementificherà” ha discettato domenica scorsa dai bastioni della Santa Sede provocando disbiosi intestine a cormorani teverini. Il monito degno della Santa Inquisizione ha avuto il demerito di chetare entusiasmi aureliani presenti alla reunenda. L’interprete britannico Ben Kingsley, per esempio, ha sfornato contrariamente al suo solito una performance timorata dall’invettiva papale. La sua storia d’amore con il quartiere San Lorenzo è singolare. Nel 1975 presentò proprio sui palchi del Cinema Palazzo (allora adibito a sala avanspettacolare) il suo proverbiale show su Edmund Kean, l’attore shakespeariano settecentesco passato alla storia per aver interpretato il mercante Shylock indossando l’insolita parrucca rossa. Folgorato sulla Via Sabella, Kingsley decise di abbandonare l’isola di Re Giorgio per trasferirsi in terra Montessora. A differenza dei vertici Fiat, non lo fece per agevolazioni fiscali. Ma per sentore d’animo. L’attore inglese, in assemblea, ha descritto con arguzia la presenza nel quartiere di un macchiavellico meccanismo di scatole cinesi creatrici di debito pubblico facenti capo alla multifattorale Pirelli Pneumatici con allegato zampino del giornalista sportivo Massimo Caputi, ex galoppino della Ventura nazionale ai tempi della sbornia calcistica televisiva. Queste matriosche ibride composte da capitale privato e capitale pubblico avrebbero il compito di macinare profitto attraverso la tecnica secolare del senso di colpa. Esempio. La cittadinanza desidera la piscina? Un lavoro facile. Sarà sufficiente assumere al nero dieci lavoratori. Troppo poco per risollevare la disastrata situazione occupazionale del paese. No? E la colpa è del residente. Se, altresì, il quartierante avesse accettato di buona lena la costruzione su territorio di un gigantesco centro commerciale piuttosto che di un grattacielo, allora la ditta appaltatrice avrebbe potuto assumere centomila lavoratori. Al nero. Dando così una mano alla crescita. Facendo girare l’economia. E tanti saluti al senso di colpa. Una tecnica degna del Delitto e Castigo dostoevskijano. Kingsley, da ottimo immagazzinatore dati qual è, sollecita soluzioni nonostante aleggi in sala l’invettiva castigatoria papale. Stefano detto Rasta, propone un novizio patto nazarenico tra la Libera Repubblica e la sapienzale università capitolina. All’appello si presenteranno invece i laureati Dams sezione Bologna anno di grazia 1975. tra questi anche un lontano parente dello scrittore Tondelli immatricolatosi nel 1975 ma laureatosi due giorni fa con una tesi sul cinema del maestro Rainer Werner Fassbinder. Una beffa mascherata da pesce d’aprile fuori stagione. Lo sa bene coach Alessandria detta Carenza, impegnata a cercare di far costruire una piscina nel quartiere San Lorenzo dal lontano 1983. Governo Spadolini. Giunta Petroselli. Se i lavori fossero iniziati all’epoca, la piscina attualmente apparirebbe come minimo olimpionica. Una beffa mascherata da pesce d’aprile fuori stagione. Pietro from Omnia sunt Communia ha ancora dipinto sul volto il terrore causato dal rogito clerico. Non è il solito Pietro bensì il Pietro sulla cui pietra verrà edificata la Santa Romana Chiesa. Una beffa mascherata da pesce d’aprile fuori stagione. Viola detta Viola espone il personale intervento seguendo diligentemente un canovaccio. La scomunica chierica limita drammaturgicamente l’improvvisazione. Una beffa mascherata da pesce d’aprile fuori stagione. Desta perplessità tra i presenti l’intervento di Laura in quanto non era la Laura di sempre bensì la musa ispiratrice petrarchesca. Aveva sbagliato assemblea, secolo e contesto. Scioltasi i capei d’oro all’aere sparsi, si è eclissata smarrendosi nella metafora. Una beffa mascherata da pesce d’aprile fuori stagione. Marco Pizzuti, all’anagrafe Pozzo, espone il suo intervento impugnando tra le mani una baionetta appartenuta al barone transalpino Sebastian Rocheford, sobillatore antimonarchico scatenante moti di piazza nella Parigi del Re Sole. Spending review nonché debito pubblico sembrano soffocare in nuce ambizioni libertarie sanlorenzine. È necessario estorcere sovranità monetaria ai burocrati europeisticamente unionisti, cardinale Scola permettendo. Una beffa mascherata da pesce d’aprile fuori stagione. Sarah detta Gainsforth annuncia all’uditorio assembleico l’arrivo dell’archeologo esperto in riqualificazione urbana inviato dal Campidoglio per un ultimo spiraglio concertativo. Non arriverà mai. Al suo posto l’istituzione invia un istruttore di scuola guida incaricato di annunciare ai sanlorenzini il punto unico dell’ultimo progetto urbanistico varato al Campidoglio in zona Cesarini. Il comune intende fare del quartiere San Lorenzo la novella zona rossa della città. Ove per rossa si intende non la bandiera bensì la luce. Una beffa mascherata da pesce d’aprile fuori stagione. Ed è in quel preciso istante che il libero cittadino Maceroni detto Andy dopo aver pronunciato ad alta voce l’invettiva del despota Riccardo Terzo: “Una piscina, una piscina, il mio regno per una piscina!”, sale al firmamento annunciando la gloria campagnistica: Compro poco, nuoto molto! Come avrebbe chiosato Charles Bukowski, il tuo quartiere è il tuo quartiere, non lasciare che venga smantellato nella cantina dell’arrendevolezza…

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