Era il 12 giugno dell’anno del signore 2013. Il senatore democratico Ignazio Roberto Maria Marino da Zena, outsider di partito, si apprestava a sostituire il piccolo caudillo Gianni Alemagna al Campidoglio nel ruolo di primo cittadino dell’Urbe. Una responsabilità notevole ma non impossibile per un individuo che nei panni di chirurgo pluripatologo presentava un curriculum dal notevole tasso anestetico. Ai microfoni del giornalista Santino Montana per il mensile Polsini&Polpacci il sindaco traccia un bilancio provvisorio del suo mandato tenuto insieme dallo sputo, soffermandosi in particolare sulla famigerata ‘rivoluzione urbana’ partorita dalla sua labirintitica giunta. Ci aspetta in piedi davanti al Nuovo Cinema Palazzo, edificio simbolo della resistenza partigiana 2.0. Molto cortesemente ci invita a prendere un caffè. Ordiniamo il caffè. Macchiato. Ignazio Marino comanda un pranzo pantagruelico. Se lo farà offrire. Pretendendo ricevuta su foglio a quadretti. “L’onestà non è una esclusiva casaleggiana”, esordisce con questa massima il chirurgo ligure. Conosciamolo meglio…
Sindaco, innanzitutto la ringrazio per il tempo gentilmente concessoci. Mi permetta subito di rompere il ghiaccio con una freddura. È venuto a San Lorenzo a bordo della Panda rossa o settato sul tram numero 19?
Questa storia della macchina ferma a mettere muffa nel parcheggio del Senato della Repubblica è una fandonia degna delle fiabe dei Fratelli Grimm. Quell’autovettura non è di mia proprietà. Amo i rollerblade ed è in pattini a rotelle che io e i miei collaboratori raggiungiamo ogni giorno il posto di lavoro nell’interesse dei cittadini romani. Me lo lasci dire… la rivoluzione non si fa armando la società, ma pedonalizzandola!
Siamo davanti al Nuovo Cinema Palazzo. Luogo simbolo di una novella stagione occupazionaria. La città si barrica. Lei conosce il Nuovo Cinema Palazzo?
Assolutamente sì. La prima volta che lo vidi, fu quando uscì nelle sale cinematografiche. Era il 1990 se non erro. Ancora ricordo quanto mi commosse l’interpretazione dell’immenso Philippe Noiret. Per non parlare delle straordinarie doti drammatiche del nostro Leo Gullotta. A proposito, che fine ha fatto il giovane Totò Cascio?
Sindaco, temo che Lei stia facendo confusione tra il capolavoro del regista Tornatore, Nuovo Cinema Paradiso, e lo spazio legittimamente occupato Nuovo Cinema Palazzo. Ma andiamo oltre. Il suo primo provvedimento come sindaco fu la pedonalizzazione dei Fori Imperiali.
Se mi è concesso scomodare il pensatore teutonico Hegel, direi che quella decisione solleticò il mondo delle idee. Non pedonalizzammo i Fori Imperiali, bensì dei fori qualunque incisi in un muro qualunque del quartiere Serpentara. Il nostro fu un segnale a duplice mandata. Salvare le attività commerciali del centro storico ammiccando alle disagiate periferie.
Lei fu pesantemente criticato dalle associazioni animaliste per essersi dichiarato favorevole alla sperimentazione farmacologica su cavia faunifera. In particolare affermò che cormorani nonché ippogrifi sono animali ideali da trattare laboratorialmente. Ha cambiato idea?
Premesso che amo molto gli esseri a quattro zampe, devo ammettere che la sua domanda contiene un fondo di verità. È vero, in passato mi sono espresso a favore del macellicidio laboratoriale. È però anche vero che, studi accademici finanziati dalla attuale giunta comunale hanno dimostrato come si possano ottenere ottimi risultati operando su orsacchiotti di peluche o altre tipologie disadattate.
Affrontiamo ora il delicatissimo argomento del ripensamento urbano. Ultimamente la sua giunta, sotto minaccia di rimpasto, ha partorito un documento che va sotto il nome di ‘edifica sempre, senza sosta, qualunque cosa’. A prima vista sembra il titolo di un lungometraggio del regista messicano Rodriguez. Non è che la state gittando troppo fuori dal vaso?
Assolutamente no! Lei deve capire che in tempi di democrazia liquida quali sono quelli attuali in cui l’umanità sta transitando, dove tutto è effimero, intangibile, evoparizzante, ecco, in tempi come questi, l’unica realtà veramente tangibile è il cemento. Il bitume. Parlo di elementi basilari della fisica classica. Il lastrone cementizio è analogia pura. Sicurezza. Concretezza. Oserei dire questo: il cemento è il legame col nostro passato.
Parliamo del quartiere San Lorenzo. La sua giunta sembra essere caduta in un vero e proprio belligero. Si parla addirittura di giganteschi centri commerciali costruiti su macerie di archeologia industriale dall’elevato interesse storico e sociale.
Siamo costretti a muoverci sotto stretta osservazione dei parametri voluti dall’Unione Europea. In Campidoglio commissari europei girano con Rottweiler tenuti al guinzaglio digiuni da giorni. Chi non specula, finisce a fare da croccantino. Ma tutto questo, diciamocelo, a noi fa comodo. Ha notato quanti quartieri chiamati San Lorenzo esistono nella nostra penisola? C’è una San Lorenzo a Verona, una a Vicenza, una a Genova, una a Soriano sul Cimino, ecco, ce ne sono troppe. La San Lorenzo capitolina è quella che pesa maggiormente sulle casse della spesa pubblica. È necessario agire di motosega.
Ovvero?
La prima offerta ai Sanlorenzini fu quella di ricostruire il quartiere San Lorenzo a pochi chilometri dal centro di Aosta. Un’oasi bitumizia abbondante nei servizi. In particolare palestre per culturisti e distretti militari. Poi mutammo idea per questioni politicamente opportune. Pensammo alla teoria della terra cava. Una San Lorenzo adiacente il nucleo lavico-terrestre. Capace di contenere gentrificazione a loop. Una densità abitativa da fare impallidire Nuova Delhi. Il problema è la lievitazione dei costi d’impresa in concomitanza con l’impossibilità dello sblocco fondale pubblico. Mi permetta il termine: l’Europa ci tiene per la sacca scrotale. La pacchia è finita. Non sarà più possibile spartire mazzetta come all’epoca aurea della sovranità monetaria.
Quindi?
Lasceremo il quartiere San Lorenzo nella sua ubicazione originaria apportando modifiche di ordine interattivo e commerciale. Sbagliano i Sanlorenzini ad affermare che il futuro dell’umanità è nelle relazioni. Questo poteva dirlo un positivista ottocentesco come Saint-Simon o una penna arguta quale Emily Dickinson. Ma stiamo parlando di individui dell’Ottocento. Il futuro è azzerare le emozioni posando deretani su poltrone con allegato popcorn. Il mio è un discorso di ordine. Fotogramma kubrikiano. Spicciola psicologia della Gestalt. Se vogliamo rendere San Lorenzo un quartiere mitteleuropeo, dobbiamo cementificare in senso asiatico. Parafrasando l’ex pm Francesco Saverio Borrelli: cementificare, cementificare, cementificare.
Ma i residenti hanno chiesto una piscina.
Negli ultimi cinque anni su San Lorenzo piove più che a Londra. Ma che se ne fanno di una piscina? Inoltre da Decathlon si possono acquistare quelle gonfiabili in offerta speciale. Certi incaponimenti non li comprendo. Come sindaco e come cittadino. Ripeto, solo cementificando è possibile affrontare il futuro a testa alta senza paura di calpestare una merda.
Come intende affrontare i disagi di ordine pubblico venuti alla luce ultimamente in numerose periferie capitoline?
Quali periferie?
La sua giunta conosce la Libera Repubblica di San Lorenzo?
Me lo lasci dire. Questa storia di autoproclamarsi Libera Repubblica farebbe pervenire capogiro financo al Gianfranco Miglio ideologo federalista della fu Lega Lombarda. Cosa pretendono? Una loro moneta? Un loro ministero? Un loro idioma? Un loro dialetto? Il loro gesto è anticostituzionale! Moderatamente complottista. Il futuro è l’omologazione.
Tiriamo le conclusioni di questa piacevole chiacchierata. Qual è secondo Lei la parola giusta per garantire al quartiere San Lorenzo un futuro di concreto sviluppo?
Mah, io direi che la parola chiave è appunto… sviluppo. Mi spiego meglio. Per far sì che un quartiere intraprenda un cammino di concreto sviluppo per il futuro, c’è bisogno di lavorare su uno sviluppo del presente. È chiaro che per costruire uno sviluppo del presente bisogna che molto si sia già lavorato in passato, su uno sviluppo del passato, in modo che ponendo sviluppo sopra sviluppo, il quartiere possa ritrovarsi ad essere sviluppatissimo! È questo l’impegno che garantisco ai genovesi… ehm pardon… ai Sanlorenzini. Ripensare gli sviluppi passati, per sovrapporli a quelli presenti così da formulare quelli futuri. Parola di scout.
Firma la petizione contro la demolizione della Ex-Dogana di San Lorenzo e la sua trasformazione in un gigantesco centro commerciale: Salviamo la EX DOGANA!
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