Giovan Bartolo Botta

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IN PRINCIPIO FU D.M. al teatro Spazio 47 di Aprilia

In in scena on marzo 28, 2015 at 6:32 PM

PRODUZIONI NOSTRANE presenta

IN PRINCIPIO LocandinaNoInfo-page-001

Sabato 28 marzo 2015, ore 21
Spazio 47, km 47 della Pontina, Aprilia
http://www.spazio47.it

IN PRINCIPIO FU D.M.

testo e regia di Giovan Bartolo Botta

con
Flavia Martino
Lorenzo Marziali
Noemi Quercia
Marco Tomba
e Giovan Bartolo Botta

Sinossi

Nel principio io creò i cieli e la terra. Ma questi sono affari suoi. In principio fu D.M. La dea del teatro osservò la situazione e vide che era cosa buona e giusta. Indi scisse D. da M. e fece dono loro di un copione teatrale. Osservò la situazione e vide che era cosa buona e giusta. Da una costola di D. creò Daniele, da una costola di M. creò Massaro. Osservò la situazione e capì di non essere onnisciente né onnipotente. Rimescolò il brodo primordiale e ricomparve D.M. La dea del teatro osservò e vide che era un grosso errore. Cominciò a recitare, non ci pensò più, ci dormì sopra, si trovò un’agenzia dello spettacolo, cominciò a frequentare party per attori dove si discute unicamente di provini per attori. Dopodiché ci pensarono gli altri. Gli attori.

Una messa in scena che tenta di trasudare climax da secondo anello curva Maratona. Gli attori brancolano nel loro ufficio simbolico smussando i lati tramite fissità. Fanno tutto loro. Il lavoro sporco come quello pulito. Il bello e il cattivo tempo. Comprese le mezze stagioni. Luci accese in sala, tanto per ammiccare a un Brecht mai domo. O forse meno ancora. Autosufficienza attorale pura e omeopatia tecnologica. Come ai tempi che furono.

“In principio fu D.M.” mette in primo piano le vicende grottesche di un’agenzia di spettacolo i cui dipendenti hanno un solo scopo, piazzare i propri clienti/attori per poter scalare un assurda classifica interna ed evitare il licenziamento.

Un gioco surreale e ironico in cui l’unica regola è “nessuna regola”, ogni sotterfugio, espediente e macchinazione sono consentiti per scavalcare i propri colleghi, emergere vincere e sopravvivere.

Una commedia dai ritmi serrati e dalla messa in scena scarna ed essenziale dove gli attori, senza l’ausilio di effetti di luce, costumi e scenografia, tirano le fila di un racconto tristemente attuale in cui l’ossessione del lavoro, qualsiasi esso sia, diventa l’unica speranza di sopravvivenza, l’ultimo baluardo a cui aggrapparsi con tutte le proprie forze a discapito di tutto e tutti.

San Lorenzo: la chitarra è scordata

In attualità, Cronache Atletico San Lorenziadi, San Lorenzo da delegalizzare on marzo 27, 2015 at 11:51 am

Atletiche sotto salamoia

Quando tra le Mura Aureliane è pervenuta la notizia che le avversarie di Coppa delle Fiere della compagine calcistica femminina dell’Atletico San Lorenzo sarebbero state le monodeistiche sorelle nerovelate della Polisportiva Petralcina, i muscoli diaframmatici hanno sussultato vorticosamente partorendo scenari da rivalsa. Rivincita. Dopo il congedo da sogni glorici scudettati per mano delle galoppine di Padre Pio, questa era l’occasione per le atlete rossoblu di rendere il pane per la focaccia. In settimana la coach aureliana Madre Teresa dalla Calcutta, la beata vergine dalla purulenta piaga, ha raccolto in otri ceramici le croste lebbrosarie, per poi scagliarle violentemente contro le sue adepte, sottoponendole così al supplizio divino verso la resurrezione della carne. La trainer albanese santificata dal pontefice polacco Karol Wojtyla, fraterno amico dei peggiori dittatori sudamericanamente partoriti, desiderosa di scrivere il proprio cognome all’interno della storia dell’Atletico San Lorenzo, si era addirittura distanziata dalle ortodosse posizioni dirigenziali scalfaree, rilasciando in settimana ai microfoni del bollettino parrocchiale sanlorenzino una dichiarazione al vetriolo capace di far storcere sorrisi e ribaltare crocifissi: Dio c’è ed è anche madre! Negli uffici della Via Dalmata l’hanno subita sinistrosamente. Oscar Luigi Scalfaro, lo sanno anche le pietre, è talmente devoto di Padre Pio da rasentare l’ossessività compulsiva. I suoi penitenti pellegrinaggi nella città natia dell’ubiquotoso frate campano si svolgono un giorno sì e l’altro pure muovendo un nutrito gruppo di persone fideisticamente indottrinato. Si narra che quando Scalfaro sberlicchi le stigmate del francescano pezzuolante, il prodotto interno lordo della regione Campania schizzi verso le stelle comete. I feticci religiosi vengono venduti a ritmo forsenno sine scontrino facendo circolare il sommerso. Pare sia stato Padre Pio a suggerirgli nel 1992 il famigerato epiteto ‘L’Italia risorgerà’ da rilasciare davanti ai teleobiettivi solluccherando penose situazioni economiche. Il vice dirigente Scalfaro deve al beato petralcino financo la proverbiale bavetta. Impensabile elargire un torto alle devote atlete francescane. L’ordine verso le giocatrici rossoblu è perentorio: porgere l’altra guancia lasciando che le avversarie vengano a voi. Le giocatrici atletiche calcheranno il terreno in calcestruzzo inchiodate sulla croce ricoperte nelle pudenda da una sgualcita Sindone mai passata in lavatrice. L’estremo difensore goriziano Gaia scalderà la panchina. Al suo posto difenderà i pali una tela macchiaiola con su raffigurato il volto della Madre Mazzarello. La suora Giuseppina che cascò in un dirupo nel tentativo di tastare le corna ad uno stambecco. La visione delle ragazze sulla croce è da venerdì con lo Zio Tibia. Rivoluzionati copernicamente i precetti ecumenici impartiti al catechismo da sacerdoti eccessivamente bramosi di praticare confessione verso il proprio gregge. Sulla fronte della punta diamantina Angela Del Gesso pende una pagella con su evidenziato il debito formativo in religione. Capitan Pamela Giaccari sorregge un crocefisso in mogano sulle fragili spalle. Cedono le giunture. Pellegrini vorrebbero aiutarla ma la folla urla Barabba. Cecilia Strambini, fluidificante esterna soffre l’arsura. Centurioni romani le si avvicinano imbevendo spuntoni nell’aceto. La playlist Carolina Antonucci, rivolgendo lo sguardo verso l’empireo, impreca la transustanziazione attraverso l’antico idioma patriarca: Elì Elì lamà sabactanì. Inginocchiate sui dardi Cara ca tà e Belen Maria Espinosa spargono incenso alimentando la passione del Cristo. Le avversarie petralcine toccate nel profondo dalla magnanimità ecumenica dell’atteggiamento atletico schiantano tre reti dentro la porta sanlorenzina. Quando al termine dei tre tempi Angela abbandona il sinedrio accorciando le distanze, San Tommaso finirà per non crederci più. Al termine del match l’unico a sghignazzare è il vicepresidente aurelindo Oscar Luigi Scalfaro. Tra tre settimane nella bolgia petralcina dentro un impianto sportivo studiato appositamente per accogliere fedeli provenienti dall’intero globo terracqueo, capace di capientare sessantamila persone, le ragazze atletiche saranno chiamate all’impresa. Per passare il turno sarà necessario segnare tre gol senza subirne alcuno. L’atto appare disperato in rapporto alla volontà di potenza in quanto tra le file petralcine militano due elementi fuori dalla grazia del creatore: l’ex nazionale Carolina Morace e l’ex sciatrice Manuela Di centa. Anch’esse cristologicamente ispirate. Parafrasando la poetessa luterana Marta Medeiros: lentamente muore chi è schivo dell’altitudine.

Atletici sotto sale

La compagine calcistica maschile dell’Atletico San Lorenzo scende in campo alla ricerca di tre punti preziosissimi in chiave salvezza. La squadra è unita. Compatto lo spogliatoio. Abbondante la determinazione. Eppure il meccanismo s’inceppa già al fischio d’inizio. La colpa è da attribuire ai nostri temibili avversari. Gli insopportabili Atletico Cerini. La squadra allenata dalla celeberrima piccola fiammiferaia. La divina protagonista delle stucchevoli fiabe dell’autore danese Hans Christian Andersen. In campo ci va la sua prole. Undici piccoli fiammiferai. Undici dispettosi ragazzini cenciosi caratterizzati da pezze al culo vinti dai dettami del renziano Jobs Act e defraudati governisticamente della qualsivoglia forma di welfare. I piccoli ceralaccati calcano il terreno in erba scalzi nastando fuliggine. Appaiono talmente magri da risultare trasparenti. Frequenti i gorgoglii del loro apparato digerente. Probabilmente non mettono insieme il pranzo con la cena da immemorando. Figurarsi la merenda. Orfani paternalmente, arrancano solleticando l’analfabetismo. La podagra volgarizza il loro aspetto fisico. I ragazzi aurelindi, sensibilmente infuenzabili, si lasciano muovere a compassione sbaragliando le difese. I fiammiferai, riconoscenti ringraziano gentilmente infilandone un paio alle spalle dell’emotivo portiere Marco Canizares. In vetta alle classifiche Itunes grazie al suo singolo ‘Guantoni Leporini’. Lo stesso libero Alberto Caci, solitamente infallibile dal dischetto, erra dagli undici metri vinto emozionalmente dall’incuria avversaria. In tribuna Vip il presidente rossoblu Carlo Azeglio Ciampi osserva la debacle sanlorenzina impassibile ottenebrato da un’unica preoccupazione: imporre il coprifuoco alle serate sostenitorie organizzate dall’Atletico San Lorenzo. L’ex capoccia bancoitaliota aveva promesso al Ministro dei Rapporti con lo Sport Popolare, Marco detto Ki, un acquisto pesante utile al raggiungimento della sospirata salvezza. Forse servirebbe André The Giant.

Libera Repubblica sotto chiave

Reunenda insolita per la Libera Repubblica di San Lorenzo. Un’assemblea dalle fattezze clandestine rasentante mazziniani moti carbonari. Sono presenti un numero parvo di ministri umbratibilmente governativi. Argomentazioni progettualmente urbane vengono criptate utilizzando un vocabolario garibaldino. Giubba rossa. Infagottata bianca. Partenze quartine. Galeotti sbarchi. Lussazioni dei pontifici statuti. Il piave mormorò. Eppure notevoli sono le argomentazioni inerenti l’ordine del giorno. Oltre alle numerose idee riqualificatorie c’è da organizzare la missione meneghina anti-exposizionaria del Ministro palestinesamente delegato Nicola detto Gesualdo. Rappresenterà la Libera Repubblica all’interno della kermesse sbafatoria milanese Expo 2015. Lo stand ubicato nel quartiere popolare della Bareggina offrirà i migliori prodotti della tradizione sanlorenzina dai flaconi galenici della Ministra olista Daniela detta Miele alle sculture fabbricate con materiale armigero-partigiano della Ministra artigianata Lavinia detta Palma (tecnica scalpellatoria canterina con falsetto, una specialità della casa) transitando per la nota collezione di francobolli ergotossinizzati della Ministra telegraficamente esposta Miranda detta l’Apruzzese senza tralasciare la pizza al taglio di Osvaldo con allegato gelato Marani. Serigrafie del Ministro infrastrutturale Step By Step addobberanno il gazebo. Insieme alle foto nello spazio della Ministra esterofila Emma detta Catherine, arrivata a rappresentare la Libera sul pianeta Namecc a bordo del tram numero 19 trasformato per l’occasione in Galaxy Express 999. Primo responsabile politico ad avventurarsi nel cosmo da quando è stata istituita l’aviazione siderale. Uno sgarro verso i potentati della fu guerra fredda. Il rione San Lorenzo diventa potenza spaziale planetaria affrontando una spesa complessiva di tre euro, costo del biglietto della rete tramviaria extraurbana!Putin e Obama ancora non ci dormono la notte! Manuali argomentanti ufologia marxista di proprietà del ministro controculturale Stefano detto Zafari saranno consultabili rilasciando obolazione. Cosi come lo saranno i preziosi carteggi intercorsi tra la ministra dottrinale Gigliola detta Lulù e il riformatore scolastico scavezzacollo Giovanni Gentile avvenuti sul piano astrale. Gli esperimenti ibridatori della ministra genetesica Rosella De Salvia saranno il fiore occhielluto del banchetto. Ma non è tutto oro quello che luccica. La scure del rimpasto incombe sui dicasteri. Il Ministro guardasigilli Andrea detto Maceroni è indagato dalla procura capitolina per aver acquistato quantità ingenti di farinacea bianca utilizzando i soldi della sottoscrizione ricavati dagli eventi musicali del lunedì sera presso il Nuovo Cinema Palazzo gentilmente occupato. Intervistato dal laccato Bruno Vespa negli studi portaportensi il Ministro si è difeso millantando improbabili celiachie. Presentando certificati medici fasulli su fogli a quadretti. Ciampi spadroneggia tra le Mura Aureliane mentre la Libera Repubblica rischia addirittura un primo pesantissimo scandalo. Il quadrante astrale non è decifrabile. Lo è al contrario il puntuale teleobiettivo del Ministro Propagandale Abbissou Artigiano che ci riporta le immagini della Ministra agli Interni Sarah detta Gainsforth in missione protocollare nei campi d’addestramento della Police Academy grandomelata. Intramontabile cult umoristico anni ’80. Slapstick comedy anziché manganelli.Tutto un altro modo di tutelare l’ordine pubblico.
Peregrinando orificismi dinocampani: pece non voglio, diatriba non comprendo.

San Lorenzo: Prendono fuoco gli strumenti a tasti

In attualità, Cronache Atletico San Lorenziadi, San Lorenzo da delegalizzare on marzo 20, 2015 at 5:12 PM

Per me si va nel quartiere delirante
per me si va nel sempiterno dolere
per me si va tra la persuasa gente

Primo acchito settimanale. Sopra le morganellate scrivanie del neopresidente della compagine calcistica popolare Atletico San Lorenzo, Carlo Azeglio Ciampi, compaiono due cartelline contenenti alcuni importanti dossier. Trattasi di documentazione riservatissima riguardante la società sportiva atletica (nascita, storia del club, valori statutici, quotidiane abitudini della dirigenza, stravizi degli atleti ecc.) con allegate biografie dei ministri umbratili della Libera di quartiere. Il materiale, raccolto da degli umpa lumpa moneticamente mascherati, è stato rigorosamente catalogato dentro obsoleti quadernoni ad anelli andando così a formare pesantissimi faldoni cartacei decriptalizzati. Dicesi anacronismo orwelliano labronicamente partorito. Ciampi desidera ardentemente ribaltare l’Atletico San Lorenzo sul piano copernicano deturpandone i valori basaltici. Ma non solo. Da perfezionista euroscientista qual è, dedito alla causa dell’unità politico-monetaria nell’antico continente, vede nella Libera Repubblica aureliana un codice rosso sciamanicamente dotato di energia sgretolatoria. Diventa necessario, secondo le sue sciabordabili invettive, fermarne le eventuali potenzialità sul nascere, in quanto il quartiere aurelico è e sempre sarà una particella sacrificabile nel nome e cognome dell’eurozona. Una delle tante. Anzi. Delle tutte.

Come si doma un quartiere geneticamente disobbediente? Per comprenderlo, l’ex capo di stato non richiede certo la collaborazione del ministro genetista Rosella De Salvia. Mediano sarebbe il dito ricevibile come risposta. La prima cosa da farsi, o perlomeno la più urgente, è imporre la propria presenza sul territorio. Detto e fatto. Il tecnocrate prende ufficio presso il casermone della via Dalmata facendo edificare, nel giro di una notte, sull’antistante spianata delollica un efficiente aeroporto a tratta personalizzata, in grado di traghettare lui e i suoi galoppini sull’impervio percorso Campidoglio-Mura Aureliane e viceversa. Centuplicato l’inquinamento acustico all’interno del rione. E la colpa non è da attribuirsi certamente agli eventi musicali dal vivo del lunedì. I coniugi Ciampi ottengono il domicilio all’interno del caseggiato barocco immerso tra la vegetazione dei giardini Mercedi. Oltre che sull’auto blu pittata, la coppia, per i loro quotidiani spostamenti, potrà usufruire della rete metropolitana suburbana costruita da specializzatissimi ingegneri nipponici a libro paga mossadico. Ecco le fermate: Facoltà Economica, Camera Ardente, Verano Centro, Verano Est, Pommidoro Privè, Attico Dalmato, Ministero Aeronautico, Mercimonio Sessuale Tangenziale, Porta Maggiore Paninaro, Oratorio Murialdo. Tracciabilità binarica da far impallidire antiche capitali britanniche. Giganteschi manifesti pubblicizzanti l’opera omnia ciampesca “La vita è un numero”, edizioni Bilderberg, prefazione Alessandro Baricco, corollano da immemorando le antiche contrade aureliane. Il libro verrà presentato durante la kermesse culturale organizzata in occasione del compleanno del Nuovo Cinema Palazzo saporificamente occupato. Ciampi impone al collettivo la presenza di ospiti favellarmente soporiferi. Dal boiardo felsineo Romano Prodi al rettiloide Mario Monti transitando per l’inventore del prelievo forzato su conto corrente bancario Giuliano Amato. Come deliberava il saccente: L’esperienza non è aria. Né acqua. Il saggio ha sempre ragione. Figuratevi il saccente.

Compagine calcistica femminile dell’Atletico San Lorenzo, per voi il percorso a Master Soccer termina qui! Dalla cavità orale del supponente vettovagliaro veneto Carlo Cracco fuoriesce questa macilentata sentenza nei confronti delle giocatrici rossoblu fermate sul campo da una feroce rappresentanza mestolata sponsorizzata dal format televisivo Masterchef. Riposti nello scrigno magico, momentaneamente, i sogni scudetto con allegata possibilità di volare a Buenos Aires per sorreggere il bypass gastrico dell’ex pibe de oro Diego Armando Maradona. Le giocatrici atletiche smarriscono sicurezze nel loro fiore all’occhiello: la linea arretrata. Certo l’abbigliamento castigato con il quale sono scese in campo, imposto dalla vicepresidenza dell’ortodosso Scalfaro non le ha giovate verso una naturale fisiologia del movimento. Le atlete aurelinde hanno calcato il terreno in erba coronate spinalmente e rallentate da palle chiodate, torcigliate a parastinchi elargenti scossa elettrificata. La nuova trainer voluta dalla dirigenza, Madre Teresa, dispone le ragazze in un insolito quanto insalubre schema. A circolo. Tenendosi la mano. Squarciagolando il credo verso l’empireo. Nemmeno il tempo di praticare il segno della croce e le avversarie riversavano alle spalle dell’estremo difensore goriziano Gaia sette portate digestivo escluso. Il novarese congregazionale Scalfaro, al termine del match impone all’entourage un imbarazzante silenzio stampa condito da confessione e unzione degli infermi. Sarà capitan Pamela Giaccari detta Forleo a rompere le righe emulando dipietresi gestualità. Toga tolta e conseguente abbandono della magistratura. Un gesto provocatorio tanto sfarzoso quanto inefficace poiché anche Oscar Luigi Scalfaro ha ricoperto in passato mansioni magistrabilmente tribunalizie. La chiosa penitente spetta a coach Madre Teresa: papè satan papè satan aleppè. È stato necessario chetarla tramite coma farmacologicamente indotto. Il suo ultimo afflato prima di indossare la camicia forzata è consistito in una ridondante quanto rumorosa bestemmia. Coma si suol precisare l ‘ abito non fa il monaco…né la monaca.

Per la prima volta nella sua giovane esistenza sportiva, la compagine calcistica maschile dell’Atletico San Lorenzo calca il manto erboso indossando una divisa dotata di sponsorizzazione. Gli avversari sono quelli del Marano Equo Solidale. Una comunità Amish variegata fricchettonalmente caratterizzata da una singolare abitudine alimentare: la loro dieta è composta unicamente da bacche. Fottuti frutti di bosco ricavati imperlando l’humus tramite sudoripazione ottenuta spremendo sebacee ghiandole ascellari. Nessuna assimilazione liquida. Rigorosamente vietata dalla loro legislazione morale patrilineare. Questa peculiare attitudine nutritiva dona loro una sorprendente tonicità muscolare capace di issarli verso prestazioni sportive al limite della dopamina. Sono loro i vertici della classifica. L’Atletico San Lorenzo, deturpato sponsoricamente nei valori antipatronali, paga inevitabilmente dazio. Un trittico bacchifero costella la porta difesa dall’incolpevole estremo difensore Tonno. Lo sponsor grava sulle spalle imberbi degli atleti rossoblu, disabituati a questo genere di pressioni attribuibili al libero mercato. Il capoccia Ciampi osserva la debacle a bordo di un’autoambulanza costantemente alimentato da flebo contenenti caffè ristretto. L’ex patron amaranto Spinelli detto lo Scaramantico gli farà da gendarme. Una presenza inquietante quella dell’imprenditore ligure, instillante sospetto di cordata atta all’aumento del capitale finanziario societario aureliano. L’Atletico San Lorenzo sgarra il passo verso un tranquillo finale di stagione. La colpa è dello sponsor. Quale sponsor? Eataly, la pietanza omologatoria.

Un fine settimana all’insegna del sostegno e della partecipazione. Una disquisizione sulla corruttela pallonara in compagnia di cronoreporter giudiziari, un omaggio al leggendario odontotecnico Itaparamense Aristoteles e dulcis in fundo la stoccata poetica del cantautore torricolano Emilio Stella. Carlo Azeglio Ciampi, imperversa presso la piazza Sannita mutando l’ordine degli addendi. È il panico! Depennata all’immediato l’oratoria sulla corruzione nel mondo del calcio. Argomentazione futile frutto di fantasia popolare allegata a maldicenze. L’omaggio letterario verterà sul politicamente inquadrato supponente transalpino Michel Platini. L’attore cinematografico fideisticamente juventino Flavio Montrucchio, reciterà brani tratti dal capolavoro editoriale ‘Famiglia Agnelli: il nulla che discetta sul niente’, scritto a quattro mani dal pluri-raccomandato John Elkann con la collaborazione preziosa del piduista Roberto Gervaso. Ottenebrata la melodia emiliostellina. Al suo posto intratterrà la platea il sensuale vocalist puertoricano Ricky Martin. La vida es competicion! Titolo di uno dei suoi più grandi successi. Praticamente l’inverso dei valori dell’Atletico San Lorenzo. Durante il primo vocalizzo il ministro controculturale Stefano detto Zafari perde coscienza, risultando positivo all’esame obiettivo neurologico. Al ministro proibizionale Marco detto Pozzo viene intimato il lascito del braciere. Sarà la pluridecorata chef Antonella Clerici a distribuire foie gras Monsanto a prezzi da capovolgimento della fronte. Un affronto. Pesce d’aprile fuori stagione. Domenica il pane avrebbe dovuto essere lievitato ordinariamente per poi essere distribuito sbraitando vigorosamente canti neroboruti elargiti dal coro Villa Arzillo di quartiere. L’evento è stato fortissimamente caldeggiato dal ministro artigianalmente delegato Lavinia detta Palma. L’intervento di Ciampi è burrascoso. Il pane verrà lievitato attraverso una massiccia iniezione antibiotica nonché pesticida. Farmaci fatti prescrivere sotto minaccia decurtativa stipendiale alla ministra olisticamente pervenuta, Daniela detta Miele. Scalfaro, da oriundo pedemontano, opta per grissini e pane azzimo. Aboliti i canti di lotta. Litanie giubilarmente pacificate elargite dal Coro Antoniano dello Zecchino D’Oro saranno la colonna sonora del pomeriggio. Supervisione Cino Tortorella. Direzione artistica Topo Gigio. Il fine settimana a sostegno dei molti prende una malsana piega verso il sostegno dei pochi. Degli eletti oligarchicamente europesticizzati. Al termine degli eventi la ministra telegraficamente esposta Miranda detta l’Apruzzese è costretta ad inviare ad ogni nucleo famigliare sanlorenzino un vaglia postale senza ricevuta di ritorno contenente buoni pasto spendibili nelle convenzionate osterie del rione. Un salasso per le langui cassaforti dicasterali.

Durissimo. Fulmicotonico. Sfibonacciante. L’alterco intercorso tra la biade presidenziale ciampico-scalfarea e una nutrita rappresentanza di ministri ombra appartenenti alla Libera Repubblica di San Lorenzo. I fatti risalgono alla consuetudinaria reunenda settimanale presso l’agorà sannita. Assemblea interrotta per volontà del rispettabile Ben Kingsley a causa di apparenti (solo apparenti) motivi calcistici capitolino-doriani. La ministra Palma, ancora sotto shock anafilattico dovuto alla mancata vocalizzazione iconoclasta, rivolge a Ciampi epiteti irriproducibili. Accompagnata dalla ministra carezzevole Germana, la quale provando ad emulare il giornalista iracheno che accolse il guerrafondaio Bush jr a colpi mocassini, scaglia in faccia a Ciampi un paio di gusci testugginali. Il ministro calcisticamente popolare Marco detto Ki pretende garanzie dirigenziali verso la squadra atletica. Urgono rinforzi. La salvezza è tutto fuorché scontata. Ciampi promette acquisti pesanti. Pesanti quanto? Oltre il quintale. Tocca alla vicepresidente Rossella detta Marchini presentare all’ex capo di Banca Italia il progetto urbano partorito dalle ipofisi della cittadinanza. Scalfaro se ne impossessa prontamente asciugandosi la proverbiale bavetta ai lati della buccinalità orale. Attacchi di panico per la ministra istruzionale Gigliola detta Lulù. Un nugolo di laureandi bocconiani le sussurra nel padiglione auricolare l’inutilità delle materie umanistiche. Gigliola rimane pietrificata in stato di stupor. Saranno necessari ettolitri iperici prescritti da Daniela Miele per riportare l’ex insegnante alla reintesa volontaria. La ministra degli Interni con delega smilitarizzatoria, Sarah detta Gainsforth, indossante una t-shirt con su scritto ‘L’unica divisa buona è la divisa stirata’, viene calorosamente invitata da Scalfaro alla riapertura del dialogo con le istituzioni militari locali. Il giorno 25 aprile sarà costretta ad incontrare protocollarmente i protagonisti della serie cult anni ’80 Police Academy. Dal sergente Proctor al marpione Steve Guttenberg (alias Mahoney) transitando per l’armigero Bubba Smith. Solleva toni e volumi l’incursione della ministra esterofila Emma detta Catherine, la quale pretende la restituzione immediata di passaporto e carta d’identità. Necessari ad affrontare un tour de force che la vedrà promuovere i valori della Libera in altre cinque libere repubbliche sparse per il mondo. La Libera Repubblica di Mawson nel circolo polare antartico, la Libera Repubblica di Hamington presso le Isole Bermuda, la Libera Repubblica di Monte Forell sita in Groenlandia, la Libera Repubblica di Cayenna nella Guiana orientale e infine la Libera Repubblica Calcidonica. Sul pianeta Marte. Impensabile affrontare tali viaggi senza documenti d’identità. E uno space shuttle! Improvvida una moneta da due euro titinna impattando il suolo. Prontamente Ciampi le si fionda addosso rasentando figure terzomondiste. Il ministro guardasigilli Andrea detto Maceroni scaglia l’ermellino a terra sdegnato (consultando affannato sulla telefonia cellulare mobile il risultato di Roma-Sampdoria). L’ambiente sanlorenzino è chiaramente destabilizzato da questa inaspettata quanto infausta presidenza. Noi non siamo chiromanti o cassandre. Non possediamo particolari poteri premonitori ma un consiglio a Ciampi siamo in grado di riportarglielo: assenza come condizione necessaria d’esistenza. Grazie alla puntuale macchina da presa del ministro propagandale Abbissou Artigiano possiamo riportarvi le immagini del pacifico confronto avvenuto tra Ciampi e i ministri della Libera Repubblica di San Lorenzo.

Per me si va nel quartiere delirante
per me si va nel sempiterno dolere
per me si va tra la persuasa gente

Dicotomie alla destra del padre

In racconti o resoconti on marzo 14, 2015 at 7:30 PM

Poldo De Biase. Natio urebbino. Allevato all’ombra del vespasiano Ciavarro. Cuoio capelluto resettato a zero. Puro stile cinabro. Carbonchio. Prurigine facile del tirapugni. Elemento pilifero pettorale ossigenato platinalmente ammiccando arianesimo. Arto periferico destro superiore rigorosamente tensioattivo con tanto di palmo allungato. Liberato verso l’empireo. Fisico scolpito, scalpellato. Bronzo riaceo partorito fidialmente. Modello governatorale austroungarico-californiano. In alternativa? Lou Ferrigno. Quadricipitazione unta spalmandosi sull’epitelio una quantità spropositata dell’oleoziosità essenziale. Aromatizzazione al ricino paramilitando invadenti spedizioni flagellatorie unne. Sulla pettoralità bibenda cromatizzano, fluorescienziandosi, i volti del pervicace quadrumvirato di ventennale memoria. Il biricchino Emilio De Bono, il chiacchierone Italo Balbo, il bonaccione Michele Bianchi e il pusillanime Cesare Maria De Vecchi. Nomi altisonanti. Cognomi al curaro. Ciano no! Mai! Il Galeazzo imberbe giovinastro era da lui ritenuto un maldestro voltagabbana. Ingratitudine personificata verso chi ti dona la luce. Fede pallonara dubbia e dubitatevole. Riteneva il calcio uno sport da damigella debuttantemente ballerina. Frequentava gli spalti rovistando la zuffa. Sulla schiena, ubicato tra le scapole, ecco inciso nella carne viva, tramite punteruolo, il volto del fiero condottiero romagnolo. Ma non solo. Sovrastante l’addome testugginoso presenziavano i pittogrammi acquerellati raffiguranti la leggendaria bonifica agropontina. Ma non finisce qui. All’interno del giaciglio impreziosito da croci uncinate e uncinetti filandi imperava un imponente busto priapato del caudillo italiota effigiato in marmo carrarense. Torace gongolo. Sguardo feroce. Dichiarazione belligera dimorante su punta di lingua. Un profondo disprezzo verso le peculiarità che rendono ogni essere umano diverso dal suo simile. Tutte le mattine, precedendo il biblico canto del gallo, camerata Poldo soleva chinarsi davanti al bitorzolume fallico del Duce praticando una elegante quanto generosa fellatio. Non suziava con forza ma con garbo. Niente foia scimmiesca bensì operatività umanitaria. Era il suo personalissimo nonché particolare omaggio alla fascistissima legiferazione. Un gesto dalle fattezze apparentemente bulecce ma che per lui stava a significare unicamente l’indefessa sottomissione alla dottrina partitocratica conservatrice.

Poldo detestava i lustrabuci e tutto quello che smaniava alternativo. A partire dall’individuo diversamente pittato in zona melanina. Numerosi sono stati, tutti immortalati da polaroid e fedina penale macchiata, i pomeriggi trascorsi dedicandosi anima e corpo alla sua attività preferita: il pestaggio gratuito dell’ignaro passante. Inutile celarti, sarai individuato e nel coriaceo della tenebra generosamente malmenato. E con quale protervia! Attaccava briga sempre. Non spesso, no. Sempre. Un battito d’ali di farfalla era sufficiente a fargli smarrire le staffe nei meandri della marcia su Roma. Voci di corridoio narrano che verso la metà degli anni analogici avesse ridotto al lume un ragazzo berbero colpevole d’averlo umiliato al ludo della stecca. L’aveva sfinito logorroicamente discettando per ore a proposito delle presunte capacità oratorie di sua bassezza reale Vittorio Emanuele III. Dopodiché eccitato dalla visione di una carrozza a cavalli, era corso celermente tra le mura domestiche per praticare al prepuzio mussoliniano un omaggio orale.

I suoi adepti, un nugolo di adolescenti privati in nuce del qualsivoglia stimolo, compreso quello sfinterogeno, stravedevano per questo insolito pragmatismo destroso del loro mentore. Desideravano emularlo, imitarlo, copiarlo, carpirne i segreti. Impossibile! Raggiungere la perfezione in una tale pratica amplessa, richiede molti anni di severissimo allenamento. Nonché un talento servile fuori dal comune. Inoltre, negli ultimi tempi, camerata Poldo aveva raffinato il kamasutrato omaggio dotando la sacca scrotale priapata mussoliniana di una particolare pompetta fuoriuscente liquido seminale. Il suo. Pretendeva ricostruire una simulazione dell’orgasmo benitesco. Un’ambizione smisurata. Poi via, settato alla guida dell’autovettura cabinotta motoristicamente traccheggiata alla ricerca del tapino disadattato da sprangare! T-shirt indossata anche con un clima polare tanto per dimostrare al faunifero femminino la sua prorompente virilità. Poldo era astemio. Non praticava utilizzo della sostanza stupefacente. Roba da perditempo universitario. Eclissava la Bromley Contingent. Lui. Il suo percorso quotidiano consisteva in: domus aurea, palestra, stadio, manorovescio urbano e cattedrale cristologica. Aveva una compagna. Pardon, compagna non esageriamo, forse non è il termine giusto. Iperborea era il suo nome di battesimo. Pullover terrigno. Labbra salvagentate. Una Santanché bonsai. Avrebbero consumato il talamo unicamente dopo l’addio al celibato. Benedetto sacerdotisticamente. Iperborea era a conoscenza delle abitudini fellatie del suo ragazzo. Praticate ad una statua. Non solo non era contraria ma lo stimolava ad omaggiare il Duce con maggiore foga perfezionandone la devozione. Magari elargendo un complice succhiotto sulla marsina dell’uniforme cavallerizza. Sia fatta la volontà divina patriarcale e famigliare, accarezzando un’unica grande adunata.

Successe il primo giorno primaverile. Probabilmente era già tutto designato all’interno del suo quadrante astrale, nonostante lui considerasse l’astrologia alla pari di una superstizione demonologica. Fuoriuscito dalla stamberga domiciliare con l’intento d’acquistare bistecca al sangue da passare padellamente in burro palmato. Ricorrenza antishabbat. Il lippo era stato accuratamente eseguito come da copione. Recitate le orazioni. Nitish, il cirenaico, era lì, davanti ai suoi occhi. Fu il classico colpo fulmineo. Nitish, il cirenaico. Una beffa per chi in passato fece della politica colonialista un mantra irrinunciabile. Nitish, il cirenaico. Bello da mozzare il fiato. Altitudine pallavolista. Iride azzurra posta su carnagione olivastra. Una rarità. Come il prosciutto di Velletri. Muscoloso, certo. Ma non dopato. Assenza di creatina. Nervi. Proporzioni armoniche ottenute sollevando pesanti casse della frutta presso il mercato rionale. Capello nero corto. Brillantato linetticamente. Un divo cinematografico della Bollywood classica. Poldo prese a vacillare. La mucosa orale a penzoloni. Maditamente imperlata la fronte. Libellule sorvolavano gli stomaci, alimentando voli pindarici. Il braccio destro teso, fece prima di subito spazio al madrigale lorchiano. Questa è Venere misturata ad Eros. Bussano inaspettatamente alla spelonca del cuore senza domandarti chi sei e in cosa credi. Cosa stava succedendo? Gli arti periferici inferiori parevano essere diventati cataplettici non riuscendo più a sostenere il peso del tronco. Il terreno si sgretolava da sotto i piedi. Era amore. Fottutissima vibrazione emozionale. Poldo tirò fuori dal taschino del giubbotto da zarro un serramanico. Lo strinse kinesiologicamente tentando disperatamente di riassemblare l’io. Tutto inutile. Il senno era smarrito nei meandri passionali emulando Rinaldo in campo. L’andamento cardiocircolatorio divenne tachicardico. Arrossate le guance. Pulsanti i linfonodi. Completamente sballati i valori tiroidei. Sono i sintomi dell’invaghimento. Avrebbe voluto possederlo sul posto. Ma non in senso pedantemente fisico. Desiderava la sua interezza. L’entità animica. Il coscienziale. Il substrato aureolo. Se solo Nitish glielo avesse comandato, Poldo avrebbe mollato tutto. A cominciare dagli insalubri ideali nei quali aveva sempre creduto. Dio, patria, famiglia, tricolore, pene sempre duro, braccio spesso teso, molti nemici molto onore… tutte fandonie. Formule. Insignificanti modi di definire il nulla che disinvoglia…

Nitish pensava probabilmente alle sue quotidiane magagne. Magari nella lontana terra natia teneva famiglia. Moglie. Figli. Molte mogli. Parecchi figli. Ma Poldo non covava rancore, anzi. Desiderava farsi carico dei patemi d’animo del monello nordafricano. Avrebbe pensato a tutto lui. Regolarizzazione dei documenti. Sbrigare scartoffie, buggerare burocrazie. Tutto pur di accudire il suo Nitish. Prese a pedinarlo con allegato omaggio floreale. Rose rosse. Rosse quanto le livree trotzkiste poste sulla pubblica piazza moscovita. Era avvenuta in cuor suo la scissione aventina. Pedinamento guardingo, certo. Era pur sempre il camerata Kesserling del circondario. Bubbole. Ora non era altro che un indifeso innamorato esposto al suicidio emotivo. Prigioniero nel fossato dell’incomunicabilità. Anni sperperati a recitare una parte credendo in un oceano di stronzate. Chi pagava i danni adesso? Chi gli avrebbe restituito il tempo perduto? Deciso. Doveva agire. Rischiare. Comunicare. Cos’è l’esistenza se non comunicare e comunicare e comunicare ancora traslando il cacofonismo verbale? Bloccò il passo al cirenaico facchino esibendo un inadeguato stile coatto. Maledette abitudini, mai che uno riesca a dimenticarsele nel solaio dell’arrendevolezza. Il virgulto olivastro riconobbe in quel giubotto borchiato il pericolo del pestaggio destroide militante. Masticava parvo l’idioma italiota ma non era uno sprovveduto. Spaventato cominciò ad agitarsi, richiamando l’attenzione dei passanti. Poldo fece fuoriuscire dalla cavità orale un afflato intento alla rassicurazione. Un movimento labiale simile al bacio. Al bacio casto. Ma allo stesso tempo erotico. Fu la goccia che fece precipitare la situazione. Nitish interpretò disgraziatamente il gesto come una velata minaccia verbale. Crollò disperato sul manto stradale aggredito dalla convulsione. Un rigagnolo lacrimevole solcò, contornandolo il viso dell’ex camerata. Attraversò la piazza liberandosi delle vestigia balille. Puntò verso il distributore propetilenico. Strappò dalle mani del benzinaio la pompa e cominciò a suziarla riversandosi negli intestini una quantità tale di benzina da poter gareggiare nella formula indie. Diede adito allo zippo. Quello con su incisa la cifra numero 88 tanto cara all’estremo difensore gobbo. Le fiamme lo avvolsero come solo la passione sa fare e dalla pira si udì l’urlo dell’ex guerriero acheo: il cesso? È sempre in fondo a destra. Poldo De Biase. Farangista capitolino trimillenario. Il dardo afrodito aveva scopercchiato il gioco… Il restante viene da sé.

San Lorenzo sciamana

In polverie o poesie, San Lorenzo in poesia on marzo 13, 2015 at 1:26 PM

irregolare monile
incastonato tra gli osci
criterio diagnostico
risalendo i falisci
memoriale olfattivo
della contrada retarda
comare ribelle
nelle strutture sabelle
bruzi scalcinati
al contraddittorio
spalmando scontento
su di un vaso presunto
calcificato sognare
tra il ghigno e il lamento
unghie spezzate
tra dalmate strettoie
torrenziabili morsi
dimoranti tra i marsi
affabulatorio latrato
ubicato lucani
poltrito miagolìo
resentando piceni
bussola orientata
alla banchisa del pegno
salasso mensile
per consolidato disegno
voltata gabbana
riparando in frentana
partorito lo schema
dell’ambiguo sistema
amputazione coartata
di un ardore cocciuto
silentando il cacofonio
dell’ausona fanfara
sciabordame viziardo
alla calle tiziana
riservando il diurno
al viadotto liburno
petali entusiasti
corollando le spine
centellinate le scuse
sfoderando le spade
mendacità dizionarie
strali furenti
intralci fuoriosi
strafalcioni fruiti
frastornati abitanti
otri inclini
tra i marruccini
distillati appetiti
rosicchiando mattoni
eleganti calosce
delle volsce ambasciate
propetilene ardente
sulla corsa spianata
invettiva scolpita
presso piazza sannita
pupilla tzigana
della via labicana
organizzata trasferta
nella quartieranza sciamana

Cronache Atletico San Lorenziadi 54

In attualità, Cronache Atletico San Lorenziadi, San Lorenzo da delegalizzare on marzo 10, 2015 at 7:00 PM

Atletico San Lorenzo: Carlo Azeglio Ciampi sale al potere!

Oh urna vagamente somigliante al promesso luogotenente Jago, tu mi condanni alla tortura. Che potevo saperne io del furtivo risultato finale della tornata elettorale? Non vedevo. Non sapevo. Non soffrivo. Non vivevo le pene di un’epoca sbagliata nell’assegno dei sorteggi. Tranquilla fu fino ad allora la mia attività onirica immaginandomi la presidenza perennemente presente del Francesco detto Panuccio sollevare l’arto periferico superiore sinistro a pugno chiuso rassicurando l’ambiente. Fino ad allora non sentivo transitare sulle contrade l’asfissiante prepotenza degli avventori eurozotici. Felice sarei stato quando anche l’ultimo dei sassi incastonati nelle strade avesse disertato la cabina del voto optando camporella. Un ellenico preferirei essere e vivere degli effluvi della stanza bottonale piuttosto che osservare impotente lo sport popolare divenire sacrificale agnello da immolarsi su di un altare aureo presso individui emotivamente avari.

E adesso…?
Addio… addio. Serenità dell’animo. Addio. Addio, schiera piumate, addio mulini al vento, addio grandi battaglie che fanno della mera ambizione un merito, addio cavalli nitrenti, trombe squillanti, tamburi incitanti, pifferi lacerati addio. Addio elevati stendardi, gonfaloni, pezze a quadrettoni scozzesi, parastinchi sottomarcati addio, addio carne al braciere, eterne reunende disquisendo sulla cesura, sottoscrizioni, coriaceo incitamento, merchandising a prezzo favorevole, imbandi a sostegno addio… il compito della quota popolare termina qui!

Oh… ma tu Jago dammi la prova, pretendo la prova provata che l’europeista brizzolato ha posto i suoi colpevoli parametri tentacolari sulla principale squadra di calcio popolare della città capitolina mutandola in società per azioni, voglio la prova che lui abbia sbaragliato il concorrenziale sine brogli altrimenti sarebbe stato meglio per te essere venuto alla luce altrove anziché assaggiare la foga della mia lena!

La notizia ciondolava in aere dal mattutino del giovedì. Non ufficialmente. Ufficiosamente sì. L’ex capoccia di Banca Italia, Carlo Azeglio Ciampi, già responsabile delle silenti scartoffie formattate sulla parametricità di Maastricht, ultimava lo spinning verso la presidenza rossoblu lasciando sbigottite le anime dei tesserati. Celestialità emotive si tramutavano prima di subito nei peggiori incubi carachici. Allibratori mandarini, talmente convinti del trionfo pertiniano da quotarlo sul ridicolatorio, sono stati costretti a darsi all’ippica dal giorno successivo. Ciampi presidente della società calcio popolare Atletico San Lorenzo. Benvenuti nell’eurozona. Preparate il barattolo della melassa ed ungetevi la schiena. La democrazia liquida busserà alla porta per eseguire sul vostro martoriato cuore l’estrema unzione. Sarà Oscar Luigi Scalfaro a praticarvela. Novarese. Età matusalemma. Democristiano di corrente dossettiana. Cattolico tendente alla paranoia, all’autoflagellazione. Mordente cilicio, fendente Binetti. Ortodossia da Sant’Uffizio. Sarà lui a ricoprire la carica della vicepresidenza. Un ritorno all’epoca tomista. Musica per i puritani della vaticana muraglia.

Ne sanno qualcosa le ragazze atletiche, costrette a scendere in campo giovedì sera nel delicato match contro le cinque terre, indossando saio nero rattato alle timorate figlie della Bernarda Alba, fodilaccio cinabro e zocalo impagliato. Scalfaro pretende clausura monacale nonché folgorazione sulla via Tarsita. Annullata la consuetudinaria cena al locale notturno. Sostituita dalla giaculatoria prece con allegata rotolatura su filo spinato. Confessione dell’impudicizia alla spiritualità paternale, penitenza sul ginocchione, interrogatorio della Santa Inquisizione e conseguente rogo da eseguirsi su pubblica piazza Sannita. Dopodiché a letto presto. Allontanata a colpi d’acqua benedetta la trainer aurelinda Roberta Pinotti (una parente). Gravi accuse di relativismo culturale applicato alla demonologia pendono come una scure sul suo capo. Oscar Luigi Scalfaro la rimprovera di possedere tra le mura domestiche gatti dal pelo muschiato. Ovvero megere trasformate da felidi. Processo sommario con allegata lettera licenziatoria. Al suo posto verrà ingaggiata Madre Teresa di Calcutta, la virginale tiranense che procurò opere benefiche a gitto fordista. Ma altresì di pallone mai nulla comprese. Impedite nel movimento dall’abbigliamento castigato, le nostre beniamine rimediano un passivo sul quale è meglio sorvolare. “Porgi l’altra guancia”, è stato il commento laconico del vicepresidente Scalfaro. Gettate dalle finestre i rimedi fitoterapici dopodiché pentitevi. È arrivato Scalfaro. In agguato c’è il giudizio divino…

Ma come è stato possibile? Come è potuto succedere? Come è potuto accadere? Il ministro alle infrastrutture del governo umbratile della Libera Repubblica di San Lorenzo, appassionato dello sport popolare, Step By Step, parla di trasformazione profonda del tessuto sociale all’interno del quartiere. Un mutamento radicale tale da lasciare opaco ogni riferimento. L’ordine costituito è stato de-costituito. Decontestualizzato. Il levantato ligure dalla pipa braceggiante Sandro Pertini era il candidato della Libera di quartiere. Non ce l’ha fatta. “Abbiamo effettuato un calcolo approssimativo sommando i like di facebook, dei principali posti partigianamente resistenti siti nel rione, pensavamo sarebbe stata una passeggiata… così non è stato”, puntualizza il ministro all’ecocompatibilità Agostino il Sotgia. “Il liberale Ciampi si è accaparrato i voti degli esercenti di locali notturni e della relativa clientela, tutte quelle vinerie talmente uguali da sembrare prodotte in serie, in batteria, una disfatta”, rincara la dose il ministro guardasigilli Andrea detto Maceroni. “Lo studente fuorisede ci ha voltato le spalle preferendo l’apericena al convitto popolare, non sono più gli studenti dell’epoca analogica”, osserva severamente la ministra degli Interni, Sarah detta Gainsforth, indossando una t-shirt con su scritto ‘Rispettiamo unicamente i vigili del fuoco’. “Il laico Ciampi ha stretto all’ultimo momento un patto d’acciaio con il religioso Scalfaro, i voti dell’esercito salvificatorio quartieroso, associazione religiosa venuta alla luce grazie alla comune psicosi per la trinità cristiana, si sono riversati sul candidato europeista”, maramaldeggia rabbiosamente la ministra telecomunicatoria Miranda l’Apruzzese. “Ora tocca capire se mediare o arrivare allo scontro frontale, ciò che temiamo è la deflagrazione dei valori antipatronali appartenenti al pallone figlio del popolo. Come minimo Ciampi proverà a far quotare la squadra in borsa, bisogna impedirglielo”, spiega il ministro alla controcultura Stefano detto Zafari intervistato ai microfoni di Radio Dinamo Minsk 127.14. La situazione è delicata. I ferri decurtati. Tant’è che domenica sugli spalti, nell’importantissimo derby contro i portonacciani, conclusosi con il punteggio di tre pregevolezze a uno in favore degli aurelici, si sono visti addirittura il presidente Ben Kingsley e la vice Rossella Marchini. Convocato al termine del match un vertice d’urgenza per decidere il da farsi. Il responsabile dello sport popolare Marco detto Ki consiglia l’autodotazione della carta costituzionale ottriata nonché notaribilmente autografata così da difendersi dagli eventuali ribaltoni ciampiani. Lo stress appare elevato. La ministra alla salute olistica Daniela detta Miele è costretta a concedere permessi ibuprofenici venendo meno alle consegne salutiste. Ma non basta. Il dicasterale antiproibizionista Marco detto Pizzuti raccomanda una particolare cicoria. Ansiolitici fuoriescono dai cilindri magici. E se la ministra sottoscrizionatoria Lavinia detta Palma annulla con un tratto di lapis le iniziative culturali della settimana, la ministra dell’istruzione, Gigliola detta Lulù, annuncia agli studenti sanlorenzini l’entrata in vigore di un particolare programma pedagogico caratterizzato da nozionismo economico keynesiano. La ministra della Ricerca alternativa Isabella Florio chiude il rubinetto dei fondi. Carlo Azeglio Ciampi snobba la Libera di quartiere imponendo un inaspettato provvedimento: blocco del visto e ritiro del passaporto nei confronti della ministra degli Esteri Emma detta Catherine. Annullata la missione resistenziale in terra salonicca. Ciampi immagina un Atletico San Lorenzo esercitante nella massima serie. Derby accesi con Roma e Lazio nel nome dello speculo monetario. Arrendevole il commento proveniente dal Colle quirinalizio per bocca panuccia: Ci siamo ritrovati con il Ciampi sbagliato.
Il ministro propagandale Abbissu Artigiano lo ha già intervistato all’interno del suo show domenicale ‘Santi&Briganti’. Il libro scritto di suo pugno, ‘La vita è un numero’, edizioni Zecca dello Stato, prefazione di un calcolatore Olivetti, verrà presentato al Nuovo Cinema Palazzo da qui all’eternità…

Clandestinità… novella condizione esistenziale dell’ambiente circondariale.

Cronache Atletico San Lorenziadi 53

In Cronache Atletico San Lorenziadi on marzo 3, 2015 at 9:28 PM

Pianeta Atletico San Lorenzo: ritorni graditi e cascate dello spadone da Giussano

Un giovedì tremeabondo nei teatri di posa presso Cinecittà. Un venerdì con zio Tibia anticipato. Ennesima puntata del polpettone logoconico ‘Servizio pubblicitario’ condotto dal salernitano Michele Santoro di Santarosa. Andrea il Grecia, ex verticalità dirigenziale sanlorenzina, occupa la poltrona del contraddittorio nei confronti del ficcanaso pedemontano Marco Travaglio. Ospiti in studio il seduttore grillino Alessandro Di Battista, il legaiolo trimillenario Matteo Selvaggini e dulcis in de profundis la mutante friulana progressista Debora Serracchiani. Un attacco a tre punte. L’esperto giudiziario Marco Travaglio, dopo aver soliloquiato quaranta primi sulla codificazione procedurale civile applicata al ritiro della patente, accusa Andrea Grecia di scheletrismo custodito nell’armadietto. Si sospetta che l’ex capoccia popolare, durante il periodo di presidenza aurelinda, avrebbe omesso di dichiarare alla Siae l’inno rossoblu composto dal cantautore pometino Emilio Stella, ricavandone una cospicua percentuale sui diritti depositata accuratamente nei paradisi fiscali della Sila. Il tutto in barba alla tributaria e sotto il prezioso consiglio del poeta genovese Gino Paoli. In trasmissione prende vita il pandemonio. Andrea Grecia aggredisce verbalmente il giornalista subalpino sciorinando insulti in stringente vernacolo cosentin-sanlorenzese. Non pago gli si avventa contro a mo’ di tremeabondismo facendogli ingerire vignette vaurine disegnate su carta vetro. Tristemente destinate al macero. Il Travaglio, spiacevolmente sorpreso dalla spropositata reazione del Grecia, viene colto da crisi convulsatoria. Al conduttore Michele Santoro di Santarosa sguscia la situazione dalla mano. Smarrisce la bussola cominciando a colpire un lastrone plexigrato con la fronte in modo compulsivo. Il fumettista toscano Vauro Senesi, osservando il suo lavoro artistico terminare la corsa all’interno dell’intestino crasso travaglino, scapoccia brutevolmente pernacchiando sul viso del leader padano Matteo Selvaggini. Il politico varesottino da par suo prova a difendersi facendo fuoriuscire dagli orefizi peti e santoguti. L’unico individuo che sembra ostentare indifferenza sullo scempio umano accaduto in diretta serale è il pentastellato Di Battista, il quale sfoggiando il fascino tipico della democrazia liquida prova a sedurre anche le piastrelle presenti in sala. Sarà la pubblicista Giulia Innocenzi a chetare il tenzonatorio scaraventando sui protagonisti della zuffa il tapino inviato Bertazzoni. La telefonata a seguito dell’editore alessandrino Urbano Cairo sarà puntuale nonché chiarificatoria. Rescissione unilaterale del contratto nei confronti del neo assunto silitano. La società Calcio Popolare San Lorenzo è lieta di riaccogliere il figliol prodigo nell’ovile sacrificando per l’occasione il caprone pasciuto. Ma…

Contro i cinici cinetani ci giochiamo redenzione oltreché salvezza. Ti aspetti una tranquilla gita alla Vicovara Mandela e ti ritrovi a sgroppare sul terreno quadrunviro di Busto Arsizio. Il cineto è stato acquistato dall’ex sindaco sceriffo trevigiano Giancarlo Gentilini. Particolari i supporter cineti. Meglio conosciuti come teste cuoiche, anziché sostenere il team trascorrono l’intero arco della partita sfidandosi a braccio di ferro. Dicesi misurazione della virilità. Sul petto posseggono incise delle rupestraggini raffiguranti le varie fasi della bonifica agro-pontina. Terra cinica, Busto Arsizio. Avara. Avversa. Coach Marcolino, trainer aureliano, si presenta imbottito di panini del Mc Donald’s assunti sotto consiglio medico per curare una fastidiosa polmonite. È consapevole di avere a che fare con veri e propri androidi. Avversari capaci di nascondere le proprie emozioni talmente bene da far apparire l’Anthony Hopkins del capolavoro ‘Quel che resta del giorno’ un tipo espansivo. Il terreno in erba desta stupore in quanto occupa la bellezza di cinque intere vallate. Sono presenti in qualità sostenitrice morale due ministri della Libera Repubblica di San Lorenzo. Trattasi del responsabile dei rapporti con lo sport popolare Marco detto Ki, arrivato sul posto il giorno precedente a bordo della FANTABAGHI ministeriale, e del ministro delle poste e telecomunicazioni Miranda l’Apruzzese, giunta sul luogo a dorso di Ronzino omaggiando volutamente l’inarrivabile Kevin Costner de ‘Il telegrafista colonico’. Il match incipitizza. Gli atleti lorenzini appaiono impanicati dagli avversari. Giocatori strani, anomali, privati del sentimento tant’è che le loro pupille non possiedono iride e la colpa non può certo essere addossata ad un intervento chirurgico di natura oftalmica. I nostri ragazzi sembrano in difficoltà nel carpire sui visi avversari le trame di gioco. Questa innaturale assenza emotiva permette ai nostri avversari il passaggio a vantaggio senza battitura cigliata. Nessuna reazione sugli spalti da parte del loro pubblico, impegnato a trastullarsi con il ludo dell’aggressione da tergo, emulando i protagonisti della nota hit rigurgitante anni ’90 composta da Zulù e dalla restante compagine partenopea. Lo sceriffo Gentilini, presente nella tribuna coperta, comincia la tiritera dei festeggiamenti sparando alle noci con un Bazooka. La freddezza emotiva traspirante dai pori epitelici dello schieramento sportivo cinetano, blocca riflessologicamente gli arti periferici dei nostri atleti. La prima frazione di gioco volge al termine esasperando disdetta.

Secondo tempo. Trainer Marcolino ridisegna il profilo tattico della squadra. Fuori tutti. Dentro unicamente Micky e Ghinta, protagonisti della saga anime ‘Piccoli problemi di cuore’, armati del verso lorchiano. Un indigestione emozionale contrapposta alla totale assenza emotiva. Micky e Ghinta diaframmaticamente bollenti e pregni d’amor cortese cominciano a declamare sul terreno in erba il sonetto dell’amore oscuro: vorrei stare nelle tue labbra per spegnermi nella neve dei tuoi denti, vorrei stare nel tuo petto per disfarmi in sangue, vorrei nella tua chioma adorata sognare per sempre, che il tuo cuore si facesse tomba del mio dolente, che la tua carne fosse la mia carne…

Gli atleti cinetici vinti dalla magnificenza del madrigale andaluso crollano a ginocchioni in preda allo scompenso cardiocircolatorio. Le difese sono abbassate e qui Marcolino puntilla il capolavoro. Fuori il manuale cartaceo lorchiano, dentro la cantante scozzese Annie Lennox. Avvelenata contro la moda legaiola di appropriarsi del rito pagano celtico. La star prende ad intonare i suoi successi costringendo gli stipendiati Gentilini ad autoinfliggersi quattro pere nella porta. Quattro folate labiali utili a riportare il bottino pieno tra le mura amiche sanlorenzine. Per la seconda volta consecutiva, l’Atletico San Lorenzo con dicasterale al seguito ottiene un risultato utile in chiave salvezza. La stagione primaverile è alle porte. Nonché alle finestre. L’ambiente deambula nell’incognita in quanto ancora non conosce il nome del futuro presidente sostituto del Panuccio salito inaspettatamente al colle quirinalizio con buona pace della transatlanticità politica italiana. Staremo ad osservare… Molti sostenitori atletici, tra cui chi scrive, hanno levantato le coperte aggrediti da una temperatura corporea rasentante la vulcanologia. Dicesi influenza. Sembra che la responsabilità sia da imputare al dirigente Marcolino detto Magara, coacervo pleurico, il quale sarà chiamato a risponderne legalmente al foro competente con la gravissima accusa di terrorismo batteriologico. Il dirigente sarà seguito legalmente dall’avocato Carlo Taormina, famoso nell’ambiente ermellino per le indicibili magagne riposte nello scrigno magico. Immagino il dirigente tastarsi a duplice mandata la sacca scrotale in puro stile Veltroni. Un saluto ibuprofenico citando la protagonista Annie Lennox: Queste sono le parole che non ho mai detto, questo è il sentiero che non ho mai percorso, questi sono i sogni che farò. Un ringraziamento ad Abbissu Artigiano, resonsabile propagandale, che l’ha intervistata nella sua trasmissione ‘San Lorenzerman Show’. Il cesso? Sempre in fondo a destra…prego…

VALLI A PRENDERE reading-spettacolo al Centro di Controcultura Mala-Testa di Roma

In in scena, Valli a prendere. Racconti & poesie. on marzo 2, 2015 at 10:01 PM

Valli a prendere copertina

sabato 7 marzo 2015 ore 20
Centro di Controcultura Mala-Testa
Via Muzio Attendolo 95, Pigneto, Roma
tel 333 931 9521

GIOVAN BARTOLO BOTTA, “VALLI A PRENDERE”, Edizioni Haiku

Chi non crede che gli attori teatrali vogliano sempre essere al centro dell’attenzione, perennemente sul palco a elargire monologhi, dialoghi e soliloqui, farebbe bene a ricredersi… e alla svelta! Soltanto un attore riesce a capire la vita di un attore. Nel gusto narciso per una battuta facile o nella diffidenza per tutti i presunti talenti precoci. Perché a far finta di fare gli attori ci ritroveremmo, senza neanche accorgercene, invischiati in quelle classiche feste frequentate solo da attori, dove gli attori parlano solo di provini per attori, scuole per attori, agenzie per attori, senza neppure sapere che fuori dalla loro pista da ballo per attori c’è un mondo in guerra. Un mondo, forse quello sì, frequentato da veri attori.

Una raccolta di racconti, monologhi e poesie, che ruotano attorno ai temi del teatro, della maschera, dell’incomunicabilità. Una satira, pungente e puntuale, all’arrivismo che domina in certi ambienti, quando a prevalere così sul grande palco, come nel più piccolo teatro di periferia, è la medesima e mediocre farsa della corsa al successo.

Suddiviso in sei sezioni che prendono il nome da altrettanti principi attivi di psicofarmaci, Valli a Prendere è la mise en éspace di una pluralità di punti di vista che seguono di volta in volta le esigenze del racconto o della poesia di turno, in un alternanza fra prima e terza persona, modulata sui diversi registri del comico-grottesco e dell’aulico-riflessivo.

“La rivoluzione non si fa armando la società ma teatralizzandola. Israeliani e palestinesi: a teatro insieme! Juventini e granata: a teatro insieme! Inglesi e scozzesi: a teatro insieme! Pelé e Maradona: a teatro insieme! PD e PDL: voi no! Teatralizziamo la politica”.

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