Giovan Bartolo Botta

Archive for aprile 2015|Monthly archive page

San Lorenzo: Spiritismo nell’antica casa

In attualità, Cronache Atletico San Lorenziadi, San Lorenzo da delegalizzare on aprile 19, 2015 at 6:26 PM


Astroguida ministeriale

Sul quadrante che scandisce il tempo posto in cima al campanile cattedrale immacolato, il fuoco fatuo della prima caserma si spegne lasciando all’interno dell’ambiente aureliano cocente perplessità. Il primo nemico è stato abbattuto, sì, ma a quale prezzo? Sui volti di coloro che seguono le vicissitudini liberatorie settati davanti al maxi-schermo cinepalazzaro, la scucchia mandibolare giunge mancicca obnubilando la trebisonda. Il nugolo dicasterale si ricompatta aggiustandosi le divise da combattimento. Ovvero le magliette da trasferta della compagine calcistica popolare Atletico San Lorenzo. T-shirt color giallo canarino. O pasto del gatto Silvestro se preferite. Divise pronte a svolgere la funzione di vere e proprie armature bronzee capaci di difendere i ministri umbratili dal qualsivoglia pericolo mefistofelico. Prima di involarsi nella battaglia liberatoria, sono state riparate dal grande Mur in persona, cavaliere dell’Ariete nonché natio sanlorenzino. Indi passate in lavatrice attraverso una prassi per capi delicati. Infine stirate con allegata inamidatura. Calienti alla lotta. Ogni divisa ministerata corrisponde ad una costellazione dello zodiaco. Agostino il Sotgia indossa la divisa appartenente alla costellazione dell’ecocombustione. Miranda l’Apruzzese sbraccia tramite la divisa appartenente alla costellazione del telegrafo. Sarah detta Gainsforth resiste indossando la divisa appartenente alla costellazione del teschio di Yorick. Emma detta Catherine insegna con la divisa appartenente alla costellazione del genitivo sassone. Daniela detta Miele cura utilizzando la divisa appartenente alla costellazione dell’anatomopatologo. Lavinia detta Palma solfeggia indossando la divisa appartenente alla costellazione della Montserrat Caballe. Gigliola detta Lulù distribuisce insufficienze orali umanistiche protetta da una divisa appartenente alla costellazione del caro (estinto) maestro unico. Isabella detta Florio controricerca nella divisa appartenente alla costellazione della provetta. Andrea detto Maceroni condanna ingolfato nella divisa appartenente alla costellazione dell’ermellino. Marco detto Ki media attraverso la divisa della costellazione della gradinata sud. Schettino il bibbonato restituisce vitalizi corollato dalla divisa del personal computer. Nicola detto Gesualdo divide le acque con la divisa appartenente alla costellazione deuteronomica. Rosella detta de Salvia clona tramite la divisa appartenente alla costellazione della pecora Dolly. Stefano detto Zafari combatte indossando una divisa appartenente alla costellazione del manuale cartaceo. Sono loro i guerrieri atenati o minervanti chiamati a ripulire le contrade aurelinde dalla dittatura eurozotica imposta per volontà della boiardatura statale. Ognuno cela nel costato un particolare potere cosmogonico che se espanso ai limiti della ragionevolezza volontaria e intenzionale, può risultare letale. La potenzialità va dosata. Utilizzata cum grano salis. Adagiata sul bilancino. Il tempo però gioca a dadi con i dicasterati. Tiranneggia al contrario. La delegazione architetturale incaricata di consegnare il progetto urbano libero partorito è attualmente in sosta all’autogrill per sopperire alla normale esigenza fisiologica. Il traffico sul raccordo anulare appare chilometrico. Il controculturale Stefano detto Zafari trova le teorie economiche keyensiano eccessivamente blande e moderatamente grilline. Spesso e volentieri molla in sgabuzzino la Money Modern Theory per impugnare fuellution bolsceviste. Il propagandale Abissou Artigiano soffre le dodici fatiche erculee nel tentativo di spodestare il vulcano Marsili dalla sua naturale sede. Necessita coadiuvo dal famigerato bonzo risiedente sul cippo dei cinque picchi silani. Agostino il Sotgia, prigioniero del campo vibrazionale parallelo, prepara marmellate ribo-nigrate sottoscortato da Gran Mogol Cinabri. Servirebbe un battito animale da parte della dea bendata. Eccolo.

Miranda storyteller
La seconda caserma appare dismessa. Niente piantoni. Nessun fronzolo. Fiorii peschici. Tavola imbandita da manicaretto. Annaffio duplomaltato. Una situazione sospetta. Non per la ministra telegrafata Miranda l’Appruzzese che con enorme sorpresa d’animo riconosce l’individuo parannanzato impegnato a condire la bieta. Trattasi di Domiziano Murolo. Nome comune, cognome gaudente. Suo coetaneo sanlorenzino denominato e originalmente controllato nonché primo fulmine infatuante della telegrafatista aurelinda. Miranda l’Apruzzese. La più giovane tra i dicasterati, ma anche, veltronianamente discettando la più aurelica. Nata e cresciuta all’interno del rione ribelle capitolino. Un parto fatto in casa. Travaglio popolanarmente nobile nonché nobilmente popolare. La ragazza viene alla luce mordendo tra le fauci una mitragliatrice cislenka bonsai. L’arma tipica del partigiano alpino. Queste sono variazioni sul tema del tiranno di Gloucester. Compagno però. Un rosso antico come avrebbe sentenziato l’ex vino tinto socialista Pietro Nenni. Miranda accumula esperienze in una San Lorenzo ormai estinta sotto i fendenti della gentrificazione nottambula. Botteghe artigiane e bar arcaici. Chiappi marmittamente truccati e laccio emostatico ballerino. Musicassetta e orecchino a croce. Regola dell’amico anziché profilo amicale sulla piattaforma telematica nel nome dello scambismo corporale. Tutto un altro modo di intendere l’esistenza. Fruire la vita. Interiorizzare il vissuto. Solleticare l’emotività. Reale anziché virtuale. La dicasterata dattile corre incontro al Domiziano tranquillizzando il restante ministerale. Vengono abbassate le difese. Il primo amore non si scorda mai. Figuriamoci il secondo.

Miranda holiday in the sun

Domiziano sorride. Conosce il debole che Miranda ha verso l’analogismo. Il ragazzo compie un gesto d’altri tempi. Regala alla sua ex fiamma la versione del compito in classe di greco. Miranda, sorpresa dalla galanteria del gesto, vorrebbe ricambiare, ma non ne ha il tempo. I fogli nel suo palmo si tramutano in un orrendo smartphone modello ultravox fosforescentemente colorato. Una sottospecie di aborto tecnologico. Il sornionismo pacciocone del Murolo si tramuta in ghigno mefitico. La ragazza fissa il volto del fu colpo fulminante. Non lo trova. Al suo posto ecco comparire un giovane turco correntato, tesserato Partito Democratico. Un rottamatore giovanilisticamente atteggiato. Un galoppino diplomato Scuola Holden. Baricco docet. Farinetti pecuniae non olet. È l’increscioso. La telegrafeggiata Miranda, colta di sorpresa, viene trafitta al petto da un’applicazione e condotta in un’esistenza virtuale. Una San Lorenzo fibro-otticizzata intrisa di centri commerciali e vinerie apericenose dove l’edificio più basso possiede tanti piani quanto le twin towers sovrapposte. Un incubo. Un pesce d’aprile fuori stagione. Uno sberleffo settimio-sigillante. Miranda smarrisce il senno quanto Rinaldo in campo. Perde l’orientamento, resa inerme dal dedalo cementifero. Inutili le urla dei compagni ministri tese ad avvertirla che l’infame visione altro non è che un fottuto ologramma. Si prova a soccorrerla ma non è un letto rosaceo bensì un nido di vespe. Il guardasigilli Andrea detto Maceroni agita inutilmente al vento un codice di procedura penale, nel tentativo di spaventare il giovane democratico. L’antimilitarista Sarah detta Gainsforth chiosa comicamente in questi termini: Se Maometto non va al mare è perché ha chiuso i conti al Monte dei Paschi senese. L’esterofila Emma detta Catherine scaglia contro il rottamatore una delle sette temibili seven W-questions: Where is the library? Tutto inutile. Il piddino non ha precedenti penali, non possiede senso dell’umorismo e alle scuole superiori ha studiato l’idioma transalpino. Ennesima applicazione su tablet. Dallo smartphone fuoriesce materializzandosi l’intero stato maggiore nazareno. La vamp Patrizia Moretti, l’inutile Roberto Speranza, il castigato Matteo Orfini, la disastrata Maria Elena Boschi, il pusillanime Sandro Gozzi, la voltagabbana Debora Serracchiani, la cinciallegra Marianna Madia e dulcis in de profundis l’ambiguo Giuseppe Civati detto Goofy. L’artigianista Lavinia detta Palma dispone la fascia muscolare diaframmatica in posizione cantereccia solfeggiando l’eccellente singolo della desta Bonnie Tyler: It’s a heartache. Niente da fare. Le giovani leve democratiche concepiscono la musica da Alessandra Amoroso a Valerio Scanu transitando per Marco Carta. È il deliquio. Intanto il corpo di Miranda si sta lentamente ma inesorabilmente trasformando in una sigaretta elettronica.

Genesi, teoria e prassi del Nuovo Cinema Palazzo

Posto a ridosso della contrada volscia. Affacciato sulla piazza sannita. Sufficientemente servito dal mezzo pubblico. Il Nuovo Cinema Palazzo floriterapicamente okkupato compie quattro anni. Una tetrata annua è trascorsa da quando alcune donne e uomini di buona volontà circondarono il complesso disponendosi a catena andromedea per impedire l’entrata a dei men in black agghindati da geometri, desiderosi di estimologarne gli interni per poi trasformarli in bingo. Questi ragazzi hanno deposto in calcio d’angolo la nascita di una probabile Las Vegas sanlorenzina. L’idea malsana di estrapolare un casinò era balenata alla ditta Camelia. Di proprietà della signora delle camelie. L’edificio Palazzo venne tirato su dalla prima immigrazione bruzzo-ponentina. Carpenteria popolare. Adibito a sala avanspettacolare, ospitò i mastini della scena comica italiana da Erminio Macario a Nino Taranto transitando per Dina Galli. Soubrette a iosa. Gente matta che piroetta dal foxtrott alla gavotta desiderosa di un panino e il cognome in ditta. Lo stesso presidente umbro-governatile Ben Kingsley portò sul catinellume cinepalazzaro il suo munifico show shakespeariano Edmund Kean. Era il 1982. Il grande interprete britannico, folgorato sulla via Tiburtina dalla bellezza del rione, decise di acquistare giaciglio e divenire urbanista. Poi arrivarono gli anni ’90. L’invasamento per la flanella a quadrettoni. Il rione popolare si fece zamatauro. La giunta comunale capitanata dal delinquente Franco Carraro, area conservatrice prezzoliniana, dismise il cineteatro Palazzo per inaugurare una sala biliardi privata della stecca. Unicamente la domenica pomeriggio la sala bingo si trasformava in sala ballo ospitando le performance dei maggiori disjockei zaurini da Coccoluto a Prezioso trapassando per Chighine. Il restante è storia recente. Resistente. Partigiana. Partecipata. Eterna diatriba tra relazione e omologazione. Ed è anche la storia della Carmen Miranda sanlorenzina.

Miranda murder on the dancefloor
È necessario liberare la telegrittata dalla infausta psicosi illusoria proiezionista. L’olista Daniela detta Miele, ippocraticamente fedele branca dalla cassetta del pronto soccorso nosocomico una boccetta. Trattasi di zuccopentixolo. Un potentissimo intruglio allopatico in grado di rallentare l’attività neurotrasmettitorale encefalica. L’unico farmaco utile a far cessare l’illusoria parvenza nell’ipofisi mirandina. Controindicazioni? Il bugiardino ne è pieno. Questo farmaco è… un intingolo verso il trapasso nel mondo scoutista. Miranda lo impugna con le ultime forze. Sorride. Liberare il suo amato quartiere significa trascorrere l’anniversario del Nuovo Cinema Palazzo in compagnia del trittico maccarthysta composto dai bacchettoni Qui, Quo e Qua. Nipoti dello sfortunato Paolino Paperino. Pazienza. Amici, salutatemi l’amato quartiere e spegnete una candelina, sollevate i calici e sterminate la torta. A me i dolci non garbano. La ragazza ingolla l’intruglio espandendo il cosmo partigiano ai limiti del confine muro-aureliano. Lo stato maggiore progressista si dà alla macchia come se avesse scorto un magistrato. La telegrafista si disfa dell’armatura preparandosi a scagliare il suo asso nella manica. La catena francobollifera. Una piccarda collezione post cardata contenente le immagini dei monumenti caratterizzanti il rione popolare. Il giovane turco è battuto. Espugnata la seconda caserma. Miranda però non sarà mai più la stessa…

ll ritrattista liberal-repubblicense Dario detto Fatello scova dall’archivio l’istantanea di una Miranda l’Apruzzese in versione analogica. Uno spaccato di vita della San Lorenzo anni ’90. Ossigenazione pilifera, sobrietà tungstena, zeppa e occhialino protodiscobolare. Il quartiere San Lorenzo come appariva prima della stagione occupazionaria. Alla consolle il sempiterno Mirkione d.j. Buona turnata elettorale e cento di questi giorni…
E il partito democratico?
Erano tanti, erano furbi, erano giovani e turchi. Lobotomie pensierose, distonie volontarie, liquidità ideologiche… Erano troppi!

San Lorenzo: Fiat voluntas tua

In attualità, Cronache Atletico San Lorenziadi, San Lorenzo da delegalizzare on aprile 13, 2015 at 5:12 PM

Preghiera laica del ministro umbratile alla divina interprete Lilla Brignone senza il beneplacito del Partito Radicale

Noi ti ringraziamo, spirito immortale della divina interprete Lilla Brignone, per averci dato anche oggi la forza di aver messo su una buona assemblea. Forse non saremo da Premio Ubu ma a noi… ci basta avere la salute. Non per mancanza di ambizione pronunziamo queste parole ma per tutta una serie di altre mancanze. Tu che ogni settimana di reunenda in reunenda ci presti dosi omeopatiche sacro-focali, sprazzi duendici, disgeli di sala, fa sì che sulle nostre scrivanie non vengano mai a mancare quotidiani cartacei e progetti riqualificatori. Liberaci dalla captatio benevolentiae, allontanaci dal senso di colpa, sbarra il passo alle ipocondrie, dai gli otto secondi alle nevrosi somatopsichiche, rendici analogici. Ma se non ne dovessimo essere degni, se qualche giovane telematico dovesse incombere, se l’esistenza optasse verso la tessera di partito, fa che l’irrimediabile avvenga il più tardi possibile. Sempre dopo l’evento culturale. In ogni caso salva prima il corpo e poi l’anima. Poiché il corpo ci serve per comunicare. L’anima, con rispetto parlando è meglio celarla dentro la coltre del magico scrigno. Tu che permetti a ministri ombra e ministri istituzionali di sostare sul medesimo globo terracqueo fa sì che non ci si incroci mai sullo stesso palco. Dona soddisfazione e consapevolezza ai primi, una pacca sulla spalla ai secondi, cosicché capiscano, comprendano, accettino, se ne vadano a fare in bus oppure entrino nell’emiciclo parlamentare. Ma se un giorno risultasse che i democraticamente liquidi siamo noi, somministraci dosi industriali serotonine per non sentire dolore nella dipartita. Ma non sarà semplice. Praticheremo la scena finché sipario non cali. Dacci la forza di far ridere, piangere, ma soprattutto riflettere coloro che ci frequentano. Non ci far mai discutere per la qualsivoglia questione poiché questo ci allontanerebbe non solo dall’arte, ma da un onesto artigianato. Per il resto ti chiediamo protezione, ispirazione, i soldi giusto per sostenerci, daje Atletico San Lorenzo, forza Libera Repubblica di San Lorenzo, e se lo incontri nell’empireo degli attori teatrali, salutaci Romolo Valli.

Agostino Sotgia Show

Prima caserma. Ostacolo numero uno. Situata adiacenza agorà Sannita. Oltre alla beffa, segue il danno. I ministri ombra della Libera quartierante recitano l’orazione atea stringendosi le mani in puro stile emulatorio brasiliano. Negli spazi piccardamente occupati del Nuovo Cinema Palazzo, un maxi-schermo imperversa al centro del palcoscenico alcantarato trasmettendo la diretta della battaglia finale. Sarà uno scontro serio. Non serioso. Ignorato dalla pay-tv. Prevista radiocronaca nonché aggiornamento streaming rasentando movimenti politici pentastelluti. Il nugolo dicasterale sfoggia la propria forza combattiva come se stesse sfilando sulla passerella marsigliese. Molti di loro fremono menando l’arto in aere. Le porte casermifere si spalancano. I piantoni mollano l’ormeggio. Filari spinati si tramutano in fili interdentali. Appare l’avversario numero uno: l’avvocato pedemontano Gianni Agnelli. Sussultano i diaframmi. L’istruzionale Gigliola detta Lulù vacilla conatando colazione. Il nemico olezza prestigio altoborghese. Oserei dire nobile. Nel significato peggiore del termine. Sangue blu macchiato catrame. Daniela detta Miele, olisticamente promettente scrocchia le nocche scaraventando a terra il rescue remedy. Le autovetture a carbonfossile, si sa, ottundono i bronchioli umani rendendo inutile il rimedio omeopatico. Daniela desidera ridiscutere la questione. Così come i ministri Sarah detta Gainsforth, pronta a sfoderare un repertorio battutale omaggiante il comedian nevadense George Carlin o Andrea il Maceroni, deciso a rivangare le istanze della corte di cassazione laziale la quale ha imposto la ricostruzione delle storiche Fonderie Bastianoni utilizzando mattoncini LEGO. Per quanto tempo la Polizia di Stato ha protetto magistrati incapsulandoli a bordo di carrozzeria Fiat? Troppo. O forse troppo poco. Ma è l’ecocompatibile Agostino il Sotgia a farsi avanti. Pretende l’esclusiva. Desidera ripulire l’ambiente. Desidera farlo da solo. Se c’è una cosa che ha contribuito a rendere l’atmosfera ecocompatibilmente insufficiente sono proprio le automobili targate Lingotto. Agostino lo sa e adesso mostrerà al restante ministerale il frutto dei suoi severissimi allenamenti. Ministri come fratelli. Ma in questo istante sono pregati di farsi da parte. Chiunque si intrometterà tra lui e l’avvocato Agnelli pagherà dazio. Ma a cosa si deve la fregola agostiniana nel voler sfidare l’avvocato a singolar tenzone?

Il passato di Agostino Sotgia

Sembra incredibile ma anche in un’ambiente caratterizzato dal materialismo storico/dialettico variegato ateismo qual è il quartiere aureliano capitolino, la teoria trasmigratoria del coscienziale animico, sembra attecchire quanto un seme girasole in campo papaverino. L’ecocompostezza caratterizzante il ministro Sotgia non giustifica completamente la sua inspiegabile frenesia di battersi contro il patriarca della casata torinese. Nascosta deve celarsi una motivazione molto più importante. Agostino, archeologo in nuce nonché ministro ombra è alla sua seconda reincarnazione sul planisfero terrestre. La prima, quella precedente, avvenuta in epoca musichiera, lo vide colletto bianco all’interno del direttivo Fiat presieduto dall’allora ingegnere capo Vittorio Valletta. Il duro dal cuore tenero. Correva l’anno 1969. Le magliette erano strappate. Riverniciate le giacche in cuoio. Ancora non borchiate. Il capo comico Memo Benassi si era già congedato dall’ordinaria linea spazio-temporale terrena. Una cozzaglia hippy baccanaleggiava occupando il Parco Pellerino taurino. L’orda dei moti di Piazza San Carlo appariva come una cruda routine. Già allora il futuro sanlorenzino Agostino nutriva simpatie ecologiste oltre che interessi antiquarici e archeologati. Provò a far introdurre in azienda una piccola rivoluzione. Motore azionabile tramite fotosintesi clorofilliana. Ci fu un alterco negli uffici. Il ragazzo venne allontanato da Corso Marconi per essere trasferito nella succursale Melfica. Con una aggravante: era amico personale del fromboliere torinista Aldo Agroppi. Agostino Sotgia vanta un passato a fede granata. Una spina nel fianco della juventinità allora obbligatoria tra i dipendenti della Real Casa Perosa. Il destino ha mosso lo scacco. Era arrivata l’ora, per il germoglio ministeriale, di chiudere i conti con il proprio passato. Sepolto sotto polvere metempsicotica.

Pneumatici roventi

Gianni Agnelli solleva lo sfenoide verso la punta della Mole Antonelliana. Possiede un setto nasale placcato sezione aurea. Tanto va la bamba alla narice che ci scappa kriptonite. Dall’apparato naso-buccinale dell’avvocato fuoriescono materializzandosi i maggiori responsabili della disfatta industriale italiana. Il furfante Puccio Cantarella, l’inconcludente Paolo Fresco, il tangentaro Cesare Romiti, il fugace Sergio Marchionne, il lisciato Luca Cordero di Montezemolo, il trittico dei fratelli Elkann frutto infausto della lussuria raccomandatoria, Giampiero Boniperti detto Marisa, lo stolto Andrea Agnelli, lo speculatore Umberto Agnelli, la sopravvalutata donna Susanna Agnelli e dulcis in de profundis l’ex segretario statale nixoniano Henry Kissinger, amico personale della famiglia sobillatrice. Tra i ministri si solleva il panico. L’avvocato agita il Rolex portato elegantemente sul polsino della camicia Collofit. I servi lingottati sorprendono i dicasterati alle spalle imprigionandoli in una spirale a forma di Fiat Multipla. Uno dei maggiori obbrobri fuoriusciti dalle officine Corso Traiane. Kissinger confonde le idee alla esterofila Emma detta Catherine sproloquiando minacce attraverso un difettoso idioma cadenzato armamento nucleare. Rosella De Salvia, genetisticamente improntata, è colta di sorpresa dalla modificazione desossiribonucleica presentatale dal piccardo Montezemolo. Lapo Elkann convince, ipnotendola col dolce latrato, l’artigianta Lavinia detta Palma ad acquistare i suoi occhiali deluxe a prezzo da donazione dell’organo umano. L’ex fuoriclasse zebrato Boniperti sfianca lo sportivista popolare Marco detto Ki ripetendogli a loop il numero di scudetti rubati dalla Juventus. Praticamente tutti. Cesare Romiti prova a corrompere la telegrafista Miranda l’Apruzzese offrendole un posto fisso alla Telecom. Il bibbonesco Schettino viene reso inoffensivo dalla fuga capitale architettata dall’anglo-abbruzzino Sergio Marchionne. Il primo ostacolo sembra essere un ostacolo insormontabile.

Mai come ieri

A bordo della berlinata Croma, antica ammiraglia di casa FIAT, Agostino viene condotto, traslando lo spazio, in quel di Villar Perosa. Tenuta barocca dentro la quale la buona borghesia pedemontana si riuniva a disquisire sul nulla. Il famigerato stile Agnelli. Sotgia è reso inerme da un territorio così elevatamente chittato. Pinguini mascherati da maggiordomi lo inducono in tentazione servendogli Dom Perignon versato in Coppa dei Campioni. Jacky Kennedy, amante dell’avvocato, lo cinge da tergo solleticandogli la schiena. Dalla Jacuzzi, il cinghialone socialista Bettino Craxi porge capolino invitandolo a deporre fiori per impugnare dazioni ambientali. Illusioni di un’esistenza tanto godereccia quanto vuota. Emozionalmente desertificata. Spenta. Mai come adesso la seconda liberazione del quartiere San Lorenzo è nelle mani di un ragazzo in preda alla vacillazione.. Le energie lo abbandonano lentamente. Un forziere monetisticamente sonante gli impedisce il moto a luogo. Il suo maestro, l’ecostrumentalizzato politicante teutonico Joschka Fischer, compare annunciandogli la disfatta. Ma con buona uscita. Farsi corrompere. Passare alla riva opposta del fiume. Joschka ne è l’emblema. Nel ’77 scagliava molotov verso il Bundestag. Attualmente spegne molotov settato sul Bundestag. Paradossi della vita. Che cos’è l’esistenza se non una contraddizione perenne? Se possiedi lo stimolo della fame sei vivo. Se possiedi lo stimolo della sete sei vivo. Se possiedi uno spirito adeguatamente contraddittorio sei vivo. Se sogni, sei vivo. Se ami, sei decisamente vivo. Il restante è l’indifferenza. O in alternativa una esistenza ceralaccata, posticcia, in un’ambiente che senti non essere il tuo. Agostino lo sa. Agostino aveva già dato. Dolori del Werther. Turbamenti del Toerless. Sdoganamenti commerciali. Quello sarebbe stato il passato, il futuro è un viaggio di sola andata per Ipanema Beach girandosi il pollicume. È necessario fare una scelta. Sempre. L’esistenza è un fottuto bivio. Vige una regola in battaglia. Attacca il nemico utilizzando medesima pariglia. Se la Fiat ha inquinato falda acquifera tramite marmitta scappamentata, il dicasterale Agostino risponderà rovinando la Fiat attraverso lo sversamento dell’olio di palma. Le serate trascorse a cenare sbocconcellando pizza d’Osvaldo… Maldestramente lievitata. Unta in olio di palma. Hanno reso il giovane un inconsapevole ordigno Monsanto. Sono le dicotomie che appartengono ad ogni essere umano. Agostino sorride volgendo lo sguardo nella direzione del suo amato quartiere. Il sorriso si tramuta in ghigno stringendo il polso dell’avvocato. L’accettazione della corruttela non è che una burla. Una recita. L’archeologo aurelindo branca Agnelli espandendo il cosmo partigiano all’ennesima potenza. L’avvocato matusa spaventato scalcia smosciando la consonante. Ettolitri d’olio palmato fuoriescono dai pori agostinei imbrattando lo smoking del capitalista. È la mossa finale. L’abbraccio sudoporicida imparato alla scuola d’arte marziale della Gru. Gli ologrammi umani che tenevano prigionieri i ministri ombra, sconquassano all’istante. La diatriba ricomincia. Urbanisti e architetti sanlorenzini, in viaggio verso l’europarlamento sono ancora bloccati al chilometro 88 del Grande Raccordo Anulare. Una cifra sinistra che olezza carbonchio. L’armigero Patrick Flanagan ha scovato la prima arma del partigiano franando con il suo motoscooter nel dehors di uno dei locali notturni maggiormente truffaldini del quartiere. L’insentibile Monta Todos. Specialità carico didattico alla brace intinto in salsa mucillaginosa. Il merito è del cercasfere a forma di smartphone da polso che Patrick ostenta un giorno si e l’altro pure. L’ecocapomastro Agostino il Sotgia marca i primi tre punti a favore della Libera quartierante… sussurrando nel padiglione auricolo dell’avvocato Agnelli una rima degna del Poliziano: noi non siamo gobbi di… Contemporaneamente a questi fatti, stipato all’ interno del bunker cinepalazzaro, il ministro controculturale Stefano detto Zafari divora manuali socioeconomici Keynesiani in attesa della turnata finale. Come si suol declamare in elevata Val Susa: sarà dura!

Tamurriata atletica

Compagine femminile dell’Atletico San Lorenzo. Il match infrasettimanale contro le funamboliche girgentine della Palazzolo Acreide salta per motivi ordinariamente pubblici. Sembra che le atlete rossoblu abbiano intrapreso un improbabile sciopero dal sustanziale etilico in protesta pervicace contro la nomina del macellicida Gianni De Gennaro a responsabile interno dell’armadietto da spogliatoio, voluta dalla vicepresidenza aurelica a firma Scalfaro. Unite tanto dalla protesta come dalla proposta,capitan Pamela, Angela, Carolina, Cecilia, Belen, Alessia, Gaia from Gorizia, Francesca e quel che reasta del giorno hanno inscenato il sit-in davanti alla sede societaria della via dalmata astenendosi dalla divinità bacchica. Pare che il fioretto sia durato la bellezza di cinque minuti primi. Giusto il tempo di prenotare il privè al discoclub MuccAssassina emulando spiritualità protocollari anni novanta.

Compagine maschile dell’Atletico San Lorenzo. La salvezza è talmente vicina da lambire il papillame gustativo. La verticalità dirigenziale aurelinda presidentata Ciampi e amministrata dal petroliere tirchio Donald Duck interviene nuovamente sul mercato assicurandosi le prestazioni sportive di una pedina scatenante polemica: il pubblico ministero reggino Nicola Gratteri. Magistrato antiimpastantista privo del qualsivoglia vizio. Svenuti Andrea Grecia, Magara, Danielino, Pozzo, Arcovio, Kabobo, Dopone, Mariano Canà e Gigigno o campariello! La torcida aurelica storce mucose orali turandosi nasi. L’ermellino non è gradito in gradinata. Eppure sarà proprio lui a condannare gli avversari pietralati alla retrocessione aritmetica mandando in gol con tre pregevoli riti abbreviati i frombolieri Iaco detto cigno, Mulè e Lucimbene. Quel che resta del giorno…

Con il propagandale Abbissu Artigiano abile arruolato, impegnato a sollevare promontori vulcanici Marsilensi su terra silana in preparazione di possibili fusioni fredde tra fazioni calabre, a sto giro l’istantanea passa al ritrattista liberorepubblicense Dario detto Fatello, reduce da un severissimo servizio fotografico presso la città tolteca di Cutzco (la più altitudinata al mondo dopo la tibetana Lhasa), il quale sfodera dall’archivio personale le immagini di un neo immatricolato ministro Agostino Sotgia svolgente scavi archeologici partenoni su suolo ellenico insieme ai compagni di classe… della terza C Chicco Lazzaretti e Bruno Sacchi! Artigiano, Dario detto Fatello nonché Dario detto Di Michele opereranno dal fronte inscenando giuramento sulla mitologica Rollerflex appartenuta al cantautore carioca Antonio Carlos Jobim. E ora mambo! Musica e mixaggio: Mirchione D.j. o D.j. Mirchione che dir si voglia!

Follia imbavagliata dall’autorità invocando la riposante signora della porta accanto…

San Lorenzo: prendere non è dare

In attualità, Cronache Atletico San Lorenziadi, San Lorenzo da delegalizzare on aprile 2, 2015 at 4:11 PM

Prologo
Ora l’inverno del nostro scontento sanlorenzino si è fatto estate incandescente sotto questo sole euroscettico. Le sottoscrizioni che incombevano piacevolmente sulle nostre tavole sono ora seppellite sotto tonnellate di titoli statali. Obbligazioni. Ora abbiamo le fronti coronate da assegni scoperti e i conti correnti, pesti, smozzicati, perennemente in rosso. Al verde le tasche. Mutate le dolci danze in militari adunate. Gli scontri di piazza paiono affronti e ora anziché ascoltare concerti strumentalmente jazzistici si è costretti a favoreggiare infausti avvenimenti. Ma io che a questi atteggiamenti sono allergico, di lineare stampo, ambiziosamente scapestro, proporzionato nelle giuste misure emotive, io in questo sinistro tempo democraticamente liquido altro non ho da fare come diletto o passatempo che pascolare dentro il centro commerciale sgranocchiando Monsanto. Così non potendo contrastare l’autorità, ho ordito messe in scena teatrali, ho offerto spuntini al sorriso, ho abbracciato il contesto. Tutto pur di rimanere ancorato al mio tempo. Eppure tra il sogno e il son desto osservo il rione vorticare nel cosmo ricercando disperatamente il giusto contesto. Eviteremo la sepoltura sotto il cinismo. Pensieri, nascondetevi nel solco della sabbia, intuisco a breve i dissapori della schermaglia… Carlo Azeglio Ciampi è qui.

Giornata ipnotica
La giornata pare tutto fuorché uggiosa. Da quando la coppiata liberodemocrista composta dal labaticense Ciampi e dal novarese Scalfaro imperversa sul quartiere, le riunioni della Libera Repubblica di San Lorenzo hanno assunto sempre più un carattere tipologamente clandestino. I vari ministri del governo umbratile giungono alla chetichella negli spazi del Nuovo Cinema Palazzo gaudentemente occupato mascherati utilizzando improbabili calchi da Commedia dell’arte i quali conferiscono loro un aspetto tanto carnascialesco quanto grottesco. Tendente al satiro. Il timore di essere scoperti da una delle numerose guardie elvetiche noleggiate presso lo Stato Pontificio e disseminate tra le Mura Aureliane con il compito di scovare sacche rivoltose convertibili sulla via dello scoutismo conservatore è notevole. Gran Mogol giovanilisticamente marmottati rondano le antiche contrade aurelinde armati di apposito manuale pronti ad allevare novelli Qui Quo Qua. Gli stessi nipoti paperinici, ormai adulti nonché diligentemente responsabilizzati, sostano davanti agli usci degli spazi occupati elargendo filippiche sulle virtù dell’astinenza libidesca. Attività utile unicamente ai fini della riproduzione biologica. Come da volere deistico. Desiderio teologico superbamente interpretato dal cattolico Scalfaro, il quale impone alla collettività sanlorenzina una norma penitente che vieta alle farmacie di quartiere la vendita contracettivale. Ai residenti viene imposto il sistema copulativo faunifero. Accoppiamento amplessico due volte l’anno simulando calore come i felidi. Questa regola benedettina fortissimamente caldeggiata dal pedemontano Scalfaro servirà a fare di San Lorenzo il paradiso dell’ortodossia fideista. Roba da suscitare invidia ad un monastero clarisso. Il clima appare glaciale. Capitolo scuola. Giovani leve aureliane vengono divise in batterie, come polli d’allevamento, e obbligate ad adorare la moneta unica squarciagolando i precetti dell’economia liberista. Il loro percorso formativo prevede un’unica materia, ragioneria, integrata da un’unica attività rientrante pomeridiana, catechismo. L’insegnante è unico così come previsto dalla legislazione gelminesca, ed è un microchip. Sostenuto da reverendo. Capitolo movida. Il patron alabbino Oscar Farinetti, in accordo con i vertici dell’istituzionalità capitolina, è intervenuto pesantemente rilevando l’intero complesso esercente aureliano convertendolo in una catena di ristoranti Eataly. Perennemente aperti. Anzi spalancati. Ove è possibile gustare i sapori tipici della tradizione sanlorenzina, dal kebab al couscous transitando per il sashimi. Il tutto a prezzi pariolineggianti. Ai loci aggregativi in odor di bolscevismo è stato imposto uno spiacevole coprifuoco. Saranno costretti a cessare le attività entro e non oltre le ore 18. Orario nel quale erano soliti cominciarle. Le attività. Capitolo piano urbanistico. La progettualità partorita dall’assessore cartapecorito Urbano Caudo, col beneplacito ciampesco, evita la smenatura del can per l’aia. San Lorenzo sarà prima di subito tramutata in una novella Las Vegas. Ma con una prassi fiscale rasentabile il Principato Monegasco. Presto lo skyline aureliano guadagnerà in altitudine somigliando sempre più a quello di cosmopolitosi come Shanghai o Tokyo. Il tutto però compresso all’interno della cinta muraria voluta dall’imperatore Marc Aurelio. Eliporti privati e rete metropolitana personalizzata completeranno il malefico disegno. Il lago sottostante il quadrante Bastianelli verrà reso balneare e riempito di itticismo da copertina. Sono già stati raggiunti accordi economici con Teddy, l’orca petulante, e Flipper, il delfino deboscio, transitando per Pollover, la balena capodoglia che ingoiò Mastro Geppetto. Attualmente in fase disintossicatoria alcolica. Capitolo aggregazione. Ogni cittadino avrà il diritto (obbligo) a possedere un numero illimitato di smartphone attraverso i quali potrà comunicare con il mondo esterno fino al decesso. Viceversa tra esseri umani l’interazione sarà fortemente disciplinata imponendo un uso verbale inferiore ai trenta vocaboli. Possibilmente onomatopeici. Capitolo polisportiva popolare Atletico San Lorenzo. Al presidente Carlo Azeglio Ciampi interessa unicamente il calcio. Appassionato amaranto vorrebbe ripetere le gesta dell’unione sportiva livornense miracolata targata Mazzarri. L’Atletico San Lorenzo dovrà divenire un brand. Un marchio, capace di esportare l’immagine sanlorenzina nel globo. Per farlo Ciampi ha imposto all’assemblea del primo acchito sponsorizzazioni ioseggianti e aumenti capitali. Licenziato il libertario contabile Andrea Grecia. Sostituito prontamente dal magnate petrodollaroso Donald Duck. Già rindonda il motivetto musicale della Champions League…

I dolori del giovane Wireless
In settimana la compagine calcistica femminile dell’Atletico San Lorenzo ha sfidato il team calcistico composto dal gruppo musicale britannico One Direction. Il campo colombaro è stato preso d’assalto da fan provenienti dall’intero planisfero. Non si ricordava così tanta gente nel rione dai tempi della liberazione partigiana. I cinque androgini fuoriusciti dal talent musicale X Factor Inghilterra giocano un calcio imbarazzante. Pippe al sugo. Seriose schiappe. Enormi bluff. Eppure puniscono l’estremo difensore goriziano Gaia settanta volte sette. Ciampi si era impuntato convocando le atlete aureliane presso gli uffici dalmati imponendo loro la simulazione della sconfitta. Era necessario uscire perdenti evitando così il collasso economico. La vittoria degli One Direction solleva gli entusiasmi delle ammiratrici, le quali si sbracciano esercitando circolazione monetaria. Sempre l’ex governatore banco-italiota, mosso da ambizioni briatoresche, è volato in terra carioca per convincere l’ex fenomeno Luis Nazario Da lima Ronaldo a vestire la casacca aurelica. L’acquisto di peso utile in chiave salvezza. Di peso è poco ma sicuro. Alimentazione sconsiderata e valori tiroidei sballati dovuti ad un uso eccessivo ingerenziale del farmaco antidolorifico hanno condotto il fuoriclasse brasiliano verso un peso forma utile al Sumo. Però è un nome. Anzi, un cognome. Capace ancora di attrarre liquidità. Mister Marcolino, allenatore aurelindo, lo schiera dal primo minuto nel delicato match salvezza contro gli scorrettissimi sanpolensi. Lo fa sotto forti pressioni dirigenziali. Ronaldo scivola sul brecciolino franando rovinosamente sul direttore di gara. Siamo in alta montagna. Viene allertato prontamente il vicino nosocomio Pescarense. L’ambulanza arriverà sul luogo dell’increscioso sette ore dopo. Troppo tardi. La partita è sospesa a divinis. Capitolo ordine pubblico. Dodici caserme ove dimorano dodici misteriosi individui circondano il quartiere militarizzandolo. Nessuno conosce le loro identità. Ma se si vuole liberare il contrado dal monattismo eurozotico bisogna cominciare da qui.

I turbamenti del giovane Tobias

E’ quello che pensano anche gli eroici ministri della libera quartierante pronti a sacrificare la loro parvenza sulla via dello scoutismo pur di far tornare la primavera tra le amate strade. Anche loro posseggono un progetto urbano. Da consegnare al Parlamento europeo battendo sul tempo il progetto urbano voluto dalle autorità capitoline. Il presidente Ben Kingsley avrà l’onere del gesto, scortato in questa responsabilità dal nucleo architetturale composto da Rossella Marchini, Step By Step e Viola Le Corbusier. Il restante dicasterale affronterà il proprio destino scolpito all’interno del quadrante astrale. Sarà necessario organizzarsi affrontando timori e paure. Allenarsi duramente. Nulla sarà lasciato al caso. Niente di intentato. Se il ministro armigero Patrick Flanagan circumnavigherà lo Scalo alla ricerca delle sette armi del partigiano, capaci di invocare la ignota militanza nel desiderio resuscitativo, gli altri ministri saranno chiamati a perfezionare le loro segrete tecniche d’operativismo. Azzerate le unità aristoteliche temporali e locali. Sarà necessario consentire al Ministro controculturale Stefano detto Zafari di studiarsi impegnativi manuali d’economia speculativa in vista dello scontro finale. Ma bisognerà arrivarci allo scontro finale. L’olista ministerale Daniela detta Miele impreziosirà preparazioni galeniche sotto la guida del dottor Hamer. La Ministra esterofila Emma detta Catherine sfrutterà l’idioma extraterrestre imparato sul pianeta Namecc, creando così una Babele tra portaborse dell’istituzionalità invadente. Sollecitata nell’agere dalle perle sagaci del namecciano Piccolo. I vocalizzi anarcoidi della Ministra Lavinia detta Palma diverranno controtenorili sotto la tutela del burbero maestro Freddie Mercury. La Ministra agli Interni Sarah detta Gainsforth proverà a smilitarizzare l’avversario chiosando comicamente attraverso i lazzi imparati dall’attore Steven Guttenberg, protagonista del cult anni ’80 Police Academy. Il Ministro popolarmente sportivo Marco detto Ki scalerà a mani nude le torri felsinee, invogliato dal magistro Karin. Severissime le lezioni di diritto penale impartite al Ministro giudiziariamente esposto Andrea detto Maceroni dal pool meneghino capostipato Francesco Saverio Borrelli. La Ministra telegrafista Miranda l’Apruzzese verrà presa per mano dall’affascinante postino Kevin Costner e condotta alla viandante frontiera. E se il bibbonico Ministro Schettino riceverà lezioni baccagliarmente strusceggianti dal grillino Alessandro Di Battista, la Ministra istruttiva Gigliola detta Lulù aggiornerà il programma umanistico visitando danteschi gironi amorevolmente guidata dal sapiente poeta Virgilio. Silo-cosentini e catanzar-silani accetteranno la fusione fredda nel nome della liberazione aureliana? L’ecocompatibile Agostino il Sotgia prenderà lezioni di scaglio del sanpietrino dal verde teutonico Joschka Fischer? La genetista Rosella detta de Salvia riuscirà a comprendere l’alchemico segreto che dona la vita? Il conto alla rovescia è cominciato. Puntuale la fotocamera del Ministro propagandale Abissou Artigiano segue l’appesantito Ronaldo a tinte rossoblu. Il conto alla rovescia è già terminato. Parafrasando storpie regalità britanniche: se dobbiamo essere comandati sia, ma non da questo bastardume politicense apericenoso che i nostri avi batterono scornandolo. Gioco la mia vita sopra un tiro di dardi. Un cavallo, un cavallo, il mio quartiere per un cavallo! ‘Riccardo III, un uomo, un re’. Libera Repubblica di San Lorenzo… prendere non è dare…

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora