Astroguida ministeriale
Sul quadrante che scandisce il tempo posto in cima al campanile cattedrale immacolato, il fuoco fatuo della prima caserma si spegne lasciando all’interno dell’ambiente aureliano cocente perplessità. Il primo nemico è stato abbattuto, sì, ma a quale prezzo? Sui volti di coloro che seguono le vicissitudini liberatorie settati davanti al maxi-schermo cinepalazzaro, la scucchia mandibolare giunge mancicca obnubilando la trebisonda. Il nugolo dicasterale si ricompatta aggiustandosi le divise da combattimento. Ovvero le magliette da trasferta della compagine calcistica popolare Atletico San Lorenzo. T-shirt color giallo canarino. O pasto del gatto Silvestro se preferite. Divise pronte a svolgere la funzione di vere e proprie armature bronzee capaci di difendere i ministri umbratili dal qualsivoglia pericolo mefistofelico. Prima di involarsi nella battaglia liberatoria, sono state riparate dal grande Mur in persona, cavaliere dell’Ariete nonché natio sanlorenzino. Indi passate in lavatrice attraverso una prassi per capi delicati. Infine stirate con allegata inamidatura. Calienti alla lotta. Ogni divisa ministerata corrisponde ad una costellazione dello zodiaco. Agostino il Sotgia indossa la divisa appartenente alla costellazione dell’ecocombustione. Miranda l’Apruzzese sbraccia tramite la divisa appartenente alla costellazione del telegrafo. Sarah detta Gainsforth resiste indossando la divisa appartenente alla costellazione del teschio di Yorick. Emma detta Catherine insegna con la divisa appartenente alla costellazione del genitivo sassone. Daniela detta Miele cura utilizzando la divisa appartenente alla costellazione dell’anatomopatologo. Lavinia detta Palma solfeggia indossando la divisa appartenente alla costellazione della Montserrat Caballe. Gigliola detta Lulù distribuisce insufficienze orali umanistiche protetta da una divisa appartenente alla costellazione del caro (estinto) maestro unico. Isabella detta Florio controricerca nella divisa appartenente alla costellazione della provetta. Andrea detto Maceroni condanna ingolfato nella divisa appartenente alla costellazione dell’ermellino. Marco detto Ki media attraverso la divisa della costellazione della gradinata sud. Schettino il bibbonato restituisce vitalizi corollato dalla divisa del personal computer. Nicola detto Gesualdo divide le acque con la divisa appartenente alla costellazione deuteronomica. Rosella detta de Salvia clona tramite la divisa appartenente alla costellazione della pecora Dolly. Stefano detto Zafari combatte indossando una divisa appartenente alla costellazione del manuale cartaceo. Sono loro i guerrieri atenati o minervanti chiamati a ripulire le contrade aurelinde dalla dittatura eurozotica imposta per volontà della boiardatura statale. Ognuno cela nel costato un particolare potere cosmogonico che se espanso ai limiti della ragionevolezza volontaria e intenzionale, può risultare letale. La potenzialità va dosata. Utilizzata cum grano salis. Adagiata sul bilancino. Il tempo però gioca a dadi con i dicasterati. Tiranneggia al contrario. La delegazione architetturale incaricata di consegnare il progetto urbano libero partorito è attualmente in sosta all’autogrill per sopperire alla normale esigenza fisiologica. Il traffico sul raccordo anulare appare chilometrico. Il controculturale Stefano detto Zafari trova le teorie economiche keyensiano eccessivamente blande e moderatamente grilline. Spesso e volentieri molla in sgabuzzino la Money Modern Theory per impugnare fuellution bolsceviste. Il propagandale Abissou Artigiano soffre le dodici fatiche erculee nel tentativo di spodestare il vulcano Marsili dalla sua naturale sede. Necessita coadiuvo dal famigerato bonzo risiedente sul cippo dei cinque picchi silani. Agostino il Sotgia, prigioniero del campo vibrazionale parallelo, prepara marmellate ribo-nigrate sottoscortato da Gran Mogol Cinabri. Servirebbe un battito animale da parte della dea bendata. Eccolo.
Miranda storyteller
La seconda caserma appare dismessa. Niente piantoni. Nessun fronzolo. Fiorii peschici. Tavola imbandita da manicaretto. Annaffio duplomaltato. Una situazione sospetta. Non per la ministra telegrafata Miranda l’Appruzzese che con enorme sorpresa d’animo riconosce l’individuo parannanzato impegnato a condire la bieta. Trattasi di Domiziano Murolo. Nome comune, cognome gaudente. Suo coetaneo sanlorenzino denominato e originalmente controllato nonché primo fulmine infatuante della telegrafatista aurelinda. Miranda l’Apruzzese. La più giovane tra i dicasterati, ma anche, veltronianamente discettando la più aurelica. Nata e cresciuta all’interno del rione ribelle capitolino. Un parto fatto in casa. Travaglio popolanarmente nobile nonché nobilmente popolare. La ragazza viene alla luce mordendo tra le fauci una mitragliatrice cislenka bonsai. L’arma tipica del partigiano alpino. Queste sono variazioni sul tema del tiranno di Gloucester. Compagno però. Un rosso antico come avrebbe sentenziato l’ex vino tinto socialista Pietro Nenni. Miranda accumula esperienze in una San Lorenzo ormai estinta sotto i fendenti della gentrificazione nottambula. Botteghe artigiane e bar arcaici. Chiappi marmittamente truccati e laccio emostatico ballerino. Musicassetta e orecchino a croce. Regola dell’amico anziché profilo amicale sulla piattaforma telematica nel nome dello scambismo corporale. Tutto un altro modo di intendere l’esistenza. Fruire la vita. Interiorizzare il vissuto. Solleticare l’emotività. Reale anziché virtuale. La dicasterata dattile corre incontro al Domiziano tranquillizzando il restante ministerale. Vengono abbassate le difese. Il primo amore non si scorda mai. Figuriamoci il secondo.
Miranda holiday in the sun
Domiziano sorride. Conosce il debole che Miranda ha verso l’analogismo. Il ragazzo compie un gesto d’altri tempi. Regala alla sua ex fiamma la versione del compito in classe di greco. Miranda, sorpresa dalla galanteria del gesto, vorrebbe ricambiare, ma non ne ha il tempo. I fogli nel suo palmo si tramutano in un orrendo smartphone modello ultravox fosforescentemente colorato. Una sottospecie di aborto tecnologico. Il sornionismo pacciocone del Murolo si tramuta in ghigno mefitico. La ragazza fissa il volto del fu colpo fulminante. Non lo trova. Al suo posto ecco comparire un giovane turco correntato, tesserato Partito Democratico. Un rottamatore giovanilisticamente atteggiato. Un galoppino diplomato Scuola Holden. Baricco docet. Farinetti pecuniae non olet. È l’increscioso. La telegrafeggiata Miranda, colta di sorpresa, viene trafitta al petto da un’applicazione e condotta in un’esistenza virtuale. Una San Lorenzo fibro-otticizzata intrisa di centri commerciali e vinerie apericenose dove l’edificio più basso possiede tanti piani quanto le twin towers sovrapposte. Un incubo. Un pesce d’aprile fuori stagione. Uno sberleffo settimio-sigillante. Miranda smarrisce il senno quanto Rinaldo in campo. Perde l’orientamento, resa inerme dal dedalo cementifero. Inutili le urla dei compagni ministri tese ad avvertirla che l’infame visione altro non è che un fottuto ologramma. Si prova a soccorrerla ma non è un letto rosaceo bensì un nido di vespe. Il guardasigilli Andrea detto Maceroni agita inutilmente al vento un codice di procedura penale, nel tentativo di spaventare il giovane democratico. L’antimilitarista Sarah detta Gainsforth chiosa comicamente in questi termini: Se Maometto non va al mare è perché ha chiuso i conti al Monte dei Paschi senese. L’esterofila Emma detta Catherine scaglia contro il rottamatore una delle sette temibili seven W-questions: Where is the library? Tutto inutile. Il piddino non ha precedenti penali, non possiede senso dell’umorismo e alle scuole superiori ha studiato l’idioma transalpino. Ennesima applicazione su tablet. Dallo smartphone fuoriesce materializzandosi l’intero stato maggiore nazareno. La vamp Patrizia Moretti, l’inutile Roberto Speranza, il castigato Matteo Orfini, la disastrata Maria Elena Boschi, il pusillanime Sandro Gozzi, la voltagabbana Debora Serracchiani, la cinciallegra Marianna Madia e dulcis in de profundis l’ambiguo Giuseppe Civati detto Goofy. L’artigianista Lavinia detta Palma dispone la fascia muscolare diaframmatica in posizione cantereccia solfeggiando l’eccellente singolo della desta Bonnie Tyler: It’s a heartache. Niente da fare. Le giovani leve democratiche concepiscono la musica da Alessandra Amoroso a Valerio Scanu transitando per Marco Carta. È il deliquio. Intanto il corpo di Miranda si sta lentamente ma inesorabilmente trasformando in una sigaretta elettronica.
Genesi, teoria e prassi del Nuovo Cinema Palazzo
Posto a ridosso della contrada volscia. Affacciato sulla piazza sannita. Sufficientemente servito dal mezzo pubblico. Il Nuovo Cinema Palazzo floriterapicamente okkupato compie quattro anni. Una tetrata annua è trascorsa da quando alcune donne e uomini di buona volontà circondarono il complesso disponendosi a catena andromedea per impedire l’entrata a dei men in black agghindati da geometri, desiderosi di estimologarne gli interni per poi trasformarli in bingo. Questi ragazzi hanno deposto in calcio d’angolo la nascita di una probabile Las Vegas sanlorenzina. L’idea malsana di estrapolare un casinò era balenata alla ditta Camelia. Di proprietà della signora delle camelie. L’edificio Palazzo venne tirato su dalla prima immigrazione bruzzo-ponentina. Carpenteria popolare. Adibito a sala avanspettacolare, ospitò i mastini della scena comica italiana da Erminio Macario a Nino Taranto transitando per Dina Galli. Soubrette a iosa. Gente matta che piroetta dal foxtrott alla gavotta desiderosa di un panino e il cognome in ditta. Lo stesso presidente umbro-governatile Ben Kingsley portò sul catinellume cinepalazzaro il suo munifico show shakespeariano Edmund Kean. Era il 1982. Il grande interprete britannico, folgorato sulla via Tiburtina dalla bellezza del rione, decise di acquistare giaciglio e divenire urbanista. Poi arrivarono gli anni ’90. L’invasamento per la flanella a quadrettoni. Il rione popolare si fece zamatauro. La giunta comunale capitanata dal delinquente Franco Carraro, area conservatrice prezzoliniana, dismise il cineteatro Palazzo per inaugurare una sala biliardi privata della stecca. Unicamente la domenica pomeriggio la sala bingo si trasformava in sala ballo ospitando le performance dei maggiori disjockei zaurini da Coccoluto a Prezioso trapassando per Chighine. Il restante è storia recente. Resistente. Partigiana. Partecipata. Eterna diatriba tra relazione e omologazione. Ed è anche la storia della Carmen Miranda sanlorenzina.
Miranda murder on the dancefloor
È necessario liberare la telegrittata dalla infausta psicosi illusoria proiezionista. L’olista Daniela detta Miele, ippocraticamente fedele branca dalla cassetta del pronto soccorso nosocomico una boccetta. Trattasi di zuccopentixolo. Un potentissimo intruglio allopatico in grado di rallentare l’attività neurotrasmettitorale encefalica. L’unico farmaco utile a far cessare l’illusoria parvenza nell’ipofisi mirandina. Controindicazioni? Il bugiardino ne è pieno. Questo farmaco è… un intingolo verso il trapasso nel mondo scoutista. Miranda lo impugna con le ultime forze. Sorride. Liberare il suo amato quartiere significa trascorrere l’anniversario del Nuovo Cinema Palazzo in compagnia del trittico maccarthysta composto dai bacchettoni Qui, Quo e Qua. Nipoti dello sfortunato Paolino Paperino. Pazienza. Amici, salutatemi l’amato quartiere e spegnete una candelina, sollevate i calici e sterminate la torta. A me i dolci non garbano. La ragazza ingolla l’intruglio espandendo il cosmo partigiano ai limiti del confine muro-aureliano. Lo stato maggiore progressista si dà alla macchia come se avesse scorto un magistrato. La telegrafista si disfa dell’armatura preparandosi a scagliare il suo asso nella manica. La catena francobollifera. Una piccarda collezione post cardata contenente le immagini dei monumenti caratterizzanti il rione popolare. Il giovane turco è battuto. Espugnata la seconda caserma. Miranda però non sarà mai più la stessa…
ll ritrattista liberal-repubblicense Dario detto Fatello scova dall’archivio l’istantanea di una Miranda l’Apruzzese in versione analogica. Uno spaccato di vita della San Lorenzo anni ’90. Ossigenazione pilifera, sobrietà tungstena, zeppa e occhialino protodiscobolare. Il quartiere San Lorenzo come appariva prima della stagione occupazionaria. Alla consolle il sempiterno Mirkione d.j. Buona turnata elettorale e cento di questi giorni…
E il partito democratico?
Erano tanti, erano furbi, erano giovani e turchi. Lobotomie pensierose, distonie volontarie, liquidità ideologiche… Erano troppi!