Amarcord alla Niccolò Carosio. Era esattamente il giorno 2 giugno dell’anno signorile 2008. Torrenziale il caldo. Imperlate dal sudore le fronti. Cavernicoli occupavano tafanazzandoli gli elevati scranni dell’emiciclo parlamentare italiota. Al governo individui eurozotici svendevano l’apparato pubblico alla contumelia del libero mercato. Lo scandalo della calciopoli calcistica era ormai da considerarsi un incidente della storia da archiviarsi sotto un sintetico zerbino nel nome dell’introito telecatodico. La città meneghina, capoluogo della regione considerata motore immobile dello stivale, riusciva in zona Cesarini ad aggiudicarsi l’esposizione universale calpestando importanti concorrenze quali Bravkis (Siberia orientale) e Namaganien (Kyrgyztan) senza tralasciare Terecina (Isole Azzorre). Vagonate di liquidità da lì a poco avrebbero intasato gli uffici di Palazzo Marino facendo pervenire ambiziose labirintiti a Ciellini e dintorni. Il vivace mondo della controcultura antiomologatoria optò per il passaggio all’azione. Una controesposizione universale a costo nuplice da esercitarsi all’interno di un rione dalla provata fede ribelle. Rappresentanti dei maggiori quartieri iconoclasti della penisola misero le tende presso il Parco delle Energie capitolino presentando progettualità ed annesse candidature. Alpini al raduno alpino. Il rione San Lorenzo, perla urbana circoscritta da antiche mura imperiali, sebbene invaso da blatte gentrificatorie selvaggine e decurtato nell’identità, riuscì nella clamorosa impresa di aggiudicarsi l’evento sbattendo su tarlate scrivanie dossier di provato fideismo partigiano. Ciò che all’epoca era nuce, adesso sarà realtà. Realtà supervisionata dal ministro umbratile antiproibizionista Marco detto Pozzo. Sarà lui a curare i dettagli della campionaria fiera che aprirà i battenti in piena festività repubblicana. I padiglioni, progettati dal quadrumvirato rosso architettonico Kingsley, Marchini, Mordenti, Step, e costati quanto una balla fumaria, ospiteranno le eccellenze della tradizione aureliana, visitabili tramite obolo sottoscrizionatorio. Ecocompatibili risciò trainati da felidi sanlorenzini, fortissimamente voluti dal ministro ecodirompente Agostino Sotgia, traghetteranno l’ignaro turista spendaccione in un itinerario scomodo alla scoperta delle antiche contrade. Brandine su sopraelevata tangenziale nonché punti ristoro formato cestino ospiteranno e rifocilleranno il visitatore. Il tutto ovviamente all’insegna dell’apparente risparmio. Parafrasando cocainomani direttori della fotografia la parola d’ordine dovrà essere: qualità con annessa umoristica sensibilità. Le didascalie ciceroniche scritte a matita sopra i monumenti, sono state stilate dal restante ministeriale in antico idioma sanlorenzino, in modo tale da condurre il turista allo sforzo massacrante nel novero del comprendonio. L’ordinanza della telegrittata distercense Miranda l’Apruzzese, vieta accuratamente all’ospite l’abuso del selfie. Paga una pena pecuniaria da calo del farmaco. È importante per il quartiere che vengano rispettati protocollari analogismi anacronici. Il quieto operare ha fatto sì che venisse posto un macigno redazionale e giudiziario sulle accuse di sospetti giri dazionistici ambientali intercorsi tra il quartiere rubro e la allora commissione esaminatrice. Tangenti composte da artigianale gelato Marani e famigerata pizza d’Osvaldo. La nobile farinacea lievitata al Sidol. Utili a brancare la sospirata assegnazione. Ma ora bando alle ciarle e conosciamo nel dettaglio i padiglioni.
Padiglione Pozzo: carne d’extraterrestre allevato a mentine. Rigorosamente in scatola. Servito con particolare cicoria. I pascoli sono quelli della Villa Mercedica. La macellazione è avvenuta secondo la ritualità della puntina da disegno.
Padiglione ritrattisti: le istantanee dei cittadini sanlorenzini grossolanamente ritoccate dal trittico laboratoriale fotografico Abbisu Artigiano, Dario detto Fatello e Dario il Di Michele. Vendute a prezzo da congiura del salterio settimo.
Padiglione Miele: gli ottimi intrugli galenici amorevolmente preparati dalla ministra olista aurelinda Daniela detta Miele. Smerciati a prezzo da occhio della propaggine. La loro caratteristica è il puro effetto placebo.
Padiglione Palma: le graziose statue ceramicate capaci di vocalizzare canti popolari senza eseguire particolari riscaldamenti.Te le porti a casa rimettendoci salvacondutture animiche…
Padiglione Gainsforth: le migliori chiose comiche della tradizione avanspettacolare sanlorenzina, capaci di far sbellicare financo la tenuta antisommossa. Disponibili solo ed unicamente su musicassetta. Il costo è a sette zeri.
Padiglione Catherine: le complicate lezioni del popolare idioma gaelico variegato dalla antica cadenza sanlorenzina, ovvero una mistura di accenti talmente complessa da riposizionare la torre di Babele sullo scranno più basso del podio. Registrate su vhs in inglese con sottotitoli in sanlorenzino. L’obbligo è quello di acquistare l’intero cofanetto pena la visita della Guardia tributaria.
Padiglione Zafari: la storia del quartiere aurelindo dall’anno di fondazione ai giorni nostri. Vengono ripercorsi puntigliosamente otto secoli di storia compreso l’eclatante diluvio universale che costrinse il famigerato sanlorenzino Utnapishtim a fabbricare la leggendaria arca fatta di brecciolino. La pergamena è scritta a mano utilizzando la preziosa piuma di starnazzo aurelico. Il costo è da monte del pegno.
Padiglione Gigliola: compact disc contenenti letture dantesche commentate a duplice vocalizzo dalla ministra istruzionale Gigliola detta Lulù e dal luminare natio sanlorenzino Natalino Sapegno. Prezzo speciale per studenti facili al secchionismo.
Padiglione Ki: diapositive ritraenti le migliori occasioni da gol clamorosamente gettate ai quattro venti dalle compagini sportive popolari sanlorenzine. Compresi i canestri a vuoto e il merchandising venduto a prezzo da pignoraggio della dimora abitativa.
Padiglione Miranda: francobolli ritraenti pregiate immagini del quartiere San Lorenzo precedente la sua unificazione. Questi ricercati adesivi non sono assolutamente in vendita salvo spudorate offerte.
Padiglione Maceroni: la storia oscura della tangentopoli sanlorenzina che nel 1992 fece precipitare il quartiere sotto la scure delle indagini giudiziarie. Il pubblico ministero di allora Andrea Maceroni, competente presso il foro della Via Retarda, riporta in auge le vicende dell’epoca mutando però gli esiti dei processi: tutti assolti.
Padiglione Gesualdo: vuoto. Il ragazzo, ha venduto i propri talenti sotto l’ombra del Pirellone.
Padiglione Schettino: la politica all’epoca dell’antipolitica. Come la rete telematica influenza l’approccio alla cosa pubblica. La teoria di Gaia è nulla senza lo smartphone.
Padiglione De Salvia: improponibili alterazioni genetiche effettuate su dieci cavie composte da studenti fuorisede, scelti secondo il criterio della conta all’ambarabàciccìcocò. Scaraventati in solaio gli amletistici dubbi della coscienza.
Padiglione Arcovio: quando il regista teutonico Rainer Werner Fassbinder si sbronzava nelle taberne sanlorenzine ingollando più vino di un altoatesino accompagnato da un valdostano. Reperti archivici concessi eludendo protocollari liberatorie .
Padiglione Sila: i prodotti della tradizione culinaria montesilana spacciati per cibaria muro-aurelica. Prezzi da ginocchia calate sul cilicio. Binetti docet.
Padiglione Micini: oltre trecento tipologie di sigaro sanlorenzino caratterizzato da tabacco essiccato sui binari della linea tramviaria e rollato nel foglietto d’attesa all’ufficio postale. Altra caratteristica del sigaro è l’inconfondibile aroma di pentagramma. Tarato sulla chiave del sol.
Padiglione Petrucci: i leggendari quadri logorroici. Dotati di favella eterna. Capaci di far smarrire la pazienza financo al più paziente dei pacifisti pazienti. Il sangue fuoriuscente dal padiglione auricolare è assicurato quanto un longdrink a Copa Cabana Beach.
Motivazioni da rasentio del fondale barilesco pecuniario pongono sul baratro del bilico l’edificazione di ulteriori padiglioni previsti dal progetto originale. Si pensi ad esempio al fenestrato padiglione Ruggero destinato ad ospitare la comunità brasiliana residente a San Lorenzo prodiga al nascondino dopo la scoppola rimediata per mano teutonica durante gli scorsi mondiali calcistici in terra carioca. Il punteggio finale è a malapena sussurrato per motivi di decenza.
Causa battaglia galattica liberatoria, la cerimonia d’apertura della campionaria fiera aurelica, è stata girata in differita all’interno di un set allestito presso gli spazi del nuovo cinema palazzo garbatamente okkupato.
Un lavoro a sestuplice montaggio analogico godardiano compiuto dai ritrattisti aurelindi Abissou l’Artigiano, Dario detto Fatello nonché Dario il Di Michele, ci mostra momenti salienti e emotivamente toccanti dell’inaugurazione avvenuta insieme ai ministri umbratili della Libera Repubblica Di San Lorenzo messi di fronte alla oceanica platea del comitato di quartiere. La colonna sonora è autogriffata Mirko Mirchione Diggei.
San Lorenzo Exposé 2015! Diffidare delle imitazioni, e non solo di quelle…



