Giovan Bartolo Botta

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San Lorenzo EXPOsé 2015

In attualità, Cronache Atletico San Lorenziadi, San Lorenzo da delegalizzare on Maggio 28, 2015 at 8:46 am

Amarcord alla Niccolò Carosio. Era esattamente il giorno 2 giugno dell’anno signorile 2008. Torrenziale il caldo. Imperlate dal sudore le fronti. Cavernicoli occupavano tafanazzandoli gli elevati scranni dell’emiciclo parlamentare italiota. Al governo individui eurozotici svendevano l’apparato pubblico alla contumelia del libero mercato. Lo scandalo della calciopoli calcistica era ormai da considerarsi un incidente della storia da archiviarsi sotto un sintetico zerbino nel nome dell’introito telecatodico. La città meneghina, capoluogo della regione considerata motore immobile dello stivale, riusciva in zona Cesarini ad aggiudicarsi l’esposizione universale calpestando importanti concorrenze quali Bravkis (Siberia orientale) e Namaganien (Kyrgyztan) senza tralasciare Terecina (Isole Azzorre). Vagonate di liquidità da lì a poco avrebbero intasato gli uffici di Palazzo Marino facendo pervenire ambiziose labirintiti a Ciellini e dintorni. Il vivace mondo della controcultura antiomologatoria optò per il passaggio all’azione. Una controesposizione universale a costo nuplice da esercitarsi all’interno di un rione dalla provata fede ribelle. Rappresentanti dei maggiori quartieri iconoclasti della penisola misero le tende presso il Parco delle Energie capitolino presentando progettualità ed annesse candidature. Alpini al raduno alpino. Il rione San Lorenzo, perla urbana circoscritta da antiche mura imperiali, sebbene invaso da blatte gentrificatorie selvaggine e decurtato nell’identità, riuscì nella clamorosa impresa di aggiudicarsi l’evento sbattendo su tarlate scrivanie dossier di provato fideismo partigiano. Ciò che all’epoca era nuce, adesso sarà realtà. Realtà supervisionata dal ministro umbratile antiproibizionista Marco detto Pozzo. Sarà lui a curare i dettagli della campionaria fiera che aprirà i battenti in piena festività repubblicana. I padiglioni, progettati dal quadrumvirato rosso architettonico Kingsley, Marchini, Mordenti, Step, e costati quanto una balla fumaria, ospiteranno le eccellenze della tradizione aureliana, visitabili tramite obolo sottoscrizionatorio. Ecocompatibili risciò trainati da felidi sanlorenzini, fortissimamente voluti dal ministro ecodirompente Agostino Sotgia, traghetteranno l’ignaro turista spendaccione in un itinerario scomodo alla scoperta delle antiche contrade. Brandine su sopraelevata tangenziale nonché punti ristoro formato cestino ospiteranno e rifocilleranno il visitatore. Il tutto ovviamente all’insegna dell’apparente risparmio. Parafrasando cocainomani direttori della fotografia la parola d’ordine dovrà essere: qualità con annessa umoristica sensibilità. Le didascalie ciceroniche scritte a matita sopra i monumenti, sono state stilate dal restante ministeriale in antico idioma sanlorenzino, in modo tale da condurre il turista allo sforzo massacrante nel novero del comprendonio. L’ordinanza della telegrittata distercense Miranda l’Apruzzese, vieta accuratamente all’ospite l’abuso del selfie. Paga una pena pecuniaria da calo del farmaco. È importante per il quartiere che vengano rispettati protocollari analogismi anacronici. Il quieto operare ha fatto sì che venisse posto un macigno redazionale e giudiziario sulle accuse di sospetti giri dazionistici ambientali intercorsi tra il quartiere rubro e la allora commissione esaminatrice. Tangenti composte da artigianale gelato Marani e famigerata pizza d’Osvaldo. La nobile farinacea lievitata al Sidol. Utili a brancare la sospirata assegnazione. Ma ora bando alle ciarle e conosciamo nel dettaglio i padiglioni.

Padiglione Pozzo: carne d’extraterrestre allevato a mentine. Rigorosamente in scatola. Servito con particolare cicoria. I pascoli sono quelli della Villa Mercedica. La macellazione è avvenuta secondo la ritualità della puntina da disegno.

Padiglione ritrattisti: le istantanee dei cittadini sanlorenzini grossolanamente ritoccate dal trittico laboratoriale fotografico Abbisu Artigiano, Dario detto Fatello e Dario il Di Michele. Vendute a prezzo da congiura del salterio settimo.

Padiglione Miele: gli ottimi intrugli galenici amorevolmente preparati dalla ministra olista aurelinda Daniela detta Miele. Smerciati a prezzo da occhio della propaggine. La loro caratteristica è il puro effetto placebo.

Padiglione Palma: le graziose statue ceramicate capaci di vocalizzare canti popolari senza eseguire particolari riscaldamenti.Te le porti a casa rimettendoci salvacondutture animiche…

Padiglione Gainsforth: le migliori chiose comiche della tradizione avanspettacolare sanlorenzina, capaci di far sbellicare financo la tenuta antisommossa. Disponibili solo ed unicamente su musicassetta. Il costo è a sette zeri.

Padiglione Catherine
: le complicate lezioni del popolare idioma gaelico variegato dalla antica cadenza sanlorenzina, ovvero una mistura di accenti talmente complessa da riposizionare la torre di Babele sullo scranno più basso del podio. Registrate su vhs in inglese con sottotitoli in sanlorenzino. L’obbligo è quello di acquistare l’intero cofanetto pena la visita della Guardia tributaria.

Padiglione Zafari: la storia del quartiere aurelindo dall’anno di fondazione ai giorni nostri. Vengono ripercorsi puntigliosamente otto secoli di storia compreso l’eclatante diluvio universale che costrinse il famigerato sanlorenzino Utnapishtim a fabbricare la leggendaria arca fatta di brecciolino. La pergamena è scritta a mano utilizzando la preziosa piuma di starnazzo aurelico. Il costo è da monte del pegno.

Padiglione Gigliola
: compact disc contenenti letture dantesche commentate a duplice vocalizzo dalla ministra istruzionale Gigliola detta Lulù e dal luminare natio sanlorenzino Natalino Sapegno. Prezzo speciale per studenti facili al secchionismo.

Padiglione Ki: diapositive ritraenti le migliori occasioni da gol clamorosamente gettate ai quattro venti dalle compagini sportive popolari sanlorenzine. Compresi i canestri a vuoto e il merchandising venduto a prezzo da pignoraggio della dimora abitativa.

Padiglione Miranda: francobolli ritraenti pregiate immagini del quartiere San Lorenzo precedente la sua unificazione. Questi ricercati adesivi non sono assolutamente in vendita salvo spudorate offerte.

Padiglione Maceroni
: la storia oscura della tangentopoli sanlorenzina che nel 1992 fece precipitare il quartiere sotto la scure delle indagini giudiziarie. Il pubblico ministero di allora Andrea Maceroni, competente presso il foro della Via Retarda, riporta in auge le vicende dell’epoca mutando però gli esiti dei processi: tutti assolti.

Padiglione Gesualdo
: vuoto. Il ragazzo, ha venduto i propri talenti sotto l’ombra del Pirellone.

Padiglione Schettino: la politica all’epoca dell’antipolitica. Come la rete telematica influenza l’approccio alla cosa pubblica. La teoria di Gaia è nulla senza lo smartphone.

Padiglione De Salvia: improponibili alterazioni genetiche effettuate su dieci cavie composte da studenti fuorisede, scelti secondo il criterio della conta all’ambarabàciccìcocò. Scaraventati in solaio gli amletistici dubbi della coscienza.

Padiglione Arcovio: quando il regista teutonico Rainer Werner Fassbinder si sbronzava nelle taberne sanlorenzine ingollando più vino di un altoatesino accompagnato da un valdostano. Reperti archivici concessi eludendo protocollari liberatorie .

Padiglione Sila: i prodotti della tradizione culinaria montesilana spacciati per cibaria muro-aurelica. Prezzi da ginocchia calate sul cilicio. Binetti docet.

Padiglione Micini: oltre trecento tipologie di sigaro sanlorenzino caratterizzato da tabacco essiccato sui binari della linea tramviaria e rollato nel foglietto d’attesa all’ufficio postale. Altra caratteristica del sigaro è l’inconfondibile aroma di pentagramma. Tarato sulla chiave del sol.

Padiglione Petrucci: i leggendari quadri logorroici. Dotati di favella eterna. Capaci di far smarrire la pazienza financo al più paziente dei pacifisti pazienti. Il sangue fuoriuscente dal padiglione auricolare è assicurato quanto un longdrink a Copa Cabana Beach.

Motivazioni da rasentio del fondale barilesco pecuniario pongono sul baratro del bilico l’edificazione di ulteriori padiglioni previsti dal progetto originale. Si pensi ad esempio al fenestrato padiglione Ruggero destinato ad ospitare la comunità brasiliana residente a San Lorenzo prodiga al nascondino dopo la scoppola rimediata per mano teutonica durante gli scorsi mondiali calcistici in terra carioca. Il punteggio finale è a malapena sussurrato per motivi di decenza.

Causa battaglia galattica liberatoria, la cerimonia d’apertura della campionaria fiera aurelica, è stata girata in differita all’interno di un set allestito presso gli spazi del nuovo cinema palazzo garbatamente okkupato.
Un lavoro a sestuplice montaggio analogico godardiano compiuto dai ritrattisti aurelindi Abissou l’Artigiano, Dario detto Fatello nonché Dario il Di Michele, ci mostra momenti salienti e emotivamente toccanti dell’inaugurazione avvenuta insieme ai ministri umbratili della Libera Repubblica Di San Lorenzo messi di fronte alla oceanica platea del comitato di quartiere. La colonna sonora è autogriffata Mirko Mirchione Diggei.

San Lorenzo Exposé 2015! Diffidare delle imitazioni, e non solo di quelle…

VALLI A PRENDERE al Roma FRINGE FESTIVAL 2015

In Cronache Roma Fringe Festival 2015, in scena on Maggio 27, 2015 at 7:40 PM

PRODUZIONI NOSTRANE – Ultras Teatro presenta

Locandina Valli a prendere FRINGE-page-001

Valli a prendere – spettacolo teatrale in salsa farmacologica
di e con Giovan Bartolo Botta

Roma Fringe Festival 2015

Sezione Comedy
Giardini di Castel Sant’Angelo
romafringefestival.net

PALCO C
domenica 28 giugno ore 20.30
lunedì 29 giugno ore 23.30
martedì 30 giugno ore 22.00

Giovan Bartolo Botta, finalista della prima edizione Stand Up Comedy del Roma Fringe Festival, porta sul palco riduzioni shakespeariane con ascendente tra l’assurdo e il comico, patemi poetici dell’amore non corrisposto nonché monologhi sul calcio. Il filo conduttore è l’attore di prosa come elemento umano che tenta di bastare a se stesso.

Giovan Bartolo Botta inscena un attore di prosa cuspidato accuratamente verso la prima decade, ancora legato al mondo analogico e al teatro del passato, che osserva la società dello smartphone tipica della democrazia liquida dove il teatro è l’ultima ruota del carro. Totale è l’annullamento dell’emotività. L’attore evoca sul palcoscenico questo disagio dicotomico fotografando situazioni, evocando paure, scaturendo risate. Narrando storie. Elargendo aneddoti. Leggendo poesie. Un Romeo troppo conservatore. Un Amleto punk. Un Otello razzista. I patemi dell’amore non corrisposto. Provini basati sul sopruso variegato al giudizio. Tutto. L’importante sarà fare ridere o sorridere. Ma omeopaticamente. Districarsi da qualunque obbligo, fosse anche l’ultimo.

Tutto il teatro FOTO - BN

San Lorenzo: simil simillibus

In attualità, Cronache Atletico San Lorenziadi, San Lorenzo da delegalizzare on Maggio 24, 2015 at 9:52 PM

Un incipit stanco
Francesco Panuccio, attuale capo di stato italiota, nonché ex verticalità dirigenziale atletica, congeda anzitempo il Consiglio Superiore della Magistratura. Desidera seguire in prima persona gli arrembanti scontri liberatori. Ci troviamo nella sala triage sita all’interno del Grande Cocomero di schulziana scarabocchiatura. I ministri ombra libero-repubblicensi confidano in un rifocillio vivandaro manicaretticamente preparato da visi amici. Linus transita sciacquando in Arno la sua sgualcita pezzuola. Infermieri luciferini giocano a bowling con la testa del parode Charlie Brown. Somigliano a giganteschi Lebowsky ma con un grado maggiore di bastinchionatura. Piperita Patty tasta la vena e scalda posate imitando movenze madre superiori welshane. Lucy Van Pelt, agghindata nerocuoio, lavora ai fianchi una paiata di adulti sadomasochisticamente bramosi. Barone Snoopy, cugino primo dell’imbelle Pippo disneyano, si autoinfligge bagni derivativi alle proprie pudenda. Presente pure Zanna Bianca, lupo attaccabrighe, lobotomizzato all’epidurale nonché totalmente fuori contesto. Che sta succedendo? Un fastidioso sfregolio delle arcate dentarie offende i timpani dei dicasterati aureloidi. Il digrignio proviene dalle fauci del primario progressista dottor Veronesi Umberto, detto paravento, oncologo di fama planetaria, capace di debellare un attacco somatico all’organismo pluricellulare umano grazie anche all’aiuto pecuniario gentilmente elargito da finanziatori occulti benefattorialmente mascherati. Il comitato di benvenuto è pessimo. Il camice bianco meneghino, appare impegnato a sganasciare braciola suina cruda tradendo il suo proverbiale sostegno verso il vegetarianesimo alimentare. Nella sala sterile nosocomica aleggia un insopportabile tanfo di sostanza medicinale anestetica. Con un balzo tale da mandare Juri Chechi a scuola, il luminare lombardo piomba tra i dicasterati seminando panico. L’istituzionale Gigliola detta Lulù, anch’essa fautrice del nutrizionismo vegetale tanto da allevare intere classi discepolari a beverone minestrone, viene resa innocua da una fetta bresaola inzuppata in succo d’ossitocina. È shock d’anafilassi! Lo sportpopolarense Marco detto Ki e il guardasigillaro Andrea il Maceroni uniscono le forzature disegnando una complicata figura quaternale. Maceroni piazza sul dischetto del rigore un pesantissimo codice procedurale civile. Marco serve il piattone della casa tentando di centrare Veronesi in pieno volto. L’operazione fallisce. Il medico inonda il duo compare di radiazioni ioneggianti fuoriuscenti da una tomografia assiale computerizzata. 365 iniezioni bemperidoliche, potentissimo farmaco responsabile del rallentamento neurotrasmettitorale encefalico, vengono somministrate dal dottore nordico ai ministri con una velocità pari a quella del Pic Indolor. Lo stato catatonico dicasterale è realtà. Il bibbonico Schettino in un ultimo disperato tentativo resistenziale prova il temuto colpo dell’urlo alla belina genovese. Tutto inutile. La narcolesi lo vince così come il divino Morfeo ebbe ragione degli invadenti Feaci. Alla derebonucleica Rosella De Salvia, costretta all’endoscopismo, laureandi medici efebi alle dipendenze veronensi, prelevano materiale genetico utile ad eventuali future ibridazioni figlie del siderale spazio. Umberto Veronesi mostra ora il suo vero volto: quello del Visitor rettiloide. Diana per la precisione. Sotto le mentite spoglie di un simpatico erudito varesotto con simpatie progressiste si cela in realtà la schizofrenica aliena militare stronza protagonista della famigerata serie televisiva anni 80. Lo comprende a sue spese la controricercatrice Isa detto Florio, anch’essa vegetariana, costretta sotto minaccia di ingurgitio salsiccio sorcino, a versare dal suo modello 740 l’8×1000 alla chiesa cattolica. Un affronto! Un itticismo d’aprile fuori stagione. Il propagandale Abbissu Artigiano, sotto letale effetto amisulpiridico, scatta selfie a gitto adolescenziale. L’artigianata canterina Lavinia detta Palma, intona l’inascoltabile motivetto della marcia d’Esculapio. Il tentativo è quello di indirizzare Veronesi al sonno. Cullarlo. Veronesi la uccella nel più semplice dei modi. Infilandosi i tappi alle orecchie. I vocalizzi della roscia ministra sono soffocati in nuce. Uno stroboscopio pende ora sulla sua garganta. Viene salvata ancora una volta dall’inaspettato intervento del cavaliere aureo Canon, appartenente alla costellazione geminina, il quale para lo strumento medico imprigionandolo dentro un guanto in lattice, per poi congedarsi dalla ministra rubra sfoderando il consueto buffetto su guancia. Lavinia oscilla tra confusione e imbarazzo. Perché l’affascinante guerriero si prende certe confidenze? Chi è veramente Canon dei gemelli? La ragazza in stato confusionale appare ora inadeguata allo scontro. Ma il tempo per i quesiti esistenziali scarseggia. Un intero rione è sotto attacco. Fuori combattimento i liberatori. Tutti. Tutti, tranne lei…

Daniela Miele. Il passato non è scritto.
Daniela detta Miele. Responsabile della dottrina olistica dentro le Mura Aureliane. Le sue proverbiali preparazioni galeniche, ordinabili sul sito medicalamazon.it a prezzi da donazione dell’organo sintetista-enzimico, alleviano da generazioni i malanni dei cittadini aureliani. Specie studenti fuorisede. Gettandoli però sul lastrico. Voci metropolitane narrano le lamentazioni geremiache dell’assessore all’urbanistica Urbano Caudo, al quale Daniela spillò 100 mila euro solo per un consulto. Daniela detta Miele, che fucileria! Ma dove risiede il lenitivo segreto delle sue preparazioni? Dove e come ha imparato a sintetizzare l’elemento alchemico? Un passo alla volta. Daniela viene alla luce in quel di Roma nell’anno signorile 794 ante Cristo nascente. Cultrice del medicamento tradizionale, ebbe una struggente storia d’amore con il figlio primogenito di Carlo Magno, Ludovico detto il pio, conosciuto sui banchi scolastici dell’università dottrinale Tor Vergata.Terminati gli oneri scolastici i due pidgeoni convogliarono a giuste nozze in una sfarzosa cerimonia presso la cattedrale Cristobola della città Tarragona. Cerimonia che fece lacrimare i forzieri dell’Impero Romano d’Occidente. Dopodichè ecco la decisione di aprire un ambulatorio medico in società con il dottor Guido Tersilli primario di cliniche per mutuati. I severi studi condussero la coppia alla scoperta del probo elisir della longeva esistenza. L’arrogazione dei diritti sul brevetto del farmaco fece precipitare i coniugi nell’incomprensione sfociata in un successivo quanto chiacchierato divorzio. Le pergamene dell’epoca non si occuparono d’altro. Gossip d’antan. Ludovico detto il pio, esaurito dalla melanconia decise di congedarsi dai mali della Venere impiccandosi… ad un bonsai. L’estremità del gesto getterà nello sconforto il patriarca Carlo Magno, il dottor Guido Tersilli, lo zio Carlo il Calvo, il cugino primo Carlo il Grosso, il fratello Lotario nonché l’intera dinastia capetingia. Daniela Miele aveva involontariamente contribuito alla decimazione di un impero. L’ingollo dell’elisir vitalico, come un tonico antiossidante, permise alla futura ministra di traslare la secolatura venendo per questo addirittura accusata di praticantato stregonico. Satanico. Convocata dalla Santa Inquisizione presso il Colonnato Bernino, la ragazza rivendicò improbabili parentele con la dismorfofobica transalpina Giovanna D’Arco e con il pastore nolano Giordano Bruno. Tanto bastò alla ortodossia ecclesiastica per condannare la guaritrice alla pena capitale. La giovane riuscì a farsi commutare la pena dal rogo all’esilio contumacio, alleviando cervicali sacerdozie grazie all’utilizzo di una particolare pomata al rododendro da lei spezializzata. Destinazione Helvetia. Qui ebbe l’incontro che le cambiò l’esistenza. Fu proprio in terra alpina che conobbe il ginevrino Henry Lewis Heberman, l’inventore della farmacopea omeopatica. Un colpo di fulmine consumatosi sul talamo del granulo. Il precetto fu quello della similarità diluita in soluzione acquosa all’ennesima potenza. Metodo curativo che cominciò a riscuotere un discreto successo. Cosa che fece storcere setti nasali alle potenze farmaceutiche mondiali, le quali optarono per il passaggio all’azione. La notte del 27 aprile 1864, Henry Lewis Heberman, in Egitto per un corso d’aggiornamento sulle moderne tecniche di rilassamento muscolare, scomparve nel nulla per non riapparire mai più. Il caso venne archiviato dall’autorità giudiziaria come scompenso per motivi passionali. Da immemorando i giornali dell’epoca davano la famigerata olista Daniela vicino a Teodoro Hamer, rampollo di quel dottor Hamer capostipite della scuola palliativa orientale. Anch’esso dottorino in erba, accidentalmente ucciso dall’ottuso savoiardo Umberto II durante una gara clandestina di tiro al giavellotto avvenuta nel porto del principato monegasco. I servizi segreti occulti, in realtà a libro paga delle case farmaceutiche, avevano provveduto a togliere di mezzo due scomodi ostacoli verso l’ingordigia del guadagno pecuniario. La duplice dipartita fece scivolare la dicasterata nell’ipocondria compulsiva. La benzodiazepina capolinava l’angolo. Per esorcizzarla, Daniela doveva compiere la ritualità sciamana. Cosa che fece. Una ricerca incessante la portò a scoprire un intruglio capace di farla tornare indietro nel tempo. Bevve. Ritrovandosi in una birreria della capitale la sera in cui il moto referendario proclamò la forma di governo repubblicana vincitrice sulla monarchia. Daniela sollevò calici duplomaltati e dita medie. Il cerchio si era chiuso.

Daniela Miele. Il presente non è scritto.

Sin dalle battute iniziali dello scontro, fendenti intrisi di principio attivo minano la salute della dicasterata sanlorenzina. La dottrina olista professata da Daniela non prevede principio attivo. L’omeostasi nemica è a malapena solleticata mentre Daniela sembra chinarsi all’arrendevolezza sotto i colpi micidiali dell’allopatia. Steroidi, pesticidi, antibiotici e ormoni, misturati in soluzione eterina, dentro la flebocisti, donano al pluricentenario Veronesi un aspetto fanciullino. Farmacopea smargiassa. Anche Daniela dovrebbe usufruirne. Ma non può. Glielo vieta il giuramento ippocratico, eseguito centinaia di anni or sono durante la consegna dell’attestato di studio ritirato presso l’università medica patavina. La ragazza si abbandona alla lettiga. Spalancato il portale scoutista. Dall’empireo il dottor Heberman, luminare omeopata, urla l’indicibile sfidando i guardiani del fantabosco aiutato in questo dai ministri ombra precedentemente focolarinizzati. La ministra non ha da curarsene del giuramento ippocratico, può tradirlo, deve tradirlo, confutarlo, mutarlo poiché lei è… la reincarnazione di Quinto Ignazio Ippocrate.

Daniela Miele. Il futuro non è scritto.
Quinto Ignazio Ippocrate. L’arcinoto luminare ellenico, che in età periclea ebbe l’ardire di fondere prassi etica e prassi medica. Ma come riferire il messaggio alla dicastercense aurelinda? Con un nugolo di architetti impegnati a sostituire un pneumatico forato, un Patrick Flanagan che da Euronics fa la voce gradassa pretendendo inserzioni di tablet nel motoscooter, un controculturale Stefano detto Zafari rapito dalle contorte elucubrazioni keneyesiane. Che fare? L’esterofila Emma detta Catherine branca la telefonia cellulare mobile suggerendo l’invio di un messaggio. ‘Facebook, Twitter, Instagram…’, l’importante è agire celermente, esulta anzitempo l’ecocomposto Agostino il Sotgia. Il messaggio sarà pubblicato sulla mailing list della Libera Repubblica di San Lorenzo rilancia a piombino la smilitarizzatrice Sarah detta Gainsforth. Tutto bene. Tutto giusto. Se non fosse che però la ministra Miele… non possiede il telefono cellulare. Olisticamente vietato per eludere l’inquinamento elettromagnetico. La terminologia tecnologica manda l’ottocentesco Heberman verso il calo dello zucchero. Sviene. La telegrittata Miranda l’Apruzzese chiappa pergamena e piuma d’oca. Inzuppa il pungolo nell’inchiostro. Fa del papello un aeroplanino. Lo indirizza verso le Mura Aureliane. Sembra fatta. È fatta. Ancora no. Zanna Bianca, lupo deboscio, morde la carta e ingolla il messaggio come se fosse un bocconcino carno trito. Tecnologia ed analogia sono risultate inutili. Quando si dice l’insostenibile insensatezza dell’esistenza. Questa volta è davvero finita per il quartiere San Lorenzo. Dall’ombelico del dottor Veronesi fuoriesce Oscar Farinetti. Il patron di Eataly è pronto a circuire la dicasterata sproloquiando cifre da apparente ripresa del prodotto interno lordo. Il sistema linfatico farinettino somiglia a bresutto crudo tagliato a mano. La sedazione sta per avere inizio. O forse no. In uno scatto d’orgoglio, con le ultime forze, Daniela mette in scena quella ritualità sciamana capace di farla arretrare sulla linea spaziotemporale. Zanna Bianca adesso non ha ancora addentato nulla. A parte un ossobuco buono per il brodo. Daniela precede il lupo nell’atto congelando lo spazio-tempo. Dopo averlo già curvato. E tanti saluti alla teoria relativista einsteiniana. Schiaccia la coda del cane selvatico infilandogli in gola nove granuli di un farmaco omeopatico capace di trasformarlo in un inoffensivo pinscher. L’ex lupo della steppa, ora mansueto chiwawa, pussa via latrando irriportabili bestemmie. Daniela apre il foglio comprendendo il messaggio. Zeppo d’errori ortografici. Nonché criptografato in alfabeto accadico. A Miranda piace scherzare… la ministra olista è costretta a curvare nuovamente la linea spazio-temporale fino a lambire la capitale Sumer nel tentativo di farsi tradurre il messaggio dalla casta degli antichi scribi detentori della sapienza infusa. Ma qualcosa va storto e la ragazza si ritrova sul Monte Peloponneso, in anni artasersi, ad assistere al proprio parto. Una scena commovente utile a convincersi d’essere realmente la reincarnazione del filantropo Quinto Ignazio Ippocrate. L’Ignazio giusto. Il medico non sindaco. Lo spazio-tempo si controricurva tornando all’epoca presente. Daniela ingolla sostanza allopatica, la quale unita alla omeopatia e alla fitoterapia le donano una forza combattiva vibrazionalmente extradimensionale. Solletica le ascelle veronensi obbligando l’avversario allo spalanchìo delle fauci per poi carcargli violentemente in bocca l’apparecchio atto alla risonanza magnetica. Aziona il pulsante. Il conto alla rovescia per i gestori del business farmaceutico è ora cominciato… I ministri aureliani vengono liberati dagli intrugli sterili somministrati loro dal rettiliano. Anche la quarta caserma chiude i battenti espugnata quando ormai il monitor detectorale decretava il congedo dicasterico dalle funzioni vitali. L’olista aureliana, ora esausta, dona alla artigianata Lavinia la sua personale preziosa oltreché mitologica valigetta del pronto soccorso omeopatico. Una sorta di Santo Graal laiko per il quale in passato si sfidarono all’ultimo plasma cavalieri medievali settati a tavole rotonde, rettangolari, trapezoidali e romboiche. Utile nelle successive caserme. Curva per l’ennesima volta la linea spazio-temporale preferendo rimanere prigioniera tra i fantasmi di un passato mai del tutto trascorso…

Gli emollienti mielici fungono? Beh, verificatelo con i vostri bulbi oculari grazie al ritrattista libero-repubblicense Dario detto Fatello che ci regala l’istantanea di una Daniela Miele colta nell’atto dell’autoingerenza farmacologica. La performance musicale è firmata Mirko Mirkione Diggei.

Parafrasando l’Argan del malato immaginario molieriano: niente è come sembra, a meno che il termometro non segnali il contrario…

Fisiologico sostegno metabolico

In polverie o poesie on Maggio 13, 2015 at 2:28 PM

La luna
stanotte
esibisce ampollosa
l’oscuro lato
del suo fascino
fuma sigarette
malandrinamente sottratte
alla bocca
dell’incendiario
calza tacco alto
sussurra perversioni
all’orecchio del distratto
velenoso fungo
sbadatamente raccolto
tra i prati smisurati
dell’inferno
veste una felpa
con su ricamati
biodegradabili incartamenti
ad elevato
impatto ambientale
la luna
prodotto allergenico
letale
quanto il vocalizzo
accennato dell’orgasmo
lusinga
la luna
riabilitando il carcerato
alla contemplazione
della fiamma
tramutatasi
poltiglia
danza
la luna
imponendo al semplice soldato
di umettarsi
le labbra
utilizzando
propria balorda saliva
fendenza
la luna
assassinando lo storpio
dopo averlo
derubato
del sostegno
arroventa assuefacendo
la luna
uccide…

Eppure
tirando il dado
sul verde
manto
dell’azzardo
il contemplatore
della luna
altro non brama
che infiammarsi
come un cerino
incessantemente strofinato
sulla cima dell’Olimpo
per poi
lasciarsi cadere
sfracellandosi
sulla superficie
di un asfalto
morbido
quanto
la pelle
di un neonato
nutrito
dall’aroma
del tuo fiato…

TUTTO IL TEATRO. MINUTO PER MINUTO a Pigneto Città Aperta, Roma.

In in scena on Maggio 12, 2015 at 10:24 PM

ImagePigneto Città Aperta Lungo

PRODUZIONI NOSTRANE presenta

Venerdì 22 maggio 2015 ore 21.30
Cineteatro Preneste Liberato
Via Alberto da Giussano 59, Pigneto, Roma.

Tutto il teatro. Minuto per minuto.

Di e con Giovan Bartolo Botta

Edmondo Kano è Giovan Bartolo Botta. Giovan Bartolo Botta è Edmondo Kano. Per Ruggero Ruggeri era l’Enrico IV, per Lilla Brignone era Elisabetta D’Inghilterra, per Romolo Valli era Leone Gala, per Paolo Stoppa era Ciampa e via discorrendo. Elencando. Ogni grande interprete si dilettava con il fiore all’occhiello. Il personaggio apice di un repertorio da battaglia. Per il piccolo interprete Giovan Bartolo Botta il culmine è Edmondo Kano. Attore di prosa italiano nei circuiti fuori dai circuiti. Edmondo Kano scaglia i suoi versi in platea. In una platea spesso vuota. Sono almeno versacci però. Otello leghista, Romeo e Giulietta in salsa Hellas Verona, Amleto Punk, monologo su Van Basten, alieni che ti rapiscono quando non dovrebbero, le mutazioni genetiche dei giocatori bianconeri, il bambino dissociato che ama il teatro e molto di più. Lo spettacolo è una dissociazione continua. Organizzata ma totale dove esiste solo l’attore con il suo repertorio. Come ai tempi che furono.

Tutto il teatro FOTO - BN

Creta

In polverie o poesie on Maggio 9, 2015 at 12:42 PM

La quotidianità
somiglia
ad una perenne
allegoria
sacrificabile
sull’altare
del nascondiglio
inarrestabile
procedere
di una vocazione
verso l’insensatezza
dell’appagamento

l’intensità serena
dello sguardo
tradisce un ritratto
di disprezzo
tendente
all’apprezzamento
volto tiepido
messo in fuga
dalla dabbenaggine
dell’intimo

inebria e scandalizza
il circondario
travolgendo
sensazioni fisiche
responsabili
di premature scomparse
sparizioni

i sogni
sono illusioni
sepolte
dentro fosse comuni
il paradigma
celato
dell’esistenza
è quello
di un duello
contro
un invincibile avversario
chiamato desiderio

lo smalto sulle unghie
appare spezzato
così come
complesso
è il mistero
dissimulato
dietro un nome
inciso
su di una
lapide d’acqua

il tempo è tiranno
e tu
un capolavoro
sufficientemente
trafugato
nel campo
del prodigio…

IN PRINCIPIO FU D.M. al Centro di Controcultura Mala-Testa, Pigneto, Roma.

In in scena on Maggio 8, 2015 at 11:15 am

PRODUZIONI NOSTRANE presenta

in principio MALATESTA

Venerdì 8 maggio 2015, ore 21
Centro di Controcultura Mala-Testa
Via Muzio Attendolo 95, Pigneto, Roma.

IN PRINCIPIO FU D.M.

testo e regia di Giovan Bartolo Botta

con
Flavia Martino
Lorenzo Marziali
Noemi Quercia
Marco Tomba
e Giovan Bartolo Botta

Sinossi

Nel principio io creò i cieli e la terra. Ma questi sono affari suoi. In principio fu D.M. La dea del teatro osservò la situazione e vide che era cosa buona e giusta. Indi scisse D. da M. e fece dono loro di un copione teatrale. Osservò la situazione e vide che era cosa buona e giusta. Da una costola di D. creò Daniele, da una costola di M. creò Massaro. Osservò la situazione e capì di non essere onnisciente né onnipotente. Rimescolò il brodo primordiale e ricomparve D.M. La dea del teatro osservò e vide che era un grosso errore. Cominciò a recitare, non ci pensò più, ci dormì sopra, si trovò un’agenzia dello spettacolo, cominciò a frequentare party per attori dove si discute unicamente di provini per attori. Dopodiché ci pensarono gli altri. Gli attori.

Una messa in scena che tenta di trasudare climax da secondo anello curva Maratona. Gli attori brancolano nel loro ufficio simbolico smussando i lati tramite fissità. Fanno tutto loro. Il lavoro sporco come quello pulito. Il bello e il cattivo tempo. Comprese le mezze stagioni. Luci accese in sala, tanto per ammiccare a un Brecht mai domo. O forse meno ancora. Autosufficienza attorale pura e omeopatia tecnologica. Come ai tempi che furono.

“In principio fu D.M.” mette in primo piano le vicende grottesche di un’agenzia di spettacolo i cui dipendenti hanno un solo scopo, piazzare i propri clienti/attori per poter scalare un assurda classifica interna ed evitare il licenziamento.

Un gioco surreale e ironico in cui l’unica regola è “nessuna regola”, ogni sotterfugio, espediente e macchinazione sono consentiti per scavalcare i propri colleghi, emergere vincere e sopravvivere.

Una commedia dai ritmi serrati e dalla messa in scena scarna ed essenziale dove gli attori, senza l’ausilio di effetti di luce, costumi e scenografia, tirano le fila di un racconto tristemente attuale in cui l’ossessione del lavoro, qualsiasi esso sia, diventa l’unica speranza di sopravvivenza, l’ultimo baluardo a cui aggrapparsi con tutte le proprie forze a discapito di tutto e tutti.

San Lorenzo: God save the Queen

In attualità, Cronache Atletico San Lorenziadi, San Lorenzo da delegalizzare on Maggio 3, 2015 at 6:07 PM

Atleticamente instabili
Là dove l’acqua del Tevere non si insala, situata tra il duplice porticato della Santa Bibiana e della Porta Maggiore, adiacenza tempio della Dea Minerva. Eccola l’ubicazione della terza caserma. Il sole occupa lo zenit. La luna il nadir. Ma prima si sente l’autobus della Vengaboys Band strombazzare il clackson deflagrando timpani. Trattasi della compagine calcistica femminile dell’Atletico San Lorenzo. Impegnata nel difficile match di ‘Coppa del Nunzio’ sul terreno aereoportuale militare capitolino contro i temibilissimi Centocelle Dream Man. Una combriccola zamataura muscolarmente bibendumata atta al rimorchio nonché allo struscio. Le atlete rossoblu provano a far frullare la palla, ma i tarri gonfiano l’unto bicipite mostrandolo alle avversarie tramutandole così in automobili Lamborghini. Dicesi tecnica della Gorgone. Impossibilitate nel movimento le nostre beneamate Gaia da Gorizia, Cecilia la Strambina, Bianca detta Bernie, Angela del Gesso, Carolina detta Baresi, Belen la Di martino, Capitan Forleo e Franceschina sollevano bandiera bianca incassandone conto tondo. Sembra finita. Ma non è così. In preda alla nevrosi ossessivo-compulsiva, la coach aurelinda Madre Teresa dalla Calcutta getta in campo Alessia detta Tino, la quale sfoderando giocate in uno stile a metà tra Mila Atzuckie e Mimi Ayura riesce a rompere l’incantesimo dei melliflui zarri sulle compagne. Tornate agili alla movenza le nostre beniamine esibiscono la famigerata giocata alla Sanlorenzina. Finta a destra, scatto a sinistra, palla all’avversario e gol. L’ennesimo a confermare un passivo mortificatorio e mortificante. Nonostante la pesante scoppola, le atlete consumeranno ugualmente la libagione alcolica presso il locale notturno rispettando così ancestrali ritualità tribali sanlorenzine. Sbronze all’alba senza sigarette, verranno caricate su cargo e spedite per direttissima alla EXPO meneghina nel Padiglione Pippero. Nota hit musicale anni novanta del gruppo dalle Storie Tese. Ma ecco che arrivano i giocatori della compagine maschile dell’Atletico San Lorenzo. Ormai la sospirata salvezza è stata raggiunta. Ma urge posare una lente d’ingrandimento sul delicato discorso delle convocazioni e del mutismo dagli spalti. Facciamolo insieme…

Atletico San Lorenzo: cinesfera maschile

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God save the King
Caserma numero 3. L’area circostante appare politicamente infestata. Forse è l’intero stato maggiore conservatore questa volta ad attendere sulla soglia il nugolo ministeriale umbratile sanlorenzino. La destra stanziata nell’emiciclo montecitorico. Imbelli zoppicanti nella qualsivoglia materia. Comprese le lingue straniere. Ne è convinta l’esterofila Emma detta Catherine, la quale scaglia prontamente a terra turbante e mantello decisa a fare razzia dell’elemento istituzionale disumano. Il tatuaggio disegnato sul suo braccio sinistro raffigura l’ideogramma appartenente all’arte marziale di scuola Namecciana. A nulla valgono le prudenziali raccomandazioni del restante ministeriale nel cercare di dissuaderla dall’attaccare. In fondo non vi è certezza dell’identità nemica. Emma sferra il colpo, indirizzando verso l’androne la specialità della casa: la vagonata genitivamente sassone. Il pugno grammaticale non sortisce l’effetto sperato. Anzi, le si ritorce contro come se dall’interno della caserma qualcuno o qualcosa l’avesse dapprima neutralizzato per poi rispedirlo al mittente. Senza ricevuta di ritorno. La dicasterata agli esteri schiva abilmente la returnata solleticandosi il ventiduesimo chakra. Quello fucsia. Sito nel plesso flashgordoniano. C’è basalto sul viso dei nostri eroi. Chi si cela dietro quella fottuta porta? È presto detto. Sul ciglio capolinano i grezzissimi gemelli Kapuscinski, capoccia statali del governo polacco a forte tinteggiatura liberista. Figli illegittimi, si mormora, della monaca di Monza e del fu pontefice krakovo Karol Wojtyla, quando quest’ultimo era ancora un semplice diacono presso il seminario vescovile varsavo. Che succederà adesso? Un dissociato sillogismo aristotelico! La terza caserma corrisponde al quadrante astrale della costellazione duplice. I Kapuscinski sono due. Zigotamente imparentati. Conoscono l’inglese alla rotta del collo. Caratterialmente opposti. Al ministero degli Interni aureliano l’antifona giunge limpida. Sarah detta Gainsforth, zigotamente parente di Emma detta Catherine, posa delicatamente a terra il berretto a visiera donatale dalla stella del baseball statunitense Tom Young. La ministra sfodera per l’occasione un taglio di capelli corto a sottocromatura bordeaux che le conferisce un aspetto suburbanamente londinese. Praticamente John Lydon! Vola in alto il mantile rubro donatale da Cleony Murat, la gazzarra stella della senna. Sarah comincia a scagliare all’indirizzo dei Kapuscinski chiose comiche tratte dal repertorio del parodo internazionale Jango Edwards. Lo fa in inglese. Le dicasterate aureliche attaccano all’unisono. I loro fendenti sono incrociati, elevati al quadrato, analitici, opposti. I Kapuscinski vengono torniti dall’idioma britannico come se si avesse a che fare con la tipologia tipica del politicante italiota, completamente a digiuno di glottologia straniera. Un dilettante. Grave errore! I boiardi polacchi masticano l’inglese meglio della loro lingua madre. Esplicano inglese economico-aziendale. Un gergo freddo, glaciale, gelido, polare, anti-prosaico, anti-poetico, anti-umano, anti-tutto. Senza emozioni. Le ragazze sembrano sopraffatte dal tecnicismo idiomatico. Il linguaggio burocraticense si divora il linguaggio corrente. Completamente imbalsamato dalla paura il restante ministeriale osserva impotente le fasi dello scontro. L’olista Daniela Miele ghigna sotto il mustacchio invocando la potentissima fusione. Antichissima tecnica marziale nipponica da eseguirsi sul bastione maniero, capace di unire due individui geneticamente complementari, sfoderando così un unico essere blaterante l’inglese perfetto. Quello aulicamente bardino. Letterario. Ma il dito che si solleva dagli arti periferici superiori delle due ministre è inaspettatamente quello medio. Non ci sarà nessuna fusione. Non è prevista dal loro codice genetico. Un codice genetico ribelle e iconoclasta in quanto Sarah detta Gainsforth e Emma detta Catherine altro non sono che la reincarnazione di… Sid & Nancy!

Sarah ed Emma storyboard
Sid Vicious and Nancy Spungen. All’anagrafe Simon Beverly e Nora Stevens. Bromley Contingent del punkrock anni settanta. Uno struggente sentimento tossicologico culminato con un prematuro decesso. Ribellismo metempsicotico. Come i Montecchi e Capuleti. Qua la faccenda si complica divenendo sinistrosa oltreché sinistrata. I cinabri polacchi affondano stilemi finanziari senza pietà. Il problema sembra essere puramente genetico. La genetista Rosella De Salvia interviene. Colpisce le dicasterate sorelle al midollo spinale apportando in loro una modificazione al RNA desossiribonucleico. L’elide biochimica zigota è ora mutata. Decurtato l’atteggiamento nichilista delle due ministre. Questa fusion s’ha da fare. Ora o mai più. Il restante dicasterale festeggia. Anzitempo. Questa fusion non s’ha da fare. E non è il manzoniano fifone Don Abbondio ad affermarlo. Bensì Canon, il cavaliere aureo della costellazione Geminina. Apparso inaspettatamente sulla scena dello scontro. I dicasterati aureliani sono scossi. La modificazione genetica è risultata essere inutile. Operazione di puro involucro. L’elemento animico imperituro che dimora i corpi delle ministre rimane immutato. Riluttante e anarcoide. Conan lo sa e sembra non essere l’unico. Il suo sguardo seducente ma severo incrocia gli occhi dell’artigianata Lavinia detta Palma. La donna vinta dall’imbarazzo arrossisce in volto. Il cavaliere d’oro dalla fluente capigliatura azzurra la rassicura buffettandole la guancia. Ai tempi della guerra galattica partenona, precedente l’epoca periclea, Canon ebbe una burrascosa quanto passionale storia d’amore con la divinità Atena. Sarah ed Emma sono il frutto di quella relazione. Quella fu la loro prima incarnazione trasmigratoria animica sul planisfero terrestre. I loro nomi erano Castalica e Tisiofanea. Sostantivi ellenici. Roba da riscrizione della Genesi. I ministri ombra ascoltano la toccante storia in religioso silenzio. Sbigottiti. Eppure non vi è il tempo di arrendersi allo stupore. C’è da liberare un quartiere. Sarah ed Emma lo sanno. Raccogliendo le ultime forze tentano una disperata reazione. Unione degli avambracci e materializzazione di Cora… la terza sorella gemella. Un ologramma. Il trittico, ora numericamente in vantaggio, elucubra presenti continui. Ora la situazione è capovolta. La libra pende a favore del quartiere San Lorenzo. I Kapuscinski latrano a ginocchioni. Sembra fatta. È fatta!

Sarah ed Emma. Le origini della mitologia (Edizioni Einaudi).

Tisiofanea e Castalica, Sid & Nancy, Sarah ed Emma. La labirintite è assicurata. Ma chi sono realmente queste due figure retoriche protagoniste del romanzo d’appendice ottocentesco sulla tematica del doppio? Città di Glasgow. Primi anni ottanta. Protestanti rangers e cattolici celtici mettono a ferro e fuoco le contrade urbane. Sarah ed Emma vengono alla luce presso il rione Tharstle in pieno trambusto tafferulico. Tharstle, quartiere ateo dell’urbanizzazione scozzese. Il gonfalone agnosticense presenta colori gialli su sfondo rosso e contorno celeste. L’effige è quella di una lupa che divora croccantini sul vallo dell’imperatore Adriano. Roma era nel loro destino. Leggende metropolitane narrano che alla loro nascita Margaret Thatcher pronunziò davanti alla Camera dei Lord queste parole: Signori, abbiamo un problema. Anzi due. Non si sbagliava. Prima di subito le ragazze capeggiarono le rivolte minerarie alle cavee presso la città di Dumferline. L’insurrezione proletaria causò l’abdicazione del governo conservatore thatcheriano favorendo l’ascesa del ruffiano John Major. Questo successo politico rappresentò per le sorelle l’inizio della fine. Il governo fece sguinzagliare alle loro calcagna i temibili servizi segreti britannici, i quali consegnarono al settimanale scandalistico The Times, discusse immagini ritraenti le rivoltose in villeggiatura cornovalica accompagnate dai rispettivi compagni. L’ex wrestler edinburghense Roddy Piper, attuale attore carpenteriano, e l’ex fuoriclasse calcistico Gordon Strachan, attuale commentatore televisivo. Uno scandalo per l’allora apparato politico del partito comunista scozzese. Venne loro ritirata la tessera. L’assemblea optò per l’espletamento. Le ragazze scissionarono l’aventino riparando in quel di Roma. Sezione comunista della Porta Pinciana. Il restante è storia attuale. Occupazione neocinepalazzara e filippica al curaro, tenuta davanti alla Piazza Sannita riportando le parole nel senso inverso in modo vagamente demonoide nonché decisamente eschileo. Ave San Lorenzo occupaturi te salutant.

God save the barrio
La battaglia imperversa. I Kapuscinski sculacciano un efebo di passaggio espandendo bavetta ai danni della mucosa orale. I loro volti beoti non traspaiono emozione. Cominciano ad autoschiaffeggiarsi i rubicondi guanciali come degli stolti. Conatano vomito. Dalle loro trachee stomatose si materializzano plurigemellari parti. Le smaliziate gemelle Kessler, i birbanti gemelli Derrick, gli obsoleti gemelli Righeira, i gemelli mandarini del destino e dulcis in de profundis Simon and Garfunkel. I ministri ombra, colti con le difese abbassate, vengono brutalmente seviziati dalla logorrea nemica a duplicante binario. Si apre il portale della dimensione scoutista. Sarah ed Emma hanno smarrito conoscenza nei meandri iperuranici, mentre Cora, si è data alla macchia tentata da uno stage professionale in terra estera. I Kapuscinski colpiscono. Un fiotto britannico smorza l’attacco polacco. Trattasi di Ruggero l’Apruzzese. Fluidificante sulla fascia. Mirandinamente parente. Ennesimo antiteticismo sulla argomentazione del duplice. Ultimamente stabile inquilino nell’isola di Re Giorgio. La conoscenza del suo inglese è buona. Ma i Kapuscinski sono di altra pasta. Il ragazzo tiene in mano i famosi orecchini Bodara, appartenuti alle eroiche sorelle gemelle Filatelio, natie sanlorenzine, protagoniste della resistenza partigiana durante l’egemonia del ventennio littorio. Indossandoli sarà automaticamente fusione. Ruggero prova a distrarre i Kapuscinski parlando lusitano. Confonde i termini. Sviene. È finita. Forse no. Dino detto Gerry interviene inaspettatamente in battaglia martellando i Kapuscinski attraverso un inglese progettuale. I balordi replicano in polacco. Anche Gerry è battuto. Spalancato il portale. Agostino l’ecocompatto e Miranda la telegrittata, già prigionieri del fantabosco, provano a serrarlo tenzonando contro Lupo Lucio e Strega Varana. Dal bunker cinepalazzaro Stefano detto Zafari, interrompe momentaneamente gli studi keyenesiani per scagliare un imponente manuale cartaceo atto a otturare il portale scoutino. Trattasi del mondo come volontà e rappresentazione di Schopenhaueriana scrittura. Non può durare. Andrea il Maceroni ci prova sfoderando codici procedurali civili. Marco detto Ki sigilla gli spazi tramite stendardi rossoblu. Gigliola detta Lulù sussidiaria. Ben Kingsley, Rossella detta Marchini, Viola la Mordente e Step By Step si accorgono solo ora di aver dimenticato il progetto urbano sulla scrivania della casa partecipazionale. Abissou l’Artigiano scaglia contro i fastidiosi polacchi l’intera piana gioiataurina. Isa detto Florio spara neutrini. Germana aggredisce agli stinchi. Schettino sottrae emendamenti. Non può durare. I boiardi varsavi, putinianamente sostenuti, rincarano la dose delle elucubrazioni tecniche inglesi. Azzerato l’elemento emotivo. Tutto tace. Svaniscono i sogni. L’immaginazione si spegne. Si affievola la speranza. Siamo solo alla terza caserma ma già tutto sembra perduto… e per la prima volta da quando il governo ombra sanlorenzino ha preso vita, sui volti dei ministri aureliani compaiono lacrime… lacrime di una tristezza infinita… sfogo emozionale di individui che hanno tutto da perdere in quanto molto da inseguire. Desideri, aspirazioni, ambizioni. Esseri umani colti nella loro primordiale essenza. Lo stato di abbandono. Rifiorisce la sincerità. Sconquassano le maschere. Sama ha preso vita. L’essere bardino parlante il sacro idioma britannico cruscale aulico. Accademico. Perfetto. Aureosezionato. Sama. Fusione tra il ministero degli Interni e quello degli Esteri. Sama, ovvero la reincarnazione di Shakespeare, il gran maestro della massoneria di antica ritualità gaelica. Il salice piangente dicasterale è riuscito nel miracolo. Piegata la volontà nichilista genetico-spirituale delle sorelle ministre. Il desiderio di vedere il quartiere liberato dall’istituzione invadente ha prevalso sul resto e ora i Kapuscinski traslocano ad accendere suffumigi tramite pietra focaia grazie all’epico verso del sonetto numero 66. La terza caserma è stata espugnata grazie all’ennesimo sacreficio ministerato nella zona cesarina.

Libera Repubblica di San Lorenzo

Stanco di tutto questo, invoco la riposante morte,
quando vedo il merito nascere mendicante,
e la povera nullità completamente agghindata,
E la pura fede miseramente abiurata,

E il dorato onore vergognosamente distribuito,
E la virtù virginale brutalmente prostituita,
e la giusta perfezione ingiustamente screditata,
E la forza svilita da una storpia potenza,

E l’arte imbavagliata dall’autorità,
E la dotta follia mettere sotto il genio,
E la semplice verità calunniata come faciloneria,
E il bene prigioniero servire il male autoritario.

Stanco di tutto questo, vorrei da questo fuggire,
Se non fosse che morendo lascerei solo il mio amore.

Abbiamo perso il conto del cargo reincarnazionale delle ministre Sarah detta Gainsforth ed Emma detta Catherine. Quattro, cinque? Un ritrattista libero-repubblicense in stato di grazia, Mister Dario Fatello, ci offre una inedita passata incarnazione delle sorelle dicasterate. Siamo ad Oakland. Stato del Rhode Island. Alla tavola calda Fonzie solleva pollici ordinando cioccolata per se e per gli amici. Bandita la sostanza etilica. Caldeggiata la maccartista caccia alle streghe. Le due ministre nella loro reincarnazione maggiormente puritana. Alla consolle l’intramontabile Mirko Mirchione Diggei.

Pirandellianamente discettando…noi siamo coloro che voi crediate che siamo…in cerca d’autore…cosi è se ci pare a noi!

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