Giovan Bartolo Botta

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Atletico San Lorenzo: Saturno nel fianco

In San Lorenzo da delegalizzare on settembre 29, 2015 at 6:39 PM

Capitolinia. Agenzia delle entrate. Quartiere Trastevere fuori dal borgo Rugantino. Sul quadrante dell’orologio civico battono le ore 11.30 anti meridiane. Stremati come strofinacci dediti alla lucentezza dei sanitari, un gruppo di individui sudati esce dagli angusti uffici di registro dopo aver vinto una personale quanto terrificante battaglia contro la burocrazia italica. Si tratta dei dirigenti della società calcio popolare Atletico San Lorenzo. La loro prestigiosa creatura ha da poco preso vita. Ma a quale prezzo!!! Sono state necessarie oltre tremila firme disposte su una modulistica degna della Federal Reserve statunitense. Alcuni tra i dirigenti, cagionevoli nelle arterie, quella mattina non riuscirono a reggere la pressione, terminando la giornata sdraiati sulle confortevoli barelle del Nosocomio Pertini, in codice rigorosamente… rosso. Quando si dice il caso. L’avventura prese adito sotto dettami spartani. I Calciatori in rosa si presentavano agli allenamenti con tute differenti. Il pranzo era al sacco. Non esistevano divise d’ordinanza o rappresentanza utili a dare sfoggio di serietà durante le cerimonie ufficiali. Nessuna telecamera televisiva lambiva il bordo campo per trasmettere dirette su piattaforme molteplici. Il manto erboso nel quale si svolgevano i riscaldamenti non era in erba, bensì in vetro resina. I calciatori espletavano fango lavandosi dentro delle bacinelle in plastica acquistate dal bengalino. I palloni erano di spugna o in alternativa venivano utilizzati i volubilissimi super- tele. Le gare casalinghe si svolgevano sul binario interrato della stazione Tiburtina. Gli allenatori toglievano il disturbo prima ancora di posteggiare il deretano sulla panchina. Le porte erano composte da golfini da cabinotto meneghino. In trasferta si andava a dito. Insomma erano kaiser enormi, eppure sotto la coltre di questo improbabile turbinio di confusione albergava un entusiasmo da asilo Mariuccia, tant’è che il primo anno si arrivarono a sottoscrivere niente poco di meno che trentamila abbonamenti. Cifre da far impallidire le più gettonate squadre della serie maggiore. E non solo quelle. Dopo due anni di lavoro sul territorio, la situazione all’interno delle mura aureliane è totalmente cambiata. Insieme alla Juventus, l’Atletico San Lorenzo è l’unica squadra in Italia a possedere un impianto di proprietà. Lo Stadio Cavalieri di Corcovado, ubicato nel centro dell’antico rione e con una capienza di quasi quarantamila posti a sedere mette invidia al qualsivoglia centro sportivo partorito su modello anglosassone. Non esiste pista di atletica e le gradinate sono costruite adiacenti al rettangolo verde. L’effetto Marassi è garantito, ma con più modernità. Dentro la tribuna centrale, un ristorante della catena Farinettina, sfodera pietanze complesse a prezzo da donazione dell’organo superfluo. Una Multisala cinematografica offre alle famiglie la visione dei maggiori polpettoni Bollywoodiani, mentre circa cento negozi vendono merchandising atletico fabbricato in tempo reale da galoppini asiatici assunti con contratto a formula variabile. L’attuale centro sportivo sorto sulle macerie della ex dogana ferroviaria è tra i più avanguardistici del globo, dotato di attrezzatura da potenziamento dello striato e grosse vasche idromassaggio con allegato di sauna iperbarica. Roba da renderti innocuo Cristiano Ronaldo. Le trasferte si svolgono in Concorde, fatta eccezione per la dirigenza che preferisce seguire i match davanti ad un maxi schermo installato all’ultimo piano del “grattacielo ribelli”, dove da circa un anno è sorta la tanto agognata sede societaria. L’ambizione odierna viene evidenziata dalle attuali operazioni di mercato. Il direttore sportivo Andrea il Grecia ha respinto in toto le avances fatte da altri club per accaparrarsi le prestazioni sportive delle fromboliere atletiche. Capita Giaccari, cercata in estate dalla Lodigiani, una società che non esiste più, ha preferito glissare continuando a sposare il progetto aurelindo. Cosi come Ceci Strambini, la quale ha pensato bene di rimandare ritorni clivensi a data da definirsi. Gaia da Gorizia, decisiva tra i pali durante lo scorso campionato, ha preferito voltare lo sguardo in opposizione allo strabismo di Marotta, spegnendo le sirene che la volevano a Torino sponda gobba. La tornante Maria Belen Espinosa ha zittito le malelingue che la davano partente in terra Almagra. Mentre commozione ha suscitato tra i supporter il rinnovo contrattuale della battitrice libera Carolina Antenucci, a cifre, si mormora, da concessione dello Spirito Santo. Niente carriera pallavolistica per la girgentigia Alessia Tino, stappata in extremis alle grinfie spauracchie della Sisley Treviso. Saranno ancora rossoblu pittate l’incontrista Roberta Bozzetto e la punta di sfondamento Angela Del Gesso mentre si attende a giorni il si definitivo della seconda punta Franceschina, ancora distratta da sussurri e grida di mercato che la vedrebbero vestire la casacca arancione dell’ambiziosissimo Motherwell, ansioso di tornare a scalare le vette del calcio scozzese. L’unica defezione si registra sul versante linea esterna dove mancheranno le scorribande della rapida Bianca Bernie, partita alla volta della Città Santa Tibetana per intraprendere una esperienza di ordine ascetico e spirituale. Le sue galoppate saranno sopperite dall’ingaggio di Irma e Santuzza Micaeli, le sorelle che nella serie televisiva Gomorra si liberavano dei tossici di crack sparando loro in bocca!!! Un azzardo per i valori su carta dell’Atletico San Lorenzo, capace di creare, forse, qualche lieve disguido all’interno dell’assemblea. Ma è con il fiore all’occhiello del calcio maschile che quest’anno in zona murelica si desidera imporre la voce grossolana. L’addio definitivo dell’estremo difensore Marco Canizares, volato pindaricamente verso una promettente carriera canora, lascia spazio tra i pali al portiere transalpino Jean Luc Ettorì, 67 anni, già campione europeo con la nazionale francese durante il torneo casalingo del 1984. Sarà lui, costretto da lombaggine e gibbosità, ad infondere sicurezza al reparto arretrato aurelindo. Una linea Maginot che si avvarrà dell’esperienza del difensore britannico David Mc Pherson, ex Glasgow Rangers, passato alle cronache come il sovrano delle autoreti. Ben 35 in carriera costeggiata da infortuni gravissimi quali pelle sebacea e tartaro dentale. Alberto Caci può dormire sonni tranquilli…tastandosi il postale a duplice mandata. A centrocampo interdirà il buon Manuel Barusso, vecchia conoscenza della cadetteria italiota. Ma è tra le file avanzate che il presidente Francesco Panuccio è intervenuto personalmente per corollare la torta. Dopo aver blindato il giovane cugino primo di Adebayor, Perec Sotomayor, proveniente dal Santa Giustina Fleming, e dopo aver incassato l’assenso del glorioso leone camerunense Roger Millà, 74 anni, castigatore dell’ Argentina durante i mondiali in terra nostrana, patron Panuccio ha spalancato i cordoni della borsa pur di assicurarsi i servigi dell’ex ministro alle finanze ellenico Yanis Varoufakis. Un colpo da maestro capace di far tirare spiragli di sollievo all’interno della macilenta euro zona. Sarà lui a curare i bilanci atletici cercando di tenere lontane le grinfie della fiamma gialla. Ma il parode Panuccio appare reticente nell’accaparrarsi i meriti dell’operazione. D’altronde come ben sappiamo, o ignoriamo, il dirigente zarense altro non è che uno dei tanti elementi che compongono la struttura piramidale della società murelina. Come nelle migliori tradizioni massoniche di stampo Babilonese, possiamo affermare che il potere reale soffia sul soufflé ma non si percepisce. Esiste una base composta da tesserati sopra la quale opera un’assembla organizzata secondo un organigramma partitocratico di stampo novecentesco. Tutti i componenti dell’assemblea posseggono minuscoli microchip infilati sottocute utili a dominare volenza e nolenza del soggetto sperimentale. Infine, sito al vertice dell’azienda esiste il fantomatico “ente”, un essere extra-dimensionale con sede fiscale presso le Isole Azzorre. È possibile che questa riservatezza operativa accompagnata da amichevoli estive disputate dalla squadra a ritmi parrocchiali abbiano leggermente freddato l’entusiasmo sugli spalti. La prima uscita, disputata tra i sospensori selvatici della Colombia conto gli impestati avversari del National de Medellin, è costata agli atletici il sequestro da parte dei narcotrafficanti del terzino di spinta Ruggero l’Apruzzese. L’intervento sul posto degli emissari della Farnesina è riuscito addirittura a peggiorare una situazione già disperata. Fortunatamente per tutti, l’atleta rossoblu ha provveduto a liberarsi con mezzi propri, grazie anche ad alcune preziose conoscenze rimediate durante la sua trasferta calcistica in terra carioca. Vedi alla voce Zè Pecheno/armi. La seconda uscita ha mostrato i limiti dell’attuale modulo di gioco impartito dal redivivo mister Mauro Capitani. Scelto dalla dirigenza secondo l’empirico sistema del tuorlo nell’uovo. Il cosiddetto “sistema Sonetti” che prevede la palla lunga con allegato di segno della croce pare ancora non essere stato assimilato dai suoi giocatori. La terza uscita in terra Ostiense non ha avuto luogo, a causa di un guasto sulla linea ferroviaria Piramide-Lido. Insomma possono essere molti i motivi di una tale Saturnazione contraria. Alcuni possiamo provare a comprenderli analizzando la cartografia natale dell’Atletico San Lorenzo…

Facendo fede al registro anagrafico commerciale, la società calcio popolare atletica viene alla luce il giorno 13 del mese di Agosto nell’anno fausto 2013 alle ore undici e trenta minuti anti meridiani presso la città di Roma. Il periodo non è bisestile, questo permette altresì di semplificare il calcolo ponendo la nostra attenzione sulle coordinate latitudinali e longitudinali primarie. Osserviamo il Sole transitare nella casa quinta per 20 gradi e 58. La casa quinta è abitata dal segno zodiacale del leone, un segno fisso caratterizzato dall’elemento focaio e dalla elevazione del pianeta Plutone. Regalità e ambizione costellano le mura di questa casa quinta molto concentrata sulla consapevolezza del proprio sé cosciente. Il segno del Leone è anche il segno che all’interno dello zodiaco occidentale tende maggiormente a compiacere i pantagruelici piaceri del basso ventre. Costinate nella piazza Sannita e aperitivi alcolici confermano le attitudini leonine atletiche. L’ ascendente in Scorpione, cosi come la Luna dimorante nel medesimo segno, decuplicano le caratteristiche leonine dell’Atletico San Lorenzo, infondendo loro un’elevato tasso di fascino e mistero. Ma purtroppo, o per fortuna, la casa ottava, occupata dall’aspide crostaceo è anche la casa della dipartita, che in opposizione alla leonina casa della vita conferisce agli atletici una transizione da sosta nel limbo. Ovvero neutra. A ravvivare la festa, si fa per dire, ci pensa Mercurio,il pianeta della comunicazione, infilato sull’Atletico in una posizione anch’essa tiepida, vale a dire quella del Leone. E in effetti il sito internet ufficiale della squadra appare agli utenti momentaneamente disattivato. Veniamo all’amore. Al viscerame Lorchiano, alla quintessenza del morso. Ai capei d’oro da Laura sparpagliati. Nonostante l’ottima posizione del Leone nel suo pianeta dominante, vale a dire il Sole, il solletichìo sensoriale è reso estremamente diffidente dalla posizione di Venere, planisfero d’amore, nell’analitico segno della Vergine. Nella sesta casa Venere si trova ad essere inesorabilmente in caduta. Una posizione più ostica addirittura che non nel pudibondo Capricorno. Ed in effetti possiamo affermare senza colpo ferire che all’interno delle file atletiche il gossip è piuttosto restio alla copertina. Marte è un pianeta guerrafondaio. Fa la voce sonante pretendendo di farsi rispettare. Anche in questa casella l’Atletico volta lo sguardo verso la bianca bandiera. Il pianeta transita nel Cancro, segno di accudimento e benevolenza, valori contrari alla mascolinità alfa. La quarta casa pone Marte in discesa libera. Giunge però in soccorso l’elevazione di Giove in Cancro. Il pianeta guardiano della conoscenza bacia sulla guancia il San Lorenzo, che pur di ottenere in concessione gratuita e perenne ciò che gli spettava di diritto, ha addirittura sfidato la sapienza antica della ortodossia cristologica. Ancora una tappa tra le profondità intriganti dello Scorpione dove scorgiamo incredibilmente munifico il severo maestro Saturno svolgere il bello e il cattivo tempo. Saturno in casa ottava tende al miglioramento della propria posizione sociale per mezzi poco leciti. È una posizione oggettivamente di fatica e pesantezza. Non si tratta di esilio né di caduta ma certo l’eccellenza saturnina alberga altrove, ovvero nel Capricorno, il segno nel quale il globo della serietà si trova in domicilio. Ed in effetti che dire dello scandalo delle tessere fasulle atletiche che in estate ha oscurato il ben più grave scandalo dei tesseramenti bufala nei circoli del partito democratico romano? Per tacere sul compenso che il cantautore pometino Emilio Stella ha preteso dai vertici aurelici per comporre il famigerato inno musicale “calcio figlio del palo” ove per calcio è da intendersi non lo sport bensì il minerale fitoterapico. Roba da renderti immacolato l’infingardo pianista marchigiano Giovanni Allevi!!! La prima casa domina il futurista pianeta Urano. Una dicotomia mica da ridere. Il Pianeta del libero pensiero alberga, all’interno tema natale rossoblu, nella dimora del più testardo e conservatore tra i segni dello zodiaco. Grosso guaio a San Lorenzo Town!!! Uscirne indenni sarebbe come cercare di convincere Beppe Grillo a non urlare o l’ex premier Romano Prodi a non emettere pause tra un periodo grammaticale e l’altro. Un dito nel naso. Questa dicotomia aureliana si evince durante le assemblee eterne del lunedì presso Cassa Della Partecipazione, luogo nel quale si progetta il calcio del futuro osservando un modello di calcio da radiolina a transistor buona tra le trincee in tempo di conflitto armato. Il pianeta che governa la distruzione, cioè il dantesco e lontano Plutone abita il cardinale segno del Capricorno. Tutto sommato una buona posizione. La tenacia del Capricorno sventa le possibili dissidenze interne il tutto però al duro prezzo di assemblee che paiono adunate per individui insonni. A volte terminano poco prima che il gallo abbia cantato tre volte. Un’ultima nota positiva la gioca Nettuno, il pianeta che alimenta i nostri sogni e desideri nascosti. La sua posizione ideale è quella in casa dodicesima, governata dalla fragilità e dall’altruismo dei Pesci. Esattamente il grado occupato nel tema natale lorenzino capace di cullare sogni scudetto, nonostante si gareggi ancora in seconda categoria. Attenzione!!! Un’osservazione non superficiale del cartogramma astrologico aurelindo, evidenzia una totale mancanza di ponderazione e senso della misura dovuta alla preoccupante assenza nel tema natale di elementi d’aria acquariani, bilancini e duplico gemellari. La Bilancia con la sua accuratezza e i Gemelli con la loro fascinazione intellettiva e brillantezza favellatoria avrebbero sicuramente conferito al territorio Atletico maggiore leggerezza e frivolezza. Pesanti sono anche le involontarie defezioni di Toro e Sagittario, due segni molto amichevoli e, nel caso dell’arciere dal busto umano e il ventre equino, anche molto sbarazzini. Quanto all’Aquario è il segno che domina l’ attuale era di transizione umana verso la viabilità della pace e del disarmo, non possedere nessun elemento del tema natale in quel domicilio è come nuotare a largo dell’Oceano Indiano senza braccioli e sonniferi per squali tigre famelici. Meglio sostare sul bagnasciuga con un Mojito in mano a leggersi gli editoriali sagaci del sapiente neo-giornalista sportivo Luciano Moggi per la gioia infinita dell’assessore alla viabilità capitolina Esposito Pristifelpato…

Per gli appassionati di astrologia iconoclasta è possibile consultare il sito http://www.astrorebel.com. Presto saranno disponibili i quadranti astrali del Nuovo Cinema Palazzo Okkupato e della Libera Repubblica di San Lorenzo!!!

Compiti per tutti: ama il prossimo tuo come il canone R.A.I.!!!

Luna in Leone

In polverie o poesie on settembre 28, 2015 at 5:23 PM

Non posso più
osservare impassibile
il tuo ipnotico volto
scolpito nel garbo
senza assaggiarti
sento il bisogno
di morderti
e sputare a terra
quel tuo lembo di scherno
per poi chinarmi
come un’ancella al supplizio
sul freddo pavimento
avido ad afferrare
l’abominio di carne
che disturba il riposo
delle amorevoli genti
getto il coraggio
nella latrina del calcolo
poiché come l’alfiere
adoro rischiare
con la mano nascosta
sotto la sabbia
lascio sul posto
una flebile traccia
di desiderio raffermo
e sarò ancora bambino
quando metterò al mondo
il mio primo sbaraglio…

Sole in acquario per un grado e ventotto ovvero cuspide

In polverie o poesie on settembre 26, 2015 at 5:06 PM

Sei il mio eccesso
il mio vizio saltuario
la mia disordinata alimentazione
il mio stato d’eccitazione peregrina

tu mi dispensi
dallo stare in salute
tramutandomi in un decimale
che caracolla in equilibrio
sulla soglia del dolente

soffoco nella tua bocca
senza riavermi
sul seno tuo profetico
letale quanto l’arma bianca
in epoca buia
mando al macello
ciò che in me
appare sconsiderato
e precario

sospeso nel tatto
sottoposto al taccheggio del culmine
sorpreso in flagranza di reagito
ammonisco l’orientamento
senza ritrovarmi mai
se non in un tuo accenno
al groviglio del denudato corpo

custodito in te
da qualche parte
fosse pure quella delirante
non rendermi partecipe
ti supplico
del baccanale sfarzoso
poiché non sono propenso
a macchiare lenzuola
con cognizione di causa

e costretto all’assaggio
del tuo spazio vitale
potrei non superare la notte
perché non voglio guarire…

Venere in Capricorno

In polverie o poesie on settembre 20, 2015 at 5:59 PM

Il suo corpo
somiglia al tuo
che somiglia al suo
che somiglia alla voragine
io me ne servo
con noncuranza guardinga
placando una fame atavica
d’aria contaminata
da menzogna e sollecito

un urlo sordo
invita il disperso
alla cautela dell’orgiastico

avvicino la mano incerta
allo sconsiderato labbro
confine arbitrario
tra spregiudicatezza e prudenza

orco geloso
del sole che sorge
di come te lo scopi
sciupandone il giaciglio
durante l’irrispettosa stagione
delle acide piogge
ingoiandoti il seme
dal sapore villano

come vetri calpestati
e infranti
gli occhi assopiti
tolgono il disturbo
fuggendo lo sguardo
spaventati forse
da un’intimità sinistra
capace di radere al suolo
piacevoli sensazioni d’isolamento
rifugio prezioso
allontanante i tranelli
del conciliabolo
del confronto…

mantengo intatta
una curiosità malsana
verso la tua svogliata premura
consolato dal fatto
che più di te
amo il silenzio…

Antigone fotti la legge

In teatro on settembre 18, 2015 at 4:28 PM

Antigone:
“Cittadini di Tebe. Guardatemi. Questo è il mio ultimo cammino. Questa è l’ultima volta che contemplo la luce del sole. Non la vedrò mai più. Ade mi conduce viva sulle rive dell’Acheronte senza riti di nozze. Nessuno per me intonerà canti nuziali. Sarò la sposa di Acheronte.
Senza amici, senza compianto, senza canti nuziali, mi trascinano verso la strada che mi è destinata. Il mio destino è senza lacrime. Nessun amico mi rimpiangerà.
Tomba, stanza nuziale, prigione sotterranea, io vado incontro ai miei cari. La maggior parte di loro è già stata accolta fra i morti, ora giungo io, prima di aver compiuto la mia vita. Nutro in me tuttavia questa speranza, di giungere gradita a mio padre, mia madre e a mio fratello perché io con le mie mani ho lavato i vostri corpi e ora Polinice guarda cosa ricevo per aver seppellito il tuo cadavere. Eppure per coloro che hanno mente saggia ti ho reso giusto onore. Se si fosse trattato dei miei figli, se avessi visto il corpo di mio marito imputridire sull’asfalto, non avrei affrontato questa lotta sfidando la città. Parlo così perché se mi muore un marito posso averne un altro, se perdo un figlio posso averne un altro, ma siccome mio padre e mia madre sono morti, non potrò mai più avere un altro fratello, ecco perché ho scelto di onorarti, Polinice, e per questo Creonte mi ritiene colpevole di una tremenda audacia. Mi ha presa e mi trascina così, senza letto nuziale, senza inni di nozze, non ho avuto marito, non ho cresciuto figli, abbandonata da tutti scendo ora alle dimore dei morti. Ma quale giustizia divina ho trasgredito? Mi hanno giudicata empia per un atto di pietà, se per gli dei è giusto tutto questo, allora attraverso il dolore riconoscerò la mia colpa, ma se i colpevoli sono loro, spero che soffrano quanto ho sofferto io, contro ogni giustizia.”

(tratto da ‘Antigone fotti la legge’, prossimamente in scena al Nuovo Cinema Palazzo)

TEATRANTI CONTRO TEATRANTI (dedicato al mitico Erminio Macario)

In teatro on settembre 16, 2015 at 11:31 am

Erminio Io faccio ridere!
Ermete No, io faccio ridere!
Erminio Io faccio più ridere!
Ermete No, io faccio più ridere!
Erminio Io ho fatto la gavetta balordo!
Ermete No, io ho fatto la gavetta parruccone!
Erminio Io ho fatto la gavetta sui palcoscenici romani!
Ermete Io pure!
Erminio Poi l’ho fatta anche sui palcoscenici milanesi!
Ermete Perché io no!!?
Erminio Non ti credo!
Ermete E io non credo a te!
Erminio Descrivimi Milano
Ermete C’è il Duomo
Erminio Non è vero!
Ermete Come sarebbe a dire “non è vero”?
Erminio Ti giuro di no
Ermete E io ti giuro il contrario
Erminio Forse hai ragione tu…
Ermete Ecco!
Erminio Però non basta!
Ermete Cos’altro vuoi sapere ancora?
Erminio Non c’è solo il duomo a Milano
Ermete No?
Erminio Certamente no!
Ermete Cosa c’è ancora?
Erminio Il Colosseo
Ermete Lo so benissimo che c’è il Colosseo a Milano
Erminio E la fiera campionaria!
Ermete E la fiera campionaria!
Erminio E Van Basten!
Ermete E Van Basten!

Erminio Comunque io faccio ridere il pubblico
Ermete No io faccio ridere il pubblico
Erminio A me dicono che somiglio al grande Totò
Ermete A me riferiscono che ricordo il gigantesco Macario
Erminio A me Macario non faceva ridere
Ermete E a me Totò non scaturiva risate
Erminio Sei un cialtrone!
Ermete E tu un gaglioffo!
Erminio Io sono un comico!
Ermete Io sono IL comico!
Erminio Io ho il ritmo della battuta
Ermete Io ho il senso della battuta
Erminio Io ho animato i villaggi turistici della riviera ligure di levante
Ermete Io di quella di ponente
Erminio Io ho mezza riviera romagnola ai miei piedi
Ermete L’ altra mezza pende dalle mie labbra
Erminio Buffone di corte!
Ermete Pagliaccio da circo Medrano
Erminio Parassita
Ermete Sanguisuga
Erminio Raccomandato
Ermete Paraculo

Erminio Forza raccontami una barzelletta
Ermete Raccontamela tu
Erminio No tu
Ermete Tu
Erminio Qual’ è il colmo per un eschimese in coma?
Ermete Risvegliarsi al caldo
Erminio Cristo Santo, come facevi a saperlo?
Ermete Ho il talento
Erminio No, io ho il talento
Ermete Vediamo…Qual’è il colmo per un eschimese in coma?
Erminio Risvegliarsi al caldo
Ermete Bastardo mi rubi le battute
Erminio No, sei tu che mi copi il repertorio
Ermete Falso!
Erminio Finto!
Ermete Non sei credibile!
Erminio Nessuno ti crede!
Ermete Cosa ci fanno due ippopotami sopra una pulce?
Erminio I cazzi loro!!!
Ermete Troppo comodo rispondere cosi!
Erminio Sono un comodino! Ah ah, sentita la prontezza nel gioco di parole? Bergonzoni mi fa un segone a duplice mandata
Ermete Barzellettaro
Erminio Stornellaro
Ermete Avanti, praticati in un numero di elevata scuola
Erminio Fallo tu
Ermete No, tu
Erminio Tu
Ermete Io non ho nulla da dimostrare
Erminio Se desideri ammirare le mie gesta artistiche visionati il mio show-reel
Ermete Ma come cazzo parli coglione?
Erminio Bah… che ignorante! Show-reel, è francese!
Ermete Che diavolo è?
Erminio Un DVD con su registrate le meglio performance della mia carriera
Ermete Cioè il saggio di fine anno per i parenti
Erminio Sei un attore da aperitivo
Ermete E tu da apericena
Erminio Tu non fai un numero perché non hai i numeri
Ermete E tu non hai i numeri perché non hai idee
Erminio Se voglio ti umilio
Ermete Se mi va ti polverizzo
Erminio Se solo ne avessi voglia potrei schiantarti col numero dell’anziano claudicante che si diletta a sollevare il bilanciere
Ermete Se solo non avessi quel cruccio alla vertebra lombosacrale potrei ridicolizzarti col numero del giovane virgulto costretto dai medici al coma farmacologico
Erminio Sei un mona
Ermete E tu sei un cretinetti
Erminio Non faresti ridere nemmeno un esemplare selvatico di Iena Ridens
Ermete E tu non faresti ridere nemmeno Puffo Ridolone
Erminio Non c’era nessun Puffo Ridolone nel villaggio di quei piccoli bastardelli orfani e senza Dio!
Ermete Che cazzo ne vuoi sapere tu di Puffi dato che preferivi gli Snorky!?
Erminio Infatti gli Snorky erano un inno alla vita. Colorati e divertenti. Non come quei bolscevichi senza fede spirituale dei Puffi. Quante volte ho sperato che Gargamella li finisse a badilate per poi rosolarli a fuoco lento…luride merdine colitiche blu…
Ermete Sei ingiusto. Loro erano istruttivi. Gli snorky invece erano dei normodotati. Come diavolo è possibile schiaffare i nostri bambini davanti a degli esserini sfaccendati dotati di pene sulla testa.?! Suvvia siamo seri! Vogliamo che i nostri figli crescano con la testa sul collo oppure desideriamo che diventino degli squilibrati lascivi con in testa unicamente le ferie?
Erminio Stai orinando fuori dal vaso amico. Quello che avevano in testa gli Snorky non era un pene ma un boccaglio per respirare. Serviva loro per sopravvivere sotto i fondali marini. Non era uno strumento per il piacere carnale.
Ermete A me sembrava che loro scoreggiassero da quel fottuto tubo. E comunque erano dei fricchettoni debilitati dalle malattie a trasmissione sessuale. Troppo colorati in viso…quel colorito non era normale. Era il colorito della sifilide. La malattia principe delle società capitaliste e libertine. I loro esemplari femminili erano delle bagascie e i loro esemplari maschili dei sodomiti pregni di peccato originale.
Erminio E i tuo fottuti Puffi allora?Erano in migliaio dentro quel cazzo di villaggio e c’era una sola femmina. Puffetta. Dove erano finite le altre Puffe?A spalare neve in Siberia?!Erano questi i vantaggi della loro organizzazione su base comunitaria?!
Ermete Puffetta non era l’unica donna all’interno del villaggio. Bontina dove la mettiamo?nel dimenticatoio?
Erminio Bontina era praticamente un infante. E non stento a credere che quei celebrolesi dei suoi concittadini abusassero sessualmente di lei!
Ermete Non ti permettere di proferire bestemmie. Bontina era una casta prodigata al partito!
Erminio Stronzate!!!La società dei Puffi era una società schiavizzata. Nonno Puffo era il Dio patriarcale, Grande Puffo l’esecutore machista, Puffetta era lo sborratoio comune e tutti gli altri dei servi imperituramente schiavi.
Ermete Faresti meglio a pensare a quei promiscui dei tuoi Snorky, simbolo di una società che ignora responsabilità e doveri. Sempre a pensare al sesso e allo sballo, come se questi fossero gli unici ingredienti buoni alla risoluzione dei problemi planetari!!! I puffi almeno avevano compreso qual’è il vero senso della vita.
Erminio E qual’è? Sentiamo…
Ermete Il senso di colpa ovviamente!!!
Erminio Vaffanculo. Sei un artista da matrimoni in chiesa
Ermete E tu da divorzi nello studio notarile
Erminio Ciurla il manico con la bacchetta magica
Ermete Gonfia i palloncini
Erminio Fai uscire il coniglio dal cilindro
Ermete Dimezza il mazzo di carte
Erminio Illusionista
Ermete Mentalista

Erminio I tuoi pezzi sono scritti male
Ermete I tuoi sono scritti peggio
Erminio I tuoi sono troppo corti
Ermete I tuoi troppo lunghi
Erminio Sei stringato
Ermete E tu sei prolisso
Erminio Usi poco la parola
Ermete Tu la usi troppo e male
Erminio Il tuo uso del corpo fa pietà
Ermete Ah si? E tu allora sei un mimo di merda
Erminio Non è vero
Ermete Si che lo è
Erminio Anche se fosse,che cos’hai contro i mimi?
Ermete Mi stanno sui coglioni! Sembra sempre che gli debba uscire un berlone dalla bocca, come se stessero perennemente seduti sulla tazza del cesso cercando di sforzarsi a cagare!
Erminio Hai ragione sono un mimo di merda, e della peggior specie. Ho provato a smettere ma…non ci riesco. E più forte di me. Quando mi si chiede una cosa anziché spiegarla la devo imitare…cosa posso fare per smettere?
Ermete Uno stage con Gabriele Lavia
Erminio Costano troppo
Ermete E’ vero
Erminio Non è semplice smettere di mimeggiare
Ermete Già, paradossalmente è più semplice smettere di fumare
Erminio E se mi suicidassi?
Ermete Non esagerare! Non è tua la colpa ma di chi ti ha preceduto…
Erminio Che vuoi dire?
Ermete Dei mimi venuti prima di te che con il loro esempio, con la loro arte figlia del demonio ti hanno sedotto per poi abbandonarti alla fame.
Erminio Hai ragione…vorrei poter espiare la mia colpa.
Ermete Perché non andiamo a Parigi?
Erminio A fare che?
Ermete Ad uccidere Marcel Marceu, il leggendario mimo transalpino. È lui il responsabile di tutto…
Erminio Di tutto?anche della fame nel mondo?
Ermete Di tutto…
Erminio Anche delle migrazioni di massa?
Ermete Anche di quelle…
Erminio Anche dei vaccini che poi scatenano tumori?
Ermete Anche!
Erminio Quella checca parigina merita di morire!
Ermete Esatto. Partiremo lunedì con il T.A.V alla volta della capitale francese. Una volta arrivati raggiungeremo il suo teatro presso il terzo arrondissmant e lì lo attenderemo all’uscita con la classica scusa dell’autografo. Poi tu lo sedurrai con qualche moina facendoti trascinare in albergo. Dentro l’albergo io ti raggiungerò e li…scateneremo l’inferno.
Erminio Sì ma perché lo devo sedurre io?
Ermete Perché sei un mimo di merda. E inoltre sei biondo. Ergo te lo lavori tu di ammicco e poi io ti do una mano a finirlo… Fidati il mondo ci ringrazierà per questo. Tzè e poi dicono che i teatranti non sono altruisti…
Erminio Va bene. Però se io sono un mimo pessimo tu sei un’imitatore scarso…
Ermete Bugie
Erminio Non mentire! Ti ho visto più di una volta imitare la voce di Clark Gable per cercare di portarti a letto quell’allieva del corso di dizione!
Ermete Ti prego non lo dire in giro, altrimenti non mi farebbero più lavorare!
Erminio Ma tu già non lavori!
Ermete Non infierire
Erminio Non ti scritturano nemmeno le compagnie amatoriali di quinta risma. Sei un imbelle che olezza di guittame. Viva il Parroco signore e signori!!!
Ermete Zitto non dire cosi…è vero sono scarso, ero il peggiore del mio corso. Ai miei numeri non rideva nessuno. Io mi prodigavo facevo il pinguino, il pirillo…zero, alcuni addirittura si commuovevano. Sniff…
Erminio Perché tiri su col naso? cocaina?
Ermete Ma no, sto piangendo…
Erminio Non ti abbattere su…per me è idem con patate.
Ermete Sul serio?
Erminio Sicuro! Puoi scommetterci la retrovia della bottega! Alle maratone comiche quando ancora frequentavo l’istituto tecnico per albergatori di arcipelaghi Ionici ricordo che mi elessero mister cimitero.
Ermete Sai cosa faremo?
Erminio Cosa?
Ermete Ricominceremo dal principio come avrebbe sproloquiato Edipo.
Erminio Cioè?
Ermete Corriamo ad iscriverci al corso della più prestigiosa accademia di arte drammatica del paese. Studieremo come ossessi uscendone dei magnifici interpreti!
Erminio Ci sto! Voglio diventare il più grande attore drammatico dopo Pippo Franco!!!
Ermete Io voglio fare impallidire di invidia Vittorio Gassman. Studierò, lo chiamerò al fisso e gli chiederò se può provinarmi!
Erminio Ma è morto.
Ermete Chi è morto?
Erminio Vittorio Gassman. È morto.
Ermete Ma quando mai, mi sa che ti stai sbagliando.
Erminio Dici?
Ermete Dico!
Erminio Uhm…mi sa che hai ragione tu!
Ermete Direi!!!
Erminio Alla ribalta dunque!
Ermete Alla ribalta!

Erminio Io faccio piangere
Ermete No, io faccio piangere
Erminio Io sono l’attore tragico per eccellenza
Ermete A me chiamatemi Gustavo Modena
Erminio Sì… dei poveri!
Ermete Non cominciamo ad offendere.
Erminio Buffone
Ermete Clown
Erminio Ipocrita
Ermete Araldo
Erminio Araldo?! Cazzo c’entra?
Ermete Nulla. Ma suonava tragico.
Erminio Io sono il dramma fatto a persona
Ermete A me chiamatemi Ibsen
Erminio Io metto in scena unicamente tragici greci. Tipo Tzipras
Ermete Io ai greci unisco i latini. Tipo Merkel. Che di latino a dirla tutta possiede giusto una bi-familiare a Rio…
Erminio Cecov è il mio pane
Ermete Brecht è il mio salame
Erminio Strindberg il mio stracchino
Ermete Shakespeare il mio burro
Erminio Buon appetito
Ermete Grazie
Erminio Ma vaffanculo
Ermete Vaffanculo tu
Erminio Ti sfido a singolar tenzone. Ora io partirò con un monologo di Othello.
Ermete Quale?
Erminio Non so… fammi controllare il testo.
Ermete Problemi di memoria?
Erminio Storie! A me basta tastare il manuale per assimilarne le battute. È una questione di scambio energetico.
Ermete Come per i farmaci omeopatici
Erminio Come per i test Kinesiologici
Ermete Come in una seduta shiatzu
Erminio Come nel Thai chi chuan
Ermete Come nella pranoterapia
Erminio Come nell’osteopatia cranio-sacrale
Ermete Come nella…ehm…
Erminio Problemi di associazionismo logico-metafisico?
Ermete Bubbole…a me basta….ecco…
Erminio Sei in difficoltà amico
Ermete Ora basta! Vai con il tuo monologo del Moro
Erminio No, vai prima tu con il tuo Enrico quarto
Ermete Enrico quinto
Erminio Enrico sesto
Ermete Enrico settimo
Erminio Enrico ottavo
Erminio Enrico nono
Ermete Enrico decimo
Erminio Enrico undicesimo
Ermete Enrico ventitreesimo
Erminio Non esiste
Ermete Dipende dalle edizioni
Erminio Ma finiscila. Io faccio piangere
Ermete No, io
Erminio Io commuovo la folla.
Ermete Io rendo la platea un salice piangente.
Erminio Mi fai ridere
Ermete Mi fai sbellicare
Erminio Mi fai spanciare
Ermete Mi fai crepapellare
Erminio Mi fai schiantare dalle risa
Ermete Mi fai sganasciare dal ghigno
Erminio Sei il comico più grande
Ermete Tu lo sei
Erminio Tu sei l’ Einstain della comicità
Ermete Tu l’Archimede Pitagorico della risata
Erminio Tu sei…aspetta un attimo. Ma allora…siamo due bravi comici!
Ermete Così è se vi pare
Erminio Allora perché tanta fatica nel diplomarsi al Piccolo
Ermete Hai studiato al Piccolo?
Erminio E dove se no?
Ermete Non ci credo
Erminio Cioè?
Ermete Io ho studiato al Piccolo!
Erminio Ero in un’ altra classe
Ermete La classe dei ripetenti! Io ho studiato al Piccolo! Tu dove?
Erminio All’Accademia di Pinerolo!
Ermete Ma è una scuola militare…
Erminio Appunto!!! va che li ti insegnano l’arte drammatica
Ermete Buffone
Erminio Bugigattolo
Ermete Falso
Erminio Finto
Ermete Favoliere
Erminio Contacucche
Ermete Affabulatore
Erminio Ninnanannelliere
Ermete Narratore
Erminio Menestrello
Ermete Giullare
Erminio Non hai coscienza politica
Ermete E tu ne hai troppa
Erminio Non hai coscienza di classe
Ermete E tu ne hai troppa
Erminio Te ne freghi dei problemi dell’umanità
Ermete A quelli pensaci tu
Erminio Che mi dici degli orfani?
Ermete Che si arrangino
Erminio Che mi dici degli animali abbandonati?
Ermete Abbandonati dove?
Erminio Sulle autostrade
Ermete Che si arrangino
Erminio Perché fosse stato sulle strade statali?
Ermete Che si arrangino
Erminio E i disoccupati?
Ermete Perché tu lavori?
Erminio No
Ermete Qualcuno si cura del tuo problema di lavoro?
Erminio Il sindacato
Ermete E questo ti tranquillizza?
Erminio No, mi obbliga a versare al sindacato una quota…
Ermete E tu non versarla e abbandona il sindacato.
Erminio Sì ma i disoccupati?
Ermete Tu sei un disoccupato no? Che fai?
Erminio Mi arrangio
Ermete Ecco. Quindi i disoccupati… che si arrangino
Erminio E gli esuli?
Ermete Che si arrangino
Erminio I migranti?
Ermete Che si arrangino
Erminio I malati gravi?
Ermete Che si arrangino
Erminio E i diritti civili?
Ermete Quali diritti civili?
Erminio E i conflitti armati?
Ermete Intendi i litigi di condominio?
Erminio O come l’impressione che il teatro non serva a un cazzo…
Ermete Anche meno…
Erminio Ora basta con le riflessioni…o sembriamo due attori di teatro narrativo…
Ermete Che roba è?
Erminio Non lo conosci?e quando uno sviluppa una storia…
Ermete Che tipo di storia?
Erminio Una qualunque…
Ermete Dunque…una mucca entra in un bosco, fa una capriola e muore…
Erminio Questa andrebbe benissimo. Dovresti svilupparla però.
Ermete Anche mia nonna quando ero piccolo per farmi addormentare mi raccontava una storia…
Erminio Era un’attrice del teatro di narrazione…
Ermete Dovrebbe proporsi ai teatri…
Erminio La scritturerebbero al volo. All’estero però…
Ermete Non in Italia?
Erminio Tua nonna ha mai fatto televisione?
Ermete Mai!
Erminio Allora può attaccarsi al tram!
Ermete Però una cosa non mi torna…mi attanaglia le budella, mi contorce gli intestini, mi squarcia il costato, mi scombussola la giornata.
Erminio Cosa?
Ermete Lei non ha mai frequentato corsi di recitazione, né scuole di portamento o accademie della crusca, non ha mai sfacchinato presso presunti laboratori né ha mai sberliccato culi o è stata iscritta a presunte agenzie di spettcolo, non si è mai impipata i castisti e similia, I vari metodi di immedesimazione e training fisico li usa come strofinacci per il pavimento, ecco lei non ha mai fatto ciò che ho fatto io. Com’è che mia nonna sul palco mi sbriciola in effigie facendomi fare la figura della nullità?
Erminio Tua nonna è un demone talentifero… e dovresti vedere la mia… senti qua l’unica e mettere su una ditta tutta nostra, sfanculiamo scuole, accademie, metodi, corsi, laboratori e provini svolti con il sistema filosessista. Metteremo in scena il nostro teatro facendoci dirigere dalle nostre nonne, che avendo visto Macario in scena, ne sanno una più del diavolo.
Ermete Giusto, sarà bellissimo, tanto lo Stato ci aiuterà, ci verrà incontro, ci darà una mano, più mani, i piedi, ci troverà gli spazi…
Erminio Sì… sarà bellissimo, fantascentifico, libidinoso, splendido… lo ha detto anche Jovanotti, basta con i pianti e i lamenti… sotto con iniziative e proposte così che di questa storia non si possa che ricordarne… l’oblio!

Giovanotti intraprendenti
e cialtroni sempre assenti
finti maestri arroganti
che riducete i vostri allievi a deficienti
oggi è un triste giorno
per il teatro
l’ennesimo taglio ha subito
è stato ulteriormente azzoppato
il budget è limitato
ancora decurtato
ma se un giorno
questo teatro
scomparirà
morirà
verrà sepolto
dimenticato estinto
completamente cancellato
mi raccomando
stiamo attenti
ragioniamo
riflettiamo
che venga messo agli atti
notificato
dichiarato
non è
tutta colpa
dello Stato… 🙂

PERIODICO ITALIANO MAGAZINE, intervista a Giovan Bartolo Botta.

In Cronache Roma Fringe Festival 2015, rassegna stampa on settembre 10, 2015 at 4:56 PM

http://issuu.com/periodicoitalianomagazine/docs/pim13_luglio_agosto2015_b4dc02efc1ddf4/c/sc1in9z

Periodico Italiano Magazine Intervista

San Lorenzo: Sanlorenziade

In attualità, Cronache Atletico San Lorenziadi, San Lorenzo da delegalizzare on settembre 3, 2015 at 12:00 PM

Libricino primo: pianti e lamenti
Cantami o Diva del peloso Achille Occhetto l’ira funesta che scomodi loculi e neglette piccionaie addusse alle chiassose genti Silocosentine e Catanzarsilane trapiantate infino alla radice tra le arcaiche mura aureliane del ribelle quartiere capitolino. Da ormai dieci lunghi anni popolazioni discendenti della ducalità abruzza piangono lacrimevoli caimani soggiogate dalla crudele occupazione delle legioni cispadanovenete, sapientemente guidate dal gutturale vocalizzo dell’anziano patriarca Bossi detto l’Umberto, figlio illegittimo del Dio Odino e di una mietitrebbia. Uomo composto nei modi e nei metodi. Educato al livreo galateo. Maniere docili le sue, gentili. Già senatore dell’emiciclo parlamentare corrotto, ideatore del mantovano sinedrio, fagocitatore de lo medio dito, secessionista dal piè rapido, veloce. L’abbondanza alpina gli fece dono di oltre cento figli dal gibboso aspetto dei quali solo tre ne riconobbe, ma tutti ammirò ed educò diligentemente alla pedagogia della gestualità ombrellaia e del pene barzotto. Nel mucchio di fortunati germogli si distingueva per intelligenza e acume il giovane Renzo detto il Luccio, dai lineamenti asimmetrici, dotato di vello crespo e diploma carpazio. Il virgulto era maestro nel campo delle arti del sostegno. Del recupero. Del formativo debito. Della meridiana ripetizione. Ogni anno scolastico era da lui affrontato al cubo cosi da poter approfondire il programma di studio. La sua esistenza fece la fortuna dell’istituto auleggiante privato. Insegnanti fuori ruolo da immemorando trovarono nel fuscello varesino una motivazione novella per non intraprendere disperati l’estremo atto contro natura. Invidia fuoriusciva dalle bocche delle altre padane famiglie, e ammirazione per questo diamante grezzo capace di assicurare alle terre della bassa un futuro ridente e prospero sia nella buona che nella cattiva sorte. Ma spesso il volere degli dei olezza di bastinchio, storto, sghimbescio quanto l’anatomica fisionomia del Plantageneto sovrano. Una banale fellatio praticata con eccessiva veemenza dal tagliaerba di turno all’imponente sesso della semenza nordista, inspessisce il flusso sanguigno bossiano, trasformandone il viso in una maschera gessata. Magico il cerchio, e sfiorato l’eterno riposo. Bavetta forlana con sigaro a tergo. Bevanda gassata e panino al burro. Scoreggia spaziale del capostipite Miglio. Smussato sulla punta lo spadone Giussano. Il fiume Po risulta essere asciutto mentre l’ampolla se desta in un mare di merda. La successione sembianza Salvini. San Lorenzo occupata indossando una felpa.

Libricino secondo: la Cosentina colpa
Patron Pasquale Foti, trivellatore bastiano della regia calabra, si recò con umile atteggiamento presso l’accampamento dell’argivo silano Andrea il Grecia, comandante delle truppe armigere cosentine chiamate a liberare l’aureliano rione dalla soffocante fiatella padana. Desiderava avere indietro la figlia primogenita Emerenziana, studentessa in norma finanziaria creativa alla facoltà Bocconiana situata nel centro del meneghino bastione. Rapita dal cosenziano gendarme durante l’ennesima razzia silina tra le gradinate granille. Ella era il suo gingillo da trastullo e per nessuna promozione nella massima serie avrebbe rinunciato ai manicaretti emerenziani, nonostante Foti gli offrisse in cambio Ciccio Cozza e Magrolino Possanzini. Dioscuri della reggina ascesa al paradiso sotto la supervisione del maciste Bolchi. IL capitano di ventura cusenzano sollevò la cornetta denunciando l’offerta alla fiamma gialla. Braccialetti scattarono ai polsi dell’n’dranghetuso reggino che da tergo le sbarre pronunziò profezia di sciagura verso le truppe calabre per mano delle pannocchie padane. Mai San Lorenzo verrà liberata se Emerenziana non sarà restituita al legittimo genitore. Possibilmente intatta…

Libricino terzo: l’ira di Zico

La notizia dello sgarbo al regicino per mano cusenza, giunse ai delicati padigli auricoli del temibile Sonny detto Zico. Costui era il più valoroso, in battaglia, dei guerrieri catanzarsilani. Anch’essi coinvolti insieme ai cosentini nelle peripezie liberatorie del quartiere aurelico. Egli era figlio della giornalista Rai geracina Anna La Rosa e del giocoliere Flamenco. Il suo duplice passo con allegato di flanella e palombella incuteva timore alle legioni nordiste. Finte di corpo costringevano il deputato legaiolo al salto nel fosso. Cosi come la sua mitologica armatura a marca umbro, vecchia maniera, pittata di giallo canarino e rosso pompeiano, forgiata, si narra, dal sudore coimbro e dal mustacchio palanco. Alla consuetudinaria assemblea di guerra del lunedì sera presso il bordello della partecipazione, lunga come l’eta matusalemma, le falangi provenienti dalla Gioia del Tauro, si presero a brutto muso sancendo la definitiva rottura. Il profeta Calcinacci Minetti, agghindato da crotonese imparziale, sotto l’ala protettiva zicana rinfacciò al Grecia pesanti responsabilità verso le recenti disfatte. Cacciare a malo modo Foti ha inasprito la collera delle sfere celesti. Nonché degli interessi nascosti. Gli illuminati del Gran Precetto sono pronti a vendicarsi sui calabri servendosi della manovalanza legaiola per il lavoro sporco. Zico profuse tempesta esacerbando parole che fecero irritare lo scorbuticume delle segesta cosentine, ricordando loro che i nordici ai catanzi nulla di male avevano fatto, e che anzi, presso Bardonecchia calarono presto le brache consegnando agli zarensi piazze, strade, esercenza e scettro del potentato. Inoltre era a causa di Gigino lo Campariello, fideista cosentino privato sull’altare della graziosa sposa Alessia detta Tino per mano renzo-bossina che questa snervante lotta era cominciata. Sentenze sagge ma incomplete quelle pronunziate dal valoroso catanzo, in quanto la consorte rattata era di sangue catanzarese e che dunque nessuno poteva considerarsi esente da colpe. Ma tutto questo non interessava alla protervia zicana, la quale intimò al Grecia di restituire Emerenziana ai propri cari prima che divenissero cari estinti. Grecia ringhiò mancicco offendendo il creato ed obbligando Zico a lasciare come pegno le sue predilette butterate ancelle Crisavole e Bresaola. Pure loro frutto di razzia in territorio Vibo Valentino. La provocazione spinse Zico ad uno sdegnato urlo e al ritiro dalla battaglia. Accompagnato dall’amico Kabobo sull’elevato cippo della contrada etrusca, avrebbe osservato i padani fare scempio dei calabri ascoltando vinili e sorseggiando calici duplomaltati distillati dal divino Batterio, il dio del dionisiaco pensiero. Una grave perdita in chiave liberatoria aureliana. Zico non possedeva punti deboli fatto salvo per il calcagno lasciato scoperto durante un balordo match di calcetto. Una defezione che adesso rendeva arduo il ritorno alla visione azzurra del cielo… su San Lorenzo.

Libricino quarto: il duello personalizzato
Venne affidato al saggio Giovanni detto il Canino lo sbrigo della arzigogolata magagna. Era lui il più astuto tra i notabili elmetti presenti in loco. Dai natali catanzi. Figlio del principato del Foro e della musa canora bagnarocalabra Loredana Bertè porzione demoniaca della nobile Mia Martini, aveva viaggiato molto a bordo della sua Golletta (una fantozziana bianchina) incrociando i volgari Cicolopi gozzovigliare in un autogrill sulla Salerno-Reggio Calabria. Essi erano muscolosissimi giganti dall’unto bicipite e dal pettorale testugginoso, nati da un amplesso del cestista bostoniano Larry Bird con la statua newyorkese della libertà. Il biblico Goliat era il loro capo. Alto come un pivot venne ucciso dal levita Davide il nano attraverso l’uso sconsiderato del solletico ai piedi. Goliat e la sua prima moglie, Rita Pavone, ebbero un figlio che fecero allevare dalle vicarie del Cristo, a cui dettero il nome di Polinfame. Un fottuto logorroico con il viziaccio di vendersi gli amici alle forze del presunto ordine. Lo zotico era afflitto da una anomalia genetica che l’aveva provvisto di un solco nel viso e pene sulla testa. Sbertucciato dai compagni con l’appellativo di testa di cazzo dalla faccia da culo, Polinfame imparò presto ad affogare nell’acquavite i suoi personali complessi. A nulla valsero le eterne sedute di psicoanalisi sdraiato sul lettino del cialtrone Paolo Crepet. Cosi come inutile risultò l’assunzione di massicce dosi farmacologiche neurolettiche. Il ragazzo crebbe assillato dal disagio. Assunto, grazie a una raccomandazione, come Uomo di fatica tra gli addetti alla sicurezza del manto stradale, sorprese il Canino sgommare con un panino Camogli tra le fauci e il dito medio sollevato. Bloccò il maleducato viaggiatore grazie all’uso delle possenti braccia obbligandolo a smontare di bordo per le dovute scuse. Ma l’astuto zarense riuscì ad eclissare l’increscioso utilizzando la carta della scafatezza. Rivolse al monstre un quesito di difficile risoluzione. Il medesimo che la megera sfinge rivolse al tapino Edipo. Qual’è quell’animale che casco blu, divisa azzurra, sembra un playmobil? Polinfame, vinto dallo stupore ci pensò sul posto una dozzina di anni sino a quando un tir che trasferiva liquami in Svizzera per conto I.L.V.A non lo mise a tappeto liberandolo definitivamente de quel fastidioso cruccio anatomico…
La ponderatezza del Canino partorisce l’ardua sentenza. Saranno Gigino o Campariello, il teucro ancorato nolentemente al celibato, e Renzo la cima, a sfidarsi in un duello al plasma finale. Chi vincerà edificherà cemento in eterno sull’aureliano suolo. Gli sconfitti solleveranno burattini e baracche tornando alle proprie dimore con le pive nel saio e la coda nascosta tra gli arti periferici inferiori. San Lorenzo sarà di chi se la munge sulla tovaglia del Trimalcione… dopodiché sarà solo ippica…

Libricino quinto: la rassegna degli eserciti. Cosenza sgambetta.
La notifica del duello si sparse dentro le mura aurelinde occupate dalle patavine tarle. L’orangotanguense Bossi, osservando gli opposti schieramenti
schernirsi sulla spianata sannita, pretese di sapere dalla bella prigioniera Alessia detta Tino, i cognomi dei valorosi calzari. La supplice, rigagnolo al volto, diede adito al ricordo. Al rimpianto variegato al lamento. Allo storto labbro. Rese partecipe il suocero degli spensierati anni trascorsi a bivaccare agli allenamenti ingollando birra gelata e smozzicando trinciato tabacco. Il verde gerarca si unì alla sua persona nel compianto rammentando gli anni gaudenti della Milano da bere, socialista e cinghialona, dove la bagna era cauda e smargiassa la polenta. Anche la sua padana sensibilità è scombussolata da questa urebbina trasferta. Le animelle gli provocano la voltata di stomaco e il vino dei castelli il conato del vomito. La pulcra Alessia, caritatevole cosmopolita, prova a chetarlo asciugandogli il bavone lumacoso con la Sacra Sindone Subalpina. Bossi non avvedendosi della sacralità del panno ci si soffia il naso pulendosi l’uscio posteriore. Ed è in questa lacrimevole valle che la bitorzoluta Alessia comincia a tessere le lodi degli impavidi soldati mediterranei.

– Colui che agita lo spritz tra gli eoli è Gigi Campari, ariete dalla larghezza Preneste. Un tempo osavo chiamarlo marito. Lo conobbi al Nuovo Cinema Palazzo premurosamente okkupato durante una serata crittografica tenuta dal famigerato fumettista rebibbionico Michele Rech in arte Zerocalcare. Mi conquistò offrendomi dei buoni pasto alla mensa del Surgelato. Quello che agita le tessere dell’Atletico San Lorenzo sperando di convincere i nemici padani a sottoscrivere il sostegno è Andrea il Grecia. Economo euro ossessionato. Fece il demone a cinque pur di spingere la società calcistica popolare all’interno della moneta unica. Ci riuscì. Attualmente il team sta in default con i registri contabili in tribunale. Quella che capolina da dietro il cespuglio è Isa detta Florio. Dicasterata contro-ricercatrice. Convinse Gelmini a gettare la spugna. Fu lei ad organizzare rapimento ed uccisione del fisico quantico Ettore Majorana. Il genio della viabilità Panisperna. La dottoressa Florio è sostenitrice della teoria sanlorenzocentrica. Una bizzarra convinzione che attribuisce al quartiere una superficie sferica, centralità nell’universo, fissità nello spazio, assenza gravitazionale e nessuna dipendenza energetica dal globulo solare. Non esiste vita in altri quartieri…fatto salvo il week-end. Ecco Abissu l’Artigiano…fece bastonare il famoso ritrattista transalpino Hanri-Cartier Bresson solamente per rubargli un rullino Kodak. Andres detto il sine panza, già assistente alla regia del maestro britannio Stanley Kubrik. Si dice che in combutta con l’attore Tomas Cruise fece uccidere il gigantesco cineasta dagli scagnozzi della chiesa scientologista. Il signore con il coppolino poggiato sulla fronte è Marek detto lo Ciporillo. Giocò un tiro mancino alla conga catanzarese rubando al pubblico ministero Luigi De Magistris l’incresciosa inchiesta Posidone. Il magistrato dipendeva all’epoca dalla procura catanzense. Ciporillo premette affinché sullo scranno elevato del palazzaccio salisse Troy Mc Laure, l’avvocato incapace della famiglia Simpson. L’operazione sabotatrice riuscì e l’inchiesta naufragò nel nulla di fatto. Il mio senso trema osservando la pericolosissima Doriana Dorelay Bugs mortificarsi il pollice. Il suo ambito è quello dell’educazione infantile. Catechizzava i fantolini attraverso la visione obbligatoria della filmografia del contorto Woody Allen. Rinvenuta dagli inquirenti in stato confusionale dentro uno squallido motel con affianco il cadavere incaprettato della popolare star televisiva Tonio Cartonio, si giustificò davanti ai giudici attribuendo la morte del divo ad un fastidioso sbalzo della temperatura climatica. I birri le risero in faccia appioppandole venticinque anni. Scesi poi a sedici nel processo d’appello. C’è anche il sempreverde Pakkalino il Pekki. Abbonato al Cosenza calcio sin dai tempi della dominazione Borbona. Accovacciato sul masso vedo Marco il De Rose. Uccise il presidente della repubblica francese Carnot conficcandogli un libro in un occhio. Ed ecco Walter Pater e Stefania detta Candy…gli unici al mondo a seguire i Sex Pistols in concerto quando questi ultimi si riunirono a metà anni novanta con il lampante intento di macinare ulteriori introiti a sconvolti ammiratori. Vista la penuria degli incassi, il cantante Johnny Rotten preferì appendere il microfono al chiodo per partecipare all’edizione calabrese de “l’isola dei trombati”. La notizia in regione sparse sconcerto facendo deflagrare il monte Marsili. E se Cosenza scalpita Catanzaro risponde…

Libricino sesto: la rassegna degli eserciti. Catanzaro spauracchia.

-I miei capelli vincono le duplici punte osservando coloro che reputo fratelli di sangue. Ecco Giovanni il Canino impersonificazione della saviezza tra le mie genti. Egli circumnavigò a lungo il globo. Conobbe Cole e Yorke passati alla storia con l’appellativo di Calipso Boys. Fu vittima della maga Wanna Marchi, ebbe la meglio sul normodotato girgentigio Polinfame, fece dono ai greci di un cavallo in legno compensato che loro rivendettero sciaguratamente alla Troika in cambio di una mai avvenuta dilazione del debito pubblico. Ma su tutto, mise in fuga i lascivi Porci che presso il Lido insidiavano le grazie della sua trecentotrentatreesima consorte Penelope Versace, specialista nella tessitura della tela griffata. L’ occhio duole osservando Raffo Lo Pascuzzo, colui che tagliò le corde vocali al tele-urlatore sportivo Fabio Caressa. Ecco Uterillo “totino” Rancid, il nostalgico della musicassetta. Glenda dal vocalizzo Proclemeriano. Patty la fruttata dal bosco. Deiu lo “chefe” uccisore del Canavacciuolo mariuolo. Pedro noto Kolosimo, ufologo contattista, fece del C.I.C.A.P una braceggiante pira dando il benservito all’occultatore Piero Angela. Monica detta Delfino, che completò la tesi universitaria del professor Renato Dulbecco svergognandolo davanti ad una commissione esaminatrice composta da massoni dell’elevato grado. Tupak detto Milio, alter ego del calciatore Diego De Ascentis. Bob the Polish, colui che provò ad attentare alla vita del pontefice cracovo quando questi era ancora un semplice seminarista. Fabio lo Foligno, meglio conosciuto come “il gigliato”, sostenitore accanito della causa giglina. Dai Pontello ai Cecchi Gori transitando per i Della Valle, sembra essere stato lui il vero artefice di questi misteriosi passaggi di proprietà della società viola. I fratelli Dopino e Dopone catapultati infernalmente sul tucano becco. Dalla loro fusione prende vita una entità terza: dopato. Sotto le mentite spoglie di un semplice bonzo riconosco il saggio presidente aurelindo Francesco detto Panuccio, anch’egli catanzarese di oriunda memoria ma neutrale allo scontro. Accompagnato in questa scelta ponderata da Zanni lo Ginulfi, il contrabbandiere di sigari che convinse Raul Castro a spuntarsi la crespa chioma. Dosi industriali di valeriana non serviranno a domare il malessere che disturba il mio sonno. La guerra è uno sgarbo. Un oltraggio al Creato e alle sue armonie. Una rappresentazione fasulla. Una macilenta coazione a ripetere. Dentro di me il dolore diviene eterno e la speranza si fa scherno cooperando con lo scherzo e se non fosse stata dismessa dallo Loiero Agazio, bramerei salpare a bordo della ferrovia littorina per titillare la pace dei sensi in compagnia del mio unico vero grande amore: Masai del Galaxy Express 999…( maldestramente ucciso dagli androidi del pianeta Diapason, sembra a causa di una morra erotica terminata in tragedia)

Libricino settimo: il duello pastello. Il sacrificio delle Atletiche
Gigi dalla spondilite anchilosante agita davanti allo sguardo assente del merluzzo leghista un sussidiario scolastico. Il Trota, spaventato, comincia a epistassare minestrina in brodo dalla cavità nasale smarrendo la conoscenza nei meandri della regione Lombardia. Premurosamente, Sant’Ambrogio protettore della città di Milano, al quale premevano le sorti delle legaiole genti, interviene avvolgendo Renzo in un bacile di letame per poi abbandonarlo sconvolto sul nuziale talamo, salvandolo cosi da sicura dipartita. Una volta rinvenuto, grazie anche ad una succulenta fettina valdaostana passata ai ferri, il capriccioso delfino scoreggia dalla bocca pretendendo di suziare la poppa alla sua bengalina balia. Ovviamente priva di documento identitario. Il gorgonzola succhiato dal capezzolo baliano prodiga l’ormone del ragazzino facendogli crescere la fregola. Sbraita canzonacce care ai suoi padri ordinando ai galoppini efebi di portargli in camera la consorte rubata alle cusenze genti. Alessia fugge schifata tentando di evitare le fantasie pantagrueliche dello scimunito. Ostacolata nella corsa dalla sgradita sorpresa. Ceci Strambini e Gaia la Goriziana, nordestine di forgiatura, le bloccano il passo con un fallo da tergo. Compagne nella bisboccia, ora ammiccano al sestifoglio carroccio. Puramente per motivi di modello settequaranta. Gli affitti costano…
La procace provetta pallavolista solleva la bianca pezzuola nel segno della incondizionata resa. Fosche sono le tinte del fondale marino, quando inaspettatamente, dal remoto passato, la potentissima ministra olista Daniela detta Miele irrompe sul posto accompagnata dall’adone troiano Paride. Con un semplice spruzzo di lacca per capelli, il meraviglioso fustagno mette in fuga le traditrici nordiche, caricandosi Alessia sulle spalle per poi portarsela con se verso i tempi che furono. Sarà lei ad avere l’onere e l’onore di sostituire l’incontinente Elena sul trono della rediviva città troiana. Alla notizia di tale privilegio la bagherista aurelinda sviene dalla gioia. Sfortunatamente per lei, le calciatrici atletiche giunte a palazzo Bellerio al fine di liberarla, scambiano il dolce Paride per uno sgherro nordico, uccidendolo all’istante a colpi di fratino sudato. Madornale errore!!! Imitando la protagonista di un romanzo della falaguasta Notombh, Tino disperata, comincia a dare violentissime capocciate alle mura barocche facendole franare sulle teste delle malcapitate atlete. Disponendosi secondo lo schema a pettine dello Oronzo Canà, imparato durante i severissimi allenamenti autunnali presso il privè della assassina muggine, le sempiterne Capitan Clementina Giaccari, Maria Belen Ortega, Bianca detta Erasmus, Angela Detta Del Falzoi, Carolina “Pancev” Antenucci, Cochi&Renata Bozzetto, Stesy detta Risonanza magnetica, Bambi la lince e Franceschina compiono il miracolo di sorreggere i porfidi sulle punte dei tacchetti evitando cosi lo scompenso per schiacciamento. Ma lo sforzo appare subito sovra umano, e nonostante l’olista Miele provi a rinforzarne le omeostasi praticando loro infiltrazioni endovenose di guaranà, le giunture cedono sotto il peso dei granitici macigni. L’intervento del responsabile sportpopolarense Marko detto Ki, arrivato a bordo del pulmino societario con garze e cerotti è ormai tardivo. I massi prendono il sopravvento sui non dopati strati muscolari delle ragazze, le quali subiscono l’onta ulteriore di vedere sfilare sotto i loro bulbi oculari la nazionale padana di calcio femminile con in mano la coppa del nonno. Rigorosamente al caffè. Miele, lasciando in solaio il giuramento ippocratico, addormenta Alessia somministrandole per via orale mezzo litro di Lexotan. La carica con premura nel bagagliaio del mezzo a scoppio dando segno a Marko detto KI di pigiare la suola sull’acceleratore salvando cosi il salvabile. Addio valorose giocatrici atletiche. Sarete ricordate come merita… stappando damigiane tra i locali della romagnola riviera…

Libricino ottavo: il duello pastello. La decimazione giussana

Con le mura difensive della rocca nordica sbriciolate in effigie dalla calotta cranica della fromboliera Alessia, le legioni calabre provano a forzare la mano tentando di sfondare le linee arretrate nemiche. Una agenzia A.n.s.i.a anticipa le previsioni oroscopologiche brezsnyane visualizzando il pianeta guerricida Marte in posizione avversa al sestile leghista. È il segnale propizio atteso dalle milizie del tacco che adesso possono affondare la n’duja offendendo a morte il grissino leghista. Dorelay, la suggi liquirizia, balza sulle spalle del delirante eurodeputato pedemontano Mario Borghezio scozzonandolo come un cinghiale assalito da lupo tra la selva silana. Marek il Ciporillo dona al monregalese Domenico Comino l’unzione estrema anticipandone la discesa a Lipari prima del tempo. Grecia, tessera alla mano, obbliga l’avvinazzato Calderoli alla sottoscrizione per poi avvelenarlo con un bicchiere d’orzata. La bevanda prediletta dal popolo ivoriano. Isa Florio costringe il musicista Bobo Maroni all’ingollo forzato della quota latte. Trapassato da un forcone, il glaciale primo cittadino scaligero Flavio Tosi abbandona l’Arena di Verona per transitare mestiziamente all’Arena di Giletti. Euripido e Nisiode sono amici da immemorando. Entrambi giovani. Teneri Putti intrisi di entusiasmo e volontà. Calienti a divorarsi la vita. Nativi della bassa bergamasca, studiano presso la capitale le inutili discipline dello spettacolo teatrale. Amano definirsi leghisti maturi, sedotti dal federalismo fiscale e dalla fratellanza tra i popoli. Abissou l’ Artigiano li sorprende durante la compilazione dello statino utile agli appelli universitari settembrini. Li lascia sfogare facendosi confessare l’ubicazione del tesoro belsitano promettendogli di avere salva la vita. Poi a segreto spulciato, quando l’ape torna ad amoreggiare impollinandosi il fiore, sconquassa loro il costato affondando nelle tenere carni il suo potente teleobiettivo nipponico. Cadono gli ambiziosi leghisti. Esalano il vitale effluvio. Muoiono. Crollano come noci colpite da uova, bersagliati impunemente dai pernacchioni del cinismo calabrese. Defunge Erminio Boso con il volto affondato nel sedere dell’istrice di passaggio. Casca il pasionario governatore Luca Zaia scivolando su una colitica busa di cormorano. Annaspa il demente Roberto Cota privato del soggiorno permesso per mano della catanzarese ambasciata. La libbra pende sul versante aureliano scatenando le furie del brescellense sindaco Peppone, compagno pentito transitato quatto sulla sponda opposta della fiumana poiana. La sciabola giussana s’è desta fagocitando la destra…

Libricino nono: orgoglione e pregiudizio

A supporto della decimata fazione leghista giungono allampanate dalle dovute cloache le sturmtruppen populiste euro continentali. È il tremeabondo. Sono troppe e troppo empiriste per farsi impressionare dai presagi astrali avversi dell’ermetico Robert Brezsny. Le compagnie calabre, sorprese dallo sgradito invito, arretrano il baricentro cercando riparo tra i dehors della contrada sabella. Ora la bilancia sorride al catramoso carroccio. Le armate destroidi cominciano a forzare le meningi ringalluzzendo i peni tanto per dimostrare al pubblico pagante la loro roccosiffreda virilità. I celebrensi sono impietriti come antico-testamentarie statue di sale. Al loro posto stanno ora provando a fare resistenza i ministri della Libera Repubblica di San Lorenzo i quali si sono giocati i risparmi di una vita sul trionfo della compagine calabrese. Si fendenza senza esclusione di colpi. L’artigianata Lavinia detta Palma prova a cantarle sode pur non conoscendo a memoria i testi del repertorio canoro popolare fatta eccezione per l’inascoltabile “madonnina dai riccioli d’oro” motivetto troppo evanescente per incutere timore alle farangiste legioni. L’Internista Sarah detta Gainsforth prova ad infiltrarsi in mezzo alle camicie nere travestita da pizzardona per poi infilare qualche chiosa comica imparata alla scuola di cabaret sita presso il faraglione di sant’Andrea. Niente da fare. I destrici sono permalosi e privi di umoristico senso. La diplomatica Emma detta Catherine li rimbrotta sciorinando idioma britannico. I destrimani, digiuni d’inglese, rispondono espletando gutturalità cislenke, polendine, ungaromagiare e cirillosiboneiche. In questa babele idiomatica l’unica vincitrice è la labirintite. La telegrittata Miranda L’Apruzzese spedisce ai fassi un foglio di via che loro usano come bavaglino per l’omogeneizzato. Provoca tenerezza il tentativo della istruzionale Gigliola detta Lulù di provare a chetare la rabbia carbonchia irrompendo sotto le mentite spoglie del ministro di regime Giovanni Gentile. Cosi come invano risulta essere l’intervento del contoculturale Stefano detto Zafari, munito di quel misterioso oggetto chiamato manuale cartaceo. Il dicasterato lo scaglia nel mucchio sperando di ottenere l’effetto “pesce d’aprile fuori stagione”. Nessuna reazione. Ritenta lanciando nel mezzo un diario. Niente. Riprova in un ultimo disperato arrocco gittando nel gruppo inamidato un quaderno a quadretti piccoli. Vuoto totale. A questo punto anche la contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare sarebbe risultata inutile. Agostino il Sotgia carica i feriti sul suo ecocompatto rampichino dandoli in consegna all’antiproibizionista Pizzuti che prova a rimetterli in sesto facendo loro annusare quel particolare broccoletto, il tutto mentre mentre Mister Flanagan scarica sulle bocche dei cinabri velenosa miscela dando ordine a Germana di azzannare le giugule. La genetista Rosella detta De Salvia prova ad apportare ai corpi degli stremati eroi calabri una modificazione desossiribonucleica utile a migliorarne le prestazioni. In parole povere li obbliga ad ingerire Redbull. Il bibbonico schettino vuole scaricare una applicazione per soverchiare le linee maginot ricinine. Ma non c’è segnale wi-fi. Andrea il Mac, ermellita giudiziale, dà riposo alle conguacche calabre ospitandole all’interno dei suoi 53 Bed&Breakfast. Uno in meno dell’ex fondatore I.d.V. Antonio Di Pietro. L’ultima speranza è aggrapparsi alle preghiere di Gesualdo il nefilita visto che ora anche Kabobo, il re dell’ora piccola, mascherato con le casacche Zicensi, è stato riconosciuto dal parode eroe nordista Salvini, e da questi ferito nelle profondità dell’animo umano. Ma è una speranza vana, e al quadrilatero architetturale aurelindo Kean, Marchini, Mordenti, Step non resta che consegnare la progettualità riqualificatoria urbana agli sgherri di Palazzo Sanatorio.

Libricino decimo: il ritorno di Zico

Con un balzo da centometrista che avrebbe fatto impallidire il leggendario corridore aforense Jessie Owens, il plaudente Sonni detto Zico, dimentico delle offese subite, torna in battaglia, saliva al buccinale, pronto a vendicare il prematuro congedo dell’amico Kabobo per mano Salvina. Riconoscendone le vestigia palanche, i debosci cinabri montano in fretta e furia sui cingolati facendo ritorno alle loro siberiane cascine di gran carriera. Isolato nel contesto, il rottamatore leghista fugge verso l’interno delle mura antiche provando a cercare il provvidenziale riparo, mentre in piedi sulla torre dalmata, il patriarca Bossi e la consorte salvina Elisa Isoardi, raccomandatissima modella protagonista nei palinsesti catodici di stato, piangono la triste sorte che sta per abbattersi sul cammino del loro protetto. La strada è sbarrata da pignatte disseminate ovunque. Triste retaggio dei bagordi avvenuti durante la ritualità sacra leghista del plenilunio pagano. I titani sono adesso uno fronte l’altro. Salvini accumulando il coraggio, simile in questo ad un cocciuto bernoccolo, agita la sua felpa smargiassa scagliandola contro Zico che con una torsione da popolare palestra evita il colpo salvandosi lo scalpo. Alle spalle dell’eroe zanense compaiono ora le figure delle archetipiche divinità Bergamine e Palanche. Il leghista intuisce le avversità del destino e decide di eclissarsi da protagonista pregando il virulento Zico di restituirne le spoglie al putativo Bossi. Dopo aver ottenuto l’assenso del burbero catacense, il nordico solleva al cielo con il braccio destro un leggero pallone “supertele” cucito nella regione mandarina dello Zuadong da operai bresciani e dopo aver ringraziato la dea Polenta per avergli donato un’esistenza colma di soddisfazioni, comincia a colpirsi compulsivamente la faccia con la sfera gommosa sino a rendersela una gruviera cantonticina esalando così il responsorio finale miscelato al definitivo respiro. Era deceduta una promessa della cosa pubblica nostrana…

L’omerica vicissitudine delle genti silocosentine e catanzarsilane impegnate nella liberazione del quartiere San Lorenzo, raccontata dall’istantanea pungente del ritrattista libero repubblicense Dario detto Fatello. Il video ritrae le genti cosentine e catanzaresi mentre si mettono d’accordo pacificamente su chi deve attaccare per primo. La mimesi musicale è dell’epico Mirko Mirkione Diggei. Quanto al sobillatore Aiace Telamonio beh… lui c’entra quanto Pilato nel Credo.

Quartiere San Lorenzo, va dove ti porta …il Gratteri sbarrato!

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