Giovan Bartolo Botta

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Poesia incompleta (e sperimentale) della passione Mineira confessata alla rondine

In polverie o poesie on novembre 28, 2015 at 7:53 PM

Voleva vivere
del delizioso ricordo
sino ad esaurirsene
voleva che
il sostare in affanno
divenisse viatico
verso una perdizione
redenta e cosciente
voleva silentare
dentro sé
paure instillate
da scriteriate ombre
altrove persuase
a suggellare agonie
appartenenti al riposo
voleva celebrare
col rito pagano
la stoccata finale
del pianto salace
sul suo volto distratto
voleva stringersi
a lei
senza più percepirsi
e tastarne il polso provetto
per udirne
quel superfluo battito
che trasforma il tramonto
in una danza dannata
dove seppellire
sventatezze pedanti
narrate sottovoce
da menestrelli al deliquio
voleva impallidire
davanti a quel fiato ramingo
anche solo un istante
un frammento di plauso
immaginato e fatale
nel quale abbandonarsi
alla dissolutezza dei profumi
che stordisce creole narici
fustigando biasimi
e deturpando inquietudini
voleva il petalo
senza sporcarsi
le vesti vetuste
dalle quali stracciarsene
sedotti dondolandosi
su compiacenti altalene
crivellate di vita
tamponata da stoppa
poiché desiderando
il desiderio dell’altro
non contava che lei
ad ogni suo passo…

 

Oltremedia News, intervista a Giovan Bartolo Botta

In rassegna stampa on novembre 24, 2015 at 5:14 PM

http://oltremedianews.it/ultras-teatro-un-modo-di-differente-di-stare-sul-palco/

Ultras Teatro foto

Ultras Teatro: Un modo differente di stare sul palco

di Roberto Consiglio

“Ultras Teatro” è una compagnia teatrale fondata da Giovan Bartolo Botta che cerca di rappresentare grandi opere teatrali in un modo del tutto nuovo e sperimentale. Qualche settimana fa ho assistito, presso il Nuovo Cinema Palazzo a San Lorenzo, alla rivisitazione della tragedia “Antigone” del drammaturgo greco Sofocle.

Da lì mi è venuta l’idea di intervistare lo stesso Botta riguardo a questa sua iniziativa.

Ultras Teatro: un nome alquanto “fuori dal coro” per una compagnia teatrale, da dove viene?

”E’ un nome dalle caratteristiche post-post-post grotowskiane! Sintetizza, a mio parere, l’autentica ossessione compulsiva che mi spinge ad amare la prosa. Amarla e detestarla per il troppo amore ovviamente. Due facce della medesima medaglia. L’importante è eclissare l’indifferenza: quella uccide dolcemente. C’è inoltre una santa-brigante alleanza con il mondo delle curve da stadio, inteso come agglomerato d’anime protette da un unico vessillo: il gonfalone della fede. Il teatro è anche un pò questo: una fede. Antidogmatica naturalmente“.

Dove è nata l’idea di dar vita a questa compagnia?

”Ufficiosamente in quel di Torino dove per molti anni ho esercitato la professione come attore scritturato nelle produzioni del C.R.U.T., dello Stabile e di Torino Spettacoli. Ufficialmente, qui nell’Urbe Capitolina, presso l’Agenzia delle Entrate della Stazione Trastevere“.

Ci racconti le tappe fondamentali che hanno portato alla sua fondazione?

” C’è ne essenzialmente una. Il moto a luogo di tutto. Ed è il 2009, l’anno in cui cominciarono a farmi visita strani disturbi somatici di origine psicologica i quali presto mi fecero scivolare nell’ipocondria per tacere su altro. Non sto scherzando. Fu in quel momento, passati gli apici somatici, che l’esigenza di mettere in scena un mio modo di vedere il teatro cominciò a farsi impellente. Parafrasando il Bardo: era la paura della vita dopo la vita….ecco!“.

Ci sta un autore in particolare che ti piace riproporre secondo una determinata chiave? come mai proprio questo?

” La drammaturgia suddetta classica è quella che attrae maggiormente il cane verso il tartufo. Essa parla per archetipi assumendo sembianze eterne. I suoi periodi di esposizione sono universi multidimensionali nei quali sguazzare soggettivando pesantemente l’argomento della messinscena.Personaggi intramontabili, come Amleto o Oswald, non possiedono una configurazione nell’immaginario collettivo dell’umano sensare. Sono troppo imperituri per essere messi a fuoco, ed è per questo che sono terribilmente appetitosi per le fauci del teatrante affamato. Un tale approccio, con la drammaturgia moderna e contemporanea pregna di persone pescate dal marciapiede, non è attuabile. Preferisco dunque la vecchia scuola, ecco…..“.

Cosa vi ha spinto a rivivere in salsa punk una tragedia quale l’Antigone di Sofocle? progetti per il futuro ne avete?

” Punk è sicuramente lo spirito o l’attitudine con la quale andiamo a donare un corpo-voce alle parole che il grande drammaturgo ellenico ha schiaffato su pergamena. L’Antigone, in particolare, è una vera e propria manna per il teatrante. L’aspetto più interessante di questa saga labdacida è sicuramente quello lirico, poetico. Molto più di quello epico-politico. Il lirismo indaga l’animo umano ed ha postulato al suo interno anche l’aspetto politico, non succede l’inverso però. Spesso l’invettiva politica pura possiede  una sfaccettatura monodimensionale. Almeno io la vedo così…..non per nulla adoro le poetesse suicide ed un giorno vorrei mettere in scena, leggendole, le loro poesie utilizzando toni e volumi romantici come uno dei miei più grandi idoli del passato: il gigantesco interprete bolognese Memo Benassi; probabilmente il più geniale teatrante del novecento italiano. Ma prima ci sono le repliche di “Valli a Prendere” e tanti saluti al calcio che conta…..forse. Comunque invoco la protezione della divina interprete Lilla Brignone affinchè doni forza e consapevolezza al nostro stare sul palco“.

Ultras Teatro: un nome alquanto “fuori dal coro” per una compagnia teatrale, da dove viene?

”E’ un nome dalle caratteristiche post-post-post grotowskiane! Sintetizza, a mio parere, l’autentica ossessione compulsiva che mi spinge ad amare la prosa. Amarla e detestarla per il troppo amore ovviamente. Due facce della medesima medaglia. L’importante è eclissare l’indifferenza: quella uccide dolcemente. C’è inoltre una santa-brigante alleanza con il mondo delle curve da stadio, inteso come agglomerato d’anime protette da un unico vessillo: il gonfalone della fede. Il teatro è anche un pò questo: una fede. Antidogmatica naturalmente“.

Dove è nata l’idea di dar vita a questa compagnia?

” Ufficiosamente in quel di Torino dove per molti anni ho esercitato la professione come attore scritturato nelle produzioni del C.R.U.T., dello Stabile e di Torino Spettacoli. Ufficialmente, qui nell’Urbe Capitolina, presso l’Agenzia delle Entrate della Stazione Trastevere“.

Ci racconti le tappe fondamentali che hanno portato alla sua fondazione?

” C’è ne essenzialmente una. Il moto a luogo di tutto. Ed è il 2009, l’anno in cui cominciarono a farmi visita strani disturbi somatici di origine psicologica i quali presto mi fecero scivolare nell’ipocondria per tacere su altro. Non sto scherzando. Fu in quel momento, passati gli apici somatici, che l’esigenza di mettere in scena un mio modo di vedere il teatro cominciò a farsi impellente. Parafrasando il Bardo: era la paura della vita dopo la vita….ecco!“.

Ci sta un autore in particolare che ti piace riproporre secondo una determinata chiave? come mai proprio questo?

”La drammaturgia suddetta classica è quella che attrae maggiormente il cane verso il tartufo. Essa parla per archetipi assumendo sembianze eterne. I suoi periodi di esposizione sono universi multidimensionali nei quali sguazzare soggettivando pesantemente l’argomento della messinscena.Personaggi intramontabili, come Amleto o Oswald, non possiedono una configurazione nell’immaginario collettivo dell’umano sensare. Sono troppo imperituri per essere messi a fuoco, ed è per questo che sono terribilmente appetitosi per le fauci del teatrante affamato. Un tale approccio, con la drammaturgia moderna e contemporanea pregna di persone pescate dal marciapiede, non è attuabile. Preferisco dunque la vecchia scuola, ecco…“.

Cosa vi ha spinto a rivivere in salsa punk una tragedia quale l’Antigone di Sofocle? progetti per il futuro ne avete?

”Punk è sicuramente lo spirito o l’attitudine con la quale andiamo a donare un corpo-voce alle parole che il grande drammaturgo ellenico ha schiaffato su pergamena. L’Antigone, in particolare, è una vera e propria manna per il teatrante. L’aspetto più interessante di questa saga labdacida è sicuramente quello lirico, poetico. Molto più di quello epico-politico. Il lirismo indaga l’animo umano ed ha postulato al suo interno anche l’aspetto politico, non succede l’inverso però. Spesso l’invettiva politica pura possiede  una sfaccettatura monodimensionale. Almeno io la vedo così…..non per nulla adoro le poetesse suicide ed un giorno vorrei mettere in scena, leggendole, le loro poesie utilizzando toni e volumi romantici come uno dei miei più grandi idoli del passato: il gigantesco interprete bolognese Memo Benassi; probabilmente il più geniale teatrante del novecento italiano. Ma prima ci sono le repliche di “Valli a Prendere” e tanti saluti al calcio che conta…..forse. Comunque invoco la protezione della divina interprete Lilla Brignone affinchè doni forza e consapevolezza al nostro stare sul palco“.

 

Trittico di spettacoli PRODUZIONI NOSTRANE a Fucina62, Pigneto, Roma.

In in scena on novembre 23, 2015 at 10:32 am
TRIS-Locandina-page-001
venerdì 27 novembre ore 21.30

ANTIGONE FOTTI LA LEGGE – spettacolo teatrale in salsa punk

venerdì 4 dicembre ore 21.30

AGENTI & CASTISTI – spettacolo teatrale in salsa ipocondriaca

venerdì 18 dicembre 21.30
VALLI A PRENDERE
– spettacolo teatrale in salsa farmacologica

Fucina 62
Via Ettore Giovenale 62, Pigneto, Roma
fucina62.noblogs.org/
ingresso libero

Produzioni Nostrane – Ultras Teatro è un progetto teatrale che mette in scena soprattutto testi classici adattandoli ad un linguaggio contemporaneo. I testi diventano così originali, completamente rimaneggiati. Lasciando del pulviscolo classico unicamente l’odore. L’idea primordiale. Il linguaggio classico ci interessa particolarmente poiché parla per archetipi. Una caratteristica che solletica l’eternità. Come? Togliendo alla messa in scena costumi storici intrisi di polvere, catartici giochi di luci, musiche da ambientazione e trombonismi vocali, tornando così all’urgenza, all’essenziale. Al puro lavoro sull’attore. All’interazione sul palcoscenico tra elementi vivi. Che non hanno appigli. Che possono contare solo su loro stessi. Come nella vita.

Poesia incompleta dell’amore andaluso

In polverie o poesie on novembre 21, 2015 at 4:40 PM

Se pensa al rischio
pensa a lei
rischiare
è stato come incontrarla
ad un trivio
senza la patina fastidiosa
della riverenza
nuda ed indifesa
corrosa dalla perfezione
distesa su di un calice d’acqua
trafficato da anime schive
che si consumano nella fascinazione
per ottenere dal suo labbro
la misericordia di una amnesia

Se pensa al riparo
pensa ad un luogo
chiuso ed ameno
nel quale potersi proteggere
da quel corpo assaggiato
privilegiata sosta
del claudicante viandante
corrucciato nel vuoto
rispettando una pausa
alimentando un silenzio
frantumando
il battere e il levare
di una battuta superba
scagliata nello scampolo
provvisorio della vita

se pensa al rischio
pensa a lei
se pensa al riparo
pensa a lei

Ma lui è
tiranno testardo
troppo svogliato
per accarezzare il rischio
senza morirne
preferisce rischiare
preferisce morirne
preferisce il riparo
ignorando se stesso
senza doversi scusare
per averla baciata
quando era distratta
dalla paura del giorno…

Giove in Bilancia bastonando un cavallo a dondolo

In polverie o poesie on novembre 11, 2015 at 3:48 PM

Evasione chimica
iniettata in vena varicosa
durante la celebrazione
della truffaldina Eucarestia

profilo sornione
lapidario nocchiero
di artificiali percezioni
senza spiraglio

scotta il tetto
della gatta lottatrice
brucia

la tua rovente
carezza gelida
obbliga
lo spirito inquieto
del gentile Maori
ad ubriacarsi
con il suo stesso sperma
componendo musica miope
su di uno spartito
pernicioso

mantengo apocrifa
la perpetua sbarazzina
umorale passione
per la farfalla magenta

basta con questi
versi collegiali
intrisi di morigeratezza
viziarda!

il futuro è
riuscire a farti ridere
bravo, grazie al caso!
accompagnare
Peter Pan
sull’isola che non sussiste
e siccome non sussiste
pronunziare per lo stupore
mamma mia!
conficcandogli nel cuore
una serpe ammaestrata
che aiuterà il marmocchio molesto
a diventare un adulto borioso
sedotto da luoghi comuni
esplorabili al buio
strofinare
la fottuta lampada di Aladino
fino a farsi sanguinare
lo scrupolo
e quando verrà il momento
di esprimere il martire desiderio
non aver più da chiedere
nulla
se non spegnere gemiti ostentati
da commediante malandrino
dentro il tuo battito d’ali
spudorato e pudico
pagare con cento dinari
un viaggio senza meta
mentre il sordido circondario
mascherato da generale Custer
perirà per mano
di dieci piccoli indigeni
tramortiti d’indugio
e quando al Caudillo
l’ebrezza del pianto
coprirà l’orizzonte
negando un domani
noi
come cera incandescente
sotto una pioggia
acida
ci fotteremo anche Dio
facendo l’amore
orda su orda
sino allo spasimo…

VALLI A PRENDERE al Teatro Studio Uno, Torpignattara, Roma.

In in scena on novembre 9, 2015 at 9:48 PM

PRODUZIONI NOSTRANE – Ultras Teatro presenta

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Valli a prendere – spettacolo teatrale in salsa farmacologica

di e con Giovan Bartolo Botta

*Spettacolo vincitore Premio della Critica Funweek.it al ROMA FRINGE FESTIVAL 2015*

Dal 19 al 22 novembre 2015
giov-ven-sab ore 21, dom ore 18
Teatro Studio Uno
Via Carlo della Rocca 6, Torpignattara, Roma.
+ 39 349 435 6219
www.teatrostudiouno.wordpress.com

Giovan Bartolo Botta porta sul palco riduzioni shakespeariane con ascendente tra l’assurdo e il comico, patemi poetici dell’amore non corrisposto nonché monologhi sul calcio. Il filo conduttore è l’attore di prosa come elemento umano che tenta di bastare a se stesso.

Giovan Bartolo Botta inscena un attore di prosa cuspidato accuratamente verso la prima decade, ancora legato al mondo analogico e al teatro del passato, che osserva la società dello smartphone tipica della democrazia liquida dove il teatro è l’ultima ruota del carro. Totale è l’annullamento dell’emotività. L’attore evoca sul palcoscenico questo disagio dicotomico fotografando situazioni, evocando paure, scaturendo risate. Narrando storie. Elargendo aneddoti. Leggendo poesie. Un Romeo troppo conservatore. Un Amleto punk. Un Otello razzista. I patemi dell’amore non corrisposto. Provini basati sul sopruso variegato al giudizio. Tutto. L’importante sarà fare ridere o sorridere. Ma omeopaticamente. Districarsi da qualunque obbligo, fosse anche l’ultimo.

Tutto il teatro FOTO - BN

www.periodicoitalianomagazine.it/notizie/ROMA_FRINGE_FESTIVAL_2015/pagine/Giovan_Bartolo_Botta_Valli_a_prendere_recensione_Roma_Fringe_Festival_2015

di Francesca Buffa

Giovan Bartolo Botta ‘Valli a prendere’

La bravura di Giovan Bartolo Botta nell’intessere un dialogo ‘a braccio’ fra il palco e la platea, sfruttando ogni minimo pretesto per agganciare il pubblico al suo monologo è cosa ben nota agli addetti ai lavori che già nell’edizione Fringe 2014 lo avevano apprezzato. Uno spettacolo, in pieno stile stand up comedy, nel quale si ride e si aprezzano le capacità recitative di un attore che prende a pretesto la comicità per far capire il teatro nelle sue declinazioni dialettiche, interpretative e stilistiche. Una performance in cui la componente improvvisativa aggiunge ogni volta nuove battute. A ogni imprevisto Botta, passateci il termine, ‘tiene botta’ con un’ironia che ci ricorda che l’umorismo è una forma sofisticata di intelligenza. Imperdibile.

Via dei Volsci 159 durante il crepuscolare orario presso il giovanile posto quando i folli si soffocano di baci sbadigli rumori attenzioni e fanti ubriachi…

In polverie o poesie, San Lorenzo in poesia on novembre 8, 2015 at 3:01 PM

Ho rubato il pugnale
al distratto Montecchi
e sottratto il veleno
con il quale il francescano sconfisse
le virtù virginali velleitarie
della Capuleta casata
l’ho fatto senza scusarmi
volendo emulare
l’oltraggio del gesto irruento
custodito nel libro

desideravo sancire l’addio
ingannando me stesso
e ignorando chi piange
cercando risposte
tra le tue carni amaranto
rimediando aculei
pregni di sortilegio
avverso alla Luna

ma non fu necessario
sorseggiare il ciliegio
attendendo l’oscuro
cadenzato commiato

è bastato sudare
per un istante
insieme al tuo corpo
macchiato di mandragola
e stringere al petto
quel nodo alla gola
che schiaffeggia la notte
breve ed eterna
per comprendere
che non c’è niente di meglio
che esserti amica
alla quale affidare
l’irrequieto segreto
di un abbraccio rubatoti
smarrendo il respiro
digiunando da te
ed irridendo la vita
così gentile premurosa e garbata
da regalarmi ancora un sussulto
soddisfacendo così
il suo puro beffardo
bastardo spensierato diletto…

Mercurio in Acquario. La fame di ortica partorisce la possibilità degli sguardi alimentando la fuga dei pensieri e la paura delle parole sperate

In polverie o poesie on novembre 6, 2015 at 11:31 PM

Somigli ad un fantasma
maleficamente attraente
sai come uccidere
l’anelito incanutito
senza ferirlo
irrompi nella stamberga
delle mie paure
tramutandole in innocenti confidenze
mascherate da grida spavalde
trasformi la quiete introversa
in distruttiva tempesta
inanellata di rabbia
mansueta e mancina
il furore della gazzella selvatica
è torpore maldestro
a cospetto della tua presenza
silenziosa e avvenente
ustione e delizia
della brama celata
dentro un incendio di nebbia

All’istrice istrionico
non sarà sufficiente
trafiggersi l’occhio
per non percepire
il flauto traverso
che ti costella la bocca
preferirà assiderarsi
senza emettere
gemiti inadeguati
o rigagnoli di sangue
poiché stranamente
tu…
più sei distante
più sei reale…

ANTIGONE FOTTI LA LEGGE

In teatro on novembre 3, 2015 at 2:20 PM

Ballata di fine decennio

Antigone e Creonte

Creonte Avevi parlato del tuo progetto a qualcuno?

Antigone No, a nessuno.

Creonte Hai incontrato qualcuno lungo la strada?

Antigone Nessuno.

Creonte Sicura?

Antigone Lo sono.

Creonte Allora ascolta, adesso fili in camera tua, diremo che sei stata malata, che sono giorni che non esci, farò sparire le guardie che ti hanno stanato e la finiamo qui.

Antigone Perché? Sapete bene che ricomincerò

Creonte L’orgoglio di Edipo, sì, tu quello sei, te lo leggo negli occhi, sei come tuo padre. Vi ci vuole un corpo a corpo con il destino, altrimenti in famiglia non siete contenti. E ammazzare vostro padre, e andare a letto con vostra madre, e venire a sapere tutto dopo. E poi la cosa più semplice è cavarsi gli occhi e andare in esilio. Eh no! Adesso basta. Questi tempi per Tebe sono finiti. Io grazie a dio mi chiamo Creonte e non Edipo. Sto con i piedi per terra, non ho le ambizioni che aveva tuo padre. A me basta vivere tranquillo. Un tempo questa storia si sarebbe sistemata con un paio di sberle ma io nemmeno quelle voglio darti. Farti morire… ma stiamo scherzando? Ma ti sei vista? Metti su qualche chilo e fai un bel bambinone a Emone. Tebe ha bisogno di quello, non della tua morte. Torna in camera! E non sfidarmi con quello sguardo severo, io ti voglio bene nonostante tu abbia un carattere pessimo. Chi ti ha regalato la tua prima bambola quando ancora eri in fasce? Ecco. Ci siamo capiti. Fila in camera!

Creonte Dove vai? La stanza è di là!

Antigone Sapete bene dove vado.

Creonte A che gioco stai giocando?

Antigone Non sto giocando.

Creonte Ho una possibilità di salvarti ma non l’avrò tra cinque minuti, lo capisci?

Antigone Non inteneritevi per me. Fate come me. Fate quello che avete da fare, ma se siete un essere umano fatelo in fretta, non avrò del coraggio in eterno, è vero.

Creonte Io voglio salvarti, Antigone.

Antigone Voi siete un re, potete tutto, ma questo non lo potete.
Creonte Credi?

Antigone Né salvarmi né costringermi, voi potete solo mandarmi a morte.

Creonte E se ti facessi torturare?

Antigone Perché? Perché io pianga e domandi la grazia? Perché io giuri tutto quello che si vorrà e ricominci subito dopo, quando non avrò più male?

Creonte Ascoltami bene. Io ho il ruolo da cattivo, d’accordo, tu quello del buono. E fin lì siamo a posto. Ma non te ne approfittare, piccola peste, se fossi una bestia di tiranno, ti avrei già da un po’ cavato la lingua e gettata in un fosso, ma tu vedi nei miei occhi qualche cosa che esita, vedi che ti lascio parlare invece di chiamare i miei soldati, allora mi sfidi. Dove vuoi arrivare, piccola furia?

Antigone Lasciatemi, mi fate male al braccio con le vostre mani.

Creonte No, io sono il più forte e così ne approfitto.

Antigone Vi ho detto di lasciarmi.

Creonte E’ forse quello che dovrei fare, torcerti il polso e tirarti i capelli come si fa con le ragazzine per gioco. Non ti sembra buffo, io questo re sbeffeggiato ti ascolta, questo vecchio che può tutto e che ne ha visti ammazzare altri e ti assicuro commoventi quanto te, sta qui a darsi tutta questa pena per cercare di impedirti di morire.

Antigone Stringete troppo adesso, non mi fate neanche più male, non sento più il braccio.

Creonte Eppure dio solo sa se ho altre cose da fare oggi. Ma gli affari urgenti aspetteranno. Non voglio lasciarti morire in una storia di politica. Perché tu e il tuo Polinice non siete altro che una storia di politica, e tu vali molto più di questo. Anzitutto io non sono tenero, ma delicato, amo ciò che è pulito e ben lavato. Credi che non mi disgusti quanto te questa carne che marcisce al sole? La sera la si sente dal palazzo, mi rivolta lo stomaco eppure non vado nemmeno a chiudere la finestra. E’ ignobile, e, posso dirlo a te, è stupido, ma bisogna che tutta Tebe la senta per un po’ di tempo. L’avrei fatto seppellire, non fosse altro che per l’igiene, ma perché quei rozzi del governo lo capiscano, bisogna che il cadavere di Polinice puzzi in città per un mese intero.

Antigone Siete odioso

Creonte Sì, sono odioso. È il mestiere che lo vuole. Si può discutere se bisogna o non bisogna farlo. Ma se lo si fa, va fatto in questo modo.

Antigone Perché lo fate?

Creonte Una mattina mi sono svegliato Re di Tebe, e dio solo sa se desideravo altro dalla vita che essere potente.

Antigone Bisognava dire di no allora.

Creonte Potevo. Solamente mi sono sentito come un operaio che rifiuta un posto di lavoro. Non me la sono sentita, ho detto sì.

Antigone Tanto peggio per voi. Io non ho detto sì. Cosa volete che facciano a me la vostra politica, la vostra necessità, le vostre povere storie? Io posso dire ancora no a tutto ciò che non mi piace, e sono la sola giudice di me stessa. Voi invece con la vostra corona, con le vostre guardie, con il vostro armamentario, potete solamente uccidermi perché avete detto sì.

Creonte Ascoltami…

Antigone Se voglio, io posso fare a meno di ascoltarvi, voi avete detto sì, non ho più niente da imparare da voi. Voi no. Siete qui a bere le mie parole. E se non chiamate le vostre guardie è per ascoltarmi fino in fondo.

Creonte Mi fai ridere.

Antigone No, vi faccio paura. È per questo che cercate di salvarmi. Sarebbe comunque più comodo mantenere una piccola Antigone viva e muta in questo palazzo. Siete troppo sensibile per essere un buon tiranno. Ecco tutto. Ma mi manderete comunque a morte tra un momento ed è per questo che avete paura. È brutto un uomo che ha paura.

Creonte Ebbene sì, ho paura di essere costretto a farti ammazzare e non lo vorrei.

Antigone Ed io non sono obbligata a fare ciò che non vorrei. Forse nemmeno voi avreste voluto rifiutare una tomba a mio fratello. Ditelo che non l’avreste voluto.

Creonte Te l’ho già detto.

Antigone E l’avete fatto ugualmente. E adesso mi farete ammazzare senza volerlo. È questo essere re?

Creonte Sì, è questo essere re.

Antigone Mi fate pena.

Creonte Aspetta. Tu mi disprezzi, vero? Sì, lo vedo nei tuoi occhi che mi disprezzi, ma ascoltami adesso, lo sai perché morirai, Antigone? La conosci la storia?

Antigone Quale storia?

Creonte Come quale storia? Quella di Eteocle e Polinice, i tuoi due fratelli. Cosa ti ricordi di loro? Devi averli ammirati parecchio, erano adulti, vestiti firmati, sigaretta in bocca, uscivano la sera profumati e imbellettati per andare a donne, tu li vedevi tornare tardi, sbronzi, sudici, mentre tua madre piangeva e tuo padre dava di matto per la collera. Lo sai chi era Polinice? Un bastardo festaiolo ignorante con in testa solo i bar e le auto di lusso. Una volta ha avuto il coraggio di alzare le mani su tuo padre che si era rifiutato di prestargli dei soldi.

Antigone Non è vero.

Creonte Sì che lo è, me lo ricordo come se fosse ieri. Ha spezzato il cuore a tuo padre, lo ha fatto piangere di dolore e poi… anziché chiedere scusa come sarebbe stato giusto fare gli ha fumato in faccia, possibile che non ti ricordi?

Antigone Sì, lo ricordo.

Creonte Da quel momento il vigliacco Polinice si arruolò nell’armata argiva, contro la sua stessa città. Vergognoso. Eteocle invece difese Tebe ed è per questo che sono stato costretto a celebrare in suo onore funerali solenni, ma a te posso dirtela tutta? Eteocle valeva ancora meno di Polinice. Anche lui aveva tentato di far assassinare Edipo e di vendere Tebe al miglior offerente, solo che lo aveva fatto di nascosto. Credimi, piccola, con la morte di quei due infami ci abbiamo guadagnato tutti, sali in camera ora. E non pensarci più, al resto c’è rimedio.

Antigone Quale sarà la mia felicità?

Creonte Che diavolo blateri ancora?

Antigone Voglio sapere cosa dovrò fare per essere felice.

Creonte Ami Emone?

Antigone Sì.

Creonte Perfetto. Adesso sei felice.

Antigone Amo un Emone duro e giovane, esigente e fedele come me. Ma se la vostra vita, la vostra felicità, devono passare su di lui usurandolo, se Emone non deve più diventare pallido quando io divento pallida, se non mi deve più credere morta quando ritardo di cinque minuti, se non si deve più sentire solo quando io rido senza che lui abbia capito il perché, se accanto a me deve diventare il Signor Emone, imparando a dire sempre e incondizionatamente sì, allora non amo più Emone.

Creonte Sei pazza, non sai quello che dici, io voglio difendere la tua di felicità.

Antigone Siete disgustosi voi, con la vostra felicità, con la vostra vita, con sto fatto che bisogna amare tutti, sempre, a tutti i costi, come dei cani che leccano tutto ciò che trovano. Questa è felicità perché non è esigente. Io voglio tutto, e lo voglio ora, altrimenti preferisco morire.

Creonte Avanti, comincia… comincia come tuo padre.

Antigone Come mio padre, sì. Noi siamo gente che salta addosso alla vostra sporca speranza!

Creonte Sta zitta, se ti vedessi quanto sei orrenda quando spari queste puttanate.

Antigone Siete voi a essere orrendi, avete tutti qualcosa di orrendo dipinto sul volto, papà no, lui era bello, ma lo è diventato solo quando è stato sicuro di aver ucciso suo padre e di essere andato a letto con suo madre, solo allora è diventato bello. La vostra felicità è banale, mi disgusta!

Creonte Pazza, ti ordino di tacere.

Antigone Non sei nella posizione di ordinare più nulla.

Creonte Taci, Cristo, fila in camera tua.

Antigone Povero Creonte, con le mie unghie spezzate e piene di terra e i lividi che le tue guardie mi hanno fatto sulle braccia, io sono regina.

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