Giovan Bartolo Botta

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“Fumala tu. Io non son buono.”

In polverie o poesie on dicembre 23, 2015 at 12:42 PM

I moti tellurici
scardinano sicurezze
regalano sensazioni di spaesamento
secchezza delle fauci
un sapore malinconico
custodito dentro una bocca avulsa
numerosi quesiti
fini a se stessi
e risposte vacue
talmente sconclusionate
da somigliare
ad allucinazioni deliranti
provocate da sinistri
moti a luogo
statici e senza meta

uscire ti fa bene
ti giova alla salute
ti stordisce l’umore
ti mantiene invulnerabile
e fragile
detestabilmente amorevole
deprecabile quanto agognata
desiderabile poiché temuta
accattivante ed irascibile
selvatica

mettere il naso
fuori casa
fa della tua persona
un Arcano Maggiore
un Bagatto ardimentoso
una pulsione sconosciuta
un’attrazione distruttiva e magnetica
una salvezza

sei un’ustione
disseminata sul corpo
seduci mentre assapori un’ostrica
rinvenuta dentro un mare di ostracismo
illumini l’oscurità
riempi una voragine
ingentilisci il burbero
taci quando non vuoi ferire
ferisci con il tuo silenzio
tranquillizzi il fremito
mentre attorno a te
Adoni biondi
Argivi bruni
Achei castani
calvi Tessalonicesi
e canuti figli di Priamo
insieme ad individui che sembrano
la controfigura intabarrata
dello stare in salute
si scavano a morsi la fossa
desiderando di essere scopati
da quella fottuta agonia gentile
che si prova ad ammirarti muti
ingoiandosi peccati sensuali
dentro un addomesticato letargo
voluto da un dio bislacco
e bastardo
che profuma di zolfo
nella creazione del suo patetico
mondo al rovescio

contemplarti
è un ritorno felice
all’ovile dell’eroina
tagliata col selciato
ed iniettata
nella cavità materna
per sedare urla e sussurri
di una passione infinita
che pretende il suo sfogo
nell’eternità dello spazio scenico
ma l’organismo consumato
dell’amante protervo
non reggerà
la purezza cristallina
della lavorata sostanza
i polmoni saranno scialuppe alla deriva
in un oceano d’illusioni
saliva salata umetterà il labbro
l’occhio capovolgerà l’orbita
vigilerà la putrefazione dell’anima
coscienza congederà semenza
tremori e spasmi
un sonno profondo
e un risveglio docile
tra le braccia mozzate
della divina overdose
che porta il tuo nome
e le sembianze del tuo volto…

San Lorenzo sotto Terrorismo palandrano

In San Lorenzo da delegalizzare on dicembre 15, 2015 at 4:30 PM

San Lorenzo somiglia ad un azzardo

Desidero che San Lorenzo
sia un universo parallelo
nel quale individui dal cuore
tenue forgiano dimensioni migliori
o provano a farlo
un mondo dove la fantasia viaggia
in prima classe, calpestando la realtà senza scusarsi
un isola che non c’è
nella quale anche un acidomane come Peter Pan
avrebbe avuto difficoltà a sintonizzarsi con l’immaginario imperante
ma desidero anche che San Lorenzo
sia quello che è, ovvero un rione
perfettamente sintonizzato
sulle frequenze contemporanee
dove il cinismo si unisce alla poesia
partorendo sconvolgimenti epocali
accompagnati ad insulsaggini quotidiane,
un universo del ”o sei dentro o non esisti”,
una fagocitazione dell’elemento umano
che lascia spazio a macerie senza fissa dimora
un enorme parco giochi senza divertimenti
nel quale poter sognare ad occhi aperti
chiudendoli…
un palcoscenico d’anice e melma
dove poter mettere in scena lo strano scherzo
dell’inventarsi la giornata
un rettangolo di gioco
nel quale sfrontatezza e timidezza
fanno l’amore su di una mensola
la maleducazione si fotte il garbo
il ceffone sobilla la carezza
e le chiacchiere lavano il cervello
evirandolo del libero arbitrio
perché San Lorenzo la puoi abitare
se la rinunci a capire
se la rinunci a capire
se la rinunci a capire
se rinunci a capirla
e la osservi senza viverla
come se fosse l’alba
senza niente da perdere
e nulla da guadagnare
come se fosse l’alba
di un futuro prossimo
ancora da scrivere…

Controfagotto
Il pomeriggio passa per essere una particolare porzione della giornata. Troppo presto per iniziare ad ingollare sustanziale etilico, ma anche, Weltronianamente discettando, troppo tardi per sorseggiare tinozze di caffè lungo corretto all’Unicum. Ed è proprio nel cuore del meriggio che a San Lorenzo lo scompiglio danza come un étoile sul palcoscenico della vita trasformandosi in disagio. Un martedì qualunque tra le contrade aureliane. Giornata di allenamento per le compagini sportive popolari atletiche, ormai considerate vanto da esposizione presso gli unti padiglioni della universale fiera. Tutte le rappresentative dello sport popolare atletico, dopo quattro giornate di campionato, sono inspiegabilmente reduci da indigesti pareggi. Tutte! Compresi il basket ed il volley, discipline sportive nelle quali il pareggio non è nemmeno contemplato nel regolamento. Pareggiano i ragazzi del calcio sfoderando prestazioni volenterose ma sbarazzine. Pareggiano le ragazze del calcio sfoderando prestazioni sbarazzine ma volenterose. Dulcis in fundo pareggiano anche le giovanili calcistiche sfoderando prestazioni alla GianBurrasca che avrebbero fatto storcere il naso ad una Rita Pavone mai doma. L’accumularsi della deriva kabalistica comincia a preoccupare la dirigenza aurelica. Nel corso del mercato estivo sono state impiegate cifre importanti per supportare ambizioni elevate. Questa inaspettata quanto scriteriata pareggite comincia a suscitare mugugni all’interno della frangia più scalmanata del tifo organizzato. La pareggite è ormai classificata nel manuale diagnostico dei disordini mentali come una vera e propria patologia dall’origine psicosomatica. Subodorando aromi di contestazione, la verticalità aziendale decide di gestire la situazione assumendosi la colpa del lento andamento sportivo fin qui espresso dalle squadre. Sarà l’Ente in persona ad incontrare i giocatori per un confronto motivazionale e chiarificatorio. Cercando conforto nella preghiera, i coach aurelici Capitani, Balestreri, Sbirulino, Fabione, Marcolino e Partenio, riescono a strappare al Papa patagonico un’udienza a carattere privato con data da destinarsi. Per chi ancora lo ignorasse, l’Atletico San Lorenzo regge le proprie sorti su un organigramma strutturato piramidalmente come nelle migliori tradizioni della Antica Massoneria Sumera. La base del pipedo è composta dal tesserato che, affiliato tramite patto sottoscrizionatorio, consuma il merchandising rossoblu facendo girare internamente l’economia. Poco sopra sostano gli atleti ai quali viene chiesto di proferire un giuramento fidelizzante davanti ad una statua priapata del fu patron Nereo Rocco, allenatore triestino dalle origini sanlorenzine. Un gradino oltre gli atleti troviamo i dirigenti, ai quali viene imposta la firma da apporre sui più compromettenti documenti da spacciare come autentici nel caso di un controllo a tappeto da parte della fiamma gialla. Il vertice della piramide è rappresentato dal fantomatico Ente. Ovvero un codice. Un numero. Un fottutissimo agglomerato di cifre che immerso in un bagno caldo, dalla sua residenza a Montecarlo, muove fanti e giovenche ottenendo profitto e raggiungendo lo scacco matto. Nessuno a San Lorenzo ne conosce la fisionomia. Si pensa sia biondo, e ben pasciuto, ma sant’iddio, è pur sempre un cazzutissimo numero. Il suo arrivo tra le mura aureliche mette febbricitazione. La dirigenza batte i tacchi sperando in una opportuna “captatio benevolentiae”. Molte poltrone stanno scottando come pentole in ebollizione. I fantolini atletici sono pronti ad accogliere il boss armonizzando filastrocche care agli avi bercioni e avvinazzati. Per l’occasione viene scritturato in fretta e furia il cabarettista televisivo Dado. Una vera e propria sagoma di simpatia. La berlina con sopra il monarca assoluto fa il suo ingresso presso la piazza campana scortata da due cingolati. Dado è caliente, pronto a sfoderare il suo proverbiale repertorio di chiose scontate e freddure pecorecce. Il clima è quello della sagra paesana. Non lo sarà per molto. Un nucleo di individui armati con delle pistole ad inchiostro comincia a sparare sui carri armati. L’inchiostro entra negli spinterogeni e nel cannone basculare rendendo i cingolati inutilizzabili. L’Ente viene rapito dalla sua auto e trascinato a forza su una bianchina color giallo canarino. Il comico Dado ancora impietrito dalla paura giura di ritirarsi per sempre dalle scene. Non ne avrà il tempo. Un componente della Banda Armata, avendolo riconosciuto, gli carica in bocca un gatto randagio vivo. Ciao Dado!!! Nella piazza si scatena il panico. Il caos calmo. Il deliquio quieto. Il pandemonio urticante. I bambini, liberati dal fardello del benvenuto, si precipitano in massa verso la cornetteria. Gli adulti immortalano la scena tramite telefonia cellulare mobile. Dirigenti, atleti e tifoseria rossoblu al seguito sono imbarazzati da quanto è avvenuto sotto i loro occhi. Un attentato in piena regola secondo l’obsoleta prassi della metodologia novecentesca. Si attende una rivendicazione del gesto che tarda ad arrivare. Questione di attimi. Nemmeno il tempo di avvertire l’inquirenza del triste avvenimento, che il cadavere dell’Ente viene rinvenuto dentro il bagagliaio di una Fiat Panda fucsia parcheggiata presso lo scalo ferroviario aureliano. Raggiunto dalla tremeabonda notizia, il pontefice Mario Bergoglio ordina ai terroristi di liberare l’ostaggio senza condizioni. Non aveva ancora capito che il prigioniero era già commensale alla tavola dell’arcangelo Gamaliele. Pessimo cuoco oltretutto…

Fagotto
Siamo a Giovedì. Ovviamente pomeriggio. Le consuetudinarie fatiche sul campo sono sospese per evidenti motivi di sicurezza. Una precauzione a triplice strato di lattice. Il rione ribelle appare ancora frastornato dall’increscioso accaduto. L’orario è quello dell’apericena, seduti tra i lustrini della infiorettata vineria sgranocchiando una bruschetta al mastice. Un rombo di tuono sconquassa improvvisamente la rilassata atmosfera. Lo stuzzichino va di traverso soffermandosi sulla tonsilla del fuorisede! Suonano le sirene! Pianti e lamenti, ovunque è il frastuono! Una Boeing 767 della compagnia aerea Burundina “People have the power Lines”, senza equipaggio, guidato da un fantoccio in gommapiuma, si schianta sul piazzale antistante l’antica dogana daziaria aureliana senza fare danni!!! Il fantoccio di gommapiuma, estratto dai soccorritori ancora in vita tra le lamiere del velivolo, appare visibilmente alterato nello statuto psicofisico. Il suo alito olezza di distilleria friulana. Portato in commissariato ed interrogato dall’ispettore ufficiale giudiziario alla presenza di un avvocato senza laurea, il fantoccio si avvale della facoltà di non rispondere. Un esemplare cinofilo della narcotici si avvicina al sospettoso pupazzo solleticandogli la sacca scrotale con la museruola. In quell’istante l’arrestato si scioglie dando fiato alle turbe. Si scoprirà essere un pilota professionista conosciuto dall’estremo difensore aurelindo Gaia Mauri durante il suo soggiorno a Las Vegas. Una storia torbida e tormentata nella quale i sensi travolgono il raziocinio come se si albergasse all’interno delle scriteriate pagine della pavida scrittrice britannica Jane Austin. I due si erano incontrati nelle sale da gioco di uno dei numerosi casinò del luogo. Completamente al verde ed ebbri come spugne, avevano optato per il convoglio a giuste nozze facendo ufficializzare la cerimonia da un Coyote oriundo transitante nei dintorni per caso. Poi lo smarrimento tra le dune del deserto. La nausea del dopo sbronza mattutino. Il ritorno a Roma per adempiere ai doveri calcistici. La dipartita contro il Betis Siviglia con dieci sberle incassate esibendo un gioco a tentoni. L’arrendevole schema del tutte unite sulla linea della porta. Un gol fuoriuscito dal cilindro per caso. l’impiego di Diletta Butler, figlia illegittima di Rhett Butler e Rossella O’Hara. Il ritiro spirituale negli spazi sconsacrati di Communia tentando di ritrovare una forma psicofisica smarrita nei meandri del girasole. Il risultato? Alessia Tino, Capitan Giaccari, Maria Belen Espinoza, Roberta Bozzetto e Franceschina hanno ritrovato la retta via incrociando la fede! Saranno ordinate monache presso il santuario della Petralcina con la benedizione del monsignore campano Crescenzio Sepe! Quello famoso per pasteggiare col sangue di San Gennaro. Raggiunta dalla celestiale notizia, prigioniera in territorio Clivense, la fluidificante Ceci Strambini pare essersi limitata ad un elegante quanto regionale” Zio Fane!” “Sempre precisai alle mie ex colleghe che il vino è sterco e sudore del demonio”. Chiosa parafrasando padre Francesco, la ex giocatrice aurelica Bianca Giurato sorseggiando un otre di Barbaresco spaparanzata su uno sdraio nel parco pubblico del Prater Berlinese. Ormai è ora di convivio. Ma il quartiere si trova nuovamente sotto attacco! Scattano le procedure di sicurezza stabilite dalla Convenzione Ginevrina del 1957 firmate da tutti i capi di stato dell’allora Europa smezzata. I dirigenti aurelici Panuccio, Grecia, Zafari, Zico, Minnetti, Magagna e Campariello vengono caricati a bordo del tram numero diciannove e rinchiusi al sicuro dentro le celle frigorifere del Forte Prenestino. Sembra finita lì. Non lo è. Negli spazi liberati del Nuovo Cinema Palazzo, sua eccellenza Eugenio Scalfari, in collegamento via skype dagli uffici del quotidiano “la Repubblica” situati al civico 118 di Via Po a Roma, sta tenendo un “sermone magistralis” sullo scottante tema del giornalismo servile. Siamo agli sbadigli finali quando, improvvisamente, un sasso sfonda il vetro franando sul monitor. Il collegamento telematico salta. Gli aspiranti giornalisti fuggono spaventati verso il bancone del bar, purtroppo però gli alcolici sono terminati. Siamo al terzo attacco terroristico nel volgere di un afflato. Il commissario capitolino Rosario Impronta, imposto dai piani alti come sostituto del sindaco Marziano, convoca una conferenza stampa facendo scena muta. Il ministro degli interni Angelino Alfano commenta l’accaduto con un lapidario ”se la sono cercata”. Il premier Matteo Renzi dal palco della Leopolda incassa una figuraccia donando solidarietà alla San Lorenzo sbagliata. Quella di Momigliano sul Clitunno in provincia di Belluno. Il servizio segreto deviato annuncia il profilarsi dell’ennesimo attentato. Anche questo pomeridiano. Non menavano il can per l’aia. Festività natalizia dell’Immatricolata Concezione. Nonostante l’atmosfera da anni piombini, tra le contrade Aureliane si scuoiano renne dell’Appennino Laziale, per poi farle galoppare nude con gli ovuli di bicarbonato nello stomaco, come da tradizione di quartiere. Tutti gli autoctoni del posto che hanno abbandonato le loro dimore per affittarle a studenti pugliesi a prezzo da donazione della cornea, fanno ritorno tra le strade natie pavoneggiandosi come petrolieri sauditi. Il banchetto dell’Atletico San Lorenzo puntualmente fa capolino smistando i migliori tessuti su piazza. Tutto sembra procedere per il verso giusto, gli incassi paiono buoni così come piacevole è il clima da osteria venutosi a creare tra un boccone e l’altro, quando incredibilmente avviene l’indicibile. Un plotone di energumeni appartenenti al nucleo ortodosso della legione cattolica conservatrice e militante, in tenuta mimetica, circonda il banchetto incutendo timore. Questi miliziani sono conosciuti in città come estimatori osservanti e praticanti dei valori canonici della tradizione curiale. Dio, Patria, Famiglia, Bandiera, Molti nemici tanti guai, Onore nonché pene sempre in tiro. Ed è con le pudenda salde nella mano destra che i legionari del Cristo cominciano ad Onanisticheggiare ejaculando sulla gigantografia del gerarca romagnolo Aurelio Stramaccini, loro ideologo, ucciso prima del naturale decorso terreno da una indigestione di… Nutella. Tipico esempio del farangista ghiotto! La Nutella, poltiglia marrone, quale onta per questi uomini duri dalla morigeratezza granitica! La gigantografia se l’erano portata da casa. Il quartiere iconoclasta subisce il quarto affronto in un giro di vite da far impallidire Henry James!!! L’emergenza è tale da indurre i vertici aurelindi a tirare in ballo il governo umbratile della Libera Repubblica di San Lorenzo. Ormai sembra essere messa in discussione la sicurezza dell’intera civiltà occidentale aureliana. Questa è una diatriba tra due culture inconciliabili. Uno scontro all’ultimo fioretto tra il farsi fottere il tempo esaurendosi nel nome del Padre e il farsi buggerare nel nome del Figlio anteponendosi allo Spirito Santo. Siamo al “o così o pomì”. O “mangi questa finestra o ti getti dalla finestra”. O “zuppa o pan bagnato”. Non sono bazzeccole. Ma dicotomie suadenti. Non è un letto di rose. Ma una brandina di spine. Non si tratta di quesiti istrionici. Ma di dubbi amletici. La Libera di quartiere è chiamata a fare la voce gradassa. Ma il momento non è propizio…

Fisarmonica
Convocati d’urgenza, i dicasterati liberorepubblicensi commettono alcune sventatezze che faranno gridare allo scandalo l’opinione pubblica. Alcuni tra loro lasciano il rubinetto del gas aperto. Altri dimenticano di saldare la tassa sulla prima casa. Altri si scordano di sfamare l’animale domestico. Altri ancora, nella fretta, lasciano il portafogli sul divano. C’è chi, spaventato dalla generale psicosi terrorifica, decide di subaffittare la propria dimora al caporalato bengalese. Molti tra i ministri ombra vengono sorpresi nei dintorni della stazione Centrale, intenti ad accaparrarsi i turisti da schiaffarsi in casa a prezzo proibitivo sfruttando al massimo le potenzialità dell’esodo giubilare pontificio. La credibilità del governo ombra appare ai minimi termini. Come se non bastasse, alcuni server situati nella città stato ligure di Seborga, hanno hackerato il sito della Libera Repubblica aurelina, formattando i codici pin delle carte di credito in dotazione a ciascun ministro. Le spese personali dei vari distercensi sono state pubblicate sulla prima pagina del quotidiano comunista “Adelante”, la fanzine di pubblicazione clandestina che esce quando riesce!!! Il cittadino residente è venuto così a conoscenza delle modalità nelle quali i ministri umbratili fanno uso del pubblico danaro. Ed ecco scoprire una inaspettata passione del ministro ecocompatibile Agostino Sotgia per le auto a grossa cilindrata con marmitta a scoppio ritardato e motore a manovella. Roba da codice penale! La telegrittata Miranda l’Apruzzese preferisce dilettarsi con il canto lirico pagando lezioni private allo spirito della defunta soprano italica Giovanna Tebaldi. Oltre al disturbo della cantante occorre saldare l’onorario della Medium! Parafrasando Veronica Lario, questo è ciarpame senza pudore! L’esterofila Emma detta Catherine scialacqua le pubbliche contribuenze nell’acquisto di animali esotici da impaglio. Tra questi, per rarità, spicca un particolare esemplare di Armadillo Muschiato dalla poliglottata babele che il ministro tiene sul comodino utilizzandolo come fermaglio per le cravatte griffate “Marinella”. I paleontologi lo davano per estinto dall’epoca del diluvio universale biblico. Si sono sbagliati! Le risorse pubbliche, l’internista Sarah detta Gainsforth preferisce impiegarle nell’acquisto di armi da fuoco. Smith & Wesson, Palomar, Dobermann, ma anche Balestre, fionde, dardi, elastici per capelli e giavellotti!!! Il patentino di “Cacciatrice da Frodo”, ottenuto senza nemmeno sostenere l’esame finale di tiro alla poiana nutrita con strutto, ancora lascia basita l’autorità giudiziaria. Una intervista rilasciata dalla ministra a “Radio Tuscia Banda Stretta” ha fatto il giro del globo suscitando le ire dei servizi segreti mondiali. Ecco le esatte parole dell’interessata: ”Ultimamente sono stata al mare sulle spiagge di Coney Island dove posso sfogare la mia passione per la pesca in acqua combustionata. Nel medesimo stabilimento balneare dove ero cliente, solevano tintarellarsi la pelle Elvis Presley e Timothy Dalton, l’alieno grigio precipitato nello stato del Nevada in piena guerra fredda a bordo di una astronave ad anti-gravitazione. Ebbene, non solo il grande Elvis è ancora vivo ma è pure magro. Vegano e afono. Ma non abbiamo avuto modo di intraprendere reali conversazioni. Pensava solo a mangiare carne. E a cantare. Con l’Alieno invece abbiamo fatto amicizia. L’ho fatto ubriacare offrendogli della semplicissima Budweiser e lui nel delirio etilico mi ha rivelato che dietro a tutto sto casino del terrorismo internazionale ci sta… Gesù Cristo! sì, proprio lui, quello originale protagonista del Nuovo Testamento, in collaborazione con… Walt Disney, ragazzi ero scioccata!!!” Dopo questa intervista la ministra Gainsforth è stata vista allontanarsi dal suo ufficio a bordo di una auto nera dai vetri oscurati in compagnia di due Men in Black. Poi il buio, indumenti da ritirare in tintoria… e numerosi buffi da saldare! Per l’olista Daniela detta Miele, il compulsivo acquisto del gioco da tavolo “Allegro Chirurgo” scatena le reazioni violente dei più piccini. Molti tra le frange degli infanti si sono suicidati in segno di protesta con in tasca il manuale cartaceo che illustra la dipartita del giovane Werther. Piccoli bastardelli appartenenti alla generazione indaco! Dei viziati senza spina dorsale!!! Però che oltraggiosità romanticistica!!! Ma lo scandalo che manda su tutte le furie il comune cittadino è quello che riguarda l’artigianata Lavinia detta Palma, rea di essersi aperta un’agenzia cartoromanzata in società con la truffaldina Wanna Marchi e col mago brasiliano ermafrodato Ermete Do Nascimento. Prezzi modici. Lavoro, Amore e Fortuna il tutto a soli diecimila euro unicamente per un consulto. Previsioni future ed interpretazione della carta natale fanno lievitare il prezzo a ventimila euro. Letture della mano a trentamila euro. Tarocchi per una libbra di carne. Traduzione dell’oroscopo di Brezsny a sessantamila euro. Annullamento di malocchi e fatture a centomila euro. Lezioni di solfeggio a cinque euro!!! Con i soldi del civismo Abbissou Artigiano e la contro-ricercatrice Isa detta Florio si sono aperti un Brikò nei dintorni di Cimbelino Cosentino. Mentre il contro culturale Stefano detto Zafari ha investito i proventi nell’apertura di alcune librerie Mondanelli (fusione tra Mondadori e Feltrinelli) nel centro della capitale nordcoreana Pyongyang col beneplacito del giovane caudillo Kim Jo terzo detto Ciccio Bello. Sembra sia stato proprio Stefano Zafari il reale garante del”armistizio sottoscritto nel lontano 1990 a Segrate dall’ingegner De Benedetti, patron del gruppo Espresso e dall’allora editore immobiliarista nonché prestanome Paolo Berlusconi detto l’imbelle. Il compenso per il giovane ministro aurelindo prende ora la forma di nuovi sbocchi ed aperture nel mercato della letteratura globale. Ci sono cose che non si potrebbero rivelare, pena lo smarrimento della decenza. Ma le riveliamo comunque. Al sigillare Andrea Maceroni la guardia di finanza capitolina ha messo sotto sequestro un numero spropositato di alberghi a mezza stella di sua proprietà intestati però ad una società fantasma con sede legale e fiscale nelle isole della Nuova Papuania. Anche Google Maps fatica a trovare l’ubicazione di codeste isole. Per il proibizionista Pizzuti impadronirsi di interi cotonifici nello stato brasiliano della Curitiba è stato semplice come rosolare Povia sul braciere. Meno semplice è stato convincere gli orfanelli del Minas Gerais a coltivare i suoi campi ottenendo come salario la miseria di tre ciotole di sbobba della Manioca al giorno! Poi… Poi c’è il fattaccio che vede coinvolti il ritrattista liberorepubblicense Dario detto Fatello e il pupazzo della Kodak Ciribiribì. Kodak appunto. I due fanatici dello scatto hanno incrociato gli sguardi dentro uno strip-bar a Cincinnati frequentato da neri, debosci ed immigrati polendini. Uno di quei postriboli muffiti dove il surreale comico Andy Kaufman diede adito alla carriera esibendosi nel numero del tacchino cotto dentro un forno a microonde. Qui, dopo un incipit a base di long drink , la coppia grafense ha cominciato ad azzuffarsi tirandosi addosso rullini rimediati dentro una vecchia Kanon xcp0 70. Il gestore del locale, tale Al Molinaro, ex pugile dilettante, bava al buccinale, prega gli ospiti di allontanarsi tramite le maniere della Cresima. Una volta fuori dal baccanale, Dario impugna un idrante fracassandolo sul volto dello sfortunato Ciribiribì, il quale frana a terra con un trauma cranico che gli sarà fatale. Per il babacio testimonial della nota azienda fotosensibile si è trattato dell’istantanea finale. Lo sceriffo della contea Bud Malone, ex pornografo divorato dalla malattia a trasmissione sessuale, giunge sul luogo del delitto arrestando l’istantaneista palestrino con la pesante accusa di schiamazzo in orario serale. Queste sono macchie d’olio che non si lavano con il Viakal. Trascorsa una notte al fresco, dividendo la cella con delinquenti patentati del calibro di Pietro Gambadilegno, Alberto Stasi detto “No lips” e Gagò Solomon Patanè, il sassofonista negro accusato dell’omicidio della figlia di Albano Carrisi e Romina Power, il ritrattista urebbino viene rilasciato su cauzione pagata dal quotidiano iberico El Paraiso, giornale per il quale lavora blindato da un contratto a molteplicità variabile! Lo scandalo però e ormai sulla bocca di tutti, specialmente della concorrenza rappresentata dal giornale rivale El Diablo. Il direttore de El Paraiso, Pedro Pinacolada, è costretto in serata a rassegnare le dimissioni. Verrà sostituito dal baciapile Mario Calabresi, ex direttore della Stampa subalpina, famoso per aver estorto, durante i suoi anni di praticantato redazionale, rivelazioni a Bill Clinton sulle magagne della politica interna statunitense, utilizzando il farraginoso sistema del “flauto magico”. Il medesimo della stagista texana Monica Lewinsky! Una tecnica professionale dal finale scontato. Ovvero spergiuro sulla bibbia e menzogna servita su di un piatto d’argento al popolo che in te ha riposto fiducia verso il cambiamento. Della riforma sanitaria… Il Quadrumvirato urbanista Kean-Marchini-Mordenti-Step gode ancora buona salute. Con la collaborazione dei ministri dalla immagine momentaneamente immacolata, ovvero Lulù, De Salvia (sospettata d’aver assassinato il fisico italiano Ettore Majorana), Flanagan, il bibbonato Schettino (in odore d’Euronics) e Gesualdo detto il Monzese, si sono riuniti per contrastare l’ondata terrorista che minaccia l’amata San Lorenzo. Il provvedimento partorito dalla interminabile reunenda lascia dormire sonni tranquilli. Bevete tisane alla passiflora e placate la sete suziando gocce di Lexotan poiché nel rione incivile sarà aumentato il numero di metronotte ciclomuniti e torcificati. Adesso sì che si fa sul serio!!!

Quartiere San Lorenzo… si parte insieme, si torna alla spicciolata…

Ginevra 1998

In polverie o poesie on dicembre 13, 2015 at 4:57 PM

La passione del gitano
morde i dettagli
e si nobilita
grazie al disporsi
disordinato
degli aggettivi
non è ancora pronta
a camminare
ma è matura
per correre
smania per
un’immagine riflessa
dentro la fantasia
e per lei
si dispone al furore
un dardo
intrufolatosi in gola
prova ad impedire
lo stropicciarsi barbaro
delle lingue impertinenti
ma non è che
foglia moribonda
ribellatasi alla
dittatura codarda
delle stagioni lunatiche
o una lisca
di persico
che esaurisce
il suo breve tragitto
dentro uno spasimo
e non ci fu più timore
di nomi senza corpi
o corpi senza identità
poiché per strappare
le madide vesti
alla reciprocità sensuale
è necessario stanare
la prudenza beffarda
ferendola a morte
regalando così alla follia
escursioni roventi
nel territorio garbato
dell’amplesso ampolloso
senza pause
e quando gli orgasmi
saranno divorati
da bocche cucite
assaggiarsi gli occhi
condividendo le lacrime
urlando amami e vattene
vattene e amami…

Istantanee a San Lorenzo

In polverie o poesie, San Lorenzo in poesia, Uncategorized on dicembre 4, 2015 at 10:35 am

Accarezzo un suolo
schiaffeggiato e cocciuto
irrequieto e garbato
ospitale e guardingo
timidamente istrione
derubato del giorno
imperversato dal biasimo
inorridito dalla lusinga
tormentato dal dubbio
scaltro a difesa della propria ingenua
essenziale essenza
adirato verso se stesso
curioso indomabile libero
prigioniero di una coazione a ripetere
o della vocazione a soffocare
per tornare a sorridere

accarezzo un suolo
una elegia preziosa
dove amorevoli voci
ubriache di sogni
sferrano pugni nel vuoto
fomentando rivolte
intrise di gentilezza
altruista e discreta
accarezzo un suolo
nel quale la verità appartiene
ad un vilipeso passato
il passato nidifica
dentro ecchimosi infette
mai cicatrizzate
nelle quali corpi contrariati
si scelgono senza sapersi
e si congedano all’alba
ritenendosi adulti

accarezzo un suolo
dove i volti al tramonto
non hanno espressione
sono solitudini incalzanti
senza provenienza
o sollecitazione
che deambulano claudicando
divorate dal tarlo
dell’angoscia notturna
nella quale potersi spartire
liquori distillati
con lacrime asciutte

accarezzo un suolo
dentro mura zelanti
che come dame discinte
sotto lampioni maldestri
seducono dispersi
lusingandoli col desiderio
di sbeffeggiare la madama
fumandosi il Creato

accarezzo un suolo
una veste strappata
da anime funeste
dove anziane gattare
intonano peana d’amore
dedicando melodie meschine
a felini stizziti
trascinati in miseria
dalla penuria di spine
dedite a pungere labbra
modellate sul sole

accarezzo un suolo
una frenesia
lei ti accarezza sospendendo
il sacrilegio del tempo trascorso
ad aspettare un pretesto
per poterla accarezzare ancora
e ancora e ancora…

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