Giovan Bartolo Botta

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Spaccio illegale di prosa alla BAM di Roma

In in scena on marzo 31, 2016 at 9:27 PM

Produzioni Nostrane- ULTRAS TEATRO presenta

TRIS-Flyer-Aprile

Spaccio illegale di prosa alla BAM (Biblioteca Abusiva Metropolitana)
Via dei Castani 42, Centocelle, Roma
https://bambibliotecaabusivametropolitana.noblogs.org/
ingresso libero

Aperitivo a sostegno dello spazio a partire dalle ore 19

15 aprile 2016 ore 21.30
Valli a prendere – spettacolo teatrale in salsa farmacologica

<<Spettacolo vincitore premio della critica FUNWEEK.IT al Roma Fringe Festival 2015>>

di e con Giovan Bartolo Botta

Giovan Bartolo Botta inscena un attore di prosa cuspidato accuratamente verso la prima decade, ancora legato al mondo analogico e al teatro del passato, che osserva la società dello smartphone tipica della democrazia liquida dove il teatro è l’ultima ruota del carro. Totale è l’annullamento dell’emotività. L’attore evoca sul palcoscenico questo disagio dicotomico fotografando situazioni, evocando paure, scaturendo risate. Narrando storie. Elargendo aneddoti. Leggendo poesie. Un Romeo troppo conservatore. Un Amleto punk. Un Otello razzista. I patemi dell’amore non corrisposto. Provini basati sul sopruso variegato al giudizio. Tutto. L’importante sarà fare ridere o sorridere. Ma omeopaticamente. Districarsi da qualunque obbligo, fosse anche l’ultimo.

22 aprile 2016 ore 21.30
Antigone fotti la legge – spettacolo teatrale in salsa punk

<<Spettacolo vincitore festival teatrale CONFRONTI CREATIVI Formello 2013>>

troppo liberamente tratto da Sofocle
adattamento e regia di Giovan Bartolo Botta

con
Flavia Martino, Lorenzo Marziali, Mariagrazia Torbidoni e Giovan Bartolo Botta

Antigone fotte la legge per forza di cose, per causa di forza maggiore, per forza di inerzia, per abitudine, per un sacco di buoni motivi, non fosse altro che per non farsi fottere. Da chi? Da chiunque. Emone non fotte. È fottuto. Ismene è fottutamente ottusa. Euridice è una fottuta lussuriosa. Creonte se ne fotte. È tutto un fottersi a vicenda nella Tebe dei diritti e dei doveri. Ma in verità cos’è Antigone per un attore? Una scusa. Una scusa per esibirsi. Certo, si poteva utilizzare una Locandiera, ed esibirsi con quella. Lo si farà prossimamente se i Maya vorranno. Se non ci sarà la fine del mondo. Intanto per gli attori di teatro ogni giorno è un po’ la fine del mondo. Ergo si va in scena senza tanti fronzoli. Perché domani chissà…

29 aprile 2016 ore 21.30
AGENTI & CASTISTI – spettacolo teatrale in salsa ipocondriaca

testo e regia di Giovan Bartolo Botta

con Flavia Martino, Lorenzo Marziali, Marco Tomba, Mariagrazia Torbidoni e Giovan Bartolo Botta

Le vicende tragicomiche di un’agenzia di spettacolo i cui dipendenti hanno un solo scopo, piazzare i propri clienti-attori per poter scalare un’assurda classifica interna ed evitare il licenziamento. Un gioco surreale e ironico in cui l’unica regola è “nessuna regola”.

“Agenti & Castisti” mette in primo piano le vicende grottesche di un’agenzia di spettacolo i cui dipendenti hanno un solo scopo, piazzare i propri clienti/attori per poter scalare un’assurda classifica interna ed evitare il licenziamento.
Un gioco surreale e ironico in cui l’unica regola è “nessuna regola”, ogni sotterfugio, espediente e macchinazione sono consentiti per scavalcare i propri colleghi, emergere vincere e sopravvivere.
Una commedia dai ritmi serrati e dalla messa in scena scarna ed essenziale dove gli attori, senza l’ausilio di effetti di luce, costumi e scenografia, tirano le fila di un racconto tristemente attuale in cui l’ossessione del lavoro, qualsiasi esso sia, diventa l’unica speranza di sopravvivenza, l’ultimo baluardo a cui aggrapparsi con tutte le proprie forze a discapito di tutto e tutti.

Produzioni Nostrane- ULTRAS TEATRO è un progetto teatrale che mette in scena i testi classici adattandoli ad un linguaggio contemporaneo. I testi diventano così originali, completamente rimaneggiati. Lasciando del pulviscolo classico unicamente l’odore. L’idea primordiale. Il linguaggio classico ci interessa particolarmente poiché parla per archetipi. Una caratteristica che solletica l’eternità. Come? Togliendo alla messa in scena costumi storici intrisi di polvere, catartici giochi di luci, musiche da ambientazione e trombonismi vocali, tornando così all’urgenza, all’essenziale. Al puro lavoro sull’attore. All’interazione sul palcoscenico tra elementi vivi. Che non hanno appigli. Che possono contare solo su loro stessi. Come nella vita.

 

Piperita

In polverie o poesie on marzo 31, 2016 at 4:08 PM

La tua pelle
è la pelle più bianca
che abbia mai visto
non c’è bisogno
di assaggiarla
per sentirne il sapore
basta osservarla
sa di correttezza
educazione cortesia
il suo odore è forte
emana il profumo
della tempesta
della quiete
non ha profumo
la tua pelle
possiede occhi con i quali non vedi
orecchie per non sentire
labbra mani lacrime
una rosa posata
sul lato sinistro
di una bocca randagia
pronta ad uccidere
con un sorriso
spine infilate sulla lingua
e la lama sottile
che quella notte scurrile
sulla placida Senna
conficcasti furente
nel petto di Modigliani
dopo avergli fatto da musa
madre e matrona
nel capolavoro insultato
della sua vita snobbata
la tua pelle
possiede
il suono lascivo
di quel liuto pregiato
che fece del Plantageneto
un tiranno gentile
che scagliò la corona
ai piedi del popolo
supplicando il patibolo
supplicando il patibolo
supplicando il patibolo
la tua pelle
è la pelle più bianca
che abbia mai visto
ma diventa nobile notte
quando volti le spalle
alimentando un mistero
se fossero ancora
corpi animati da spartito
omosessuali andalusi
dal verso impavido
scriverebbero di voi
e della vostra candida pelle
bianca come polvere d’angelo
tagliata con sangue
e cristallo
sangue e cristallo
sangue e cristallo
sangue e cristallo
sangue cristallo scacchi
e un’ostia sconsacrata
posata lì in mezzo
ricordando ai fedeli
che siete una splendida
Madonna vandalica…

San Lorenzo è madre

In polverie o poesie on marzo 30, 2016 at 11:55 am

Il tempo è volpe
lo spazio è gatto
insieme stuprano
il cielo stomacato
sodomizzandolo con l’atto
innocente dello sguardo
la voce roca
del loro orgasmo
è la voce della polvere
mescolata al rumore del silenzio
la fata con la mano
rende il mastro scapestrato
il grillo parla poco
alla vita piace il gioco
e tutto ciò che ami
può rivelarsi diverso
nell’infrangersi di un istante
contro la muta lacrima
uscita dallo sguardo ingenuo
di un burattino ramingo
fatto di anima e legno

incalza una smorfia
seviziata dal livore
cordoglio stretto sulla gola
gridare a bassa voce
cavati l’occhio
ingoialo
cacarlo
e nutrirsi del proprio escremento

la magia è gravida
la magia è mamma
la magia è complice
la magia vive diafana
tra le strade del quartiere
ma possiede l’odore dell’estranea
quando la sera nuda
partorisce il suo feto
sul viale del tramonto
e lo abbandona al freddo
come una madre Medusa
abusata da Cristo

Libertà
è vertigine del piacere
riposo della morte
amplesso del sogno
sonno del perdono
urlo sulla scena
oblio di un passato
vissuto silente
tra gli anfratti della carne
bufera di memoria
urlo sulla scena
possibile lussuria
passabile lussuria…

Giovan Bartolo Botta al RAVE LETTERARIO di Roma.

In in scena on marzo 29, 2016 at 1:14 PM

2 aprile 2016 / RAVE LETTERARIO 2 / Roma

rave letterario.jpg

SABATO 2 APRILE 2016 / RAVE LETTERARIO – ROMA / LA LUNGA NOTTE DEDICATA ALLA PAROLA. (Evento facebook)

Quest’anno nuovi artisti ed interpreti che coinvolgeranno tra gli altri anche tre autori della casa editrice Edizioni Haiku: Giovan Bartolo Botta (STREET STAGE h 16.00-20.00 – Piazza dei Sanniti, San Lorenzo), Valerio Carbone e Daniele Capaccio.

A grande richiesta, torna a Roma il RAVE LETTERARIO, con una seconda edizione ricca di novità. Ispirato nelle intenzioni allo SLAM Xdi Milano, format socio-culturale che ha riscosso grande successo negli ultimi sei anni, fin dall’inizio ha affermato una forte identità ed autonomia rispetto al modello milanese e ha promosso nuove sezioni, momenti di riappropriazione delle strade e proposte arricchite di elementi multimediali. Questo grande evento dedicato alle parole è organizzato a Roma da Agenzia X e dal Trauma Studio ed è sostenuto dal Nuovo Cinema Palazzo e da ESC Atelier Autogestito, spazi che da sempre promuovono arte e cultura, propongono diverse forme di socialità e producono modelli di interculturalità. Tutto ciò permette la partecipazione di un grande numero di artisti “pronti a salire sul palco per leggere testi, alcuni musicati e altri figurati, che richiamano a un’idea critica della società contemporanea” [Slam X 2010 – COX18 Milano].

Quest’anno il RAVE LETTERARIO propone un triplo appuntamento con una kermesse di 12 ore costellata di ospiti, ciascuno dei quali avrà a disposizione il microfono e le luci della ribalta per 10 minuti: autori pluripremiati leggono i versi di rapper urbani, cantanti rappano

poesie aiku, poeti si cimentano in spoken-word musicati, chef omaggiano grandi scrittori, intellettuali declamano ricette di cucina, attori affrontano i classici della letteratura, performers reinterpretano fumetti d’autore, giornalisti e redattori citano il teatro, mentre i video-blogger leggono le istruzioni di oggetti d’uso comune.

Perla

In polverie o poesie on marzo 29, 2016 at 12:01 PM

Sei chirurgo insensibile
dal camicie sciupato
dissezioni il mio corpo
senza anestetico
alla ricerca di un male
provocato da te
da una maschera
da una rabbia celata
colorata di rosa
baciami stupido!
Sciatteria di una cura
terapia dei dannati
baciami subito!
Uno dei tanti modi
che usi per uccidere un suono
baciami ancora!
Divorami quella bocca del cazzo!
Strappami le labbra dalla faccia!
Baciami!
Le parole sono finestre
dolcissima Perla
finestre
porte spalancate
su quel panorama estivo
che Dio si ostina a chiamare Inferno
catechizzando bambini
al suo refettorio
per noi
sono mura invalicabili
erette da infondate paure
a guardia del nulla
vorrei poterle scalare
e poi buttarmici giù
e sfracellarmi in un tuo bacio
come quel paracadutista francese
dal cognome abiurato
da Santa Madre Chiesa…

POESIA OFFICINE alla Biblioteca Abusiva Metropolitana BAM di Centocelle, Roma.

In in scena on marzo 27, 2016 at 6:03 PM

Produzioni Nostrane – ULTRAS TEATRO presenta

PoesiaOfficine-locandina-page-001Wikicommons/Mikaela Lefrak

 

Ouverture al trittico di Spaccio illegale di prosa

Poesia officine letture di poesia in salsa semplice

venerdì 8 aprile 2016 ore 21.30
BAM
Biblioteca Abusiva Metropolitana
Via dei Castani 42, Centocelle, Roma
https://bambibliotecaabusivametropolitana.noblogs.org/
ingresso libero

di e con Giovan Bartolo Botta

Poesia Officine è uno spettacolo teatrale dalla struttura semplice. Elementare quasi quanto la poesia barocca. O la screanzata particella quantica. Un leggio. Un microfono giocattolo. Un microfono analogico reale. Un teatrante sintonizzato sulla frequenza vibrazionale terrestre. E la lettura dei capolavori di alcuni poeti che per riuscire a percepire se stessi hanno dovuto togliere definitivamente il disturbo. Una lettura antideclamatoria. Viva e vegeta, pronta a masticare la consonante dando importanza al peso scenico della parola. Alla postulata emozione custodita in un tono in un volume in un ritmo. Poesia Officine. Forse. A volte. Da qualche parte…

La poesia è sintesi. La poesia in sintesi. Essa comunica per archetipi. Molto più della prosa. Eclissa la logorrea del romanzo. Elude la severità del racconto. La poesia è veicolo comunicativo extradimensionale tra le numerose memorie e coscienze che popolano lo scibile in ogni sua espressione. Di più. La poesia è sostanza alchemica. Si compone di tono, ritmo, volume e gingillo d’immagine. Proprio come un olio su tela, un manga nipponico, uno svarione cinematografico del regista teutonico Fassbinder o uno spazio scenico teatrale vuoto da riempirsi subito e sempre per evitare di soccombere nei meandri della sciatteria quotidiana.

La poesia è fottutamente politica. Soprattutto quando non tratta prettamente in politichese. La sua formula politica appare ribelle, iconoclasta, assolutamente libera e incredibilmente straziante. Profonda tanto più è profonda la posta in palio deducibile dai suoi versi. Il disagio viene affrontato a brutto muso e messo a tappeto attraverso le trappole solleticanti del lirismo e dell’eleagico sostare. Il finale di partita è la dipartita finale. La gestualità estrema contro natura schiaffata in endecabo sul foglio e rappresentata dal poeta sbattendo in prima pagina i mostri di un proverbiale perenne ricercato desiderato ed atteso disadattarsi al sole che sorge.

Ci fu chi tentò di ciurlare il maniglio provando ad onorare l’esistenza elevando calici di spauracchio. I simbolisti transalpini lo fecero ingollando assenzio. Gli scapigliati nostrani suziando lo sperma al mosto di Bacco ed Arianna. I romantici anglofoni onorando il sifiloma allo stadio terminale. I passionali iberici dandosi al promiscuo vociare. Libertinaggio e psichedelia anche per gli arrabbiati nordamerindi.

Ma al temine del giro di giostra si fa ritorno sempre al medesimo sconquasso. Si rinnova la fede verso l’urlo di disperazione della poesia essenziale. La poesia che puzza di farmacopea e rinuncia. Sconfitta e sconfinata mancanza. Autosabotaggio, amarezza, distruzione e soliloquio impartito ai sordi. Sudore, lacrime, sangue, cappio al collo, collare, inquietudine e passione divoratrice dell’organo viscerale. Sylvia Plath e paturnie, Emanuel Carnevali e narcolessi, Alda Merini e sulpiride, Emily Dickinson e castrazione Elettra, Anne Sexton e ferri da stiro, Dorothy Porter e Martini Dry, Cesare Pavese e onanismi, Charles Bukowski e l’acne giovanile, Vinicius de Moraes e l’acquavite. Un turbinio di fuga e parole.

Maddalena

In polverie o poesie on marzo 27, 2016 at 5:36 PM

(dedicata a mia nonna che fu cattolica fino alla paranoia, ovunque tu sia, grazie nonna!!! e buona pasqua laika!!!)

Possedevi un busto
angelico
avevi un busto angelico
e i granuli del rosario
ti rovistavano la mano
illudendola col mancino
Dio non esita
Dio bleffa
Dio carità
Dio racconta la sua storia
a chi non la vuole sentire
Dio perdonati
non ho più
a disposizione
che dieci istanti scarsi
per amarti in silenzio
e travisarti nel petto
sputando sul cadavere
di un vinto perdigiorno
che credette in Dio
alla faccia di Dio
Dio perdonati
perdonati Dio
fallo se riesci
hai peccato più volte
contro te stesso
sentendoti un Dio
perdonati Dio
Dio perdonati
accenditi una sigaretta
spezza il pane
accarezza il pesce
succhiati il pollice
riempi il calice del tuo sangue infetto
e vaffanculo!!!
a te e al tuo credo!!!

Cordoba

In polverie o poesie on marzo 26, 2016 at 1:55 PM

Denuda il mio nome
adorabile insonnia
dalla pelle screanzata
e la voce invisibile
denigralo!
sento i morsi
della fame funesta
aggredirmi l’anima
percuotendola a morte
i rimorsi della sete
voltarmi le spalle
divorandosi al buio
pensieri di sabbia
sento ascolto zitto cantando
e presumo d’essere vivo
senza saperlo
lo spreco d’inchiostro
sussurra all’orecchio
l’incapacità di baciare
il senso alla vita
annunciandola sacra
denuda il mio nome
baiadera meticcia
pallido volto
come pagina bianca
denigralo!
Il sonno vuole dormire
morendo nel sonno
senza pensare
riposa con lui
asciugandogli il pianto
celebralo al tramonto
consolalo sudalo trattienilo addosso
e denuda il mio nome
afferrandomi il sesso
pitturandolo schiaffeggiandolo
chiamandolo amore
chiamandolo zingaro…

San Lorenzo petrolio ed assenzio

In polverie o poesie, San Lorenzo in poesia on marzo 25, 2016 at 3:35 PM

Petrolio e assenzio
su San Lorenzo
petrolio e assenzio
petrolio e assenzio
petrolio e assenzio
bocche affamate
nutrite con miele
e combustibile fossile
petrolio e assenzio
sulle tue vigili carni
date in pasto a tenutari vigliacchi
assassini di sogno
uccisori di sonno
sicari del sole
pagine bianche
petrolio e assenzio
vorrebbero vederti educata
edulcorata nel passo
moderata e pudica
nel tuo passaggio all’inferno
battere i tacchi magari
intonando la strofa
sbertucciando la nota
genuflettendo la memoria
disperata nel pianto
arrancare davanti
alle piaghe putrefatte
del Cristo Bastardo
dalla criniera macchiata
di desiderio fanciullo
petrolio e assenzio
il fiato estirpato
dalla tua gola partigiana
disarcionato
strappato
calpestato
scaraventato a terra
e mostrato in piazza
davanti agli occhi muti
della severa folla serva
supplizio senza follia
petrolio e assenzio
su San Lorenzo
petrolio e assenzio
petrolio e assenzio
petrolio e assenzio
l’orco alza la voce
desidera sentirti
proferire parole d’odio
dalla tua pugnalata farfalla
dalle ali peregrine
ma tu
spogliata di te
al centro del buio
sai ancora sedurre
chi per te
è pronto ad ubriacarsi
di petrolio ed assenzio
petrolio ed assenzio
petrolio ed assenzio
petrolio ed assenzio
dentro di te
da una fine ad un inizio
sempre e soltanto
tra le rovine di quella Guernica
chiamata San Lorenzo…

 

Saga passionale della coazione a ripetere

In polverie o poesie on marzo 23, 2016 at 4:40 PM

Iride mangia la foglia
spaventata dal proprio
menarca divino
lo squallore di un’esplosione
della malattia cutanea
sul suo cuore curioso
alimenta l’angoscia
abbandonandola nuda
davanti allo specchio
delle proprie paure
un fremito fa del suo
corpo esplorato
la carta da culo
con cui sciacquarsi la lingua
dopo aver succhiato
un grimaldello salato
per digerire una spezia mongolica
alla fine del pasto
protende le labbra
offrendo alla Dea
la bocca sensuale
che lei prontamente
offende e rifiuta
riducendo la vita
a sala d’aspetto
senza uscita

Iride piange
Iride ride
Iride sogna
Iride soffre
Iride ancora non capisce
e disprezza il pericolo
sputandogli addosso
il suo catarro all’ambrosia
inseguito alla morte
dal sudore di un uomo
sedotto tre volte
dalla fandonia maliarda
di parole fasulle

muove i fianchi
donando le spalle
alla pioggia che l’ama
e la ignora amandola
ancora e per sempre
sino al tramonto
senza motivo
pur di ansimarle la pelle
senza bagnarla

ora divarica
l’anonima anima
supplice Iride
mostrando al mondo
il succulento perdono
attirando a se
l’innocenza puttana
di un cerbiatto squartato
assetato d’orina
affamato di sputo
bisognoso di sterco
desideroso di essere penetrato
dall’ammiccare randagio
del tuo vanto ribelle
sino a farsi travolgere
abbandonare deridere
e seppellire vivo
col rituale pagano
davanti a un Teatro
recitato male
da damerini bugiardi
mascherati da graziosi
fetidi peti

il cerbiatto leccato sul dito
si fa nobile capro
affidando ad un verso
l’infinita discesa all’inferno
del recalcitrante amore animale
custodito all’interno
del suo sesso danzante
divorato da quiete

la sua passione è meschina
la sua passione è malvagia
la sua passione è brutale
la sua passione è una belva garbata
rinchiusa a forza
dentro un soffocante serraglio
colorato di grigio
attrae respingendo
la sua fottuta passione
invadente amaranto

Iride le rimbocca le coperte
nella gelida notte
dopo averla trascinata
con l’armonia dell’inganno
nella fradicia alcova
del desiderio ossessivo
e dopo averla sedotta
baciandole il collo
le sottrae la vita
senza una pausa
senza una tregua
senza un sorriso
senza nemmeno provare
ad impostare la voce
adducendo una scusa
per chiedere scusa…

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