Pillole Volume Uno
Il campionato europeo di calcio mostra il volto sensibile dell’abbronzatissimo Cristiano Ronaldo. Colto dalle telecamere con una farfalla impigliata nella laccatura del suo cuoio capelluto durante l’abbandono al dolore per l’infortunio al ginocchio rimediato dopo aver ricevuto un pestone dal figlio illegittimo di Marcel Desailly. La Coppa America del Centenario consegna alla storia una versione del fuoriclasse argentino Lionel Messi formato Partito Socialista coinvolto nelle beghe di un’evasione fiscale che avrebbe fatto impallidire addirittura elementi spuri quali Gianni De Michelis o il parode Bettino Craxi. Il Teatro Studio Uno nel tentativo di debellare la dipendenza calcistica estiva elargisce pillole omeopatiche di prosa prosata. Dodici serate nelle quali dodici compagnie teatrali composte da dodici attori avranno a disposizione dodici minuti per mettere in scena dodici drammaturgie scritte dalla mano indomita di dodici autori provenienti da dodici capitali feudatarie del dodicesimo secolo. Nati tutti ovviamente il dodicesimo giorno del dodicesimo mese alle ore dodici. Una rassegna formato ritualità cabalistica. L’inizio delle danze lo sviscera il famigerato chef veneto Carlo Cracco organizzando un aperitivo di dodici coperti per dodici commensali a base di Vin Brulè e Zuppa al Poltiglione. Tipica stuzzicheria estiva! Il pubblico assale il botteghino esibendo modalità vandaliche. Sono presenti gli spettatori di cinque edizioni del Roma Fringe Festival. Colti in contropiede, i direttori artistici del teatro Eleonora Turco e Alessandro Di Somma, si vedono costretti a montare un maxischermo collocandolo tra i sensi di marcia della contrada Bullicante. Gli Umpa Lumpa, scritturati per l’occasione dal teatro eludendo l’E.n.p.a.l.s, cominciano ad armeggiare con i cavi. Tutto sembra deciso quando dal Campidoglio perviene l’ostruzionismo della giunta comunale capitolina capitanata dalla neo sindaca a cinque stelle Virginia Raggi. A Palazzo Senatorio si scopre che sono spariti i maxi-schermi di proprietà del comune. Qualche galoppino o portaborse facente capo ai precedenti pachidermi burocratici istituzionali, se li è pestati nella saccoccia rivendendoli la domenica mattina sottobanco al mercato di Porta Portese. La direzione del teatro, presa dallo sconforto, decide di ripiegare su un quattordici pollici a tubo catodico rimediato praticando diligentemente la differenziata. Si comincia! Il pubblico pagante nonché sovrano avrà potestà di vita o morte del nugulo teatrante. Molto dipenderà dal verso del dito pollice. Proprio come ai tempi della Roma Imperiale! Coloro che non riusciranno ad ingraziarsi i favori del popolo termineranno i loro giorni tra le fauci di Kimba il Leone Bianco. Oppure verranno schiaffati nel cartellone delle cantine del Teatro Eliseo alle dipendenze egemoniche del fratello gemello schizofrenico di Luca Barbareschi. Suonano i campanacci dell’Arena. Sul ring lo stile minimalista del drammaturgo britannico Harold Pinter incontra il catch nipponico firmato Antonio Inoki. Stiamo parlando dello spettacolo La Lite per la regia di Laura Giannatiempo. Antonio Inoki, celeberrimo lottatore della federazione giapponese, ritiratosi a vita privata, condivide una stanza in affitto a Roma in compagnia dell’ex wrestler Hulk Hogan. Zona San Basilio. Nonostante i lauti guadagni di una carriera, l’esosità del versamento mensile è talmente soffocante da costringere i due combattenti a fare le valigie per riparare oltre il Raccordo Anulare. Ma veniamo alla messa in scena de La Valigia. Un omaggio alla gavetta intrapresa dal comico siciliano Franco Franchi durante gli anni del suo apprendistato avvenuto tra le antiche contrade della città di Palermo quando quest’ultima era ancora distante dal sacco edilizio avvenuto per mano delle giunte comunali democristiane. Attraverso l’uso della smorfia e il martirio della plasticità corporea l’attore sulla scena ricorda agli utenti che la comicità è un ingrediente appartenente ad un passato indipendente dall’odierna dittatura tecnologica a cristalli liquidi. Per strappare un sorriso è necessario puzzare. Il comico appartenente alla secolarità analogica sudava le proverbiali sette camicie terminando la sua esibizione esanime senza nemmeno possedere più le energie per levigare un erezione! Franco Franchi era tra questi! Specie rara in via d’estinzione! Bravo l’attore della valigia! Spetterà alla direzione artistica del teatro decidere le sue sorti di cartellone ma nel frattempo noi ci permettiamo di congelarne il D.n.a desossiribonuclieico. Pornograficamente detto sperma. Quel che resta della Festa diretto da Claudia Balsamo è uno spettacolo che narra le peripezie artistiche ed umane della menestrella sicula Rosa “Dilicata” Balestreri. Dai suoi primi pruriti sensuali alla messa in musica dei componimenti del poeta Ignazio Butitta transitando per la custodia cautelare che la colse negli anni giovanili per motivi di avvenuto disagio presso l’ordine costituito. Atmosfera pirandelliana, molto gusto e la fastidiosa presenza del fantasma di Turi Ferro ansioso di rubare la scena alla efficace Daniela De Bartolomeis recitando in sua vece! Maledetti attori provenienti dal passato infingardo della fossa comune! Nemmeno da sepolti ci permettete di Lavorare! Lasciate che siano i vivi a scrivere la storia attuale, sedetevi in platea e godetevi Andrea Di Palma che accompagnato dai mitologici Musicanti Di Brema indottrina la folla attraverso la narrazione dei traffici avvenuta tra le acque salmastre del Mar Mediterraneo dai tempi dello sbarco degli Argonauti in Terra Santa ad oggi. L’esposizione controllata delle sue parole si muove su una partitura di gestualità per nulla abbandonate all’immediatezza del momento riportando sulla scena una serie di immagini che oscillano tra l’evocativo e l’onirico. Tutto molto intenso se non fosse che i Musicanti di Brema vengono sorpresi fare ritorno tra le rovine della tradizione popolare teutonica con l’incasso della serata stipato nella custodia del Controfagotto! Clockwork Metaphisics è un’istantanea sciamanica che si sofferma ad analizzare il rapporto torbido intercorso tra la ribelle Antigone e la sua viziata sorella Ismene ai tempi dello sciabordio tragicizzato labdacida. Eteocle e Polinice, due ottusi figli di papà con in testa unicamente le ferie, trovano la morte in condizioni differenti. Eteocle crepa da prode a bordo del suo aliante privato dopo aver difeso strenuamente le ragioni della Pravda Ellenica presso il Parlamento Europeo. Polinice al contrario viene rinvenuto cadavere nella stanza di un albergo di quinta risma al termine, si presume, di un gioco erotico sfociato in tragedia! Il primo ministro despota Creonte, zio suo malgrado della coppia imbelle, prova a soffocare lo scandalo dando degna sepoltura solo ad Eteocle. Polinice riceverà un funerale economico al termine del quale verrà sepolto in piccionaia! Antigone, sorella minore dei due scavezzacollo, sente l’ingiustizia sormontargli il costato, ed anziché pensare agli studi universitari, come sarebbe giusto fare, decide di sfidare l’autorità dando a Polinice le esequie che merita! In tutto questo bailamme di rancori, Ismene fruscia la carta di credito scialacquando la paghetta in futile shopping! Antigone, inorridita dall’indifferenza della sorella, la redarguisce con un buffetto sulla guancia facendola assassinare dal Clan Camorristico dei Savastano!!! L’energica attrice Claudia Manini abbandonato sul giaciglio della strada il calice di Vermentino, piomba sulla scena in modalità irruenta vestendo i panni della piccola Azzurrina! Ragazzina Interrotta! La famosissime bimba del secolo dodicesimo nata albina tra i manieri padani e per questo immolata sull’altare della patria dai suoi stessi familiari! Si mormora che nelle notti di plenilunio, il fantasma di Azzurrina faccia il suo ingresso al Teatro Studio Uno obbligando il fantasista Giuseppe Mortelliti a svolgere mansioni scenotecniche senza nemmeno versargli un contributo alla Cassa Depositi e Prestiti! La lunga notte della prosa termina nella zona Giacobbo mentre in Sala Specchi la Rassegna Teatrale parallela denominata “Capsule” vede i brontosauri Salvo Randone e Mario Scaccia venire alle mani per meri motivi di Panino e Nome in Ditta! Gente Matta…
Pillole Volume Due
Seconda giornata di somministrazione farmacologica allopatica tra le corsie ospedaliere del Teatro Studio Uno. Sono presenti i maggiori luminari della scienza medica ordinaria tra cui si distinguono per fama a buon mercato l’oncologo vegetariano Umberto Veronesi e lo psichiatra Lacaniano Massimo Recalcati. Umberto Veronesi, ai microfoni di Radio Torpignattara Libera, si professa appassionato di prosa. Massimo Recalcati, al contrario, sembra intenzionato a posare il suo proverbiale occhio clinico sulla dissociazione somatoforme esibita dall’attrice Valentina Conti durante le messe in scena ordite dalla Compagnia Teatrale Patas Arriba. Simone Fraschetti, regista della compagine, presenta al pubblico un lavoro unico di ventiquattro minuti, nel quale gli Universi Paralleli si mescolano partorendo l’ennesima deflagrazione cosmica. Un processo di nascita-morte-rinascita perfettamente sintetizzato nello spettacolo “Amy Winehouse chiama Huston”. Ovvero una fusione Sayan degli spettacoli “Il Pelo della Luna” e “Lady Holiday”. Veniamo allo specifico narrativo. Il Sindaco partigiano brescellese Peppone smarrisce la bussola durante le elezioni comunali contro il suo avversario a cinque stelle Don Camillo. Ex sacerdote diocesano fagocitato ai tempi della Prima Repubblica dalla famelica Balena Bianca scudo-crociata. Convertitosi al grillismo sulla via Reggiana. La dipartita elettorale costringe il comunista Peppone a reinventarsi nelle magagne di un altra mansione. La Cortina Ferrata ha serrato il rubinetto del finanziamento pubblico. Peppone prova ad imitare il Mangiafuoco Collodiano aprendo l’agibilità E.N.P.A.L.S ad un Teatro di Marionette. Chiuso dopo sole due stagioni per manifesta inadempienza fiscale. Pinocchio, nei panni del magistrato bugiardo pone Peppone alla berlina condannandolo in contumacia. Scatta la preventiva custodia cautelare. Lucignolo, avvocato d’ufficio del sindaco, visti gli esiti del processo pensa bene di sciacquarsene le mani come Ponzio Pilato! Gli ufficiali giudiziari minorili Vincenzo Lo Gatto e Tarcisio La Volpe prelevano Peppone dalla sua Casa del Popolo per condurlo tra le gelide mura della gattabuia presso il San Vittore. Ma Peppone non si trova più! Esule tra le dune di Tunisia. Esodato dai disastri della Legge Fornero oscilla tra il suicidio e la gestione del mercimonio. Tutto sembra finito quando inaspettatamente, nel mezzo delle sue tragiche condizioni astrologiche subentra il sorriso dello strabismo di Venere. Il pagliaccio Sbirulino, in turnè ad Hammamet col circo di Raimondo Vianello, gli cade tra le braccia al termine di una nottata etilica trascorsa a discettare sulla possibilità di vita extraterrestre tra gli sconfinati spazi dell’universo. È un amore al fulmicotone! Una saetta chimica! Una poltiglia del ferormone! Sbirulino straccia il contratto di scrittura davanti agli occhi di un Vianello basito che di li a poco terminerà i suoi giorni a causa di un inaspettato arresto cardiocircolatorio.A nulla valsero gli sforzi masturbatori elargiti dalla Fata Turchina nel tentativo di rimetterlo in sesto. L’allegro mondo circense scivola nel lutto! Arrivano le condoglianze delle Famiglie Orfei, Togni e Medrano. I Transalpini fichetti del Cirque du Soleil snobbano la cerimonia funebre facendo pervenire il cordoglio dalla proboscide di un Elefante Nano e sventolone conosciuto dal fantolame col nome di Dumbo! Proprio Loro che si vantano di aver messo al bando la prostituzione circense animale! Ma poco importa! Peppone e Sbirulino convogliano a giuste nozze in una sala biliardo di quella Cattedrale del peccato chiamata Las Vegas. La cerimonia nuziale viene celebrata dalla cantante etilodipendente Billie Holiday! I cosmonauti Aldrin, Gagarin e Armstrong imbucati alla cerimonia donano agli sposi novelli un titolo di viaggio valido per il mitologico convoglio il Galaxy Express 999. Destinazione porzione oscura del satellite lunare. Suolo dove si mormora siano presenti Basi militari Aliene. Nemmeno il tempo di consumare il talamo ed avviene la malaugurata abduzione. Peppone e Sbirulino come i coniugi statunitensi Barnie e Betty Hill. Il psicoterapeuta Massimo Recalcati scalpita. Il seggiolino è pronto per l’ipnosi regressiva! La Ninfa Eco sbirciando le prime pagine della rassegna stampa apprende il dramma della giovane ed improbabile coppia di sposi. E sotto sotto li invidia. Anche lei vorrebbe darsi in pasto all’avventura nella giungla selvaggia. La Vita domestica in compagnia dell’ossessivo consorte Narciso è giunta ormai a titillare l’apice della vanità. Narciso, oltre a non muovere un dito per la comunità familiare, spende il misero reddito di cittadinanza elargito dal governo ellenico a guida Tzipras, in cosmesi cancerogena per il viso. Eco pretende il divorzio ma il dandy dell’antichità nicchia. La moglie si sarà anche imbolsita a causa della cattiva alimentazione geneticamente modificata, ma è pur sempre una ninfa a cui gli anziani genitori hanno lasciato in eredità una bella fetta d’olimpo. Eco, disperata, si rivolge ad alcuni suoi amici con i quali è in intimità dai tempi della drammaturgia moderna. Sono i protagonisti del piagnisteo Berkoffiano i quali le consigliano saggiamente di evirare il pipino al compulsivo marito dimostrando poi davanti all’autorità di essere stata costretta al gesto oltraggioso come una Lorena Bobbit qualunque a causa della quotidiana incuria domestica perpetrata da Narciso nei suoi confronti. È risaputo infatti che escluso l’eccessivo onanismo, gli unici rapporti sessuali Narciso li praticava a pagamento in compagnia delle infreddolite prostitute Evelina e Maja, protagoniste della piecè teatrale “ La Durata dell’Inverno”. Un lavoro della compagnia Focus 2. Il padiglione auricolare della celebre e sfortunata Ninfa, assorbe il consiglio sinistro senza eccessiva convinzione. Tornando a casa a bordo dei mezzi pubblici la splendida Eco osserva l’attrice F. Danese rimediare una multa dai controllori dell’A.t.a.c per non aver obliterato il biglietto. Confusa, Felice e ritardataria si reca al Teatro Studio Uno e davanti ad una folla attonita comincia a scagliare il proprio cranio contro il registro del borderò lasciando sbigottiti gli attori del Teatro Ebasko e la scrittrice nizzarda Amelie Nothomb pronta a cedere i diritti delle sue opere a chiunque abbia il coraggio di posarle sul palcoscenico trasformate nella temibile nonché affascinante schiera di matrice Grotowskiana…
Teatro Studio Uno. Pillole Seconda Serata. Eleonora Turco, direttrice artistica del teatro comunica a mezzo stampa l’ingresso in società dell’editore alessandrino Urbano Cairo pronto ad inaugurare a breve nella Contrada della Rocca un punto vendita della sua casa editrice mascherato da Biblioteca Comunale. Prima uscita. “ Marcelo Bielsa all’ombra del Colosseo” scritto a quattro mani da Vincenzo D’Amico e Alessandro Di Somma.
Pillole. E ancora tuonano i bugiardini dei farmaci…
Pillole Volume Terzo
Il vecchio trenino della linea ferrata Centocelle-Laziali è stipato di gente che gronda sudore da ogni poro della pelle. Sono tutti controllori dell’a.t.a.c in viaggio verso la contrada della Rocca nel rione Pignattaro. Tengono tra le fauci un obsoleto Tutto-città risalente addirittura all’anno di grazia 1990. Le proverbiali notti magiche tanto decantate dalle ugole catarrose del duo Nannini-Bennato. Stanno Cercando il fromboliere Salvatore Schillaci oppure vogliono okkupare la Sala Specchi del Teatro Studio Uno per spiegare le loro ragioni sindacali all’attrice F.Danese colpevole di aver dipinto nel suo monologo la loro azienda come una fiumana di debosciati assenteisti? Provo a porre il quesito ad uno dei manifestanti il quale come tutta risposta mi chiede se posseggo il titolo di viaggio possibilmente obliterato. Gli mostro un fogliettino a quadretti con su scritto a matita di grafite la dicitura “abbonamento”. Il Pubblico ufficiale osserva il papello con lo stesso sguardo stupefatto che aveva l’onorevole conservatrice Mara Carfagna quando per la prima volta posò il suo deretano regale sullo scranno elevato dell’emiciclo parlamentare italico. L’esitazione del controllore dona il tempo al controllato di tagliare la corda. Fuggo dandomi alla macchia evitando così un’ammenda di ben cinquantamilalire deli vecchio conio. C’è fermento davanti al Teatro. Alcuni Buttafuori vicentini raccattati nei dintorni della Caserma Militare Cecchignola mi riferiscono la presenza in sala dello stratega fringeriano capitolino Davide Ambrogi accompagnato per l’occasione da un trittico d’eccezione. Stiamo parlando della triade guascona Moggi-Giraudo-Bettega, antichi ideatori di quella associazione a delinquere passata alla storia col nome di Calciopoli. Si mormora che il senese Luciano Moggi abbia intenzione di aprire una scuderia per attori nel mondo contorto dello show-business romano. Una specie di G.e.A della recitazione. Questa sera sembra essere decisamente a caccia di talenti da schiaffare sotto contratto. La rassegna Pillole non è sfuggita agli efficacissimi radar dei suoi galoppini. La triade scende le scale a chiocciola del Teatro Studio Uno camminando sopra le schiene scoliotiche di efebi nani. Una musica celestiale si ode provenire dai paraventi del cortile. È la celeberrima orchestra del Titanic fatta arrivare appositamente dai bassifondi dell’Oceano Atlantico. I musici intonano il motivetto della Champions League tanto caro ai padiglioni auricolari del trittico gobbo! Bobby Bettega alla prima nota subisce passivamente una polluzione. Al ritornello scivola inesorabilmente verso l’enuresi notturna. La direttrice artistica Eleonora Turco illustra agli esimi ospiti le modalità di voto. Chiare e Semplici. Ma evidentemente complicate per le ipofisi di tre cialtroni che per due decadi si sono occupati unicamente di telefonia cellulare mobile e giravolta della carta! Nemmeno il tempo di tenere la penna in mano che al giulivo direttore sportivo juventino Antonio Giraudo comincia ad uscire sangue dal naso. Giullari affetti da epatite fulminante annunciano il “chi è di scena”. Si solleva il sipario. L’istintiva attrice Fiora Blasi accompagnata dalle musiche del d.j subalpino Gabry Ponte commuove il pubblico raccontando la triste storia di un tradimento emotivo sfociato in politica. Guendalina Dumbo, moglie del pastore scozzese Theodoro Dumbo, lascia il morigerato marito per fuggire con un trapezista bulgaro conosciuto tra i tendoni afasici del Circo Paolocci. Thodoro, narcisisticamente offeso dall’abbandono coniugale, comincia a divenire schiavo della sostanza etilica! Ogni maledetta domenica, tornando dall’ippodromo delle Capannelle, dopo aver perso tutto scommettendo sul Puledro sbagliato, si ingolla ettolitri d’acquavite malmenando il giovane figlio Giuliano Ferrara! Il quale decenni dopo, fuggito dalle angherie della violenza domestica, fonderà un partito politico chiamato L’Elefantino, caratterizzato da devozione verso il proibizionismo del vizio e avversione atavica verso la qualsivoglia arte circense. Luciano Moggi settato in platea prende appunti. Il suo glabro priapato diventa barzotto quando sotto il riflettore appare la figura del mattatore abruzzese Alessandro Blasioli. La faina senese lo scambia per il goleador Andrea Carnevale, punta alle sue dipendenze nelle file del Napoli targato Ferlaino. Blasioli verticalizza l’azione corporea dandola in pasto ad una partitura vocale e gestuale che riporta alla luce la sapienza degli antichi cantori del ciclo Bretone. Ma ciò che realmente interessa a Moggi è l’argomento della narrazione: Le dodici Fatiche di Bertolaso durante il suo praticantato alla Protezione Civile. Un azzardo! All’ottima attrice Alessia Matrisciano piace vincere facile! Accattivarsi le genti evocando l’edonismo degli indimenticabili anni ottanta. Lo fa indossando i panni madidi della pallavolista Nipponica Mila Atzuki allenata per l’occasione dal malavitoso partenopeo Gennaro Savastano, il quale pur di conquistare l’intera piazza di spaccio del Manga, sottopone la sua assistita ad una disintossicazione forzata degli amplessi consumati con il parode campione sportivo Shiro Murakami. Mila&Shiro due Cuori e una capanna per la pallavolo da Toshiba a Secondigliano transitando per Torpignattara. Anche l’istrionico Giorgio Garofoli non disdegna L’anacronismo analogico! Lo fa narrando l’epopea di un’esistenza ovattata trascorsa nella bigotta provincia italiana dei primi anni novanta caratterizzata dalle moine televisive della sbarazzina Ambra Angiolini e dai peti catodici del disastroso Davide Mengacci. Anni nei quali il tempo trascorreva ozioso e lento. I pomeriggi sembravano eterni consumando il nastro di musicassette incise da gruppi musicali cha ancora adesso gridano vendetta reclamando un posto di diritto nella storia a singhiozzo dell’umanità! Un esempio su tutti? Gli intramontabili 883! l’attore Giorgio Garofoli utilizza il metodo mimetico Insegnato dal pedagogo Orazio Costa. Lo fa indossando i panni di un giovane Max Pezzali ossessionato da una sala biliardo sita in un paesino del varesotto dove transitano soldi in nero e appetiti sessuali sfogati nei bagni della discoteca progressiva! Amarcord! Luciano Moggi, in platea continua a stenografare appunti! Tutto sembra procedere per il meglio. Non sarà cosi…
Alla triade illegale Moggi-Giraudo-Bettega si oppone il trittico della legalità composto dagli attori Giorgia Ferrara, Luca Forte e Fabrizio Mazzeo. Il loro intento scenico è vagamente propagandistico come una certa filmografia nostrana anni settanta. Siamo a Napoli. Rione Kennedy. Adiacenza Quartieri Spagnoli. Piazza del Gesù. Distretto di Polizia agli ordini del commissario Enzo Cannavale. Il sindaco protagonista della rivoluzione arancione Luigi De Magistris impone il sermone ai padiglioni auricolari di alcuni “pentiti” fatti arrivare appositamente dalle carceri di Poggioreale per solleticargli l’Ego! L’ex pubblico ministero alla procura di Catanzaro comincia ad arringare la folla citando il mantra fuoriuscito dalla bocca del procuratore aggiunto Francesco Saverio Borrelli ovvero “Resistere Resister Resistere”. Un tale quantitativo di retorica legalitaria conduce Moggi alla stipsi per disbiosi del colon! Il dirigente sportivo chiede di essere gentilmente accompagnato al Pronto Soccorso del vicino Nosocomio Casilino. In Codice Rosso. Bollino d’urgenza bolscevica! Il Colpo di Grazia! Se non fosse che tra una graticcia e una catinella sbuca fuori la compagine indulgente capitanata dai registi Francesca Romana Nascè e Marco Bilanzone. Una sorta di farmacia ambulante con allegato di Padre Missionario Gesuita utile all’estrema unzione. Bisogna fare in fretta. Il tempo è tiranno. Il tempo è relativo. Il tempo è astringente. Il volto di Moggi appare Cianotico. Il polso è fermo. L’iride è sottile. Il Cellulare è scarico! L’internista Mersia Valente prende ad armeggiare con lo stroboscopio. Dal taschino del camice bianco le squilla il tamagochi! La Postazione di Emergency sita al Capo Nord della Buona Speranza ha bisogno di lei. La Ragazza abbandona il luogo del sinistro per salire a bordo del Tram numero 19. Destinazione Sud America. Sarà sul posto nel battere di un ciglio! Potenza della rivoluzione capitolina a cinque stelle! L’attrice anatomopatologa Claudia Salvatore, nata sotto il segno zodiacale del Sagittario, rimane sola col moribondo! La temperatura corporea di Moggi intanto sembra essere scesa sotto il limite della decenza. Basta sfiorarlo per prendersi una Polmonite! La situazione è disperata! Ma nel momento del bisogno la teatrante aguzza l’ingegno! Metodo Costantino Stanislavsky. Scuola immedesimativa Sovietica! Pochi afflati di dissociazione frammentata dell’io è Claudia Salvatore si trasforma nel premio nobel per la medicina Rita Levi Di Montalcini. Dalla grande mela Lee Strasberg ammicca a Dio per l’ennesima volta. Stanislavsky-Strasberg! Furono loro a far cessare la Guerra Fredda smantellando La Cortina di Ferro che traghettava il cittadino oppositore dal deserto dell’Arizona al gelo della Siberia! Intrisa di sapienza medica Claudia Salvatore infila una supposta su per il retto del degente partorendo il miracolo. Luciano torna ad alzarsi e camminare! Il poeta della costellazione duplice Daniele Casolino, anch’esso prigioniero del “metodo patologico attorale” si maschera da Ippocrate obbligando Claudia Salvatore a declamare il proverbiale giuramento! La Serata è salva. Parafrasando i Queen, Lo spettacolo può continuare. Nel foyer del teatro appare un portale dimensionale a cristalli liquidi. Siamo nell’anno di grazia 3567 dopo la nascita del Cristo Redentore. Cilicio della Fondazione. Il Planisfero terrestre è abitato da circa 700 miliardi di individui!!! Tutti attori di teatro!!! La popolazione animale è stata completamente decimata dall’utilizzo eccessivo dell’addomesticamento industriale teatrale. Anni bastardi nei quali si cercava di portare a teatro anche la fauna più selvatica pur di avere un pubblico pagante. Come se non bastasse si presentano ai provini anche gli androidi! Fuoriusciti dalla Catena di Montaggio dell’unica fabbrica industrialmente pesante sopravvissuta alla crisi economica causata dal crollo della Banca Unica Speculativa Mondiale. La F.I.A.T. Acronimo di Fabbrica Ieratica Androidi Torpignattara. Il Mondo è divenuto un’enorme palcoscenico intasato dal disagio generazionale contemporaneo. L’Androide Kora, uno dei primi esseri artificiali a diplomarsi all’Accademia d’ Arte Drammatica Silvio D’amico nel lontano 1944 insieme ad Aroldo Tieri, dopo millenni trascorsi a compilare bandi pubblici senza mai ricevere l’interesse dell’Istituzione Invadente, decide di congedarsi dallo scibile umano facendosi disarcionare per sempre dal suo meccanico di fiducia lo spinterogeno del radiatore. Ma il Meccanico, oltre ad essere un attore di teatro è anche un obiettore di coscienza in quota ciellina e in virtù di tale posizione convince Kora a spegnersi nelle officine della Concorrenza. Un Messa-in-scena che trasuda eleganza ed equilibrio da parte dei pronipoti del duo brillante “Il Danno&La Beffa” ovvero Mikela Barone e Mauri Incen!
Il Digestivo lo servono gli attori dello spettacolo “L’Ora dell’Alt” con un puntiglioso lavoro sul silenzio. Il Silenzio…spesso l’unica entità che vale la pena gettare sulla scena in pasto alla Critica…