Giovan Bartolo Botta

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Periodico Italiano Magazine a proposito di ANTIGONE fotti la legge

In rassegna stampa, Roma Fringe Festival 2016 edizione Olimpica on agosto 31, 2016 at 5:01 PM

http://www.periodicoitalianomagazine.it/notizie/ROMA_FRINGE_FESTIVAL_2016/pagine/Antigone_fotti_la_legge

Locandina HD Antigone Fringe

ANTIGONE fotti la legge

di Vittorio Lussana

Lo spessore artistico di Giovan Bartolo Botta e del suo gruppo di attori, la compagnia ‘Produzioni Nostrane-Ultras teatro’, mi costringe a scomodare la ‘penna’ per sottolineare un momento di cultura di prim’ordine, che ha letteralmente incantato queste prime notti trascorse a Villa Ada in occasione del Roma Fringe Festival 2016. Conoscevamo il ‘talento’ di Giovan Bartolo: già nelle sue esibizioni degli scorsi anni, ci avevano colpito le colte citazioni letterarie e teatrali che egli ‘infilava’, un po’ a sorpresa, nei suoi monologhi satirici. Sembravano elementi puramente ‘nozionistici’, inseriti con l’intento di dare un ‘tono’ al genere ‘stand up’. Ma quest’anno, Botta ha voluto prodursi in un lavoro assai più impegnativo, una tragedia vera, dimostrando di nutrire un amore profondissimo nei confronti del teatro: una passione autentica, grande almeno quanto quella per il ‘suo’ Torino. E infatti, Botta prende i suoi attori, inocula loro la parte trasformandoli in interpreti ‘strepitosi’, gli mette addosso la maglia ‘granata’, mescolando in tal guisa le sue due passioni più ‘sfegatate’ e, finalmente, li manda in scena. Fermando il tempo. Regalandoci una rappresentazione perfetta. Incantandoci con una tragedia ben interpretata da ogni singolo personaggio. Di questi tempi e con tutto quel che succede nel mondo, chi ha voglia di assistere a una tragedia? Ebbene, Giovan Bartolo Botta questa ‘voglia’ te la fa venire. Botta è un ragazzo simpatico, con il suo ‘look’ da ‘leoncavallino’ e il suo ‘buffo copricapo’ sempre in testa. Che non è affatto un berretto, ma la corona di un re. E non ci stiamo riferendo a Creonte, ma proprio a lui: a sua Maestà Giovan Bartolo Botta. Antigone fotte la legge, poiché essa non rappresenta affatto la giustizia, ma soltanto una miserabile, spaventata, preghiera di coloro che ci governano, o che tentano di farlo. Noi siamo la giustizia: altro che Matteo Renzi e ‘menate’ varie. Non può esistere norma giuridica che possa impedire a una ragazza di dare degna sepoltura al cadavere del proprio fratello. E questa è politica, signori cari! Secondo il cattolicesimo, la donna è la regina del ‘focolare domestico’; per il comunismo, è la regina della ‘prole’, ovvero colei che genera il proletariato in quanto ‘classe’; per la ‘vera politica’, invece, la donna è una regina: punto e basta! Questo ragazzo piemontese, stavolta ha fatto il ‘salto’, riportandoci Sofocle in compagnia di Bakunin e Andrea Costa, trascinanondoci sino alle radici più autentiche della cultura socialista internazionale. La quale, non ha solamente generato, madre ‘snaturata’, il socialismo rivoluzionario di Benito Mussolini e il materialismo storico di Antonio Gramsci, bensì ha sempre mantenuto, all’interno del proprio perimetro, anche le correnti più libertarie, laiche, antiburocratiche e umanitarie di tutte le epoche e di tutto il mondo. Antigone disobbedisce al Governo e alla monarchia. Il ‘sistema’ cerca allora di bloccarla, di neutralizzarla, ma lei s’impicca all’interno della grotta nella quale è stata fatta prigioniera, pur di mantener fermo il proprio punto di vista. Che altro non è che un principio, alla cui sommità vi è solamente lei stessa in quanto rappresentante dell’umanità. Un’umanità che, sin dagli albori del mondo, ha sempre portato rispetto nei confronti dei propri defunti. La politica, o torna a basarsi su valori, tradizioni e principi autentici, oppure non è. E’ dunque Antigone ad aver fondato la ‘sinistra’ nel mondo: Sofocle si è semplicemente limitato a stenderne l’atto di nascita con cento anni di anticipo rispetto alla fondazione di Roma e più di 4 secoli prima di Cristo. Ed è dunque lei, Antigone, la donna che noi tutti amiamo, che ci giudica e ci redarguisce ancora oggi, la ‘donna-cannone’ di De Gregori che merita pienamente il titolo di ‘eletta’ del popolo, di ‘eletta’ dal popolo, di ‘eletta’ tra il popolo. L’anarchia combatte ogni forma di governo ricordando agli uomini che essi vengono ‘prima’ delle leggi, prima dello Stato. Soprattutto, quando sono in gioco i nostri valori di umanità, di esseri incolpevoli e sperduti nell’universo. Dobbiamo ringraziare Giovan Bartolo Botta per essere tornato a Roma e averci ricordato tutto questo: per averci ‘scagliato addosso’ questa meritatissima ‘badilata’ di ‘merda’. Che è la nostra stessa ‘merda’, sia chiaro per tutti: la nostra arroganza, la nostra amoralità, la nostra ormai più totale mancanza di valori e di virtù. ‘Antigone fotti la legge’ è senz’altro lo spettacolo migliore di questo primo ‘ciclo’ di rappresentazioni del Roma Fringe Festival 2016.

 

 

 

Roma Fringe Festival 2016. Edizione Olimpica. Spettacoli al Nandrolone

In Roma Fringe Festival 2016 edizione Olimpica on agosto 31, 2016 at 3:08 PM

La competizione olimpica fringeriana viaggia a gonfie vele verso il tramontare della prima settimana di gare. E le sorprese non mancano. Per non parlare dei proverbiali colpi di scena! L’attore torinese Claudio Sportelli, protagonista dello spettacolo “Lo Inferno”, viene sottoposto dagli inflessibili giudici di gara al meticoloso test della “Macchina della verità autoriale”. Una metodologia poliziesca di sistema del versamento contributivo già utilizzata dalle purghe staliniane durante alcuni Festival teatrali novecenteschi organizzati in Siberia! Utile ad esaminare l’effettiva originalità del testo presentato sul palco.In passato ne furono vittime elementi illustri come Il maestro del metodo paranoico Konstantin Stanislavskij e il drammaturgo anatomo-patologo Anton Cecov. Sportelli, mascherato da Carlo Cecchi in versione umana bestiale ma virtuosa si sottopone all’indagine senza battere ciglio accompagnato, come sempre, dal famigerato Lionel Hutz, il temutissimo avvocato della famiglia Simpson. Antiche Origini azzeccagarbuliche. Una garanzia verso la custodia cautelare preventiva. Disgraziatamente il marchingegno atto al test presenta le batterie completamente scariche. La rendicontazione è rimandata con data da destinarsi. La compagnia Livingstone Teatro, guidata dal parode Adriano Marenco tira il classico sospiro di sollievo. Ma non per molto. L’interprete di punta dell’entourage scenico, ovvero l’attrice pedemontana Nathalie Bernardi viene chiamata a misurarsi col test antidoping. Eseguito a sorpresa durante le prime luci dell’alba. Dopo un accurato esame di urine e liquido celebro-spinale, i medici del laboratorio batteriologico appartenente al Centro Sportivo dell’Acqua Acetosa, un circolo tennistico, dichiarano l’attrice “positiva”. Dagli esami strutturali risulterebbe esserci nel sangue dell’artista subalpina un eccessiva quantità di Gatorade! La famigerata bevanda energizzante anni ottanta intrisa di sali minerali e sudore di calciatore! Tra gli sterminati spazi di Villa Ada scoppia il putiferio! In casa Livingstone si materializza il raccapricciante “Incubo Maradona”! Ora sull’ugola della ragazza torinese pende la scure della squalifica. Nathalie, su consiglio del marciatore altoatesino Alex Schwazer, suo collega ai tempi spensierati dell’Accademia Teatrale Militare Pinerolense, si chiude dentro un ermetico silenzio stampa! Lucio Presta, potentissimo agente dell’attrice, ha subito dato l’incarico di seguire l’increscioso caso all’avvocato Carlo Taormina. Legale Rappresentante della Compagine Teatrale Livingstoniana! Nel Frattempo del drammaturgo Adriano Marenco si sono perse le tracce! Alcune indiscrezioni lo vedrebbero esule presso il quartiere Collina Fleming, ospite a casa della famiglia Craxi, in qualità di prigioniero politico! Ma l’onta dopante investe ovunque senza lasciare scampo! La coagulazione sanguigna dell’attrice Valentina Conti assomiglia ad una scheggia impazzita! La motilità del plasma riscontrata dagli inquirenti nella sua vena carotidea è simile a quella di un aspirante astronauta dopo un lungo addestramento dentro le capsule pressurizzate date in dotazione alla N.a.s.a dal governo occulto statunitense. La diagnostica evince una spropositata quantità di taurina sintetizzata artificialmente dal suo pancreas. Quei trampoli non sarebbero dunque il frutto di una fatica circense, bensì il risultato di una esagerata assunzione di Red Bull! Red Bull ti mette le ali! E non solo quelle…
Valentina Conti, inseguita dallo sciame giornalistico urla in mondovisione la sua buona fede. Accompagnata in Sala Stampa dal fedele compagno di una vita. L’ex calciatore argentino anni novanta Claudio Caniggia! Già conosciuto alle forza dell’ordine italiane per disinvoltura eccessiva del setto nasale con la Polvere D’angelo. Una garanzia d’innocenza! Il regista Simone Fraschetti, colui che ne cura l’andazzo scenico, intervistato dallo stralunato Pino Strabioli durante la trasmissione “Applausi” afferma di non aver nutrito mai nessun sospetto sull’autenticità di quei benedetti trampoli! “Ho avuto l’occasione, durante le numerose prove di poterli tastare con mano, e posso assicurarvi che sono una reale escrescenza di carne fuoriuscitale eseguendo la cannibale tecnica teatrale della schiera”. Queste le toccanti parole del capocomico capitolino targato Patas Harriba! Le vicissitudini della Conti saranno prese in consegna dall’ex magistrato molisano Antonio Di Pietro. E speriamo non finisca come con il partito dell’Italia dei Valori! La Compagnia “Come Risolvere in 2” solleva l’asticella dell’ambizione! Narrare alla platea un intero compendio di Scuola Guida esibendo addirittura sulla scena alcune manovre dimostrative a bordo di una improbabile Fiat Multipla avendo in qualità di navigatore d’accompagnamento il sovrano dell’evasione fiscale Sergio Marchionne! Con tanto di maglioncino blu a girocollo e sigaretta americana posteggiata all’angolo della muscolatura buccinale! L’attore protagonista si destreggia abilmente tra un parcheggio in retromarcia ed un’inversione ad U transitando per un sorpasso da tergo sino a scivolare nel risaputo! Ovvero il trasferimento da parte dell’azienda automobilistica torinese delle mansioni legali e tributarie in territorio britannico! La compagine scenica dei Fili Rossi desidera sfidare lo scetticismo religioso ortodosso dimostrando alla ottusa superstizione cristologica che la possessione demoniaca non è nient altro che una bufala catalogata dalla scienza medica con il sostantivo manualistico di Isteria Somatizzata! La coppia di attrici sul palco vive l’intera gamma di somatizzazioni con l’obiettivo di sbugiardare i precetti custoditi nelle pagine apocalittiche del Nuovo Testamento. Ipertonie muscolari, ipotonie cinetiche, cecità psicogena, enuresi notturna, sonnambulismo, spasticità psichica degli arti periferici, disturbo motorio distribuito lungo la linea mediana. Il duo isterogeno non si fa mancare nessuna tipologia di conversione somatica. Tutto sembra procedere verso una abitudinaria somministrazione di farmacologia allopatica neurolettica. Come da prescrizione ambulatoriale. Ma quando inaspettatamente una delle attrici comincia a blaterare in aramaico e l’altra si solleva a 25chilometri da terra per poi sparire sulle pendici del monte Sinai, allora l’organizzazione provvede a contattare la Santa Sede per far venire in loco un affidabile esorcista! Arriverà, con notevole ritardo sulla tabella di marcia, l’arcivescovo africano monsignor Emmanuel Milingo! Il velocipede ugolare felsineo Alessandro Bergonzoni giunto stremato alla sua postazione di lascito, cede il testimone all’attrice Giorgia Mazzuccato provando così a portare a termine un compito che, almeno sulla carta, presenta del proibitivo. Sfidare in velocità sui cinquanta primi il giaguaro jamaicano Usain Bolt che sul suo stesso palco si esibisce recitando un monologo sull’epopea sportiva del corridore americano Carl Lewis. Il testo affidato alle corde vocali di Bolt porta la prestigiosa firma dello scrittore Alessandro Baricco. La regia è del torinese Gabriele Vacis! (ancora lui)! Scattano i cronometri! La Mazzuccato articola che è un piacere! Bolt arranca masticando male la battuta! Come se non bastasse, stufo di dare adito alla parola, comincia a scalciare nervosamente per poi sgambettare in una folle fuga che termina la sua corsa tra le profondità del laghetto dentro un gigantesco guscio di testuggine marina! Una vera e propria disfatta per la delegazione teatrale di vessillo caraibico! Ma prima che il tramonto partorisca sul tabellone i risultati odierni del medagliere, ecco che sul palcoscenico del Roma Fringe Festival avviene l’inimmaginabile. Direttamente dal Giappone, l’ultimo discendente di una famiglia di Samurai facente capo all’Impero dell’Insolazione, brandisce una Katana acquistata al mercato nero della Darsena meneghina, e davanti allo sguardo attonito del pubblico pagante, esibendosi in un gesto secco, si apre le viscere immolando l’anima impura al sacrificio del Dragone! Tutto per colpa di una bolletta del telefono a dir poco esosa. Così stanno le cose! Il Resto è silenzio degli innocenti…
Roma Fringe Festival 2016. Edizione Olimpica. Arigatò!

Pillole. Il Cofanetto

In Recensioni o rescissioni teatrali on agosto 27, 2016 at 2:34 PM

Venerdì 15 luglio 2016. Ore 19 circa. Teatro Studio Uno. Quarta nottata di somministrazione farmacologico-prosaica dalla rassegna teatrale “Pillole”. Il clima è quello delle grandi occasioni. Gli attori attesi in scena, prigionieri delle loro nevrosi convulsive, ripassano compulsivamente la parte a memoria mentre il pubblico sovrano si rifocilla addentando i manicaretti esotici partoriti dalla casseruola dello chef Rubio. Sulle fronti grondanti sudore dei presenti si legge la proverbiale adrenalina dell’attesa. Il famigerato conto alla rovescia del “Chi è di scena” tanto caro alla mattatrice meneghina Adriana Innocenti! I paganti sorseggiano boccali di birra bavarese scambiandosi pareri sugli spettacoli andati in scena le sere precedenti. Tutto l’ambaradan abita dentro un clima di cortesia e senso di Smilla per la neve. I Pinguini della Polaretti, messi sotto contratto per l’occasione, offrono alle compagnie un servizio di riflessologia plantare a prezzo da donazione dell’organo sintetista enzimico. In platea si intravedono ospiti d’eccezione quali il cane da pascolo provenzale Bellè e il padroncino transalpino Sebastiène. Bellè è irriconoscibile. Deturpato nel pelo da un operazione chirurgica che gli ha mutato la razza. Sebastiène al contrario sembra essersi ripulito dopo un lungo periodo di dipendenza dalle metanfetamine sfociato in un tentativo di suicidio con la cerbottana che lo ha trascinato sull’orlo della dimensione parallela. Sta per sollevarsi il sipario quando inaspettatamente il connotato cambia mutando l’ordine dell’addendo. Alcuni individui mascherati con della pelliccia di visone, fanno irruzione in platea intimando agli attori il silenzio delle ugole nonché il sopimento dei muscoli diaframmatici. Il pubblico viene prelevato di peso e fatto accasciare sul pagliericcio utilizzando maniere militari e barbine. Agli adulti vengono chieste generalità e tessere associative mentre ad anziani e bambini viene rispettivamente lucidata la dentiera col Sidol ed offerta una bevanda gassata talmente zuccherata da provocare sintomatologia da diabete istantaneo. Registi e drammaturghi vengono fatti identificare da alcuni ex teatranti rancorosi allontanati dai provini, sommariamente processati da una sottospecie di Laica Inquisizione Teatrale indi allontanati in contumacia sotto la cautelare custodia ordita da mimi efebi attanagliati dal vizio della logorrea! C’è sgomento tra gli astanti. Spavento. Sembra ormai essere chiaro che è in atto un tentativo di Colpo di Stallo negli spazi del Teatro Studio Uno. Le squadrette di carampane ottuagenarie in pelliccia si identificano come antiche e fedeli abbonate del Teatro Argentina. Fidelizzate sotto naftalina dal lontano scandalo della Banca Romana targato governo Crispi-Giolitti. Una di loro, particolarmente infervorata dall’ideologia miope, chiede ad un attore giovane di negare l’esistenza del teatro sperimentale d”avanguardia ripetendo ad alta voce il mantra “Albertazzi è Dio e io ne sono lo zerbino”. Il ragazzo immobilizzato dal panico non riesce a proferire verbo. La vegliarda, accecata dalla rabbia, lo finisce raccontandogli la solita melensa parabola a proposito dell’amore intercorso tra la divina Eleonora Duse e il vate pescarese Gabriele D’Annunzio. Le truppe cammellate argentine pretendono un abiura generalizzata del sottobosco teatrale indipendente. Bramano per lo sterminio della rotta Off. I direttori artistici del Teatro Studio Uno Eleonora Turco ed Alessandro Di Somma, fuggiti a bordo del trenino che attraversa la consolare Casilina, domandano asilo politico al vicino quartiere popolare della Certosa, stabilendo un provvisorio quartier generale tra le cucine della nota osteria tipica Betto&Mary. Seduti davanti ad una Beccaccia rosolata a fuoco lento e costretti a comunicare col teatro attraverso il sistema della telefonia cellulare mobile, i due ordinano la prosecuzione indefessa della kermesse nonostante la fastidiosa presenza dei talloni d’Achille rappresentati da questi obsoleti ed anacronistici abbonati. Dicesi Resistenza! Dagli schermi delle rete televisiva di quartiere “Pignattara Channel” sintonizzata in diretta cittadina arrivano le immagini toccanti della coppia di direttori artistici che segue lo stravolgimento dei fatti ingollando un digestivo insieme ai coniugi Nicolae ed Elena Ciaucescu. Sommessamente un portaborse nano della compagnia teatrale “I Glicini” si offre come ostaggio chiedendo in cambio il prosieguo dell’evento. Le virtù nascoste del portaborse nano convincono le figlie di Matusalemme a donare il beneplacito agli attori. Si andrà in scena sotto costante minaccia di giudizio del mecenate Luca Barbareschi, ideologo del Colpo di Stallo nonché leader dell’opposizione Conservatrice. Una Contraddizione in termini. Due ministre del governo giovanilista renziano unite alla governatrice del Friuli Venezia Giulia Deborah Serracchiani, mostrano al pubblico i vantaggi della democrazia liquida. La malleabilità del pensiero debole raccontata attraverso l’uso smodato della pratica del selfie. Un onanismo elevato al cubo. Il trittico performativo Maria Elena Curzi, Silvia Franci e Chiara Pacioni, attraverso il martirio del corpo, evocano sul palcoscenico la sgarbata gestualità dell’autoscatto. Un teatro dell’oggetto senza oggetti. Come nella drammaturgia feroce dell’autore statunitense Thoronton Wilder. Le abbonate ottuagenarie osservano basite il lavoro di Eva Grieco accusando le prime avvisaglie della labirintite. All’attore Emilio Barone, addotto da alcuni extraterrestri di tipologia grigia proveniente dalla costellazione Zeta Reticoli, gli capita di ricordare in seduta d’ipnosi regressiva di essere stato Bugs Bunny in una sua vita precedente. Un divo roditore targato anni trenta simbolo di una grande Major plutocratica appartenente al fagocitante mondo del cartone animato. Morto suicida all’apice del successo a causa di un overdose da betacarotene. Le vegliarde cominciano a commuoversi. Forse nei loro ricordi di gioventù riaffiorano gli scatti monocolore dell’efebico volto del parode Rodolfo Valentino che in quel periodo contese a Bugs Bunny il titolo di “mister brillantina per cuoi capelluti imponenti”. A Far tornare loro il sorriso ci pensa l’efficace monologo scritto da Ludovica Bei ed Interpretato dallo stuntman dell’attore Simone Giacinti. Un giovane si interroga sul senso della vita. Cerca risposte nella dottrina della disciplina occidentale. Le sperimenta tutte. Dalla Religione Monoteista alla psicoterapia Cognitivo-comportamentale transitando per la pratica di scambismo sulla piattaforma telematica. Troverà risposta unicamente nella filosofia zen dell’amore incondizionato. Alle abbonate argentine comincia a sciogliersi il bavero. Una di loro chiama suo nipote al telefono per riferirgli di raggiungerlo perché in fondo la serata è gradevole. Il Nipote raggiunge la nonna a bordo del taxi. Il suo nome è Marco. Marco Mengoni da Ronciglione. La maggiore ugola barocca planetaria dopo il britannico Mika. Cosa succede quando quattro estimatori dei Metallica incontrano Marco Mengoni? Chiedetelo al regista Luca Pastore. In realtà la compagnia i Cani Sciolti offre stimoli di riflessione molto più ampi. A proposito della snervante e patriarcale guerra tra i sessi. Una pratica aggressiva di totale disorganizzazione umana che dal particolare all’universale ha traghettato la civiltà verso l’attuale abisso. Una disarmonia vibrazionale indotta della persona utile a traghettarne la mente verso la paura. Distribuendo la paura si divide e si impera. La Paura è trista quanto la prudenza. La Paura non si cura. La paura ha albergato, molto probabilmente, nei costati di quella ondata generazionale indaco che dopo il secondo conflitto bellico mondiale pensava di mettere in scena la rivoluzione copernicana dell’ordine costituito. Ma alcuni esseri dalla coscienza evoluta, desiderosi di incarnare la propria sapienza nell’esistenza terrena su un pianeta dove l’agglomerato materico è pesantissimo, non avendo resistito allo shock emozionale, hanno preferito scivolare nel tedio del lento ed inesorabile consumarsi fino al decesso. Come candelabri di cera dal cuore di burro. Ancora i Cani Sciolti con la loro ricostruzione dei fatti attraverso lo sganassone fisico. Le protagoniste del golpe nostrano presentano l’accelerazione del polso. Barbareschi latita seduto al tavolo del ristorante. La sonata brillante dei virgulti Alessandro Benvenuti e Carlo Monni prova a chetarne i bollori. La notte transita in bianco. Davanti al teatro comincia a radunarsi una folla dotata di pranzo al sacco. Sono teatranti disposti a lottare per la cacciata dei golpisti. Le cariatidi abbonate prendono in consegna come ostaggio il giovane drammaturgo Adriano Marenco. Dopo avergli imposto la declamazione in tonalità rokokò di un verso d’Euripide, lo espongono sul boccascena come vessillo del trionfo disperdendo gli scalmanati spauracchi. Dalle contrade della Certosa tornano a farsi sentire i direttori artistici del Teatro Studio Uno con un perentorio “Recitare e Reciteremo!”. Si impone allo spettacolo di proseguire il suo giogo. Lo stratega fringeriano Davide Ambrogi dai parchi della Villa Ada si propone come mediatore. Il quartiere Torpignattara viene messo a ferro e fuoco. L’attore Simone Fraschetti atteso al Teatro Studio Uno per vestire i panni dell’oncologo Veronesi, delibera una defezione a causa di una fastidiosa unghia incarnita. Psicosomatosi da Colpo di stato. Le verruche delle golpiste cominciano a trasudare pus. Vogliono vedere altro teatro! Sono insaziabili! IL quadrumvirato attorale Gioele Barone, Valentina Guaetta, Paola Moscelli e Lodovico Zago tentano l’azzardo. Sedurre le guerrigliere offrendo alle loro papille gustative l’ambrosia del teatro classico. Una sola Battuta firmata dal bardo. La famigerata e scozzese “Sono Stanco del sole”. Recitata in oltre due milioni di intonazioni diversificate da quella impostata del trombone Jonh Keamble a quella soffiata del naturalista Edmund Kean transitando per le sincopi del pelide Ermete Zacconi! Le gonadi delle armigere cominciano a vacillare. La Storia del teatro farà sempre storia. Claudia Salvatore sfodera per l’ennesima volta il metodo mimico assumendo i connotati del centometrista Carl Lewis diretta dalla regista Barbara Caridi che le somministra nandrolone sotto traccia eludendo i controlli antidoping del C.O.N.I. Le vecchie subiscono uno sbalzo termico. Hanno appena avuto un incontro ravvicinato del quinto tipo con Gene Simmons e Paul Stanley. Cantante e chitarrista dei Kiss. Protagonisti dello spettacolo “Il Girovita di Hanry James”. Il dirigente Simone Corbisiero desidera mettere tre fratelli in scena. Ma per motivi dittatoriali d’autore può schiaffarene sul palco unicamente due. Alle rivoluzionarie cominciano a prudere le mani. Invocano ad alta voce lo spirito del defunto Romolo Valli. Avranno in cambio le tonalità sabine dell’attrice Alessandra Cappuccini che narrando una storia profumata di guerra riuscirà a placare momentaneamente le loro ipofisi furenti. Martina Giusti come Radiofreccia. Un tradimento consumato negli effluvi di un cesso sbocconcellando la torta nuziale a dosi omeopatiche! Insieme a Giulietta degli Spiriti e ad un giovanissimo Beppe Grillo magro pervenuto direttamente dal videoclip della pubblicità della Yomo! Squilla il citofono. Silenzio! Sarà Barbareschi? No, è la regista Paola Tarantino che dall’esterno del teatro prova a comunicare con i prigionieri tentando di offrire loro coperte e vivande. Tocca al somatoforme Giovan Bartolo Botta mettere in scena i crocicchi provenienti dalla “Cascina di Bernarda Alba”. Una fattoria sita nella campagna andalusa dove una vedova scaltra tiene a stecchetto cinque figlie quarantenni, vergini, astemie nonché totalmente a digiuno di televisione. Ma gli attori protagonisti Krzystof Bulzacki Bogucki, Isabella Carle e Mariagrazia Torbidoni non si trovano. Le vecchie arrembanti li hanno imbavagliati e sono pronte ad intavolare una trattativa. I tre attori saranno rilasciati in cambio di un bus della linea 105 completamente vuoto e col serbatoio pieno. È la fuga ingloriosa! Le abbonate ribelli, tradite forse dal colpevole ritardo del loro mentore Luca Barbareschi, abdicano maldestramente dopo appena due giorni di proteste inaugurando il periodo della Restaurazione. Accolti dallo scrosciame degli applausi il duo del direttorio artistico fa ritorno tra gli elevati scranni del Teatro Studio Uno. Pillole. Alla Rivoluzione si consiglia di arrivare sempre già mangiati…

pillole uno due tre

In Recensioni o rescissioni teatrali on agosto 27, 2016 at 2:31 PM

Pillole Volume Uno
Il campionato europeo di calcio mostra il volto sensibile dell’abbronzatissimo Cristiano Ronaldo. Colto dalle telecamere con una farfalla impigliata nella laccatura del suo cuoio capelluto durante l’abbandono al dolore per l’infortunio al ginocchio rimediato dopo aver ricevuto un pestone dal figlio illegittimo di Marcel Desailly. La Coppa America del Centenario consegna alla storia una versione del fuoriclasse argentino Lionel Messi formato Partito Socialista coinvolto nelle beghe di un’evasione fiscale che avrebbe fatto impallidire addirittura elementi spuri quali Gianni De Michelis o il parode Bettino Craxi. Il Teatro Studio Uno nel tentativo di debellare la dipendenza calcistica estiva elargisce pillole omeopatiche di prosa prosata. Dodici serate nelle quali dodici compagnie teatrali composte da dodici attori avranno a disposizione dodici minuti per mettere in scena dodici drammaturgie scritte dalla mano indomita di dodici autori provenienti da dodici capitali feudatarie del dodicesimo secolo. Nati tutti ovviamente il dodicesimo giorno del dodicesimo mese alle ore dodici. Una rassegna formato ritualità cabalistica. L’inizio delle danze lo sviscera il famigerato chef veneto Carlo Cracco organizzando un aperitivo di dodici coperti per dodici commensali a base di Vin Brulè e Zuppa al Poltiglione. Tipica stuzzicheria estiva! Il pubblico assale il botteghino esibendo modalità vandaliche. Sono presenti gli spettatori di cinque edizioni del Roma Fringe Festival. Colti in contropiede, i direttori artistici del teatro Eleonora Turco e Alessandro Di Somma, si vedono costretti a montare un maxischermo collocandolo tra i sensi di marcia della contrada Bullicante. Gli Umpa Lumpa, scritturati per l’occasione dal teatro eludendo l’E.n.p.a.l.s, cominciano ad armeggiare con i cavi. Tutto sembra deciso quando dal Campidoglio perviene l’ostruzionismo della giunta comunale capitolina capitanata dalla neo sindaca a cinque stelle Virginia Raggi. A Palazzo Senatorio si scopre che sono spariti i maxi-schermi di proprietà del comune. Qualche galoppino o portaborse facente capo ai precedenti pachidermi burocratici istituzionali, se li è pestati nella saccoccia rivendendoli la domenica mattina sottobanco al mercato di Porta Portese. La direzione del teatro, presa dallo sconforto, decide di ripiegare su un quattordici pollici a tubo catodico rimediato praticando diligentemente la differenziata. Si comincia! Il pubblico pagante nonché sovrano avrà potestà di vita o morte del nugulo teatrante. Molto dipenderà dal verso del dito pollice. Proprio come ai tempi della Roma Imperiale! Coloro che non riusciranno ad ingraziarsi i favori del popolo termineranno i loro giorni tra le fauci di Kimba il Leone Bianco. Oppure verranno schiaffati nel cartellone delle cantine del Teatro Eliseo alle dipendenze egemoniche del fratello gemello schizofrenico di Luca Barbareschi. Suonano i campanacci dell’Arena. Sul ring lo stile minimalista del drammaturgo britannico Harold Pinter incontra il catch nipponico firmato Antonio Inoki. Stiamo parlando dello spettacolo La Lite per la regia di Laura Giannatiempo. Antonio Inoki, celeberrimo lottatore della federazione giapponese, ritiratosi a vita privata, condivide una stanza in affitto a Roma in compagnia dell’ex wrestler Hulk Hogan. Zona San Basilio. Nonostante i lauti guadagni di una carriera, l’esosità del versamento mensile è talmente soffocante da costringere i due combattenti a fare le valigie per riparare oltre il Raccordo Anulare. Ma veniamo alla messa in scena de La Valigia. Un omaggio alla gavetta intrapresa dal comico siciliano Franco Franchi durante gli anni del suo apprendistato avvenuto tra le antiche contrade della città di Palermo quando quest’ultima era ancora distante dal sacco edilizio avvenuto per mano delle giunte comunali democristiane. Attraverso l’uso della smorfia e il martirio della plasticità corporea l’attore sulla scena ricorda agli utenti che la comicità è un ingrediente appartenente ad un passato indipendente dall’odierna dittatura tecnologica a cristalli liquidi. Per strappare un sorriso è necessario puzzare. Il comico appartenente alla secolarità analogica sudava le proverbiali sette camicie terminando la sua esibizione esanime senza nemmeno possedere più le energie per levigare un erezione! Franco Franchi era tra questi! Specie rara in via d’estinzione! Bravo l’attore della valigia! Spetterà alla direzione artistica del teatro decidere le sue sorti di cartellone ma nel frattempo noi ci permettiamo di congelarne il D.n.a desossiribonuclieico. Pornograficamente detto sperma. Quel che resta della Festa diretto da Claudia Balsamo è uno spettacolo che narra le peripezie artistiche ed umane della menestrella sicula Rosa “Dilicata” Balestreri. Dai suoi primi pruriti sensuali alla messa in musica dei componimenti del poeta Ignazio Butitta transitando per la custodia cautelare che la colse negli anni giovanili per motivi di avvenuto disagio presso l’ordine costituito. Atmosfera pirandelliana, molto gusto e la fastidiosa presenza del fantasma di Turi Ferro ansioso di rubare la scena alla efficace Daniela De Bartolomeis recitando in sua vece! Maledetti attori provenienti dal passato infingardo della fossa comune! Nemmeno da sepolti ci permettete di Lavorare! Lasciate che siano i vivi a scrivere la storia attuale, sedetevi in platea e godetevi Andrea Di Palma che accompagnato dai mitologici Musicanti Di Brema indottrina la folla attraverso la narrazione dei traffici avvenuta tra le acque salmastre del Mar Mediterraneo dai tempi dello sbarco degli Argonauti in Terra Santa ad oggi. L’esposizione controllata delle sue parole si muove su una partitura di gestualità per nulla abbandonate all’immediatezza del momento riportando sulla scena una serie di immagini che oscillano tra l’evocativo e l’onirico. Tutto molto intenso se non fosse che i Musicanti di Brema vengono sorpresi fare ritorno tra le rovine della tradizione popolare teutonica con l’incasso della serata stipato nella custodia del Controfagotto! Clockwork Metaphisics è un’istantanea sciamanica che si sofferma ad analizzare il rapporto torbido intercorso tra la ribelle Antigone e la sua viziata sorella Ismene ai tempi dello sciabordio tragicizzato labdacida. Eteocle e Polinice, due ottusi figli di papà con in testa unicamente le ferie, trovano la morte in condizioni differenti. Eteocle crepa da prode a bordo del suo aliante privato dopo aver difeso strenuamente le ragioni della Pravda Ellenica presso il Parlamento Europeo. Polinice al contrario viene rinvenuto cadavere nella stanza di un albergo di quinta risma al termine, si presume, di un gioco erotico sfociato in tragedia! Il primo ministro despota Creonte, zio suo malgrado della coppia imbelle, prova a soffocare lo scandalo dando degna sepoltura solo ad Eteocle. Polinice riceverà un funerale economico al termine del quale verrà sepolto in piccionaia! Antigone, sorella minore dei due scavezzacollo, sente l’ingiustizia sormontargli il costato, ed anziché pensare agli studi universitari, come sarebbe giusto fare, decide di sfidare l’autorità dando a Polinice le esequie che merita! In tutto questo bailamme di rancori, Ismene fruscia la carta di credito scialacquando la paghetta in futile shopping! Antigone, inorridita dall’indifferenza della sorella, la redarguisce con un buffetto sulla guancia facendola assassinare dal Clan Camorristico dei Savastano!!! L’energica attrice Claudia Manini abbandonato sul giaciglio della strada il calice di Vermentino, piomba sulla scena in modalità irruenta vestendo i panni della piccola Azzurrina! Ragazzina Interrotta! La famosissime bimba del secolo dodicesimo nata albina tra i manieri padani e per questo immolata sull’altare della patria dai suoi stessi familiari! Si mormora che nelle notti di plenilunio, il fantasma di Azzurrina faccia il suo ingresso al Teatro Studio Uno obbligando il fantasista Giuseppe Mortelliti a svolgere mansioni scenotecniche senza nemmeno versargli un contributo alla Cassa Depositi e Prestiti! La lunga notte della prosa termina nella zona Giacobbo mentre in Sala Specchi la Rassegna Teatrale parallela denominata “Capsule” vede i brontosauri Salvo Randone e Mario Scaccia venire alle mani per meri motivi di Panino e Nome in Ditta! Gente Matta…

Pillole Volume Due
Seconda giornata di somministrazione farmacologica allopatica tra le corsie ospedaliere del Teatro Studio Uno. Sono presenti i maggiori luminari della scienza medica ordinaria tra cui si distinguono per fama a buon mercato l’oncologo vegetariano Umberto Veronesi e lo psichiatra Lacaniano Massimo Recalcati. Umberto Veronesi, ai microfoni di Radio Torpignattara Libera, si professa appassionato di prosa. Massimo Recalcati, al contrario, sembra intenzionato a posare il suo proverbiale occhio clinico sulla dissociazione somatoforme esibita dall’attrice Valentina Conti durante le messe in scena ordite dalla Compagnia Teatrale Patas Arriba. Simone Fraschetti, regista della compagine, presenta al pubblico un lavoro unico di ventiquattro minuti, nel quale gli Universi Paralleli si mescolano partorendo l’ennesima deflagrazione cosmica. Un processo di nascita-morte-rinascita perfettamente sintetizzato nello spettacolo “Amy Winehouse chiama Huston”. Ovvero una fusione Sayan degli spettacoli “Il Pelo della Luna” e “Lady Holiday”. Veniamo allo specifico narrativo. Il Sindaco partigiano brescellese Peppone smarrisce la bussola durante le elezioni comunali contro il suo avversario a cinque stelle Don Camillo. Ex sacerdote diocesano fagocitato ai tempi della Prima Repubblica dalla famelica Balena Bianca scudo-crociata. Convertitosi al grillismo sulla via Reggiana. La dipartita elettorale costringe il comunista Peppone a reinventarsi nelle magagne di un altra mansione. La Cortina Ferrata ha serrato il rubinetto del finanziamento pubblico. Peppone prova ad imitare il Mangiafuoco Collodiano aprendo l’agibilità E.N.P.A.L.S ad un Teatro di Marionette. Chiuso dopo sole due stagioni per manifesta inadempienza fiscale. Pinocchio, nei panni del magistrato bugiardo pone Peppone alla berlina condannandolo in contumacia. Scatta la preventiva custodia cautelare. Lucignolo, avvocato d’ufficio del sindaco, visti gli esiti del processo pensa bene di sciacquarsene le mani come Ponzio Pilato! Gli ufficiali giudiziari minorili Vincenzo Lo Gatto e Tarcisio La Volpe prelevano Peppone dalla sua Casa del Popolo per condurlo tra le gelide mura della gattabuia presso il San Vittore. Ma Peppone non si trova più! Esule tra le dune di Tunisia. Esodato dai disastri della Legge Fornero oscilla tra il suicidio e la gestione del mercimonio. Tutto sembra finito quando inaspettatamente, nel mezzo delle sue tragiche condizioni astrologiche subentra il sorriso dello strabismo di Venere. Il pagliaccio Sbirulino, in turnè ad Hammamet col circo di Raimondo Vianello, gli cade tra le braccia al termine di una nottata etilica trascorsa a discettare sulla possibilità di vita extraterrestre tra gli sconfinati spazi dell’universo. È un amore al fulmicotone! Una saetta chimica! Una poltiglia del ferormone! Sbirulino straccia il contratto di scrittura davanti agli occhi di un Vianello basito che di li a poco terminerà i suoi giorni a causa di un inaspettato arresto cardiocircolatorio.A nulla valsero gli sforzi masturbatori elargiti dalla Fata Turchina nel tentativo di rimetterlo in sesto. L’allegro mondo circense scivola nel lutto! Arrivano le condoglianze delle Famiglie Orfei, Togni e Medrano. I Transalpini fichetti del Cirque du Soleil snobbano la cerimonia funebre facendo pervenire il cordoglio dalla proboscide di un Elefante Nano e sventolone conosciuto dal fantolame col nome di Dumbo! Proprio Loro che si vantano di aver messo al bando la prostituzione circense animale! Ma poco importa! Peppone e Sbirulino convogliano a giuste nozze in una sala biliardo di quella Cattedrale del peccato chiamata Las Vegas. La cerimonia nuziale viene celebrata dalla cantante etilodipendente Billie Holiday! I cosmonauti Aldrin, Gagarin e Armstrong imbucati alla cerimonia donano agli sposi novelli un titolo di viaggio valido per il mitologico convoglio il Galaxy Express 999. Destinazione porzione oscura del satellite lunare. Suolo dove si mormora siano presenti Basi militari Aliene. Nemmeno il tempo di consumare il talamo ed avviene la malaugurata abduzione. Peppone e Sbirulino come i coniugi statunitensi Barnie e Betty Hill. Il psicoterapeuta Massimo Recalcati scalpita. Il seggiolino è pronto per l’ipnosi regressiva! La Ninfa Eco sbirciando le prime pagine della rassegna stampa apprende il dramma della giovane ed improbabile coppia di sposi. E sotto sotto li invidia. Anche lei vorrebbe darsi in pasto all’avventura nella giungla selvaggia. La Vita domestica in compagnia dell’ossessivo consorte Narciso è giunta ormai a titillare l’apice della vanità. Narciso, oltre a non muovere un dito per la comunità familiare, spende il misero reddito di cittadinanza elargito dal governo ellenico a guida Tzipras, in cosmesi cancerogena per il viso. Eco pretende il divorzio ma il dandy dell’antichità nicchia. La moglie si sarà anche imbolsita a causa della cattiva alimentazione geneticamente modificata, ma è pur sempre una ninfa a cui gli anziani genitori hanno lasciato in eredità una bella fetta d’olimpo. Eco, disperata, si rivolge ad alcuni suoi amici con i quali è in intimità dai tempi della drammaturgia moderna. Sono i protagonisti del piagnisteo Berkoffiano i quali le consigliano saggiamente di evirare il pipino al compulsivo marito dimostrando poi davanti all’autorità di essere stata costretta al gesto oltraggioso come una Lorena Bobbit qualunque a causa della quotidiana incuria domestica perpetrata da Narciso nei suoi confronti. È risaputo infatti che escluso l’eccessivo onanismo, gli unici rapporti sessuali Narciso li praticava a pagamento in compagnia delle infreddolite prostitute Evelina e Maja, protagoniste della piecè teatrale “ La Durata dell’Inverno”. Un lavoro della compagnia Focus 2. Il padiglione auricolare della celebre e sfortunata Ninfa, assorbe il consiglio sinistro senza eccessiva convinzione. Tornando a casa a bordo dei mezzi pubblici la splendida Eco osserva l’attrice F. Danese rimediare una multa dai controllori dell’A.t.a.c per non aver obliterato il biglietto. Confusa, Felice e ritardataria si reca al Teatro Studio Uno e davanti ad una folla attonita comincia a scagliare il proprio cranio contro il registro del borderò lasciando sbigottiti gli attori del Teatro Ebasko e la scrittrice nizzarda Amelie Nothomb pronta a cedere i diritti delle sue opere a chiunque abbia il coraggio di posarle sul palcoscenico trasformate nella temibile nonché affascinante schiera di matrice Grotowskiana…
Teatro Studio Uno. Pillole Seconda Serata. Eleonora Turco, direttrice artistica del teatro comunica a mezzo stampa l’ingresso in società dell’editore alessandrino Urbano Cairo pronto ad inaugurare a breve nella Contrada della Rocca un punto vendita della sua casa editrice mascherato da Biblioteca Comunale. Prima uscita. “ Marcelo Bielsa all’ombra del Colosseo” scritto a quattro mani da Vincenzo D’Amico e Alessandro Di Somma.
Pillole. E ancora tuonano i bugiardini dei farmaci…

Pillole Volume Terzo
Il vecchio trenino della linea ferrata Centocelle-Laziali è stipato di gente che gronda sudore da ogni poro della pelle. Sono tutti controllori dell’a.t.a.c in viaggio verso la contrada della Rocca nel rione Pignattaro. Tengono tra le fauci un obsoleto Tutto-città risalente addirittura all’anno di grazia 1990. Le proverbiali notti magiche tanto decantate dalle ugole catarrose del duo Nannini-Bennato. Stanno Cercando il fromboliere Salvatore Schillaci oppure vogliono okkupare la Sala Specchi del Teatro Studio Uno per spiegare le loro ragioni sindacali all’attrice F.Danese colpevole di aver dipinto nel suo monologo la loro azienda come una fiumana di debosciati assenteisti? Provo a porre il quesito ad uno dei manifestanti il quale come tutta risposta mi chiede se posseggo il titolo di viaggio possibilmente obliterato. Gli mostro un fogliettino a quadretti con su scritto a matita di grafite la dicitura “abbonamento”. Il Pubblico ufficiale osserva il papello con lo stesso sguardo stupefatto che aveva l’onorevole conservatrice Mara Carfagna quando per la prima volta posò il suo deretano regale sullo scranno elevato dell’emiciclo parlamentare italico. L’esitazione del controllore dona il tempo al controllato di tagliare la corda. Fuggo dandomi alla macchia evitando così un’ammenda di ben cinquantamilalire deli vecchio conio. C’è fermento davanti al Teatro. Alcuni Buttafuori vicentini raccattati nei dintorni della Caserma Militare Cecchignola mi riferiscono la presenza in sala dello stratega fringeriano capitolino Davide Ambrogi accompagnato per l’occasione da un trittico d’eccezione. Stiamo parlando della triade guascona Moggi-Giraudo-Bettega, antichi ideatori di quella associazione a delinquere passata alla storia col nome di Calciopoli. Si mormora che il senese Luciano Moggi abbia intenzione di aprire una scuderia per attori nel mondo contorto dello show-business romano. Una specie di G.e.A della recitazione. Questa sera sembra essere decisamente a caccia di talenti da schiaffare sotto contratto. La rassegna Pillole non è sfuggita agli efficacissimi radar dei suoi galoppini. La triade scende le scale a chiocciola del Teatro Studio Uno camminando sopra le schiene scoliotiche di efebi nani. Una musica celestiale si ode provenire dai paraventi del cortile. È la celeberrima orchestra del Titanic fatta arrivare appositamente dai bassifondi dell’Oceano Atlantico. I musici intonano il motivetto della Champions League tanto caro ai padiglioni auricolari del trittico gobbo! Bobby Bettega alla prima nota subisce passivamente una polluzione. Al ritornello scivola inesorabilmente verso l’enuresi notturna. La direttrice artistica Eleonora Turco illustra agli esimi ospiti le modalità di voto. Chiare e Semplici. Ma evidentemente complicate per le ipofisi di tre cialtroni che per due decadi si sono occupati unicamente di telefonia cellulare mobile e giravolta della carta! Nemmeno il tempo di tenere la penna in mano che al giulivo direttore sportivo juventino Antonio Giraudo comincia ad uscire sangue dal naso. Giullari affetti da epatite fulminante annunciano il “chi è di scena”. Si solleva il sipario. L’istintiva attrice Fiora Blasi accompagnata dalle musiche del d.j subalpino Gabry Ponte commuove il pubblico raccontando la triste storia di un tradimento emotivo sfociato in politica. Guendalina Dumbo, moglie del pastore scozzese Theodoro Dumbo, lascia il morigerato marito per fuggire con un trapezista bulgaro conosciuto tra i tendoni afasici del Circo Paolocci. Thodoro, narcisisticamente offeso dall’abbandono coniugale, comincia a divenire schiavo della sostanza etilica! Ogni maledetta domenica, tornando dall’ippodromo delle Capannelle, dopo aver perso tutto scommettendo sul Puledro sbagliato, si ingolla ettolitri d’acquavite malmenando il giovane figlio Giuliano Ferrara! Il quale decenni dopo, fuggito dalle angherie della violenza domestica, fonderà un partito politico chiamato L’Elefantino, caratterizzato da devozione verso il proibizionismo del vizio e avversione atavica verso la qualsivoglia arte circense. Luciano Moggi settato in platea prende appunti. Il suo glabro priapato diventa barzotto quando sotto il riflettore appare la figura del mattatore abruzzese Alessandro Blasioli. La faina senese lo scambia per il goleador Andrea Carnevale, punta alle sue dipendenze nelle file del Napoli targato Ferlaino. Blasioli verticalizza l’azione corporea dandola in pasto ad una partitura vocale e gestuale che riporta alla luce la sapienza degli antichi cantori del ciclo Bretone. Ma ciò che realmente interessa a Moggi è l’argomento della narrazione: Le dodici Fatiche di Bertolaso durante il suo praticantato alla Protezione Civile. Un azzardo! All’ottima attrice Alessia Matrisciano piace vincere facile! Accattivarsi le genti evocando l’edonismo degli indimenticabili anni ottanta. Lo fa indossando i panni madidi della pallavolista Nipponica Mila Atzuki allenata per l’occasione dal malavitoso partenopeo Gennaro Savastano, il quale pur di conquistare l’intera piazza di spaccio del Manga, sottopone la sua assistita ad una disintossicazione forzata degli amplessi consumati con il parode campione sportivo Shiro Murakami. Mila&Shiro due Cuori e una capanna per la pallavolo da Toshiba a Secondigliano transitando per Torpignattara. Anche l’istrionico Giorgio Garofoli non disdegna L’anacronismo analogico! Lo fa narrando l’epopea di un’esistenza ovattata trascorsa nella bigotta provincia italiana dei primi anni novanta caratterizzata dalle moine televisive della sbarazzina Ambra Angiolini e dai peti catodici del disastroso Davide Mengacci. Anni nei quali il tempo trascorreva ozioso e lento. I pomeriggi sembravano eterni consumando il nastro di musicassette incise da gruppi musicali cha ancora adesso gridano vendetta reclamando un posto di diritto nella storia a singhiozzo dell’umanità! Un esempio su tutti? Gli intramontabili 883! l’attore Giorgio Garofoli utilizza il metodo mimetico Insegnato dal pedagogo Orazio Costa. Lo fa indossando i panni di un giovane Max Pezzali ossessionato da una sala biliardo sita in un paesino del varesotto dove transitano soldi in nero e appetiti sessuali sfogati nei bagni della discoteca progressiva! Amarcord! Luciano Moggi, in platea continua a stenografare appunti! Tutto sembra procedere per il meglio. Non sarà cosi…
Alla triade illegale Moggi-Giraudo-Bettega si oppone il trittico della legalità composto dagli attori Giorgia Ferrara, Luca Forte e Fabrizio Mazzeo. Il loro intento scenico è vagamente propagandistico come una certa filmografia nostrana anni settanta. Siamo a Napoli. Rione Kennedy. Adiacenza Quartieri Spagnoli. Piazza del Gesù. Distretto di Polizia agli ordini del commissario Enzo Cannavale. Il sindaco protagonista della rivoluzione arancione Luigi De Magistris impone il sermone ai padiglioni auricolari di alcuni “pentiti” fatti arrivare appositamente dalle carceri di Poggioreale per solleticargli l’Ego! L’ex pubblico ministero alla procura di Catanzaro comincia ad arringare la folla citando il mantra fuoriuscito dalla bocca del procuratore aggiunto Francesco Saverio Borrelli ovvero “Resistere Resister Resistere”. Un tale quantitativo di retorica legalitaria conduce Moggi alla stipsi per disbiosi del colon! Il dirigente sportivo chiede di essere gentilmente accompagnato al Pronto Soccorso del vicino Nosocomio Casilino. In Codice Rosso. Bollino d’urgenza bolscevica! Il Colpo di Grazia! Se non fosse che tra una graticcia e una catinella sbuca fuori la compagine indulgente capitanata dai registi Francesca Romana Nascè e Marco Bilanzone. Una sorta di farmacia ambulante con allegato di Padre Missionario Gesuita utile all’estrema unzione. Bisogna fare in fretta. Il tempo è tiranno. Il tempo è relativo. Il tempo è astringente. Il volto di Moggi appare Cianotico. Il polso è fermo. L’iride è sottile. Il Cellulare è scarico! L’internista Mersia Valente prende ad armeggiare con lo stroboscopio. Dal taschino del camice bianco le squilla il tamagochi! La Postazione di Emergency sita al Capo Nord della Buona Speranza ha bisogno di lei. La Ragazza abbandona il luogo del sinistro per salire a bordo del Tram numero 19. Destinazione Sud America. Sarà sul posto nel battere di un ciglio! Potenza della rivoluzione capitolina a cinque stelle! L’attrice anatomopatologa Claudia Salvatore, nata sotto il segno zodiacale del Sagittario, rimane sola col moribondo! La temperatura corporea di Moggi intanto sembra essere scesa sotto il limite della decenza. Basta sfiorarlo per prendersi una Polmonite! La situazione è disperata! Ma nel momento del bisogno la teatrante aguzza l’ingegno! Metodo Costantino Stanislavsky. Scuola immedesimativa Sovietica! Pochi afflati di dissociazione frammentata dell’io è Claudia Salvatore si trasforma nel premio nobel per la medicina Rita Levi Di Montalcini. Dalla grande mela Lee Strasberg ammicca a Dio per l’ennesima volta. Stanislavsky-Strasberg! Furono loro a far cessare la Guerra Fredda smantellando La Cortina di Ferro che traghettava il cittadino oppositore dal deserto dell’Arizona al gelo della Siberia! Intrisa di sapienza medica Claudia Salvatore infila una supposta su per il retto del degente partorendo il miracolo. Luciano torna ad alzarsi e camminare! Il poeta della costellazione duplice Daniele Casolino, anch’esso prigioniero del “metodo patologico attorale” si maschera da Ippocrate obbligando Claudia Salvatore a declamare il proverbiale giuramento! La Serata è salva. Parafrasando i Queen, Lo spettacolo può continuare. Nel foyer del teatro appare un portale dimensionale a cristalli liquidi. Siamo nell’anno di grazia 3567 dopo la nascita del Cristo Redentore. Cilicio della Fondazione. Il Planisfero terrestre è abitato da circa 700 miliardi di individui!!! Tutti attori di teatro!!! La popolazione animale è stata completamente decimata dall’utilizzo eccessivo dell’addomesticamento industriale teatrale. Anni bastardi nei quali si cercava di portare a teatro anche la fauna più selvatica pur di avere un pubblico pagante. Come se non bastasse si presentano ai provini anche gli androidi! Fuoriusciti dalla Catena di Montaggio dell’unica fabbrica industrialmente pesante sopravvissuta alla crisi economica causata dal crollo della Banca Unica Speculativa Mondiale. La F.I.A.T. Acronimo di Fabbrica Ieratica Androidi Torpignattara. Il Mondo è divenuto un’enorme palcoscenico intasato dal disagio generazionale contemporaneo. L’Androide Kora, uno dei primi esseri artificiali a diplomarsi all’Accademia d’ Arte Drammatica Silvio D’amico nel lontano 1944 insieme ad Aroldo Tieri, dopo millenni trascorsi a compilare bandi pubblici senza mai ricevere l’interesse dell’Istituzione Invadente, decide di congedarsi dallo scibile umano facendosi disarcionare per sempre dal suo meccanico di fiducia lo spinterogeno del radiatore. Ma il Meccanico, oltre ad essere un attore di teatro è anche un obiettore di coscienza in quota ciellina e in virtù di tale posizione convince Kora a spegnersi nelle officine della Concorrenza. Un Messa-in-scena che trasuda eleganza ed equilibrio da parte dei pronipoti del duo brillante “Il Danno&La Beffa” ovvero Mikela Barone e Mauri Incen!
Il Digestivo lo servono gli attori dello spettacolo “L’Ora dell’Alt” con un puntiglioso lavoro sul silenzio. Il Silenzio…spesso l’unica entità che vale la pena gettare sulla scena in pasto alla Critica…

Roma Fringe Festival 2016. Edizione Olimpica. Giornata prima.

In Roma Fringe Festival 2016 edizione Olimpica on agosto 27, 2016 at 2:11 PM

Ci siamo! Roma Fringe Festival! Edizione numero sessanta! Sono ormai trascorsi decenni da quella prima edizione datata 1966 trasmessa sul secondo canale della rete televisiva nazionale ancora in bianco e nero! Già allora, proprio come adesso, si alternavano a presentare la kermesse i maggiori interpreti della scena teatrale planetaria. Come rimuovere quell’edizione del 1969 nella quale tutto lo staff tecnico, Tito Stagno compreso, riuscì ad effettuare un collegamento con i tre cosmonauti costretti a pascolare sulla Luna? Gli astro-stoppisti statunitensi Neil Armstrong e Buzz Aldrin, accompagnati dal sovietico Youri Gagarin, si annoiavano a morte recimolando sassolini sul suolo lunare! Roba da stracciarsi le vesti ed impazzire! Ma grazie al “service” del Fringe Capitolino, i tre guasconi riuscirono a godersi gli spettacoli presenti in cartellone quella serata, riuscendo così ad eclissare la noia, almeno per quella notte, con buona pace della N.a.s.a., e del povero presidente Richard Nixon! Ma numerose furono le edizioni memorabili da consegnare ai posteri! Durante l’edizione del 1975 la platea intimò al gigantesco attore siciliano Salvatore Randone di sollevare il volume della voce! Lui, sfoderando il tipico senso dell’umorismo girgentino, lo abbassò ulteriormente fino a muovere le labbra senza più emettere suoni! Nel 1977, in piena febbre da terrorismo, sbarcarono sui palcoscenici del Roma Fringe Festival, per la prima volta, le compagnie appartenenti al teatro di ricerca. Maestro di cerimonia era il mattatore ligure Vittorio Gassman, il quale una volta visionati gli spettacoli si espresse più o meno così: Almeno per oggi sospendete le ricerche! Ecco…Questo era il clima che si arrivava a respirare in quegli anni magici di teatro analogico! 1982! La compagine calcistica azzurra guidata dal commissario tecnico friulano Enzo Bearzot, trionfa inaspettatamente ai mondiali iberici eliminando le favorite Argentina e Brasile! Per festeggiare degnamente il coronamento del sogno, il drammaturgo partenopeo Vincenzo Corrao, nipote del partigiano Sandro Pertini, partorisce un soliloquio che narra l’epopea eroica degli atleti italici avvenuta in terra catalana! La regia dello spettacolo viene affidata al regista subalpino Gabriele Vacis. Capostipite, in Italia, dell’affabulatorio teatro di narrazione! Vacis decide di voler affidare il testo alla bocca spalancata di attori non professionisti. Sua tipica cifra stilistica. Vengono scritturati dal Laboratorio Teatro Settimo l’estremo difensore burbero Dino Zoff e l’araba fenice Pablito Rossi. Poi per strizzare l’occhio al pubblico femminile si decide di coinvolgere anche il bellissimo centrocampista della Juventus Antonio Cabrini. Lo show narrativo fu iscritto alla competizione fringeriana. Ogni sera, per tre sere consecutive è un autentico bagno di folla! Il pubblico pagante si riversa in massa a teatro per poter osservare da vicino gli invincibili campioni di Spagna 82!!! il desiderio ardente è quello di spingere i tre novelli fingitori in finale! Ma purtroppo, sillabare la battuta non è pane per le loro arcate dentarie! Al primo afflato pronunziato dal fromboliere Paolo Rossi alla folla cominciano a prudere le mani. Paolo Rossi, calciatore, viene sostituito in corsa da quell’altro Paolo Rossi, L’attore…allora giovanissimo e nel pieno delle sue potenzialità espressive. Zoff viene silurato all’istante ed al suo posto si vira sul granitico Antonio Crast! Mentre per sostituire il bell’Antonio, la produzione decide di scritturare una statua in cartongesso!!! Lo spettacolo, con l’organigramma ribaltato all’ultimo giro di giostra, riuscirà nella titanica impresa di assicurasi l’ambito premio della critica!!! Come a dire che anche i miracoli appartengono a questo mondo!
Ma ora soprassediamo sui ricordi e mettiamo un freno all’Amarcord occupandoci dell’odierna edizione capitolina del Roma Fringe Festival.
Al termine di un lungo contenzioso avvenuto dialogando con le autorità locali commissariate dal governo centrale, il Fringe, grazie anche alla sospirata conclusione della diatriba elettorale, giunge finalmente ad abitare il proprio domicilio prendendo e pretendendo la definitiva forma! La definitiva forma di una particolare edizione olimpica a cinque cerchi dalla durata bonsai di due settimane! D’altronde la prima cittadina a cinque stelle Virginia Raggi era stata limpida sin dall’inizio sul da farsi! A Roma da ora in poi sarà vietato pronunziare la parola “Olimpiadi”. Anche solo pensarla. Verranno comunque prese in considerazione soluzioni alternative. Altre forme di competizione sportiva. Un modo diverso di intendere e volere l’agonismo! Ed eccoci puntualmente giungere alla Montagna che partorisce il nuovo Braciere olimpionico!!! Due settimane di indigestione teatrale! Spettacoli che si alternano ventiquattro ore su ventiquattro! Non sono previste pause per il cambio di allestimento scenografico! Scenografia fissa come ai tempi dell’indimenticabile gigione ottocentesco Alemanno Morelli! Caffè ristretto iniettato nelle vene dei partecipanti per cercare di tenerli perennemente abili alla scena. Il pubblico potrà votare grazie ad una particolare sperimentazione scientifica che prevede un dispositivo informatico sottocutaneo inserito nelle ghiandole sebacee della gente. Rigorosamente a loro insaputa. Dicesi avvento della nanotecnologia! Le compagnie teatrali non saranno miste come nel passato, bensì delegazioni divise per Stati Nazione come in epoca di politica espansionista coloniale! La recitazione sarà una delle tante discipline con le quali dovranno cimentarsi i numerosi attori presenti, me non la più importante! L’attore contemporaneo deve saper svolgere ogni tipologia di mansione senza esclusione di nulla! Ed ecco quindi scorrere sul tabellone le alte specialità della casa con le quali sarà necessario fare i conti per riuscire a scalpellare il proprio marchio sugli scranni elevati del medagliere! Si va dalla Carriola al Sumo transitando per la corsa a piedi nudi sul chewin-gum masticato! A questo giro di boa sono ben 179 i paesi partecipanti! Tra questi spiccano le sorprese dovute alla presenza di Territori neutri quali il Lussemburgo, il Liechestain, San Marino, Il Principato di Seborga e l’arcipelago della Terra dei Cachi! Le numerose delegazioni prenderanno alloggio nell’incuria del Villaggio Olimpico edificato dal Comune per ospitare gli atleti durante i Giochi Olimpici del 1960! Arbitri e giudici di gara saranno costretti ad arrangiarsi dormendo all’addiaccio o a Casa dei parlamentari del Movimento a Cinque Stelle! Pranzo e Cena rigorosamente al sacco! Ad eccezione della delegazione mandarina per la quale non sono previsti pasti da consumare. Durante la cerimonia d’apertura presso Villa Ada, durata il tempo di una sigaretta, il mondo intero ha potuto ammirare un attore di scuola grotowskiana percorrere il Parco di corsa in ginocchio trasportando sulle spalle, al posto del consueto e banale Tedoforo, una qualsivoglia gigantesca, pesantissima e barocca scenografia ronconiana. Per La delegazione italiana l’avventura comincia in discesa grazie alle prove offerte dal duo Compagnia Valdrada e Livingstone Teatro! L’attrice Chiara Becchimanzi (Compagnia Valdrada) decide di tracciare le proprie orme sul sentiero della disciplina medica allopatica. Tradizionale! E lo fa voltando le spalle a proverbiale giuramento ippocratico! Il suo spazio scenico somiglia al confortevole spazio scenico dello studio medico di un moderno analista appartenente alla corrente progressista di quel professor Massimo Recalcati che ama definirsi nipote ultimo dell’immenso psichiatra parigino Jacues Lacan! La cura del sintomo, il rimedio della nevrosi somatica ossessiva, consiste per l’attrice nel conversare a lungo distesi sul lettino rinvangando un passato ormai sepolto nei meandri del ricordo. Della rimozione forzata! Per comprendere i disturbi di oggi è necessario riportare alla mente malata tutte quelle situazioni lasciate irrisolte per paura della paura! Ma la paura non si cura se non attraverso la somministrazione massiccia di psicofarmaci utili a sprofondare nel sonno della coscienza! Lo sguardo dell’attrice sulla moderna malattia della rinuncia a comunicare è uno sguardo femminile ma allo stesso tempo patrilineare e ancora sobillato dalla fastidiosa abitudine umana ad emettere giudizi. Anzi, ad emettere Il Giudizio come norma monastica per antonomasia. Questo perché la psicologia o psichiatria sono discipline incomplete ancorate all’eterno dualismo della separazione. Bene-Male. Maschile-Femminile. Bello- Brutto. Grasso-Magro. Nero-Bianco. Destra-Sinistra. Torino-Juventus. Bravo-Cattivo. Insomma la consuetudinaria litania del “ Dividi et Impera”. Ma il bello è che l’Universo non giudica! L’Interpretazione dello scibile umano non può che essere soggettiva. La redenzione del peccato originale una fesseria. La rivoluzione dell’Ordine Costituito per volontà delle masse una pura assurdità. E il sesso dell’anima una totale schiavitù della percezione!
Ad Adriano Marenco ( Livingstone Teatro) piace vincere facile! E nel farlo si diverte ad imporre, per dare voce al testo scritto di suo pugno, la presenza fagocitatoria in scena del gigantesco Carlo Cecchi e di una Nathalie Bernardi travestita da muneca rubata alle ambientazioni ambigue transalpine del parode Jean Genet! La piece si intitola “Lo Inferno”, dove per inferno a da intendersi non la bolgia del girone dantesco riscontrabile agli occhi dell’essere umano dopo il decesso, bensì l’inferno presente qui sulla terra!!! Una Landa desolata intrisa di oggettistica tecnologica utile alla manipolazione dei cervelli in fuga. L’inferno contemporaneo dove ogni stimolo è pura rappresentazione, non esiste nulla di realmente tangibile se non l’abbandono e la parte del Demonio la recita il pavido e patetico smartphone! Gli attori sul palco, attraverso la ripetizione automatica ed ossessiva del movimento degli arti in uno spazio ovattato, simboleggiano la ormai secolare alienazione di matrice tecnicizzata. Tecnologica! Una coppia di cariche a molla simili in tutto e per tutto a quei pupazzetti di peluches che un tempo era possibile accaparrarsi gareggiando sui baracconi alle sagre paesane o durante le fiere campionarie! La ridondanza del movimento è l’esternarsi, in termini somatici, di un’angoscia quotidiana con la quale fare i conti appena ti svegli. E non esiste soluzione a tutto ciò. Nemmeno sposando l’atto estremo contro natura. Forse solo loro possono traghettarci distanti da codesto “Lo Inferno”. Loro chi? Ma come Chi? Gli extraterrestri…

Roma Fringe Festival 2016. Edizione Olimpica. Prima giornata…Sul podio però, viaggiando al termine della notte, salgono le atlete cinesi. Come sempre del resto!

Ma quanti erano i Grimm?

In polverie o poesie on agosto 27, 2016 at 11:02 am

Non vi ho mai letto non so chi siate!!!
Se principio di polluzione notturna
oppure sciopero della propedeutica al disegno
Scomparsa nella menzogna di una fiaba
inghiottita dalla cerniera lampo di Raperonzolo
ed io sono rimasto disteso sotto le coperte tutta la vita
a cibarmi del mio turbolento rapporto con l’appetito
Nonostante tutto
ad ogni fottuto pasto
apparecchio la tavola
anche per voi
che depositaste il marzapane in altre bocche
apparecchio anche per voi
che ignoraste l’importanza di rincasare a mezzanotte
apparecchio anche per voi
che rottamaste cavallo e carrozza per una F.i.a.t
anche per voi apparecchio
per sedare la vostra fame d’anice
e placare la vostra sete di sapone
c’è chi lo chiama amore
io preferisco definirlo
conforto delle esequie…

Temperamatite

In polverie o poesie on agosto 26, 2016 at 10:04 am

La folla agitata
starnazza sulla piazza
mettendo a ferro e fuoco
ciò che resta del giorno
il cittadino si ribella
dileguandosi dalla prigionia asfissiante
del proprio abito sgualcito
la polizia è sprovvista di un sarto affidabile
un celerino dal profilo particolarmente fascista
incrocia lo sguardo ammaliante o ammaliatore che dir si voglia
di un manifestante dal profilo particolarmente ellenico
è questione di attimi
suonare una nota singola sulla corda del cembalo
lacrime contornano il viso dello sbirro
che attraversato da un profondo imbarazzo
non riesce a trattenere l’evidente erezione
il cazzo nella cella domanda al giudice l’ora d’aria
chiede soltanto di riavere indietro la sua porzione di libertà
una manciata di ragazzi osservando la scena
comincia a sbellicarsi dalle risa
il celerino divorato dall’emozione si libera del casco
mostrando di possedere anche esso uno specchio infranto appoggiato sul palmo dell’anima
un oggetto lo colpisce al volto trasformando l’arcobaleno
in una maschera di sangue gesso e decesso
“fottiti frocio !” gridano dalle retrovie
“vaffanculo frocio !” rincara esaltato il manifestante greco
“ma voi sapevate che era frocio?” si domandano rossi di vergogna i suoi colleghi puffi con le tutine blu
“era un frocio di merda !” chiosano alcuni migranti senza fissa dimora nascondendo le mani nelle tasche dei calzoni
avevano imparato il termine “frocio” passeggiando la notte sul litorale marino in compagnia di alcuni gendarmi. Vestiti in borghese!
ed ecco spiegato in un amen che cos’è quella messa in scena chiamata amore:
empatia
passione
paradosso
comprensione
lungimiranza
nevrosi ossessiva
abbandono angoscia
sacrificio del desiderio
eccesso di godimento
anoressia ricatto schiavitù
esaltazione e declino della colpa
orgia anarcoide rabbia celata
collera disagio minaccia assassinio
gioco di ruolo
mistero della fede
castrazione dell’universo
beata innocenza
cinica virtù
inferno purgatorio e paradiso del vizio
niente di tutto ciò!
ma soprattutto
paradosso
soprattutto paradosso…

Questa sera si recita sul software

In polverie o poesie on agosto 25, 2016 at 1:31 PM

Il nostro amore
è una simulazione
celata dietro lo schermo piatto
dell’ignoranza
la tua pelle è blu
la tua merda non ha odore
il tuo corpo non ha memoria
la tua urina è uno statico fotogramma ingiallito
codificato dal sistema metrico decimale
il tuo appetito è uno stimolo fasullo
nessuna papilla gustativa posata sulla lingua
non bevi mai acqua
dormi con gli occhi aperti sul precipizio dell’insonnia
ti ammali sempre e soltanto in ottobre
comprendi il linguaggio della foca monaca
parli a bassa voce e sembra che ti eserciti nel canto lirico
possiedi un ologramma nascosto tra le cosce
e ti senti viva quando percepisci il metallico tintinnare della morte
poggiare il suo sesso abiurato sul tuo cuscino
scusami tanto tesoro
ma se sei un fottuto avatar
avvisami prima di ordinare al pasticcere la torta nuziale!!!
provvederò a farci mettere poca crema…
che tanto poi nemmeno la digerisci…

Le Servizievoli (2009)

In polverie o poesie on agosto 25, 2016 at 9:39 am

Vorrei giurarti amore eterno
ogni volta che le mie carni
penetrano le tue carni
vorrei giurarti amore eterno
ansioso di alleviare ogni singola pena
dei tuoi sudici inferni
scanditi lentamente dal battito d’orologio
posto in cima alla Torre delle torture
Vorrei giurarti amore eterno
e sentire il silenzio della tua gravidanza
usurpato dal latrato dei tuoi amanti in catene
Vorrei giurarti amore eterno
lavare a mano lenzuola bagnate
utilizzate dalle tue ancelle
per cancellare colpevoli tracce
di pasti frugali già masticati
da bocche squartate di sconosciuti
Vorrei giurati amore eterno
sguazzando nel fango
osservando così l’amore
secondo la prospettiva del verme…

ANTIGONE fotti la legge al ROMA FRINGE Festival 2016

In in scena on agosto 22, 2016 at 11:16 am

PRODUZIONI NOSTRANE-ULTRAS TEATRO presenta

Locandina HD Antigone Fringe.jpg

lunedì 29 agosto ore 23.10 / martedì 30 agosto ore 21.20 / giovedì 1 settembre ore 19.30

ROMA FRINGE FESTIVAL 2016
Palco C
Villa Ada (ingresso laghetto, Via di Ponte Salario 28)
http://romafringefestival.net
ingresso 6 €

ANTIGONE FOTTI LA LEGGE

**Spettacolo vincitore festival teatrale CONFRONTI CREATIVI Formello 2013**

troppo liberamente tratto da Sofocle
adattamento e regia di Giovan Bartolo Botta

con

Krzysztof Bulzacki Bogucki, Isabella Carle, Mariagrazia Torbidoni e Giovan Bartolo Botta

Sinossi
Antigone fotte la legge per forza di cose, per causa di forza maggiore, per forza di inerzia, per abitudine, per un sacco di buoni motivi, non fosse altro che per non farsi fottere. Da chi? Da chiunque. Emone non fotte. È fottuto. Ismene è fottutamente ottusa. Euridice è una fottuta lussuriosa. Creonte se ne fotte. È tutto un fottersi a vicenda nella Tebe dei diritti e dei doveri. Ma in verità cos’è Antigone per un attore? Una scusa. Una scusa per esibirsi. Certo, si poteva utilizzare una Locandiera, ed esibirsi con quella. Lo si farà prossimamente se i Maya vorranno. Se non ci sarà la fine del mondo. Intanto per gli attori di teatro ogni giorno è un po’ la fine del mondo. Ergo si va in scena senza tanti fronzoli. Perché domani chissà…

Produzioni Nostrane è un progetto teatrale che mette in scena i testi classici adattandoli ad un linguaggio contemporaneo. I testi diventano così originali, completamente rimaneggiati. Lasciando del pulviscolo classico unicamente l’odore. L’idea primordiale. Il linguaggio classico ci interessa particolarmente poiché parla per archetipi. Una caratteristica che solletica l’eternità. Come? Togliendo alla messa in scena costumi storici intrisi di polvere, catartici giochi di luci, musiche da ambientazione e trombonismi vocali, tornando così all’urgenza, all’essenziale. Al puro lavoro sull’attore. All’interazione sul palcoscenico tra elementi vivi. Che non hanno appigli. Che possono contare solo su loro stessi. Come nella vita.

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