Giovan Bartolo Botta

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Fuckin Poetry Slam! The warriors!

In Poetry urban story on ottobre 31, 2016 at 4:26 PM

UN venerdì sera autunnale come un altro. O forse molto di più! La sera precedente tutta la banda sbandata si è ritrovata tra le antiche contrade del Mandrione romano per spolverare il vessillo e pianificare la trasferta nei particolari. Erano presenti delegazioni declamanti provenienti da tutti i quartieri del quadrante est capitolino. La Libera Repubblica Poetica dalla Consolare biforcuta. Porzioni abbondanti di Prenestino con allegato di Casilino Claudicante. I primi a giungere tra le strettoie dell’ingordigia compositiva pasoliniana sono i poeti provenienti dal dantesco girone dei suddetti Ponti. Sono molti. E anche molto aggressivi. Amano dare adito al proprio malessere componendo ricami sdraiati in cima alle Torri della Monaca Badessa! I loro volti sono consumati dalla bruciatura del copertone. Conoscono benissimo i rischi che possono intercorrere durante una trasferta poetica nel quartiere ostile della Roma stucchevole e lampadata. La sponda sgargiante del Tevere. Le loro ipofisi ancora ricordano il famigerato contest letterario del gennaio 1988 avvenuto durante una sanguinolenta trasferta nel borghese barrio Pariolino. Il teatro di sfida era una specie di vineria omologatoria dove agli avventori veniva servito unicamente Vermuth secco! La serata sfociò prima di subito in una zuffa che vide protagoniste le fazioni declamanti in loco. Cinque poeti domiciliati nell’abusivo rione Alessandrino,per aver preso un membro della giuria popolare a badilate di carta stampata, rimediarono una settimana “al fresco” dentro le ospitali cautelari custodie Tiburtine. La notizia finì negli inserti culturali dei principali quotidiani cartacei nazionali. Anche il professore nativo dell’Urbe Corrado Augias, consultando i giornali dell’epoca, commentò l’accaduto sulle pagine del bollettino parrocchiale “Repubblica” bollandolo come “svolta barbara e degenere della poesia italiana”. Durante questo giro di giostra è necessario uscirne indenni senza commettere gli errori del passato. Sammy detto la Puzzola, poeta residente a Torre della Pignatta, propone di inviare in territorio nemico una delegazione di nove membri accompagnata dalla scorta. La decisione viene messa ai voti e transita verso il consenso evidenziando lo scontento dei “Platters”. I famosissimi trinciafogli provenienti dalle impudicizie urbane della Torre degli Schiavi. Conosciuti nell’ambiente composizionale per fare uso smodato di poesia eccessivamente ermetica. I Platters si fanno chiamare così perché l’unica musica capace di stimolare le loro funzioni esplementizie è la musica suonata dal noto gruppo soul di New Orleans. Nessuno tra i presenti ha mai messo piede a Prati. Il Quartiere Sagomato edificato da Casa Savoia durante L’unità d’Italia! L’appuntamento è per l’ora tarda davanti alle latrine a cielo aperto della Porta Maggiore. Il viaggio d’andata è relativamente tranquillo. Muniti di cancelletto e gessetti saliamo a bordo della linea tramviaria numero 19. Privi del titolo di viaggio! Il tragitto è eterno! A confronto Matusalemme era un adolescente dotato di filetto su prepuzio. Giunti nei pressi dello Zoo Municipale veniamo pizzicati da una manciata di controllori con i loro sorrisi di saccenza legalitaria. Costretti a scendere e sottoposti a compilazione dell’ammenda riusciamo a darci alla macchia facendo perdere le nostre tracce. Siamo salvi! Tutti! Tutti tranne Carmine R Roma che si è fatto beccare dai Masanielli dell’A.t.a.c con in bocca l’abbonamento settimanale scaduto da decenni. Trascinato dietro un cespuglio e bendato nulla sapremo più di lui! Proseguiamo a piedi! Senza incontrare particolari ostacoli fatt eccezione per i semafori sempre tarati sull’arancione e le insopportabili piste ciclabili da pusillanimi della domenica primaverile!!! L’appuntamento dello Slam è al Chicchi’s Bar adiacenza Settore Ottaviano. Arriviamo sul posto rispettando l’accademico quarto d’ora di ritardo! Smandiboliamo! La Piazza rasenta l’orlo del Collasso. Sono presenti delegazioni poetiche da ogni parte della Metropoli. Molti li conosciamo! Con alcuni di loro siamo già venuti alle mani in più di una ricorrenza! Ci sono i poeti bagnini di Ostia con i loro perizomini su per il nottolino dell’ano. I Poeti della Santissima Basilia con i loro setti nasali imbiancati. I Poeti del Pariolo con le loro bevande dietetiche. Ma non solo! Ecco arrivare gli odiatissimi Poeti della Magliana. Nel decennio di piombo tiravano a campare correggendo gli errori ortografici della famigerata Banda Malavitosa! Il nostro Renatino “De Pedis” Iacobucci li conosce a menadito. In Passato riuscì a sottrarre sotto i loro occhi la bellezza di un’intero scatolone di libri che si erano appena impegnati a rubare da una cartoleria della Città Vaticana! Ci sono i temutissimi Poeti del Trullo, ma anche, Veltronianamente discettando, i sofisticati smargiassi della Villa Bonella!!! Un manipolo di poeti pluri-bocciati durante i bagordi all’Istituto Magistrale!!! Ci sono gli esistenzialisti dell’Appio-Tuscolano. Pericolosissimi! Perennemente divorati dai patemi d’animo dell’amore no corrisposto. Ci sono anche gli onanisti della Nomentana accompagnati dai “Tragici” cavallerizzi delle Capannelle! Scommettitori accaniti sulle corse dei Cavalli. Decisamente Bukowskiani. Riusciamo a scorgere pure i simbolisti del Nuovo Salario. Seguaci del poeta rudimentale albanese Rowan Minazzini! Dei veri e proprii polpastrelli conficcati nello sfenoide! Tutto sommato siamo tranquilli. L’evento facebook parlava di tregua momentanea tra fazioni! Ora l’intera platea tace improvvisamente! Sullo scranno elevato del locale, Sayrus, il poeta vincitore dell’ultima finale declamatoria nazionale targata Slam Italia, è pronto ad elargire la propria omelia al presbiterio! Nemmeno il tempo di rilassare la muscolatura buccinale e Sayrus viene colpito in pieno petto da un libro di poesie della timorata poetessa anglosassone Emily Dickinson. La copertina del libro è rigida! La rilegatura appuntita! Con il manuale conficcato nel costato ,il simbolo umano di unione degli stili, stramazza a terra moribondo come un pachiderma cloroformizzato. I presenti fuggono in preda al panico! Ci sentiamo accerchiati! Uno stronzo poeta della sezione di Prima Porta comincia a dare di matto riversando la colpa dell’accaduto su di noi! Urla al circondario di aver visto il nostro Carlo Vladimiro Sottili lanciare il libro contro la fronte di Sayrus! Menzogna! Ma non c’è tempo per convenevoli e spiegazioni! Tocca darsela a gambe più veloci di un Topo Messicano nano cacciato da un gatto stolto chiamato Silvestro! Sottili detto Oceano viene catturato e seviziato sul posto! Noi fuggimo di gran carriera tentando di raggiungere la linea di circolazione metropolitana! I tornelli sono guasti! Gli elmetti ci stanno alle calcagna! La poetessa spirituale Melania Rossi si volta e prova a farli ragionare regalando loro delle “Bibbie”. Circondata dalla testuggine militare la vediamo scomparire nella polvere! La poetessa anatomo-patologa Silvia Carone Fabiani prova a soccorrerla lanciando nel mucchio un’aspirina! Ma oramai non c’è più nulla da fare! Possiamo solo continuare a scappare! Scavalliamo i tornelli! Alfonso j.f.l Canale rimane impigliato con le bretelle! Lo perdiamo di vista! Il Convoglio giunge puntuale! Il poeta derisorio Cristian Antonioli ha dimenticato il biglietto a casa! Paladino della legalità, nessuno tra noi riesce a convincerlo a salire! Il Treno parte! Per ora siamo salvi! Ma non per molto! La Corsa è limitata ad una sola fermata! Una colossale presa per i fondelli! L’amministrazione comunale a cinque stelle si barcamena sull’orlo del risparmio!!! il macchinista ci abbandona sul lato destro del Pontile Mazziniano! Chiuso a causa di disguidi dovuti al sinistro andamento della scossa tellurica! Bisogna gettarsi tra le onde del fiume e proseguire a nuoto! I poeti solitamente ignorano la qualsivoglia disciplina sportiva! Fortunatamente, il poeta cuspidato Valerio Piga ha con se i braccioli! Ci si aggrappa alla sua cinta come i tre Re Magi alla coda della stella Cometa! Il poeta Zeta Zolletta, aggredito da una Nutria Fluviale geneticamente modifcata, molla l’ormeggio eclissandosi nei meandri dell’alta marea! Anche il poeta-menestrello del Tavoliere Mimmus molla la presa smarrendo la coincidenza con la consolare Flaminia! A fatica riusciamo ad arrivare sulla sponda opposta del rigagnolo! Lì ci attendono i Poeti del Centro Storico per farci la festa! In mezzo a loro albergano pure alcuni turisti giapponesi proti a scattarci le foto impugnando la telefonia cellulare mobile! Il Poeta della Costellazione Duplice Daniele Casolino aggredisce i centristi alla giugulare! L’istantaneista Chiara Hoppipolla fotografa i balordi nipponici mettendoli in fuga utilizzando la loro medesima arma! MA con minore quantità di sorriso forzato! Galoppando risaliamo la Viabilità Nazionale imboccando la suburra! Guardie Svizzere, Seminaristi vescovili moderatamente pederasti e sicari del Banco Ambrosiano provano a farci fuori investendoci con le loro biciclette! Datatissime Grazielle mono-marcia! Invischiata nel raggio del motociclo la poetessa Sabrina Carboni volge verso la capitolazione! Rione Monti è troppo illuminato artificialmente! Stipati tra i sampietrini, cittadini senza fissa dimora consumano alienati il rito dell’aperitivo imitando ottusi polli da batteria! La folla è traboccante di Salatino e Gin! Molti avventori da Bar provano a sbarrarci il passo! Il poeta ottocentesco Daniele Mattei sveltisce la pratica indicandoci una scorciatoia! Accecato dal Led Luminoso, il poeta romantico Marco Rivellino, si smarrisce scambiando un lampione per una Mitologica Sirena alla quale poter dedicare la delicatezza del verso! Le fazioni avverse di Poetame salmastro ci stanno ancora alle pendici del calcagno! Davanti al Piazzale della Stazione Centrale gli autobus notturni sonnecchiano vinti dalla pigrizia postribolare. I loro conducenti sono appollaiati alle marmitte protestando alacremente contro la sigla sindacale come se vivessero beati in sciopero perenne! Matteo Mingoli, poeta dalla bombetta perlacea, si aggrappa al tergicristallo del Taxi, abbandonando il campo di battaglia! La coppia infernale Daniele Capaccio-Lucrezia Lattanzio ripara nel privè del night-club! Siamo rimasti in tre! Il poeta pignatense Enzo Tatti, L’Mc Valerio Carbone e il sottoscritto! Riusciamo a Raggiungere l’obsoleto trenino che dirotta sulla Consolare Casilina! Il notaio Marco Ilari e la notabile fresca mosca Monica Delfino transitano a bordo della loro automobile alimentata da carbone fossile ignorando i nostri segnali di fumo!!! Il Trenino ciufola! Si parte! Nemmeno il tempo di praticare il segno della Croce, che nei pressi del Tunnel della Santa Bibbiana, il convoglio deraglia! La poetessa pedagoga Agnese Monaco transita in macchina occupando un senso di marcia inverso al nostro! Superato il tunnel che spalanca il vello sul quartiere San Lorenzo, il mastro cerimoniere Valerio Carbone, vinto dalla fatica, si prende una pausa spezzando con Kit Kat! Io, rapito dall’edicola notturna, faccio una sosta per consultare la pornografia dell’oroscopo! Il poeta Pignatense Enzo Tatti è solo a poche centinaia di metri dalla sospirata salvezza. Il tram numero 19 lo raccoglie col cucchiaino trasportandolo verso dimore calde e visi amici! Era lo stesso mezzo pubblico sul quale abbiamo posteggiato i deretani all’andata! È il definitivo ritorno all’ovile protetti dentro gli antichi muraglioni della porzione esterna di Città! Il poeta pignatense Enzo Tatti è l’unico superstite della spedizione suicida su suolo apparentemente lunare! Vince la serata in trasferta lasciandosi alle spalle un’ondata di maremoto nordista!

Il Fuckin Poetry Slam vi aspetta per una nuova appassionante avventura alla Fortezza Culturale La Rocca. Mercoledì 9 novembre ore 22! Via Carlo della Rocca 6 Torpignattara Roma! Slam Poetry valido per l’accesso diretto alla finale nazionale di poesia targata Slam Italia!!!

Fuckin Poetry Slam…”Vivo in doloroso stato poiché vivo in lui e per lui..” Teresa D’avila

IL teatro come laboratorio dell’orefice

In Recensioni o rescissioni teatrali, Riflessioni teatrali on ottobre 30, 2016 at 6:04 PM

Se penso al teatro mi viene in mente una sorta di lupanare abitato da quesiti e stimoli! Quesiti senza risposta, stimoli dovuti al fabbisogno di esigenze fisiologiche primarie e una interminabile sessione d’amore e odio con la perizia psichiatrica! Il teatro come ubicazione fisica assomiglia dannatamente alle stanza sterile di un obsoleto nosocomio dove si praticano trattamenti sanitari obbligatori! Questo non per inseguire la sanità mentale, nozione fasulla e posticcia nonché totalmente inesistente, bensì per cavalcare il proprio personale disagio tramutandolo, come provetti alchimisti, in una possibilità d’esistenza! Una ricomposizione definitiva e duratura del personale io eccessivamente scisso nonché arbitrariamente e puntualmente abusato! Abusato dalla sconsiderata libidine praticata da arti periferici superiori anonimi e decurtati nel Credo! Il teatro è una terapia d’urto, un farmaco allopatico salvavita, la contrada cementificata verso una probabile resurrezione della carne, una manipolazione benefica alle giunture dell’animo calpestato e deriso, umiliato e offeso, partorito e defenestrato, coccolato e successivamente arso vivo sulla pira rovente della Santa Inquisizione! Il teatro si osserva esso stesso allo specchio ogni dannato giorno percependosi simile al cippo del boia! Il teatro è il meretricio consapevole e disciplinato della propria disfunzione emotiva! Il teatro è cilicio variegato all’amarena! Il teatro è biasimo accompagnato da accondiscendenza! Il teatro è probabilità elevata di prematuro esaurimento nervoso! Il teatro è onanismo praticato a sbafo titillando la cervicalgia al personaggio attraverso le gelide premure del decesso. Il teatro è innanziutto divertimento…di chi lo osserva pigiando da sdraiato il tasto azzurro del telecomando. Il teatro è una pulsione decisionale nei bagordi del dubbio! Il teatro è un processo d’eviramento verso la qualsivoglia tipologia di apparato genitale! Il teatro spesso somiglia al disquisire a proposito del sesso degli angeli. Il teatro è la porzione finale della rivoluzione armata, ma la pratica necessaria verso la rivoluzione copernicana! Il teatro è una estenuante ritenzione dei liquidi organici! Il teatro è sensibilizzazione condiscendente verso lo spauracchio dell’Ade! Il teatro è la resurrezione dei personali fantasmi dalla catacomba del silenzio. Il teatro è ego moltiplicato al cubo che si spara piombo in bocca per divenire cadavere! Il teatro è sintesi logorroica! Il teatro è decostruzione del partito della pagnotta! Il teatro è soluzione fisiologica salata iniettata in endovena senza uso d’anestesia totale! Il teatro è estrapolazione del dente del giudizio! Il teatro è follia smodata esibita gratuitamente praticando metodo mimico e atti di gentilezza da presentare alla banchisa del pegno! Il teatro è conato i vomito bevendo acquavite a stomaco vuoto! Il teatro è guerra dei mondi! Il teatro è dittatura della catalessi! Il teatro è il morso del cane randagio tenuto a guinzaglio! Il teatro è una baldracca incendiata! Il teatro è un chiavistello d’avorio capace di spalancare le porte della percezione senza ascoltare la musica neurovegetativa dei Pink Floyd! Il teatro sono lucciole scambiate per lanterne! Il teatro è puzza di piedi! Il teatro è quella formula magica che permette al teatrante di sconfiggere la morte in vita…

o forse niente di tutto questo! Il teatro è un interminabile laboratorio. Laboratorio sul testo, laboratorio sul corpo, laboratorio sull’uso consapevole dello spazio, laboratorio sul colore della voce, Laboratorio sul tono, laboratorio sul timbro, laboratorio sul volume, laboratorio sull’uso degli arti negli intersizi, laboratorio sul dosaggio del fiato, laboratorio sulla liberazione della propria emotività tenuta a bada dal Grande Fratello dentro i dettami della Custodia Cautelare, Laboratorio sulla storia, sul ceto, sul censo, sul cenno del capo, sulla razza, sulla religione, sulle opinioni politiche e sulle ragioni sociali! Il Teatro è un laboratorio sul laboratorio, sul laboratorio, sul laboratorio, sul laboratorio, sul laboratorio, sul laboratorio, sul laboratorio del teatro. Parafrasando lo psichiatra transalpino, il teatro è sempre il desiderio da parte dell’attrice e dell’attore di recitare ed esistere nello spazio scenico di un altro…quindi di essere oggetto del desiderio di qualcosa o qualcuno che sia altro da se stessi! Questo è, cosi è se vi pare interrogando personaggi in cerca d’autore che peregrinano in tondo senza mai trovare quelle quattro consonanti responsabili di comporre la parola…FINE.

Bromley Contingent! Le Premure in versi dei poeti del Crocicchio! Disponibili anche per matrimoni, cresime, prime comunioni, battesimi, sterilizzazioni animali e bagordi universitari!

In Poetry urban story on ottobre 30, 2016 at 4:57 PM

Poeti suburbani all’arrembaggio! Di cosa? Non si sa! Non si può sapere! Non si potrà mai sapere! I poeti si barcamenano sul profilo del Borderlaine! Sulla sottile linea di confine tra una sana ed onesta dipendenza dall’afflato lirico e il dovere indotto nei confronti del magma epico. Dell’agitarsi politico. Della litania comunitaria. Della sempiterna prassi gramsciana! Il poeta osserva il creato cosmogonico attraverso la scheggiata lente d’ingrandimento dell’angoscia nevrastenica! Del pudibondo disturbo di conversione! Della ossessione compulsiva ad offendere se stesso per salvaguardare il prossimo! Il poeta è medico urologo della propria indefessa impossibilità allo sfacelo della minzione! Il poeta vigila sul personale sistema ortostatico poiché per lui imparare a titillarsi la muscolatura striata è l’unico modo per riuscire a debellare l’epidemia della psicosi! Il poeta è schizofrenico, ma rigorosamente sottoposto a trattamento farmacologico allopatico! Il poeta fuma tabacco trinciato settato sulla panchina della dimensione molteplice! Il poeta versa la proprie lacrime nel bicchiere della staffa per poi ingollarsele al sorgere del sole tacitando il terzo cantico stonato del gallo cedrone! Il poeta è etimologicamente anarchico, sfacciatamente individualista, fottutamente permaloso,irrimediabilmente superstizioso, cocciutamente ipocondriaco, generosamente parsimonioso, inopinatamente promiscuo nonché abbondantemente seviziato da fantasmi sifilitici al terzo stadio. Il poeta disprezza i soldi del monopoli. Il poeta bacia i gatti sulla punta del padiglione auricolare. Il poeta teme la dipartita anzitempo. Il poeta eclissa la disfunzione somatica, prende a ceffoni la malattia, sbertuccia l’istituzione, sfancula l’automobile a carbone fossile, brama la vitalità vitale e consuma amplessi rumorosi con la morte. Il poeta non possiede bandire. Ma se le possedesse, sarebbero vessilli granata!!! Il poeta esonda polluzioni ogni dannato istante che trascorre sui mezzi pubblici senza obliterare il biglietto. Il poeta non è mai stitico! Il poeta viaggia in treno! Il poeta scoreggia sempre a bassa voce! Il poeta urla bisbigliando! Gli amori del poeta sono sempre e rigorosamente amori infelici! Per il poeta l’orgasmo è sintomo di incomunicabilità con se stesso e il mondo esterno! Il canto del poeta somiglia ad un eco di lamenti. Il poeta blatera con gli animali senza fare uso di sostanza stupefacente. Il poeta beve alcolici solo durante l’omelia domenicale del pontefice! Il poeta ripudia la violenza verbale, ma nel tugurio del proprio talamo sottopone la propria anima scabrosa al supplizio della tortura! Il poeta è geneticamente miope! Il poeta non conosce la posologia della supposta! Il poeta non effettua mai l’esame diagnostico all’emocromo, ma sbava davanti ad una tomografia assiale computerizzata! Il poeta è spesso soggetto ad abduzione extraterrestre! Il poeta si ciba della protezione in lattice! Il poeta è graniticamente analogico! Il poeta odia l’intera gamma della catena alimentare! Il poeta declama sempre in trasferta! Il poeta insegue la Luna! Il poeta insegue la Bestia! Il poeta insegue il tassista! Il poeta insegue la monoposto di Senna! Il poeta insegue l’eterno riposo! Il poeta è seguito dall’agenzia delle entrate!…
La poesia al contrario alberga dentro l’attico sito nell’edificio fatiscente del suo opposto!
Poeta senza poesia, poesia senza poeta! Ovvero l’anestesia! L’incipit zuccherato dell’intervento chirurgico esercitato nel nosocomio sterilizzato della propria personale paura!

La Bromley Contingent dei poeti del Crocicchio è pronta a spargere rime baciate sulle magagne nascoste della Metropoi come se fossero scie chimiche!!! Poichè la Rivoluzione è spesso, se non sempre e soltanto…una questione di ipofisi!

ANTIGONE fotti la legge festeggia 4 anni di Fucina 62

In in scena on ottobre 26, 2016 at 10:07 PM

ANTIGONE fotti la legge festeggia 4 anni di Fucina 62

antigone-fucina-locandina

Venerdì 28 ottobre 2016
Cambiapiano
Via Romanello da Forlì 38/4
https://fucina62.noblogs.org/
sottoscrizione consigliata 3 euro

ore 21 aperitivo
ore 21.30 inizio spettacolo

Produzioni Nostrane – Ultras Teatro presenta:

Antigone fotti la legge/ 4anni di fucina – spettacolo teatrale in salsa punk

Spettacolo vincitore festival teatrale CONFRONTI CREATIVI Formello 2013
Premio della Critica Periodico Italiano Magazine
Premio Miglior attore Roma Fringe Festival 2016 2016
Premio Spirito FRINGE

troppo liberamente tratto da Sofocle
adattamento e regia di Giovan Bartolo Botta

con
Krzysztof Bulzacki Bogucki, Isabella Carle, Mariagrazia Torbidoni e Giovan Bartolo Botta

Antigone fotte la legge per forza di cose, per causa di forza maggiore, per forza di inerzia, per abitudine, per un sacco di buoni motivi, non fosse altro che per non farsi fottere. Da chi? Da chiunque. Emone non fotte. È fottuto. Ismene è fottutamente ottusa. Euridice è una fottuta lussuriosa. Creonte se ne fotte. È tutto un fottersi a vicenda nella Tebe dei diritti e dei doveri. Ma in verità cos’è Antigone per un attore? Una scusa. Una scusa per esibirsi. Certo, si poteva utilizzare una Locandiera, ed esibirsi con quella. Lo si farà prossimamente se i Maya vorranno. Se non ci sarà la fine del mondo. Intanto per gli attori di teatro ogni giorno è un po’ la fine del mondo. Ergo si va in scena senza tanti fronzoli. Perché domani chissà…

Scorie sulla punta della piuma

In polverie o poesie on ottobre 26, 2016 at 3:13 PM

Ho gettato via
il tempo
stritolato dentro la morsa
della tua compagnia
ho frustato la schiena
al mio amore proprio
sulla scalinata del purgatorio
per fare posto in carrozza
al tuo regale deretano asburgico
Ho dimenticato il mio nome
dentro l’addome squartato
di un bambino cardiopatico
per permettere alla tua ottusità
di brillare nel firmamento
come una nube tossica
di uranio impoverito
Ho depositato il battito del polso
nella cassaforte dello psicopatico
pur di ascoltare lo strofinarsi lento
dell’accappatoio sulla prepotenza felina
della tua pelle nuda
Ho delegato l’analfabeta
a posare la sua firma
sul quel tuo fiato spergiuro
mascherato da motto di spirito
e tutto ciò che mi hai insegnato
l’ho messo a punto
per divenire un esperto
di alcolismo mattutino…

Nasci Simona. L’altra faccia nosologica della Dora psichicamente labile

In Recensioni o rescissioni teatrali on ottobre 25, 2016 at 1:36 PM

Nasci Simona. L’Azione si svolge in un luogo ben definito. L’improbabile direttorio del Movimento Politico A Cinque Stelle. Siamo immersi tra telefonia cellulare mobile e schermi piatti a cristalli liquidi. Davanti alle tastiere dei marchingegni tecnologici, dei ragazzi totalmente disidratati della volontà di potenza, agitano il dito indice sulla pulsantiera del resetto! L’immagine è quella della alienazione umana all’epoca della democrazia liquida! Nessuna fronte appare imperlata dal sudore, le voci sono quasi impercettibili e i corpi, a causa della eccessiva sedentarietà, hanno cessato di puzzare. Gli organi sessuali di ambo i generi, utilizzati oramai unicamente per fini di espletamento minzionale, si sono atrofizzati somigliando sempre più a frutti di bosco andati a ramengo! La stanza è ovattata, l’unico sussulto vibrazionale è quello dello smartphone modello bibendum. Gli esseri umani stipati dentro l’edificio somigliano a larve catatoniche incapaci di provare quella pulsione del desiderio che spinge gli individui ad applicare se stessi per eludere la temibile passivizzazione dell’esistenza. Moderatamente ebeti e decurtati nello slancio vitale trascorrono le giornate davanti ad un monitor in attesa che piova loro addosso l’appetibile reddito di cittadinanza. Tutti. Tutti tranne lui. L’Adone per antonomasia! Il tenebroso deputato Alessandro Di Battista. L’unico a conservare un briciolo di sana e analogica bava al buccinale! Forse troppa. Di Battista custodisce tra le proprie meningi l’appetito sessuale del satiro da commedia dell’arte cinquecentesca pre-riforma goldoniana. Il semplice ed innocente transito della sottana lo manda in brodo di giuggiole. Vorrebbe farsele tutte, Comprese Rotative di giornale e macchine fotocopiatrici! A cominciare dalla sua stagista. La protagonista sfortunata della piecè in questione! La giovanissima Simona Nasci! Simona ha da poco compiuto il diciottesimo anno di età. Dopo aver conseguito un diploma,per il rotto della cuffia, come segretaria d’azienda, ha cominciato a seguire la politica partitocratica affezionandosi al neonato movimento grillino con la sincera speranza di incocciare nel proverbiale cambiamento! È così è stato! Iscrittasi ai confusionari meet-up, viene subito notata dal futuro onorevole romano che la assume nella sua scuderia di lavoro. Arriva l’agognato momento delle elezioni politiche nazionali. Alessandro è in lizza per uno scranno nel puttanile di Montecitorio. Riuscirà a farsi eleggere dopo aver distribuito oceani di sorrisi e pacche sulle spalle! Simona, che sino ad allora era stata impiegata come spugnetta per francobolli, viene ora promossa all’ufficio sinistri! Lacrime di gioia solcano il suo viso di sprovveduta adolescente. Con la scusa della stretta di mano, il ganzo onorevole a cinque pignatte prova a tastarle clandestinamente un ginocchio facendola così precipitare nel vortice oscuro dell’angoscia nevrastenica di freudiana memoria. Da quel maledetto istante, agli occhi attoniti della ingenua ragazza la vita apparirà come un insopportabile fardello. La nevrosi isterica dalla natura psichica ma dalla conversione somatica sarà così quel pane azzimo quotidiano che la trascinerà inevitabilmente nel vortice della dissociazione identitaria. Il suo scopo nella vita avrà l’aspetto burbero del processo d’evitamento. L’uso del linguaggio sarà un uso prevalentemente autistico. La via di fuga assumerà le sembianze dell’universo parallelo e l’unica possibile compagnia sarà l’immaginaria compagnia di esseri irreali. Voci. Ectoplasmi. Sussurri e grida provenienti dall’ipofisi scissa di una mente confusa prigioniera dentro un corpo abusato.
Nasci Simona. Zafira compresse da 500 mg con posologia a scalare…
Nasci Simona
testo di Alberto Pijuan
regia di Alessandra Aricò
con Claudia Manin
in scena al Teatro Studio Uno Sala Specchi Torpignattara Roma

Fucki Poetry Slam: Nascita e Storia della Poesia Performativa

In Poetry urban story on ottobre 22, 2016 at 2:48 PM

In principio Dio creò i cieli e la terra. I cieli erano grigi e coperti da scie chimiche. Le giornate erano uggiose ed eterne. Le uniche nuvole presenti tra le sfere celesti erano degli invadenti nembocumoli. I pochi volatili che aleggiavano attorno ai bricchi erano uccellacci rapaci. Il becchime ce lo si poteva scagliare in faccia. La terra era composta da melassa e letame. Dio disse: Sia luce! E fu così che si accese la prima lampadina al neon. Dio vide che la luce era meglio delle tenebre. Grazie alla luce era possibile leggere, mentre con l’imperversare delle tenebre, l’unica possibilità di fuga era recarsi in un locale notturno a consumare la propria personale perversione. E fu sera e fu mattina. Dio utilizzò la mattina per creare quella sottospecie di truffa mascherata da dovere costituzionale chiamata lavoro. La sera, in termini Fordisti, era riservata al riposo. Dio ordinò che le acque e i terreni brulicassero di automobili a carbone fossile. Ma ancora non esisteva il possibile acquirente. Fu così inventato l’essere umano dalla costola del quale ne venne ricavato il libero mercato. Ma l’essere umano si sentiva solo e il suo corpo ribolliva di pulsione sessuale, una forte attrazione energetica che non poteva essere sfogata sulla carrozzeria della macchina. Allora, la saggezza del Creatore prese il sopravvento, e all’essere umano venne affiancato l’animale domestico. L’essere umano poté così soddisfare il proprio appetito inguinale con buona pace della presentatrice televisiva pedemontana Paola Barale, nota amante degli animali nonché accanita divoratrice di pentametro giambico. Arrivò il settimo giorno. Il giorno del riposo. Dio schiacciò il meritato pisolino, poi uscì dall’emisfero metafisico per recarsi a fare baldoria. Aveva con sé diversi rotoli di banconote tutte in pezzi da 500. Ma non sapeva in che modo scialacquarsele!!! Ancora non aveva dato adito alle scommesse sportive! Fu così che penso bene di inventarsi un fottuto Poetry Slam. Un contest performativo letterario dove mandrie imbufalite di esseri carbo-azotati particolarmente sensibili chiamati poeti si sfidano a singolare tenzone declamando le loro personali angosce riversate in terzina, quartina, rima baciata e slittamento! Era possibile scommettere qualsiasi cifra sul poeta vincente esattamente come se si trattasse di un ronzino prigioniero dell’Ippodromo! Dio scommise l’intero suo patrimonio sulla vittoria finale di un poeta ermetico proveniente dalla Penisola Fertile. Il suo nome era Abele detto L’Adone. Ma L’Adone quella sera perse la finalissima in zona Cesarini gareggiando contro un poeta esistenzialista chiamato Caino il Babbeo. Dio perse tutto trascinando la sua Azienda che fabbricava Onniscenza Onnipotente verso l’orlo del fallimento. Pochi giorni dopo questa disfatta, L’immortale Uno e Trino si tolse la vita facendosi saltare le cervella con una pistola ad aria compressa. Una volgare scacciacani data in dotazione ai metronotte. Una disperata gestualità contro-natura che lasciò sconcertata la sua intera famiglia. Ora la Vergine Maria e il piccolo Gesù sono costretti a cavarsela da soli. E tutto questo per colpa di un Poetry Slam! Fu cosi che la giovanissima Maria, ancora minorenne, decise di convogliare a seconde nozze con un rozzo falegname centenario chiamato Giuseppe. Giuseppe era analfabeta! Possedeva poche cose ma utili. Tra queste, oltre agli attrezzi da lavoro, anche Un Bue muschiato e Un Asinello con l’apparecchio ortodontico! Maria si sentiva al sicuro. L’ignoranza del nuovo compagno avrebbe tenuto il nucleo famigliare distante dai contest poetici dove si puntano soldi! Non per molto per. Bue e Asinello possedevano abbastanza curiosità ed istruzione da trascinare il piccolo Gesù nel caotico mondo della poesia. Gesù cominciò a comporre versi che in un secondo tempo divennero parabole. Divenne abilissimo negli incipit e nelle chiose ed in poco tempo riuscì a trionfare negli Slam facendo vincere alla Coppia di Quadrupedi cifre in denaro a molteplici zeri! Il trittico riuscì a farsi un nome sulla piazza sbarazzandosi della concorrenza. Era nata la trinità poetica. Maria, sconvolta dalla dissipazione del suo primogenito, ordinò ad alcuni sicari della Galilea di far macellare il Bue e L’Asinello, colpevoli di aver instillato in Gesù la passione per l’arte declamatoria. Il vegliardo Giuseppe, saputa la precoce dipartita dei suoi animali preferiti, fece ripudiare la moglie accusandola di avere avuto rapporti illeciti con L’Arcangelo Gabriele. Gesù continuò a frequentare i Poetry Slem fino al raggiungimento del trentatreesimo anno di età quando fu scoperto da alcuni scribacchini ad imbrogliare leggendo composizioni non sue. Per questo atto vile fu sottoposto a giudizio, e riconosciuto colpevole dalla Corte Suprema presieduta dal Giudice molisano Antonio Di Pietro,venne issato su di un Crocefisso Componibile, di quelli acquistabili all’Ikea, dove morì lasciando in eredità al mondo un beneamato cazzo! Le sue ultime parole prima di spirare furono: Elì Elì Lamà Sabactanì. Che in idioma aramaico vuol dire: Cristo Santo ho lasciato il rubinetto di casa aperto! Sappiamo che le antiche stirpi semite che allora popolavano la Penisola del Sinai si dilettavano di poesia. Abramo era un’aspirante poeta. Mosè durante l’interminabile Esodo del suo popolo componeva poesie per far passare il tempo. Le leggeva ad alta voce ai suoi consanguinei,i quali costernati dalla nausea, optavano per il ritorno come prigionieri tra le inospitali terre d’Egitto. Il profeta Noè a bordo dell’Arca dell’Alleanza compose poesie aspettando la fine del Diluvio Universale. Ma lo scontro più pepato fu Lo Slam che vide in finale il Nano Davide contro il gigante Goliat. Davide era ancora un allievo mentre Goliat già pubblicava per Feltrinelli. Il pugnace critico letterario Alessandro Baricco aveva accolto Davide nella sua Scuola di Scrittura presso Subalpia Taurinense sottraendogli anima e portafogli! Il ragazzo aveva talento. Sfidò il famigerato Goliat recitando una poesia sulla Fionda! E Vinse! Vinse una ottima bottiglia di vino rosso con allegato una bella ospitata televisiva nelle trasmissioni di Daria Bignardi! Tutto merito del Poetry Slam! Nella penisola Ellenica, durante i Misteri Eleusiti, i poeti declamavano aprendo le rappresentazioni teatrali dei drammaturghi tragici Eschilo, Sofocle ed Euripide! Tra i cento figli del Re Troiano Priamo detto l’infoiato, novantanove erano poeti! Il guerriero acheo Achille detto Piede Puzzolente, sconfisse il parode Ettore, umiliandolo durante una serata di Poetry Slam! Nella Roma Imperiale i congiurati erano tutti poeti! Romolo e Remo se le diedero di santa declamazione! L’esploratore ligure (era nato ad Imperia) Cristoforo Colombo, organizzava Slam a bordo delle tre Caravelle. Il babbione portoghese Fernand Cortes decimò le popolazioni del Mesoamerica obbligandole con la forza ad assistere a Contest Poetici decurtati nel tono, nel ritmo e nel volume! Danton, Marat e Robespierre fecero ghigliottinare il Re Nudo dopo averlo sconfitto in finale ad un Poetry Slam. Mc il Boia Faustino! Napoleone e il suo Cavallo Bianco capitolarono durante un Poetry Slam a Waterloo! Il piccardo Giuseppe Garibaldi andò alla conquista dell’Unità d’Italia accompagnato da Mille aspirati poeti! In Russia la rivoluzione bolscevica fu composta in versi per volontà degli Zar! L’ideologo teutonico Karl Marx teorizzò la dittatura del proletariato poetico. Alla facoltà medica Universitaria di Vienna lo psichiatra Sigmund Freud scoprì l’esistenza di un inconscio poetico individuale e collettivo capace di creare nevrosi d’angoscia ed Isteria. Durante l’epoca buia della dittatura fascista, il duce romagnolo Benito Mussolini, per costringere sua bassezza reale Vittorio Emanuele Secondo a sciogliere le camere e dargli l’incarico di formare il governo, fece marciare su Roma batterie di poeti in camicia nera e tutina da neve! Il Furente Adolf Hitler pitturava statue di Nani nel suo giardino di campagna! La pace a Yalta fu raggiunta grazie ad uno scambio di poesia avvenuto durante un Poetry Slam! Il presidente americano cattolico di origine irlandese J.f Kennedy, fu freddato per aver barato durante una seduta di Poetry Slam a Dallas, in Texas! Durante la promiscuità sessantottina imperversarono i Poetry Slam! I Tre Cosmonauti una volta raggiunto il Suolo Lunare, organizzarono Un Poetry Slam sfidando una intera flotta di astronavi extraterrestri provenienti dalla Costellazione a duplice Sistema Solare chiamata Zeta Reticoli. Inutile sottolineare che vinsero gli Alieni! Anni di piombo. Terrorismo Internazionale. Le Brigate Rosse rapiscono l’onorevole democristiano Aldo Moro colpevole, secondo loro, di non promuovere abbastanza la poesia nelle Istituzioni Scolastiche Italiane. Il terrorista turco Memè Ali Agca attenta alla vita del pontefice polacco Karol Woityla accusandolo di ignorare completamente la poesia laica! Nel 1989 si scioglie la Cortina di Ferro e terminano le gelide temperature della Guerra Fredda! Viene deflagrato il Muro di Berlino e subito nella Nuova Germania Riunificata una manciata di poeti organizza un contest letterario. Durante le indagini giudiziarie che eliminarono completamente l’intera classe dirigente italiota della Prima Repubblica, il Pool di Mani Pulite mise gli occhi su un giro di mazzette che albergava all’interno di alcuni Poetry Slam organizzati sottobanco nel sottobosco della malavita! Sempre nel 1992 Cosa Nostra uccide i giudici palermitani Falcone e Borsellino dando così un netto segnale contro la divulgazione della poesia. Albori del Nuovo Millennio! La Plutocrazia Illuminata fa cascare le Torri Gemelle simbolo dell’abbondanza faraonica speculare, riversando la colpa sul Terrorismo Islamico, reo di non azzeccare mai un Cavallo vincente durante le battute di caccia dei Poetry Slam! Siamo così giunti ai giorni nostri. Ai Poety Slam Odierni. Sempre più digitali e sempre meno analogici! Dove un numero sempre maggiore di poeti preferisce declamare le proprie creazioni leggendole davanti allo schermo della telefonia cellulare mobile anziché davanti al monumentale foglio cartaceo! Ma va da sé che sarà così, perché come soleva dire la mastodontica poetessa sucida Sylvia Plath : La Poesia è una moribonda che non morirà mai.

Fuckin Poetry Slam Regolamento
Fuckin Poetry Slam. Gara anarcoide di poesia performativa ortodossa. Una Contraddizione in termini. Non esistono regole. L’unica regola è che esistono regole. La poesia può essere letta, cantata, rappata, mandata a memoria, detta con un dito infilato su per l’osso sfenoide o mimata, condizione naturale e necessaria, il componimento deve essere frutto del sudore dell’autore. Vietatissimo leggere componimenti altrui. Il poeta se troppo timido per declamare in prima persona può delegare ad un attore. Vietate musiche ed oggettistica di Scena. In alcuni casi è possibile che i Mastri di Cerimonia impongano un limite di tempo non superiore ai minuti tre. Che se infranto paga una penalizzazione. Gli Mc, in quanto padroni del salotto si riservano di mutare seduta stante il sistema di votazione per garantire l’andamento ritmico dello spettacolo e dare massima visibilità al poeta in gara. Vietato introdurre animali, gelati al pistacchio, vivande eccessivamente speziate e bevande analcoliche. È consentito l’uso della sostanza dopante. La tematica della poesia è assolutamente libera e liberata dalla qualsivoglia censura. È ammessa la critica nonché l’apologia a qualsiasi tematica. Anche la più scabrosa. Anche la più blasfema. Anche la più scomoda. Anche la più offensiva. Anche la più indelicata. Sono ammessi in gara poeti di ogni ceto, censo, sesso gametico, cultura, razza e religione compresi esseri provenienti da altri mondi o altre dimensioni esistenziali. O dell’Esistente cosmogonico. Graditi Poeti provenienti da Universi paralleli. Non sono ammesse armi da fuoco o oggettistica offensiva all’arma bianca. Si consiglia un uso omeopatico di tecnologia. Vietato sparare al poeta. Vietato prendersi a manate come zamatauri provenienti dagli indimenticabili anni novanta. Vietato sputarsi addosso. Vietato praticare atti di gentilezza per accattivarsi il pubblico e/o la giuria tecnica. Vietata la ricerca eccessiva di ammicco e “Capitatio Benevolentiae”. Consentito l’uso di tonalità barocche, neoclassiche, rokoko ma anche, Veltonianamente discettando, cinematografiche e sussurrate! Vietato evangelizzare e pastorizzare. Consentito l’uso di simbologia religiosa purché esibita in termini autoironici. Vietato battere la fiacca e santificare le feste. Vietato snobbare il Teatro. Astenersi arrotini e Cirino Pomicino. Controllare la posologia del farmaco, in caso di persistenza di sintomi politici…cambiare mestiere!

Fuckin Poetry Slam. “La pozza dell’oblio è fangosa ed un sonno tetro è il programma odierno…” Emanuel Carnevali In Grigio Il Primo Dio

Pinguedine o Gaetano Campisi

In polverie o poesie on ottobre 21, 2016 at 12:28 PM

Non posso dire
che non mi mancano
le tue miserabili paturnie
non posso dire
che non mi manca
quella tua voce da megera
non posso dire
che non mi manchi
la dittatura dei tuoi amplessi silenziosi
non posso dire
che non mi manchi
la schiavitù del tuo odore
non posso dire
che non mi manchi
l’intolleranza del tuo sguardo
non posso dire
che non mi manchi
la nutrizione delle tue umiliazioni
non posso dire
che non mi manchi
la tossicità del tuo seno
marchiato a tradimento da uno gnomo
non posso dire
che non mi manchi
la violenza di un tuo bacio
non posso dire
che non mi manchi
quella agonia in carne ed ossa
che tu chiami passeggino
non posso dire
che non mi manchi
quella matassa di pelo e oscenità
che ti ostini ad accarezzare sulla coda
come se fosse un cucciolo di cane
non non posso dire che non mi manchi
piaga purulenta in cima al cuore
mi manchi moltissimo
perché io adoro suonare
la serenata ad una blatta
schiaffeggiandola sotto il tacco a spillo
dei miei calzari da puttana abusata da preti
mi manchi amore mio
mi manchi quanto il panico
manca all’ultimo ingrediente
della catena alimentare
mi manchi maledizione
soprattutto il lunedì
quando anche il mercato
del commercio umano minorile
si mummifica osservando
il proprio rispettabile turno di riposo
mi manchi perché di me
non hai mai capito nulla
se non una pallida insignificanza
senza documento d’identità
mi manchi candida malinconica nobile nuda latrina decaduta
se potessi vedere la tua foto
davanti a me
un giorno ancora
e poi morire
darei tutto ciò che non possiedo
per provare ad ucciderla
consegnandoti così
all’immortalità
fino a quando giungerà
la finestra natalizia dell’avvento
e ci saremo rotti i coglioni
di crogiolare le nostre anime
dentro il bacile del reciproco odio!

Fuckin Poety Slam B-Folk Secondo atto. Saga dei dodici cantoni in pensione

In Poetry urban story, Uncategorized on ottobre 17, 2016 at 2:07 PM

Il poeta bussa sempre due volte. La prima per domandare lumi sul proprio passato remoto. La seconda per assecondare quantità industriali di sano narcisismo. I dodici poeti dalla composizione bronzea sono pronti a menare il proverbiale can per l’aia! Il loro obiettivo finale è Liberare l’antica borgata Centocelle dal Ristorante di cibo spazzatura sito al centro del quartiere lungo la contrada commerciale. Un impresa tanto eroica quanto iconoclasta combattuta nel novero della salute psico-fisica ottenuta rispettando i periodi di stipsi del mitocondrio. Ma non sarà facie portare a termine il contenzioso! Il Quartiere Centocelle è protetto da dodici guerrieri aurei che stipati dentro lotti abusivi provano a guadagnarsi la pagnotta quotidiana allontanando i profanatori di quiete tramite interpellanze comunali. Sono i famigerati dodici cavalieri ellenici dotati di armatura d’oro che fuggiti dal loro Paese Natale ai tempi della macilenta Tirannide, hanno trovato riparo ai margini dell’Urbe Capitolina. Ex eroi nazionali dell’Ellade, trattati in Italia, alla stregua di pezzenti analfabeti. Un tempo dotati di sana e robusta costituzione, ora appaiono eccessivamente magri ed irrequieti costretti ogni fottutissimo giorno a combattere con delle ristrettezze economiche che avrebbero fatto infuriare persino il Mhatma Gandi!!! Decenni di scioperi della sete intrapresi davanti ai portoni di Palazzo Senatorio non sono serviti a far valere i loro diritti civili. I mitologici Cavalieri D’Oro, un tempo osannati tra le pianure dell’Attica, continueranno a dormire in piedi dentro i loro tuguri proprio come dei volgari ronzini. Umiliati e sottopagati. Derisi e Sfruttati. Turlupinati ed offesi. Fottuti. Inutili gli appelli del popolo degli amanti del manga rivolti ai combustibili fossili delle Istituzioni Invadenti! Il Governo nazionale è sordo da entrambi i padiglioni auricolari. I Cavalieri D’oro su suolo italico non sono che l’ennesima gatta da pelare per questo governicchio composto da giovani cerebrolesi convinti di essere degli impeccabili statisti. Agli inizi degli anni ottanta, durante l’invasione catodica delle emittenti televisive private, il deputato radicale Marco Pannella, si spese in Parlamento per cercare di far ottenere ai cavalieri d’oro i proventi economici derivati dai “diritti d’immagine”. Molti canali continuavano a passare in rassegna gli episodi della serie animata sui Cavalieri dello Zodiaco, senza riconoscere nessun vantaggio economico ai protagonisti del cartone. Pannella si rivolse addirittura all’allora pontefice polacco Karol Woityla ottenendo come risposta un dito conficcato nello sfenoide. Papa Giovanni Paolo Secondo, si sa, preferiva dilettarsi guardando le peripezie acrobatiche di Ken il guerriero. Durante la ingiusta ed ingiustificata detenzione carceraria del presentatore tv Enzo Tortora, i cavalieri D’oro rilasciarono un intervista ai giornali dove evidenziarono sconcerto, brivido, terrore e raccapriccio. Il Grande Mur e compagni parlarono allora apertamente di errore giudiziario nonché precipitazione del verdetto con allegato di complotto. Da quel momento per loro si chiusero definitivamente le porte degli uffici di collocamento nell’infausto mondo dello spettacolo. Fu Ostracismo nel vero senso della parola! Durante il secondo mandato di sindacatura progressista, l’allora primo cittadino Francesco Rutelli, fece assumere dal Comune Capitolino l’intero gruppo dei Cavalieri impiegandoli come servizio d’ordine durante le nefaste giornate del Giubileo Pontificio! Sono trascorsi sedici anni da quelle giornate votate all’onniscenza cristiana , e ora i cavalieri, ormai devastati da una dieta forzata a base di pane secco e crosta di formaggio, sono costretti a difendere i confini di un rione dall’invasione poetica come degli imbranati pizzardoni municipali. Una debaclè senza possibilità d’appello. La prima poetessa chiamata a declamare è l’anarchica Lucrezia “Sante” Caserio che si libera del Cavaliere dell’Ariete pugnalandolo al petto con una lama fuoriuscita inaspettatamente da un mazzo di fiori! Il ribelle Caserio non sarebbe riuscito a fare di meglio! L’attore di Prosa prosata Gianluca Tortosa spezza facilmente le corna al Cavaliere del Toro superando la primordiale gestualità combattiva Pegasusiana. Al poeta della costellazione duplice Daniele Casolino, non serve nemmeno partecipare al torneo, per avere ragione del suo avversario. Lo scisso Ares di Gemini. È la stessa Big Family Papy a far piombare nell’Ade gli strati spiritati del Cavaliere Cancerino. Terenzio da Abbiategrasso, si ingroppa letteralmente il cavaliere del Leone. Povero Ioria… E pensare che un tempo, certe usanze non erano che piacevole prassi pedagogica per la sua ortodossa educazione ateniese, democratica nonché illuminata! La poetessa testaccina Istrice piega le resistenze del biondo Virgo. Il più saggio dell’allegra brigata combattiva. Il sensuale e sovrasensibile poeta pometino Marco Rivellino pone sul piatto della bilancia la propria creazione poetica costringendo il maestro dei cinque picchi alla capitolazione! Roberto Scippa punge con il plettro la cuspide dello Scorpione tramutandolo in gamberetto utile ad incistare la papilla gustativa del felino. La poetessa Francesca, detta la Savia Sabella Infiorettata, leva la lisca del pesce persico dalla giugulare di Micene detto Sagittario. La meditabonda Melania Rossi spedisce il vello del Capro il un definitivo letargo autunnale mentre lo scibile onnivoro del poeta Daniele Mattei gela, ibernandola per sempre, la sapienza antica del Maestro dei Ghiacci. Siamo oramai giunti allo scontro finale. Chi vince spalanca l’uscio dell’associazione culturale B-Folk portandosi a casa le menzioni accademiche della laureanda Egle Basta. L’atmosfera si taglia con un grissino al sesamo! Il poeta Salustro Trilussa sfida l’elegante cavaliere d’orato dei Pesci! Salustro lucida il teflon alla padella. Pesci osserva interdetto. Salustro spande olio extravergine d’oliva taggiasca aggiungendovi un pizzico di sapore insolubile. Pesci osserva interdetto. Salustro sminuzza l’agrume dondolando il batacchio. Pesci osserva interdetto. Salustro serve l’imbando in tavola. Pesci riposa per sempre nell’intestino crasso del poeta. Salustro,vincitore della serata, è il secondo finalista del torneo poetico B-Folk. Il suo nome d’arte si aggiunge a quello del primo finalista Matteo Mingoli e del menzionato encomico Zeta Zolletta! Secondo posto della serata declamante per il poeta senza tempo Daniele Mattei! Anch’esso menzionato encomico! Il Fuckin Poetry Slam prosegue il proprio tragitto astrologico con la prossima tappa che si terrà al Chicchi’s di via Giovanni Bettolo 38 (Zona Ottaviano) a Roma il giorno Giovedì 27 ottobre alle ore 21.30! Puntata valida per accedere alle qualificazioni del torneo poetico nazionale targato Slam Italia. Attraverso le istantanee della ritrattista filibustiera Chiara Hoppipolla gli Mcs Valerio Carbone e Giovan Bartolo Botta vi danno appuntamento ad una nuova seduta di osteopatia cranio-sacrale!

Fuckin Poetry Slam…” Vivo solo perché sono stanco” Sergio Corazzini

Fuckin’ Poetry Slam : la Genesi!

In Poetry urban story on ottobre 12, 2016 at 3:34 PM

In principio Elhoim creò Valerio Carbone e vide che era cosa buona
poi ordinò a Valerio di creare Edizioni Haiku e vide che era cosa buona e giusta. il terzo giorno creò la Borgata Centocelle all’interno della quale posò la vineria Shāh māt dalla quale si sarebbe propagata una sete perpetua e una fame di manna dal cielo. il quarto giorno venne fatta luce, il quinto giorno si ruppe il lampione, il sesto giorno l’albero della conoscenza partorì un contest poetico-letterario ancora sobillato dal deserto. il pomeriggio fu stampato un manuale cartaceo senza lettore. La sera ,da una statua di sabbia fu forgiato il poeta. Ma il poeta si sentiva solo e fu così che Elhoim, dopo averlo messo al tappeto con uno sganassone, da una sua costola fece nascere la poesia. Ma la costola al risveglio era dolente. Fu così affidata, nelle mani bucate del poeta, la proverbiale quantità di morfina, accompagnata da una lametta da barba, una foto in bianco e nero di Sylvia Plath e un block-notes utile per ogni occasione…Il poeta si saziò con la porzione sbagliata della mela, venendo così allontanato per manifesta indisciplina dalla Bambagia dell’Edamer! Ora il poeta è costretto a viaggiare sul binario morto dell’originale peccato e questa volta non sarà un osteopata-craniosacralista a poterlo salvare!

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