Per la prima volta nella loro centenaria storia, il faro esportatore della democrazia planetaria, ovvero gli Stati Uniti D’America, eleggeranno il loro quarantacinquesimo presidente attraverso il complicato sistema elettorale della poesia performativa. E lo faranno nella capitale di un loro paese satellite. L’Italia. Era dai tempi balordi e indipendentisti del federalista nevadense John Quincy Adams che non succedeva una cosa del genere. Ma allora, era il 1791, si trattò di una gara performativa all’ultimo racconto. Inoltre il tenzone si svolse in territorio americano. Per la precisione nella città di Milwakee, nello Stato del Wisconsin, all’interno di una libreria sulle sponde del lago Michigan. Allora, Il reverendo John Quincy Adams, travolto dalla passione per la narrativa, riuscì ad avere la meglio sul democratico federalista John Columbus Caloun riuscendo così a divenire il sesto uomo a posare il deretano sullo scranno elevato del Campidoglio. Ma oggi è tutta un’altra storia. Il Paese, dopo anni di Stagnazione economica, appare deflagrato quanto la proverbiale faglia di Sant’Andrea. Per evitare disordini interni, il Senato Federale ha votato all’unanimità per spostare il teatro elettorale in terra straniera. Il Paese prescelto, secondo l’antico sistema Patto-Atlanticense del “Calare Le Braghe” è stato proprio il paese del Sol Levante. L’Italia. L’Intero apparato burocratico elettorale è stato sistemato all’interno della Fortezza Culturale La Rocca, nel quartiere Romano di Torpignattara, luogo strategico, considerato “sicuro” dal servizio segreto deviato internazionale, per ciò che riguarda un eventuale attacco terroristico da parte del temerario Stato Islamico. Le settimane precedenti l’evento cultural-elettorale sono apparse quanto mai roventi. Il motivo di tale bava alla bocca è dovuto al fatto che il Congresso, in sede legislativa, ha deciso di spalancare le pareti presidenziali agli oriundi. Coloro che fossero stati in grado di dimostrare le loro antiche origini di sangue statunitense sarebbero stati immediatamente inglobati all’interno della fornace elettorale. Per questioni di Paradosso di Fermi, essendo il popolo Americano un derivato della popolazione Europea, si è venuto a scoprire che tutti gli abitudinari clienti del Fuckin Poetry Slam presentavano genetica Statunitense. Sono le ore 22 del 9 novembre 2016. Una giornata da appuntare sul calendario. Le emittenti televisive dell’intero globo terracqueo sono sintonizzate sulle componenti fossili dello Stato Pontificio. Dal Colonnato Vaticano, il pontefice argentino Jorge Mario Bergoglio impartisce la propria sospirata benedizione sull’intero manipolo di candidati. La prima ad arrivare davanti alla biglietteria del Teatro Studio Uno è la democratica Hillary Clinton. Seguita dal rivale repubblicano Donald Trump, che per simulare sobrietà arriva viaggiando a bordo di un mezzo pubblico della linea tramviaria. Il terzo ad arrivare è l’anarchico Stefanone. Tocca poi alla poetessa-karateka Sabrina Carboni arringare la dermatite sebacea del presentatore Bruno Vespa. Il Collettivo Zuzwag, composto dai poeti Andrea Procaccino, Guido Casadei e Daniele Giuliani si presenta sfilacciato davanti agli occhi della Tribuna Politica. Sarà un errore fatale che costerà loro la qualificazione al ballottaggio. Il poeta-cuspido scarlatto Valerio Piga giunge sommessamente sbocconcellando una merendina al mascarpone. Allo scoccare della mezzanotte festeggerà il suo primo mezzo secolo di andamento poetico. Avvolta in un alone di mistero fa la sua comparsa in terra d’avorio la candidata nordista Chiara Battistini detta “Metro A”. Sempre in caratura nordista, ma proveniente dalla sponda est della penisola, ecco fare il suo ingresso in scena il parode Tom Dacre. Carmine R Roma, accompagnato dal bassista degli Eagles of Death Metal Dario Baldwin Simmons, prova a ciurlare il maniglio ammiccando sulla sensibilità decurtata della porzione elettorale giovanile. Forte della sua militanza calcistica nelle file dei newyorkesi Cosmos, insieme a fuoriclasse del calibro di O Rey Pelè, Long John Chinaglia e Kaiser Franz Beckenbauer, il fromboliere Christian Ferrante punta a fagocitarsi l’intera bacino elettorale del New Jersy. Siccome la densità abitativa della Grande Mela è inversamente proporzionale a quella di Stati considerati minori come Idaho o Wyoming, fare razzia di consensi ai piedi del focolare della Statua della Libertà, significherebbe per Ferrante posare più di un arto periferico nella “Stanza dei Bottoni”. Ma non sarà una passeggiata di salute. Dalle sezioni della sarabanda conservatrice, proverà a fare la voce grossa anche la poetessa-pedagoga di stampo montessoriano Agnese Monaco. I suoi avi partenopei, durante la discesa di Garibaldi a Quarto, si trasferirono in North Dakota, aprendo una catena di gelaterie all’italiana. Un solo gusto. Panna Montata. Fatta esportando la succulenta mozzarella di bufala allevata nelle praterie della Reggia di Caserta. Un successo culinario che fece aumentare il livello di colesterolo della popolazione statunitense. La candidata conservatrice punta decisamente ad accattivarsi il voto dei nutrizionisti fitoterapici. Ma sul versante dell’immigrazione campana la concorrenza è infernale. I poeti Camillo Milo de Felice ed Elia Ciricillo, grazie anche ad un Patto d’acciaio stipulato in virtù del tenzone presidenziale, possono contare sul sostegno economico delle “sacche oscure” di matrice criminale. Mimmus, poeta e menestrello apolide, ha dichiarato ai microfoni del David Letterman Show di voler fare breccia, con i suoi versi ,nei muscoli cardiocircolatori delle famiglie afro-americane. Strategia imitata dal poeta della Costellazione duplice Daniele Casolino, pronto a farsi portavoce della famigerata “siesta messicana”. La poetessa velocipede Fedra Fedora tenderà la mano allo strato di popolazione penalizzato dalla disoccupazione generale. Il poeta nonché attore e regista Andrea Quintili porta in tavola la carta vincente dell’appoggio a suffragio universale dell’intero Star System Hollywoodiano dalla furiosa Gloria Swonson al romantico Gregory Peck transitando per la felina Ava Gardner. Tutti divi deceduti da immemorando e per questo impossibilitati a votare. Dulcis in fundo ecco fare capolino la polemica candidatura del poeta Enzo Tatti. In America Tatti lasciò un ricordo indelebile nelle menti dei cittadini contribuendo, insieme ai giornalisti Bob Woodrow e Carl Berstein alle dimissioni Irrevocabili del repubblicano Richard Nixon, immortalato mentre giocava a battaglia navale con i codici delle testate nucleari nazionali. Scocca l’ora del declamo. I mastri di cerimonia della serata Valerio Carbone e Giovan Bartolo Botta moderano il confronto tra i candidati aiutati nel difficile compito dall’esperienza del presentatore televisivo americano Kermit La Rana. Si comincia. Stefanone, dopo aver ingiuriato la capigliatura del magnate Donald Trump, decide di immolarsi insieme a Sansone e al restante dei Filistei. La porzione di elettorato anarcoide, orfana del proprio leader, proverà a convergere sul Movimento a Cinque Pinte fondato dai nichilisti Daniele Capaccio e Lucrezia Lattanzio. La lottatrice Sabrina Carboni promette di riesumare le telecronache di Dan Peterson. Non verrà creduta. Il trittico del collettivo Zuzwag promette di aumentare di un milione il numero dei nuovi posti di lavoro, licenziando un milione di vecchi lavoratori. La triade verrà rimpiazzata in corsa dal Collettivo X composto dal duo cristiano-democratico Erica Thent Galante Baker e Alessia Giovanna Matresciano. Le poetesse subentrate agli Zuzwag blaterano di disarmo e riforma del sistema sanitario nazionale secondo il dettame social-democratico. Subiranno in tarda serata un impeachment dovuto ad uno scandalo di natura tipografica. Le loro poesie erano scritte su carta copiativa. Il regolamento lo vieta. La faida Campana si annulla in una lotta fratricida. Carmine R Roma accompagnato dal premio Nobel per la letteratura Bob Dylan, in segno di protesta, si inietta nelle vene una colomba bianca con il ramoscello d’ulivo infilato su per il becco. Fedra, la poetessa che propende per i bisognosi, viene travolta dal sistema tangentizio estero. Il poeta nordista Tom Dacre viene squalificato a causa di una lite per futili motivi avvenuta all’interno di un Pub nella città di Yellowstone sfociata in una sparatoria dove sono rimasti uccisi L’Orso Yoghi e il suo luogotenete Bubu. Tutto questo sangue per un pugno di patatine rosolate nell’olio del radiatore. Terminano il giro di corrente i poeti Daniele Casolino e Valerio Piga tallonati alla giugulare dai favoritissimi Hillary Clinton e Donald Trump. Saranno loro a titillare i suffumigi del ballottaggio. Ora entrano in campo le severità esposte dai suddetti grandi elettori. Ovvero cinque membri facenti capo alle commissioni di lavoro interne alla Casa Bianca scelti a caso prendendo a ceffoni il metodo d’indagine della obsoleta macchina della verità. Dal calderone delle biglie ghiacciate viene estratta una manciata temibile. I performer Asputa Gabriella Greco, Carlotta Piraino e Raffaele Balzano coadiuvati dai ghost-wraiter Valerio Valentini e Adriano Marenco. Saranno loro a calare la scure sulla sorte amministrativa della Nazione per antonomasia. Ora quasi 250 milioni di americani aventi diritto al voto, settati davanti ai teleschermi, si stanno tastando la sacca scrotale a dupce mandata. La democratica Hillary Clinton, sostenuta dall’intero establishment dell’apericena è pronta a sollevare al cielo il vessillo della vittoria. L’immobiliarista Donald Trump con il suo linguaggio scurrile da maschio alfa perennemente infoiato sembra essere definitivamente fuori dai giochi. Così come distanti dal traguardo appaiono le ambizioni presidenziali dei novelli Casolino e Piga. Si torna in cabina elettorale. E qui qualche accidenti sembra contribuire a mutare l’ordine degli addendi. Durante il declamo del componimento, alla Clinton gli fuoriesce dal taschino il pizzino con la formula algebrica per realizzare la famigerata fusione fredda. Il repubblicano Donald Trump, sciupafemmine da combattimento, prova a sedurre la porzione femminile della giuria tecnica sfoderando sul suo cuoio capelluto un parrucchino nuovo fatto ad immagine e somiglianza del Montone. Le urne si chiudono con la Clinton Papa. Ne uscirà disgraziatamente Cardinale. Suoi saranno gli stati pressoché disabitati dell’Alaska e del Maryland. Sotto l’egida del Satiro Donald Trump rimarranno gli stati priapati del Montana, del Dakota, del Nebraska e del Minnessota, popolati per lo più da Cow-Boy impotenti e Bistecche di Manzo razziste. Il poeta cuspido-scarlatto Daniele Casolino riuscirà a porre il suo sigillo sugli stati balneari della California, dell’Oregon, della Florida, di Washington, del Texas e del confinante Nuovo Messico. Valerio Piga divorerà consensi nelle cantine jezziste dell’Alabama, del Missouri, del Mississipi, della Georgia, della Louisiana, delle due Virginie e del Kentuky. In uno scenario apparentemente paritario, con una Clinton inaspettatamente eclissata al turno di ballottaggio, la differenza la fa il manipolo di grandi elettori che strategicamente converge le proprie preferenze sul candidato a-partitico Valerio Piga. Siamo arrivati alle prime luci del mattino. Il gallo ha già cantato tre volte. L’America si è addormentata con Hillary Clinton presidente, e si è risvegliata con Valerio Piga impegnato a declamare endecasillabi incastonato tra i Colonnati di Camp David. Quando i funzionari del Pentagono consegneranno nelle mani del quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti D’America la valigetta contenete i codici segreti delle Testate Nucleari, l’intero mondo proverà l’angoscia creativa del tardo-romantico Daniele Mattei e necessiterà delle cure mediche palliative procurate dallo stroboscopio della poetessa anatomo-patologa Silvia Carone Fabiani.
Valerio Piga è il nuovo presidente degli Stati Uniti D’America. Invitato a declamare l’inno Nazionale, si confonde tragicamente con la Marsigliese Transalpina andando vicino a scatenare un terzo conflitto bellico mondiale. Oh My God! God Bless American dream!!!
Il Fuckin Poetry Slam Vi Aspetta Giovedì 17 Novembre al B-Folk di Centocelle alle ore 21.30 per una gara di poesie valida a qualificarsi per la fase finale del Torneo Slam Italia, ma anche per rimettere insieme i cocci dell’Opposizione.
Oh, say can you see, by the dawn’s early light,
What so proudly we hailed at the twilight’s last gleaming?
Whose broad stripes and bright stars, through the perilous fight,
O’er the ramparts we watched, were so gallantly streaming?
And the rockets’ red glare, the bombs bursting in air,
Gave proof through the night that our flag was still there.
O say, does that star-spangled banner yet wave
O’er the land of the free and the home of the brave?
On the shore dimly seen through the mists of the deep,
Where the foe’s haughty host in dread silence reposes,
What is that which the breeze, o’er the towering steep,
As it fitfully blows, half conceals, half discloses?
Now it catches the gleam of the morning’s first beam,
In full glory reflected now shines in the stream:
‘Tis the star-spangled banner! O long may it wave
O’er the land of the free and the home of the brave.
And where is that band who so vauntingly swore
That the havoc of war and the battle’s confusion
A home and a country should leave us no more?
Their blood has washed out their foul footsteps’ pollution.
No refuge could save the hireling and slave
From the terror of flight, or the gloom of the grave:
And the star-spangled banner in triumph doth wave
O’er the land of the free and the home of the brave.
Oh! thus be it ever when freemen shall stand
Between their loved homes and the war’s desolation!
Blest with vict’ry and peace, may the Heaven-rescued land
Praise the Power that hath made and preserved us a nation.
Then conquer we must, when our cause it is just,
And this be our motto: “In God is our Trust.”
And the star-spangled banner in triumph shall wave
O’er the land of the free and the home of the brave!