Sabato 14 gennaio 2017 ore 21.30 Chourmo, Via Galeazzo Alessi 122, Certosa, Roma
Premio della Critica FUNWEEK.IT Roma Fringe Festival 2015
di e con Giovan Bartolo Botta
Giovan Bartolo Botta inscena un attore di prosa cuspidato accuratamente verso la prima decade, ancora legato al mondo analogico e al teatro del passato, che osserva la società dello smartphone tipica della democrazia liquida dove il teatro è l’ultima ruota del carro. Totale è l’annullamento dell’emotività. L’attore evoca sul palcoscenico questo disagio dicotomico fotografando situazioni, evocando paure, scaturendo risate. Narrando storie. Elargendo aneddoti. Leggendo poesie. Un Romeo troppo conservatore. Un Amleto punk. Un Otello razzista. I patemi dell’amore non corrisposto. Provini basati sul sopruso variegato al giudizio. Tutto. L’importante sarà fare ridere o sorridere. Ma omeopaticamente. Districarsi da qualunque obbligo, fosse anche l’ultimo.
Nei gelidi giorni dell’Avvento Natalizio La Lega Nazionale della Poesia Italiana assegna l’importante Trofeo della “Gabola”. Un’ambito traguardo per i vari collettivi declamanti sparsi sul territorio italico. Il cielo è sereno. Il clima è quello delle grandi occasioni. L’impianto di declamo è quello Capitolino del B-Folk sito nel millenario quartiere Centocelle. Sugli spalti sono presenti circa sessantamila spettatori. Un’autentica Bolgia fa da contorno ad uno scontro poetico dal sapore di derby. Una stracittadina del proverbiale verso scritto. Le compagini che scendono sul terreno di gioco albergano infatti nella medesima metropoli. Stiamo parlando dei formidabili Poeti dell’Acquedotto di Vigna Murata, i quali dovranno vedersela contro il Kollettivo “Poesia e Dissociazione” del quadrante turbolento della Roma Est. I Vigna Murati non hanno particolare bisogno di presentazioni. Il loro Palmares è kilometrico! Trentacinque titoli nazionali e numerosi riconoscimenti letterari in ambito europeo e mondiale. Il loro modo di comporre poesia ha mietuto vittime illustri ad ogni latitudine longitudinale del Globo terracqueo. Davanti alla loro ossessione per lo stile estetico del pentametro giambico hanno sollevato il vessillo bianco dell’arrendevolezza corazzate quotate in borsa come gli iberici del Real Poesia, gli inglesi del Poetry United, i francesi del Poèsie Saint Germain, i tedeschi del Bayern Dichtung, i lusitani del Poesifica, i sovietici dello Spartak Potiomkin, i serbi della Crevena Pteza e gli scozzesi protestanti del Rangers Poem. A questa finale Natalizia i Muratensi hanno piegato le resistenze dei milanesi della Internazionale Poetica, dei liguri della SampierPoetica e degli scaligeri Hellas Bagonghi Potara! Tutti contenziosi vinti con punteggio tennistico! Sulla Carta sono loro ad essere favoriti nella conquista del traguardo finale. Il Kollettivo “Poesia e Dissociazione” è alla sua prima finale della sua giovane storia. Il cammino per arrivarci è stato impervio! Dopo essersi imposti di misura sulla compagine Felsinea dei Poetry Socmel, i dissociati sono riusciti ad avere ragione dei Fuorigrotta e dei Parteniopoetici solo durante i tempi morti del declamo supplementare. Vere e proprie fatiche erculee che hanno messo a dura prova la tenuta fisico-psichica degli artisti guidati dal coach Ostiense Valerio Carbone. A causa degli infausti e logoranti match poetici del girone eliminatorio L’infermeria del Kollettivo pullula di degenza ragguardevole. Il Namecciano Matteo Mingoli è costretto ad arrendersi davanti al fastidio di un’unghia incarnita così come il Camallo Daniele Capaccio, piegato verso la sosta ai box per una dolenza dovuta ad un alluce valgo. Il tardo romantico Daniele Mattei abdica aggredito da una stagionale raucedine. Stop anche per il duplice Daniele Casolino esasperato dalla fuoriuscita di ben sette denti del giudizio nella sola arcata dentaria superiore!!! Stomatite maculo papulare per l’iconoclasta Lucrezia Lattanzio. Brutta tegola anche la defezione del Cuspidato Valerio Piga messo K.o da una irritante alopecia della zona ascellare. Il medico sociale del Kollettivo, la poetessa anatomo-patologa Silvia Carone Fabiani ha formulato una ipotetica tempistica di recupero dagli infortuni quantificata in circa cento giorni. Giusto Il Tempo previsto dal premier Gentiloni per riuscire a soffiarsi il naso. Costretto a rinunciare all’artiglieria pesante l’allenatore dissociativo Valerio Carbone schiera sul manto in erba una prudente formazione a trazione difensiva. La tattica è quella di rimanere compatti sulla Linea Maginot di retroguardia per poi riposizionare la rima baciata sul versante del contropiede. Una pensata apparentemente suicida. L’undici iniziale del Kollettivo vede Rivellino in porta, una difesa a otto elementi con La ritrattista alessandrina Chiara Hoppipolla posizionata dietro la linea difensiva e un Davide Vladimiro Carlo Sottili in p-arte Oceano puntellato sul palo sinistro. Sul palo destro sarà Alfonso jfl Canale a deragliare le eventuali minacce avversarie. L’ufologo multidimensionale marxista Cobol Pongide proverà a spazzare l’area di rigore mentre la pedagoga Agnese Monaco e l’asceta Melania Rossi saranno le terzine di spinta incaricate di movimentare le fasce laterali. Il veracondo Carmine R Insane smusserà magagne a centrocampo tentando di fabbricare poesia declamabile verso la regione offensiva composta dai ragguardevoli Enzo Tatti, Alioscia Boscaro e l’ellenica Dafne Rossi in arte Fedra! Costretto alla panchina corta coach Carbone può contare sulle sole forze del notaio frescamosca Monica Delfino. Ultimo Componimento su manuale cartaceo avvistato ai tempi della presa transalpina della Bastiglia. I Vigna Clarensi scendono in campo con la migliore delle formazioni titolari al completo. Daitona, Godzilla, Pugnace, Pungolo, Manfredonia, Moscardelli, Pegolo, Giandebiaggi, Varenne, Gaspacho e il fuoriclasse Medacci! I cognomi settati sulla panchina mettono i brividi. Vignaroli, Panebianco, Segale, Frumento, Formentera, Cerignola, Cerere e l’acclamatissimo poeta argentino Gonzalo Giudain. L’allenatore è il pluripremiato romagnolo Tonino Guerra, il poeta dell’Ottimismo Democratico. La Terna arbitrale è composta dall’Ungherese Sandor Pulh coadiuvato dai guardalinee Trinca e Cruciani con l’ausilio del quarto uomo il ragioniere Luigi Tucci. Fischio d’inizio! La partita è a senso unico. Si declama verso una porta sola. Quella del Kollettivo. Il primo pericolo arriva già al quinto minuto della prima frazione di declamo. Apertura del verso da parte di Pungolo, declamo al volo da parte di Pugnae. Bravo l’estremo difensore Marco Rivellino a respingere con i pugni. Ancora Vignaclari in avanti. Siluro poetico di moscardelli che costringe il portiere pometino Marco Rivellino a rifugiarsi in calcio d’angolo. Declamo Piazzato dai venticinquemetri. Manfredonia cerca la soluzione di potenza ma Rivellino blocca sicuro. È un autentico assedio! Triangolazione Godzilla-Varenne-Giandebbiaggi, Pegolo servito sul sinistro si ritrova solo davanti a Rivellino che resta fermo senza farsi ipnotizzare sventando così l’ennesima minaccia. Ancora Clarensi in avanti. Moscardelli ci prova con elementi effimeri di poesia esistenziale, ma non è il suo stile, verso fuori bersaglio per pochi metri. La difesa del Kollettivo arranca. Carbone ordina ai suoi di rimanere tutti posizionati dietro la linea del Leggìo! Minuto trentasettesimo. La retrguardia dei Dissociati capitola. L’attaccante Varenne fa tutto da solo dribblando un numero spropositato di avversari insaccando il verso alle spalle di un incolpevole Rivellino. Nemmeno il tempo di riposizionare l’asta del microfono nel cerchio di centrocampo e i Vignaclarensi raddoppiano! Discesa sulla destra di Gaspacho, traversone al centro dell’area, incornata poetica vincente di Merdacci e si va a riposo sul due a zero. Durante l’intervallo coach Carbone sprona i suoi predicando compattezza e unità. Costretta a scoprirsi per provare a rimettere in piedi una situazione disperata, la formazione del Kollettivo viene castigata per la terza volta con uno splendido contropiede finalizzato dal cinismo del poeta marchigiano Severino Pungolo! Rivellino si applica in una manciata di miracoli che evitano per i disastrati dissociati un momentaneo passivo ancora più pesante. Al minuto settantacinquesimo, l’esordiente Chiara Hoppipolla, al termine di una prova incolore, si fa espellere per fallo da tergo su ultimo uomo lasciando così i compagni in inferiorità numerica. Da tempo immemore declama svogliata distratta dalle sirene di mercato che la vedrebbero protagonista di un clamoroso trasferimento invernale alla corte Messicana degli Slam Poetry tenuti dal famigerato Mc Speedy detto Gonzales . Peones Rivoluzionario ritenuto un’icona negli ambienti letterari della sinistrata sinistra giovanile di frontiera. Guerra consiglia ai suoi sottoposti di fare melina addormentando la partita. Sulle gradinate i supporters Clarensi presenti a centinaia di migliaia, cominciano a dare adito alle trombe intonando peana di giubilo. Siamo giunti agli ultimi cinque giri d’orologio. Carbone decide di consultare la Sibilla Cumana giocando la Carta della Disperazione. Fuori uno spento Alioscia Boscaro dentro L’ermellina Monica Delfino. Dagli spalti si cominciano ad udire gli ultimativi mugugni! Molti tifosi del Kollettivo sono già scesi dai rispettivi anelli per tornare a bordo della linea tramviaria numero 19. Minuto novantaduesimo. Lungo lancio dal fondo partito dal piede di Rivellino, Delfino si fa largo con il corpo lasciando rimbalzare a terra la pallina di carta, tiro al volo di collo pieno e traiettoria che sorprende l’estremo difensore clarense Gianluigi Daitona. Carbone applaude incredulo. Il gol della bandiera. Almeno l’onore è salvo. Non sarà solo l’effimero Onore a mettersi in salvo. Disimpegno errato della difesa avversaria, Delfino lì nei paraggi si avventa sulla poesia come un’avvoltoio affamato depositandola nel sacco. Manca poco, pochissimo al termine della partita. Delfino, rivolta verso il settore semi-deserto della propria tifoseria agita le braccia arringando la folla. Ora i giocatori guidati da Valerio Carbone sembrano essersi galvanizzati! Pongide si impadronisce a centrocampo del manuale cartaceo servendolo sul piede sinistro di Enzo Tatti, finta a rientrare di quest’ultimo e gran botta respinta dall’estremo difensore Daitona, Delfino più veloce di tutti a pochi passi ribadisce in rete. I Poeti Vignaclarensi sono sotto Choc! Letteralmente imbambolati! L’Ottimismo del loro allenatore Tonino Guerra ora somiglia ad una gigantesca supposta parcheggiata su per la saccoccia dove il sole batte a stento! Orde di tifosi che fino a pochi attimi prima possedevano l’elisir di lunga vita sono ora costretti ad ammainare vessilli e gonfaloni! I loro beniamini sono in preda al panico! Ora le loro gambe tremano come foglie innamorate durante la stagione autunnale! Ora si va ai supplementari! Non si andrà! Ultimo minuto di recupero! Declamo d’angolo per i forsennati Dissociati! Mucchio di carne umana stipato in area piccola! Carmine R Insane sistema il foglio di carta sulla mezzaluna fertile! Il Traversone è basso facilmente respinto dalla difesa! Delfino stoppa di petto e rovescia con il mancino….
La Ritrattista Chiara Hoppipolla nel suo servizio di congedo immortala la prodezza balistica con la quale la poetessa frescamosca Monica Delfino consegna la Coppa sulla sponda Est del Tevere!
Merry Fucking Poetry Slam…il miracolo è compiuto…Gesù Bambino ha macellato la mangiatoia!
Premio della Critica FUNWEEK.IT Roma Fringe Festival 2015
di e con Giovan Bartolo Botta
Giovan Bartolo Botta inscena un attore di prosa cuspidato accuratamente verso la prima decade, ancora legato al mondo analogico e al teatro del passato, che osserva la società dello smartphone tipica della democrazia liquida dove il teatro è l’ultima ruota del carro. Totale è l’annullamento dell’emotività. L’attore evoca sul palcoscenico questo disagio dicotomico fotografando situazioni, evocando paure, scaturendo risate. Narrando storie. Elargendo aneddoti. Leggendo poesie. Un Romeo troppo conservatore. Un Amleto punk. Un Otello razzista. I patemi dell’amore non corrisposto. Provini basati sul sopruso variegato al giudizio. Tutto. L’importante sarà fare ridere o sorridere. Ma omeopaticamente. Districarsi da qualunque obbligo, fosse anche l’ultimo.
Affannarci
sopraffatti dallo sforzo fisico
sopra e sotto
alla periferia della città
affondando la carne
nella carne
i tuoi baci non conoscono
la prudenza
e hanno il sapore del liquore
bevuto al mattino
Ti piace farti trovare nuda
sdraiata sull’orlo del manicomio
vorrei essere li con te
legato ad un letto con la camicia di forza
e non a Londra in Agosto
ad ascoltare i Sex Pistols…
Ho gettato l’esistenza
nel baratro
inseguendo psicosi ossessive
di amori immaginari
evanescenti come
figure di Femmina
dentro un Palazzo Cattolico Apostolico
Adesso Basta!
Sono Esausto!
Tu sei stata l’ultima!
L’ultima Chimera
ad essere stata amata
dalla mia amfetamina
a sua insaputa…
Ti odio
da qui all’eternità
Ti odio
fino alla fine del Mondo
Ti odio
senza riuscire a riprendere fiato
Ti odio
per sempre
Ti odio
comunque
Ti odio
punto e a capo
Ti odio
Perdonami cara
solo così
so dirti Ti amo…
Ti odio
da qui all’eternità
Ti odio
fino alla fine del Mondo
Ti odio
senza riuscire a riprendere fiato
Ti odio
per sempre
Ti odio
comunque
Ti odio
punto e a capo
Ti odio
Perdonami cara
solo così
so dirti Ti amo…
Valli a prendere – spettacolo teatrale in salsa farmacologica
Giovan Bartolo Botta inscena un attore di prosa cuspidato accuratamente verso la prima decade, ancora legato al mondo analogico e al teatro del passato, che osserva la società dello smartphone tipica della democrazia liquida dove il teatro è l’ultima ruota del carro. Totale è l’annullamento dell’emotività. L’attore evoca sul palcoscenico questo disagio dicotomico fotografando situazioni, evocando paure, scaturendo risate. Narrando storie. Elargendo aneddoti. Leggendo poesie. Un Romeo troppo conservatore. Un Amleto punk. Un Otello razzista. I patemi dell’amore non corrisposto. Provini basati sul sopruso variegato al giudizio. Tutto. L’importante sarà fare ridere o sorridere. Ma omeopaticamente. Districarsi da qualunque obbligo, fosse anche l’ultimo.
L’esistenza non è controllo
ma perdita dissoluta del controllo
smarrimento del senno
ed umiliazione cruenta del galateo
Scialacquare tempo prezioso
davanti allo specchio
mentre in trincea un Pappagallo
con temperino e matita
bofonchia scemenze sulla Rivoluzione
L’esistenza non è controllo
ma recidersi le giugulari con la saliva
desiderando di possedere negli sfinteri
altri cento anni di ipocrita vita
da gettare nel cesso
fingendo di occuparci
di fame nel mondo…
Giovan Bartolo Botta. Nato a Belo Horizonte (Brasile), anno di grazia 1981. Cuspide. Diseducazione cuneese. Attore teatrale. Un attore qualunque. Esponente della corrente teatrale ipocondriaca. Ultras teatro a guardia di una fede. Produzioni Nostrane la sezione. Inizio attività di guitto con la compagnia Talli Ruggeri, successivamente lo ritroviamo in piccoli ... Continua a leggere →