Ho cercato posto
nella tua vasca da bagno
almeno per un dannato giorno
Ho atteso il compimento
del trentacinquesimo anno di età
per farmi graffiare la faccia
cinque minuti dalle tue unghie
senza volermi difendere
Ho macinato 643,8 kilo-metri
a piedi!!!
per provare a spiegarti le ragioni del “Forse”
al Referendum Costituzionale
Ho trascinato a letto una esausta fantasia
consumata nell’acido
dalla penitenza del rituale masturbatorio
Ho provato ad uccidere col solletico
i passi
che mi separavano dalla tua fica di marzapane
Poi quando ho capito
che preferivi nutrire lo stomaco
con genuflessioni e abbracci mortali
di natura animale
ho deciso di tacerti il mio amore
evitando cosi
di rompere il salvadanaio…
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Governi Tecnici
In polverie o poesie on dicembre 5, 2016 at 5:27 PMY
In polverie o poesie on dicembre 4, 2016 at 8:55 PMSo che mi regalerai poesia
moltissima poesia
tantissima poesia
bellissima poesia
poesia celestiale
Quantità industriali di poesia
scorpacciate di poesia
sbornie alcoliche di poesia
baci furenti aromatizzati di poesia
amplessi poetici
Poesia!!!
Si, so che mi regalerai poesia
e a questo giro di giostra
sarà una poesia appagata e felice
dunque non sarà poesia
ma una risata di pancia
smarrita dentro una selva di Barbiturici…
A Tempo di Scimmia L’Evoluzionismo non era un Pranzo di Gala
In Recensioni o rescissioni teatrali on dicembre 4, 2016 at 4:26 PML’esperienza di acquisizione della “Consapevolezza del se” da parte del drammaturgo capitolino Marco Bilanzone comincia durante il decennio dei rimpianti anni novanta. Anni che diedero il benservito all’obsoleto organigramma parlamentare scaturito dall’Assemblea Costituente del dopoguerra. Anni di Karaoke esibito volgarmente sulle Piazze dalle bocche sgualcite di presentatori cocainomani. Anni seppelliti in piedi. Anni logori. Anni caratterizzati da uno spiacevole dualismo tra centri sociali autogestiti e sale da ballo zamataure. Era impossibile transitare dentro l’oscuro tunnel adolescenziale senza essere fagocitati da questo dualismo. Ogni epoca possiede il proprio aspetto dualistico. Greci e Troiani durante La battaglia del Peloponneso. Ateniesi e Spartani sul cippo elevato del Monte Olimpo. Sacro Romano Impero d’Occidente contro Sacro Romano Impero Orientale. Sciovinisti Parigini versus Nostalgici Restauratori Transalpini. Empiristi Ottusi barra Spiritisti illusi, castigati e mazziati. Ogni epoca possiede e viene posseduta dalla limitatissima interpretazione di un aspetto dualistico dello scibile umano. Il senso di colpa che alberga nei costati dei viventi impone agli esseri umani di discernere tra le opzioni. Imporre alle persone di Prendere sempre e necessariamente posizione diventa l’imperativo categorico assoluto che permette a una manciata di Arconti di disciplinare le greggi dividendole e bastonandole. Questa duplice faccia della medesima moneta è una sorta di polizza assicurativa sulla longevità del Regno Arcontico. Ogni epoca è schiava del proprio dualismo. Bisogna scegliere. Gli anni novanta non fecero eccezione. O ingoiavi la minestra sinistroide o sorseggiavi il cucchiaio di zuppa tamarra. Nessuna via di scampo. Marco Bilanzone, prigioniero di una realtà urbana infame che dona attenzione al cittadino solo quando si tratta di versare il contributo pecuniario, scelse di impugnare la contrada del Collettivo Marxista-Leninista. Il Centro Sociale del suo rione di residenza divenne presto un punto di riferimento utile a risolvere i dilemmi venuti alla luce durante il rito laico dell’aggregazione pomeridiana. L’Assemblea Politica con allegato di ordine del giorno, tolse ossigeno al suo pensiero logico-razionale, trascinandolo verso l’apologia dell’epurazione Stalinista. Imparò prima di subito a sostituire il pronome personale al singolare con la forma impersonale plurale. Durante la compilazione del verbale consultativo, i capi sezione gli revocarono la forza vitale dell’ego spedendola nella gelida Tundra Siberiana a bordo di un convoglio fantasma. Un triste primo maggio, durante la Carnevalata organizzata dai vertici del Partito per titillare il glabro del Lavoratore, Bilanzone ebbe un acceso alterco con alcuni “compagni” eccessivamente indottrinati, i quali gli rivelarono il punto di vista del Movimento sulla discussa “Origine della Vita”. Una Origine puramente materiale frutto dell’unione tra le componenti genetiche. Secondo la disamina gnoseologica del Partito, precedente al passaggio temporale dell’esistenza terrena, vige unicamente il buio, e dopo la Morte sarà solo L’oblio a dirigere La Fanfara. L’Intelletto è prodotto dal cervello. Il cervello è una porzione del genoma, la coscienza è il risultato di un puro equilibrio biochimico e le emozioni non esistono se non come mera sostanza fisiologica prodotta dalle ghiandole surrenali. Questo era il verbo pronunziato dall’Organo Collegiale. Coloro che nutrivano dubbi su tale speculazione erano pregati di manifestare le loro perplessità durante l’orario d’assemblea. Marco Bilanzone espose i suoi dubbi amletici in assemblea attraverso l’utilizzo della Forma-Monologo. Una forma di rappresentazione considerata dal Partito eccessivamente sovversiva e barocca capace di dilatare l’emotività del soggetto sperimentale dirottandolo verso la ribellione. Troppi gli andamenti Tonali presenti nella sillabazione delle sue parole. Troppi anche i colori. Troppi pure i vezzeggiativi ed eccessivo anche il controllo della respirazione diaframmatica. Il tesserato deve esprimere il proprio parere possibilmente rispettando un funereo andamento mono-tonale. Dopo essersi sfogato e avere dato adito alla sua personale fede cosmogonica improntata sull’imperituro ed emozionale cammino della coscienza individuale dell’uomo a scapito del Materialismo Storico, Bilanzone venne accompagnato alla porta e definitivamente congedato dal Partito. Era il primo maggio 1998. Tre giorni dopo, l’ex sindacalista Fausto Bertinotti e il grimaldello Armando Cossutta arrivarono a provocare una scissione della Coalizione di Sinistra calando la scure sull’allora governo di Natura Progressista capeggiato dal professore bolognese Romano Prodi. La Sinistra era divisa. Ancora Una Volta. Come Sempre del Resto. Paradossalmente, l’esasperazione del Collettivismo inseguito e ricercato ad ogni costo, esalta le capacità del singolo individuo. Singolo Individuo che preferisce indirizzare altrove le energie di un’esistenza che per quanto dilazionata e corretta con la sambuca, è pur sempre soggetta allo sgambetto balordo del Precariato della Vita.
Il Marco Bilanzone che a distanza di vent’anni da quei tristi avvenimenti porta la sua ricerca sul palcoscenico del Teatro Studio Uno è una persona totalmente differente. Gli anni Novanta non sono che un lontano ricordo sepolto sotto i meandri del caso. Ciò che all’epoca era analogico adesso è digitale. I Partiti si sono fatti rosolare a fuoco lento dalle Ordalie dei Populismi. La realtà attuale appare molto più complessa rispetto ai bagordi di quei tempi spensierati. Bilanzone prova a carpire le sfaccettature della realtà odierna partendo dal passato remoto, tramutando il prolisso Codice Masoretico Antico di Leningrado, in una complessa drammaturgia per la scena. Tutto questo per spiegare al pubblico la reale natura delle emozioni, sbugiardando così preposizioni semplici di partito e ottuse speculazioni religiose. La regia del travaglio Scenico-Nosocomico è affidata alla attrice anatomo-patologa Francesca Romana Nascè. Siamo Sul Pianeta Terra, simbolicamente rappresentato da Un tappeto di farmacologia allopatica. Le compresse medicinali sintetizzano i silicati da cui è composta la Crosta Terrestre. Ma non Solo. A seconda dell’utilizzo che ne faranno le attrici sulla scena, esse possono tramutarsi in aggeggi totemici, Simulacri aurei, Tabù inespressi, flora coltivata, fauna addomesticata e chissà cos’altro ancora! Il Pianeta sembra essere recettivo sulla possibilità di accogliere al suo interno vita intelligente.Orfano dell’urbanizzazione selvaggia, l’intero planisfero è immerso in un’atmosfera di surreale silenzio. Interrotto a tentoni dal suono metallico dalla musica apotropaica prodotta dal flauto Honner del poeta duplo-maltato Daniele Casolino. L’attrice Mersia Valente, nei panni di una genetista antico-testamentaria, scende tra le dune sabbiose della Mezzaluna fertile a bordo del suo Kavod intenzionata ad accelerare il processo evolutivo dell’essere progredito sul globo terracqueo. Perlustrando la zona, imbatte in una unità carbonio chiamata Primate, compatibile con il suo profilo desossiribonucleico. L’attrice Claudia Salvatore. L’unità carbonio terrestre viene sedata e trasportata all’interno di un laboratorio di sperimentazione genetica che le antiche scritture chiamano Gan-Eden. Qui le viene inserito nel midollo spinale lo “tzelem” ovvero il materiale genetico da cui è composta la genetista stessa. Grazie a questo intervento medico, l’unità carbonio terrestre decuplica le proprie capacità di adattamento riconoscendo nella genetista la sua Divinità Madre-Creatrice. Ma la divinità madre creatrice ammonisce la propria discepola negando di possedere velleità onniscienti ed onnipotenti. Anche lei, nonostante l’utilizzo di notevoli padronanze tecnologiche, è soggetta a deperimento nonché decesso e soprattutto ignora il reale segreto dell’effluvio vitale. Afferma che la disciplina laboratoriale genetica si occupa di fabbricare involucri capaci di immagazzinare anime imperiture per sintonizzarle adeguatamente sul piano di comprensione dell’Universo Olografico. Sul macilento mondo della Forma. Sul subbuglio dell’agglomerato materico. Ma l’individuo dotato di coscienza naviga da sempre, su altri piani d’esistenza, indipendentemente dalla possibile composizione genetica. Ed esisterà anche dopo che il suo involucro si sarà decomposto in pasto per i vermi. Recepita questa verità, la primate divenuta sapiente ,abbandona l’ovile materno per andare a misurarsi con l’inospitale ambiente esterno, sperimentando così la sua prima reale emozione. L’emozione dell’abbandono appunto che è ancestralmente presente in ogni essere umano. Appartiene cioè ad una sfera inconscia, ad una galassia sotterranea che pre-esiste rispetto ad un congedo, ad un lutto, ad uno sfregio o a qualunque altro tipo di abbandono sperimentabile sul piano dell’esistenza “fisica”. Dopodiché, per questo nuovo essere dalla percezione espansa, sarà un susseguirsi di tuffi nella cloaca dell’emotività umana, talmente doloroso da farla arrivare a maledire colei che attraverso l’elargizione dell’Rna desossiribonucleico la fece progredire nella scala evolutiva donandole ragione e senso critico dell’esistenza. L’impatto con l’emotività umana sarà tutt’altro che atarassico, tanto che le emozioni la sovrasteranno scaraventandola in balia di rancori costanti, atti contro natura, tremende vendette, ossessive coazioni a ripetere, amori distruttivi, compulsione del vizio e declassamento del perdono. La componente emotiva calpesterà il calcagno al pensiero logico razionale Quasi quanto la Vergine Maria calpesterà la testa della serpe tentatrice. Questo perché essa esiste dalla Famigerata Notte dei Tempi, da sempre, ed il pensiero logico razionale, figlio illegittimo di un Illuminismo spiccio, altro non è al suo cospetto che un inutile e patetico servo di scena.
A Tempo di Scimmia…Charles Darwin non l’avrebbe mai fatto!!!
A Tempo di Scimmia Teatro Studio Uno Sala Specchi dal 24 novembre 2016 al 24 novembre 2018 di Marco Bilanzone con Claudia Salvatore, Mersia Valente regia Marco Bilanzone, Francesca Romana Nascè Coreografie, Costumi, Scene Lisa Rosamilla musiche Daniele Casolino
Cappuccetto Non Ululare
In polverie o poesie on dicembre 3, 2016 at 5:32 PMAffermavi che
non c’era nulla di male
a raccogliere fiori in giardino
Fantasticare ai Pirati
giocando con gli escrementi
era il modo giusto
di sedare un lamento
Cantare in Estate
come oziose Cicale
che hanno barattato pane raffermo
per un tozzo di Vita
sembrava l’unica strada sensata
per celebrare degnamente il Santo Natale
Ampolle di sangue
Brandelli di carne
L’uccisione di Bambi
Vasche da bagno colme di urla
Ogni storia battezzata dalla tua foce
era fonte di purificazione del corpo
Fino a quando
decidesti di giacere nuda
accanto al corpo addormentato
del Falegname…
Ubu Me: Storia Parallela del Quorum Immaginario
In Recensioni o rescissioni teatrali on dicembre 1, 2016 at 2:11 PMTeatro Studio Uno. Quartiere Torpignattara. Città di Roma. Coloro che abitualmente frequentano il posto conoscono la disposizione delle Sale all’interno delle quali hanno luogo i numerosi spettacoli quotidiani. Oltre alle antiche e coloniali “Sala Specchio” e “Sala Teatro” fondate nel secolo quindicesimo dagli esploratori portoghesi Alessandro Magellano ed Eleonora Ghibellini, l’attuale regime del dittatore artistico teatrale polacco-caraibico Fulgenzio Venceslao Baptista, nel tentativo di mettere in evidenza davanti agli occhi degli abbonati la propria magnificenza, ha fatto edificare un altra gigantesca sala a capienza variabile ed illimitata. La famigerata “Sala Moncada”. Ed è proprio negli sterminati spazi di questa nuova struttura che compagnie teatrali provenienti dal resto del paese, vengono costrette dalla Milizia Nazionale ad esibirsi a piedi scalzi , rispettando così la prassi laboratoriale sovietica, esibendo un repertorio rigorosamente Tradizionale. Venceslao Baptista, ex Palotino di Ventura, grazie all’aiuto di Finanziamenti Illeciti pervenuti appositamente dal Ministero, riesce a mettere le mani sulla direzione artistica del Teatro Rovesciando il Sistema Democratico A Compartimento Stagno instaurato dal Precedente Direttore Artistico Cileno Augusto Pinocchini. Correva l’anno 1959. La Riforma Governativa che prevedeva la conversione delle Strutture Pubbliche dello Spettacolo in Aziende Private a Capitale Garantito era stata respinta dal Sistema Parlamentare del Bicameralismo Perfettibile. Rimandata al mittente si preferì momentaneamente accantonarla permettendo così al reparto ministeriale di incamerare la proverbiale boccata d’ossigeno. L’apparente clima distensivo sarà la condizione reale e necessaria che permetterà al Palotino Venceslao Baptista di fagocitare il consenso di una opinione pubblica ridotta allo sconquassamento delle gonadi. Pinocchini abbassa la guardia elargendo al popolo inattuabili promesse da mercante. Il suo credo a matrice liberale promette una sperimentazione che non avrà mai luogo. Durante la giornata d’inaugurazione della Stagione Teatrale 1959-60 le truppe cammellate del Palotino Venceslao Baptista fanno irruzione nella Sala Stampa prendendo in ostaggio l’intero Consiglio dei Ministri e annunciando un Cambio della Guardia ad abbonamento unificato. Definitivamente deposto dall’instaurarsi della Nuova Direzione Artistica, l’ex responsabile Augusto Pinocchini deciderà di togliersi la vita colpendosi più volte la faccia con un trampolo rimediato sottobanco dall’attrice capitolina Valentina Conti. Fulgenzio Venceslao Baptista, amico intimo del cacciatore di Streghe statunitense Joseph Mc Carty, cresciuto all’ombra del Partito Conservatore Scenico, orienta il proprio Protettorato secondo la moderna Dottrina della Speculazione Missionaria. Il Teatro fagocita dapprima il barile del finanziamento concesso a grappolo d’uva, dopodiché stralcia lo Statuto Ordinario per terminare la propria Corrida negli andamenti tonali e volubili della Quotazione in Borsa. Il primo ed unico risultato prodotto da questa politica negletta nonché scriteriata è la lievitazione alle stelle del Costo dei biglietti d’ingresso per il gentile pubblico accompagnata dal trascinarsi lento ed inesorabile delle compagini teatrali verso i demoni della Fame, della Sete, dell’Alcolismo e del Mercimonio Televisivo. A Questo scempio va ad aggiungersi la firma degli accordi commerciali multilaterali che prevedono libera circolazione delle compagnie teatrali sul territorio comunitario unita all’utilizzo della moneta unica per l’acquisto di un abbonamento statico e trasversale. Praticamente uno Sterminio Teatrale Legalizzato. Saranno decenni di miseria con molti teatranti che ,aggrediti dalla depressione, troveranno rifugio nella somministrazione di un farmaco o nel riciclaggio dell’impiego sommerso. Molti torneranno addirittura a rimpiangere la conduzione artistica del Pinocchietti, che pur tra mille difficoltà, una pacca sulla spalla riusciva a garantirla anche alle più improbabili filo-drammatiche da Parrocchia!!! Arrivati all’apice della disperazione, domenica 4 dicembre, gli stremati Teatranti avranno la possibilità di cambiare il loro destino e il destino del Teatro Studio Uno accettando attraverso la metodologia referendaria, le riforme sceniche a stampo Marxista scritte a sei mani dal Partito Collettivista Guidato dalla discutibile Famiglia UbU. La Riforma prevede Contratti Collettivi di Lavoro a Salario quantificabile in base all’usura psico-fisica dell’attore. Doppia Porzione Giornaliera di Sbobba composta da Gallette di Riso, Pane Secco, Crosta di Formaggio e Acqua Naturale distillata alla Spina. Abolizione della replica pomeridiana domenicale. Ingresso del Pubblico in Sala procedendo a passo d’oca. Prezzo di entrata titillante l’obolo rappresentativo. Abolizione del Teatro basato sul Sostantivo Semplice di Genere Indefinito. Soppressione del Teatro di Parola Volgare. Moderazione dell’Uso del Corpo sulla scena. Annullamento delle pause caffè e sigaretta durante la prove. Riduzione della minzione fisiologica. Progressivo estinguersi della promiscuità basso-ventrale utile al debellarsi della macula-purulenta di origine venerea. E dulcis in fundo: Abolizione del Sussidio di disoccupazione sostituito da un più aggiornato buffetto sulla guancia.
Ubu Me. Teatro StudioUno dal 24 Novembre al 4 Dicembre Regia Diviso Per Zero con Francesco Picciotti e Francesca Villa. Nel giorno in cui la nota azienda d’abbigliamento sportivo transalpino Adidas perde il suo testimonial d’eccezione, ovvero il compianto ed eccellente Fidel Castro( Marco Ceccotti copyright ), La Centenaria Causa Rivoluzionaria Globale acquista la sbarazzina Famiglia Ubu, ovvero il fiore all’occhiello della Lotta Armata. Una Famiglia esemplare capace di insegnare al popolo prigioniero l’unica regola utile allo svolgersi della battaglia: Arrivare a Sparare possibilmente già Mangiati, perché spesso la Liberazione è una questione di …Apericena.