Giovan Bartolo Botta

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Rob Brezsny a Pezzi (2012)

In polverie o poesie on giugno 30, 2017 at 12:39 PM

Astrologia

Uscita Senza Bivio

Settimo Sesterzio

Depravazione degli Oracoli

Dodici Giuda racchiusi in una sola moneta

Ironia meschina della Cassandra

Squarcio delle carni a suffragio universale

Arieti Impavidi ottimisti

Suicidatisi in un bunker a stomaco vuoto

Tori con l’anello nuziale al dito

divorati dall’audace morbo della Sifilide

Gemelli Diversi Brigadieri e Briganti

Cancri eccessivamente sensibili

capaci di uccidere a freddo eludendo il perdono

Leoni ammutoliti da una Savana

che ha reciso le proprie orecchie per non sentirne il ruggito

Vergini meticolose totalmente assenti

La proverbiale Saggezza della Bilancia

spalancare le gambe e partorire Norimberga

Seducenti Scorpioni aspirare a pagare

per dissetare la gola con poche gocce di pioggia dorata

Sagittari liberi di chiudere a chiave un amante

Capricorni ambiziosi non muovere un dito

Acquari politicamente scorretti fondare un partito

Pesci ossessionati dalla figura professionale del Burattinaio

Astrologia sedimentazione erotica

di una mente folle

Chiamami sarò la tua Casa abitata da altri…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Game Over (2012)

In polverie o poesie on giugno 29, 2017 at 11:10 am

Un Giorno

tutto il Mondo

avrà fatto

amicizia su face-book

Un Giorno su face-book

saremo tutti amici

l’uno dell’altro

Tizio amico di Caio

Caio amico di Sempronio

Sempronio amico della Palestina

La Palestina amica di Israele

Israele avrà il pollice verde

Un Giorno Insieme in tempo reale

su face-book condivideremo tutti

per sempre lo stesso identico post

Per sempre

Un Giorno Su face-Book

l’umanità avrà sconfitto la morte

Connettendosi a face-Book

per l’eternità

Quel giorno finalmente

su face-book

Game Over…

 

 

 

 

 

 

I Soliti Sintomi

In polverie o poesie on giugno 29, 2017 at 10:18 am

I Soliti sintomi

emozioni boccoli d’avorio

sfoggiati come abiti da sera

per i quali non possiamo

essere condannati

vederti scivolare

ho sorriso…

Pazza

In polverie o poesie on giugno 28, 2017 at 1:22 PM

Non ti sei lasciata toccare

quando avevano mani

non ti sei lasciata baciare

quando indeciso

assoluto bisogno

vestiti rubati

labbra fuori giacevano al freddo

non ti sei lasciata toccare

chiusa a chiave

dimenticata nel cassetto

pazza…

 

 

 

Pillole di Pubblicità Progresso

In Recensioni o rescissioni teatrali on giugno 27, 2017 at 4:26 PM

“Ehi Ragazzo! Fermati un attimo a riflettere! Ti piace il Teatro ma non sei sessualmente ambiguo? Vorresti fare l’attore ma non possiedi sufficienti raccomandazioni? Sei particolarmente sensibile dunque vorresti fare di te un artista della parola? O più semplicemente non hai voglia di fare un cazzo ma ti interessa il guadagno facile? Niente Paura! Per te e per quelli come te sono aperti i nuovi corsi di dizione e interpretazione tenuti dal grande attore italoamericano Frank Portarella Sempioni, già allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, di un cugino di secondo grado del grande maestro polacco Jerzy Grotowski. In via degli aceri 47 bis a Collina Fleming ti aspetta il successo planetario grazie ai mitici corsi di recitazione dell’immenso Frank Portarella Sempioni, già Frank Portarella Gigliati, Al secolo Mario Pautasso Chiabotto, conosciuto alla giustizia italiano col nome di Faina. Frank Portarella Sempioni. E il Teatro per te Non avrà più segreti!!!

 

 

Sei Un attore, un aspirante attore o anche più semplicemente un allievo attore permanente? Soffri di arzigogolii finali, allungamenti di vocale, periodi manierati, gigioneggiamenti arcaici, barocchismi gratuiti, neoclassicismi infiltrati, rococò selvatici, innalzamenti acuti, note uccellatrici, stridoliì vocali dovuti ad abusi molteplici, paranoica precisione degli arti negli spazi? Niente panico! Solo per te e per quelli come te sono arrivate dalla Patagonia le Pillole “Calmon 2014”, il primo prodotto farmaceutico studiato appositamente per quegli attori che hanno sempre voglia di prendersi troppo sul serio. Ammiccamenti, rimandi, battiti cardiaci accelerati, sudorazioni in prova, ninfomanie sui colleghi e su te stesso, tutti questi sintomi spariranno grazie a questo rivoluzionario rimedio. La sperimentazione partirà nelle sale teatrali capitoline a partire dalla stagione 1998/1999. Vi consigliamo di non controllare la posologia prima dell’assunzione del farmaco, in caso di persistenza di sintomi barocchi, cambiare mestiere.

 

 

200 decibel di Pillole

Dopo una breve sospensione dovuta ai ballottaggi elettorali sparsi nelle urne della Penisola, la Rassegna Teatrale Pillole riparte di slancio. Senza necessariamente aver fatto uso di Olio Cuore. E lo fa con un attacco frontale nonché parzialmente missilistico alla secolare tradizione del teatro barocco. Il Teatro Barocco. Antichissima Pratica Scenica di Scuola Transalpina. Caratterizzata da esagerazione del gesto, pesantezza vocale del timbro, megafonia del volume, sopruso del tono, assenza del ritmo e putrefazione del trucco. Un trucco marcato tipico di chi ama sollazzarsi l’uscio posteriore senza emettere ricevuta di ritorno. La disciplina Barocca ha scritto pagine importanti nella millenaria Storia del Teatro. Lasciando maestri morti e feriti sul campo di battaglia del boccascena. La Compagnia Matuata Teatro decide di combatterne i dettami a viso aperto. Depositando nelle cavità orali degli attori Elena Alfonsi, Alessandro Balestrieri e Andrea Zaccho dei veri e propri soliloqui che somigliano a grida di battaglia. Urla Spagnolesche. Kubrickiani visi da Guerra del Vietnam. Il trittico di interpreti, mascherati da Torce per il lancio di soccorso sulle navi della marina mercantile lappone, denunciano il loro personale sdegno agitandosi come frontman di un gruppo Rock. Agitano l’equatore addominale come dei Chuck Berry infoiati. Aggrediscono il sistema metrico decimale fagocitando il tappeto musicale di sottofondo. Tengono la folla in pugno la sodomizzano a piacimento. Sembrano tre giovani Freddie Mercury. Sono Freddi Mercury. Morto e Risorto sulla Croce Come Gesù Cristo. Tornato sulla Terra in salute per liberarci dallo spauracchio delle malattie a trasmissione sessuale. Le tipiche malattie che si contraggono praticando le arti magiche del Teatro Barocco. E intanto il Naufragio del Sirio si fa sempre più assordante. Il Bastimento affonda trascinando con se nei fondali marini un nutrito gruppo di elementi barocchi. Leonardo Di Caprio, Kate Winselet, Roberto D’Agostino, Umberto Veronesi, Il Clown David Larible e il paparazzo Rino Barillari. 200 decibel. I decibel riscontrabili all’interno di un Palazzo del seicento. Un Caseggiato Barocco abitato da pareti barocche, pavimenti barocchi, soffitti barocchi, bagni barocchi, ripostigli barocchi, cantine barocche, solai barocchi, cucine barocche, camere da letto barocche, animali domestici barocchi, attori barocchi e fantasmi scurrili. Il Teatro Barocco alla Prova del Nove di Matuta Teatro.

 

 

Pillole Straniere

Scoppia l’amore. Un amore proibito. Lascivo. Fedifrago. Scomodo. Inopportuno. Una ragazza Israeliana attraversata da simpatie sioniste smarrisce il senno innamorandosi di un ragazzo Palestinese simpatizzante Hamas. La Ragazza ragiona sui canoni tipici del popolo eletto. Canoni esclusivi. Dio il patto l’ha stipulato con noi e non con altri. Quindi gli altri stiano al loro posto, facciano la fila oppure crepino in solitudine. Il ragazzo vive per la lotta armata. È convinto di essere un discendente della antica popolazione dei Nefilim. Gli originali abitanti della Striscia di Gaza. Una popolazione nomade capace di spingersi sino ai confini della mezzaluna fertile. Tra i due individui sarebbe guerra. Ma l’amore si sa fa fare e dire cose che non hanno senso. O forse hanno senso proprio perché sono senza senso. Il loro amore si traduce nella sensazione tipica di farfalle che abitano la bocca dello stomaco. Quando si incrociano gli sguardi l’amplesso è già cominciato. Rapporti sessuali fugaci, malandrini, rapidi, consumati di nascosto alla velocità del suono. Il suono dell’ordigno quando esplode su un autobus di linea. Scoppia l’amore ne Lo Straniero di Lorenzo De Liberato. Lo Straniero. Quello. Esattamente Quello. Non Quello di Camus. Ma la sensazione di Straniero che alberga nell’essere umano quando si scopre vulnerabile alla variabile ipotetica di un periodo algoritmico impossibile da calcolare chiamato imprevisto.

Pillole di Sciuscià

Una famiglia italiana durante il decennio della Grande Depressione, decide di fare i bagagli ed emigrare lungo le coste della Terra Promessa. L’America. La famiglia si accomoda nella stiva di una bagnarola pronta a salpare dal porto di Civitavecchia. Disgraziatamente per quella famiglia, la Nave dove stanno è lo stesso rimorchio dove viaggia quel rompicoglioni di Novecento. Novecento, il giovane buzzurro partorito dalla penna dello scrittore subalpino Alessandro Baricco. Ma Novecento è cambiato. Non è più l’innocente fanciullo di un tempo. Timido, introverso, astemio. Assolutamente No! Adesso Novecento è cresciuto diventando un coacervo del vizio. Bestemmia L’Autorità Paterna, Commette Atti Impuri con L’Autorità Materna. Beve alcolici, Fuma sigarette come un Turco, Rutta, Orina, Sbava, frequenta cattive compagnie, va allo stadio e non disdegna i favori sessuali delle Prostitute. Per la morigerata famiglia italiana il viaggio verso le Americhe si rivela un Inferno. Novecento organizza ogni notte baccanali degni di una cena del Trimalcione. Gira di Tutto. Vino a Fiumi. Cocaina come se nevicasse. Birra come se piovesse dal cielo. Eroina come se spuntasse da terra. MariaGiovanna come se crescesse sugli Alberi. Vagonate di mignotte fatte arrivare dagli svariati Punti Cardinali. C’è ne per tutti i gusti. More, Rosse, Verdi, Gialle, Blu, Lilla, Fucsia, Celesti e Variopinte. Disponibili, pagando, a soddisfare il qualsivoglia tipo di perversione. Notti insonni. Quando gli sventurati italiani riusciranno a giungere finalmente a Nuova York, andranno ad abitare a Chinatown e anziché imparare l’idioma del posto, impareranno il dialetto mandarino decuplicando la loro condizione infame di ghettizzazione. Lo Sciuscià di e con Marica Pace. Un disagio esistenziale di un nucleo famigliare decurtato della propria identità. L’identità è composta da identità dell’anima e identità dell’ego. Entrambe necessarie per riuscire a sopravvivere nell’Olografico Universo della Forma. Se una delle due viene a mancare il sistema si inceppa. Se entrambe vengono a mancare sopraggiunge la Morte. Ecco perché chi fa Teatro sente l’esigenza di ricercare un reale quanto disperato e straziante contatto col pubblico. Per assumere consapevolezza della propria identità. Pretende dal pubblico che quest’ultimo si prenda la responsabilità di donare l’identità alla attore. L’attore per riuscire ad ottenerla non da nulla per scontato. Non lascia nulla di intentato. Si libera di ogni cavillo. Di ogni magagna burocratica. Di ogni laccio e lacciuolo. Si libera di ciò che non esiste. Cioè il personaggio. E capisce che per agguantare l’identità ed eludere l’inferno sulla Terra è necessario accantonare ciò che non esiste, dare un pugno sui denti al senso di Colpa e mettere in scena l’unica certezza che sa di sapere. O non sapere. Se stesso.

 

 

Pillole a Cinque Dita

Eporedia. Ivrea. Olivetti. Ridente cittadina di montagna situata ai piedi della Morena. Ivrea. La Silicon Valley Italiana. Ad Ivrea l’imprenditore Adriano Olivetti riuscì nel miracolo di far coesistere un capitalismo etico con una socialdemocrazia illuminata. Chi prestava servizio all’interno di quell’azienda si sentiva parte integrante di un progetto collettivo. L’Azienda dava lavoro e fungeva anche da Garanzia per lo Stato Sociale. Istruzione Assicurata, Sanità Coperta, Ferie Garantite, Alzabandiera e Colonia Estiva per i figli dei dipendenti. Una specie di Eldorado all’interno di un Mondo già liberale ma non ancora liberista. Ma per accedere a quel Pese dei Balocchi era necessario superare un durissimo esame d’ammissione. Basato soprattutto su di un unica materia. Ma dalle varianti molteplici. Dattilografia. A cinque dita con i polpastrelli posati su dei contrappesi di piombo. I numerosi candidati, preoccupati di fallire l’ingesso nel mondo del lavoro, si riunivano in gruppi provando a ripassare la materia. Uomini già sposati studiavano spesso e volentieri con Donne già convogliate a giuste nozze. E tra un tentativo di dattilografia su foglio protocollo e uno su carta Fabriano, spesso succedeva che l’approfondimento terminasse il suo corso sotto le lenzuola. Esercizio a cinque dita. Scritto da Eliseo Pantone. Con Eustachio Vincenzo Guida, Angelo Loffredi, Teresa Nardi, Marica Pace ed Eliseo Pantone. Esercizio a Cinque Dita. Anche Quattro Vanno Bene per descrivere che paradiso fosse Ivrea prima della scorporazione voluta dall’Ingegner De Benedetti.

 

 

Dodici Ore di Io nella Vita di Pillole

Un Bambino viene alla luce affetto da una rarissima patologia genetica. A causa di una defezione mitocondriale quel bambino è costretto a consumare la propria esistenza in sole dodici ore. Una mezza giornata. In sole dodici ore i genitori vedranno il loro frugoletto nascere, crescere ed invecchiare sino a tornare polvere per i vermi. Bisogna fare presto. Non c’è tempo da perdere. È giusto che in queste maledette dodici fottute ore questo bambino provi ogni tipo d’esperienza. Anche la più estrema. Overdose di farmaci, sbronze, note sul registro, innamoramenti, bocciature, promozioni, approvazioni sul lavoro, licenziamenti, concerti di Carmen Consoli, Discoteca, Droghe di tutti i gusti, Puttane, Orge, Scambi di Coppia, Rapporti Omosessuali, Cinema, Cinema a Luci Rosse, Compulsione sui Social NetWork, Calcio, Rapporti Incestuosi, Studio di una lingua straniera, Analisi dello strumento musicale, Malattia venerea, composizione della poesia, dildo, omicidio preterintenzionale, caccia alla volpe, grigliata di pesce, cena vegana e chi più ne ha meno ne metta. Il bimbo consapevole della propria sfortunata condizione di precario terrestre, non si perde in inutili cerimonie e comincia subito a praticare le arti per la scena. Si spoglia integralmente davanti ad un attonito pubblico pagante. Con una mossa di Judo spezza il Collo ad un Cerbero rubandone il Vello. Si disarciona le carni dall’osso in maniera avanguardista e seguito come un ombra da un piazzato ambulante si getta tra la folla cercando di sintetizzarne il profumo. Poi Vinto dagli istinti quel bimbo incrocia una Lupa Capitolina, e dimentico della sindrome di Peter Pan, volta la carta e se la ingroppa sino alla fondazione di Roma. Appare un Orologio sulla Parete. Svizzero. Digitale. È la morte che si manifesta sotto forma di quarzo esigendo il suo tributo di carne. O meglio. È la Paura della Morte. La Morte Non Esiste. Esiste la Paura anche se solo per dodici ore nella vita di ognuno di noi. Ma questa sensazione nei costati di Daniele Casolino e Francesca Romana Nascè non si chiama Paura. Bensì Vodka Lemon…

 

 

 

 

Breve Storia del Poetry Slam di Claudia D’Angelo

In Poetry urban story on giugno 26, 2017 at 6:54 PM

Il Poetry Slam targato Claudia D’Angelo nasce nel 378 a.C durante il Grande Scisma D’Occidente tra La Chiesa Cattolica Romana facente capo alla Santa Sede Vaticana e La Chiesa Cristiana Catalonicense facente capo al settimo Vescovo di Costantinopoli Teodosio Gandino di Nicofarea. Prima di questo mutamento politico mascherato da riforma ecclesiastica, l’unica possibilità per ascoltare poesia letta in pubblico, consisteva nel frequentare Loculi Patronali dove i soli versi ad essere recitati dalle ugole malsane di banditori di piazza, erano versi di ordine Pastorale. Esisteva già in nuce una specie di singolare tenzone. Dove i poeti stessi si davano battaglia sino allo spasimo, e gli sconfitti erano costretti alla Condanna in Contumacia. Con relativa Scomunica elargita dall’Ordine Carmelitano D’Appartenenza. Appartenere ad un Ordine Carmelitano per il poeta era garanzia di Pubblicazione Per la Gloriosa “Fatebenefratelli Editore”. La Casa Editrice di Scuola Francescana. Che in epoca di Guerra Saracena godeva della migliore distribuzione su Mercato. Era un epoca buia per i Contenziosi Poetici. Imperava una cecità Medievale. Spesso i poeti erano costretti a sillabare il verso indossando delle armature in ferro battuto. Con tanto di scudo, elmo, giavellotto e Ronzino di Paglia. Morti e feriti erano all’ordine del giorno. Cuori impavidi si sacrificavano nel nome della poesia uccidendo avversari sulla Via di Damasco. Accecati da una fede indefessa, questi poeti provetti erano convinti che nell’aldilà li aspettasse un editore puro pronto a pubblicarne le gesta su manuali cartacei a tiratura limitata. L’imperatore Costantino, turbato dal dilagare della violenza nel mondo della poesia, desiderava porre un freno a questo inutile spargimento di sangue. La notte di Natale del 25 dicembre 378 a.C davanti allo sguardo esacerbato di Papa Gregorio Magno, Costantino incarica la poetessa Claudia D’Angelo di porre un freno a quelle maledette Stragi degli innocenti. Il Poetry Slam sotto la sua guida sarebbe dovuto tornare ad essere un afflato eroico. Una questione di classicismo stagionato. Come ai tempi dell’età Periclea. Dove i Poeti si sussurravano poesia a bassa voce dopo essersi massaggiati la schiena con oli essenziali. Ma le cose andranno diversamente da quanto previsto. I primi Slam condotti dalla D’Angelo videro il propagarsi di scontri monumentali tra poeti del Ciclo Bretone Contrapposti a Poeti del Ciclo Carolingio. I Componimenti presi in esame trattavano spesso di Orchi, Draghi e Fattucchiere sconfitti da maschi alfa a colpi di Pizze in Faccia. Poi arrivò il turno dei Cavalieri della Tavola Rotonda. Impegnati a spremere le meningi per comporre una poesia utile a trascinare Ginevra a letto con le buone. Col beneplacito di quel pirla di Re Artù e del suo galoppino. Lancillotto Gobbo. Terminata la ballata del Maniero, la D’Angelo fu costretta a tenere a bada i diplomati della scuola petrarchesca. Sempre pronti a farsi fagocitare dalla rima. Anche Quando stanno seduti sulla tazza del cesso a sbrigare le principali funzioni fisiologiche intestinali. Memorabile fu la rissa reale che intercorse tra Dante Alighieri e Pietro L’Aretino. Alighieri accusò L’Aretino dell’infamante reato di Pornografia Poetica minacciandolo di schiaffarlo nel girone dell’inferno. In tutta risposta Aretino si calò le braghe mostrando al cantore fiorentino le proprie vergogne. I due vennero alle mani. La D’Angelo nel tentativo di sedare la rissa chiese l’intervento immediato degli amici Lapo Gianni e Cino da Pistoia. Che si buttarono nella mischia alimentando il casino. A questi si aggiunsero anche il Guinizzielli e l’Ariosto. Fu il Putiferio. La baraonda venne interrotta solamente da un brusco temporale. Il bilancio della rissa fu terribile. Nove unghie incarnite e una costola inclinata. Questo fattaccio costò alla D’Angelo un richiamo verbale da parte dell’Avvocatura di Stato. Superato il misticismo superstizioso dell’età Vittoriana, Lo Slam targato Claudia D’Angelo subì una battuta d’arresto in epoca Romantica. A Causa del dilagare della malattia da postribolo. La Sifilide. I Poeti dell’epoca erano tutti afflitti da questo medesimo male. Una purulenta piaga malsana che quasi decimò la fauna poetica riducendola all’estinzione. A questa infezione di natura sessuale bisogna aggiungere anche l’affermarsi dell’alcolismo e dello smodato uso di morfina. È necessario attendere la scoperta dell’antibiotico somministrato per via orale per tornare a vedere i Poetry Slam di Claudia D’Angelo tornare ai fasti di un tempo. Poeti guariti dalla patologia organica erano ora nuovamente pronti a darsi battaglia. Un grande lavoro lo fece anche il Nosocomio Capitolino fornendo gratuitamente ai poeti una adeguata profilassi di natura psicoemotiva. Psicologi e Psicoterapeuti si mettevano a disposizione per aiutare i poeti a silurare i fantasmi che abitano la loro tribolata sfera inconscia. Superato anche lo scandalo della Banca Romana, L’Unità d’Italia e l’avvento di ben due conflitti bellici mondiali, transitiamo nel 68 e negli anni di piombo, per arrivare velocemente agli Slam degli anni 80 caratterizzati dal Rampantismo Socialista dove tutti i poeti che si presentavano a gareggiare erano Paninari e/o Cremini. Poi, inaspettatamente, crolla la Cortina di Ferro, cade il muro di Berlino, e gli Slam Poetry vengono travolti dagli anni di fango. Le inchieste della magistratura durante “Poetopoli” faranno piazza pulita della Poesia Italiana riducendola a semplice fenomeno di corruzione. Poeti che pagavano mazzette agli editori per essere pubblicati. Editori concussi dai Poeti per avere una esclusiva nella distribuzione su mercato. Un mercato letterario tossico. Letteralmente drogato dal sistema marcio della poesia composta su elargizione della dazione ambientale. Claudia D’Angelo, chiamata dalla Procura Meneghina a deporre davanti all’allora pubblico ministero molisano Antonio Di Pietro, si avvalse di pause cecoviane nel tentativo di non rispondere. Patteggiò una condanna all’esilio con allegato di pena pecuniaria. Siamo nel 2001. Mese di Settembre. Impressioni di Settembre. Vento d’Autunno. La D’Angelo, tornata a fare la voce grossa nel mondo degli Mc, sta conducendo un Poetry Slam all’Ultimo Piano del grattacelo Pirelli. È sabato sera quando un cargo mercantile pieno di Tablet si abbatte sull’edificio procurando ai presenti una leggera labirintite. All’interno del Blocco di Cemento è il panico. I Poeti sono aggrediti da sciolta duodenale. L’Atto Violento viene immediatamente rivendicato da un gruppo di Nerd che desiderano fruire il verso su schermo. È il primo atto terroristico che si ricordi nella millenaria storia della Poesia Performativa. Il resto è storia moderna. Serenate endecasillabiche pronunziate ad orari proibitivi negli spazi del Lettere&Caffè a Trastevere…

 

Pillole di Anacoluto (2017)

In Recensioni o rescissioni teatrali on giugno 26, 2017 at 3:25 PM

Quartiere TorPignattara. Teatro Studio Uno. Pillole. Seconda Edizione. Seconda somministrazione. Seconda Posologia. Nuovi effetti collaterali. Un rimedio naturale per contrastare le torride temperature estive. Un vincitore annunciato. La Juventus. Fallita la possibilità di mettere le mani sulla tanto desiderata Coppa dei Campioni, la squadra subalpina decide di rifarsi il lifting. Provando a riciclarsi nell’ambiente del Teatro di Prosa. Una Prosa Rigorosamente Off. Un’inaspettato bagno d’umiltà per la compagine bianconera. Abituata a tenere botta in campo internazionale. Quindici minuti. Come da regolamento. Quindici minuti a disposizione della squadra di Allegri per convincere pubblico e giuria a farsi eleggere Reginetta della Scena Alternativa Nazionale. Data la totale ignoranza dei tesserati bianconeri in materia teatrale, Il direttore sportivo Pavel Nedved corre ai ripari, decidendo di affiancare all’allenatore livornese Massimiliano Allegri, la provata esperienza di altri due Allegri. Eugenio e Luigi. Ovvero il maestro torinese di Commedia dell’Arte e il docente meneghino di Storia del Teatro. A loro toccherà colmare le lacune culturali dei campioni subalpini. Certo, il tempo a disposizione è poco. Non si possono pretendere miracoli. Difficile che l’orango-tango Pippo Chiellini riesca ad imparare in pochi giorni i segreti celati della respirazione diaframmatica. Così come è impossibile chiedere al panzone Gonzalo Higuain di mettersi a disposizione delle acrobazie balistiche previste dal sedicente metodo Grotowski. Ma la Corazzata a tinte fosche è comunque decisa a non lasciare nulla di intentato pur di fare la voce grossa anche in ambito scenico. Quest’anno gli organizzatori della Rassegna hanno deciso di omaggiare le antiche civiltà del Mesoamerica imponendo alle compagnie in gara un antico rituale di origine Azteca. I vincitori della passata edizione vengono bendati, spinti a forza al centro del palcoscenico, ingiuriati con impronunciabili appellativi da fiction, scherniti, sbeffeggiati, sbertucciati, schiaffeggiati a palmo aperto indi lapidati scagliando loro addosso le traduzioni filologiche fuoriuscite dalla penna del regista isolano Pietro Dattola.

I sopravvissuti alla tortura vengono poi finiti lentamente in un secondo tempo. Costretti a perdere il sonno massaggiando le calli ai piedi ad un personaggio ragionevole come Emma Dante. Sempre da Quest’anno entra in vigore un’altra novità. Le Compagnie Teatrali dovranno esibirsi sullo stesso palco. Contemporaneamente. Tipo Rissa Reale. Avviene così anche in discipline caritatevoli quali il Wrestling o il Catch Nipponico. Questo rapido sistema di gara dovrebbe garantire alla Produzione un elevato risparmio in termini di Cocomeri, Grattachecche, Bocce d’acqua e Pinte di Birra. Quindici minuti di note uccellatrici e movimento degli arti negli spazi. Poi tutti al Pub. O a farsi un Kebab. Il Contenzioso avviene all’esterno. Dentro il nuovo impianto estivo

del Teatro Studio Uno. Edificato nel Cortile Interno alle abitazioni. Una specie di Sferisterio dalla capienza smisurata. Capace di contenere circa cinquantacinquemila posti a sedere. Fortissimamente voluto dall’ex assessore all’urbanistica Paolo Berdini. Precocemente Silurato dalla Giunta Raggi per motivi di telefono a gettoni. Durante la cerimonia inaugurale sono presenti le telecamere dell’emittente filogovernativa Termini Tv. L’editore marchigiano Francesco Conte, pur di aggredire l’auditel alla giugulare, ha deciso di puntare le principali risorse pecuniarie sul Teatro dandogli maggiore visibilità. Saranno riposizionati in terza fascia oraria cartoni animati e programmi a luci rosse. Prende fuoco il braciere. La freccia è stata scagliata dal sistema addominale della portentosa Giulia Lazzarini. Presente nelle vesti di madrina della competizione. In tribuna d’onore si scorge anche la presenza di un Padre Nobile. Glauco Mauri. Incaricato di prestare la voce alle parole che compongono la proverbiale preghiera dell’Attore. Scritta dall’Osteopata Giovan Bartolo Botta. Inno Indiscusso della odierna rassegna. Nonché di tutte le Rassegne Teatrali Mondiali. Riportiamo in questa sede il testo integrale della prece:

Preghiera Laica dell’attore col beneplacito di Lilla Brignone, Memo Benassi e il Parito Radicale

Noi ti ringraziamo

spirito immortale della divina interprete Sarah Ferrati

per averci dato anche oggi la forza

di aver messo su un buon spettacolo

Forse non saremo da Premio U.B.U

ma a noi ci basta avere la salute

Non per mancanza di ambizioni dico questo

ma per un mucchio di altre mancanze

Tu che ogni sera di replica in replica

ci presti dosi omeopatiche di sacro fuoco

sprazzi di Duende, disgeli di sala

fa si che sulla Nostre Tavole

non vengano mai a mancare quotidiani cartacei

farmaci allopatici e applausi

Liberaci dalla “Captatio Benevolentiae”

Allontanaci dai sensi di Colpa

sbarra il passo alle ipocondrie

dai gli otto secondi alle nevrosi somato-psichiche

rendici analogici

Ma se la vita optasse per la brutta piega

salvaci prima il Corpo e dopo L’Anima

poiché il Corpo ci serve per lavorare

L’Anima invece la si può vendere al migliore offerente

fosse pure Gabriele Lavia

Tu che permetti ad attori bravi e attori cani

di sostare sul medesimo Globo Terracqueo

fa si che non ci si incroci mai sullo stesso palcoscenico

Dona soddisfazione e consapevolezza ai primi

una pacca sulle spalle ai secondi

cosicché capiscano, comprendano, accettino

se ne vadano a fanculo oppure entrino in politica

Ma se un giorno

risultasse che i cani siamo noi

somministraci dosi industriali di serotonina

per non sentire dolore nella dipartita

Ma non sarà semplice

perché noi praticheremo la scena finché morte non ci separi

Dacci la forza di far ridere, piangere, ma sopratutto riflettere

coloro che ci vengono a vedere

Non ci far mai discutere

per questioni sentimentali o sessuli

poiché questo ci allontanerebbe

non solo dall’arte, ma anche da un onesto artigianato

per il resto ti chiediamo protezione, ispirazione,

i soldi giusti per sostenerci

Forza Toro, Forza Cuneo, Forza Atletico San Lorenzo

e se lo incontri nel paradiso degli attori salutaci

Romolo Valli…

 

 

Pillole di Pinzimonio

Nell’Anno Santo del Giubileo, la drammaturga Alessandra Caputo rilascia a Radio Maria un’ intervista al curaro che desta scalpore nel composito ambiente ecclesiastico. La Caputo, assolutamente non vaccinata per motivi di reticenza nei confronti della medicina tradizionale, sostiene di essere guarita da un fastidioso herpes labiale, grazie all’aiuto della Santissima Vergine di Guadalupe. Apparsale in sogno durante il consumo della merenda. Quando lei era sveglia. Facendo un baccano infernale. Era il 1973. Anno di drastici cambiamenti in Occidente dovuti agli effetti collaterali della drammatica Crisi Petrolifera. Nel periodo che intercorre dal 1973 al 1989, la Caputo sostiene di avere avuto frequenti colloqui con la presunta Madre di Gesù. Fino all’ Anno della Caduta del Muro di Berlino. Crolla la Cortina di Ferro. Alessandra aveva già previsto questi avvenimenti politici. Rivelandoli all’Orecchio della ottuagenaria Balia di Giulietta Capuleti. Circa dieci anni prima che questi avvenimenti si manifestassero all’umanità. Era stata proprio L’Immacolata di Guadalupe a dettarglieli in sogno. Caputo rincara la dose. Sostenendo che tra lei e la Beata Maria Virago ci fosse un debole. Prova e che durante la finale dei mondiali di calcio del 1982 vinta dagli azzurri di Bearzot ai danni della Germania, la Vergine Maria le piombò in casa accompagnata dai tre pastorelli di Fatima. L’Allegra Brigata aveva con se bottiglie di vino rosso e altri alcolici. Desideravano fare bisboccia. Festeggiare la vittoria dell’Italia tirando avanti fino al mattino. Durante la notte, a bordo dei classici Caroselli, ormai vinta dal suffumigio etilico, Alessandra vistasi salire la scimmia, agguanta la testa di uno dei Tre Pastorelli e con la forza prova ad estorcergli un bacio. La Madonna non la prende affatto bene. Sbatte la porta di casa in preda alla collera. Le due amiche non si vedranno mai più. Caputo prova ad esorcizzare i dolori di quell’abbandono relegandoli in una pagina scritta. Fritto Mistico. Ovvero, la Bocca dello Stomaco della Immacolata Concezione che toccata nel profondo dall’affronto sentimentale decide di rinnegare per sempre la paranza. Oneri ed Onori agli apparati scheletrici delle interpreti Francesca Romana Nascè e Valentina Conti. Costrette dal tracciato registico a recitare inginocchiate sui ceci con L’Agnello di Dio forato a metà. Dal Concepimento senza peccato si transita al peccato originale. Merce Non In Vendita griffato dal trittico Giulia Fratini, Federica Iacobelli e Silvia Rizzi mette a paragone tre modi differenti di volere ed intendere la figura femminile all’interno dell’Arco Parlamentare Italiano. Si parte dalla morigerata senatrice democristiana Lina Merlin autrice nel 1958 della famigerata Legge di Regolamentazione del Mercimonio Sessuale, si arriva alla castigata ma popolare Nilde Iotti, prima donna a sedere sullo scranno elevato della Camera dei Deputati e si finisce con l’ analizzare il prodotto odierno rappresentato dalla provocante senatrice azzurra Mara Carfagna. La Donna vista come chiave di lettura della realtà. Una realtà che transitando dalla Democrazia Cristiana ad Arcore è andata smarrendo credibilità. Anche il punto di vista in perenne movimento di Alessia Giovanna Matresciano si sofferma sui patemi d’animo dell’Universo Femminile. In Questo Caso un Universo Femminile Biblico. Fortissimamente legato alle pagine dell’Antico Testamento. Pollini. Uno spezzone ortofrutticolo. Uno studio sulla Mela come Archetipo della Conoscenza. La Conoscenza Mancata. Povera Donna. Costretta a Credere per secoli di essere venuta alla luce dalla Costola di Un Uomo intento a cullarsi sul letto di paglia in un riposino post-prandiale. Trascinata per i capelli e vilipesa nell’intimo dalla Clava dell’Impotenza. Il Rapporto Sessuale vissuto passivamente come rinforzo condizionato da elargire agli appetiti del consorte al termine della battuta di caccia. Poi all’improvviso, quando il tepore domestico sembra ormai essere riuscito ad annichilire la tua volontà di potenza, ecco arrivare il Serpente Piumato, nelle vestigia di amante fedifrago con una mela renetta posata sul glande. La Mela. Ovvero il simbolo archetipico di una velata possibilità di emancipazione. Mela rosicchiata sino al torsolo. Per poi scoprire di esserne allergici. E prediligere inconsciamente la precedente condizione di schiave. Cavaliere Serventi. Massaie Campestri. Casalinghe di Voghera. Perché? Perché crogiolarsi nella propria merda è la condizione essenziale per sentirsi vivi. Partorire poesia. Praticare Il Teatro. E forse anche per sentirsi liberi. Paradossalmente liberi relegati in una quotidiana peregrinazione statica che non ci siamo scelti. Salvo Complicazioni. Continua l’epopea femminile. Questa Volta si sofferma sulla camera iperbarica dei Social Network. La Piaga Purulenta per Antonomasia. Il Moderno sistema di comunicazione di massa a trazione liquida. In Qualunque Posto mi Trovi dettato da Eleonora Cicconi a Noemi Radice è una Contraddizione in Termini. La Protagonista si trova ovunque senza mai muovere il deretano dalla poltrona di casa. A lei basta far scorrere il dito indice sullo schermo del Tablet per esplorare Nuovi Mondi. Una novella Magellano senza scialuppa. Infatti L’esploratore Lusitano Ferdinando Magellano era un sifilitico allo stadio finale. Mentre la quindicenne Gaia prova i primi pruriti sessuali sulla Telematica Piattaforma di Tinder. Ciò che ti Salva La Vita Non Ti Salva realmente La Vita.Semplicemente Ti uccide in modo diverso. Dall’iconoclastia Nichilista del Punk anni settanta caratterizzata da anarchismo miscelato all’opportunismo caschiamo nel baratro del Punk a Bestia. Il Punk a Bestia è l’involuzione Britannica anni ottanta del Punk Rock statunitense.Le Capigliature sfarzose di Ramones, New York Dolls e Porky Dukes subiscono un lavoro di cesello da parte del tosaerba. Il taglio netto insieme al cuoio capelluto si porta via anche una sferzata di energia e una sana rabbia lirica. Arrivano le Creste alla Moicana e il Demone del Punk Rock sarà solo più un ricordo. Un nostalgico ricordo. I ritmi lenti e sincopati lasceranno spazio per sempre al martello pneumatico dell’HardCore. È il preludio al sopraggiungere dei tempi moderni. L’HardCore sarà successivamente Musica Progressiva da Discoteca. Lo scalino finale, quello che getta la pappetta cerebellare al cane randagio prenderà la forma di una pena. Una paturnia del contrappasso da consumarsi preferibilmente sulla spiaggia di Riccione. PunkaBattista. Con Gabriele Granito ed Emanuela Maria Basso. Al Giovanni Battista non è mai piaciuto avere cugini di primo grado. Scagli la prima pietra chi non ha Il Peccato. Lo disse Cristo in Persona mortificando i dodici Apostoli per la facilità con cui apostrofavano il prossimo giudicandolo con eccessiva disinvoltura. Ma queste parole la pronunziò anche il latitante socialista Bettino Craxi in un suo famoso sermone parlamentare dando degli spergiuri a quei colleghi che erano in procinto di abbandonarlo nelle fauci della Procura di Milano. Ma di cosa parliamo quando parliamo di peccato? Cos’è realmente il peccato? Consiste in un torto? Un torto subito? Un torto procurato ad altri? Quali sono i parametri che stabiliscono chi è peccatore e chi no? Essere antiabortisti, xenofobi, ultra capitalisti, liberisti e guerrafondai in una realtà ologrammatica che sembra rivelarsi sempre più simile ad un mero algoritmo è forse sinonimo di peccato? Mentre al contrario chi si presenta bene con la maschera del pacifista, socialdemocratico, abortista e liberato dall’egemonia dell’ego è forse un individuo privo di peccato perché sta dalla parte giusta? Qual’è la definizione di parte giusta? Il Peccato di Giacomo Sette monologo per l’ugola di Sarah Nicolucci ci regala quindici minuti di interrogativi ai quali spero loro non vogliano dare risposta. La Coscienza Umana non può avere una risposta per giustificare le categorie di divisione che lei stessa ha creato…

Lettera a Sgombro 2

In lettere dalla palafitta on giugno 20, 2017 at 11:14 am

Chi ci scrive è la nostra amica Severina Poggiolini da Santa Severa

Gentilissima redazione di Sgombro

Mi chiamo Severina Poggiolini, sono nata a Roma il 4 aprile del 1907. Sotto il segno zodiacale dell’Ariete. Ho dunque la capoccia dura. Ma vivo a Santa Severa insieme alla mia stupenda famiglia. Mi sono trasferita nella ridente cittadina balneare subito dopo essermi sposata. Ho diciannove figli e trentanove nipoti che mi strapazzo tutti i giorni. Ma non di coccole. Di improperi. Mio marito Clemente è di due anni più vecchio di me. Perfettamente autosufficiente. Perfettamente in grado di intendere e di volere. Nonostante lievi problemi di incontinenza che lo obbligano ad indossare il pannolone, il mio uomo guida ancora la macchina e si fotte lo Stato lavorando saltuariamente in nero. Clemente ed Io ci siamo conosciuti a Teatro. Eravamo e lo siamo tutt’ora appassionati di Teatro Comico. Per un piccolo periodo il mio consorte ha anche esercitato l’attività di attore. E con discreto successo. Cominciando come servo di scena e terminando con il girare lo zucchero nelle tazzine di caffè sorseggiate dal commendator Nino Taranto dopo i pasti. Clemente conosce dunque i trucchi del mestiere. Ma pure la sottoscritta, nonostante nella vita si sia occupata principalmente di sfornare figli come una fottuta incubatrice, può sostenere tranquillamente senza provare imbarazzo di conoscere perfettamente i segreti della scena. Mio marito ed io abbiamo seguito l’intera stagione invernale di Sgombro. Trascinandoci dietro anche i nostri nipoti che come macchine fotocopiatrici del cazzo si sono tutti iscritti alla facoltà di medicina. Con mia grande delusione. Diciannove figli e una mandria di nipoti, e nessuno di loro che abbia ereditato la mia smisurata passione per il Teatro. Roba da spararsi nei coglioni!!! se ce li avessi!!! I miei figli sono tutti avvocati. Tutti Cristo Santo!!!Diciannove azzeccagarbugli!!! Eticamente discutibili. Buggerano i clienti presentando parcelle fuori dal comune. E sul lavoro sono pure scarsi. Gli imputati presi in consegna dal sangue del mio sangue possono già considerarsi al gabbio. Avessi grane con la giustizia, preferirei di gran lunga essere difesa dall’avvocato pasticcione della famiglia Simpson. I miei nipoti invece saranno futuri medici. Tutti decisi ad intraprendere la medesima specializzazione. Urologia. Quando ho chiesto loro il motivo di questa bizzarra scelta professionale, sti babbei mi hanno detto: “Nonna tu non puoi capire quanto sia divertente infilare il catetere ai degenti”. Ecco! Io mi aspettavo risposte garbate dai nobili intenti come : “Nonna, Ci piacerebbe fare del bene a chi sta peggio di noi”. Invece No!!! Quei patetici figli di puttana mi hanno sorpreso dandomi una risposta degna di un picaresco comedian americano. Una risposta alla Steven Wright tanto per intenderci! Ero felice! Una Risposta del genere ha riacceso le speranze sopite nel mio cuore. Sento che in loro c’è del talento comico. Questa settimana li carico tutti sul Caravan e li porto al Monk a calci sui denti!!! Si studiano Sgombro versione Estiva che poi li interrogo. Cari Cecilia D’amico, Ivan Talarico, Nano Egidio, Davide Grillo, Claudio Morici, Daniele Fabbri, Gioia Salvatori, Daniele Parisi, Lucio Leoni, Luca Ruocco, siate sinceri. Ma uno che vi risponde :” EHI, non sai quanto sia divertente infilare il catetere ai degenti” non lo vorreste nella vostra scuderia di autori???

Aspettando una risposta vi porgo i più cordiali saluti

in fede vostra Severina

 

 

 

 

 

Inventaria 2017 Vincitori&Vinti

In Recensioni o rescissioni teatrali on giugno 19, 2017 at 2:58 PM

Domenica 18 giugno si è chiusa la settantesima edizione di Inventaria. Una rassegna teatrale che nel 1957, il governo Tambroni volle fortissimamente per placare l’egemonia del S.A.I. Il temutissimo sindacato nazionale che protegge gli interessi dei lavoratori dello spettacolo. Grazie a questa rassegna il governo dell’epoca riuscì ad individuare nuove strutture di collocamento per quegli attori costretti a vivere di elemosina. Erano anni difficili. Il mercato del lavoro in ambito teatrale era completamente controllato dall’egemonia dei Teatri Stabili. Le Scuole Private si contavano sulle dita di una mano. E avanzava anche il resto. Gli attori di formazione autodidatta faticavano ad imporre il loro talento a produzioni per lo più sorde, sedotte unicamente dal nome di grido. Gli episodi di violenza erano all’ordine del giorno. Durante uno dei tanti provini truccati organizzati da un Teatro di prim’ordine in Territorio Capitolino, alcuni attori di formazione accademica furono aggrediti alla giugulare da un gruppo di guitti sino quasi ad essere ridotti in fin di vita. Quello fu un caso emblematico. Ma ce ne furono molti altri. Come ad esempio la tragica fine dell’attore di formazione classica Remigio Paoloni. Diplomatosi all’Accademia Silvio D’Amico, ebbe un notevole successo interpretando una versione di Otello dove ad essere negri erano tutti gli altri personaggi tranne il suo. Correva la stagione di prosa 1967/68. Al termine di una replica, l’attore fu visto allontanarsi scortato da alcuni loschi figuri. Il suo corpo fu rinvenuto privo di vita dentro il bagagliaio di una Renault 4 gialla, completamente nudo, con il teschio di Yorick infilato a forza all’interno dell’orecchio sinistro. Vicino al cadavere gli inquirenti trovarono un pizzino con su scritto “W il Cinematografo”. L’atto intimidatorio fu rivendicato dal N.A.L.S, acronimo di Nucleo Armato di Liberazione della Scena. Una cellula del terrorismo oriundo con delega al teatro. Inventaria venne ideata proprio nel tentativo disperato da parte dell’esecutivo di mettere un freno a questa escalation di violenza. I ministri catanesi Enzo Scelba e MarioPio Galvani, entrambi di corrente migliorista, sottoscrissero l’accordo affidando la direzione artistica ad un loro uomo. L’ex armatore siracusano Pietro Dattola. Dattola, imprenditore di successo nel ramo delle armi da fuoco di precisione,col pallino per la scrittura drammaturgica, abituato a muoversi agilmente nel clientelare universo isolano, riesce in pochi decenni a recimolare consensi sino a giungere all’odierna edizione di Inventaria. Una Rassegna da Record. Numeri da Guinness dei primati. Cifre tonde che fanno girare la testa. Con Circa Cinquanta Sale Teatrali Cittadine tirate a lucido pronte ad ospitare la bellezza di cinquecento compagnie provenienti da tutto il mondo. Fatta eccezione per i Paesi Poveri. Una commissione di super esperti composta da magistrati, medici, docenti di educazione fisica e luminari di ogni risma, incaricata di esaminare i progetti fatti pervenire in ufficio. Esclusi i progetti inviati dagli Stati Canaglia. Più di trecento sponsor pronti a fare da concessionari garantendo il giustificato foraggio pecuniario. Un accordo con le Banche Private utile a elargire borse di studio ai giovani partecipanti in concorso. Il Patrocinio delle Istituzioni che dona lustro all’intero complesso organizzativo. Insomma, nel breve lasso di appena settant’anni, Inventaria è diventato un Brand. Un vanto nazionale. Un’eccellenza peninsulare. Un prodotto italiano esportabile nel mondo. Ormai sono numerosissime le aziende presenti sul mercato che obbligano i propri amministratori delegati a studiare da vicino, attraverso un occhio clinico, i segreti del metodo Dattola. Un metodo di lavoro ortodosso basato sul meritocratico sistema della scrematura a lancio del sasso. Quando il sasso incontra la forbice è probabile che vengano selezionate compagnie di numero pari. Se viceversa quello stesso sasso incontra la carta, allora largo alle compagnie con individui dai capelli biondi. Questa minuziosa procedura si è rivelata in grado di assicurare un ricambio generazionale delle compagini teatrali chiamate a gareggiare. In Casa F.i.a.t i rampolli della dinastia Agnelli pare si siano ispirati al “Sistema Inventaria” per provare a salvare l’azienda di famiglia rilanciandola sul piano internazionale. Voci di corridoio mormoravano di un Dattola direttamente coinvolto nel tentativo di trasferimento della casa automobilistica subalpina, da Mirafiori a TorPignattara. In ballo c’era anche la partecipazione di Lapo Elkan come protagonista in uno spettacolo firmato dalla sua regia. Helter Skelter. Dove il nipote di Gianni Agnelli avrebbe dovuto interpretare la parte di un transessuale italiano oberato dai debiti. Poi l’affare all’ultimo minuto saltò per motivi di avverso movimento astrologico planetario e il ruolo venne affidato all’attore Simone Castano.

Inventaria ha calato il sipario presentando lo spettacolo “Solo Una Stella Morta”. Partorito dalla penna di Livia Carpentieri. Di cui ne è pure la protagonista. Con la regia affidata alle premure di Francesca Caprioli. Una presenza in carne ed ossa prova a comunicare realmente con chi gli sta davanti. Evitando di ciurlare il manico utilizzando gli espedienti tipici della recitazione come i salti tonali ingiustificati o il fare finta di essere altrove. Immersi in uno spazio fisico immaginario, magari distante anni luce da Via della Rocca. Le semplici parole fuoriuscite nude e crude dalla cavità orale dell’attrice sono più che mai sufficienti ad evocare le immagini della storia. Una storia surreale che narra dell’incidente subito dal povero Biagio Antonacci nel 1999 durante un suo tour in Puglia. Concluse le fatiche del concerto, il cantante stava riprendendo forze ingozzandosi con alucce di pollo. Durante il processo di masticazione, un osso da brodo gli rimane conficcato in gola. Volto cianotico e disperata corsa al pronto soccorso, dove solo l’abilità di un anestesista foggiano chiamato Francesco Baiano, riuscirà ad estrarre l’ostacolo dalla giugulare liberando le vie aeree. La musica italiana è salva. Ma lo spettacolo incespica in Zona Cesarini nella piaga malsana di uno spiacevole errore di valutazione tipico di chi non conosce il calcio. Durante l’arrovellamento attorale dell’attrice, un proiettore scende dal firmamento e comincia a trasmettere sullo schermo alcuni spezzoni di memorabili partite di pallone. Scontri epici, leggendari, incontri funambolici. Acrobazie, dribbling e gol dei più grandi fuoriclasse del secolo. Dal Brasiliano Amarildo al Lusitano Eusebio transitando per l’iberico Di Stefano sino a terminare con le stoccate di testa dell’Olandese Neskens. A quel punto l’attenzione dello spettatore rischia di spostarsi sulla prodezza balistica trascurando le erculee fatiche interpretative proferite dall’attrice sulla scena. Sono gli ultimi istanti della rassegna. Siamo ormai immersi nei minuti di recupero. Il direttore di gara ha già il fischietto posizionato tra le labbra. Si accende la fiamma sul braciere.Uno sciamano Ugandese tarantolato dal metodo Grotowski, comincia ad eseguire la folle danza macabra del finanziamento a grappolo. Si Spalancano le Porte del Ministero. Si sollevano i coperchi dei forzieri. Si intravede la faccia del ministro Franceschini ammiccare ai presenti. I fondi verranno stanziati, ma in cambio è necessario provvedere subito ad immolare un sacrificio umano. È pesto fatto. Lo sciamano Ugandese spinge a forza dentro un calderone di lava le sfortunate compagnie iscritte alla sezione corti teatrali. Dalle viscere della Crosta Terrestre si odono pianti e lamenti. Il Teatro pretende di mangiare carne. Prodotti Tipici Abruzzesi magari. Venduti con il 15% di sconto sul prezzo di listino. Pretende di divorare Carne Il Teatro. Spesso. Sempre. Ad ogni Ora del Giorno. Anche La Notte. Anche a Inventaria. Carne Tremula. Carne Macinata. Carne Simmental. Poco importa. Basta che sia carne d’attore. Attore di Teatro a lunga conservazione…

 

 

 

Inventaria in Pillole

In Recensioni o rescissioni teatrali, Uncategorized on giugno 18, 2017 at 5:23 PM

Inventaria. Settantesima Edizione. Sezione Pillole/Studi. Studi Notarili. Studi Medici. Studi di Architettura. Pillole. Capsule farmaceutiche dotate di principio attivo. Una fruizione fugace del Teatro di Prosa. Immersa in un Mondo Virtuale che ambisce ad infrangere la barriera del suono. Magari prostituendosi dentro la cloaca dei social network. Un Mondo che viaggia veloce quanto uno Struzzo scafato inseguito da un Coyote stupido. Il Teatro si sintetizza chimicamente in pillole. Proprio come un farmaco. Desidera aggredire lo spettatore pagante e debellarlo. Come se lo spettatore pagante fosse un batterio, un virus, un sintomo anestetico o la manifestazione biologica di una perdita della coscienza. Pillole. La velocità è tutto nell’epoca moderna. Come sui circuiti automobilistici di Formula Uno. Pillole. Ma Prima del Teatro va in onda il Cinema. Karawan Fest. Rassegna Cinematografica d’autore possibilmente sconosciuto patrocinata dalla circoscrizione cittadina. Ovviamente all’aperto. Un modo come un altro per provare a rimorchiare. Insomma una retrospettiva culturale ad elevato tasso erotico. Questa volta Il lungometraggio proiettato sullo schermo è il capolavoro di Nando Cicero “W la Foca”. Con protagonisti una smandrappata Lory Del Santo insieme al leggendario caratterista Bombolo. Durante la visione del film il pubblico ha la possibilità di rilassarsi sorseggiando Martini Dry. Il Teatro a dosi omeopatiche piomba sul posto interropendo una scena piccante nella quale Lory Del Santo mima con la mano sinistra un rapporto orale. Anche il teatro infondo è un rapporto orale. Si trasmette oralmente. Di bocca in Bocca. Con la Bocca. Simile in questo ad una malattia venerea. La Prosa è una malattia venerea. Un qualche rumore fa narra le contraddizioni in termini dell’Argentina. Contraddizioni secolari perfettamente espresse da una famiglia allargata nella quale si mischiano appartenenze politiche peroniste e fedi calcistiche ibride. Tre giovani militari che prestarono servizio sulle coste delle Falkland contro l’esercito britannico, ora vivono la loro schiavitù quotidiana di reduci di guerra, seguendo le partite di calcio in televisione. Sono giovani mutilati da ferite leggere. Feroci Invalidi di ritorno dai Paesi Caldi. Non possono più lavorare. Lo Stato passa loro un sussidio minimo di sopravvivenza. Le loro emozioni sono semplici mansioni di rappresentanza. Costretti a ricostruirsi un’identità tentano di immedesimarsi nel ruolo di appassionati sportivi. Il Calcio diventa l’appiglio. Il pretesto per tornare alla normalità. Lui tifa Boca Junior. Lei River Palate. L’Altro è per il San Lorenzo de Almagro. La squadra del cuore di Papà Francesco. Tre compagini calcistiche della medesima metropoli. Un derby al curaro. Una perfetta sintesi del calcio moderno. Nessuna trasferta sugli spalti dello stadio. Ma un lento ed inesorabile deterioramento della carne e della psiche seduti davanti allo schermo della televisione. Un Qualche rumore fa è dunque il rumore del passato. Un passato ormai sepolto. Un epoca destinata a divenire lontano ricordo. Anni semplici in cui un pomeriggio sembrava durare un secolo. Ed essere al fronte ad uccidere un soldato dello schieramento avverso senza conoscerne il motivo ti regalava un adrenalina molto vicina all’elemento primordiale. Quel meraviglioso spirito vitale chiamato aggressività. Tramutatosi in attuale frustrazione osservando il calcio seduto sul divano davanti ad uno schermo. Sgranocchiando lonticchi di pane tostato. Ci fu un tempo in cui il servizio segreto israeliano istruiva i suoi elementi migliori obbligandoli per giorni a guardare negli occhi delle capre. Penetrandone le iridi sino a carpirne pensieri, sentimenti, ambizioni, desideri e libertà di arbitrio. Messe spalle al muro queste Capre erano costrette a vuotare il sacco. E dire tutto quello che realmente pensavano a proposito delle festività pasquali. Festività tipicamente giudaiche. Nate tra le pagine dell’antico testamento durante la liberazione del popolo di Abramo dalla schiavitù d’Egitto. Le Capre a cuore aperto denunciavano avversità verso il tradizionale sacrificio dell’Agnello di Dio. Che toglie i peccati del Mondo. Manifestavano rabbia. Desiderio giustificato di ribellione. Ma il governo preferiva far scattare il reato di antisemitismo, trasformando le capre in arrosticini. Pagine imbrunite di una storia che nasconde ancora numerosi lati oscuri. Analizzati nello spettacolo Trittico delle Bestie. Una sostanziale presa di posizione contro il consumo di carne ovina per motivi di credo religioso. Coloro che sono stati adolescenti negli anni novanta, assistendo alla messa in scena di Rancoreerabbia, hanno sicuramente riconosciuto la tradizione oratoria del vocalist. Una figura mitologica ormai scomparsa, appartenuta all’universo promiscuo della Discoteca Commerciale dell’ultimo decennio analogico. Una penitenza del corpo tradizionalmente orientale, da teatro del “senso di colpa”, si mescola alla musica progressiva esponendo gli editoriali di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano. Assistiamo così ad un raro connubio di drammaturgia giustizialista predicata nei privé del Cocoricò. L’incalzare sincopato del ritmo di sottofondo(tunz tunz) ricorda la sensazione di strabismo del battito cardiaco quando si è in preda alla pastiglia di extasi. Sale la febbre del sabato sera ma con una forte vocazione alla denuncia politica. Una indignazione che non si fa Partito, ne Movimento Sociale, bensì libero sfogo e autodistruzione. C’è uno specchio al centro della Sala. L’attrice entra in scena, fissa la superficie dello specchio. Si osserva. A lungo. Per Quattordici minuti e cinquantanove secondi. Allo scattare del quindicesimo minuto raccoglie le sue note uccellatrici e riflette ad alta voce :Porco Dio! Oggi ho il provino per Lavia e non mi sono ancora fatta le unghie! Ma infondo che cos’è per un attrice o un attore un provino, se non una possibilità di farsi tenere per le palle dalla mano di un estraneo? Essere attrici. Essere attori. Passare l’intera esistenza a disquisire su provini per attori, feste per attori, orge tra attori, vernissage di attori e poi scoprire che alla fine, che lo si voglia o meno, chi vince è sempre…la juventus. Certo è dura da accettare. Per un attore. Che a Vincere sia sempre la Juventus. Eppure è così! Dove ti giri ti giri, nei cartelloni dei teatri nazionali non ci trovi più Molierè, Shakespeare, Goldoni. Ibsen, Lope De Vega o Pirandello, ma la fottutissima Juventus. Casella 17 è un monologo di denuncia che si scaglia contro la violenta dittatura bianconera nel precario mondo della prosa. Un mondo infame, dove talenti promettenti partoriti da sedicenti scuole di recitazione, vengono silurati dalle produzioni e sostituiti da calciatori della Juventus! Parafrasando Veronica Lario, un ciarpame senza ritegno!!! “Ehi, vuoi sapere l’ultima, ho fatto un provino per un Riccardo Terzo con Servillo, cercava un Attore che interpretasse il ruolo di Lord Rives, be, ha preferito darmi un calcio in faccia e scritturare Del Piero, perché dice che Del Piero porta pubblico”. Casella 17. La Vita è un gioco, il Teatro è il gioco. Del Calcio Marcio. L’acqua Potabile ha subito un attacco da parte di sostanza cancerogene quali arsenico e manganese. Giunte Comunali Corrotte, pagano tangenti a dei galoppini perché si facciano carico di nascondere la monnezza nelle falde acquifere. Paesi del Terzo Mondo obbligano la popolazione a farsi la toeletta con la Coca Cola. Ma la popolazione si ribella inneggiando alla Cedrata Tassoni. L’acqua. Una componente essenziale che regola l’equilibrio biochimico sul Pianeta. Costretta a ritirarsi alla foce per motivi di corna. Si, di tradimento del coniuge. Sposata da anni con la Plastica, l’acqua viene umiliata da quest’ultima con continui e manifesti abbandoni del tetto coniugale. Insomma la plastica se la fa con altre bevande. Da anni. Ma la povera acqua, non aveva mai sospettato di nulla. Plastica si sbatte Chinotto, Aranciata Amara, Ginger Rosso, Ginger Bianco, Gassosa, Spuma e ultimamente anche Birra. Acqua, ferita da un amore corrisposto a metà, pensa al gesto contro natura. Verrà rinvenuta cadavere dentro gli spazi angusti di una cisterna sita tra le dune di sabbia dell’Arabia Saudita, con un disco di Lucio Battisti piallato in gola. Acqua Azzurra. Acqua Chiara. Acqua Sporca. Con le mani posso finalmente bere. E dire basta. Per sempre, alle sofferenze strazianti dell’amore non corrisposto!

 

 

 

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