“Ehi Ragazzo! Fermati un attimo a riflettere! Ti piace il Teatro ma non sei sessualmente ambiguo? Vorresti fare l’attore ma non possiedi sufficienti raccomandazioni? Sei particolarmente sensibile dunque vorresti fare di te un artista della parola? O più semplicemente non hai voglia di fare un cazzo ma ti interessa il guadagno facile? Niente Paura! Per te e per quelli come te sono aperti i nuovi corsi di dizione e interpretazione tenuti dal grande attore italoamericano Frank Portarella Sempioni, già allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, dell’allievo, di un cugino di secondo grado del grande maestro polacco Jerzy Grotowski. In via degli aceri 47 bis a Collina Fleming ti aspetta il successo planetario grazie ai mitici corsi di recitazione dell’immenso Frank Portarella Sempioni, già Frank Portarella Gigliati, Al secolo Mario Pautasso Chiabotto, conosciuto alla giustizia italiano col nome di Faina. Frank Portarella Sempioni. E il Teatro per te Non avrà più segreti!!!
Sei Un attore, un aspirante attore o anche più semplicemente un allievo attore permanente? Soffri di arzigogolii finali, allungamenti di vocale, periodi manierati, gigioneggiamenti arcaici, barocchismi gratuiti, neoclassicismi infiltrati, rococò selvatici, innalzamenti acuti, note uccellatrici, stridoliì vocali dovuti ad abusi molteplici, paranoica precisione degli arti negli spazi? Niente panico! Solo per te e per quelli come te sono arrivate dalla Patagonia le Pillole “Calmon 2014”, il primo prodotto farmaceutico studiato appositamente per quegli attori che hanno sempre voglia di prendersi troppo sul serio. Ammiccamenti, rimandi, battiti cardiaci accelerati, sudorazioni in prova, ninfomanie sui colleghi e su te stesso, tutti questi sintomi spariranno grazie a questo rivoluzionario rimedio. La sperimentazione partirà nelle sale teatrali capitoline a partire dalla stagione 1998/1999. Vi consigliamo di non controllare la posologia prima dell’assunzione del farmaco, in caso di persistenza di sintomi barocchi, cambiare mestiere.
200 decibel di Pillole
Dopo una breve sospensione dovuta ai ballottaggi elettorali sparsi nelle urne della Penisola, la Rassegna Teatrale Pillole riparte di slancio. Senza necessariamente aver fatto uso di Olio Cuore. E lo fa con un attacco frontale nonché parzialmente missilistico alla secolare tradizione del teatro barocco. Il Teatro Barocco. Antichissima Pratica Scenica di Scuola Transalpina. Caratterizzata da esagerazione del gesto, pesantezza vocale del timbro, megafonia del volume, sopruso del tono, assenza del ritmo e putrefazione del trucco. Un trucco marcato tipico di chi ama sollazzarsi l’uscio posteriore senza emettere ricevuta di ritorno. La disciplina Barocca ha scritto pagine importanti nella millenaria Storia del Teatro. Lasciando maestri morti e feriti sul campo di battaglia del boccascena. La Compagnia Matuata Teatro decide di combatterne i dettami a viso aperto. Depositando nelle cavità orali degli attori Elena Alfonsi, Alessandro Balestrieri e Andrea Zaccho dei veri e propri soliloqui che somigliano a grida di battaglia. Urla Spagnolesche. Kubrickiani visi da Guerra del Vietnam. Il trittico di interpreti, mascherati da Torce per il lancio di soccorso sulle navi della marina mercantile lappone, denunciano il loro personale sdegno agitandosi come frontman di un gruppo Rock. Agitano l’equatore addominale come dei Chuck Berry infoiati. Aggrediscono il sistema metrico decimale fagocitando il tappeto musicale di sottofondo. Tengono la folla in pugno la sodomizzano a piacimento. Sembrano tre giovani Freddie Mercury. Sono Freddi Mercury. Morto e Risorto sulla Croce Come Gesù Cristo. Tornato sulla Terra in salute per liberarci dallo spauracchio delle malattie a trasmissione sessuale. Le tipiche malattie che si contraggono praticando le arti magiche del Teatro Barocco. E intanto il Naufragio del Sirio si fa sempre più assordante. Il Bastimento affonda trascinando con se nei fondali marini un nutrito gruppo di elementi barocchi. Leonardo Di Caprio, Kate Winselet, Roberto D’Agostino, Umberto Veronesi, Il Clown David Larible e il paparazzo Rino Barillari. 200 decibel. I decibel riscontrabili all’interno di un Palazzo del seicento. Un Caseggiato Barocco abitato da pareti barocche, pavimenti barocchi, soffitti barocchi, bagni barocchi, ripostigli barocchi, cantine barocche, solai barocchi, cucine barocche, camere da letto barocche, animali domestici barocchi, attori barocchi e fantasmi scurrili. Il Teatro Barocco alla Prova del Nove di Matuta Teatro.
Pillole Straniere
Scoppia l’amore. Un amore proibito. Lascivo. Fedifrago. Scomodo. Inopportuno. Una ragazza Israeliana attraversata da simpatie sioniste smarrisce il senno innamorandosi di un ragazzo Palestinese simpatizzante Hamas. La Ragazza ragiona sui canoni tipici del popolo eletto. Canoni esclusivi. Dio il patto l’ha stipulato con noi e non con altri. Quindi gli altri stiano al loro posto, facciano la fila oppure crepino in solitudine. Il ragazzo vive per la lotta armata. È convinto di essere un discendente della antica popolazione dei Nefilim. Gli originali abitanti della Striscia di Gaza. Una popolazione nomade capace di spingersi sino ai confini della mezzaluna fertile. Tra i due individui sarebbe guerra. Ma l’amore si sa fa fare e dire cose che non hanno senso. O forse hanno senso proprio perché sono senza senso. Il loro amore si traduce nella sensazione tipica di farfalle che abitano la bocca dello stomaco. Quando si incrociano gli sguardi l’amplesso è già cominciato. Rapporti sessuali fugaci, malandrini, rapidi, consumati di nascosto alla velocità del suono. Il suono dell’ordigno quando esplode su un autobus di linea. Scoppia l’amore ne Lo Straniero di Lorenzo De Liberato. Lo Straniero. Quello. Esattamente Quello. Non Quello di Camus. Ma la sensazione di Straniero che alberga nell’essere umano quando si scopre vulnerabile alla variabile ipotetica di un periodo algoritmico impossibile da calcolare chiamato imprevisto.
Pillole di Sciuscià
Una famiglia italiana durante il decennio della Grande Depressione, decide di fare i bagagli ed emigrare lungo le coste della Terra Promessa. L’America. La famiglia si accomoda nella stiva di una bagnarola pronta a salpare dal porto di Civitavecchia. Disgraziatamente per quella famiglia, la Nave dove stanno è lo stesso rimorchio dove viaggia quel rompicoglioni di Novecento. Novecento, il giovane buzzurro partorito dalla penna dello scrittore subalpino Alessandro Baricco. Ma Novecento è cambiato. Non è più l’innocente fanciullo di un tempo. Timido, introverso, astemio. Assolutamente No! Adesso Novecento è cresciuto diventando un coacervo del vizio. Bestemmia L’Autorità Paterna, Commette Atti Impuri con L’Autorità Materna. Beve alcolici, Fuma sigarette come un Turco, Rutta, Orina, Sbava, frequenta cattive compagnie, va allo stadio e non disdegna i favori sessuali delle Prostitute. Per la morigerata famiglia italiana il viaggio verso le Americhe si rivela un Inferno. Novecento organizza ogni notte baccanali degni di una cena del Trimalcione. Gira di Tutto. Vino a Fiumi. Cocaina come se nevicasse. Birra come se piovesse dal cielo. Eroina come se spuntasse da terra. MariaGiovanna come se crescesse sugli Alberi. Vagonate di mignotte fatte arrivare dagli svariati Punti Cardinali. C’è ne per tutti i gusti. More, Rosse, Verdi, Gialle, Blu, Lilla, Fucsia, Celesti e Variopinte. Disponibili, pagando, a soddisfare il qualsivoglia tipo di perversione. Notti insonni. Quando gli sventurati italiani riusciranno a giungere finalmente a Nuova York, andranno ad abitare a Chinatown e anziché imparare l’idioma del posto, impareranno il dialetto mandarino decuplicando la loro condizione infame di ghettizzazione. Lo Sciuscià di e con Marica Pace. Un disagio esistenziale di un nucleo famigliare decurtato della propria identità. L’identità è composta da identità dell’anima e identità dell’ego. Entrambe necessarie per riuscire a sopravvivere nell’Olografico Universo della Forma. Se una delle due viene a mancare il sistema si inceppa. Se entrambe vengono a mancare sopraggiunge la Morte. Ecco perché chi fa Teatro sente l’esigenza di ricercare un reale quanto disperato e straziante contatto col pubblico. Per assumere consapevolezza della propria identità. Pretende dal pubblico che quest’ultimo si prenda la responsabilità di donare l’identità alla attore. L’attore per riuscire ad ottenerla non da nulla per scontato. Non lascia nulla di intentato. Si libera di ogni cavillo. Di ogni magagna burocratica. Di ogni laccio e lacciuolo. Si libera di ciò che non esiste. Cioè il personaggio. E capisce che per agguantare l’identità ed eludere l’inferno sulla Terra è necessario accantonare ciò che non esiste, dare un pugno sui denti al senso di Colpa e mettere in scena l’unica certezza che sa di sapere. O non sapere. Se stesso.
Pillole a Cinque Dita
Eporedia. Ivrea. Olivetti. Ridente cittadina di montagna situata ai piedi della Morena. Ivrea. La Silicon Valley Italiana. Ad Ivrea l’imprenditore Adriano Olivetti riuscì nel miracolo di far coesistere un capitalismo etico con una socialdemocrazia illuminata. Chi prestava servizio all’interno di quell’azienda si sentiva parte integrante di un progetto collettivo. L’Azienda dava lavoro e fungeva anche da Garanzia per lo Stato Sociale. Istruzione Assicurata, Sanità Coperta, Ferie Garantite, Alzabandiera e Colonia Estiva per i figli dei dipendenti. Una specie di Eldorado all’interno di un Mondo già liberale ma non ancora liberista. Ma per accedere a quel Pese dei Balocchi era necessario superare un durissimo esame d’ammissione. Basato soprattutto su di un unica materia. Ma dalle varianti molteplici. Dattilografia. A cinque dita con i polpastrelli posati su dei contrappesi di piombo. I numerosi candidati, preoccupati di fallire l’ingesso nel mondo del lavoro, si riunivano in gruppi provando a ripassare la materia. Uomini già sposati studiavano spesso e volentieri con Donne già convogliate a giuste nozze. E tra un tentativo di dattilografia su foglio protocollo e uno su carta Fabriano, spesso succedeva che l’approfondimento terminasse il suo corso sotto le lenzuola. Esercizio a cinque dita. Scritto da Eliseo Pantone. Con Eustachio Vincenzo Guida, Angelo Loffredi, Teresa Nardi, Marica Pace ed Eliseo Pantone. Esercizio a Cinque Dita. Anche Quattro Vanno Bene per descrivere che paradiso fosse Ivrea prima della scorporazione voluta dall’Ingegner De Benedetti.
Dodici Ore di Io nella Vita di Pillole
Un Bambino viene alla luce affetto da una rarissima patologia genetica. A causa di una defezione mitocondriale quel bambino è costretto a consumare la propria esistenza in sole dodici ore. Una mezza giornata. In sole dodici ore i genitori vedranno il loro frugoletto nascere, crescere ed invecchiare sino a tornare polvere per i vermi. Bisogna fare presto. Non c’è tempo da perdere. È giusto che in queste maledette dodici fottute ore questo bambino provi ogni tipo d’esperienza. Anche la più estrema. Overdose di farmaci, sbronze, note sul registro, innamoramenti, bocciature, promozioni, approvazioni sul lavoro, licenziamenti, concerti di Carmen Consoli, Discoteca, Droghe di tutti i gusti, Puttane, Orge, Scambi di Coppia, Rapporti Omosessuali, Cinema, Cinema a Luci Rosse, Compulsione sui Social NetWork, Calcio, Rapporti Incestuosi, Studio di una lingua straniera, Analisi dello strumento musicale, Malattia venerea, composizione della poesia, dildo, omicidio preterintenzionale, caccia alla volpe, grigliata di pesce, cena vegana e chi più ne ha meno ne metta. Il bimbo consapevole della propria sfortunata condizione di precario terrestre, non si perde in inutili cerimonie e comincia subito a praticare le arti per la scena. Si spoglia integralmente davanti ad un attonito pubblico pagante. Con una mossa di Judo spezza il Collo ad un Cerbero rubandone il Vello. Si disarciona le carni dall’osso in maniera avanguardista e seguito come un ombra da un piazzato ambulante si getta tra la folla cercando di sintetizzarne il profumo. Poi Vinto dagli istinti quel bimbo incrocia una Lupa Capitolina, e dimentico della sindrome di Peter Pan, volta la carta e se la ingroppa sino alla fondazione di Roma. Appare un Orologio sulla Parete. Svizzero. Digitale. È la morte che si manifesta sotto forma di quarzo esigendo il suo tributo di carne. O meglio. È la Paura della Morte. La Morte Non Esiste. Esiste la Paura anche se solo per dodici ore nella vita di ognuno di noi. Ma questa sensazione nei costati di Daniele Casolino e Francesca Romana Nascè non si chiama Paura. Bensì Vodka Lemon…