Correva l’anno 2014. Precisamente l’ottavo giorno del mese di luglio. Napoleone l’avrebbe battezzato mese del “brumaio”. Sono le ore 22 circa. Ci troviamo a San Lorenzo. Iconoclasta rione capitolino. Gli spazi sono quelli di Villa Mercede. La folla sta facendo la fila al botteghino per assistere alle fasi finali del Roma Fringe Festival. Seconda edizione. I palchi sembrano ring pugilistici. Gli attori si aggirano nervosi nei gazebo adibiti a camerini. Fumano sigarette come sultani turchi. Succhiano macerati glicerici di ginseng. Sorseggiano bevande alla taurina. I più audaci masticano foglie di guaranà. Cocaina ne gira si, ma a dosi omeopatiche. Infondo non siamo al Teatro Sistina. L’altoparlante annuncia i proverbiali “cinque minuti al chi è di scena”. Le compagini artistiche si tastano natiche, sacche scrotali e coroncine di aglio. La scaramanzia regna sovrana nel superstizioso universo teatrale. Nessuno lo sa, ma da li a poco sta per consumarsi il dramma che avrebbe cambiato per sempre le sorti del più grande festival italiano di teatro indipendente. Palco B. Quello ubicato vicino alla locanda di ristoro.Semifinale mondiale di calcio. Sul maxischermo il giornalista Francesco Repice sta commentando l’umiliante disfatta del Brasile per mano della Germania. Punteggio tennistico. Un sette a uno che non ammette repliche. Le due compagnie che si stanno giocando la finalissima del Fringe sono una compagnia Brasiliana ed una compagnia Tedesca. I primi si chiamano i “Garota Bonita” e gareggiano con una superlativa messa in scena sul poeta mineiro Murilio Mendes. I secondi si chiamano i “Dunkler Esel” , vengono da Stoccarda, e hanno riscosso un discreto successo di pubblico e critica tramutando in drammaturgia un’inedita sceneggiatura del regista teutonico Rainer Werner Fassbinder. Fischio d’inizio. Sipario sollevato. Luci accese. Luci spente in sala. Telefonini silentati. Bisognerebbe favellare. Spalancare le fauci. Dimenare i fianchi. Insomma cominciare a recitare. Ma gli attori brasiliani, eccessivamente emotivi, sembrano essere stati aggrediti dalla staticità catatonica. Il dolore per la sconfitta della selesao li ha completamente annichiliti. Ricoverati d’urgenza al vicino nosocomio Umberto Primo in evidente stato confusionale, non riusciranno mai più a riaversi e la loro carriera nel fagocitatorio mondo dello show-business avrà termine in quella sfortunata spedizione in terra italica. La federazione carioca di teatro era data per favorita. Il ritorno a casa con le pive nel sacco e gli attori incapaci di intendere e volere ha creato all’ambizioso settore teatrale brasiliano un danno d’immagine non indifferente. Anche il primo ministro socialdemocratico Luiz Ignacio Lula, furente, sembra voler puntare il dito indice contro gli organizzatori dell’evento culturale. Viene tirato in ballo anche il governo italiano rappresentato dall’allora presidente Mario Monti. L’intellighenzia brasiliana, sostenuta da alcuni simpatizzanti italici, chiede a gran voce la chiusura definitiva del festival. Vengono fatte intervenire le rispettive ambasciate che grazie ad un intenso lavoro diplomatico sottotraccia riuscono a mettere a tacere il disguido. La Germania trionferà a sipario chiuso aggiudicandosi tutte le menzioni possibili e immaginabili. Fatta eccezione per il riconoscimento della critica che andrà ai degenti amazzoni. Un prestigioso premio di consolazione utile a calmare i bollori delle teste calde carioca. Dopo quell’increscioso incidente, il Roma Fringe Festival abbandonerà definitivamente il quartiere San Lorenzo, per trasferirsi oltre il Confine delle Mura Aureliane. Metterà le tende tra le grate papaline di Castel Sant’Angelo e, nell’edizione successiva, tra le distese erbacee di Villa Ada. L’Edizione di Castel Sant’Angelo, ribattezzata grazie ad un’abile neologismo giornalistico “Fumo di Londra”, avrà come protagonista un’epica scazzottata tra Micky Mouse e una Nutria trasteverina. Nutria spettatrice pagante di uno spettacolo ospite che vedeva proprio la firma alla regia del noto topo della Disney. Evidentemente lo spettacolo non aveva soddisfatto le aspettative della Nutria, la quale aveva cominciato, senza troppe cerimonie, a lanciare ortaggi contro il povero Topolino che sul palco si stava adoperando nella difficoltà del monologo. Monologo che trattava il delicato tema della criogenesi umana. Complesso Processo di Ibernazione capace di affascinare molti personaggi famosi tra cui anche il vecchio Walt. Verdure di stagione e pernacchie avevano irritato il grande Topolino, che preso dalla collera aveva abbandonato il palco e, impugnando un oggetto contundente, aveva percosso la Nutria sino a causarne il decesso. Decesso infame. Fortunatamente assicurato da una provvidenziale copertura di agibilità E.N.P.A.L.S. Nelle praterie di Villa Ada una scossa tellurica causò un maremoto che diede vita ad un tornado che provocò la scomparsa di una compagnia teatrale abruzzese. Attori, tecnici, scenografi, costumisti, suggeritori e tecnici del suono vennero fortunatamente rinvenuti otto mesi dopo. Vivi e vegeti. In buone condizioni di salute. Presso una fattoria del Meryland. Otto luglio 2014. 30 agosto 2017. 1.134 giorni dopo i fatti di Villa Mercede, il Roma Fringe Festival torna sul “luogo del delitto”. Mette nuovamente piede in quella che è la sua sede naturale. Si riaffaccia nel rione mitteleuropeo e studentesco della Capitale. Quartiere San Lorenzo. Ancora una volta Villa Mercede. Scenario di nuovi ed attesi lazzi, sberleffi, rutti, scoregge, chiose comiche, poesie desossiribonucleiche, riflessioni apotropaiche, acrobazie verbali, drammi carnascialeschi, soliloqui pastorali, dialoghi tra sordi e autistici monologhi. Ma qual’è il clima che circonda l’avvento di questa ambiziosa festa del teatro? La risposta non lascia spazio all’immaginazione. Il terrorismo internazionale scatena timori atavici. Paure inconsce. Anche l’allegra baraonda teatrale sembra farne le spese. Villa Mercede è completamente circondata da filo spinato. Tre cingolati risalenti al primo conflitto bellico mondiale sono posteggiati nei boccascena. Chiavi nel cruscotto. Pronti ad agire in caso di estrema necessità ed urgenza. Paracarri in stile “New Jercy” proteggono il perimetro dei palcoscenici. Sui rami degli alberi batterie di Pokemon fungono da vedette contro eventuali sospetti. Il botteghino è sorvegliato da un vetusto modello di Robocop. Gli attori ossessionati da magistrati, giovani scrittori, dalla prudenza, dal fatalismo e dall’ipocondria, si muovono a passo pachidermico, scortati da Bodyguard in doppio petto. Un apposita delibera municipale dona il permesso al pubblico pagante, di prendere posto in platea armati di taglierino. Per la cerimonia d’apertura era in programma lo spettacolo “Mettetevi in Fila”. Di e con l’attrice Anna Mazzantini. Per la regia di Sandro Torella. Una drammaturgia a duplice tracciato che esalta il sistema energetico a carboni fossili specialmente nel formato “Stazione di Benzina”. Ubicazione dove è previsto il filtraggio tramite pompa. Trattamento particolarmente caro dalla parti della Casa Bianca. Specie negli anni novanta. L’Attrice denuncia a pieni polmoni il giuramento spergiuro dell’ex presidente statunitense Bill Clinton davanti ai membri del Congresso in Campidoglio. Menzogne dettate dal desiderio di preservare la sacra istituzione familiare. Un semplice rapporto orale seguito da una bugia alla Nazione può costare carriera e credibilità. Non l’atto sessuale nella sua complessità tantrica, bensì una lente d’ingrandimento posata solo e unicamente sulla pompa. Attraverso la tecnica narrativa l’attrice ne illustra la storia. Un epopea puramente patriarcale. Dalle prime pompe rinvenute su pitture rupestri dentro caverne dell’Africa Equatoriale, passando per le pompe pruriginose di Pietro L’Aretino, per le pompe dei calchi di Pompei, per le pompe bandite di epoca Vittoriana e via discorrendo sino ad arrivare alle pompe del Marchese de Sade, di Reblais, di Genet, Boris Vian, le pompe mancate dalla cavità orale di Sylvia Plath, le pompe schivate dalle labbra di Anna Sexton, le pompe di Pasolini elargite gratuitamente ai ragazzi di vita, le pompe audaci che costarono la vita al grande Dario Bellezza e poi finalmente la legittimazione di una pompa che si concretizza nell’abiura della pompa stessa. La pompa tramite internet. Una pompa immaginaria tipica della democrazia liquida. Lo spettacolo per questioni di protocollo militare, è stato interrotto dieci minuti prima del previsto, permettendo così alla folla di defluire in sicurezza. A fine serata il bollettino emette notizie rassicuranti. La prima serata si è svolta senza particolari incidenti, fatta eccezione per un manipolo di gatti siamesi, che in evidente stato di alterazione etilica, ha aggredito l’attrice Alessandra Cappuccini per estorcerle un autografo. E un selfie. La brava interprete reatina si è prontamente difesa gettando in faccia ai felini dei vasetti di umido. Sarà dunque in scena con il suo spettacolo Generazioni giovedì 31 agosto a mezzanotte e venerdì primo settembre alle quattro del mattino. Per la regia di Mario Umberto Carosi.
Roma Fringe Festival Edizione 2017 San Lorenzo is Back!