Giovan Bartolo Botta

Archive for ottobre 2017|Monthly archive page

Teatro Studio Uno : il Pollice è Verde

In Recensioni o rescissioni teatrali on ottobre 31, 2017 at 7:07 PM

Sala Pioppi e legno di Mogano

Una conferenza stampa colorata. Di verde. Gli attori Francesco Prudente, Luca Pastore, Dimitri D’urbano e Gabriele Linari, arrivati già mangiati e vestiti di rosso vermiglione, sbagliano decisamente festa. E candeggio. Verde. Verde acqua, verde spinacio, spinacio alla Braccio di Ferro, verde Popeye dunque, verde Olivia, Olivia Newton John, verde Bruto, verde Poldo, verde Pecoraro Scanio, verde Brunelleschi, conato di verde, verde pisello, verde W.W.F, verde L.i.p.u. Ogni compagnia ha il diritto e dovere di sbizzarrirsi. Di fantasticare. Di sognare. Di sperimentare. Di miscelare le tonalità di verde. Come se fosse un dannato esperimento genetico/botanico. La stagione teatrale è cominciata. Col botto. Fuochi d’artificio. Arazzi. Gonfaloni. Rutti, Lazzi, Capovolte e Sberleffi. La stagione è cominciata. Quella del Teatro Studio Uno ha immediatamente preso la messa in piega del pollice verde. Il deputato verde Ermete Realacci si impadronisce del microfono ad asta. Pontifica. Sottolinea. Precisa. Declama. Va a braccio. Come uno scafato guitto padrone assoluto del proprio repertorio. Redarguisce gli attori presenti. Tira loro le orecchie. Il suo è un comizio improntato a solleticare il senso di colpa che alberga nel cuore del teatrante. Il Teatrante. Spesso un essere superficiale, egocentrico, distratto, pigro. Ossessionato solo ed unicamente dal proprio mestiere di interprete. Se non di “ripetitore automatico esportatore inconsapevole di inquinamento elettromagnetico”. Il teatrante si sa, usa troppo i social-network. Troppo e male. Una dipendenza malsana. Come la fede in Dio o nel Partito. Sempre davanti allo schermo del pc a postare eventi, foto di eventi, eventi con allegato di aperitivo. Il dito indice dell’attore è un arto nato e cresciuto ad uso e consumo dello smartphone. Insomma. Il Pianeta soffre. E il teatrante deve assumersi le sue responsabilità. Perché se gli oceani sono oberati di plastica, la colpa è anche del teatrante. Che durante le repliche e/o prove ha una propensione compulsiva ad irrorarsi la gola con acqua contenuta in bottiglie di plastica.

Sala Pino Sivestre variegato Pronto Legno

Siamo al Teatro Studio Uno. Si sta svolgendo la consuetudinaria Conferenza Stampa di inizio stagione. Tutti gli attori sono stati invitati dalla direzione artistica, ovvero dagli attori Eleonora Turco e Alessandro Di Somma, a donare al Globo una piantina. Possibilmente verde. Da gesti del genere si può intuire lo status economico e sociale delle varie compagini presenti in “Cartellone” quest’anno. Ci sono registi decisamente mesti. Direttori di scena da tappezzeria. Perennemente sotto sfratto. Attori arrivati alla canna del gas. Questi rispettabili artisti giungono a teatro accompagnati dalle loro piantine “bonsai”. Un sottoproletariato teatrale che muove gli animi a commozione. Vicende umane struggenti. Che il senso comune del pudore ci impedisce di raccontare. Ma uno strappo alla regola possiamo permetterci di farlo. Ugo Tartina era un regista molto promettente. Con un discreto seguito di pubblico. Le sue prime due messe in scena, molto avanguardiste, ebbero un ottimo riscontro. Soprattutto a livello di Critica. Si trattava di due riadattamenti in chiave sordo-muta del famigerato musical “Aggiungi un Posto a Tavola”. Tartina era riuscito ad imporsi agli onori della cronaca. Ma con i primi guadagni sono arrivate anche le prime stangate. E il lastrico. Dovuto ad una eccessiva dipendenza dal “massaggio cinese”. Ebbene si, l’artista si è sputtanato i pochi averi nei centri benessere orientali. Una condotta infame che l’ha costretto a ricominciare da zero. Dai soldi del monopoli. Storie strappalacrime. Poi. Poi ecco arrivare i grandi nomi. I v.i.p. I nutriti soggetti scenici che in questi anni sono riusciti a macinare utili come Multinazionali del Farmaco. Indossano abiti di marca. Scendono le scale con in braccio non piantine bensì intere foreste amazzoniche disboscate in barba alla legge vigente. Uno scandalo che grida vendetta. Una vergogna putrida. Cafonaggine allo stato puro che nemmeno Roberto D’agostino e il suo sito. Ma analizziamo i dettagli.

 

 

 

Sala Cipresso più falegname

Ecco arrivare in pompa magna l’attrice capitolina Flavia Germana De Lipsis. Quest’anno sarà chiamata a recitare praticamente in tutti gli spettacoli della stagione. Una cosa mai vista ne sentita. Nemmeno ai tempi delle proverbiali raccomandazioni di ordine Socialista. Magnani o Vitti non arrivarono a tanto. De Lipsis si accende una sigaretta dietro l’altra senza fumarne veramente nessuna. Quello che conta è il gesto. Alla faccia di Greta Garbo. Che almeno due colpetti di Bronchite ci teneva ad esternarli. Al seguito, rigorosamente in abito gessato, scivola sul pavimento il regista siracusano Pietro Dattola. Il suo “Opera Panica”, ha da poco terminato il giro delle Sette Chiese. Incassando quasi quanto un Kolossal della Warner Bros. Barzellette però se paragonate agli incassi miliardari partoriti da quella coppia di volpi chiamate Francesca Villa e Francesco Picciotti. Che saccheggiando il malessere psichico di Alfred Jarry si sono impadroniti dell’intero litorale di Ostia. Decimando il Clan dei Pesci Spada. Veronica Raimo pensa che i giornali cartacei siano destinati a terminare anzitempo la loro epopea. Infatti con i proventi del suo spettacolo, ha pensato bene di scalare il Corriere della Sera. Ora l’editore alessandrino Urbano Cairo è un disoccupato. La passerella dei pascià si infarcisce ogni minuto di più. Robe da pazzi! Parcheggiano il “Sidecar” in doppia fila gli attori Isabella Carle e Krzystof Bulzacki Bogucki. Un vigile urbano li richiama all’ordine. I giovani rispondono sollevando il dito medio. Quest’anno la Compagnia Produzioni Nostrane-Ultras Teatro ci va giù di Retrospettiva. Fatiche erculee per le quali percepiranno uno stipendio da calciatori della massima serie. Con bonus variabili a seconda del meteo. E il nuovo “Sidecar” rientra proprio tra i buffi lasciati in giro sul conto della compagnia…

 

 

Sala Faggio con autunno inoltrato

C’è chi arriva con in braccio Pini e Conifere. Chi si presenta a bordo di giganteschi convogli pieni di tronchi. La Compagnia Garofoli/Nexus lascia addirittura basiti i presenti presentandosi con in macchina buona parte della famigerata Pineta di Castelporziano. “Giorgio”, il loro fiore all’occhiello, da semplice lavoro destinato al teatro, si è tramutato in disco di platino arrivando in cima alle classifiche discografiche di tutto il mondo. Quando la coppia di artisti si esibisce oltre la cortina di ferro, gli svenimenti si calcolano su quadratura di Piazza. Nel concerto a San Pietroburgo, organizzato dall’avvocato azzeccagarbugli Pietro De Vivo per festeggiare il centenario della Rivoluzione D’Ottobre, simpatizzanti menscevichi e bolscevichi sono nuovamente arrivati a titillare la baionetta perché i biglietti erano esauriti. Andati a ruba. Polverizzati nel giro di un nano-secondo. Nemmeno i Ricchi e Poveri sono mai giunti ad osare tanto. Il presidente russo Vladimir Putin, riconoscente, è arrivato ad omaggiare Laura Garofoli con la cittadinanza onoraria. Offerta subito accettata per motivi di carattere fiscale. Attualmente l’attore Giuseppe Gatti è ospite in Terra Catalana impegnato in alcune attività artistiche a sostegno del “Movimento Indipendentista Cronico”. Che non è un disturbo fisiologico dell’intestino tenue, bensì un Partito moderatamente illegale. Soldi. Soldi veri. Banconote fruscianti. Brutti. Sporchi. Possibilmente riciclati. Pezzi da cento. L’unico verde che conta. Ci sono attrici come Carlotta Piraino che per togliersi un banale sfizio domiciliare, hanno fatto radere al suolo interi quartieri della città. E sulle macerie hanno ordinato agli Umpa Lumpa di edificare la loro nuova dimora. Una costruzione degna del Palazzo di Semiramide o dei Giardini Pensili di Babilonia. La decima o Undicesima meraviglia del Mondo. Carlotta Piraino è un’attrice appartenente allo storico cast di “Piccole Donne Crescono Sempre di Più”. Andato in onda negli anni novanta contendendo la pariglia a prodotti di sicuro successo come “Beverly Hills 90 210” e “Friends”. Il cast annoverava all’epoca nomi altisonanti. Cognomi di assoluta prima fascia. Qualche esempio? La sbadata Lisa Kudrow, il bel tenebroso Cole Sprouse, lo sghembo Larry Hanking e la tenutaria di bordello Helen Bexendale. La trama dello sceneggiato verteva essenzialmente su un tentativo disperato da parte di quattro sorelle di fermare un abusivismo edilizio nella Londra ottocentesca. Tentativo andato fallito, poiché i cattivi vincono sempre sui buoni. Il finale a sorpresa spinse l’immobiliarista romano Francesco Gaetano Caltagirone a comprare i diritti d’immagine degli attori del cast per utilizzarli a promozione delle sue aziende. Fu così che per molti di loro giunse inaspettato L’Eldorado.

 

 

Sala Cedro ghiacciolo al

La festa continua. Il Teatro Studio Uno è sempre più verde. Pare di stare all’ombra di un Salice Piangente. C’è musica. Si balla. Si beve moderatamente. I setti nasali sembrano ancora immacolati. Sembra che l’attore partenopeo Raffaele Balzano si sia comprato il Napoli. Notizia fasulla. Si è limitato ad acquistare il Vesuvio. Il suo impegno sarà quello di mettere su una stagione teatrale. Una programmazione di Fuoco e fiamme! L’attore Matteo Cirillo scatena l’ilarità della gente presentandosi con in mano un Dado vegetale. Buono forse per il brodo. C’è Giuseppe Mortelliti che fa dono alla collettività di una intera coltivazione di piantagione da sigaro. L’attore Simone Fraschetti ne imita il galateo, ma con piantagioni di caffè. Mac Beth sta andando da Dio. Ha fatto i contanti. Ora intende addirittura farsi carico del debito pubblico del Brasile. Cominciando appunto dal rilevare intere piantagioni di caffè. Schiaffandoci dentro a faticare una selva di attori disoccupati. Salariati a colpi di banana Chiquita. Il potere fa fare e dire ciò che si vuole. È bastata la semplice apparizione nella drammaturgia spaziale di Adriano Marenco al grande Daniele Casolino per mietere il vile danaro come se non ci fosse un domani. Il resto del lavoro sporco l’ha completato grazie al collettivo Asma di Poesia. Una garanzia nell’ambito dell’estorsione. Criminali mascherati da poeti. Ora Casolino è secondo come ricchezza solo alla avvenente ereditiera Paris Hilton. Come a dire “date a Daniele anche ciò che è di Cesare”!

 

 

 

 

 

Sala Spifferi e Larici

Poi c’è chi i soldi ormai proprio non sa più dove metterli. Neanche se ci si applica con diligenza ortodossa. Mattonella, materasso, marsupio, Deposito tipo Zio Paperone, Banco del mutuo Soccorso, Fondi, fondi neri, fondi cassa, fughe all’estero. Stiamo ovviamente parlando dell’attrice Claudia Salvatore. Quest’anno in cartellone con l’attesissimo (ed ennesimo) “remake” sugli AristoGatti. In una versione, si mormora, ad elevato tasso di adrenalina. Gatti urbani dipendenti dagli allucinogeni, che bivaccano per la Città creando il panico. Al Bronx viene convocato un raduno di tutte le razze. Soriani, Siamesi, Persiani, Pelo Lungo, Pelo Corto, Senza Peli, Senza Peli sulla lingua, Bengala, Birmani, Abissini, Scozzesi, Certosini, Balinesi, e infine loro, Umberto Smaila, Jerry Calà, Franco Oppini e Nini Salerno, i famigerati Gatti di Vicolo Miracoli. Saranno proprio questi maghi della risata a dover sollevare il morale della truppa. Ma il loro repertorio, datato e volgare, lascia alquanto desiderare e… non possiamo svelarvi il finale. Fiondatevi a vederlo a Teatro. Però possiamo svelarvi il costo dell’intera operazione commerciale. Anzi meglio tacere. Cifre a molteplici zeri. Roba da far impallidire di pudore la Marvel. Ma d’altronde stiamo parlando di un prodotto artistico finanziato attraverso gli utili spurgati fuori da show teatrali azzeccati e gare di corsa finalizzate dal podio. Capitali capaci di scomodare Walt Disney dal suo apparente stato di criogenesi. Nel corso degli anni il medagliere dell’attrice nativa di Mai, un paesino della Bassa Sassonia abitato anche dagli Gnomi della Loacker, è andato arricchendosi di cimeli. Meritatissimi. Strappati agli avversari grazie anche al furore agonistico mostrato in pista dalla sostanza dopante. Claudia Salvatore, solitamente attenta alla corsa salutare mattutina e alle buone abitudini alimentari, arriva al Teatro Studio Uno a bordo di dodici Taxi. Per di più abusivi. Sgranocchiando lonticchi di pane tostato intinti nel Mc Donald’s. Come i ragionieri Calboni, Fantozzi e Filini quando si recano al Night Club Ippopotamo per il trastullo notturno. Un gesto oltremodo sgradevole che ha messo sul piede di guerra gli affezionati del sushi. Così tanto per gridare al Lupo. Azionare l’allarme. Ma del reddito annuo del Nano Egidio? Ne vogliamo discutere? Scesi a San Lorenzo a bordo di un elicottero privato, Marco Checcotti, Simona Oppedisano e Francesco Picciotti sembravano i Queen. Dei sultani. Dei nababbi seduti su dei troni di danaro. La loro Trilogia ha surclassato la dignità di botteghino. A Teatro Studio Uno si sono presentati senza flora. Arrivando direttamente accompagnati dalla fauna. Coleotteri, Gibboni, Giraffe, Zebre, Koala, Struzzi, Pinguini e Lupi Marsicani. Si intravedeva pure la presenza ingombrante di qualche animale mitologico. L’Habitat va sollecitato altrimenti ci si annoia a morte. Ceccotti rincara la dose. Con i proventi di Sgombro placheremo l’appetito ai nipoti dei nostri nipoti. Una chiosa liberista esce dalla bocca della Oppedisano. “Abbiamo licenziato in blocco i pupazzi, nostri storici collaboratori, sostituendoli con dei Robot, ci è dispiaciuto ma bisogna stare al passo coi tempi, e poi io amo Alessandro Di Battista”. Dichiarazioni al curaro. Che scatenano le ire dei fan più tradizionalisti. Ma anche Previsioni Celesti in culo alla fine dei tempi!

 

 

Sala Sequoia più sala stampa

Chi naviga tra i dobloni sono gli attori dello spettacolo “ Teresa Santa Puttana Sposa”. Ora in onda su Netflix. In pillole però. A curarne la regia televisiva è lo stesso autore Marco Bilanzone. Assistito dal caposaldo Lorenzo Montanini. Attenti anche al fantomatico Collettivo Faus. Un ibridazione scenica capitolino/pedemontana, Ideata dal drammaturgo astigiano Adriano Marenco. Che è riuscito nell’ardua impresa di radunare attorno a se i fedelissimi. Grazie, anche e soprattutto alla presenza di succulenti contratti intrisi di sponsorizzazioni. Entrate pubbliche ma pure private. Dalla contrada romana eserciteranno il loro sapere le attrici Patriza Bernadini, Alessia Giovanna Matrisciano, Vania Lai, Alessandara Caputo, Valentina Conti e Francesca Romana Nascè. Sotto la Mole occhio al tremendismo granata scatenato da Nathalie Bernardi, Claudio Sportelli e Davide Capostagno. I soldi sono sogni che corrompono sogni. E sonni. Ogni uomo uccide ciò che ama. Nel nome dei soldi. Ecco spiegato il perché gli attori Mariagrazia Torbidoni e Andrea Onori hanno l’ardore di fiondarsi in conferenza stampa scagliando a “babbo morto” addirittura L’Abete Comunale che il Campidoglio utilizza ogni anno per festeggiare degnamente il Santo Natale. Il loro spettacolo su Oscar Wilde li ha condotti dritti e filati verso la speculazione in Borsa. Siamo arrivati alla fine. Al temine del viaggio. Viaggio al termine della notte. Presto potremo dilettarci con un editoriale approfondito scritto dalla nostra Raffalla Ceres, su questo ritorno a gamba tesa dell’edonismo socialista e vagamente nostalgico che imperversa nel mondo dissociato del Teatro Off romano. L’articolo sarà reperibile su alcuni siti di dubbia natura in fascia rigorosamente protetta. Il teatro Off. Un ambiente ovattato. Privo di lustrini. Ma circondato da interrogativi. Quesiti che non avranno risposta perché… il tempo a nostra disposizione è terminato. E pure lo spazio a dirla tutta!

Teatro Studio Uno

La stagione può avere inizio

 

 

 

 

 

 

 

 

L’amore non si dice a nessuno

In polverie o poesie on ottobre 31, 2017 at 12:03 PM

Ho scoperto

succulente prugne snocciolate

della California

giocare a viso scoperto

coi miei sentimenti

E mai andare al tappeto fu cosa più dolce

e/o azione sensata

Attesa quanto l’inverno

attende l’amplesso col Pupazzo di Neve

Accolta accolta a braccia aperte

Stretta forte al petto desiderata

il gusto al lampone della sconfitta

una farfalla negra dipinta di fuga

K.O tecnico alla prima ripresa

il Ring che si fa labirinto nebbia la vista cala

si abbassa la pressione si abbassa scivola via

la situazione che ti scappa di mano di gola di voce di piede

sono saltati i piani tattici la prudenza è fottuta

Dalila Sansone i Filistei i Pirati dei Caraibi

tutti all’arrembaggio di un simulacro a forma di donna

si balla si danza si spara si spera ci si bacia a salve

ci si spreme le meningi ci si rotola oltraggiosamente

in una pozza di sudore muffa sangue e saliva

il cuore che esplode la mancanza di tatto

il fiato spezzato il polso svenuto sventrato

sodomizzato schiaffeggiato sconfitto sempre più debole

in ginocchio “time out” invochi una tregua

lacrime di gioia fanno la sfilata di moda sulla tua carotide

sono modelle rabdomanti simili a te tacco dodici

rabdomanti modelle simili a te

stesso odore stesso tabacco stessa carnagione olivastra stessa pausa caffè

infatuazioni assurde dolenti bollenti folli affamate

secchezza di fauci arsura una sete millenaria solitaria prepotente ma silenziosa

una succulenta delizia per il palato

lo stilista asburgico pederasta e ruffiano

ne ha oltraggiato le paure ingabbiandone i corpi

dentro un bianco vessillo

una qualunque anima pia fermi lo scempio

la carneficina la macelleria messicana

contattate un medico per Dio chiamate l’ambulanza

ma non vedete che lo stiamo perdendo?

Cazzo, fate qualcosa! Qualsiasi cosa ma fatelo!

Fatelo adesso! Fatelo in fretta!

Mi spiace per te giovanotto!

Tranquillo, respira, respira profondo

Diremo tutto noi ai tuoi genitori ora riposa

rilassati respira non ci pensare

Passatemi altra morfina Cristo! Ci vuole altra morfina!

te ne stai andando amico

te ne stai andando all’altro mondo

questo lo capisci anche tu vero?

Voglio essere franco con te

Non ti posso mentire! Non ti voglio raccontare bugie!

Niente recite tra noi! Basta con le burle!

Te ne stai andando lentamente nel Regno dei Cieli

Sei a posto con la coscienza amico? Hai recitato il “mea culpa”?

Vuoi che faccia arrivare qui il prete?

Stai andando a trovare Gesù Bambino amico mio

Stai tornando alla casa del Padre!

Vuoi che ti canti una ninnananna?

O preferisci sentire una favola a lieto fine?

Scegli tu col poco fiato che ti rimane

Pollicino Raperonzolo Cenerentola Biancaneve

il Gatto con gli stivali la Gatta sul tetto che scotta

Abbiamo un vasto assortimento…

Coraggio bimbo, tra poco sarà tutto finito!

Qui si crepa d’amore amico, siamo fatti di sogni

Siamo soldati armati di sola poesia!

Ed è fico tutto ciò terribilmente attraente

Ora il tuo sguardo sorride celeste quanto un nubile peplo

Lei è vicino a te sopra di te il suo piede ti schiavizza ne assapori l’incenso

Sa di miele, miele, cazzo la sua tana segreta sa di miele

Ci manca solo che ti metti a toccarti

Per cortesia sii serio non siamo a Teatro

Fai una faccia spaventata cerca di essere credibile

d’amore si muore non si va a fare l’aperitivo

La sua coppia d’occhi denudati nella tenebra

vuole strapparti dal petto una libbra di carne

“Lunga vita alla libertà!”

tutto qui ciò che hai da dire

Si è sempre un po banali in punto di morte

disgustosamente banali leggermente scontati

è lei il temuto Mercante Ebreo del Madison Square Garden

Ha spezzato la schiena a Primo Carnera

Si è fatta beffe di Rocky Marciano

Ha costretto Sugar Ray Robinson alla resa incondizionata

Jack la Motta perse il senno correndole appresso

Cilicio Bretone Prepuzio Carolingio

Cosa speravi di combinare tu!? Di trascinare a casa la pellaccia?

Ingenuo! Illuso! Immaturo! Infantile!

in fregola non si improvvisa

Abbassa la guardia annienta ogni difesa

lasciati uccidere amico lasciati fare

lasciati lavorare ai fianchi non ti coprire

ha vinto lei ai punti ti ha fatto la bua

nero ti ha fatto ti ha rifatto i connotati

Cristo Santo fratello sei fuori allenamento

non c’è stato match non sei mai sceso in partita

gancio destro

gancio sinistro

montante

uppercut

Mi sono

distinto anch’io accanitomi addosso

mi sono braccato

forato costretto in un angolo

e ho gettato la spugna

prima del gong

L’amore è

un catalogo di desideri inespressi

che tali rimarranno

poiché non so più colpire

andare a segno picchiare

Ma sai quanto me ne frega

tanto io mica sono pugile, sono pittore…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Freddie Mercury

In polverie o poesie on ottobre 30, 2017 at 11:04 am

Quando

cuore si è rotto

qualcosa si è spezzato

per sempre basta meno di un niente

una parola scritta

al momento sbagliato

o sussurrata d’amore

nell’orecchio del sordo

la chiamano

vita difficile

i poeti i poeti

che si cibano

di situazioni critiche

e si limonano l’angoscia nel deretano

l’amalgama di tutti i loro

anni migliori gettati via

buttati letteralmente buttati

sprecati sprecati ad accondiscendere la vita

accontentandola in ogni suo vizio

prodigati ad allevarsi il dolore

coltivarsi la cimice lisciarsi la termite

piattole

le stanano dormienti

nei rifugi sugli alberi

o nude silenti sopra le stelle

a compilare cruciverba

e/o risolvere rebus

evita di passare

dalla finestra aperta

c’è corrente

poi se ti scotti

rompi il cazzo

agli amici…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Parlo di te e non parlo di Scozia

In polverie o poesie on ottobre 30, 2017 at 10:18 am

Quando ti osservo

comincio a perdere sangue dal naso

ma non qualche goccia

copiose quantità di sangue dal naso

ingenti quantità

litri e litri di plasma

sangue non dico blu

ma turchese e plebeo

sangue granata

come il colore del Toro

rosso granata come

l’olfatto affogato nel sapore alcolico

della Barbera

sangue dal naso perdo

sacche di sangue che servirebbero a me come il pane

o sarebbero utili altrove

che so sul set di “Lost”

o negli uffici dell’A.i.d.o

ma tant’è

così mi si manifesta l’amore

con una fottuta epistassi

eppure ho vene e capillari

che stanno una favola

acidi amminoacidi fabbisogno energetico

nutrizionale minerali, si insomma

tutto a posto tutto in regola

eppure cazzo ti vedo

e perdo sangue dal naso

e sono sempre senza fazzolettini di carta

o fazzoletti di stoffa

e mi si inzuppa la carne di sangue

e mi si macchia la maglietta di “Mafalda”

e sono rosso di sangue sotto le unghie

e rosso in volto per la vergogna

e mi imbarazzo mi imbarazzo imbastardisco la poesia

e faccio ripetute figure di merda

davanti alla gente che si fa beffe

delle mie timidezze d’amore

e allora io scappo a gambe levate

e corro nei cessi dei bar

per tamponare la perdita con carta da culo

che è quasi sempre finita

e perdo sangue ad ogni tuo passo

sangue dal naso

come il vecchio Maestro delle Tartarughe

in Dragon Ball

che perdeva sangue dal naso

quando sniffava biancheria intima femminile

o spiava la bella Bulma

insaponarsi la schiena

sotto la doccia

quando vedo te

sangue dal naso perdo

avanti di questo passo

nelle mie vene ci sarà presto

carenza di sangue

e presenza di sembianza di sangue

e così svengo

o piango di gioia sul pianoforte

e questa poesia

l’ho scritta

con Annie Lennox

negli auricolari

parla d’amore parla di te

e non parla di Scozia…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Innamoramento : semplici regole di sopravvivenza urbana a cura del dottor Giovan Bartolo Botta (psicoterapeuta abusivo)

In polverie o poesie on ottobre 30, 2017 at 9:41 am

innamoramento

errori da evitare come la peste

specialmente

nella fase principale

dell’innamoramento

che si sa essere quella più delicata

brevi e semplici regole

per assicurarsi di “passare la notte”

in bianco parzialmente al sicuro

dagli inciampi meschini

di una infrazione cardiovascolare sinistra

Dunque

Vedi che si avvicina Natale

evita di farle il regalo

qualunque cazzo di regalo

anche il più stupido scontato e/o banale

che so uno spazzolino da denti

un dentifricio senza fluoro

o uno spazzolone da cesso

o un cagnolino un gattino un coniglietto

un pesciolino rosso un canarino o una tartarughina d’acqua

evita assolutamente di regalarle libri di poesia

se proprio non riesci a fare a meno

di farle un regalo

regalale “la Sacra Bibbia dei Testimoni di Geova”

la prenderà come una burla

ti scambierà per un simpatico zuzzurellone

e al fischio finale ti sarai salvato nel Regno dei Cieli

Ma proseguiamo con i consigli non richiesti

Si tirano i botti la notte di Capodanno

evita di farle gli auguri e trascina il culo a qualche festa noiosa

piena di gente noiosa che comunica concetti noiosi

in maniera noiosa annoiando l’intero Creato

Oggi è il giorno del suo Compleanno

falle al massimo gli auguri su face-book

pubblici e sobri però, niente messaggi privati

Domani sarà il giorno del suo Onomastico

passa oltre ignora la ricorrenza

niente fiori

zero profumi

totale assenza di cioccolatini

nessun orsetto di “peluches” o cose simili

mai chiederle di uscire

mai neanche per sbaglio

nemmeno per intingere un banale maritozzo alla panna

nel cappuccino al cacao

parla solo di lavoro

va bene anche se stai zitto

come direbbe

l’onorevole Antonio Razzi

“fatti li cazzi tua”

leggi i giornali cartacei

e soprattutto

evita di dedicarle poesie

scritte

ascoltando in sottofondo

quei felloni geniali

dei Dire Straits…

per il resto

sentiti libero

di esprimere i tuoi sentimenti…

 

Non si sevizia un peperoncino

In polverie o poesie on ottobre 30, 2017 at 9:02 am

La morte

damigella seducente

di pessimo gusto

l’attore l’affronta

la morte in vita

afferrando la bestia

esistendo sul palco

solamente sul palco

e in nessun altro posto

il poeta lo fa

giacendoti in grembo

giacerti in grembo

sul palco

e la morte

è sconfitta

o almeno allontanata

in Contumacia…

RITMO NELL’A.S.M.A

In Poetry urban story on ottobre 29, 2017 at 4:43 PM

Le premesse ad inizio stagione erano altre. Per ora sono state tutte, una ad una, puntualmente disattese. Eppure questa volta la società si è mossa correttamente sul mercato editoriale scritturando alcuni tra i più appetibili poeti presenti all’interno della fauna declamatoria capitolina. Tanto che dopo il ritiro estivo qualcuno si è spinto oltre. Ha provato a pisciare fuori dal vaso. A fare il passo più lungo della gamba. Pronunciando così la famigerata parola proibita. Scudetto. E/o Premio Strega. L’ambiente era tornato a respirare sano entusiasmo incrementando il numero degli abbonamenti sugli spalti dell’impianto sportivo. Il debutto al Roma Fringe Festival è stato armonico e di ottimo auspicio. Con qualche limatura qua e la, la squadra si pensava potesse dettare il proprio credo su ogni campo di declamo. Non è stato sempre così. Già alla seconda uscita stagionale il gruppo Asma si presentava a Piazza Flaminio decurtato di alcuni importanti elementi. Il poeta Daniele Mattei, già assente a Villa Mercede, si trovava ancora in terra ellenica per lenire alcuni dispiaceri al muscolo cardiocircolatorio. Altra defezione importante è risultata essere quella del “performer” Daniele Casolino, chiamato a rispondere ad una precedente adempienza contrattuale firmata dal suo agente durante la stagione passata. Orfano di questa preziosa coppia il nucleo asma impatta in un modesto pareggio. Senza scaldare particolarmente i cuori dei tifosi al seguito. Alcuni elementi della rosa come lo scrittore Daniele Capaccio sono apparsi ancora bolsi e fuori forma. Appesantiti dai probabili bagordi culinari estivi. Il poeta Alfonso Canale, strappato in estate ai Poeti “giallorossi” del Trullo per una cifra stratosferica a molteplici zeri, si è divorato chiose e cesure a porta spalancata. Imperdonabile. Così come continua a risultare indigesta la pessima abitudine da parte dei poeti di declamare le loro creazioni da supporto tecnologico. Smartphone e Tablet. Una roba orripilante degna del peggiore parlamentare grillino. Cosa che ha fatto imbestialire la società, che si è vista costretta a prendere provvedimenti drastici per ripristinare una parvenza di ordine e disciplina. Proibita la Play-station fino a data da destinarsi. La verticalità aziendale, rappresentata dalla direttrice sportiva Raffaella Ceres, ha spiegato le motivazioni dell’aut-aut adducendo le cause del vistoso calo di rendimento dei poeti ad una società malata e sempre più liquida. Portata ad avere deficit d’ascolto. Nonché una difficoltà abnorme nei confronti di tempi d’attesa superiori al minuto. La data al Cafe Libreria Giufà si presentava già come una prova d’appello per i ragazzi guidati da coach Giovan Bartolo Botta. Per motivi di ordine organizzativo sono saltate le sedute d’allenamento. Il risultato si è tradotto in una prova del fantomatico collettivo assolutamente al di sotto delle attese. E pensare che l’avversario erano i simpatici ma patetici “Poeti del calippo nel setto nasale”. Una masnada di scribacchini provenienti dall’Oltrepò Pavese. Senza particolari ambizioni. Desiderosi solo di raggiungere la sospirata salvezza prima possibile. Alla vigilia del contenzioso coach Botta si era prodigato nel predicare ritmo. Atteggiamento offensivo. Ma una volta scesi in campo i poeti preferiscono chiudersi a riccio e sperare nelle ripartenze. Un atteggiamento timido. Eccessivamente remissivo che produce uno scialbo pareggio a reti inviolate. La poetessa ribelle ed iconoclasta Lucrezia Lattanzio rinuncia preventivamente a lanciare l’ordigno per trincerarsi a difesa del gonfalone scagliando a vuoto cipolline e mini-ciccioli. Ma il fatto è che non c’è proprio nulla da difendere. Anzi, sono i poeti avversari a fare la voce grossa sfiorando ripetutamente la vittoria finale dello Slam. Il poeta Enzo Tatti è perennemente chiamato a sventare la minaccia in calcio d’angolo. Non c’è parvenza di gioco. Assenza totale di movimenti senza palla. Si opera tramite calcio lungo e “spera in Dio”. Come all’Oratorio. Tutti solisti. Ognuno per se e Dio per tutti! Lo scrittore Valerio Carbone si incaponisce nel gioco di prestigio. Il poeta Matteo Mingoli limita qualche danno sacrificato alla causa nei panni scomodi dell’incontrista. Ma non è abbastanza. Come se non bastasse, Mattei, reduce dall’influenza, è costretto ad esibirsi col flacone di Echinacea sotto l’ascella. Un metodo di cura olistico di stampo Kinesiologico. Per nulla efficace. La squadra subisce una pesantissima lezione di gioco da parte dei poeti avversari. La resa incondizionata viene evitata per un pelo di ciglia grazie alla cassa “Bluethoot” targata Casolino. Si arriva così alla fatidica data al Teatro Trastevere col morale sotto i tacchi. La squadra è sfiduciata. L’ambiente è ostile. I tifosi hanno avviato la pratica malsana di una dura contestazione. O si vince o sarà sciopero del tifo. Ultimo appello. L’avversario è di quelli ostici. I “Clabas Basas Tortillas de Mierdas” agguerriti poeti catalani. Incazzati neri e perennemente sul piede di guerra. Pronti a fare scempio di chiunque gli si pari davanti. Fossero pure donne, bambini ed anziani. Insomma una batosta annunciata. Coach Botta suggerisce respiro profondo, quasi diaframmatico, meditazione trascendentale ed equilibrio. Ma intanto gli allenamenti settimanali cominciano ad assumere un aspetto vagamente stalinista. Presso l’associazione culturale “Clandestina” di proprietà del poeta Daniele Casolino, si intravedono a briglia sciolta cani di razza RottWailer tenuti digiuni da mesi. Gli stessi cuccioli tanto apprezzati dallo Zar Nicola Secondo di Russia. Fucilato per ordine bolscevico. Sacrificato sull’altare della Rivoluzione D’Ottobre. Il presidente Raffaella Ceres, sbugiardando il suo cognome, bandisce alla truppa Brancaleone l’uso e/o abuso di alcolici. Serve sobrietà per riuscire a divorare l’avversario portando così a casa capra e cavoli. Si, bisogna portare assolutamente a casa la serata o l’esperimento poetico A.s.m.a rischia di avvitarsi pericolosamente su se stesso. Uno per tutti e tutti per uno. Come un Kollettivo degno di tale nomea, Un Gruppo di Pari. Dei cazzo di moschettieri del Re. Il cambio di marcia non tarda a macinare risultati. Fischio d’inizio e Asma passa in vantaggio con una prodezza balistica di Carbone. Che da distanza proibitiva realizza con un siluro dai trenta metri che piega le mani al poeta avversario. Il ritmo è avvolgente. Frenetico. Oserei dire radiofonico. Asma circonda la pratica e la divora imitando la condotta di caccia dell’Anaconda. Canale rende giustizia al prezzo salato del suo cartellino “urlando” il declamo del raddoppio. Lucrezia Lattanzio torna a ruggire, come ai bei vecchi tempi, lavorando sagaciamente di sottrazione. Dimostrando così che la migliore Anarchia…non si improvvisa. Mai! Un Capaccio “berilnguerianamente” nostalgico imita il Roberto Benigni di tre decadi fa sollevando la sua poesia ad altitudini degne della Siberia. Aggressivo, Scorretto. Il meglio del suo repertorio, questa volta si, mai così blucerchiato. Daniele Mattei, totalmente ristabilitosi dai malanni di stagione declama come solo in Paradiso. O all’inferno. A seconda del punto di vista di chi legge. Tatti sigilla di “misura” da provetto goniometro poetico di centrocampo. Mai una sbavatura. Mai un esitazione. Cinico, Puntuale, Spietato, Freddo. Un Killer Seriale. Un assassino di professione. Un attore su Parte. Per gli avversari comincia a farsi notte prima del tempo. Buio Pesto. Mingoli punisce di fioretto e Casolino impartisce il colpo di grazia. Sigillano definitivamente i conti Francesco Conte patron di Termini Tv e il trittico audace del Collettivo Zugzwag. Ovvero Daniele Giuliani, Guido Casadei e Andrea Procaccino. Il direttore di gara fischia la fine delle ostilità. L’ufficio stampa del Teatro Trastevere Vania Lai si prodiga nella pratica dei “Conti Con L’Oste”. Il direttore artistico Marco Zordan indica la rotta del Vascello Pirata. Coach Giovan Bartolo Botta salva la panchina. Si allontana lo spettro del cambio alla conduzione tecnica che si stava sempre più materializzando nelle fattezze dell’ex c.t azzurro Giovanni Trapattoni. 82 anni e nessuna esperienza in materia di poesia. Soddisfazione finale anche per la società rappresentata da Raffaella Ceres che comincia a vedere fruttati gli ingenti investimenti economici estivi. Sarà necessario erodere ancora qualche grammo di sovranità nazionale per arrivare a mettere in piedi il “prodotto perfetto”, ma si sta procedendo nel verso giusto. Si sta procedendo nel solco del RITMO!

A.s.m.a di Poesia

Poesia nel Solco del Ritmo

 

 

 

Gli occhi non mentono mai

In polverie o poesie on ottobre 29, 2017 at 3:05 PM

i tuoi occhi

osservano i tuoi occhi

custodire accudire

i tuoi occhi occhi i tuoi

colore del brancolare nel buio

più che sufficienti

ad interpretare la parte

di occhi che fanno da scudo

o sembianza di velo

ad uno sguardo

ammiratore…

Fare Quello che dice la Maestra

In polverie o poesie on ottobre 29, 2017 at 2:54 PM

Farei l’amore con te

anche sotto le bombe

una pioggia di bombe

una valanga di fuoco amico

che desidera vedermi cadavere

perché geloso gelosissimo gelosissimissimo

degli esercizi spirituali d’amore

che faccio con te notte giorno

pomeriggio mattino compiti a casa

prima dopo e durante i pasti

a lavoro sul posto di lavoro

fare l’amore con te sul posto di lavoro

poi terminato lo scambio di liquidi

scambio eccessivo ingordo bulimico chiassoso

una fame di te atavica come i pezzenti

poi terminato lo scambio di liquidi dicevo

ancora qualche minuto di sano onanismo

concedimelo dolcemente

ancora qualche minuto di sano onanismo

anche solo qualche secondo

e vedrai che dalla “Tuba di Falloppio”

ci esce ancora grammatica vita vino algebra insomma

una sana e robusta costituzione

e poi per punizione una bacchettata sulle mani

così decisa forte potente cattiva

con la ferma intenzione di farmi del male

di costringermi a piangere a chiedere scusa

scusa a te scusa ai compagni scusa all’istituzione

sentite sentitissime scuse all’istituzione

di mettermi in castigo di rinchiudermi in collegio

di lasciarmi li solo solissimo a marcire dietro la lavagna

come un topo ricacciato nella fogna

e col gessetto bianco sulla mia pelle negra

scrivere cento volte “Non devo più pensare a…”

l’amore con te esaurendo così

il mio tempo libero il semestre il quadrimestre

la fine dell’anno scolastico

rimandato rimandato a settembre

sono pieno di te sono pieno di debiti formativi

la mia pagella fa schifo e tutta una sinfonia d’insufficienze

a casa le botte gli schiaffi gli sputi la cinta

l’amore l’amore con te

niente hobby modellismo giardinaggio

pittura al parco dipinto amatoriale

acquerello tempera matita pastello a cera

l’amore con te sotto le bombe

Cristo Santo

ho una voglia matta

ripassare la Storia

ho una voglia verace

di dichiarare guerra all’Austria…

 

 

 

 

 

 

 

E il traguardo sei tu

In polverie o poesie on ottobre 29, 2017 at 2:19 PM

Ecco che mi compari davanti

e il cuore comincia a palpitare

il polso ad accelerare

la salivazione ad azzerarsi

l’occhio a roteare punta tacco

come un étoile parigino alterato di nervi

batte il cuore forte fortissimamente

come Mila e Shiro

e la mai poesia ne risente

perché comincia a prendere

la piega malsana del “Bacio Perugina”

e il cuore batte batte forte

non si ferma più mai più

batte sapendo di andare a sbattere

batte forte come forte batte

il motore di un bolide nella Formula Uno

il motore che va su di giri e batte forte

e racconta la saga peccaminosa della Ferrari Testa Rossa

e Nicky Lauda l’incidente le ustioni

la vita la morte l’amore l’abrasione facciale

una bandiera a scacchi

batte forte accelera cambio automatico

innesta la quinta pedale pigiato

piede schiacciato a tavoletta

sull’acceleratore del cazzo

merda merda maledettissima merda

odio le macchine le detesto

non ci capisco nulla di marce freni

pneumatici marmitte e tergicristalli

ma quando mi compari davanti

mi sento un Kamikaze

Ayrton Senna mi sento

all’ultimo giro

all’ultima corsa

alla danza finale

semaforo rosso

semaforo verde

e il traguardo sei tu…

 

 

 

 

 

 

 

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora