Sala Pioppi e legno di Mogano
Una conferenza stampa colorata. Di verde. Gli attori Francesco Prudente, Luca Pastore, Dimitri D’urbano e Gabriele Linari, arrivati già mangiati e vestiti di rosso vermiglione, sbagliano decisamente festa. E candeggio. Verde. Verde acqua, verde spinacio, spinacio alla Braccio di Ferro, verde Popeye dunque, verde Olivia, Olivia Newton John, verde Bruto, verde Poldo, verde Pecoraro Scanio, verde Brunelleschi, conato di verde, verde pisello, verde W.W.F, verde L.i.p.u. Ogni compagnia ha il diritto e dovere di sbizzarrirsi. Di fantasticare. Di sognare. Di sperimentare. Di miscelare le tonalità di verde. Come se fosse un dannato esperimento genetico/botanico. La stagione teatrale è cominciata. Col botto. Fuochi d’artificio. Arazzi. Gonfaloni. Rutti, Lazzi, Capovolte e Sberleffi. La stagione è cominciata. Quella del Teatro Studio Uno ha immediatamente preso la messa in piega del pollice verde. Il deputato verde Ermete Realacci si impadronisce del microfono ad asta. Pontifica. Sottolinea. Precisa. Declama. Va a braccio. Come uno scafato guitto padrone assoluto del proprio repertorio. Redarguisce gli attori presenti. Tira loro le orecchie. Il suo è un comizio improntato a solleticare il senso di colpa che alberga nel cuore del teatrante. Il Teatrante. Spesso un essere superficiale, egocentrico, distratto, pigro. Ossessionato solo ed unicamente dal proprio mestiere di interprete. Se non di “ripetitore automatico esportatore inconsapevole di inquinamento elettromagnetico”. Il teatrante si sa, usa troppo i social-network. Troppo e male. Una dipendenza malsana. Come la fede in Dio o nel Partito. Sempre davanti allo schermo del pc a postare eventi, foto di eventi, eventi con allegato di aperitivo. Il dito indice dell’attore è un arto nato e cresciuto ad uso e consumo dello smartphone. Insomma. Il Pianeta soffre. E il teatrante deve assumersi le sue responsabilità. Perché se gli oceani sono oberati di plastica, la colpa è anche del teatrante. Che durante le repliche e/o prove ha una propensione compulsiva ad irrorarsi la gola con acqua contenuta in bottiglie di plastica.
Sala Pino Sivestre variegato Pronto Legno
Siamo al Teatro Studio Uno. Si sta svolgendo la consuetudinaria Conferenza Stampa di inizio stagione. Tutti gli attori sono stati invitati dalla direzione artistica, ovvero dagli attori Eleonora Turco e Alessandro Di Somma, a donare al Globo una piantina. Possibilmente verde. Da gesti del genere si può intuire lo status economico e sociale delle varie compagini presenti in “Cartellone” quest’anno. Ci sono registi decisamente mesti. Direttori di scena da tappezzeria. Perennemente sotto sfratto. Attori arrivati alla canna del gas. Questi rispettabili artisti giungono a teatro accompagnati dalle loro piantine “bonsai”. Un sottoproletariato teatrale che muove gli animi a commozione. Vicende umane struggenti. Che il senso comune del pudore ci impedisce di raccontare. Ma uno strappo alla regola possiamo permetterci di farlo. Ugo Tartina era un regista molto promettente. Con un discreto seguito di pubblico. Le sue prime due messe in scena, molto avanguardiste, ebbero un ottimo riscontro. Soprattutto a livello di Critica. Si trattava di due riadattamenti in chiave sordo-muta del famigerato musical “Aggiungi un Posto a Tavola”. Tartina era riuscito ad imporsi agli onori della cronaca. Ma con i primi guadagni sono arrivate anche le prime stangate. E il lastrico. Dovuto ad una eccessiva dipendenza dal “massaggio cinese”. Ebbene si, l’artista si è sputtanato i pochi averi nei centri benessere orientali. Una condotta infame che l’ha costretto a ricominciare da zero. Dai soldi del monopoli. Storie strappalacrime. Poi. Poi ecco arrivare i grandi nomi. I v.i.p. I nutriti soggetti scenici che in questi anni sono riusciti a macinare utili come Multinazionali del Farmaco. Indossano abiti di marca. Scendono le scale con in braccio non piantine bensì intere foreste amazzoniche disboscate in barba alla legge vigente. Uno scandalo che grida vendetta. Una vergogna putrida. Cafonaggine allo stato puro che nemmeno Roberto D’agostino e il suo sito. Ma analizziamo i dettagli.
Sala Cipresso più falegname
Ecco arrivare in pompa magna l’attrice capitolina Flavia Germana De Lipsis. Quest’anno sarà chiamata a recitare praticamente in tutti gli spettacoli della stagione. Una cosa mai vista ne sentita. Nemmeno ai tempi delle proverbiali raccomandazioni di ordine Socialista. Magnani o Vitti non arrivarono a tanto. De Lipsis si accende una sigaretta dietro l’altra senza fumarne veramente nessuna. Quello che conta è il gesto. Alla faccia di Greta Garbo. Che almeno due colpetti di Bronchite ci teneva ad esternarli. Al seguito, rigorosamente in abito gessato, scivola sul pavimento il regista siracusano Pietro Dattola. Il suo “Opera Panica”, ha da poco terminato il giro delle Sette Chiese. Incassando quasi quanto un Kolossal della Warner Bros. Barzellette però se paragonate agli incassi miliardari partoriti da quella coppia di volpi chiamate Francesca Villa e Francesco Picciotti. Che saccheggiando il malessere psichico di Alfred Jarry si sono impadroniti dell’intero litorale di Ostia. Decimando il Clan dei Pesci Spada. Veronica Raimo pensa che i giornali cartacei siano destinati a terminare anzitempo la loro epopea. Infatti con i proventi del suo spettacolo, ha pensato bene di scalare il Corriere della Sera. Ora l’editore alessandrino Urbano Cairo è un disoccupato. La passerella dei pascià si infarcisce ogni minuto di più. Robe da pazzi! Parcheggiano il “Sidecar” in doppia fila gli attori Isabella Carle e Krzystof Bulzacki Bogucki. Un vigile urbano li richiama all’ordine. I giovani rispondono sollevando il dito medio. Quest’anno la Compagnia Produzioni Nostrane-Ultras Teatro ci va giù di Retrospettiva. Fatiche erculee per le quali percepiranno uno stipendio da calciatori della massima serie. Con bonus variabili a seconda del meteo. E il nuovo “Sidecar” rientra proprio tra i buffi lasciati in giro sul conto della compagnia…
Sala Faggio con autunno inoltrato
C’è chi arriva con in braccio Pini e Conifere. Chi si presenta a bordo di giganteschi convogli pieni di tronchi. La Compagnia Garofoli/Nexus lascia addirittura basiti i presenti presentandosi con in macchina buona parte della famigerata Pineta di Castelporziano. “Giorgio”, il loro fiore all’occhiello, da semplice lavoro destinato al teatro, si è tramutato in disco di platino arrivando in cima alle classifiche discografiche di tutto il mondo. Quando la coppia di artisti si esibisce oltre la cortina di ferro, gli svenimenti si calcolano su quadratura di Piazza. Nel concerto a San Pietroburgo, organizzato dall’avvocato azzeccagarbugli Pietro De Vivo per festeggiare il centenario della Rivoluzione D’Ottobre, simpatizzanti menscevichi e bolscevichi sono nuovamente arrivati a titillare la baionetta perché i biglietti erano esauriti. Andati a ruba. Polverizzati nel giro di un nano-secondo. Nemmeno i Ricchi e Poveri sono mai giunti ad osare tanto. Il presidente russo Vladimir Putin, riconoscente, è arrivato ad omaggiare Laura Garofoli con la cittadinanza onoraria. Offerta subito accettata per motivi di carattere fiscale. Attualmente l’attore Giuseppe Gatti è ospite in Terra Catalana impegnato in alcune attività artistiche a sostegno del “Movimento Indipendentista Cronico”. Che non è un disturbo fisiologico dell’intestino tenue, bensì un Partito moderatamente illegale. Soldi. Soldi veri. Banconote fruscianti. Brutti. Sporchi. Possibilmente riciclati. Pezzi da cento. L’unico verde che conta. Ci sono attrici come Carlotta Piraino che per togliersi un banale sfizio domiciliare, hanno fatto radere al suolo interi quartieri della città. E sulle macerie hanno ordinato agli Umpa Lumpa di edificare la loro nuova dimora. Una costruzione degna del Palazzo di Semiramide o dei Giardini Pensili di Babilonia. La decima o Undicesima meraviglia del Mondo. Carlotta Piraino è un’attrice appartenente allo storico cast di “Piccole Donne Crescono Sempre di Più”. Andato in onda negli anni novanta contendendo la pariglia a prodotti di sicuro successo come “Beverly Hills 90 210” e “Friends”. Il cast annoverava all’epoca nomi altisonanti. Cognomi di assoluta prima fascia. Qualche esempio? La sbadata Lisa Kudrow, il bel tenebroso Cole Sprouse, lo sghembo Larry Hanking e la tenutaria di bordello Helen Bexendale. La trama dello sceneggiato verteva essenzialmente su un tentativo disperato da parte di quattro sorelle di fermare un abusivismo edilizio nella Londra ottocentesca. Tentativo andato fallito, poiché i cattivi vincono sempre sui buoni. Il finale a sorpresa spinse l’immobiliarista romano Francesco Gaetano Caltagirone a comprare i diritti d’immagine degli attori del cast per utilizzarli a promozione delle sue aziende. Fu così che per molti di loro giunse inaspettato L’Eldorado.
Sala Cedro ghiacciolo al
La festa continua. Il Teatro Studio Uno è sempre più verde. Pare di stare all’ombra di un Salice Piangente. C’è musica. Si balla. Si beve moderatamente. I setti nasali sembrano ancora immacolati. Sembra che l’attore partenopeo Raffaele Balzano si sia comprato il Napoli. Notizia fasulla. Si è limitato ad acquistare il Vesuvio. Il suo impegno sarà quello di mettere su una stagione teatrale. Una programmazione di Fuoco e fiamme! L’attore Matteo Cirillo scatena l’ilarità della gente presentandosi con in mano un Dado vegetale. Buono forse per il brodo. C’è Giuseppe Mortelliti che fa dono alla collettività di una intera coltivazione di piantagione da sigaro. L’attore Simone Fraschetti ne imita il galateo, ma con piantagioni di caffè. Mac Beth sta andando da Dio. Ha fatto i contanti. Ora intende addirittura farsi carico del debito pubblico del Brasile. Cominciando appunto dal rilevare intere piantagioni di caffè. Schiaffandoci dentro a faticare una selva di attori disoccupati. Salariati a colpi di banana Chiquita. Il potere fa fare e dire ciò che si vuole. È bastata la semplice apparizione nella drammaturgia spaziale di Adriano Marenco al grande Daniele Casolino per mietere il vile danaro come se non ci fosse un domani. Il resto del lavoro sporco l’ha completato grazie al collettivo Asma di Poesia. Una garanzia nell’ambito dell’estorsione. Criminali mascherati da poeti. Ora Casolino è secondo come ricchezza solo alla avvenente ereditiera Paris Hilton. Come a dire “date a Daniele anche ciò che è di Cesare”!
Sala Spifferi e Larici
Poi c’è chi i soldi ormai proprio non sa più dove metterli. Neanche se ci si applica con diligenza ortodossa. Mattonella, materasso, marsupio, Deposito tipo Zio Paperone, Banco del mutuo Soccorso, Fondi, fondi neri, fondi cassa, fughe all’estero. Stiamo ovviamente parlando dell’attrice Claudia Salvatore. Quest’anno in cartellone con l’attesissimo (ed ennesimo) “remake” sugli AristoGatti. In una versione, si mormora, ad elevato tasso di adrenalina. Gatti urbani dipendenti dagli allucinogeni, che bivaccano per la Città creando il panico. Al Bronx viene convocato un raduno di tutte le razze. Soriani, Siamesi, Persiani, Pelo Lungo, Pelo Corto, Senza Peli, Senza Peli sulla lingua, Bengala, Birmani, Abissini, Scozzesi, Certosini, Balinesi, e infine loro, Umberto Smaila, Jerry Calà, Franco Oppini e Nini Salerno, i famigerati Gatti di Vicolo Miracoli. Saranno proprio questi maghi della risata a dover sollevare il morale della truppa. Ma il loro repertorio, datato e volgare, lascia alquanto desiderare e… non possiamo svelarvi il finale. Fiondatevi a vederlo a Teatro. Però possiamo svelarvi il costo dell’intera operazione commerciale. Anzi meglio tacere. Cifre a molteplici zeri. Roba da far impallidire di pudore la Marvel. Ma d’altronde stiamo parlando di un prodotto artistico finanziato attraverso gli utili spurgati fuori da show teatrali azzeccati e gare di corsa finalizzate dal podio. Capitali capaci di scomodare Walt Disney dal suo apparente stato di criogenesi. Nel corso degli anni il medagliere dell’attrice nativa di Mai, un paesino della Bassa Sassonia abitato anche dagli Gnomi della Loacker, è andato arricchendosi di cimeli. Meritatissimi. Strappati agli avversari grazie anche al furore agonistico mostrato in pista dalla sostanza dopante. Claudia Salvatore, solitamente attenta alla corsa salutare mattutina e alle buone abitudini alimentari, arriva al Teatro Studio Uno a bordo di dodici Taxi. Per di più abusivi. Sgranocchiando lonticchi di pane tostato intinti nel Mc Donald’s. Come i ragionieri Calboni, Fantozzi e Filini quando si recano al Night Club Ippopotamo per il trastullo notturno. Un gesto oltremodo sgradevole che ha messo sul piede di guerra gli affezionati del sushi. Così tanto per gridare al Lupo. Azionare l’allarme. Ma del reddito annuo del Nano Egidio? Ne vogliamo discutere? Scesi a San Lorenzo a bordo di un elicottero privato, Marco Checcotti, Simona Oppedisano e Francesco Picciotti sembravano i Queen. Dei sultani. Dei nababbi seduti su dei troni di danaro. La loro Trilogia ha surclassato la dignità di botteghino. A Teatro Studio Uno si sono presentati senza flora. Arrivando direttamente accompagnati dalla fauna. Coleotteri, Gibboni, Giraffe, Zebre, Koala, Struzzi, Pinguini e Lupi Marsicani. Si intravedeva pure la presenza ingombrante di qualche animale mitologico. L’Habitat va sollecitato altrimenti ci si annoia a morte. Ceccotti rincara la dose. Con i proventi di Sgombro placheremo l’appetito ai nipoti dei nostri nipoti. Una chiosa liberista esce dalla bocca della Oppedisano. “Abbiamo licenziato in blocco i pupazzi, nostri storici collaboratori, sostituendoli con dei Robot, ci è dispiaciuto ma bisogna stare al passo coi tempi, e poi io amo Alessandro Di Battista”. Dichiarazioni al curaro. Che scatenano le ire dei fan più tradizionalisti. Ma anche Previsioni Celesti in culo alla fine dei tempi!
Sala Sequoia più sala stampa
Chi naviga tra i dobloni sono gli attori dello spettacolo “ Teresa Santa Puttana Sposa”. Ora in onda su Netflix. In pillole però. A curarne la regia televisiva è lo stesso autore Marco Bilanzone. Assistito dal caposaldo Lorenzo Montanini. Attenti anche al fantomatico Collettivo Faus. Un ibridazione scenica capitolino/pedemontana, Ideata dal drammaturgo astigiano Adriano Marenco. Che è riuscito nell’ardua impresa di radunare attorno a se i fedelissimi. Grazie, anche e soprattutto alla presenza di succulenti contratti intrisi di sponsorizzazioni. Entrate pubbliche ma pure private. Dalla contrada romana eserciteranno il loro sapere le attrici Patriza Bernadini, Alessia Giovanna Matrisciano, Vania Lai, Alessandara Caputo, Valentina Conti e Francesca Romana Nascè. Sotto la Mole occhio al tremendismo granata scatenato da Nathalie Bernardi, Claudio Sportelli e Davide Capostagno. I soldi sono sogni che corrompono sogni. E sonni. Ogni uomo uccide ciò che ama. Nel nome dei soldi. Ecco spiegato il perché gli attori Mariagrazia Torbidoni e Andrea Onori hanno l’ardore di fiondarsi in conferenza stampa scagliando a “babbo morto” addirittura L’Abete Comunale che il Campidoglio utilizza ogni anno per festeggiare degnamente il Santo Natale. Il loro spettacolo su Oscar Wilde li ha condotti dritti e filati verso la speculazione in Borsa. Siamo arrivati alla fine. Al temine del viaggio. Viaggio al termine della notte. Presto potremo dilettarci con un editoriale approfondito scritto dalla nostra Raffalla Ceres, su questo ritorno a gamba tesa dell’edonismo socialista e vagamente nostalgico che imperversa nel mondo dissociato del Teatro Off romano. L’articolo sarà reperibile su alcuni siti di dubbia natura in fascia rigorosamente protetta. Il teatro Off. Un ambiente ovattato. Privo di lustrini. Ma circondato da interrogativi. Quesiti che non avranno risposta perché… il tempo a nostra disposizione è terminato. E pure lo spazio a dirla tutta!
Teatro Studio Uno
La stagione può avere inizio