il tuo sguardo
è quel verbo
che mi ha stanato
stanato per sempre
i tuoi occhi
si sono fatti le beffe
della mia propensione
a sparire e io l’ho detto
il personaggio del sordo
è stato destituito
del suo sacrilegio
e nel mazzo di carte
la mia mano ha pescato
l’asso di fragole della voluttà
e non c’è giorno
in cui il mio cazzo
non abbia voglia di
divorarti l’odore ed esserti amico
di ingozzarsi della tua pelle
come se ignorasse
il valore del cibo
e verranno giorni
nei quali tu sarai pietanza di altri
e per altri corpi ti contorcerai tra le lenzuola
e imprecherai ti strapperai i capelli
desiderando i baci sapienti
di bocche lontane
perché questa tarantola
chiamata amore impone il suo veleno
dall’alto di quei cieli che ti hanno forgiato
e tu sei gitana imbevuta di un vino pregiato
che lascia il senno privo di forze
sei giulebbe che tormenta e guarisce
sei la lingua che mi piacerebbe imparare a parlare
tu sei tu un po poesia e molto di più
ed io ignoro
la fine
di questa poesia