Giovan Bartolo Botta

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Senza Fiatare (2005)

In polverie o poesie on agosto 28, 2018 at 10:47 am

Ho tredicimila incendi

nella testa

che mettono in fuga

ciò che mi resta

dal cervello allo scolo

non tutti

siamo morti terrestri

non tutti siamo nati del tutto

l’amore si regge

senza fiatare

la timidezza

è la mano sacrilega

che mi tappa la bocca

è la bomba

che ti può impedire

di ammetterlo

che ci sono

cose che vorresti

ancora ancora provare

nella vita

lugubri sentieri

insanguinati

da cui il tuo corpo

vorrebbe lasciarsi intontire

estasi

spezzate in culla

eccitazioni

spazzate via

dalla menzogna sollecita dei primi vagiti

ci sono

corpi che il tuo sesso arrossato

saprebbe penetrare

a quattro zampe

diademi di carne e anima

a cui giurare fedeltà

luccicando

in un alveare d’orgasmo

c’è un reame di labbra

c’è un contagio di palpebre

a cui sussurrare

“la mia bocca è per te

la mia bocca è serva per sempre”

e l’amore si regge

senza fiatare

credevi ci fosse

una cura per ogni cosa

ti premuravi

di tenere la pressione arteriosa

sotto controllo

l’ortodossia

dei tuoi valori del sangue

è stata

l’apparente calma

di questi anni

così bugiardi

da non meritare

nemmeno la qualificazione

alle fasi preliminari di stupro

credevi ci fosse

una soluzione ad ogni problema

bene, sappilo, non è così

e l’amore si regge

senza fiatare

non sono nato

per essere salvo

sono il nido di vespe

con cui mi sigillo la gola

perché l’amore si regge

senza fiatare

credevi che seppellire

il passato fosse

più semplice

pensavi bastasse

raccoglierlo sotto il tappeto

come un mucchio di sporco

o ingoiarlo intero

come un’aspirina

di polvere

ma l’amore si regge

senza fiatare

e se non sarà l’amore

sarà

l’aria soffocante

di rondini disossate

a farci incontrare

perché l’amore si regge

senza fiatare

senza fiatare

Padre Pierino Ghi

In polverie o poesie on agosto 26, 2018 at 12:55 PM

Una volta

al mese

ci trascinavano

a forza alle

Sante Messe tenute da

Padre Pierino Ghi

questo tizio

era un prete gesuita

con la fama di guaritore

si diceva che

se riuscivi a farti

appoggiare la sua

mano sulla fronte

era fatta! Giulebbe!

saresti guarito

anche dalle peggio malattie

tubercolosi colera malaria pazzia

morbo assortito sciatica sifilide

piedi puzzolenti

le peggio malattie

una sua benedizione

era in grado di tenere distanti

le disgrazie

allontanare il maligno

allontanare lo sporca da casa

specie quello negli angoli

non indurti in tentazione

dissipare ogni vizio

e altre menate simili

Questo delirio collettivo

si svolgeva ogni primo del mese

al Palazzetto dello Sport

ricordo che

arrivavano Bus organizzati

da ogni parte d’Italia

ricordo la musica

i canti orrendi dei focolarini

ricordo giovani scout limonare nei bagni

c’era di tutto a quelle funzioni

malati di mente, indemoniati, piromani, pervertiti

tubercolotici, malarici, tipi giapponesi con la mascherina sulla bocca,

individui intubati sdraiati in barella col polmone forato

musi gonfi, gente tappezzata di croste, timidi tempestati dall’acne, tossici

Dio Fa, C’era gente che si frustava la schiena

tizi che si legavano al palo col cilicio

rincoglioniti che si auto-percuotevano

l’uccello con bastoni di legno sino quasi a tranciarselo

c’era gente deforme

teste piccolissime, altre enormi

cazzo c’era l’intero reparto

grandi ustionati in trasferta

liberi di pascolare come mummie

era impressionante, impressionante

famiglie allargate che piangevano

era una valle di lacrime

le madri tenevano in braccio

i figli piccoli e facevano a schiaffi

per riuscire a farseli sfiorare da Padre Ghi

ho visto gente accanirsi

prendersi a male parole

ho visto passeggini fare un frontale

e vecchi costretti a ingoiare le loro dentiere

una volta ho visto due tipi

arrivare a mordersi

pur di avere intercessione

da questo santone

infatti era previsto

il servizio d’ordine

cazzo, come allo stadio

come se sto cazzo di parroco

fosse una Rock Star

c’era gente che si portava

appresso il gabbiotto con l’uccellino

per farselo segnare con la croce

c’erano donne mature impellicciate

col rossetto sui denti

e col cane al guinzaglio

che quasi lo strozzano

-Padre me lo benedica, me lo faccia

vivere fino a cento anni

e il cane

-Senta Padre si faccia i cazzi suoi

volevano scappare

questi poveri prigionieri

a quattro zampe

costretti a scodinzolare

come babbei

per avere in cambio

un boccone di carne ingelatinata

le Sante Messe

di Padre Pierino Ghi

cazzo, era la nave dei folli

Padre Pierino Ghi,

sembra l’inizio

di una barzelletta

arrivava gente

in carrozzina

e imprecava il Santone

-Padre pietà

mi faccia tornare a casa con le mie gambe

si girano

gli avevano fregato la carrozzina

niente soldi

ma opere di bene

al massimo qualche offerta

denti d’oro catenine d’oro

Padre Pierino Ghi

era lui il vero

miracolo!

 

 

Don Giuliano

In polverie o poesie on agosto 26, 2018 at 10:59 am

Ricordo

Don Giuliano

che noi chiamavamo

più affettuosamente

il Merda”

ti dava la sensazione

che il suo cuore

fosse un lebbrosario

mani da monatto

piedi da carriola

era come avere una

piaga da decubito

conficcata nell’occhio

Don Giuliano

detto “il Merda”

è stato a memoria d’uomo

l’unico sacerdote

che ho conosciuto

col vizio della Bestemmia

preti che si sporcavano la bocca

di parolacce

ne ho conosciuti a bizzeffe

ma di prelati

bestemmiatori seriale

ho conosciuto solo lui

su cinque parole

quattro erano bestemmie

belle urlate, senza troppe cerimonie

diceva un infinità di “Porco Dio”

e una vagonata di “Porca Di Quella Madonna Ladra”

che poi chissà perché ladra

che cazzo avrà mai rubato

e soprattutto a chi

sta poveraccia della Madonna

che poi voglio dire

se già mi rimani incinta

per opera dello Spirito Santo

e che poi ti compare

in stanza un manzo con le ali

ad annunciarti che tempo nove mesi

partorirai dentro una mangiatoia

un bimbo prodigio

capace di trasformare i sassi in branzini

con un bue e un asinello

a fare da padrini di battesimo

e al tuo vecchio marito

che fa il falegname

sta storia che sei rimasta incinta

per opera dello Spirito Santo

proprio non la digerisce

e ti guarda sempre storto

con l’aria del cornuto

a cui prudono le mani

ecco direi che

ti è andata di sfiga

di scalogna nera

ma tornando a Don Giuliano

aveva una barba ambrata

tipo ruggine

crespa come peli di cazzo

se ti sfiorava con

quella cazzo di barba

rischiavi di buscarti il tetano

ricordo che gli stava sui coglioni

il fatto che tu

andassi in bici

così senza senso proprio

se ti beccava in sella

ti rincorreva

e provava ad afferrarti

per i capelli

oppure ti tirava addosso

un mazzo di chiavi

durante la messa

si grattava nervosamente

la patta come

quando ci hai un fungo

o una qualche altra infezione simile

non metteva mai piede

nell’oratorio femminile

forse aveva in odio le donne

le madri lo cercavano

per parlargli

e lui se la dava

a gambe levate

nel suo ufficio

non c’era scrivania

non c’erano sedie

poltrone, divani

non c’erano crocefissi

non c’erano quadri di santi o beati

non c’era la foto del Papa

o del Vescovo

non c’era la foto

del Presidente della Repubblica

non c’era niente

era tutto spoglio

ti catechizzava

da in piedi

il Merda”

ci stava

un ragazzino

che si chiamava

Arturo, un discolo molto vivace

che sfidava

il Merda”

passando apposta in bici

davanti al suo ufficio

lo faceva apposta

per farlo incazzare

e “il Merda”

ribolliva di collera

un giorno fece

per rincorrerlo

gli scagliò

addosso un mazzo

di chiavi

mirando ai raggi

delle ruote

la bici cappottò

e Arturo

cadde a terra

battendo

violentemente

la testa

Arturo

mai

più

visto

chissà

se ha conosciuto l’amore

 

Don Rossana

In polverie o poesie on agosto 26, 2018 at 9:22 am

Ricordo

Don Rossana

detto il lumaca

sembrava tenesse

il vischio sulla pelle

peggio ancora la colla

la sua voce impalata

risuonava

nell’aria come

un pugno di ghiaia

era un cazzo

di snaturato

gioioso bestione

col vizio molesto

ma affettuoso

di prenderti la faccia

tra le mani e

baciarti la guancia

lasciandoti una

patina di saliva

sulle gote

Don Rossana

era sempre sudato

al minimo movimento

la sua fronte

grondava di sudore

come quella

di un damerino

che si dimena

dentro una balera

il suo viso era

gonfio

e paonazzo

come un capogiro

di vino andato a male

Don Rossana

detto il lumaca

era convinto

di vedere la Madonna

ci diceva

che lui

e la Vergine Maria

erano culo e camicia

usava proprio questa espressione

“culo e camicia”

lei gli appariva la notte

ai piedi del letto

e gli dava del tu

e parlavano

del più e del meno

a volte anche

di cose importanti

segreti riservati

riservatissimi

profezie sul

futuro dell’umanità

insomma, cose

che solo lui poteva conoscere

ricordo che

puntualmente

dopo ogni apparizione

della Madonna

Don Rossana

si fiondava dal Tabacchino

a giocarsi la schedina

del Totocalcio

Don Rossana

ci teneva che

anche noi piccoli fetusi

parlassimo con

la madre del buon Gesù

allora una sera

ci fece salire

a gruppi di quattro

nella sua camera da letto

era un pomeriggio

tapparelle abbassate

luci spente

qualche candela accesa

ci fece sedere

ai piedi del letto

poi ci chiese gentilmente

di chiudere gli occhi

concentratevi

rispettate

le sacrosante regole

del gioco del silenzio

appoggiate il dito indice

sulla bocca

come per starvi zitti

la Madonna

vi deve dare una

tirata d’orecchi

perché siete dei monellacci

e la fate soffrire

col vostro menefreghismo

la fate piangere

questa povera santa soavissima donna

Don Rossana

aveva rivoletti di bava bianca

agli angoli della bocca

che sembravano besciamella

tra noi

piccoli pistoleri

la si pensava

che la Madonna

sapesse cucinare le lasagne

al forno in modo sopraffino

e che Don Rossana

ne era ghiotto

e che con la Madonna

se ne facevano

gigantesche scorpacciate

e poi a stomaco pieno

recitavano

i misteri gloriosi del Rosario

un giorno

Don Rossana

venne rinvenuto in giardino

faccia in giù

dentro un formicaio

forse un infarto

forse che la Madonna

gli aveva voltato le spalle

per amore

per amore

per amore

di un

uomo

Collegio

In polverie o poesie on agosto 25, 2018 at 11:09 am

Dei preti

che ci educarono

ricordo tutto

ricordo i loro aliti

di uovo marcio

ricordo soprattutto l’amore

calpestato sotto i piedi

sino a renderlo una larva

priva di vita

ricordo i lunghi corridoi

che puzzavano di piedi

e quelle minuscole

claustrofobiche stanze

coi muri verniciati di nero

e i crocefissi appesi alle pareti

c’erano un sacco di crocefissi

appesi alle pareti

a ricordarci che

qualcuno si era sacrificato

per salvarci il culo

ricordo che i miei compagni

avevano la pelle che

odorava di sperma

e che durante l’ora d’aria

prendendo a calci un pallone

non sudavano mai, mai

ricordo ragazzi

tutti i giorni

con lo stesso vestito

e lo stesso sorriso ebete

falso, fasullo

ricordo le loro mani meschine

le loro parole stonate

i loro discorsi che sapevano

di putrefazione

ricordo preti senza labbra

a cui eri obbligato a confessare

i tuoi più cari segreti

le tue aspirazioni

i tuoi desideri

i tuoi affetti, se ancora ne avevi

i tuoi amori

reali o immaginari

che fossero

volevano sapere

se ti toccavi

e se ti toccavi, come, quando

e soprattutto con chi

volevano sapere

se lo sperma ti usciva

fuori dal cazzo schizzando

come la folgore

o gocciolando

come una carezza gentile

volevano annusare

l’odore del tuo sperma

poi ne pretendevano il sapore

e se il sapore

non era di loro gradimento

ti davano

consigli sull’alimentazione

perché da dotti prelati

erano a conoscenza

del fatto che il sapore

della sborra

dipende dal cibo

che ti butti in corpo

ricordo il rancio

cucinatoci da una suora

che si divertiva ad andare

in solaio a prendere

a bastonate i piccioni, la stronza

e tutti i giorni ci veniva servita in tavola

la maledetta coscina di pollo

a volte anche a colazione

coscina di pollo

da intingere nel tazzone di acqua bollente

ricordo di aver servito messa

un sacco di volte

quasi sempre di giovedì

ricordo di essermi fatto

imboccare l’ostia

dalle mani unte e bisunte

di un pretaccio a cui

era rimasto un solo coglione

perché l’altro gli era stato asportato

e questo pretaccio

aveva sempre

una fretta del diavolo

andava di fretta in tutto

tranne che nel dire messa

e infatti le sue omelie

erano eterne e soporifere

come di un sogno

che non si nutre più di se stesso

ricordo gente col mento

sporco di merda

senza spina dorsale

priva di brio

manesca, ricordo

l’assistente furioso

rompere un braccio a un ragazzino

ricordo la festa mensile

con gli stupidi giochi da tavolo

e una lotta quotidiana

contro una certa sensazione

di morte imminente

ricordo i minuti contati

in cui ci era concesso

lavarci, la mattina presto

appena svegli, dopo l’alzabandiera

dopo aver recitato tre Ave Maria

a memoria senza

capire il significato delle parole

“Piena Di Grazia” e “Il Signore è Con Te”

ricordo di aver

confessato al mio compagno di stanza

di essermi innamorato

di una ragazza

la vedevo passare tutti i giorni

da dietro la grata, mi sembrava bellissima

era bellissima

tornava a casa da scuola

avevo attirato la sua attenzione

con un fischio, come il più volgare dei maschi

e lei si era voltata

“cazzo ci fai li dentro?” mi aveva detto

“voglio farmi prete” le avevo risposto

ovviamente non era vero

“che cazzo dici, dai esci, andiamo a farci un giro”

“non posso”

Elisa, si chiamava, sapevo

pure il cognome

aveva un sorriso

che sembrava l’amore

quando si fa una gita in barca

e due occhi neri radiosi

come le notti d’estate

ero innamorato

di farfalle che mai

avrebbero cessato di volare

“Quando esco ti sposo”

“Si ma quando esci”

era amore

poi il mio compagno di stanza fece la spia

il pezzo di merda,

andò a spifferare tutto

al vice rettore

una testa di cazzo

con la faccia storta, la luna storta,

i piedi storti, la minchia storta

tutto storto

era sempre incazzato

mi minacciò

a lei e a me

a lei di girare a largo

e a me di espellermi

e raccontare tutto a chi di dovere

a chi Porco Dio!!!?

al Vescovo!? Al Papa!?

A Dio!? A Gesù Bambino!?

Alla Madonna!?

Ma vaffanculo va sacco di merda infame!

Ricordo tutto

del collegio

ricordo

le pareti dei muri spesse

quel profumato marciume di muffa

ricordo

un sacco

di facce da schiaffi

e quell’amore

consumato

dentro di me

così simile

ad una cara

speranza

Cuori Che Camminano

In polverie o poesie on agosto 23, 2018 at 5:27 PM

sento

un morso

un amputazione costale

è il cuore che fende

il tracollo

del cuore

forse è l’amore

forse è un soffio al cuore

un difetto inter-atriale

un foro di botallo un foruncolo al cuore

un buco tra l’atrio

e il ventricolo, una voragine

forse è scoppiata la valvola

tutte le valvole sono scoppiate

che poi quante sono cazzo ne so

è un aritmia è una sincope

un endocardite un insufficienza mitralica

cazzo, fa male sembra amore

sembra l’aorta

è l’amore

e allora ho bisogno d’aiuto

ho bisogno di spostare il dolore

e comincio a correre

in direzione pronto soccorso

per farmi intubare sedare operare

ma c’è troppa coda, una fila indiana infinita

tremila pazienti tremila codici rossi

che si contendono tre barelle una flebo due cateteri usati

e trenta tisane al tarassaco

allora cambio candeggio

vado alla sede

del partito nazista

dove c’è gente manesca molto nazista

con quei baffetti buffi molto nazisti

e quella pettinatura a testa di culo molto nazista

tenuta insieme da un sacco di lacca molto nazista

dove spero che qualche nazista di merda

mi spacchi la faccia

devo spostare il dolore, si chiama male minore

si chiama sopravvivenza

allora nazisti di merda

aprite bene quelle orecchie del cazzo

adesso voi dovete spaccarmi la faccia

che mi fa male il cuore

ed è insopportabile

che se voi mi spaccate la faccia

mi farà male la faccia

e il mio cuore sarà salvato

e accolto nel regno dei cieli

nazisti di merda, sto parlando con voi

mi dovete spaccare la faccia, vi ci dovete impegnare

dove cazzo andate venite qui, parlo sul serio

ma i nazisti scappano

non mi prendono sul serio

hanno di meglio da fare, hanno da raccogliere l’uva, ad Agosto!?

allora vado dai loro colleghi in salsa italiana

i fascisti, allora fascio-littori

statemi a sentire, ora voi mi dovete

spaccare la faccia, che m fa male il cuore

forse è l’aorta, forse è l’amore

ma che cazzo ve ne parlo a fare

che non capite un cazzo di niente

dai su, tirate fuori le mazze, indossate i tirapugni

dai colpite qui duro, sulla mascella

Cristo Santo, dove cazzo andate, venite qui

sto parlando sul serio

niente, tutti via tutti fuggiti, mi hanno preso per matto

non vogliono cazzi, non vogliono problemi

hanno tirato fuori i coltelli

e si sono messi sotto a sminuzzare zucchine

stasera i fascisti si vedono per sorseggiare la minestrina

la zuppa coi quadrucci, il formaggino e i crostini

e il cuore, il cuore fa male

forse è l’aorta, forse è l’amore

allora basta è deciso,mi faccio arrestare

vado dagli sbirri

e mi faccio arrestare

e sfasciare a manganellate

a mali estremi estremi rimedi

fermo una volante gli rutto in faccia

e gli dico che sono un terrorista islamico di Cuneo

con simpatie Brigatiste, clandestino

senza passaporto, senza carta d’identità

senza codice fiscale, senza tessera sanitaria

e con la patente scaduta

gli dico che ho la licenza di caccia, il brevetto di volo

gli dico che mi sono fermato alla terza media

gli dico che sono arrivato in Italia

attraversando il Lago di Como

su dei pattini a rotelle

che volevo rapire Aldo Moro

ma la mattina del sequestro

non mi è suonata la sveglia

che sto in Italia dai tempi dell’Unità D’Italia

che ho fatto il Carbonaro

che ero il millesimo soldato di Garibaldi

che ho sparato al Papa col la cerbottana

ma al momento dello sparo, tac, la mano santa della Madonna di Cefalù

mi ha strizzato i coglioni

e ho sbagliato mira, l’ho mancato di poco

e ho centrato in pieno uccidendolo

un povero sfigato pellegrino Polacco

che in realtà non c’entrava un cazzo

era ateo, passava di li per caso

voleva fotografare i Gabbiani che fanno

i combattimenti all’ultimo sangue coi Topi

era così ateo che stramazzando al suolo

ha sibilato un “Porco Dio c’è Tomas Milian”

gli dico

che ho messo una bomba dentro la mia banca

perché mi hanno congelato il conto

gli dico che ho ucciso in ordine sparso

Ambrosoli, Calvi, Sindona, Papa Luciani,

Falcone, Borsellino, Ettore Majorana, Lady Diana

J.F. Kennedy, Gianni Versace, Brendon Lee,

Il Gabibbo e L’Intero Coro dello Zecchino D’Oro

gli dico che sono UnaBomber,

che maneggio codici nucleari,

che sono pedofilo ma molto pedofilo

del tipo che i bambini mi piacciono

quando sono ancora semplici spermatozoi

e poi capolavoro

gioco d’anticipo

gli sparo la smargiassata

gli dico, Sbirri! Prestatemi Orecchio!

E gli agenti se lo tagliano e me lo tirano

cazzo sbirri, era un modo di dire,

allora, sbirri, ascoltatemi, Domenica

ho preparato l’operazione

rapimento del calciatore Cristiano Ronaldo

un sequestro lampo

il tempo di prelevarlo dagli spogliatoi

ancora nudo in accappatoio

e minacciarlo di spettinagli i capelli

se la sua famiglia

non è subito disposta a versare

1000 euro (trattabili) al seguente I.B.A.N

IT40CO5700000000088996613

posso scendere fino a 600 euro

dopodiché scatta l’operazione “ CR7 datti una spettinata”

occazzo, gli sbirri ci credono

mani in alto, mi intimano

mi ammanettano

mi portano dentro

mi interrogano

mi elencano i miei diritti

ci mettono tre secondi

mi elencano i miei doveri

ci mettono tre giorni

lei deve stare in silenzio

tutto ciò che dice potrebbe essere usato

contro di lei, ma io non ho detto nulla

appunto

lei ha diritto ad un avvocato

lei ha diritto alla difesa d’ufficio

mi viene assegnato

l’avvocato della famiglia Simpson

sono fottuto

se va bene

sarà l’ergastolo

se va male

sarà pena capitale

processo breve

sentenza irreversibile

condanna su tutti i gradi di giudizio

nessuna possibilità di ricorso o d’appello

nessuna clemenza nessuna amnistia

nessun indulto

nessun perdono

sedia elettrica

bagnategli la fronte

un ultimo desiderio?

Si, sento

il cuore che fende

ancora

forse è l’aorta

forse è l’amore

si, è l’amore

tutto a posto

adesso sto bene

procedete

procedete pure…

Papà s’arrovella d’amore

In polverie o poesie on agosto 22, 2018 at 6:31 PM

Mio padre

è mancino

è dello Scorpione

tifa una squadra

di calcio di merda

che non vince mai

la stessa che tifo io

che poi era la stessa

che tifava anche mio nonno

che era anche suo padre

mio nonno faceva l’autista

guidava gli autobus

era fissato coi gatti

amava prendersi cura

dei gatti randagi

che bighellonavano in cortile

ogni giorno

portava loro da mangiare

preparava ciotole

per almeno una trentina di felini

affamatissimi

era un autista mio nonno

molti anni fa la ditta

per la quale sgobbava

lo mandò anzitempo

in pensione

perché guidando

aveva fatto un frontale

con una macchina

che proveniva in senso inverso

il bilancio fu di un vescovo

sfanculato al creatore

e tre preti contusi

tutti e tre i prelati

erano pedofili

quella fu una storiaccia

mio nonno cadde in depressione

si sentiva un assassino

aggredito dai sensi di colpa

cominciò a bere

a bere deciso

beveva sodo in compagnia

dei suoi amati gatti

che bevevano con lui e più di lui

povero nonnino, non si rendeva conto

di aver reso un favore alla comunità locale

per un po di tempo in città

i bambini potevano giocare

a chiappe larghe

senza il pericolo

di sentirsi marcati a uomo

medaglia al valore

comunque mio padre

ha superato

gli ottant’anni

fuma le mie stesse sigarette

o meglio io fumo le sue stesse sigarette

qualche volta

ma più raramente

fuma la pipa

il sigaro mai

quando fuma

tira boccate decise

aspira, trattiene

e quando espelle dalla narice

la nuvola di fumo

sembra una cazzo

di locomotiva a vapore

è il mio babbo

adottivo

che per prelevarmi

dal fustino del detersivo

si è barcamenato

tra i mostri rapaci

della burocrazia

firmando pile e pile

di scartoffie

ha superato gli ottanta il babbo

e alla sua età

l’ho visto stare male

per amore

per una tipa

che ha conosciuto al telefono

facendo il numero a caso

ma tipo rasentare l’asfalto

trascinarsi a terra

sospirare alla Luna

pascersi tra lacrime e muco

come un fottuto adolescente

l’ho visto

alzare troppo il gomito

alzarlo a stomaco vuoto

l’ho visto tenere un diario

con su scritti chissà quali pensieri

truculenti d’amore

l’ho visto

appuntarsi sul frigorifero

promemoria magnetici

di intenti suicidi

e quel che è peggio

e che l’ho visto

scrivere poesie, poesie d’amore

a lui che la poesia

gli ha sempre fatto cacare la merda

e le ho lette le sue poesie

e non sono affatto male

hanno al loro interno

una specie di urgente maledizione

odontoiatrica

forse perché babbo

si guadagnava il pane

e il grissino

riparando dentiere

comunque babbo

sta una chiavica per amore

uno strofinaccio

brutta faccenda

davvero brutta faccenda

l’altra notte

l’ha passata in bianco

a scriverne una delle sue

_i tuoi denti

non conoscono

l’avanzata infame del tartaro

la tua lingua

non ha patina

sulla lingua

non c’è dente

del giudizio

che ti possa tracimare

l’arcata dentaria

rendendola bugiarda superficie

riflettente

ogni tua carie

è una sillaba di seta

accovacciata in un tuo bacio

la mia gengiva

si infiamma

si mostra nubile

in un chiasso popolano

monta su

tutte le furie

digrigna gli incisivi

come cuori infranti

e poi

fluoro

Brutale (2002)

In polverie o poesie on agosto 14, 2018 at 9:40 am

Ti amo ma

non è così semplice

Tu sei brutale

la tua Wolswagen

rosso metallizzato

coi sedili neri

decapottabili è brutale

scoparti

così di soppiatto

è brutale

il tuo baby di malizia

mi arrapa le narici fino

allo spargimento di sangue

ascolti musica progressiva

che mi fa schifo al cazzo

i tuoi vestiti

costano un sacco di soldi

le droghe

che ti fai

costano un sacco di soldi

ti porti a letto

uomini stupidi

con un sacco di soldi

falli almeno stare zitti

che se aprono bocca

ci fai brutta figura

lo sai che ti amo

lo sai che siamo un incasinato castigo

ti amo

ma tutto questo

è brutale

l’altra notte

mi hai detto ti amo

mi hai detto aspettami

poi mi hai baciato disperata

e hai pianto a dirotto

mi tenevi il cazzo

in mano e gli

passavi il talco

attorno alla cappella come

al culo d’un bimbo

e mi hai detto ti amo

e mi hai detto aspettami

promessa sposa

ad un utile idiota

lo sai che ti amo

ma non è così semplice

e mi hai detto ti amo

e mi hai detto aspettami

e tutto ciò

è un incendio spento

che brucia

e tutto ciò

è brutale

Incline (2003)

In polverie o poesie on agosto 14, 2018 at 7:45 am

hai fatto

breccia nella mia catalessi

ti sei infilata

in pianta stabile

tre cervello e prepuzio

sei la mia terra promessa

mi liberi dalle catene

della mia

orripilante miseria

non chiedermi perché

non ti saprei rispondere

beviamo

un po di siero di vipera

il freddo lasciamolo piovere

sono stanco

di non avere un posto

dove poterti amare

è tutto così insopportabile

la mia cena sono

nervi a soqquadro

tocchiamoci

non rivolgiamo

più parole alla notte

che torna a letto

senza di noi

Per arrivare al tuo cuore

In polverie o poesie on agosto 13, 2018 at 11:11 am

per arrivare

al tuo cuore

c’è tipo da farsi il culo

lo so bene perché

ho studiato empiricamente

la faccenda, dunque

c’è da sconfiggere

i super eroi della Marvel

il temuto esercito ateniese

Achille piè veloce, l’armatura, Ulisse, Diomede,

Patroclo, Agamennone, Aiace,

il cazzo di Cavallo di Legno

che anche se è di legno mangia un sacco di biada

beve un sacco di acqua e di birra artigianale che gli fa fare

moltissima pipì, quindi quando

ci combatti contro lui ogni tanto

chiama la pausa si ferma e si cerca un cespuglio

per fare pipì e si perde un sacco di tempo

e poi sta sempre ubriaco, barcolla rutta spesso sbocca

ci ha l’uccello sempre duro

che ti chiedi, ma come cazzo avranno fatto i Greci

a vincere con una schiappa simile?

poi c’è da sconfiggere l’esercito troiano tutti e cento

i figli legittimi di Priamo

più quelli illegittimi, perché Re Priamo

scopava tantissimo fuori dalle mura domestiche

senza indossare mai il profilattico

dunque aveva tantissimi figli sparsi in giro

tutti nati e vissuti per fare i soldati

c’è da sbarazzarsi del disciplinatissimo esercito spartano

il corrotto Impero Romano, tutto

imperatori imperatrici congiurati congiure idi di marzo

il sacro romano impero d’Occidente

il Sacro Romano Impero d’Oriente

i cartaginesi i persiani la falange macedone

Visigoti Unni Asterix e Obelix e le dodici fatiche

bisogna lottare contro le tre caravelle

che poverine sono state messe in mezzo

per sbaglio, con Cristoforo Colombo

che fa, cazzo vuoi da me?

Sono solo un esploratore, lasciami

scoprire le Americhe, vaffanculo vai fuori di qui!

e io, meglio che ti scopri sto cazzo

che poi fai solo casini e son cazzi da cacare

e allora c’è da sconfiggere Aztechi, Maya, Incas, Toltechi

ci sono da sfanculare quasi trecento anni

di sanguinarie crociate, combattute da cavalieri erranti

soldati di ventura, legionari di cristo, mori convertiti,

prigionieri, galeotti, assassini, pezzenti, sventurati,

manigoldi, missionari e seminaristi

c’è un campo disseminato

con ogni tipo d’ordigno, mine, mine anti carro,

mine anti gatto, mine anti cane, mine anti elefante,

mine anti donna, mine anti uomo, mine anti cugino primo

ma di secondo grado, mine anti zanzare

bombe bombe a mano bombe intelligenti

bombe stupide bombe rincoglionite bombe stronze

bombe blu bombe ai frutti di bosco

c’è da fare a pugni con Mazinga Z

a ceffoni con Jeeg Robot

a schiaffi con Ufo Robot

a pizze in faccia con Goldreake

a pernacchie con i Leoni di Voltron

che oltretutto fumano bevono magnano

e lasciano un giro un sacco di cartacce

perché sono dei maleducati

c’è da sterminare l’intera Tana delle Tigri

KenShiro,e la Divina scuola di Okuto

Rei, e la Sacra Scuola di Nanto

e poi ci sono quegli impiccioni

dei Cavalieri dello Zodiaco

che sono stati licenziati dal

personale di servizio

del Partenone dopo la Crisi In Grecia

quando crollò la Borsa

e per questo sono fuori allenamento

e non sanno più combattere

e Pegasus non sa più lanciare il suo fulmine

e Sirio non è più un Dragone ma un piccolo Geco

e Cristal non è più un cigno ma una colombella

che non sa più lanciare la sua polvere di stelle

e che arrotonda spacciando il giro polvere bianca

e Andromeda la sua catena la usa come lucchetto per la bici

e Phoenix che soffre di colite ulcerosa

e non alza più il culo dalla padella del cesso

ma nonostante gli acciacchi sono ancora comunque degli ossi duri

e bisogna stare attenti in campana

perché se si rimettono in forma

niente grassi niente fumo

sono ancora capaci di farti male farti la bua

e poi ce da vedersela coi Pokemon

coi Digimon con le Sailor Moon

col Tulipano Nero, Lady Oscar,

la Stella della Senna, L’Uomo di Latta

così alla cazzo, i Puffi, che anche se

sono dei fottuti pacifisti

per te hanno deciso

di prendere il porto d’armi

i J-ai-Jo , Mask, Ciobin, Scuola di Polizia,

Scuola di Ladri, Pompieri, Candy più seguito

Georgi più seguito, Tutta la Saga di Dragon Ball

Ciak il Castoro, Denver il Dinosauro,

Kimba il leone Bianco,

niente paura c’è Alfred

e molto altro ancora

Per arrivare al tuo cuore

c’è da farsi il culo, cara

è una missione impossibile

è un’azione suicida

è una lotta impari

è un’adrenalina

pazzesca

un moto a luogo

una pulsione

essenziale

è tutto ciò che serve

per percepirsi

ancora

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