Lo sostengono i poeti suicidi. Ogni scelta nella vita è una via di fuga. A volte dipende da te. Spesso ti arriva dritta dal cielo. Come un rapimento alieno non richiesto. 16 maggio 2018. Urano scaglia addosso a Saturno il suo fuoco amico. Entrambi i corpi celesti governano l’undicesimo segno dello zodiaco. L’Unico a farsi gonfalone, o spola, tra due pianeti. Di cui uno addirittura generazionale .Questo significa solo una cosa. Che la dissociazione somatoforme è servita. Ma pure quella psichica. Dicono che il futuro non è scritto.Lo penso anch’io. Ma Urano Spara. A lui il futuro non interessa. Gli sta sui coglioni. Sarà stato uno sgarbo, forse un tranello. A Urano il futuro spaventa. Spara Urano spara. Poi spera. Ma prima spara. Sono pallottole di sabbia. La loro traiettoria non conosce l’ombra del dubbio. Spara Urano spara. Il suo moto retrogrado in quarta casa crea scompiglio. Spara Urano. Spara. Pretende un assoluto sacreficio. Opporre resistenza è inutile. Il più inutile degli atti di forza. È necessario arrendersi. È necessario gettarsi ad occhi chiusi nella bolgia dell’abbandono. Farsi trascinare dal vortice degli eventi. Ed è in quell’istante. Preciso, spaccato al millesimo di secondo, che la resa si trasforma in ritorno alla danza. Urano lancia la sfida, viene spiazzato e fa un passo di lato. Un passo di lato quasi obbligatorio.Otello non si sa che fa- Spettacolo Teatrale Senza Memoria, nasce li, in quell’attimo ancora, dove le favole non hanno finale, né titolo, né corpo, né colore. Semplicemente, accade perché deve accadere. Urano continua a sparare. Spara di fronte, spara di lato, spara alle spalle. Poi prende in mano un pallone. Pretende la sua giusta dose d’analogia. Vuole rivivere i suoi anni novanta. Anni di spensieratezza. Dove tutto era più chiaro. Più a fuoco. Bastava unire i puntini. Urano sfida Otello. Fischio d’inizio. La Cornice è quella del Teatro Studio Uno.
Otello vs Glasgow Celtic
I seguaci di Maria Stuarda scendono a TorPignattara armati di coroncina del rosario. Hanno la pelle verde come il cielo d’Irlanda, ma sono scozzesi e si chiamano Celtic. La sfida non è tra le più semplici. La Sala Specchi come d’incanto si trasforma in una distilleria di porto. Sugli spalti la contumelia gaelica mette paura. L’Inno dei cattolici “non camminerete mai soli” è una sinfonia da brividi. Urano carica il tamburello. Spara. Spera nei quadrifoglio Celtico. Ma Otello possiede i segreti della preparazione galenica. Trenta gocce d’erisimo e la corda vocale torna a brillare di luce propria. Minuto ’89. Siamo agli sgoccioli di una replica in puro stile “Braveheart”. I Papisti fanno catenaccio. Tutti e undici sdraiati su una linea sola. La linea di porta. Nelle file degli Otello Mo Stone, ex fuoriclasse del Glasgow Rangers, storica rivale dei Celtic, blocca la sfera sulla corda vocale e fa partire una palombella dalla traiettoria arcuata che umilia la linea maginot cattolica. Scozzesia a Casa. La cornamusa non suona più. Il secondo turno somiglia all’Inferno. Urano spara
Otello vs Stella Rossa di Belgrado.
I direttori artistici del Teatro Eleonora Turco e Alessandro Di Somma corrono ai ripari facendo domanda al Campidoglio di circa 8 scatoloni di Playmobil vestiti da tenuta antisommossa. A TorPignattara sta arrivando La Stella Rossa di Belgrado. I tifosi slavi hanno ancora il ricordo del maresciallo Tito, scolpito nel cuore. Questa volta, Otello non si sa che fa, dovrà sapere alla perfezione il da farsi. Per Ordinaza del prefetto, si trasloca tutti in Sala Teatro. I nostalgici della Cortina di Ferro sono furenti. Le gradinate un girone dantesco. Le gambetremano. Il battito del polso accelera. Troppo. Sembra un bolide di Formula Indie. Appare la nebbia. I piani tattici sono saltati. La tecnica di recitazione degli slavi è da fuoriclasse. Savicevic, Pancev, Stoijkovic, Mijhailovic, Jugovic. Gente nata per stare sul palco. Battute recitate d’acchito senza riprendere fiato. Urano spara. I frombolieri di Otello sono costretti ad arretrare il baricentro. Tutti a sacrificarsi nelle retrovie. Lo spettacolo finisce a reti inviolate. I tempi supplementari somigliano alla più temibile delle agonie. C’è nebbia. Ma si crepa di caldo. Per migliorare la visuale i piazzati vengono sollevati d’intensità quasi ad imbastire la luce del giorno. I palati sono secchi. C’è dell”amaro Montenegro. D’Accordo. Ma manca l’acqua. La Bottiglia di genziana gioca a nascondino. L’Arrivo dei penalty viene accolto come l sbarco degli alleati in Normandia. Ora bisogna aggiustare la mira. A Belgrdo si fidano troppo dell’istinto. L’Istinto è una bestia emotiva. Spesso ti convince ad agire d’impulso. E li casca l’asino. Otello è un cecchino. I suoi attori mantengono il sangue a temperatura gelida. Non lasciano trasparire l’emozione. Vanno a segno Klemen, Sanna, Salvatore, Botta e Pandolfi. Liparulo ipnotizza il montenegrino Savicevic. Prosinecki centra il montante. Otello è in semifinale.
Otello vs Real Madrid
Urano comincia a perdere la sua spocchia. Gioca il Jolly. Otello va fermato. Con le buone, meglio ancora se con le cattive. Meglio ancora se con una visita a sorpresa dell’ispettorato S.I.A.E. Arriva il Real Madrid di Buitre e compagni. Lo Squadrone. L’Armata che tremare il mondo fa. Buitre, Chendo, Sanchis, Mitchell, Hagi, Llorente, Buyo. Sulla carta non c’è partita. Ma la carta, non canta più. La sfida è un soliloquio da Rialto. Fuga di Botta sulla fascia, propoli in corpo, traversone, sinistro al volo della Salvatore che gonfia la platea. Coach Beankerr sulla panchina madrilena, sembra colto da paralisi bizantina. Non ci sono contromisure. Il monoogo Otellino cresce di tono, ritmo e volume. Questa volta tocca alla Salvatore ricambiare il favore. Dribling secco ai danni del proprio marcatore e servizio preciso sul destro di Botta che castiga Buyo per la seconda volta ancora. Il resto del match è normale amministrazione. Il direttore di gara decreta la fine delle ostilità. Otello vola in finale. Urano torna sui suoi passi. Pretende di rimettere in discussione il suo moto retrogrado. Urano spara. Possiede ancora cartucce con su scritto il nome d’Otello. Urano ordina all’artiglieria pesante di disporsi alla battaglia finale. Arrivano i padroni incontrstiati della penisola italica. I baciapile della Reale Casta Agnelli. A TorPignattara, sta arrivando lei. La Vecchia Signora. Madama. La Juventus.
Otello vs Juventus
Il Botteghino esplode. Francesca Di Marzo e Luca Rò fanno gli onori di casa presentando al direttivo il fuoriclasse Cristiano Ronaldo. Il pubblico accorre in massa dalle prime ore del mattino. C’è chi ha trascorso la notte all’addiaccio. Il pubblico è li per lui. Vuole palparlo, tastarlo, sentirlo recitare. Cristiano si mostra sicuro di se :”vinceremo noi, perché ci sentiamo sto cazzo! Noi siamo la Juve, mente voi non avete nemmeno la memoria del testo.” Il Bomber liquida la sfida con parole di scherno. Otello è stanco, stremato. I corpi sono i riserva. Le anime pure. Anime schive. Ma L’amore vero, come direbbero i personaggi della vicenda, sa come non farsi calpestare. Renda rinnova l’intero materiale tecnico. Maglie che si fondono con la pelle, felpe che si tramutano in passi di pantera che incalzano! La sfida comincia. Nel peggiore dei modi. Il salutista Ronaldo gonfia rete e petto per due volte nel giro dell’atto primo. Sembra finita. Lo è. È finita. Urano spara. Urano spera. È finita. La vecchia Signora sta espugnando ToRPignattara. Mancano esattamente 35 secondo. 35 secondi ancora alla fine del contenzioso. Serve un miracolo. Più miracoli. Che non esistono. I Bollettini parleranno di “fatal domenica”. “La Santità infame”. “Otello inguaito nel giorno del Signore”.”Otello rimetti a Dio i tuoi peccati” e altre amenità simili. Sbatti il mostro nella cronaca sportiva. Poi nell’inserto culturale. Ma la domenica alla Juve non sarà sufficiente per domare Otello. Zona Cesarini. Ultimo girp d’orologio. L’arbitro sembra avere il triplice fischio già cucito sotto la lingua! Triangolazione di prima Salvatore, Botta, Van De Korput, cross dell’olandese tiro al volo di Dossena. Zoff impietrito. Mezza pasticca di bentelan. R45. Si torna a ruggire. Klemen ruba la sfera a centrocampo e innesta Pandolfi, appoggio su Spina, rotativa di Sanna che libera Bonesso solo davanti all’estremo difesnsore Juventino. Rete. Storditi. La Juve è stordita. Il tempo non è mai stato così relativo. Ronaldo si mette le mani nel gel per capelli. Del Piero non riconosce più il suo uccellino. Che si sta sbronzando d’acqua Uliveto. I cori in Curva ricordano La Maratona degli anni d’oro. Gli anni novanta. La Battuta scotta. Platini la gestisce coi piedi. Pessima scelta. Ancora Botta che verticalizza, trova Salvatore che crossa alla cieca, appoggio di diafframma nel mucchio, spunta l’ugola di Torrisi. Rete. Otello Non Si Sa Che Fa-Spettacolo Teatrale Senza Memoria. La Mitropa Cup vola a Rialto. Venezia torna a frasi superba come una Repubblica Marinara. Si ringrazia in disordine di disagio. Teatro Studio Uno, Eleonora Turco, Alessandro Di Somma, Francesca Di Marzo, Luca Rò, TorPigna City, Il Sogno di Roma Est, Sylvia Klemen, Francesca Renda, Fabio Liparulo, Leonardo Spina, Simona Pandolfi, Benedetta Sanna, Nicola Micci,Luca Pastore, Spazio 47, Nuovo Cinema Palazzo, L’Erisimo, Il Bentelan, L’45, La propoli, il ginseng, i caffè corretti sambuca, il termometro,gli oroscopi, i tarocchi, gli amari Montenegri, le genziane, i taglieri, gli arrosticini, la cacio e pepe, Produzioni Nostrane-Ultras Teatro, Guido Targetti, Andrea Striano, Mauro Mao Stroppa, Dario Germani, Fabio Sebastiani, Emiliano Scorzoni chi c’è stato vicino in ogni ordine di luogo tempo e spazio, chi ci ha visto, chi non ci ha visto, chi ci verrà a vedere e la cara compagna di scorribande sul palco (e altri disagi di ordine ipocondrico) Claudia Salvatore in arte detta “Bettino Craxi”.
Otello Non Si Sa Che Fa
“ Scelta di Vita”