Giovan Bartolo Botta

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L’Amore t’Ammazza per il Tuo Bene

In polverie o poesie on gennaio 31, 2019 at 4:48 PM

Scrivo il tuo nome

d’appertutto

scrivo il tuo nome

sul muro del bagno

sulla tazza del cesso

sulle bustine da thè

dentro la lavastoviglie

vandalizzo la casa

scrivo il tuo nome

sul Capo di Buona Speranza

scrivo il tuo nome

sulle cinque pallottole

che spedirono Jonh Lennon all’inferno

scrivo il tuo nome

sui vagoni dei treni

nelle sale d’attesa

delle stazioni fantasma

scrivo il tuo nome

sulle code dei gatti

sulle macerie dei cinema a luci rosse

scrivo il tuo nome sull’acqua

dei mari più fottutamente inquinati

i fondali dove si prostituiscono pesci

scrivo il tuo nome

su di un letto di chiodi

il chiodo più spavaldo alza la voce

e mi trapassa il fiato dal culo alla gola

crepo per cinque minuti muoio per sempre

sputo nell’occhio di Dio torno in vita

e scrivo il tuo nome

sulle esistenze degli altri

scrivo il tuo nome, fumo sul tram

insulto la gente, rischio le botte

cerco il linciaggio e scrivo

scrivo il tuo nome

scrivo il tuo nome

sul mio sangue ebreo

per parte di madre

scrivo il tuo nome sulla Striscia di Gaza

scrivo il tuo nome sui Trattati di Pace

porto all’altare la mia Palestina dagli occhi cinici

la rapisco di notte, di notte la sposo

di notte, solo di notte, ci faccio l’amore

scrivo il tuo nome

mangio quando mi sento nervoso

scrivo il tuo nome su

interi scaffali di cibo scaduto

scrivo il tuo nome, scrivo

come una mogliettina americana

anni cinquanta, zitta e obbediente

come una madre mantide patologica narcisista

che a colpi di mestolo

riduce in poltiglia il cervello dei figli

scrivo il tuo nome sul bucato a mano

a mano o in lavatrice

scrivo il tuo nome

sullo sciroppo

che seda la tosse secca

scrivo il tuo nome sulle imbarazzanti complicazioni

della dissenteria

scrivo il tuo nome

e mi concedo il lusso

di tredici sigarette

prima di smettere col vizio del fumo

e firmare

la condanna a morte

sul nostro amore appena sbocciato

durante la primavera

dei nostri pensieri parassiti

scrivo il tuo nome

sulla natica sinistra di un cavallo dorato

gli rado la criniera gli recido la gola

gli accarezzo la testa

gli consiglio di non avere paura

l’amore t’ammazza per il tuo bene

l’amore t’ammazza per il tuo bene

A.S.M.A di Poesia “Scarabocchio il tuo Nome”

In Poetry urban story on gennaio 29, 2019 at 2:49 PM

Ci siamo spinti oltre. Adiacenti al Collettivo Poetico A.s.m.a di Poesia. Quasi contigui. Come nelle peggiori nozioni teoriche di Scuola Guida. A.s.m.a Di Poesia è un gruppo di poeti. Sono sette, per l’esattezza. Un numero che si ritrova nelle peggio favole per bambini aggrediti da disturbo narcisistico della personalità. Sette erano i Nani di Biancaneve. In realtà, con quello deceduto per overdose da Barbiturici erano 8. Il Nano di Biancaneve deceduto per overdose, non ha mai conosciuto la giovane Biancaneve. La morte lo colse prima di essere immortalato nella Fiaba. Si Chiamava Asmalo, aveva 27 anni. Come i migliori del Resto. Amy, Curt, Janis, Jim, Jimmy. Il Club dei 27. Asmalo, era l’unico tra i Nani, a considerare il “Lavoro” una perdita di Tempo. Una Bestemmia scarabocchiata tra i primi articoli della Carta Costituzionale. Asmalo batteva la fiacca. Mentre gli altri fratelli di partenogenesi si spaccavano la schiena a zappare la madre terra, il nano ribelle, imbracciava la sua chitarra elettrica esercitandosi sugli accordi di “Moondance” di Van Morrison .Pomeriggi da sbronzo perenne.Tricava di tutto. Varichina, Sidol, Cera D’Api invecchiata, Amoniaca stagionata. Asmalo stava alla Chitarra come Sid Vicious al Basso. Comunque ,Li abbiamo intervistati. I nostri microfoni erano contrari. Anche le domende che ci siamo appuntati sul foglio a quadretti, si sono dissolte nel loro stesso inchiostro. Abbiamo chiesto agli asmatici declamatori se il nome del gruppo, era un omaggio al grande Asmalo, il nano iconoclasta. Loro ci hanno risposto “non c’entra un cazzo”! Ma facciamo un salto indietro nel tempo. Un breve accenno biografico. Due minuscoli paragrafi sulla stroria di Questo Kollettivo poetico, che di collettivo sembra avere ben poco. E vi spiego il perché. Tutti e sette i membri, hanno una concezione della poesia agli antipodi l’uno dall’altro. Il loro processo formativo, si incanala in un continuo e perenne compromesso degno dei più malavitosi governi democristiani. C’è chi tra loro legge solo poetesse suicide, chi solo poeti suicidi. C’è chi si diletta unicamente di gabola ermetica. Chi si spara in endovena tonnellate di Haiku. C’è chi adora la poesia civile, chi la incivile, chi la lirica, chi il carteggio epico, e chi detesta la poesia toucort anima e corpo. Optando per fumetti e riviste di gossip. Ma allora perché, data l’eterogeneità dei componenti, questo gruppo ha deciso di unire le proprie patologie e sparare cartucce a salve?. L’Abbiamo domandato ai poeti, che ci hanno risposto con un agghiacciante silenzio/assenso/dissenso. Un soffiato cinematografico che significa tutto e nulla. Forse perché li abbiamo sorpresi in modalità “catatonica”. O forse, perché erano effettivamente le prime luci dell’alba. Non certo un orario consono per riflettere insieme ai poeti. Col sorgere del sole, il poeta samarrisce la sua logica. Il poeta è un animale notturno. Un pipistrello sotto anfetamina, un Gufo dal setto nasale “chiacchierato”. Dunque, non sapremo mai quali segreti si celano dietro questo apparente patto parofessionale di non belligeranza. Imbarazzanti Accordi economici forse? Indicibili Segreti di Stato? Spionaggio industriale? Rapimenti Alieni? Anonima Sequestri? Terrorismo Internazionale? I poeti asmatici sono forse dei truffatori? Dei prestanome? Delle spie sovietiche? Mammiferi acquatici in via d’estinzione? Patrimoni ignrati dall’Unesco? Meglio soprassedere. Meglio non lambiccarsi la poltiglia cerebrale con inutili quesiti. Parliamo dei loro spettacoli dal vivo. In una parola? Cruenti. Gratuitamente cruenti. Con la Redazione, siamo stati in un locale di Centocelle. Era la loro serata d’inaugurazione del 2019. L’Intero collettivo si è raccomandato di attaccare al soffitto pignatte colorate. Colorate coi colori più sgargianti Grigio Nutria, Verdone principe Ranocchio, Giallo scuro tipo colite. Il p.u.b era pieno di teen-agers. Di quelli brufolosi e pustolati. Con la dermatite seborroica, l’acne rosaceae i denti del giudizio pronti a perforare la gengiva. Affetti da psoriasi ai gomiti. Crosta lattea sulle sopracciglie. Dopo ogni declamazione, i giovani ormoni erano obbligati a brandire le pignatte con un bastone di porcellana. Il Contenuto della pignatta sarebbe stato il loro regalo per l’epifania. Dentro le pignatte erano custoditi cumuli di polenta bollente. Nel migliore dei casi la polenta cascava sui pantaoni di velluto. E i teen-agers una volta rincasati, si sarebbero sorbiti la ramanzina dei genitori. “Disgraziato, sei lercio, dove sei stato!? Ad un reading di Asma!?”. Nel peggiore dei casi erano ustioni di primo grado e corsa sul mezzo pubblico al pronto soccorso del nosocomio più distante. Perché i mezzi pubblici, sotto sotto, sono dei Bastardi. Coi colleghi del giornale, siamo tornati in redazione col magone. Un vago senso d’ingustizia ci pervadeva gli intestini. Pur di non pensare, abbiamo telefonato al giapponese ordinando “Tonno in Scatola”. Al Naturale. Il Ristoratore s’è offeso a morte! Abbiamo messo su litri di caffè nero bollente e ci siamo accesi i sigari più aromatizzati e commerciali che esistono sulla faccia del “Compromesso Tabagista”. Abbiamo acceso lo Stereo analogico, infilando nella piastra una musicassetta degli Heroes del Silencio. Anno 1991. Nella mano sinistra un imbuto, nella mano destra un Carciofo. Ci siamo guardati allo specchio. E abbiamo colpito la nostra immagine riflessa. Uccidendoci, noi e lo specchio, a colpi di carciofo ed imbuto. E siamo morti così. Giovani, Vecchi, Mezzaetà, Senza sapere il perché. Carciofo ed Imbuto, dopo una serenata di Asma, precedendo ogni tentativo di “Reddito di Cittadinanza”.

Pensieri Parassiti

In polverie o poesie on gennaio 26, 2019 at 7:56 PM

impulsi

a breve termine

mi insapono la schiena

ingoio la schiuma, è buona

qualcuno stanotte

è stato assassinato

ci stanno in giro

un sacco di cambiamenti

cambiamenti climatici

qualcuno è morto

gli hanno tagliato la gola

e io, io penso ai miei denti

li lavo tredici volte al giorno

perché porta fortuna

e faccio le ore piccole

per soddisfare

certi impulsi a breve termine

e qualcuno stanotte

è stato assassinato

e apro il quaderno dei desideri

e ci scrivo sopra

le cose più stupide

le cose più insulse

da cui traggo piacere

e fantastico sul diabete mellito

del mio vicino di casa

e gli leggo le favole della buonanotte

e lo trascino alle feste

e lo trascino a puttane

e gli racconto come si sta scomodi

dentro un’ora d’amore

e gli tengo per mano

le ultime cartucce di vita

e sento che devo rimediare

e mi guardo dentro

e ci vedo la mia

servitù di pensiero

e la mia testa bassa

che china la testa

e si rifiuta di pensare

e credo di essere immune

immune da tutto

e la mia vita

è sempre un attimo prima

o un attimo dopo

ma non è mai adesso

e allevo uno squalo bianco

nella vasca da bagno

con cui quando va a lui

mi lascio fare

tutto quello che vuole

e qualcuno stanotte

ci ha rimesso la vita

e il mio corpo

si adagia sul dolce suono

di qualche filastrocca dal sangue arabo

di quelle per sedare

le scariche elettriche

che getteranno il mio cuore

nel bassoventre della sua nuova

Terra Promessa

e accelero accelero

per accorciare

la distanza

tra me e l’abbraccio

del solito sabotaggio mortale

che bussa alla porta

e che mi fa da Angelo Parassita

sin dai primi istanti dei miei vagiti strozzati

e non mi fotte più un cazzo

di distinguere il vero dal falso

il bene dal male

il peggio dal meglio

l’amore dall’odio

il gatto dal topo il tramonto dall’alba

e una museruola e un guinzaglio

sono tutto

ciò che mi resta

della mia prima notte di nozze

consumata quando la Luna

ci voltava le spalle

e mi insapono le schiena

e ingoio la schiuma, è buona

e qualcuno stanotte

ha visto il suo ultimo raggio di Sole

levarsi di torno

e sparire nel nulla

scappare

e come si sta

scomodi

dentro un ora d’amore

e come si sta

scomodi

senza

Risse Assurde

In polverie o poesie on gennaio 26, 2019 at 2:34 PM

Ci si beccava
dopo la scuola
nessuno provava
a fotterci
i professori sbiancavano
mani nei capelli
sfottevamo
chiunque chiunque
ci capitasse a tiro
nessuno provava
a fotterci
nessuno provava
a fotterci
ci hanno sbattuto
fuori a calci
fuori da tutto
all’infuori di noi
trascinati in un coma
in un coma profondo
prigionieri dentro milioni
di paralisi spastiche
eravamo dei duri
mamma e papà
sono impazziti
qualche parente stretto
è morto di crepacuore
pessimo esempio
per i più piccini
la polizia
ci pedinava
tu sputavi per terra
io agitavo la coda
tu mi facevi ridere
mi facevi sempre ridere
mi trascinavi
in brutte risse
risse assurde
fumavamo
le cose sbagliate
ostinati nel
baciare le mani
al gradino
un tantino più basso
il senso del limite
era il nostro timido schiavo
tu obbligavi
la tua prudenza al guinzaglio
teste di cazzo
eravamo teste di cazzo
la luce del sole ci piaceva
la luce del sole ci dava fastidio
la luna ci sfidava a biliardo
e noi nessuna pietà
nessuna vergogna
ogni giorno
il dopo sbronza
era un buon motivo
per essere attraenti
mi esercitavo
tutti i giorni
per riuscire ad evadere
per mettere
a ferro e fuoco
tutto ciò
che non sapevo
di essere
cercavo il mio odore in te
cercavo una strada
una strada qualunque
eravamo brutti ceffi
affamati di vita
decisi a sfidarla
eravamo facce da schiaffi
e nessuno
provava a fotterci
ti ho visto
piangere
ti ho visto
piangere
solo una volta
quando
sprecavi
interi pomeriggi
sulla chitarra
senza azzeccare
gli accordi
e ora che sono
passati gli anni
ora che
le cose sono cambiate
posso
dirti che io
sono rimasto
quella di quando
i nostri capelli
erano tinti di rosso
e me la prendo
comoda
e vado di fretta
e divido
l’affitto
di un ghetto
chiamato amore
dove si respira
a fatica
e attendo
che il sudore
faccia il suo corso
e paghi dazio
sulla mia pelle
e vado di fretta
e me la prendo
comoda
perchè
non è colpa mia
se il tempo
se ne infischia
dei propri figli
no, non è
colpa mia
se il tempo
uccide a sangue freddo
tutto ciò
che crea

Roma libagioni di Poesia Performativa

In Poetry urban story on gennaio 24, 2019 at 7:12 PM

Roma si adopera al frastuono più atroce. Per contrastare il bivacco notturno la giunta capitolina emette un’ordinanza da brividi. Una normativa degna del peggiore proibizionismo della Chicago mafiosa anni trenta. È vietato declamare poesie dopo le nove di sera. I trasgressori saranno puniti con la fucilazione a muro. Il mondo della poesia capitolina accoglie la notizia di sponda. I suicidi sono all’ordine del giorno. Ci sono poeti da poco pubblicati che contavano sulla prestazione dal vivo per entrare nell’Olimpo del verso. E ora si vedono costretti alla censura per imbarazzanti motivi d’ordine pubblico. Ogni manifestazione culturale cittadina che tratta di poesia è militarizzata in maniera massiccia. Ad ogni angolo di Slam si notano giovani play-mobil in tenuta antisommossa pronti a sparare tamponi di stoppa sul primo poeta che s’azzarda a sciorinare i propri componimenti. La situazione è pressoché disperata. Ci sono soldati di ventura che hanno l’ordine tassativo di sequestrare poeti e gettarli a mollo nel Tevere. Pantegane e Nutrie si occuperanno del lavoro sporco. Poesie sequestrate, passate al vaglio della censura, documenti d’identità carbonizzati. Insomma, qualcosa di simile agli squadroni della morte di Videla. O all’ordinaria macelleria messicana tipica dei regimi totalitari di certi paesi satellite degli Stati Uniti. Il Governo del Cambiamento, tanto per cambiare, sostiene l’iniziativa di repressione voluta dal Campidoglio. Roma non è Londra. Ma non la si può ridurre a località di provincia. Roma chiama. La poesia risponde. Le forze si uniscono. Le organizzazioni poetiche presenti sul territorio danno adito ai loro “fondi cassa” per organizzare una “Nuova Castelporziano”. Una serata di bagordi ad elevato tasso poetico. La poesia della resistenza. Passiva. Attiva. Non ha importanza. Ciò che conta è ribattere colpo su colpo. Come in una finale di Wimbledon. Dove il ritmo forsennato tra i tennisti non accenna a calare. Ciò che conta è resistere. Possibilmente già mangiati.”Allucinazioni” è la casa editrice di rifermento del panorama poetico nazionale. La serata del “Rave poetico illegale”, cade nel giorno del suo genetiliaco. Sono 157 le primavere. 157 candeline da soffiare sulla Torta. Il giorno della prima pubblicazione avveniva infatti il 17 marzo del 1861. Quando Casa Savoia proclamava L’Unità d’Italia. Il primo poeta ad essere pubblicato e distribuito fu Sergio Corazzini. Con il suo capolavoro “Paturnie D’Amore”. Manuale a tiratura limitata. Limitatissima. Praticamente lo lessero solo i segaioli residenti della Valle D’Aosta. La ricorrenza è da Manuale di Storia della Cabala. Il Poetry Slam può cominciare.
Semplici Regole del Giocoforza

Le regole sono semplici. Sono quelle del torneo Tenkaichi di Dragon Ball. Della Royal Roumble. Circa 300 poeti salgono sul Ring contemporaneamente. Suona il Gong. Lo spargimento di sangue può cominciare. La strage degli innocenti può avere luogo. Il Bar è aperto H 24. Si serve solo orzata. I baristi sono manici di scopa travestiti da cicogne. È concesso sparare sul pianista. Durante Le serate di poesia performativa è permesso pogare. Il “Pogo”. Un ballo forsennato. Una danza sciamanica. Una tarantata laica. Fu il bassista dei Sex Pistols Sid Vicious ad inventarselo durante un concerto in uno squallido night-club di Brighton. Galvanizzato da sua maesta l’eroina. La poesia performativa è tutto ciò che ci rimane per noi nostalgici del “punk”. Quando per “punk” si intende la gioia di vivere trasmessa attraverso un prepotente stato di disagio. Disagio per lo più dissociativo. I singolari tenzoni sono durissimi. A volte ci scappa il “disperso”. I poeti si portano appresso orde di “tifo organizzato”. Veri e propri gruppi “Ultras”, come allo Stadio. Spesso il verdetto della giuria è motivo di tafferuglio. Siete mai stati ad un concerto Trap!? Bene, io si. La poesia performativa può fargli concorrenza. Financo appoggiargli l’asta del microfono la dove il sole batte a stento. L’Universo Trap è liquido. Mellifluo come la democrazia partecipata attraverso il Web. I giovani trapper chattano con chi sta dall’altra parte del mondo. Ma ignorano il sapore di stantio. Il piacere dell’oggetto. Il puzzo analgico. La poesia performativa al contrario si evolve in senso inverso. Parla a nuora perché suocera intenda. Brucia le tappe perché sbaglia apposta fuso orario. Anticipa il futuro guardando al passato. Racconta il presente perché non è presente a se stessa. I poeti transitano sempre costantemente in un tempo imperfetto. Uno spazio immaginario. Il loro filo del rasoio è spezzato.il senso dell’orientamento è spaesato. I pezzi di ricambio sono fuori produzione. Il disequilibrio è la loro parola d’ordine. E disordine. Le lancette battono le nove. La polizia brancola nel buio. Il declamo è servito.
Accada quello che deve accadere

C’è chi si vanta di aver preso parte al ’68. Chi al ’77. Chi ai moti carbonari. Tutti questi energumeni raccontano il mondo sotto una lente d’ingrandimento “epica”. Il poeta va oltre. Per una delusione d’amore è capace di diventare un terrorista. Rifondare la Brigate Rosse. Ritinteggiandole con una mano di giallo. Per farle diventare Brigate Arancioni. Il poeta segue sempre solo le proprie infatuazioni. Fino a soffocare, fino a morirne, risorgerne, ascendere all’inferno, discendere al paradiso. Il poeta si vergogna del proprio angelo custode. E se il Grillo Parlante gli fa il pippone. Il poeta gli da un calcio in culo e si affitta a una Mantide Religiosa. Una Mantide come tono gutturale della “coscienza beffarda”. Il poeta tratta la propria natura come un sacco da pugile. Un trattamento di fine vita. Un ciclo incompleto di capsule multivitaminiche.il poeta SCRIVE lettere, spacciandole per quelle di Aldo Moro. Il poeta si asciuga la fonduta di besciamella con la sua agenda elettronica. Venite ad assistere. Scordatevi i frizzi, lazzi e sberleffi del Circo Medrano. O le infiocchettate da aperi-cena dei Teatri Istituzionali. Mettete da parte le acrobazie contorte dei Momix o l’assoluta distanza di uno schermo cinematografico. Date disdetta di Sky. Stracciate il vostro abbonamento allo stadio. Alle serate di poesia performativa, vi aspettano nani che girano con vassoi di polvere allo zafferano. Pronta per allietare i “vostri setti nasali in fiamme”. Ci sono grupies prive di genere sessuale, levigate nella pietra, ma alimentate a batterie, pronte a farvi sentire “in colpa” per i vostri appetiti onnivori. Dolci in particolare. Ma anche il salato, non scherza.
Match che hanno fatto la Geografia

Ho assistito a match che hanno fatto epoca. Non farò nomi. Ne cognomi. Perché non sono un deputato del Partito Socialista, O un pentito della Sacra Corona Unita, pronto a dare fiato alle ugole. Ma ho visto cose che voi umani giovanissimi teenager Trap, mai vi sognereste. Anche perché la vostra attività onirica è ormai prematuramente fottuta dai “Vestiti griffati”. Ho visto poeti mettersi i preservativi ai piedi. Per paura delle Adidas. Ho visto poeti performativi tradotti “solo” in Corea del Nord. Ho visto Emily Dickinson scontrasi con una poetessa di Riccione, che la notte non rientrava a casa prima delle quattro del mattino. Capirai, la Dickinson non ha mai messo il naso fuori dalla sua casa nella Brughiera. Ha cominciato a perdere sangue dal naso. Ho visto un poeta, maschio, norvegese, di malsana e denutrita costituzione mostrare il dito medio al fantasma di Oscar Wilde. Così senza motivo alla cazzo di cane. Ho visto Cesare Pavese che mi ha detto” Minchia Dio Fa,Cazzo Guardi”, Poi ho guardato meglio, non era lui, era un tamarro di Torino. Gobbo. Ho visto Alda Merini fumare sigarette elettroniche tipo Fedez. Ho visto Fedez, e gli ho fatto “Quando tuo figlio sarà maggiorenne e ascolterà la canzone che hai scritto per lui, è probabile che tenterà d’ ucciderti con un disco di Fabri Fibra”. Ho visto poeti astemi offrire ad Anna Saxton una botte di Gin Tonic e poi altri poeti ancora farsi consigliare da Sylvia Plath, tre validi motivi per cominciare ad introdurre la propria testa nel forno. Ho visto Mc’s intascare dazioni ambientali su presunti sforamenti di tempo. Tre minuti, tre volte al giorno. Come consigliava il dentista di fiducia. Ho visto poeti credere solo alla scienza, e poi, di nascosto consultare oroscopi, oracoli, fattucchiere, tarocchi, aruspici, indovini e Maghi Otelma. Ho visto poeti mangiapreti farsi il segno della croce e chiedere a Dio di non essere eliminati al primo turno. Ho visto Dio, ospite d’onore ad una serata di poesia performativa, completamente sbronzo, prendersi a schiaffi in faccia per colpa della scomparsa delle cabine telefoniche . Ho visto Gesù Cristo fare domanda per il “reddito di cittadinanza”. Ho visto Giuseppe, il falegname, ad un poetry slam, gridare in faccia a Maria “Allora cara, ricominciamo tutto d’accapo…c’è stata una Luce, è apparso un cazzo di Angelo…ma poi esattamente…che cazzo è successo…”!!?

Ho visto Roma, la mia città…putativa diciamo

proclamare, indire, in tutte le scuole, le case, le chiese, le confraternite pentecostali, ovunque, la Dittatura Della Poesia dell’Obbligo. Dove tutti dallo spermatozoo al defunto, erano costretti ad assistere alle serate di poesia performativa. E il concetto d’integrazione mutava ordine degli addendi. E i trapper diventavano una specie in via d’estinzione. E il suffragio universale era una pacchia. E il Consiglio dei Ministri una minoranza e la Costituzione Italiana si vestiva di poesia. Con un unico solo indispensabile articolo.

Art.1 L’Italia è una Repubblica fondata sulla Poesia la sovranità appartiene ai poeti che la esercitano come cazzo pare a loro. La poesia ripudia la guerra, salvo quelle sul palco, e non ha bandiere, ma se dovesse averle sono bandiere…Del Toro. God Save the Queen, my kids!
Roma, libagioni di Poesia Performativa

Possibilità D’Anoressia

In polverie o poesie on gennaio 20, 2019 at 2:06 PM

il grande amore

vive ovunque

cerca bene

guarda nella gobba

di Andreotti

declamato magari

dalle sue labbra inesistenti

il grande amore vive ovunque

dove meno

te l’aspetti osserva

il grande amore

quello cieco quello furente

l’atroce frastuono del cuore che ci scrivi

le canzoni, quelle tristi, quelle tetre,

le canzoni pallide tipo cadavere cianotico

quelle che ti tritano i coglioni

quelle che ti mietitrebbiano il cervello

quelle piene di cattivi consigli

quelle intasate da soluzioni impossibili

quelle che quando la psicosi d’amore è cessata

dici “ma che cazzo mi ero iniettato in vena, del sidol!?

cose tipo “guidare come un pazzo a fari

spenti nella notte per poi vedere

se è difficile morire”

minchia, non è difficile affatto, anzi

è probabile che

ti succeda una strage

della Maria Vergine

una carneficina del sabato sera

un bollettino di guerra

una macelleria messicana

pezzi di carne

e lamiera sparsi ovunque

cinghiali calpestati, ghiri svegliati

di soprassalto, porcospini maciullati,

lumachine spiaccicate, civette traumatizzate,

orsi bruni investiti dal Cric! Castori arsi vivi

Tartarughine che gli arriva in piena faccia la ruota

tipo ai 300 all’ora che ritrovano la testa a cento metri dal guscio!

Solo i gatti si salvano! Perchè?

Perché stanno sui tetti!

e tutto per cosa? Perchè per

dimenticare un amore, qualche testa di cazzo

si era messo a guidare come un pazzo a fari spenti

nella notte! Cazzo, ma accendi sti fari!

Abbaglianti, anabbaglianti, fari di posizione! Tutti!

Guida prudente!

Vai piano, mai oltre gli ottanta!

Guida sobrio cazzo!

Ma perché per le tue pene d’amore

devono rimetterci intere famiglie di istrici innocenti

coi loro cuccioletti appena svezzati…perchè!?

_perchè il destino è beffardo

_cambiamo destino, vuoi dimenticare

le tue pene d’amore!?…usa la fantasia!Vai in palestra,

segui un corso d’addestramento per

cani ciechi che fanno da guida ai ciechi

impara a cucinare il gulash, rasati barba

e capelli, impara a sparare, dipingiti

il volto di catrame, ungiti la palle di grasso animale

abbronzati la pelle e parti per il Vietnam…40 anni dopo

sostieni il diritto di voto anche per gli animali

iscrivi i tuoi spermatozoi ad un corso di disegno tecnico

porgi sempre la stessa guancia

_no porgo pure l’altra

_ma allora sei pirla!?

o senti qui “ricoprire di terra

una piantina verde

perché poi possa nascere

un giorno una rosa rossa”

che la piantina verde

ti fa, ma fatti

i cazzi tuoi, ma che cazzo vuoi da me!?

-Cara Piantina verde, devi crepare male e fare spazio

alla rosa rossa

-Ma col cazzo, ma che cazzo mi frega

a me di quella stronza!? Ma chi l’ha mai vista!

Ma chi la conosce!?

-poi la regalerò alla mia ragazza

-ma perché non ci regali una scatola di cioccolatini!?

-non le piacciono i dolci

-regalaglieli fondenti

-dice che il cioccolato le fa venire i brufoli

-regalale una torta pasqualina

-no, vuole la rosa rossa

-ma perché devo crepare sepolta viva

sotto metri cubi di terra per la tua cazzo di rosa rossa!?

-perché l’amore è cieco

-ho capito, ma la sfiga ci vede da Dio però!

-prendere o lasciare

-vai a frati fottere, predo una pistola

e mi sparo un colpo in bocca,

e poi scusa, ragioniamo, mi sembra un’idea poco

intelligente, qui sul prato c’è un sacco di spazio

ma semina la tua fottuta rosa rossa un po più in la

-no, rassegnati piantina verde sfigata, devi morire

-cazzo, ma allora sei stronzo!

-non io, è l’amore ad essere stronzo!

oppure “parlare ore e ore

con un pescatore, per

dimenticare un amore che brucia”

e quello ti fa

due coglioni così

che ti frantuma le palle

parlandoti di bigattini

tecnica di infilzatura dell’esca nell’amo

trote d’acqua dolce

lucci, persici, scorfani, salamandre, triglie

ed è proprio li

che la tua condizione emotiva

va definitivamente a puttane

e cominci a pensare

seriamente al suicidio, dunque

ma perché cazzo

per dimenticare un amore

devo passare una giornata intera

con un pescatore!?

E perché non con un calzolaio

o un esperto di finanza creativa

o un negazioista dell’olocausto

o un bracconiere pirata

o con Cappuccetto Rosso

o con la Dark Polo Gang

no, proprio un pescatore

dev’essere

e allora gurda

il grande amore

il grande amore vive ovunque

lo incontri alla posta

sul tram, sul treno, sul taxi,

sul volo per Nuova Deheli,

sull’Overcraft, al bar, al pub, in discoteca

in pizzeria, al poligono di tiro.

dentro un allevamento intensivo di polli

ma soprattutto

il grande amore

vive nella tua testa

sotto forma

di ultima

possibilità

d’anoressia

della tua

vita

I Ragazzi Non Piangono

In polverie o poesie on gennaio 18, 2019 at 3:36 PM

Ragazzo

ti sei svegliato

presto stamattina

ti sei sciacquato il viso

con l’acqua fredda

hai saltato

la colazione

come per punirti

rimproverarti

privare al palato

la gioia effimera

di un boccone dolce

e ti sei svegliato

presto

credevi di trovarla

ancora li, a letto

accanto a te

ma lei è già lontana

amico mio, lontana

è partita per

un lungo viaggio

un lungo viaggio

intorno al mondo

forse non torna

forse non vi rivedrete mai più

Vi siete detti tutto?

Forse non torna

forse l’hai solo sognata

tranquillo ragazzo

torna pure a dormire

si è trattato solo

di un semplice sogno

ti sei spinto oltre

hai provato ad afferrarlo sei caduto

ti sei rialzato

tenendo in mano

un mucchietto di sabbia

trattenere i sogni

è un atto contro natura

liberali in volo

molla la presa

Ragazzo nascondi le lacrime

stringile in pugno, soffiaci sopra

bacia la mano

e poi sputa

i ragazzi non piangono

lo sai, i ragazzi non piangono

lo hai imparato a scuola

che i ragazzi non piangono

ti sei svegliato

presto ragazzo

credevi fosse li

accanto a te

a letto

chiudi gli occhi amico

continua a dormire

esiste un sonno

che ci costringe

a rimettere in discussione

la nostra stessa vita

a sprofondare

nell’intreccio

delle nostre bugie

ad incorniciare

le lacrime

e allora

chiudi gli occhi

ragazzo, concentrati

cerca di capire

se ti sei detto tutto

forse lo giudicheresti inutile

ma ti sbagli

mettiti davanti allo specchio

e parlati ad alta voce

tira fuori la voce

raccontati la verità

la tua verità

la bocca

sarà la via d’uscita

da tempi passati

che bruciano ancora

e non ti lasciano scampo

il sonno

non conosce riposo

odia il ristoro

non si riposa mai, lui

ragazzo, basta lacrime

non essere triste

questi giorni

sono solo giorni

giorni di pioggia

giornate di sole

gelide ore, ore

che passano

Genitori che ancora si amano

In polverie o poesie, Uncategorized on gennaio 15, 2019 at 5:35 PM

andiamo

al poligono di tiro?

seratina romantica

al poligono di tiro?

Scherzi telefonici?

ci affumichiamo

i bronchi al Bowling

ti insegno a fare Strike

con una pallina da golf

Che dici? Ci stai?

Oppure Roulette Russa

però ci vogliono

i testimoni, i testimoni cazzo

testimoni obbligatoriamente Kazaki

sai, è la regola

tassativa, ferrea

non ho mai conosciuto un Kazako

ma proprio nemmeno mai visto

tu come stai messa a Kazaki?

e poi vanno pure pagati

tu quanto c’hai di contanti?

Al momento sono un po a corto

Andiamo a sabotare

i binari dei treni?

saliamo sulla locomotiva

cloroformizziamo il macchinista

informiamo i gentili passeggeri

che deragliare in amore

vale il prezzo della vita?

o ci travestiamo da tassisti

e ripuliamo le tasche

ai turisti giapponesi

o tiriamo sassi di pongo

dal cavalcavia?

o ci trasferiamo

su un peschereccio pirata

ad inscatolare salmoni?

cazzo facciamo?

Andiamo al tennis club

che ci satanno

un sacco di bambini ricchi

brufolosi unti troppo vaccinati

gli rubiamo

le macchinette per i denti

e le regaliamo

ai bambini poveri

brufolosi unti e troppo poco vaccinati

diamo fuoco

alla parte di città

che ci sta più sul cazzo!?

picchiamo gli Scout

pisciamo sui testimoni di Geova

aspetta! ci sono!, c’è un bar

a San Lorenzo

frequentato da frati clunicensi

e suore di clausura

dove organizzano

combattimenti tra cani

Cani da slitta, Dobberman, Rottwailer

Pitbull, Pastori Maremmani

e il solito Gallo Zoppo, che non c’etra una mazza

io li ci ho visto lottare Pincer

Pincer contro Zanna Bianca

Zanna Bianca è il Campione in Carica

fuma sigari costosi beve whisky

ascolta musica R.A.P lato Detriot

indossa un anello d’oro massiccio all’uccello

la sua museruola è fatta di pelle umana

Pincer è un raro caso di Chewawa sordomuto

nato dal coito interrotto

di un Gatto Lappone

con una Cutrettola dell’Indocina

a Pincer ci piace Jovanotti

Pincer confonde le idee all’avversario

è l’unico cane al mondo che miagola

è l’unico cane al mondo che vola

è l’unico cane al mondo che rutta nelle grondaie

è l’unico cane al mondo a fare uso costante

di anabolizzanti

Zanna Bianca quella notte

ha provato a fotterlo

con una mossa tipo tra il Judo il Sumo e il Lago dei Cigni

Pincer gli ha miagolato contro

Zanna Bianca ci è rimasto di merda!

_Cazzo, un cane che miagola!?

È sbiancato in volto, pareva un fantasma

Pensava di essersi ammattito

ha cominciato

ad uscirgli sangue dal naso

gli è venuto un mezzo capogiro

un principio di labirintite

poi un attacco tipo epilettico

ha rischiato di ingoiarsi la lingua

un Castoro in calzamaglia è salito

sul ring per praticargli

la respirazione bocca a bocca

intanto nelle parti basse

una Tartaruga Marina

provava a farlo rinvenire con un pompino

sai, Zanna Bianca è tipo Tyson

gira in Limousine con tanto di gropies al seguito

l’arbitro ha interrotto il match

per masturbarsi

alla fine

ci ha pensato

un medico in sala a salvargli il culo

gli ha mollato un ceffone

e quello s’è ripigliato

e tiè morta li!

La scienza alla fine

ha sempre ragione

era un urologo

Zanna è stato squalificato

Pincer ha vinto

a tavolino per K.O tecnico

e mentre un gruppo

di nani glabri travestiti da gnomi

girava per il bar

distribuendo vassoi di cocaina tagliata col Dash

qualche figlio di puttana

è scappato

con tutta la cassa

Però amore mio quanto

è bello amore mio guardarti

ascoltarti tenerti la mano avvalersi

della facoltà di amarti in eterno

e fartelo sapere solo

per vie legali

tra l’altro

idea, potremmo

costringere i nostri figli

ad infilare le dita nella presa elettrica

che dici? Ti va?

Dittatura D’Amore

In polverie o poesie on gennaio 14, 2019 at 5:05 PM

il tuo sange

è potabile

hai le dita di cera

mani e piedi tipo canzoni

d’ottobre

saliva che colpisce alla cieca

merda d’autore

piscio che disseta il palato agli Dei

sudore che strordisce gli sbronzi

come uno sputo in faccia

di Negroni Sbagliato

unghie che graffiano

linciano a sbafo

sanno di zucchero

i tuoi conati di vomito

sanno di zucchero

ventre custode del mio

figlio fucile

amarsi è abdicare

amarsi è il conto alla rovescia

la tua bocca un’arma da taglio

la pelle l’argomento tabù

la gola che prova livore

per l’acqua gelata

il tuo orecchio sinistro sdraiato nudo

come nel rito iniziatico

di un’anonima sarda

il destro trattato da ostia

occhi sicari al servizio del male

giocarci la vita

a polso scoperto

e poi fare l’amore

avvolti nei fili

dell’alta tensione

e questa corrente

è violenta

è l’insensatezza

di ogni fottuto minuto

vissuto per assecondare

la mia dittatura d’amore

fatta d’anima e carne

Lotta

In polverie o poesie on gennaio 12, 2019 at 6:01 PM

Lotta

per una

mente sgombra

per un cuore caricato

a valanga

per l’unica

via d’uscita

prima del bivio

lotta affinché

in ogni fiaba

vinca sempre

il cattivo

digrigna i denti

la paura si fa stupida

lasciati corrompere

dalle cattive abitudini

mangia di nascosto

ad orari improbabili

la paura si cura

la paura si cura

ci sono

possibilità d’esistenza

che si spingono

oltre le dita

delle mani

e dei piedi

ci sono toni

e volumi che

la tua voce

nemmeno conosce

lotta lotta

mordi le labbra

rosicchia le unghie

lotta per

una storia d’amore

che parli

lingue diverse

tutte insieme

contemporaneamente

lotta per fare baccano

stordisciti del tuo casino infernale

perdi il controllo

perdi il controllo

getta via quel mazzo di chiavi

lascia aperta la porta

lascia aperta la porta

strizza l’occhio

al minuto successivo lotta

lotta per

una scorretta

alimentazione

per una birra

gelata tiepida calda

una cazzo di birra in lattina

lotta per tre sigarette

un porta accendini

un ferma cravatte

un paio di

occhiali da sole invisibili

senza le lenti

lavati i denti

tre volte al giorno

lotta per

un guardaroba

fornito di cani di gatti

lotta per

attraversare

il desreto in tuta da sci

lotta

per seppellire

il rancore

allontanare

la rabbia

lotta per

pensare al contrario

parlare al contrario

contare al contrario

scopare al contrario

fare tutto e il contrario di tutto

lotta per

una storia

d’amore senza

consonanti

o vocali

lotta per

un bacio infinito

che ti sevizi

oltre la bocca

dello stomaco

lotta per svegliarti da solo

dentro un letto a 12 piazze

lotta per

la pillola blu

lotta per la pillola rossa

lotta dura per l’aspirina lotta

perdi il controllo

agisci prega parla canta

asciugati il sudore dalla fronte

predica male

razzola peggio

incrocia le braccia

e lotta

suona la

custodia della chitarra

e sfascia

lo strumento

contro

ciò che resta

della notte o del giorno

lotta prima

che salga il caffè

o si raffreddi la pasta

lotta per

i figli dei figli

dei figli dei figli

dei figli dei figli

dei figli dei figli

nati dai tuoi

amori

che ti sei

lasciato

scappare

di mano

lotta per

una manciata

di polvere

lotta per entusiasmo

lotta per noia

lotta, anticipa Dio

digli, guarda amico

che qui tu, non

servi a un cazzo

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