Giovan Bartolo Botta

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Truffati D’Amore

In polverie o poesie on aprile 30, 2019 at 3:41 PM

ti adoro

ti adoro che balbetti

quando stai in paranoia

ti adoro, ti amo

scopati il mio campo morfico

per oggi disdici gli impegni

disdici per sempre amore

resta con me, fai schifo

ti odio, ti adoro

profumi di crisi epilettica

ti giri i pollici, non muovi un dito

l’idea che mi sono fatto

di me è irrilevante

ti adoro, sento i brividi

dietro la schiena

ti adoro quando

ti gratti il mento

e ti perdi in risposte

a cui non sai dare

domande, ti amo, ti adoro

sudi troppo, sudi poco

sudi troppo poco, ti piace il baseball?

C’è molta desolazione

nelle tue poesie d’amore

te la sei sbattuta

la tua merendina del cazzo?

Voglio farti del male, giuro

voglio solo farti del male

sei buffo, sei bello

sei strano, sei un cesso

sei magro, sei grasso

hai il culo chiacchierato

gli orgasmi sotto osservazione

ti adoro

adoro che quando

è scoppiata la Guerra del Golfo

non hai versato una lacrima

ti adoro, coi capelli lunghi

sembri Bin Laden

ti odio, ti adoro

quando tua madre

è morta, ridevi sotto i baffi

al funerale

ti attaccavi la musica

nelle cuffiette, sei il mio uomo

quando ti parlo di me

della mia vita

dei miei desideri

guardi la partita di calcio

insegni catechismo alla banana

hai un gatto che beve birra di nascosto

te ne sei mai accorto?

ti adoro, voglio

afferrarti la testa

e succhiarti via un occhio

prima uno e poi l’altro, abbassa lo sguardo! Ti amo!

per te voglio perdere peso

per te voglio prendere peso

guardami, per Dio!

sono troppo ciccione

sono troppo magro

rincoglionito, mongopletico

eppure sai tutto sugli insetti

ti adoro, vieni a letto con me?

O possiamo solo essere amici?

Ti adoro, ti adoro

che mi parli di compassione

redenzione, pentimento, colpa e perdono

che quasi ci casco

ti credo, e ci ricasco di nuovo

Dove vai?!

Resta qui!

Perché ti sei alzato?!

Ho fame, mangiamo qualcosa

fatti baciare

facciamo la doccia

togliti i vestiti

puzzano di fumo

che ti fumi, la pece!?

Cazzo ti fumi, la merda!?

dammi qui, che

vado a fare

la lavatrice

ti amo, ti adoro

sarei pronto a morire per gli altri

ma per te voglio vivere

e per questo mio stupido amore

accecato di rabbia

tu non mi sopporti

e sai una cosa!?

non mi sopporto neanch’io

e l’amore

ci ha truffati

truffati

come

dei farabutti

truffati come dei farabutti

ed è uscito

di scena

lasciandosi

alle

spalle

macerie di

buio

IL COMPITO DI OTELLO FINISCE QUI

In Recensioni o rescissioni teatrali on aprile 29, 2019 at 5:58 PM

 

Le civette arrivano sul posto. Su molti posti. Troppi posti. Segnalazioni sbagliate. Telefonate anonime. Scherzi telefonici di dubbio gusto. Tabulati telefonici contraffatti. Medium bugiardi patologici. Gli inquirenti non sanno più a quale santo appellarsi. Minnie, la sovrana del fumetto bacchettone, giace nuda dentro ad un letto a 29.000 piazze. il cadavere è intatto, Come quello di un Faraone Egiziano imbalsamato dentro ad un Parallelepipedo di Rosolio. Dorme Minnie, per sempre, In uno di quegli alberghi ad ore. Dal tariffario salato. Dell’eterno fidanzato Micky Mouse e dell’intera mandria di ruffiani al seguito, sono sparite le tracce. Basettoni rischia il posto. l’ex P.M di Mani Pulite, Antonio Di Pietro scalpita alle sue spalle. La Polizia brancola nel buio più assoluto. L’Universo Disney è in subbuglio. I Centralini delle Case Circondariali di tutto il mondo sono tempestati di telefonate. Le Edicole proclamano uno sciopero della serranda ad oltranza. Molti bambini mossi tra la protesta e la disperazione, si suicidano infilandosi un Tarpone nell’ugola. Topolino, il loro detective prediletto, sembra essersi dissolto nell’aria. Otello è l’unico indiziato di tutto questo bordello avvolto dal mistero. Difeso in modo maldestro dall’avvocato della Famiglia Simpson, il Moro, contatta il suo agente in Europa, e chiede di poter sospendere le recite. Scattano le penali, le rescissioni unilaterali dei contratti. Gli sponsor nicchiano. i direttori artistici dei teatri fanno i bagagli. Tutto sembra perduto. Poi, il miracolo! O Qualcosa che vagamente ci assomiglia. Procediamo con ordine. Topolino è stato ritrovato. All’interno di Un Cinema a Luci Rosse. è in preda al panico, alla disperazione. Grida, Urla, Piange si dispera come un’Erinni. Pare una Niobe indolenzita. Trema come una foglia. Alterna stati di estrema lucidità a momenti di assordante furore. Intervallati da lievi minuti di catatonicità. “Sono stato io”, “Sono stato io”, continua a ripetere come un pazzo indemoniato. “li ho uccisi io”, “l’ho fatto perché dovevo punirli”. Il mito dei piccini tiene una roncola in mano. Gli agenti gli puntano addosso unarsenale di pistole ad acqua. Cresciuti col mito di Topolino, non vogliono rischiare d’ucciderlo. O peggio ancora danneggiarlo nel fisico. O peggio ancora usuralo. Il celebre sorcio sragiona, afferra un vecchio pipparolo che si stava masturbando davanti allo schermo nel nome dei bei vecchi tempi. Lo brandisce nel ruolo di ostaggio. L’Anziano signore si lascia catturare. E travolgere dal turbinio dell’azione. La sua ultima emozione viscerale risale a molti decenni fa, durante il bombardamento di Perl Harbour da parte della flotta navale Giapponese. Il vecchio all’epoca era un giovane Marines. Graduato. Graduatissimo. Un tenente colonnello declassato a soldato semplice. Per atti lesivi di lassismo omosessuale. Aveva tentato di inforcare una Smith&Wesson. Topolino non è più in grado di intendere e di volere. Dice di aver ucciso la sua famiglia, i suoi amici, di aver ditrutto la carriera con le sue mani. il motivo? Tradimento. Del Corpo e dell’anima. Aveva scoperto che Minnie, la sua futura sposa, da circa 75 anni, se la intendeva con…Paperino. E se l’Universo procede per archetipi…o simboli…Otello doveva presenziare al sacrifiziale misfatto…

1968. Attimi di Rivoluzione. Boccate D’Ossigeno. Si ineggia all’amore libero. Alla Pace tra i popoli. Al piacere sessuale disinibito. WoodStock e la sua marmaglia umana sono ad un passo dal mietere vittime illustri. Il Club dei 27 si sta facendo sentire a più non posso intimando la resa dei carneadi. Desdemona è li. Sulla Statle 666. Che letta al rovescio fa 999. Il numero del Maligno. O per lo meno del Birbone. Desdemona viaggia a bordo di una Diumbaghi Rossa con cappottina gialla. La stessa del Film con Bud Spancer e Terance Hill. è una donna bianca di 55 anni. Di mestiere fa la sarta. Viaggia insieme al marito. Un uomo di colore, appassionato di libri gialli.Che si guadagna da vivere come giardiniere privato. I due coniugi sono gente semplice. Privi di slancio politico. Repubblicani tiepidi. Con tendenza all’ammicco verso un moderato Cristianesimo. Classici portatori di valori impaludati. Questi sposi vivono assieme da circa da sempre. Condividono le stesse mura domestiche da quando in America transitava ancora Toro Seduto. Si sopportano a malapena. Tirano avanti per grazia ricevuta. Ci hanno fatto il callo. L’Abitudine. Questi sposi si chiamano Barnie e Betty Hill, sono le vite passate di Desdemona e Otello, stanno trascinado l’auto verso la fine dei tempi…un bagliore di luce li aggredisce alle spalle. Barnie e Betty Hill, i passati Otello e Desdemona, stanno per essere rapiti dagli Alieni. Otello & Desdemona, nei panni di Barni e Betty Hill…il primo caso di Abduction nella storia dell’ufologia mondiale…pensavano di porre fine con la violenza al loro matrimonio noioso e ora, loro malgrado, sono costretti…a Riscrivere la Storia.

Otello non si sa che fa
con Claudia Salvatore & Giovan Bartolo Botta
Tornato all’ovile tra le mura amiche del Teatro Studio Uno

Grazie a Teatro Studio Uno
a Eleonora Turco Alessandro Di Somma
Grazie a Claudia Salvatore per aver estromesso
la Juventus dall’Europa che conta!
Grazie a tutti coloro che ci sono stati regalandoci
intensi momenti di CHIMICA AUTENTICA
nonché Ricambiata e si spera, restituta
sottoforma di totale abnegazione da Palco
God Save the Queen/ Produzioni Nostrane – Ultras Teatro

progetto grafico: Spina di Leonardo Spina
costumi: SerigraFata Francesca Renda
progetto scenografico: Fabio Liparulo Spazio 47
striscione Ultras Teatro: Fuori Registro Grafica &Serigrafia
produzione: Sylvia Klemen Kolarič

IL COMPITO DI OTELLO FINISCE QUI

Persinsala a proposito di OTELLO non si sa che fa

In rassegna stampa on aprile 29, 2019 at 8:08 am

https://teatro.persinsala.it/otello-non-si-sa-che-fa/55152?fbclid=IwAR3MIV8GZqjejcNsEaTCJ94cZe6VBr1XwPjFh6hpJlKqr28YvjSl7NZD8AI

di Vincenzo Carboni

Otello copertina

Una donna ci salverà

Al Teatro Studio Uno l’ultimo lavoro di Giovan Bartolo Botta è la vertiginosa parodia del nostro tempo, con Otello e Desdemona a fuggire dalla porta di servizio della tragedia shakespeariana.

Botta e Claudia Salvatore sono i celebranti di una cerimonia laica. Attendono che tutti si mettano a sedere, poi aspettano l’accendersi della miccia. Il corpo e il sangue sono quelli dell’attore, certo, ma anche Shakespeare è un corpo. La luce bianca che brilla forte dal soffitto somiglia a una lampada scialitica. La tragedia è sezionata, tagliata, attraversata da riferimenti all’oggi (la politica, la corruzione, il calcio), contagiata da incursioni di altre tragedie, di poesie (probabilmente “asmatiche”), di ansie che si incistano nel corpo e che non vogliono esser prese all’amo della parola.

Per fortuna c’è Shakespeare, il nume tutelare di Botta, ma anche quel riferimento verticale a cui ci aggrappiamo quando le chiacchiere da bar cominciano a stancarci, il TG ci riempie di notizie preconfezionate e il calcio è solo passerella per il potente di turno. Quindi niente di sorprendente quando nell’incipit scopriamo che Desdemona e Otello sono due beatnik dell’amore libero, con la voglia di fuggire la bagarre socialpolitik e correre «alla ricerca delle proprie paure». Anche il pubblico, riunito stasera allo Studio Uno, è qui per lo stesso motivo.

Cos’è l’amore? Ecco la domanda degli amanti. È una tempesta che ti strappa il petto. «È sangue, allora che si veda il sangue». È un salto nel vuoto, ma anche un procedere di lato, con cautela, perché avvicina pericolosamente alla verità di sé stessi. Desdemona avverte: «Amore mio, liberati di me. Se scopriamo chi siamo, il nostro sarà amore di morte». Solo l’amore taciuto è un amore perfetto, ma qui sta il problema. Quando è troppo tardi, quando l’amore si rivela e brucia della sua stessa materia, cosa fare dei resti, degli scarti, di tutto ciò che non funziona tra un uomo e una donna? «Defecheremo su carta da giornale» esclama Desdemona nello slancio della passione, alludendo al dopo, a quando la passione si spegnerà e avremo a che fare con la “merda” del nostro scontento.

E Iago? Vive in un’idea di perfezione che niente ha a che fare con l’amore. Infatti non sa e non può amare. In Shakespeare i momenti più terribili sono quelli in cui Iago si apparta e parla direttamente al pubblico, facendoci sentire perversi quanto lui: farà provare a Otello gli stessi demoni, perché «negro di merda», perché vuole far vivere un amore perfetto con la più bella donna di Venezia. Per Iago non può esserci amore vero, ma solo abile finzione, legame di interesse. Se tutto è fango, farà di tutto per mostrare a tutti il fango di Otello.

Gli interpreti procedono per passi a due puramente retorici che della danza drammaturgica hanno la grazia di sospendersi l’uno al fiato dell’altro, per poi precipitare nell’abisso del più violento infiammarsi. È quando la passione, il sospetto, la paura, prendono il sopravvento su quello che fino al momento prima sembrava solo leggera parodia. La voce di Claudia Salvatore sa giocare tra il maschile tono guerresco (quando è Iago) e quello seduttivo di Desdemona («Venite a letto, mio signore?»), prima della finale resa dei conti. C’è qualcosa di animalesco e allo stesso tempo di timido in questi due interpreti. Non si risparmiano mai sull’ascetico palco dello Studio Uno, fino a consumarsi come corpi prestati alla passione del pubblico, quella di comprendersi con la più arresa pietà.

«La mia vita sulla sua fedeltà!» ripete il Moro. Ma se scommettessimo allo stesso modo sul teatro? Capiremmo che insistere a frequentare teatri coraggiosi come Studio Uno è ancora possibile incontrare capolavori e non c’è dubbio che Otello non si sa che fa sia capolavoro, pur nella sua deliberata imperfezione. Botta nel finale ci dice che una donna ci salverà. Non sarà quella disposta a fare da specchio al nostro narcisismo. Sarà «una pessima ragazza», quella che ci dirà la verità, tale da spezzarci nel pieno di una ridicola aspettativa di pienezza. Una fine serve pure a qualcosa: a Desdemona per continuare a vivere, a Otello per continuare a morire.

Generazione di Poeti

In Poetry urban story, polverie o poesie on aprile 28, 2019 at 1:41 PM

 
Oggi parliamo

dei poeti, i poeti

sono tutti tirchi

tirchi rancini taccagni

in confronto Zio Paperone

è uno che non bada a spese

uno scialaquatore, uno spendaccione

e poi sono poveri i poeti

non hanno un picco

sul culo, e poi, e poi

sono falsi i poeti

sono bugiardi, bugiardi

patologici, narcisisti perversi,

egocentrici, egoriferiti, egomaniaci,

dicono di amare di conoscere l’amore

ma in realtà amano solo loro stessi

e quello che scrivono

i poeti, piuttosto che leggere altri poeti

vivi o morti che siano

preferiscono tornare sui banchi di scuola a fare

versioni di Greco e poi, Cristo Santo!!!

sono sempre li che si

lamentano che fanno la fame

che la vita con loro è stata troppo dura

infame, lugubre, grigia, triste, puzzolente

ho visto poeti affermare di essere stati abusati sessualmente

da un gruppo di uova strapazzate, cucinate da Wood Allen

e allora i poeti trattengono, trattengono le emozioni

non sfogano la rabbia repressa, non vanno in palestra

gettano le loro frustrazioni nei versi

poi si lagnano

che nessuno li legge

che nessuno li pubblica

che sono depressi

i poeti mangiano di merda

sgranocchiano sottoaceti di sottomarca

guardano i talent

e poi cazzo…non vanno mai dall’estetista

niente manicure niente pedicure

sono depressi i poeti

ma non vanno in terapia

perchè la terapia costa e i poeti hanno il braccino corto

i poeti si incontrano al bordello

ordinano una cotoletta in sette

e anziché andare a puttane

fanno la gara a chi è più depresso

_io sono depresso

_no io sono più depresso di te

_io vado mi sono suicidato da anni!

_E io da secoli!

_Io prendo il Lexotan

_e io lo Xanax

allora pigliano i passanti

a caso, in strada, fanno gli agguati

e gli forano i timpani

con le loro lagne del cazzo!

i poeti sono poveri

non viaggiano, non spendono

non vanno in barca a vela

non guidano il S.U.V

non mangiano al ristorante

fanno la spesa al discount

e poi…e poi…cazzo, vestono di merda

Gli stilisti odiano i poeti

gente per bene, che ha dato molto al paese

gente come Dolce e Gabbana

Valentino, Armani, I Benetton

sentite cosa ne pensano dei poeti

dicono che i poeti, non servono a niente

non hanno gusto, vestono sempre di nero

tipo beccamorti, vestiti di 70 taglie più larghi

una volta ho visto dei poeti

rubare delle pantofole alla Caritas

Vergogna! Merde!

non spendono i poeti

entrano nei bar tipo che sono in cinque

ordinano un bicchiere d’aqua del rubinetto

con nove cannucie, cazzo ma siete in cinque!!!

fanno l’aperitivo

portandosi i cibi cotti da casa

e poi e poi…la cosa più grave

i poeti…non si tagliano le unghie…brutti

se il Paese va a ramengo

se il P.I.L non cresce

se il Made in Italy fa cilecca

se il debito pubblico aumenta

se la disoccupazione è

ai massimi livelli

se la Juventus

non vince la Champions

se i fascisti vanno al governo

la colpa è dei poeti!!!

che non spendono!!!

che hanno pochi spicci

che se li tengono

sotto il materasso, cazzo!!!

materasso poi…una volta

ho beccato un poeta

rubare il materasso a un barbone

e poi su quel materasso

ci hanno dormito 126 poeti! Tutti in piedi,

come i cavalli!

I poeti sono la vergogna nazionale!

Topi di fogna, puzzano di Loacker stagionato

bevono solo Tavernello

Ora ditemi, ragioniamo, perché i poeti

vanno in giro, senza

la maglietta originale

di Cristiano Ronaldo? Fatevi la domanda

e datevi una risposta…Perché

sono dei pezzenti, non possono permettersela

I poeti, sono delle Merde!!!

E poi, stanno sempre

dalla parte del Bene

sempre gli stessi discorsi, la solita tiritera

e speriamo che tutto si sistemi

e che l’amore trionfi su tutto

e che venga sconfitta la fame nel mondo

e che sia debellata l’Ebola

e che la Gazzella e il Leone

si vogliano bene

e che i bambini salvino il pianeta

e la raccolta differenziata

e il riscaldamento globale

e il buco dell’ozono

e il rispetto per i vecchi

e che gli Alieni siano buoni!

Col Cazzo!!!

Avete mai visto un poeta

stare che so…dalla parte dei terroristi!?

o sotenere che… sti cazzi del pianeta

la plastica infondo è fica

non c’è poeta

che ammetta di frequentare

i negozietti dei cinesi e fare incetta di cianfrusaglie di plastica

e il Leone alla Gazzella

prima di divorarsela, come natura comanda

dovrebbe pure incularsela

senza vaselina,e sborrarle sul vestitino

della prima comunione!!!

e gli Alieni, gli Alieni

ma speriamo che siano stronzi

che sterminino tutti i poeti

che investano nel nostro paese

che cosruiscano autostrade

aereoporti stazioni palazzi

cemento cemento a strafottere

che fabbrichino auto superinquinati

e paghino le tasse all’estero

anzi, mglio ancora se le evadono

speriamo che gli Alieni

siano autentici figli d’androcchia

che demoliscano

ospedali scuole pubbliche

musei teatri cinema

e costruiscano

stadi nuovi di zecca

da centomilioni di posti

dove gioca solo la Juventus

contro se stessa

e così vince finalmente la Champions

speriamo che gli Alieni

siano degli zozzi, dei pervertiti

dei pedofili

che edifichino Chiese

Cattedrali Oratori Collegi Seminari

e li riempiano di bambini

piccoli stronzetti

pronti a farsi stuprare

tutti i poeti

amano gli animali

tutti, nessuno escluso!!!

non c’è poeta al mondo

che ammetta di aver

calpestato formiche

o ucciso zanzare

nemmeno per sbaglio!!!

i poeti sono intelligenti…prima di mangiare la pera

aspettano che questa caschi dall’albero

e se la pera non casca

saltano il pasto

e scrivono una poesia

poi vanno da Mc Donald’s

ma non entrano, non entrano

perché si sentono in colpa

perché ordinare un Cheesburger

da Mc Donald’s, non è da poeti

ma è da assassini

e allora non entrano

o se entrano, guardano solo

senza ordinare

poi escono attraversano la strada

e vanno…da Burger King

che costa meno…

perché i poeti

sono dei pidocchi

avari di soldi

e di sentimenti

fino al midollo

e poi i poeti

sono mentitori

mentitori di professione

dicono di ascoltare i Queen

ma in realtà ascoltano solo

TheGiornalisti!!!

Dignità Anonime di Prostituzione

In Uncategorized on aprile 27, 2019 at 3:17 PM

 
Quel tizio

aveva un colorito di merda

non riusciva

a trattenere le feci

cagava sempre, senza sosta

tutti i giorni

ad ogni ora del giorno

esclusi i 29 febbraio

degli anni bisestili

dove stranamente

il flusso delle corse al cesso

s’interrompeva, subiva un arresto

e la sue cacate

risultavano stitiche

dunque c’era un giorno

ogni 4 anni, dove il ragazzo

entrava in fase “pausa merda”

per lui socializzare

stava diventando

un problema

non riusciva a mangiare in pubblico

aveva una digestione

più veloce della luce

rapida come FlashGordon

al minimo boccone

doveva correre in bagno

inoltre le dimensioni

della sua merda

erano sproporzionate

rispetto al cibo

che ingeriva

bastava un grissino, una susina

una caramella o un olivetta ascolana

e il suo intestino

partoriva, una

montagna di merda alta come il K2

sto tizio non aveva

relazioni sentimentali

ne sessuali

una volta gli capitò

di uscire con una ragazza

si chiamava Girella Piloni

faceva la cartomante

la cartomante profesionista

profetizzava destini catastrofici

prevedeva futuri di merda

Girella le piaceva molto

I due erano molto innamorati, innamoratissimi

purtroppo

la loro relazione fu problematica

una storia d’amore finita di merda

le loro conversazioni vertevano solo sulla merda

lui si lamentava del suo sfintere sfondato

lei lo amava, ma certo, erano discussioni di merda…

al ristorante lei mangiava l’ira di Dio

antipasti, primi, secondi, contorni,

caffè, ammazza caffè, digestivi

lui pasteggiava con una prugna secca

fare l’amore poi

era una missione impossibile

di riflesso

come da dettame della medicina olistica

aveva un alito che pareva una stalla

inoltre il suo pene aveva

riflessi lenti atteggiamenti vanitosi

era un pene di merda

al contrario il suo ano

pulsava fuoco lascivo

da ambo le emorroidi

era li, il punto erogeno da stimolare

lui voleva essere

accarezzato li

magari penetrato

e allora le sua ragazza

pur di accontentarlo

pur di trattenerlo a se

in questa relazione di merda

si allacciava la cinta col dildo cucito

lo intingeva nella Nutella

e cominciava a darci giù

a montarlo come un apostolo

si fotterebbe la Santa Pasqua

e lui arrivava esausto all’orgasmo, felice

ma anziché sborrare

cagava, cazzo se cagava, cagava

uno squaraus di merda puzzolente

colitica, dura, a tocchi di pongo, tutto

cagava mattoni di merda

piloni di merda, ponteggi di merda

camionate di merda

bastimenti di merda

palazzi di merda

e ad ogni scopata

la situazione peggiorava

che la merda gli usciva

dalla punta del cazzo

gli usciva da ogni orefizio

dal naso dalle orecchie

solo dalla bocca usciva latte e Nesquik

o forse era Ovomaltina

ma per il resto merda

merda ovunque, merda sul letto

merda sul soffitto, merda sui muri

in salotto, merda sul sofà

sulla tv, merda sul tosaerba

merda sul frullatore, sull’aspirapolvere

merda sul gelato da passeggio

la lavatrice si era suicidata

gettandosi da un cavalcavia

era stufa di sciaquagli quei vestiti di merda

Cristo Santo!, una volta

con una scoreggia

uccise il canarino del Presidente degli Stati Uniti d’america

un proiettile di merda

era arrivato dall’altra parte del Mondo

trivellando il povero uccellino sul colpo

quel tizio era…

un uomo distrutto

distrutto da un’esistenza

è il caso di dirlo…di merda

e allora decise, decise di farla finita

di smettere di mangiare

smettere di bere

decise di lasciarsi morire, crepare di stenti

in casa sua non si trovava cibo

vendette frigo e dispensa

e coi soldi si comprò

un libro di poesie…di Gozzano

un poeta di merda

il cane il gatto i ragni e i topi

che vivevano con lui

lo abbandonaro

moribondo sul tappeto

nudo come un verme di merda

dandogli dello spilorcio di merda

mentre vomitava merda

ormai rachitico

tutto pelle e ossa

pelle e ossa e merda

si intravedeva la merda pulsare nelle vene

al posto del sangue

e la merda nel cervello

al posto della dopamina

e la merda nei polmoni

al posto dell’ossigeno

e un pugnale di merda molto affilato

a rallentargli il ritmo del cuore

e la sua donna

lo lasciò dicendogli che

era un egoista di merda

un uomo di merda

e anche i genitori

puntarono il dito

figlio, figlio ingrato!

sei sempre stato un bambino di merda

e i suoi ex professori

si,si, era uno scolaro di merda

e gli amici, si si era un infame, un amico di merda

e l’ex datore di lavoro

cazzo, ma chi? Quello?

Un fancazzista

un assenteista di merda!

E poi finalmente

alle prime luci d’un giorno di merda

al termine di una nottata di merda

trascorsa sulla tazza del cesso

a debordare merda

il soffio vitale si spense

e il tizio morì

lasciando solo un biglietto

una ricetta medica

isozzata di merda

dove il suo dottore di merda

gli aveva prescritto

Gutalax

Otello non si sa che fa regressione e mattanza

In Recensioni o rescissioni teatrali on aprile 27, 2019 at 2:07 PM

Otello non si sa che fa/ Regressione e Mattanza

l’ipnosi regressiva continua. il conto corrente del professor. Recalcati comincia a sognare scenari elvetici. Meglio ancora se moneghaschi. La bella Desdemona risponde con successo alla terapia. Possiede la razionalità tipica della miscredente. Ma il suo deturpato inconscio sguazza a suo agio nel sommerso delle ere passate. Desdemona. Nobile e giovane fanciulla veneta. Rampollo dell’aristocrazia filogovernativa. Cresciuta secondo le tipiche restrizioni alimentari dettate dalla Quaresima. Un fratello gemello, Ginepro, condannato in contumacia per atti osceni in luogo pubblico. Sorpreso dai pompieri di zona a eccitare un cavallo. Con la bocca. Nella Repubblica Marinara lagunare fellare un Cavallo a muso duro è severamente proibito dal quindicesimo emendamento. L’Unico. Inappellabile. Che recita appunto “è vietato fellare cavalli”. Peggio mi sento, se quell’equino titillato sul glande era l’inafferrabile Furia Cavallo del WEST. Allora idolo assoluto delle massaie residenti a Voghera. Desdemona ha ricevuto dalla famiglia d’origine un’educazione rigida. inamidata. Anaffettiva. La sua tata per esempio, la signora Francesca Cacace, origini campane, era diplomata all’accademia militare di Pinerolo. Come balia da latte fu accudita da un Pastore Maremmano. Si sa che il Pastore Maremmano è una razza canina che non ti regala nulla. Nemmeno una scodinzolata. Mai una festa. Poppare dal capezzolo di un Pastore Maremmano non è uno scherzo. Bisogna guadagnarselo quel maledetto pasto. Alla lunga, dopo una sfilza di pasti saltati, si rischia di uscirne denutriti. O peggio ancora, rachitici. Poi arrivarono le scuole elementari, medie, superiori e università. Affrontate da Desdemona in un anno solo. Tutte insieme contemporaneamente. Più i laboratori pomeridiani a base di sport a gitto fordista. Stile “College” statunitense. L’obbiettivo della cadetta era quello di eccellere ovunque. Ping Pong compreso. Ma anche a Yoyo e scala quaranta la musica era la medesima. Tagliare il traguardo prima del primo arrivato. Mai un giorno di riposo, mai. Nessuna boccata d’ossigeno, nessuna. Al massimo qualche shottino d’azoto! Che ti allarga la Cassa Toracica. Tipo spartitraffico. O caduta neve! L’ipnosi regressiva è severa. In passato Desdemona fu la Vergine Maria. Madre di Gesù. Matriarca della Divina Provvidenza. Ragazzina stupenda. Sposata con un gretto falegname alcolizzato e maniaco. Un’esistenza a disposizione del Creato. E poi il lavoro sporco. Apparire presso i Santuari di Tutto il Mondo a raccontare fregnacce quali terzi o quarti segreti di Fatima e altre bazzeccole simili. Senza ricevere 1 Euro di S.I.A.E. Diritti D’Autore tutelati tramite Sacra Rota. Ora L’Ipnosi disarciona le incudini del tempo. Ci troviamo in Grecia. Ai piedi del Peloponneso. C’è una ragazza che piange. Davanti ad uno specchio. Sembra triste. Molto triste. è alta almeno 20 piedi. Ha i capelli nerissimi. Lunghissimi. Assomigliano a un velo da sposa. La ragazza piange. Il suo pianto è disperato. Lei si chiama Elena, ha il candore dei 18 anni. Forse meno. Elena si gode il suo ultimo giorno di libertà. Domani la luce del sole sarà pallida. Menelao, principe acheo, l’aspetta all’altare. per convogliare a giuste nozze Menelao…un uomo che non ama…

L’amore quando stai bene fa bene, L’amore quando stai male fa male, l’amore quando stai a casa, son seghe, l’amore quando stai fermo, sti cazzi! Antico proverbio cinese. Grosso guaio a Chinatown! Ma pure a Topolinia. Questura in subbuglio. Otello è accusato di traffico d’organi. E omicidio preterintenzionale. Era parecchio ubriaco quando si è risvegliato accanto al cadavere di Minnie. L’eterna donna di Topolino. Una diva assoluta della fumettistica mondiale. Il Moro è l’unico indiziato. A parte i soliti noti. Macchia Nera, Banda Bassotti, Pietro Gambadilegno, Maga Amelia e il fancazzista Brasiliano Josè Carioca. Otello respinge le accuse. il suo senso dell’orientamento vacilla. Ignora il motivo della sua presenza sul suolo statunitense. Forse una replica in qualche teatro di Brodwey. Eppure Santino Pareggini, il suo agente americano, non gli aveva detto nulla. Otello non ricorda che buio. E numerose voragini. Ha paura Otello. teme la sedia elettrica, la sega elettrica, la centrale elettrica, la chitarra elettrica, si, insomma, la pena capitale. Già morire d’amore è una totale scemenza. Figurarsi lascirci le penne, per una signora travestita da sorcio antropomorfo. MAI vista ne sentita in vita sua. Basettoni si accende una Nazionale senza filtro dietro l’altra. Anche l’ispettore Manetta fuma in maniera compulsiva. Bisogna avvertire il povero Topolino della disgrazia. Ma Topolino sembra essersi volatilizzato. Il suo cellulare squilla a vuoto. i nipoti Tip e Tap non si trovano manco a pagare oro. Forse hanno Judo. O forse no. Sono adolescenti. Curiosi di assaporare la vita. Saranno per negozi con le loro fidanzatine. Anche Pippo, l’amico fraterno, sembra essere svanito nel nulla. L’unica speranza resta Pluto, il fedele bracchetto di Topolino. Cazzo, rintracciatemelo subito! Ordina Basettoni spegnendosi l’ennesima sigaretta sulle mani! Ma il pensiero precede il gesto! Capo, c’è Pluto al telefono prendete la chiamata cristo! Pronto sono Pluto…è..è successo un casino Commissario un casino!
Respira amico mio, dimmi tutto
sono qui, sono…sono un bastardo
cosa! cosa dici amico, non capisco…che è successo?
sono…sono qui
qui dove?
ho…aiuto, aiutoooo!
che succede Plutino, calmo, va tutto bene
Commissario…ho ucciso i miei amici
che dici? quali amici…
tutti…

Otello non si sa che fa
Ancora stasera ore 21.00
e domani ore 18.00
al Teatro Studio Uno
con Claudia Salvatore
e Giovan Bartolo Botta
by Produzioni Nostrane – Ultras Teatro

Otello non si sa che fa
“…è tutto solo nella tua testa…”

Otello non si sa che fa/ Vivere la Vita a Random

In Recensioni o rescissioni teatrali on aprile 26, 2019 at 2:53 PM

 

Guarire dall’amore ferito richiede due cose. Primo. Una dose massiccia d’ansiolitici. Con somministrazione a salire. Secondo. L’iPNOSI REGRESSIVA. Per comunicare con il proprio inconscio. stanarlo. Metterlo con le spalle al muro. Scoprire l’ubicazione delle personali ferite primordiali. Stremata dalla massacrante storia d’amore con Rin Tin Tin, il narcisista perverso con la faccia da Lupo Mannaro, Desdemona si accaparra entrambe le cose. Ripnopol, 1.234 gocce in un dito di Gran Marnier. Prima del caffè latte. E Poi, ipnosi regressiva Eriksoniana. Tenuta da uno dei più noti luminari mondiali dell’argomento. Lo psichiatra radical chic Massimo Recalcati. Con Recalcati si viaggia a colpo sicuro. Lui tende ad addossare la colpa del disagio al peccaminoso desiderio. Che è sempre il desiderio del desiderio di sporco. Indurre Desdemona in stato alterato di coscienza non è uno scherzo. Dedemona è profondamente materialista. Una versione al Cubo di San Tommaso. Crede solo a cio che tocca. E anche quando lo tasta, tende a non crederci. Riguardo all’inconscio le sue convinzioni sono limpide. Esiste solo il sabato sera. Inoltre la fanciulla è pervasa da un ateismo militante. Pensa che il Mondo sia in Realtà un Cubo di Rubik. E che L’Universo non sia il frutto della creazione divina, ma di Lego Thecnic. E Dio in realtà non è un entità metafisica onnipotente nonché onnisciente. No. Dio, in realtà, è un Play Mobil. Desdemona è cinica nel suo nichilismo empirico. Quasi gretta. Spietata all’ennesima potenza. Ritiene che Wanna Marchi sia il male assoluto. Quanto al Divino Otelma, meglio che non si facesse vedere troppo in giro. Pena linciaggio. Sulla pubblica piazza. Insomma. Desdemona è una paziente difficile. Ma Recalcati è un terapeuta di provata esperienza. In passato riuscì a guarire Pinocchio dalle sue bugie patologiche. Usandolo come legno per la stufa. Recalcati usa subito le maniere educate. Botta in testa con una roncola da macellaio. Quelle spesse e lucide tipo tortura medievale. Buio. Desdemona comincia a ricordare le sue tribolazioni passate. Le sue vite antecedenti. Non proprio tutte tutte. Qualcuna. Ora la sua coscienza si trova nella lontana Palestina. Città di Nazareth. La capitale dell’industria boschiva. Desdemona è una giovanissima ragazza bionda. Ancora illibata. Di nome fa Maria. Maria detta la Vergine. L’unica fanciulla vergine della sua classe. Una vera sfiga. Tutte le sue amiche son già state deflorate. Hanno fidanzati, mariti, compagni e amanti. Lei No, deve restare Vergine! Ordini Superiori! Suo marito si chiama Giuseppe. Ha 105 anni. Fa il falegname presso la segheria locale. Gli mancano appena altri 105 anni di contributi per maturare la tanto agoniata pensione. Dopodichè si dedicherà a scopare la giovine moglie. Ma fino ad allora. Seghe. Pippe a quadruplice mano. Anche coi piedi se necessario. Maria lo tenta, lo prega di massaggiarle almeno la caviglia gonfia. Ma Giuseppe è stanco, stremato. Lavora troppo. Spaccare legna tutti i giori h24, senza ferie, senza week-end liberi è usurante. Per schiena e braccio. Di scopare non se ne parla proprio. meglio guardarsi la partita di calcio in tv, spaparanzati sul divano. Sgranocchiando lonticchi di pane tostato. E poi, anche se fosse, ci sono quegli strani, subdoli, misteriosi e incomprensibili ordini superiori. Purtroppo però, il focolare domestico è destinato a saltare. Maria annaspa nel dormiveglia. Un sonno agitato. Sta sognado forse il principe azzurro. Ma pure quello vagamente itterico. Andrebbe benissimo! Ma basterebbe anche solo il cavallo, senza principe. O l’armatura, senza cavallo. O lo scudo e la spada. Senza preservativo. D’improvviso una luce abbagliante entra nella stanza da letto. illuminandola a giorno. Vicino alla finestra compare un fustagno. Sembra Bread Pitt. Caschetto Biondo. Occhio azzurro Mar Caspio. Fisico asciutto. Levigato. Aderenza in zona equatoriale! Si presenta a Maria con queste parole : Salute a Te, o vergine immacolata, sono Gabriele, detto L’Arcangelo del Signore, e voglio annunciarti la tua imminente gravidanza…senza peccato. Il Cazzo!, bofonchia la bella Maria. E detto ciò balza addosso al servo del Signore. Alato. Violandolo nelle pudenda. Il giorno dopo la ragazza è già incinta…e ora vallo a spiegare a Giuseppe…

Minnie è li. nel lettone a 26 piazze. Priva di vita. Otello ha il volto coperto dalla maschera di Paperoga. Gli inquirenti, giunti sul posto, lo stanno conducendo dal Comissario Basettoni. Situato nel Quartiere Topolinia. Per l’interrogatorio. Siamo a Los Angeles. Zona Quixote. Periferia dominata dal narcotraffico Messicano. Fa un caldo che si soffoca. Otello è sopettato di omicidio preterintenzionale. E traffico d’organi. Con se non ha nulla. Nente portafoglio, niente vestiti. Ci sono evidenti tracce di Symphony metal sul suo setto nasale. è completamente nudo. Fatta eccezzione per un paio d’infradito color gelsomino. Si muove nello spazio con andamento confuso. Dice di non ricordare nulla. Si professa innocente. Continua a ripetere di non conoscere il fumetto rinvenuto morto nella stanza d’albergo. Pretende di potersi consultare con un avvocato. Desidera fare a meno della difesa d’ufficio. I fatti si susseguono con fare drammatico. Siamo arrivati in commissariato. le telecamere si comportano come segugi. Basettoni è furente! Date le circostanze, pretendeva meno clamore. La polizia stessa è confusa. Brancola nel buio. Tocca all’ispettore Manetta avvertire la famiglia. Alza la cornetta, compone il numero di casa Topolino. il telefono squilla a vuoto. Evidentemente in casa non c’è nessuno. Prova sul cellulare del divo, che squilla a vuoto. Solitamente Topolino, da buon Stakanovista, è sempre reperibile. Ma oggi gli Dei paiono avversi. Manetta le prova tutte. Chiama sul cellulare di Pluto. il cane di famiglia. Zero. Prova a contattare Tip e Tap. Anche qui. Buco nell’acqua. Ci prova con Pippo, l’amico fraterno. Niente. Gilberto, il nipote di Pluto. Peggio mi sento . A questo punto Basettoni decide di prendere il Toro per le corna. E manda una volante a “Villa Squitty”, la lussuosa residenza di Casa Miky Mouse. Che dista a venti minuti di macchina dal commissariato. Nel quartiere residenziale di Hollywood. Quando le civette arrivano sul posto davanti ai loro occhi attoniti, compare una scena apocalittica….

Otello non si sa che fa
ancora stasera domani e dopodomani
al Teatro Studio Uno
con Claudia Salvatore & Giovan Bartolo Botta
Produzioni Nostrane – Ultras Teatro
Otello non si sa che fa // 25-28 Aprile Teatro Sudio Uno

Otello non si sa che fa
“…E poi la Terra Piatta, e i Rettiliani…”

Otello non si sa che fa Rin tin tin e Minnie

In Recensioni o rescissioni teatrali on aprile 25, 2019 at 1:16 PM

Rin Tin Tin. Il Pastore Tedesco. Un istrione! Con Desdemona fu il più classico dei colpi di fulmine. i due non si conobbero sui banchi di scuola! no! ma sui banche del corso di recitazione! Un corso di recitazione avanzato. Accelerato. Rapido. Che diede i suoi frutti prima di subito. Tenuto dal grande mattatore ottocentesco Ermete Zacconi. il gigione per antonomasia. Ideatore del famigerato “Metodo del sollevamento pesi”. In pratica per raggiungere l’emotività del personaggio, ti sforzi di sollevare un Pachiderma moribondo. E vinci alla lotteria! Anni dopo, molti grandi interpreti, si dichiararono simpatizzanti di questo “metodo di lavoro”. Dal pornodivo Zaccaraggi al brillante Gianni Ciardo, transitando per Alberto Tomba (Alex L’Ariete) e finedo sempre più su alte vette. Quali la giovanissima Silvana Pampanini. E Gerry Scotti. Terminata L’Accademia, Rin tin Tin, fu subito catapultato nel successo della “celluloide”. La saga che nel titolo portava il suo nome raggiunse l’apice del successo. Erano i tardi anni di piombo. Rin Tin Tin, davanti alla telecamera, si inventava ogni sorta di gabola, per cavare mandrie di vacche dagli acuti incisivi dei predatori. inoltre, Rufus, il suo padroncino, si infilava spesso nei guai. E il Pastore Tedesco supuntava sempre a cavarlo dalla rogna. In zona cesarini. E poi, titoli di coda. Rin Tin Tin guadagnava cifre a molteplici zeri. Era una Star. Pubblicizzava le migliori marche di cibo per cani. Crocchi, Croccantii, Bocconcini. Lui si nutriva a caviale e champagne. Barboncine di tutto il mondo non avevano che occhi per lui. Lui preferiva la tipologia di femmina umana. La Donna Sapiens. Con Desdemona, si erano conosciuti a Teatro. Lei, interpretava la parte di se stessa, in una delle tante infinite versioni dell’Otello del Bardo. Al termine della “recita”, il cane adone, si reca nei camerini per complimentarsi. Ha con se dei cioccolatini. Una scatola di Pocket Coffae, per la precisione. Una rosa arancione. E tre bottiglie di vodka polacca. Marca Zubruskawya. Quella distillata dalla sacca scrotale di bufalo. Quasi 70 gradi di puro alcol. Ideale per disinfettare i sanitari. è questione di istanti. I due si guardano. Una rapida occhiata, sorseggiano col misurino, per darsi un apparente contegno. Lui aveva prenotato un tavolo per due al “Golosone”. Famoso ristorante di pesce. Dove si serve un solo piatto. Ma con molte varianti. Bastoncini Findus. Fritti, bolliti, saltati, glassati, impanati, all’agro. I due mangiano a quattro ganasce. Dopo la performance su palco, la fame è tanta. La sete lo è di più. Polverizzano 89 barili di grappa in 20 minuti. Un record che nemmeno i 7 nani nella foresta di Sherwood insieme a Fra Tac…l’Amore può dirsi finalmente risolto. i novelli fidanzati trascorrono insieme le successive 48 ore. E qui la situazione precipita. Rin Tin Tin manifesta una latente sessualità autoerogena. Non gli piace essere toccato. E si stanca facile a dare piacere. Preferisce essere osservato. Guardato e basta. Non gli piace nemmeno masturbarsi. Dice che si consuma le unghie. I suoi baci sono radi e violenti. Quasi dovesse disarcionare dalla bocca di Desdemona un OssoBuco. La ragazza è confusa. Ma molto innamorata. Rin Tin Tin ha già creato il malsano processo di “dipendenza”. Grazie a semplici mosse consapevoli. E molto ben assestate. Rin Tin Tin parla solo di se. In Tutte le declinazioni possibili. Dalla prima alla terza persona. Pretende gli si dia del “voi”. Come ai tempi del Duce. Politicamente, si dichiara ignavo. Ma gli piaccioni i “politici biondi”. Desdemona vacilla. Rin Tin Tin ringhia. Il dubbio rientra. Sarà solo un malessere passeggero. In realtà lui è una persona “splendida”. Non è così! Il Cane manifesta evidenti segni d’irrequietezza. Si lamenta di essere stato trombato a lavoro. Ed in effetti è così. I Produttori di Rin Tin Tin, hanno preferito sostituirlo col più anziano ed esperto Zanna Bianca. Rin Tin Tin bestemmia, alza la voce. E alza pure le zampe. si appizza uno spinello dietro l’altro. Dopodiché passa alla più efficace cocaina. Desdemona prova a calmarlo lanciandogli un ramoscello d’ulivo. Per poi farselo riportare. Lui nisba. Nicchia. lei ci riprova aprendogli un barattolo di “prelibatissimi bocconcini al tartufo d’alba”. Che lui getta nel cesso. Poi sparisce. Poi rientra. Poi sparisce di nuovo. Dimentica chiavi e cellulare in qualche Canile Municiplale. Trattiene le emozioni come gli esseri stitici. Poi, all’improvviso sbotta. Tutto d’un fiato. Digrignado il suo dramma tra i denti. la diagnosi è impietosa. Rin Tin Tin manifesta i classici sintomi nel narcisista patologico overt. Con tendenze alla provvigione sadista. La ferita primordiale è la seguente. Quando era un adolescente dalle belle speranze, il bel cagnolino perse completamente la testa per Laika. La cagnette che i Russi spedirono nello spazio. in qualità di cavia inconsapevole. Laika aveva qualche anno più di lui. E IL SOGNO SEGRETO DI FARE L’ASTRONAUTA. i sovietici l’abbindolarono con pochi ossi per il brodo. Al momento del congedo, prima di infilarsi nella capsula spaziale, Laika promise a Rin Tin Tin, il suo spasimante, che sarebbe tornata. E si sarebbero sposati. E avrebbero avuto una nidiata numerosa.Tanti di quei cuccioli da riempire lo stadio Maracanà. Ma la storia prese una brutta piega. La sonda spaziale si smarrì nello spazio siderale. E La bella Laika con lei. Da quel preciso istante, Rin Tin Tin si promise che non avrebbe mai più amato nessuno. Nemmeno se stesso.

Otello suda. è agitato. Si è appena risvegliato in un letto. Che non è il suo. Dentro una stanza da letto. Che non è la sua. Affianco a una signora di mezza età. Dall’aspetto “sorcino”. E non è una fan di Renato Zero. La donna sembra essere immersa in un sonno profondo. In realtà. è deceduta. Ma Otello ancora non lo sa. Non sa nulla. Ha la testa pesante. Pesa come un macigno. La sensazione di avere un Rinoceronte parcheggiato sul petto. Sono classici sintomi d’ansia. Otello solleva la cornetta. Prova a contattare la reception. Forse ha fame. Forse ha sete. Vuole fare colazione. Dall’altra parte della cornetta risponde una voce di uomo. Che parla in Inglese. L’Inglese di Otello è scolastico Sa dire solo “Wher’s the swimming pool”. Senza saperne il significato ovviamente. Ed è quello che dice. Esattamente quello che dice. Dove è la piscina? Quale piscina!? Qui non c’è nessuna piscina. Ce ne sono milioni. milirdi. e di tutte le misure. Siamo a Los Angeles. Zona Messicana di Quixote. Otello ancora non lo sa, ma la ragazza che giace nel letto esanime, è Minnie. l’eterna fidanzata di Topolino. Da tutti meglio conosciuto come Micky Mouse. Detective di fama mondiale. ci sono dei peservativi attaccati con delle mollette a dei fili di plastica per stendere il bucato. affianco al letto è pieno di bottiglie di ottimo vino francese. Completamente vuote. un brivido percorre la schiena del Moro! Che cazzo ci fa li!? in quel luogo? Con un esemplare di Topo umanoide privato dell’anima. Un Topo famoso per giunta! amato dai più piccini! Come ci è arrivato? Considerato il fatto che Otello viaggia solo e unicamente col treno? E non è mai uscito all’infuori dei confini di Cuneo? Mistero!

Otello non si sa che fa
da stasera a domenica al Teatro Studio Uno
con le discipline marziali di Claudia Salvatore
e Giovan Bartolo Botta
Otello non si sa che fa // 25-28 Aprile Teatro Sudio Uno
Produzioni Nostrane – Ultras Teatro

Otello non si sa che fa
“…Amanti senza fissa dimora…”

Otello non si sa che fa special

In Recensioni o rescissioni teatrali on aprile 23, 2019 at 2:09 PM

Otello non si sa che fa/ il sequel spoilerato “puntata speciale”

il piccolo Timmy consegue la patente. Col massimo dei voti. E pochissime guide sul groppone. Si allena al massimo col trattore di famiglia. I genitori di Timmy sono dei semplici cacciatori raccoglitori. Dignitosissimi. Timmy ora guida, è un ometto. Grazie a qualche sudato risparmio, acquista una berlina metalizzata di rosa carico. Ad iniezione elettronica. Con tanto di autoradio. Timmy è un ragazzo particolare. Ascolta solo i Frankie Goes to Hollywood. Sempre la stessa canzone. Al fine di istruirlo, Desdemona, gli fa dono di qualche Vinile. Gruppi variegati. Artisti moderni. Gente sveglia. Testi profondi. Musica complessa. Per i 18 anni, i fidanzatini, fanno un salto al concerto di Marylin Manson. In quel di Catanzaro Lido. L’artista statunitense urla come un Indemoniato. Timmy storce il naso. è un fanciullo delicato. Un adolescente sensibile. Anche troppo. Anzichè dare adito agli adeguati appetiti sessuali, preferisce attendere di convogliare a giuste nozze. Segno di profondo rispetto verso le istituzioni. Ultimamente Timmy è spesso assente. Sia di persona che col pensiero. Spesso quando la sua ragazza chiama, il cellulare squilla a vuoto. Desdemona, non se ne capacita. Timmmy, sottoposto a quarto grado, nega le accuse d’assenteismo. Manifesta irritazione per le insinuazioni della fidanzata. Spesso fa l’offeso. Parla poco. Quando parla, parla a vanvera. procede per proverbi, luoghi comuni. forse è depresso. Magari a causa degli impegni scolastici. Si avvicina l’agognato traguardo della maturità. Periti elettrotecnici. Entrambi i fidanzatini, sono molto ambiziosi. Sognano di laurearsi in botanica, e diventare i futuri tecnici della Ferrari. Timmy ogni tanto fantastica di essere un’astronave della N.A.S.A. Un Razzo a propulsione nucleare. Vuole colonizzare Pianeti. Esplorare galassie. Conoscere altre forme di vita! Possibilmente maschili! Perché proprio maschili, domanda incuriosita la sua dolce morosa! E qui Timmy perde la testa! Cazzo, fatti gli affari tuoi! Porco Cristo! Lasciami in pace! Fottiti! Vattene affanculo! Oddio! Desdemona Sbianca! mai dalla cavità orale di Timmy erano uscite fuori tali bestialità. Timmy sembra un altro. Ora porta i capelli lunghi fino al coccige. Sempre perfettamente allisciati. barba fatta. Si rade petto e pube! petto, pube e addome. Petto, pube, addome e ascelle! Trascorre giornate intere dall’estetista. Basette corte. Unghie lustre! Labbra lucidate! Desdemona propone week-end lunghi. Gite in Camporella. Timmy, puntualmente rifiuta. Si nega pure il sabato sera. Desdemona pretende dal suo ometto, baci alla francese. Che Timmy si tiene per se. Paralizzata dal panico di perdere lo speciale rapporto confidenziale col suo ganzo, Desdemona si confida con la dott.ssa Genoveffa Mareggini. Un esperta psicologa cognitivo comportamentale. Specializzata in terapia di coppia. Desdemona prega il fidanzato di intraprendere la terapia con lei. Lui storce il naso. Allora la ragazza morsica! Timmy è nervoso, suda,gonda sudore e farneticazione. “Ora non posso spiegarti”, “Ti prego non farmi domande”. Desdemona sclera, scapoccia, da di matto! In giro si mormora che Timmy non sia il bravo chierico che sembra! Ginulfo, il fratello tossicodipendente di Desdemona, fratello immaginario di cui la comunità ne ignora l’esistenza. A parte quella di San Patrignano. Ginulfo,dicevo, con estremo cinismo, spiattella in faccia a Desdemona la triste verità. Timmy è busone. Nell’ambiente si fa chiamare Palmira. si guadagna da vivere come Drag Queen nei pochissimi night club della Valle D’Aosta. E quel che è peggio. è a capo di una lobby gay presso la Città Del Vaticano. Desdemona ascolta attentamente la parole del suo fratello immaginario. Fratello tossicodipendente. E prende la saggia e giusta decisione di cominciare a farsi d’eroina. Nel frattempo Otello, per ricominciare a credere nell’amore, ha deciso di fidanzarsi con Lorena Bobbit. Che ne sarà dell’amore, ora che l’inganno è stato scoperto?
lo scoprirete a Teatro Studio Uno
Otello non si sa che fa
dal 25 aprile al 28 del medesimo mese
con i deliri patofobici di
Claudia Salvatore & Giovan Bartolo Botta
rigorosamente non riconosciuti
dalla scienza ufficiale

Produzioni Nostrane – Ultras Teatro
Otello non si sa che fa
“…Sono venuto in faccia alla Fine del mondo…”

OTELLO non si sa che fa al Teatro Studio Uno di Torpignattara

In in scena on aprile 22, 2019 at 3:52 PM

Produzioni Nostrane – ULTRAS TEATRO presenta

Otello scena 1

OTELLO non si sa che fa – spettacolo teatrale senza memoria

dal 25 al 28 aprile 2019
giov-ven-sab ore 21, dom ore 18
al Teatro Studio Uno Sala Teatro
Via Carlo della Rocca 6, Torpignattara, Roma
info.teatrostudiouno@gmail.com – tel 349 435 6219
ingresso 12€/ridotto 10€ (tessera gratuita)

adattamento & regia Giovan Bartolo Botta

con Claudia Salvatore e Giovan Bartolo Botta

Non si sa che fa l’amore quando arriva. Non si sa che fa l’amore quando se ne va. Nella Venezia di Shakespeare si ama parecchio. Piuttosto spesso. Le giornate sono oberate dai doveri di guerra. Ma avanza tempo per riflettere sull’amore. Meglio ancora per viverlo a fondo. Passarci attraverso. Farcisi divorare. Senza giudizio. Otello ama. Desdemona ama. Iago ama. Cassio ama. Tutti amano qualcosa o meglio ancora qualcuno. C’è del sommerso pronto ad esplodere. Se lo si trattiene si rischia il disagio psicosomatico. Se lo si lascia andare a briglia sciolta ci si butta tra le braccia dell’ignoto. Il terreno sotto i piedi sparisce. Il pensiero, l’azione cercano conforto nel cuore altrui. E forse fa bene benissimo e forse fa male malissimo. Perché non si sa l’amore che fa quando arriva, non si sa l’amore che fa quando se ne va.

Lo spettacolo “Otello non si sa che fa” è uno studio sull’amore senza giudizio. Quasi non riflettuto. Ma vissuto unicamente attraverso il “conflitto di scena”, moto trainante dello spettacolo. Gli attori/persone/personaggi evocano immagini attraverso i loro dialoghi. Tutto avviene in quel preciso istante. In quel luogo, a quell’ora. Tutto al presente.Tutto nel presente. Ora. La messa in scena è inoltre uno studio sul teatro dell’ascolto che si dà la possibilità di essere diverso ogni sera. Fanno tutto gli attori. Il lavoro sporco come quello pulito. Non ci sono scappatoie o vie di fuga. Conta solo portare a casa la serata.

progetto grafico: Leonardo Spina
costumi: SerigraFata di Francesca Renda
progetto scenografico: Fabio Liparulo Teatro Spazio 47
striscione Ultras Teatro: Fuori Registro di Nicola Micci
produzione: Sylvia Klemen Kolarič

Produzioni Nostrane – ULTRAS TEATRO è un progetto teatrale di Giovan Bartolo Botta e Sylvia Klemen Kolarič che mette in scena i testi classici adattandoli ad un linguaggio contemporaneo. I testi diventano così originali, completamente rimaneggiati. Lasciando del pulviscolo classico unicamente l’odore. L’idea primordiale. Il linguaggio classico ci interessa particolarmente poiché parla per archetipi. Una caratteristica che solletica l’eternità. Come? Togliendo alla messa in scena costumi storici intrisi di polvere, catartici giochi di luci, musiche da ambientazione e trombonismi vocali, tornando così all’urgenza, all’essenziale. Al puro lavoro sull’attore. All’interazione sul palcoscenico tra elementi vivi. Che non hanno appigli. Che possono contare solo su loro stessi. Come nella vita.

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