Catone. MontePorzio Catone. 455.456 metri sopra il livello del mare. Il picco elevato dei Castelli Romani. Dal Belvedere puoi scorgere l’Intero Accordo Anulare di Londra. Stazioni di Sosta Comprese. La cittadina è in fibrillazione. Le sue mura e il suo Centro Storico ospitano la Saga del Facocero. Una festa mangereccia dove si gusta un piatto solo: il Facocero. Nelle sue molteplici varianti. Facocero alla ceffona. Facocero in Salsa di Lucido da Scarpe. Ribollita di Facocero. E poi il non plus ultra. Facocero alla Sodomita. Vera e propria leccornia locale. Una delizia per i palati più raffinati. Diciamo palati quasi francofoni. La ricetta è questa, il Facocero viene prima seviziato tramite pesanti avances stile maschio allupato, poi viene blandito con dei soldi, infine percosso e fatto prostituire. A quel punto la carne è stagionata abbastanza per la rosolatura lenta tramite palo nel retto. Lo chef deve assicurasi che il colon dell’animale presenti una giusta dose di ragade anale. Piccola aggiunta di Prontolegno, e il piatto è pronto per essere servito. Catone. Monteporzio Catone. Sagra del Facocero. Dieci poeti scelti a caso nell’indirizzo di posta elettronica si occuperanno d’allietare la convivialità cittadina. Prima di loro, animeranno la piazza numeri d’elevata scuola circense. Gli spalti debordano di gente. Che addenta lo spiedo a quattro ganasce. Il famigerato vino dei Castelli scorre a fiumi. Apre le danze dello show il Pagliaccio Ontano. Ontano è un Clown Bianco. Ha circa 70 anni per gamba. Un principio di gotta. E la sifilide. Decenni fa fece un giorno di scuola alla Silvio D’Amico. Cacciato a calci in bocca perché sorpreso dai docenti a fellare una Statua Priapata del grande attore Renzo Ricci. Padre dell’attrice Nora Ricci. Nonché Suocero del mattatore Vittorio Gassman. Ontano prova subito a scaldare il pubblico raccontando qualche storiella divertente. Quache sberleffo tipico del suo repertorio. Il pubblico continua a lavorare di fauci, quasi infastidito. Ontano tenta il numero del ruttino. Un signore misto ciccia e muscoli, strapieno di svastiche rosa in ogni porzione del corpo, s’alza di scatto molla il boccone afferra il fine umorista alle orecchie, gli poggia la bocca su entrambe gli occhi e…glieli succhia via. Il buffone ha fallito. Tocca agli acrobati. Gingillo Brambati e Serenella Pulsatilla. Due trapezisti in pensione. Lui la ci ha un catetere che gli parte dalla gola e gli arriva alle tube di falloppio. Lei ha dodici, dico dodici by/pass gastrici. Due in più di Maradona. Erano la coppia cicense più abbordabile sul mercato! Con due spicci te li porti via a vita natural durante! Sono carucci, fanno tenerezza. Comiciano le prime capovolte, ma qualcosa va storto. S’Avvicinano troppo alla recinzione degli Stalloni.Che tra l’altro sono pure in Calore. I Cavalli, li scambiano per gli scagnozzi del Mattatoio, danno di matto, nitriscono di brutto e assestano zoccolate nello spazio. Scalciano come ossessi. Colpendo i malcapitati artisti in pieno femore. Ricovero d’urgenza. Numero finito anzitempo. Data una rapida occhiata, l’uomo cannone decide di darsela a gambe. Anche il domatore, decide di darsi alla macchia abbandonando tigri e leoni sul posto. Liberi. Tigri e Leoni ruggiscono affamati, ma la gente oriunda è talmente ingorada che spezza loro il collo e se li rosicchia ancora a sangue caldo. Tocca ai poeti. Finalmente. Il Fiore all’occhiello della serata. Ma prima dovete mangiare Cristo d’un Dio! Urla un signore dal baccanale! Prima il dovere poi il piacere! Replica gentilmente il poeta guelfo Novello Novelli. Col Cazzo! Si sente uno sparo! Poi Novelli agonizzante a terra. Alla Vista del sangue i commensali gli si avventano addosso. Ora del Novelli non c’è più nemmeno il ricordo. Il restante dei declamandi viene fatto sedere su dei ceci velenosi. Poi legato ad una pertica. I poeti sono bendati e gli viene tenuta spalancata la bocca agganciando le arcate dentarie a degli attrezzi da escursionita. Da qualche parte escono fuori degli imbuti di iuta. Da cui viene fatto colare nella bocca dei poeti il passato di verdure. Bollente. Era l’antipasto. Compreso di crostini di pane. Crostini di pane sette metri per otto. Più che Crostini, tende da campeggio…Dopo il pane viene il companatico. Dondolo, il facocero mascotte del paese viene introdotto vivo intero nella gola di ciascun slammer. Giusto un assggio. Tanto per gradire.
Il tutto avviene alla velocità della luce, Tra il tripudio della gente in festa, bambini compresi. Ma non è finita. Il pubblico pretende d’assaggiare il famigerato Patè di Poeta. La cavità orale dei poeti viene attaccata a dei Silos. Silos che comiciano a pompare granaglie. Mangime che va a far esplodere la funzionalità epatica dei poeti. In meno d’un lampo gli scrivani hanno decuplicato il loro volume di pasciuttezza. Urlano, gridano d’essere satolli! Chiedono pietà. Domandano un digestivo! Un sorso di digestivo! Niente da fare! I civici trasportano il bracere in mezzo alla contrada. Le massaie affettano la verdura di stagione…i poeti s’osservano si guardano confabulano sotto voce…Compaiono sulla scena Mengacci, Lorenzo Battistello, La Nonna Pina, Canavacciuolo, Cracco, Bastianich e Serpieri. Il Poetry Slam, è servito!