Giovan Bartolo Botta

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O No!?

In poesie di quarantena, polverie o poesie on dicembre 23, 2019 at 6:05 PM

(2015)
Siamo solo

fottuti esseri umani

guidati da stramaledette emozioni

sbobba emotiva

spesso lancinante devastante

non c’è niente da fare

emozioni, senti come

il suono della parola ti si fotte il palato

emozioni, cazzo

dobbiamo assecondarle

accoglierle accettarle

titillarne l’uscio posteriore

le emozioni, quelle autentiche

quelle senza mezze misure, prediligono

il lato nefasto che ci vibra nel culo

io poi, sono un fissato delle emozioni

sono uno zotico emotivo

uno che ci rimugina a stecca

quasi tutte le mie lagne poetiche

bofonchiano sulle emozioni

parlano d’amori vissuti

coi nervi tirati a fior di pelle

amori crocifissi tipo Gesù

mi piacerebbe entrare a gamba tesa

nella Hall of Fame della poesia universale

grazie alle mie puttanate d’amore

ma che poi però nella vita

ora che ci penso, per non mandare

tutto a puttane attorno a me

ho spesso preferito

ficcarmi le mie emozioni

su per il culo, sentirle si…

percepirle si…darci un nome

un cognome un colore un suono

un odore ma poi…

ucciderle e ficcarmele morte

su per il culo

le mie emozioni sono crepate

adolescenti prima ancora di potersi sverginare

ma ehi…sono sopravissuto

sono sopravissuto alle mie emozioni

e sono ancora qui, in piedi

a raccontarvelo

in fondo la vita è un po questo

sopravvivere a chi ami

guardarti le spalle e riderci su

ma so che un giorno

esploderò deflagrerò come

una cazzo di bomba ad orologeria

non è una minaccia

è una certezza

bum!…e allora

credo che saranno cazzi da cacare

sia per me, che per l’asse terrestre

cazzi da cacare si

bum! Carcasse di me

sparse sull’asfalto

e l’asse terrestre spostato

l’inversione dei Poli maremoti uragani terremoti

Centrali Nucleari che saltano tipo tappi di spumante

gli Alieni che sbarcano affannati

_Cristo Santo! Cazzo è successo!?

È sbottato Giovan Bartolo cazzo!

Dobbiamo evacuare il pianeta!

Non so quando succederà

ma so che succederà

anche perché

non puoi infilarti

le emozioni nel culo per sempre

e poi… il culo

è fatto per espellerla la merda

o no!?

Gruppo Sanguigno

In poesie di quarantena, polverie o poesie on dicembre 18, 2019 at 6:25 PM

La mia

Poesia, fa schifo

di suo

io non

ci ho

aggiunto

ne tolto

un cazzo

la mia poesia è il mio ribrezzo

la mia poesia è la mia repulsione

è lei la mia ansia

la mia paura

la mia rabbia repressa

la mia collera manifesta

le mie rare gioie

le mie quattro puttane sbronze

lei è il mio disgusto

il mio peso morto

il mio demonio arrapato

la mia vergogna

la mia maschera

la mia invidia

le mie serrande sempre abbassate

il mio vizio più dannoso

la mia inavvicinabile saracinesca

la mia sola incurabile infezione

lei è la mia colpa

lei è la mia scusa

splendida scusa

per impedirmi di vivere

lei è la mia lussuria

è lei quell’unico amore

a cui giurare eterna manipolazione

la mia poesia

fa schifo di suo

io non ho mosso un dito

a parte quello sul clitoride

di certe meravigliose Muse Ispiratrici

e poi mio padre

ci ha messo la foia

mia madre

m’ha prestato l’utero

i miei innamoramenti

mi hanno ficcato

su per il culo

il loro carico da novanta

e a me

è bastato solo aspettare

come di uno che aspetta

l’autobus per andare

a marcire affanculo

la mia poesia

è la mia poesia

e fa schifo di suo

io ci ho prestato

solo la faccia

la faccia

di un altro

Cosa succede Allo Specchio

In poesie di quarantena, polverie o poesie on dicembre 18, 2019 at 5:59 PM

 

(2009)
Sentire poco

questione di sopravvivenza

questione di baci

coniugati al tempo imperfetto

l’equilibrio

è un miraggio

il mio corpo

ha perso l’accaduto

come può

il solo sapone lavare

via un amore

pieno d’ecchimosi?

il mio cuore

ha toccato da poco

il suo punto

più cieco, la mia voce

ha da poco raccolto

i suoi più brutti

ricordi

amore mio

ti confesso tutte le mie

gravidanze extraconiugali

perlo di me

col tono di

chi non

sono guarito

ti parlo dalla mia ferita

eternamente riaperta

ascoltami, se puoi

e se ce l’hai appoggia

il preventivo d’addio

sul comodino

perché con un addio ti amo

che me ne

sbatto il cazzo

della vita

eterna

Asma di Poesia, better call Saul

In Poetry urban story on dicembre 18, 2019 at 4:27 PM

 
Asma di Poesia nacque ufficiosamente una sera d’estate. Tarda estate. Di tre anni fa! Probabilmente una cuspidatura tra il segno zodiacale del leone. Egorisoluto. E quello della vergine. Egopuntiglioso. Una summa sintetica tra Madonna Ciccone e Gassman padre. Gli inizi sono stati turbolenti. Gli sviluppi pure. La fine, se ci sarà una fine, sarà un congedo da Tragedia Greca. Con morti, feriti e dispersi. Pianti e lamenti. Mani sui coglioni a doppia mandata!Anche perché le favole a lieto fine, alla lunga…rompono il cazzo! Un fantomatico collettivo poetico degno di rispetto non può che oscillare tra turbolenza e gioco del silenzio. Il rispetto resta comunque, almeno sulla carta, un valore superfluo! Ricordo gli inizi. Incipit decisamente alcolici. Il gruppo somigliava ad una Bromley Contingent. Un caravanserraglio degno dei Sex Pistols. Attorno al nucleo, ci ruotava di tutto. Personaggi decisamente pittorschi. Mentalità da fumetto, da manga erotico. C’erano pazzi e depressi cronici. Psicotici e schizofrenici. Ortodossi e catecumenali. Poi,c’erano gli ipocondriaci. Tre anni più tardi…sono rimasti solo loro. E con quali e quanti sintomi. Tre anni fa, Asma di Poesia, irrompeva sulle scene sbraitando a squarcia gola la più clamorosa delle novità: tutela delle minoranze mista a consenso delle maggioranze. In parole spicce…eravamo circa cinquemila. Si, cinquemila poeti che spesso e volentieri non mollavano il microfono, proponendo spettacoli più lunghi del Cammino di Santiago. Jonh Reid, il nostro primo manager, un colletto bianco scozzese moderatamente tifoso dei Rangers, ce lo fece notare. A male parole! “Ragazzi, state andando lunghi, dovete sfoltire la rosa!” Aveva ragione! Terribilmente ragione! Dannatamente ragione! Manco fosse Pippo Baudo! Il problema era il criterio! Il criterio di scelta! Come comporre lo squadrone definitivo!? E qui entra in scena( a gamba tesa e gomito in gioco pericoloso) il poeta Matteo Mingoli. Compositore dal volto deforme! “utilizziamo il principio cartesiano del Cubo di Rubik, chi ce la fa anche solo a comporre una facciata, salta sul carro di Viareggio, tutto gli altri…scendono a Pisa” Almeno a Livorno, ribatte a muso duro Daniele Casolino, tasterista dal verso facile, capace di spare a Andy Warol per semplici motivi da sale grosso nella pentola a pressione. Quella sera l’artista figurativo americano si cacò duro nei calzoni. E questa volta Valerie Solanas, s’era limitata a grattarsi il parallelepipedo!. “No, scendono a Pisa”, sottolinea Alfonso j,f.l Canale. Unico poeta al mondo capace di divorare il cranio ad un capo di stato straniero (Kennedy 1962, per motivi d’amore infelice). Asma di Poesia pretende di venire alla luce. Uscire fuori dal tunnel. Vivere e perire al di là dell’Utero Materno. Meglio ancora se Paterno! Purtroppo, o perfortuna, il Cubo di Rubik, è un detestabile dito al culo! Quasi tutti gli aspiranti poeti cadono sul più bello…il tasto giallo. Lucrezia Lattanzio no! È lei la prima a completare il gingillo. “Durante il sequestro Moro, per ammazzare il tempo, mi dilettavo di Rubik dentro le prigioni del popolo, conoscevo la tecnica di formaleide in anticipo”. Così s’espresse la poetessa iconoclasta ai microfoni di Barbaro D’Urso. Asma prende forma. Lentamente. A passo pachidermico. Enzo Tatti. Enzo Tatti conosce il Quadrante Roma est come le sue tasche. E oltre. Decide di mappare il territorio per poi proporne il format. Sono suddette serate a botta sicura. Pagate in contanti spesso fuori dalla portata della zecca di Stato. Contanti consegnati sull’unghia. Un unghia spesso incarnita! Sono in tanti a fare scalo a Pisa. Destinazione Piazza dei Miracoli. Uno sgaurdo a terra dal punto più elevato ( e pendente) della mitologica Torre, e l’armistizio poetico…è deposto. Quando un poeta casaca dalle nuvole, i turisti Giapponesi vanno in visibilio. E scattano foto! Foto coi telefonini! L’armistizio è deposto! Come un mazzo di Gladioli sulle esequie del Gozzano! Verrà un uomo…non si chiamerà Micheal Jackson…sarà di fede rossoblù…ma farà di tutto per sembrare di fede blucerchiata, riempirà di percosse un povero AriKrishna dai boccoli biondi e per questo sarà venerato dai posteri negli anni a venire. Sto parlando di Daniele Capaccio. Il poeta asmatico che predilige alle poesie i saggi brevi e le consultazioni della fu Treccani!. A questo punto il gruppo si dispone a kollettivo e decide di mettere i puntini sulle i. “Dobbiamo trovare un manager, un azzeccagarbugli, magari un ex Craxiano che decida di spingere il piede sull’accelleratore nel rimediarci serate a cifre folli!” Da dietro le quinte spunta fuori il nome ( e cognome) dell’ex tirapiedi socialista Gianni De Michelis. Il Re della Notte Capitolino. Famoso negli anni ottanta per le sue folli feste a base di gel per capelli. Asma di Poesia C’è. Sembra fatta. Sembra. Perché tutte le storie d’amore, specie quando il tasso d’autenticità e sottozero, ma anche quando caracolla a mille, tutte le storie d’amore, dicevo…finiscono per avvocati.

Antigone fotti la legge al Teatro Studio Uno di Torpignattara

In in scena on dicembre 5, 2019 at 4:19 PM

Produzioni Nostrane – ULTRAS TEATRO presenta

Antigone locandina TSU2019-1-1

dal 5 al 8 dicembre 2019
gio/ven/sab ore 21 dom ore 18
Teatro Studio Uno, Sala Specchi
Via Carlo della Rocca 6, Torpignattara, Roma
[email protected], tel 349 435 6219
ingresso 12 €/ ridotto 10 € (tessera gratuita)
Produzioni Nostrane – ULTRAS TEATRO presenta

Antigone fotti la legge – spettacolo teatrale in salsa punk

di Giovan Bartolo Botta

con
Isabella Carle, Claudia Salvatore e Giovan Bartolo Botta

Antigone fotte la legge per forza di cose, per causa di forza maggiore, per forza di inerzia, per abitudine, per un sacco di buoni motivi, non fosse altro che per non farsi fottere. Da chi? Da chiunque. Emone non fotte. È fottuto. Ismene è fottutamente ottusa. Euridice è una fottuta lussuriosa. Creonte se ne fotte. È tutto un fottersi a vicenda nella Tebe dei diritti e dei doveri. Ma in verità cos’è Antigone per un attore? Una scusa. Una scusa per esibirsi. Certo, si poteva utilizzare una Locandiera, ed esibirsi con quella. Lo si farà prossimamente se i Maya vorranno. Se non ci sarà la fine del mondo. Intanto per gli attori di teatro ogni giorno è un po’ la fine del mondo. Ergo si va in scena senza tanti fronzoli. Perché domani chissà…

Produzioni Nostrane-ULTRAS TEATRO è un progetto teatrale di Giovan Bartolo Botta e Sylvia Klemen Kolarič che mette in scena i testi classici adattandoli ad un linguaggio contemporaneo. I testi diventano così originali, completamente rimaneggiati. Lasciando del pulviscolo classico unicamente l’odore. L’idea primordiale. Il linguaggio classico ci interessa particolarmente poiché parla per archetipi. Una caratteristica che solletica l’eternità. Come? Togliendo alla messa in scena costumi storici intrisi di polvere, catartici giochi di luci, musiche da ambientazione e trombonismi vocali, tornando così all’urgenza, all’essenziale. Al puro lavoro sull’attore. All’interazione sul palcoscenico tra elementi vivi. Che non hanno appigli. Che possono contare solo su loro stessi. Come nella vita.

progetto grafico: Leonardo Spina
costumi: SerigraFata di Francesca Renda
striscione Ultras Teatro: Fuori Registro di Nicola Micci
produzione: Sylvia Klemen Kolarič

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