Giovan Bartolo Botta

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Asma di Poesia: Una serata Tipo

In attualità, Bio Asma di Poesia, poesie di quarantena, Poetry urban story, polverie o poesie on gennaio 31, 2020 at 5:47 PM

Il ragazzo

entra sculettando

seguito dal personale gineceo

tipo una ventina di ragazzine

su di giri alla prima mestruazione

l’atteso menarca che dà il via libera

alla sospiratà attività d’aspiranti bocchinare

il gruppetto se la sente calda

lui ha la voce in maschera

parla come Topolino

quando lo piglia al culo

è arrogante supponente

vuole declamare per primo

il suo seguito femminile si infoia coi selfie

grida urla, paiono groupie

in attesa di farsi bagnare la passera

da un segno delle croce

di Justin Biber, io sono paziente

buon samaritano porgo

l’altra guancia provo a farlo

ragionare cerco il suo cervello

altrove da qualche parte e gli

sussurro all’orecchio che la serata

non è Amici, X-factor, San Remo giovani o la sagra

della salsiccia impanata, c’è

uno spettacolo rodato

provato e riprovato

gli ospiti sono il dulcis in findo

se gli va passa alla fine

altrimenti s’attacca al cazzo

che tanto non gli dispiace

ma lui non ci sente dall’orecchio destro

e il sinistro gliel’ ha reciso

l’anonima sarda, che poi l’ha scaricato

a calci in faccia nella barbagia perché quando si lagnava

e chiamava la mamma, raggiungeva certi acuti

che laceravano le emorroidi

e del riscatto sti cazzi!

Il tipetto è una furia si sgola

tipo checca isterica pare Peter Pan

quando gli dicono che je tocca invecchià

tento di calmarlo colla tecnica del dito nello sfenoide

ma la sua fame di palco è più forte

“ci parlo io”, fa Daniele Capaccio

con tono docile, poi gli afferra le orecchie

gli piazza la bocca sulla faccia

e comincia a mangiarselo stile

Silenzio degli Innocenti

ora le ragazzette hanno smesso d’agitarsi

Per prudenza Alfonso j.f.l Canale

sequestra i loro smarthphone, Enzo Tatti

fa un fischio, una manciata di speccini

s’avvicina soldo alla mano, è il Tatti

a mercanteggiare, la serata è svoltata

in termini di soldi, gli spaccini si sono

fatti anche usurai ricettatori taglieggiatori

hanno migliorato i curricula ora possono

pure schiodare, o se vogliono restare devono

tapparsi il cesso, intanto il corpo del fuscello

s’agita davanti al palco, comincia a nastare

sono i fasci di nervi che danno

gli ultimi colpi di ventre

le ragazzine paiono statue di sale

piscio e merda esce a quintali dai loro orefizi

Matteo Mingoli ha preso

prima di subito a lavorarsi il barista

Daniele Casolino ha decisamente altri interessi

pasticcia con gli aggeggi tecnologici

ogni tanto s’intasca uno spinotto

dalla sua ha già maturato numero tre Cuba Libre

i poeti somigliano a piloti di formula uno

ai nastri di partenza le ugole rombano

come fottuti motori si stringe il pertugio del pus

e si pigia il piede sull’accelleratore

i convenevoli sono a base d’insulti

serviti al pubblico su un piatto d’argento

in puro stile comedian ma con una giunta

di paranoia ipocondriaca nonché di

schizofrenico autolesionismo

Lucrezia Lattanzio, fresca di gita in Siberia, apre il sipario

vestita da Gestapo, è non è una provocazione

bofonchia qualche bestemmia in cirillico

canta i versetti del messale

fa salire sul palco un tizio a caso

lo processa a livello sommario

stile prigione del popolo

poi lo fucila a muro e ne divora

le carni tipo “Spesa Proletaria”

la serata Asma di Poesia è finita

prima ancora di cominciare

morti feriti dispersi cirrosi epatica

e il solito lento inesorabile

scivolare nei meandri

dell’Asma

 

Distribuirsi le Parti

In poesie di quarantena, polverie o poesie on gennaio 30, 2020 at 2:06 PM

 

È più forte di lui È difficile

essere suo amico, starci vicino

ma pure essere suo nemico

Gegio soffre d’una grave gravissima

forma d’istrionismo patologico autolesionista

in pratica, quando gli viene

presentato qualcuno, lui anziché

dare la mano o battere il cinque

si tira fuori il pene e lo porge in ossequio

-prego tocchi stringa, non faccia complimenti!

una specie di galateo esibizionista

inoltre spesso e volentieri

durante le presentazioni ci scappa

il rivoletto di pipì, anche perché il ragazzo

beve tanta tantissima acqua, qualcosa come

20 litri d’acqua al giorno! E bon!

“i miei reni viaggiano come schegge”, dice

e si tira fuori il cazzo che la gente vorrebbe

riempirlo di botte, ma non può farlo

e la pula vorrebbe arrestarlo, ma non può farlo

e il giudice vorrebbe sbatterlo dentro, ma non può farlo

perché il ragazzo sbatte loro in faccia

il certificato rilasciato dallo pschiatra

che attesta le sue gravi turbe psichiche

e così l’etichetta se la piglia in culo

il bon ton va a farsi benedire la legge s’arrende

e lui intanto continua a tirarsi fuori

l’uccello appena gli presentano qualcuno

che può essere qualunque cosa un uomo una donna

una draga uno zombie una mummia una birra Bugs Bunny

una capra una barca un deltaplano una partita d’eroina

lui non porge la mano non porge la guancia

porge l’uccello, e non solo ma comincia pure

a delirare a dire la prima cosa che gli passa

per la testa senza filtri senza infingimenti

cose tipo ma tu guarda che faccia da stronzo

e porge l’uccello, ma tu guarda che pezzo di fica!

E porge l’uccello!, gli presentano un cagnolino! ma non è carino!?

-No!,ehi amico fa sparire sto botolo rognoso!

E porge l’uccello! Gli presentano un bambino ma non è carino!?

-No!,ehi amico di a sto moccioso di tapparsi il cesso

prima che lo prenda a calci nel culo e gli ficchi in gola

un disco di Micheal Jackson Cristo Santo!

Dice sempre la verità sempre non trucca mai la voce

non porta mai la maschera non dice mai la seconda

cosa che gli passa in testa ma la prima

la prima fottuta impressione la nuda e cruda

autenticità custodita nella follia verbalizza

le sue emozioni a fuoco istantaneo e così attorno a lui

si crea il vuoto saltano gli schemi di gioco

le finte alleanze i rapporti umani cuciti su misura

saltano come tappi di champagne le relazioni parassite

le congiunzioni adite alla manipolazione

saltano quelle relazioni d’amore recitate male

così simili a stupri dell’anima e roghi del corpo

e tutta quella verità sbattuta in faccia alla vita

gli provoca una gratificante eccitante solitudine

che allo stesso tempo è una solitudine tirannica aguzzina

e allora continua a bere acqua acqua su acqua

e mostra sempre più l’uccello

e spara sempre più verità verità a vanvera

-ehi tu,vaffanculo! Uccello!

-ma lo sai che hai proprio un bel paio di gambe! Uccello!

-posso spezzare il collo a tuo figlio!? Uccello!

-tua madre somiglia a Maga Magò ! Uccello!

e intanto, beve acqua, gassata 40 50 60 litri al giorno

70 80 90 litri a quota 100 ormai il suo corpo

s’è tramutato in un pallone aereostatico

che comincia a salire in alto nel cielo

su sempre più su sempre più su su su

sempre più su al sicuro alla destra del padre

tra le braccia conserte dello Spirito Santo

poi il botto la deflagrazione la detonazione

era crepato il dito medio nello sfenoide

imbarazzo finito

ora si può tornare a recitare

a distribuirsi le parti!

 

 

Botta

In poesie di quarantena, polverie o poesie on gennaio 29, 2020 at 5:57 PM

Metti l’annuncio

togli l’annuncio l’annuncio è scaduto

tocca rinnovarlo cambiare l’immagine di copertina

i Bangla sono i più assidui puzzano di cumino

sudano spezie dalla punta del cazzo

sono silenziosi educati molto educati

pagano subito vengono subito, anzi, prima di subito

i Maruega sono chiassosi

non leccano la fica, quando lo fanno

lo fanno poco e male, strano dirlo

ma non si vede un cinese, salvo complicazioni

i Giap vogliono farsi cacare in bocca e le foto

pure la foto, le foto ricordo con cui segarsi

per combattere la nostalgia della lontananza dalla famiglia

quando godono gli esce giusto una gocciolina

gli spremi le palle pare di speremere un limone

certo, con quella miseria di sperma

non ti ci fai i gargarismi, a meno che non ci mesci

cose tipo un po di maraschino, o del Brandy

gli italiani ci sono, cazzo se ci sono

quasi tutti sposati, o fidanzati, qualche nonno

qualche figlio di buona donna, qualche testa calda

tanti, tantissimi bravi papà, adorano prenderlo al culo

senza unguenti, senza troppe cerimonie

semplicemente, adorano prenderlo al culo

sono incappata in qualche Braza

di quelli ossessionati dalla Saudade dal Calcio

e dal bacio alla francese, lunghe sessioni

di lingua in bocca, scambio di saliva

scambio di liquidi, sperma urine fece squitty

sangue se serve, i Francesi baciano a stampo

se la tirano se la blagano

sono complessatissimi e pieni di paradossi

I Crucchi adorano farlo alla Gibbona

gli Americani Ciccioni vogliono essere sculacciati

i peggio sono gli Inglesi

ti sbattono e cantano cori da stadio

o canzonacce care ai loro padri, o l’inno di sua Maestà

tre/quattro colpi e ti si addormentano addosso sbronzi

a volte sbrattano, e devi cambiare le cazzo di lenzuola

li cacci in strada a calci in culo gridi urli graffi scraci

gli guardi nel portafoglio ti tieni i soldi

gli bruci i documenti o li passi a qualche spaccino

che te li paga oro oppure li riempi di calci negli stinchi

gli strizzi le palle gli conficchi una molletta da bucato

sulla punta dell’uccello e vaffanculo alla loro

presunta manifesta superiorità

la culla della civiltà danza al centro

dell’equatore, certo però il Bros di Colore

calmino, o si libera degli ovuli di coca

che gli stoppano il pertugio del culo

o tocca sfancularlo perchè sta al verde

la parola gratis è bandita dal mio vocabolario

per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno

l’amore!? ho vissuto solo un grande amore

è stato come un gigantesco colossale lavaggio del cervello

un faro abbagliante sparato in faccia

con conseguente incidente mortale

Bam! Un Frontale! Due Sbullonati al Volante! Fine!

vite imperfette

In poesie di quarantena, polverie o poesie on gennaio 29, 2020 at 5:44 PM

le strade blu
i poeti delle contrada inferno
la fiocina in gola
la carne di balena non sfama
un paio d’occhiali castani
tre gatti siamesi castrati
fanculo al gioco dell’Oca
tu non sei la tua vita
tu sei il tuo lavaggio del cervello
credi ci sia qualcosa
d’autentico, mi fai pena
mi fai schifo mi fai tenerezza
t’attacchi a tutto
pur di non sprofondare
ma non lo senti
lo sforzo infame di riuscire
a vivere sei sulla pessima
strada restaci questo
è il tuo treno/traghetto
anima nello scarico
carogna di cane
viscido buco di culo
cerchi ancora l’amore
credi a babbo natale
alle favole della buona notte
alla fata turchina che ti
pizzica il glande
a campanellino
che giura su dio
che gli piace il gusto
del tuo sperma lei che
è più falsa più falsa d’un Rolex
fette di limone sugli occhi
labbra che paino strumenti di morte
cuori nati per mentire
tutto i tuoi baci
sono stati i miei
stupri futuri
sono stato un feto cattivo
un girino assassino
ho preceduto
chi forse meritava di vivere
ho mentito
alle famiglie in affitto
ti amo, mangiamoci
i giorni, giovedì sodomia
non senti
il tuo amore che piange?
non senti il tuo amore che piange?

Coronavirus

In poesie di quarantena, polverie o poesie on gennaio 28, 2020 at 6:23 PM

 

Bisognerebbe

ricominciare da zero

rifare tutto da capo nuovo giro

nuova corsa l’anima tenuta in formalina

lo scroto del padre decismente affollato

pronto ad esplodere, altri nove mesi

a parassitare nell’utero

qualche calcione ben assestato

poi la boccata d’ossigeno

guadagnata sgomitando sbracciando

chi ami chi ti ama

non sono mai la stessa persona

fatta eccezione per le fiabe della buona notte

quelle dove la pecora sodomizza il lupo

il lupo zitto, testa china, e i bambini fanno sogni d’oro

chi ami chi ti ama

non sono mai la stessa persona

ma quando lo sono è peggio

il corpo accusa il colpo

e lasci scegliere all’altro

tutti i tuoi infiniti infarti

bisognerebbe ricominciare

ricominciare da zero, rifare tutto d’accapo

lo scroto del padre pronto a silurare Bagdad

spermatozoi avidi cinici arrivisti in carriera

pronti a prendersi a schiaffi pur di farsi carne

fottersi carne mangiarsi carne uccidere carne

un ventre materno all’insaputa di madre

bisognerebbe da zero

rifare da capo tutto da capo

all’insaputa di Dio all’insaputa del cielo

alle spalle del Diavolo sotto gli occhi basiti

della Vergine Maria rifare da zero da capo

e questa poesia

finisce con tipo

38 e mezzo di febbre

brividi spasmi stato di quarantena

tachipirina

e una pinta di

Diesel

 

 

Arancia Meccanica

In poesie di quarantena, polverie o poesie on gennaio 25, 2020 at 12:52 PM

 

Sono cresciuto

col mito del posto fisso

coll’idea d’avere qualcosa

o qualcuno di stabile affianco

o sotto il culo o a mezzo metro

di distanza da me sono cresciuto

pensando di possedere verità mezze verità

avere certezze fare del bene

che il male è il demonio

qualcosa di stabile che aprendo

la porta di casa ti venga incontro

scodinzolando, tipo un figlio

o ti faccia le fusa, tipo un genitore anziano

anziano e malato, prossimo alla morte

sono cresciuto che quando

c’hai in casa qualcuno prossimo alla morte

non puoi scaricarlo, devi prendertene cura

se si piscia addosso lo devi asciugare

se si caca addosso gli devi cambiare il pannolone

se si sbratta addosso lo devi pulire

lui t’ha preso apposta come bastone per la vecchiaia

hai mangiato dormito sotto un tetto, a sue spese, per un po!

non si da niente per niente qualunque amore

è tipo un reciproco e giustificato tenersi per i coglioni

sono cresciuto colla speranza

d’una vita migliore nell’aldilà

che incappi sempre nelle stesse rotture di cazzo dell’aldiquà

insieme agli stessi rompicoglioni d’adesso dell’aldiquà

solo che nell’aldilà ci stanno pure Dio Gesù

i cari estinti la Madonna gli Angeli e i Santi

sono cresciuto che di qualcosa bisogna pure morire

prima o poi, meglio prima, meglio se accompagnati

meglio se ancora innamorati, prima di non sopportarci più

ho chiesto dunque alla mia donna

di spoglirci nudi ficcarci a letto

metterci del bostik sulle labbra e incollarci

le bocche silicone sigillante sui sessi

e incastrarci per sempre tipo statua scolpita di kamasutra

l’abbiamo fatto, ora sento l’ossigeno

mollare la presa ci dimeniamo

sapendo d’aver fatto una cazzata

è troppo tardi nessuno può sentirci

ci ritroveranno, se va bene tra qualche giorno

quando dall’appartamento

uscirà profumo di pestilenza

e l’amore si sarà tramutato in sarcofago

sono cresciuto coi miei punti fermi

e quando li ho messi in pratica

ho provato nostalgia

per l’Arancia Meccanica

 

Salvini al Citofono

In poesie di quarantena, polverie o poesie on gennaio 24, 2020 at 6:26 PM

vecchio

quanto basta per temere

la morte, entra nel bar, bar di fiducia

i ragazzi lo seguono

ordina un caffè, corretto corretto grappa

una bottiglietta d’acqua, di plastica

sigarette e un quotidiano sportivo

i ragazzi lo seguono uno ha un PitBull a guinzaglio

il vecchio paga s’accende una cicca

che consuma in una sola boccata

getta a terra il mozzicone, senza spegnerlo

i ragazzi lo seguono, potrebbe essere il loro

amato nonnino, un tempo ere fascista

o forse no, era partigiano

quello che ha fucilato il Duce al muro

entra nel parco posa il culo sulla panchina

legge come se stesse facendo qualcosa di sacro

i ragazzi lo seguono lo circondano

arriva un ceffone, sul volto, il primo d’una lunga serie

il vecchio crolla a terra il collo gli si storce

in maniera innaturale i ragazzi gli stanno addosso

il più brufoloso lo colpisce con un calcio rovesciato

stile karate kid togli la cera metti la cera un altro gli preme la mano

sulla carotide tipo Bruce Lee e gli urla in faccia come un indemoniato

_vecchio bastardo ancora colle bottigliette di plastica stai?!

L’anziano non capisce piange piange e basta

siamo nell’epoca di internet la tecnologia galoppa

non c’è tempo di capire, forse non c’è proprio più

un beneamato cazzo da capire, troppo il divario

tra le generazioni, no, non c’è più nulla da dirsi

l’odio reciproco basta e avanza

_vecchio schifoso, sono quelli come te

che c’è la stanno buttando al culo, e io ho visto

e io ho fatto, sempre pronti a far sentire in colpa i giovani!!!

e qui parte lo sputo! In un occhio! Una colata

di schifosa saliva adolescenziale scagliata con disprezzo

sul volto dell’autorevolezza!

Piange il vecchio piange e rimpiange

ripensa alle sue primavere ormai tramontate colme d’amori pudichi

a quando l’Italia dettava legge e i treni arrivavano in orario

_ e guarda qui! Sigarette per terra! Non c’è l’hai

un cazzo di posacenere poratatile vecchio stronzo!?

-Ora ci stanno le borraccce d’alluminio merda!!!

Il ragazzo coll’apparecchio per i denti

gli afferra i coglioni e comincia a stritolare forte

poi branca la testa del PitBull e la affonda

sul sesso raggrinzito il cane fatica a respirare

l’istinto di sopravvivenza lo incattivisce

morde alla disperata recidedo tutto

dalla patta del vegliardo zampilla un gayser di sangue

c’è chi gli tiene la bocca spalancata

mentre altri prendono la rincorsa

e gli franano in gola le ambite borracce d’allumnio! Banzai!

la dentiera si sbriciola in miliardi di granelli di sabbia

_forza dai facciamoci una storia su Instagram!

Il corpo del vegliardo spasima i nervi si sentono anarchici

l’anima è altrove, forse in paradiso forse all’inferno

chi può saperlo!? Certo col suo comportamento irresponsabile

aveva contribuito ad innalzare il Riscaldamento Globale

sigarette per terra bottigliette di plastica

se il Pianeta Terra ha i giorni contati la colpa

e sua e di quelli come lui

il gruppo di pischelli intona il coro delle sardine

poi riprende fiato, secondi d’aria all’uccello

pisciano sul corpo morto che cade

qualcuno si sega sotto l’ascella fermandosi

giusto un attimo prima di schizzare

_Sai com’è mi sono apena fidanzato, non posso…

Grasse risate! Poi tutti a battere i tacchi

c’è una diretta facebook di Greta Thungberg

che si scaccola il naso cento miliardi di condivisioni

al minuto Piazze stracolme di gggiovvani sardine

il mondo è dei giovani i vecchi possono andare affanculo

siamo in buone mani

Scusate, Qualcuno mi sta suonado al citofono, rispondo

è Salvini! Mi chiede se spaccio::.

si…spaccio poesia

ed è pure tagliata

tagliata di merda!!!

Storia d’amore per malati di mente

In poesie di quarantena, polverie o poesie on gennaio 23, 2020 at 4:08 PM

 

(quindi per sani) 2016
Fai un po

ciò che cazzo ti pare

mangia ciò che ti pare

bevi ciò che ti pare scopa con chi ti pare

piscia dove ti pare se puoi trattieni

altrimenti caga dove cazzo ti pare

lotta per ciò che ti pare

alza la voce abbassa la voce

strilla fai silenzio rutta scoreggia

fai un po ciò che cazzo ti pare

ama chi cazzo ti pare

sposati divorzia risposati ridivorzia

fai il padre fai la madre prendi la nave prendi l’aereo

fai il nonno fai la nonna lavora studia travestiti

studia lavora grattati il culo la fica i coglioni

sparati impiccati vivi crepa canta dipingi sbratta

tagliati la gola fai un po ciò che cazzo

ti pare distruggi il mondo sperpera i soldi

sbronzati drogati prostituisciti ruba fallo per te tieniti

tutto affidati a Dio dividi il malloppo

salva il mondo cucina appicca incendi

spara agli alberi prendi a testate i muri

fregati il sesso sui segnali stradali

masturbati bestemmia adotta gli animali

picchia i bambini abbandona gli anziani

passa col rosso metti sotto i pedoni

paga le multe sfancula le gente

lecca la fregna ciuccia l’uccello

suona il tamburo leggiti un libro

posta sui social dita nel naso soffia sulla punta

dell’armonica a bocca scappa resta ordina le pizze fai un po

come cazzo ti pare vivi tutto dicci tutto

nega tutto butta tutto dormi sul cesso brucia il bucato

resta libera resta libero tifa una squadra di calcio di merda

di quelle che ami ci soffri che non vincono mai

fai un po come cazzo ti pare

quando ti pare se per caso ti pare

vivi tutto quello che sei quello che senti

per come lo senti se ancora senti qualcosa

fai ciò che cazzo ti pare

basta però che non rompi i coglioni

 

Cosa Succede quando sali sul Palco

In poesie di quarantena, polverie o poesie on gennaio 23, 2020 at 3:28 PM

 

Tengo le unghie

lunghe per affondarle

nella carne la giuria ci va giù pesante

l’ambiente s’infiamma comincia

il divertimento, quello vero

la pura perversione sessuale

volano bicchieri posate procioni i vaffanculo si sprecano

sento caldo e freddo fottersi insieme

sento che per amare devo

distruggere tutto massacrare il corpo

centomila vite fa ero una fottuta strega

la Santa Inquisizione m’ha buttato il Crocefisso al culo

perché non gliela davo e si sa che

un amore non ricambiato accresce l’amore

i leccapiedi del culto m’hanno ucciso

con quei marchingegni da tortura medievale

che ti lacerano le articolazioni, micidiale!

in punto di morte ero più vivo che mai, avevo paura!

Decido io come e quando essere la vostra puttana!!!

i muscoli erano tutto un fremito

forse ho squirtato i preti hanno

avuto un sobbalzo all’uccello!

“Baciatemi il culo, stronzi”!!! e poi ho spirato

centomila vite più tardi

è proprio come allora

sento che devo martirizzare il corpo

sconquassarlo distruggerlo perforarmi

tutti i miei me si frantumano come in un incidente stradale

il mio vuoto vive nel corpo

la mia voragine abita la carne

si potessero usare

le armi ogni esibizione

la terminerei sparando sul

pubblico disperdendo la folla o ficcandoci la lingua in gola

o trastullando il cazzo a quel centurione che trafisse Gesù

i baci i baci sono come calamite

ci si dovrebbe legare la lingua

o strapparcela di bocca

e ficcarcela con violenza

l’uno nella carotide dell’altro

potessi vedere ciò che c’è

tra le tue viscere e gustarmelo

ti sventrerei tra mille lacrime amare

per farti dono di tutto il mio amore

da paranoico mitomane

in centomila vite la mia anima

s’è rifiutata d’imparare ad amare

in maniera normale fatta eccezione

per la pizza e per i gatti, anzi falso

ci fosse affinità genetica

proverei a fottermi pure pizza e gatti

la giuria ci va giù pesante il pubblico rumoreggia

la mia questione di vita o di morte

come centomila vite fa davanti agli sgherri di Dio

mi agito creo un taglio nella carne per

ogni singola fottuta virgola

sputo nella gola della gente

tutto l’amore di cui dispongo

come in una gigantesca orgia

di sudore e secrezione organica

come un terrorista pronto a farsi saltare in aria

trascinando con se all’inferno

centomila vite innocenti

ma non si è mai del tutto innocenti

le braccia sanguinano come la fica di Santa Teresa

i kamikaze già morti mi stanno

aspettando per una festa nel fango a sbronzarsi coi vermi

pronto a lasciarmi

uccidere perché già crepato

al momento del parto

stamane sotto la doccia l’acqua calda brucia

sui graffi ancora non cicatrizzati

uso il mio piscio come disinfettante

e lascio decidere a me

quando smettere

di respirare…

 

Autenticità d’Una Storia D’Amore

In poesie di quarantena, polverie o poesie on gennaio 22, 2020 at 4:33 PM

 

Era solo

un poppante Ugo

si pisciava ancora nella culla

quando Ambra, il Pitbull

di famiglia gli aveva posato

la lingua sui testicolini

provocandogli un erezioncina

seguita poi da un’abbondate (data l’età)

polluzione, la tata dai seni giunonici

donna volgare ma molto religiosa

aveva scambiato il liquido appicciccicaticcio

per pipì, poi avava annusato meglio…

uhm! Manna dal Cielo! Grazia di Dio! Questo fanciullo

diventerà uno Stallone! Qui c’è da accendere

un cero alla Madonna!, pure due!

E fare un offerta al ricovero degli orfanelli!

Sarà in grado di ingravidare giumenche!!!

Mamma e Nonna accorsero

al capezzale del bimbo segnandosi la fronte

“tutto suo padre” bofonchiò il babbo grattandosi il pacco!

intanto la tata s’era imboscata il pannolino

ogni tanto tra un bucato e l’altro

ci usciva una sniffatina, Ugo era precoce

appena Ambra sgattaiolava nella cameretta

l’infante entrava in erezione

un erezione imporatante

che andava in qualche modo calmata

sedata cullata vinta, la tata ogni tanto

interveniva con un po di titillo

ma spesso era il cane ad accorciare le pratiche

avvolgendo il sessino del padroncino dentro le spire

della sua sapiente lingua!!!

li sotto era tutto un vischio che pareva Natale!

Intanto Ughino cresceva era diventato Ughetto

e presto si sarebbe apprestato a diventare Ugone

Ambra nel frattempo era deceduta, una morte ingiusta

avava scambiato un Mattoncino Lego per un bocconcino di manzo

se l’era ingoiato, morte per asfissia, la Tata aggredita dal Parkinson

era stata rispedita a calci in culo nel suo paesino d’origine

la nonna usurata dalla demenza senile

fu abbandonata sul ciglio dell’autostrada

i genitori di Ugo, depressi

la fecero finita infilando la testa

nel forno a legna d’una Pizzeria al taglio

Ugo crebbe da autodidatta

precoce forse, ma timido, introverso

brufoloso, un po sfigato, di quelli che

coll’insalata si bevono il latte

desiderava le donne, ma non viceversa

qualche mano sotto al maglione bacetti a stampo

diversi ceffoni svariati vaffanculo però…tanto tantissimo brivido

Ugo adorava le donne, aveva il mito il tarlo

e per il loro piacere sessuale

brevettò una particolare mutandina intima dotata

di retrofallo alimentato ad energia solare

tipo Ufo Robot coi suoi raggi missile

Un successo senza precedenti!!!

Divenne famoso fece soldi a palate!!!

Ospiatate televisive, rubriche alla radio!!!

articoli sui giornali! Libri! Auto di lusso!

I foruncoli erano rimasti

anche l’apparecchio per i denti

ma ormai le donne non erano

più un problema gli uscivano dalle tasche

lo attendevano a letto già spogliate

in posa plastica tipo Esorcista pronte per l’acrobatica!

e adesso…adesso il reale demone

era la noia, la totale mancanza di tensione tensione erotica emotiva

l’assenza del pericolo, quanto erano lontani

quei giorni così emozionanti

dove al massimo con immane fatica

ci scappava un semplice bacio

un semplice bacio dal sapore celestiale

a tratti divino un groviglio emotivo puro autentico

ma pure un rifiuto è più vivo e reale

di questi pompini da scuola dell’obbligo

di queste leccate di passera scontate

di questi palpeggiamenti pedanti

di questi orgasmi tutti quanti fottutamente identici

il ragazzo si sentiva fuori focus totalmente sballato

traghettava l’esistenza contro natura

siamo tutti figli ingrati del nostro battesimo emotivo

tutti scarti esuberi d’un solo unico istante d’autenticità

il resto è sceneggiata, allora, tanto vale fare ritorno

nel mondo dei sogni, Ugo si fece prescrivere

gli esami per le intolleranze alimentari

scoprì d’essere allergico alla banana, ne ordinò

400.000 caschi, direttamente dai tropici, granitiche come falli di Toro!

si barricò in bagno seduto sulla tazza del cesso

in mano un Harmony sul video del pc

Via Col Vento, il suo film preferito

l’erezione d’un amore impossible, l’unico

a tenerti a galla nella messa in scena dei vivi

cominciò a ingollare banane

gonfiava il ragazzo a vista d’occhio

un pallone aereostatico non c’era lardo

quello fico intrigante tangibile il grasso da proteina animale, no

gonfiore solo gonfiore gonfiore da allergia alimentare

il culo continuava a macinare sciolta intanto lui gonfiava

gonfiava sino allo spasimo tipo un principe ranocchio

che decide di strafarsi di Elio! Poi lo scoppio la deflagrazione!

La detonazione d’una vita giovane

che s’era lasciata alle spalle quel briciolo d’autenticità

per sempre…

nonostante il successo

nonostante le donne

nonostante il danaro

nonostanete tutto…

ecco chi l’ha detto

che le storie d’amore

debbano avere sempre un lieto fine!?

Spesso l’autenticità

d’una storia d’amore

sta nel non viverla

ripudiarla

negarla riconoscerla

e poi…voltagli le spalle…

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