Giovan Bartolo Botta

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Latte

In poesie di quarantena, polverie o poesie on febbraio 27, 2020 at 4:04 PM

 

e siamo ancora qui

vivi e vegeti colla mascherina

sulla bocca sopravissuti al dolore

all’abbandono alla perdita ai calci in culo

attendiamo a braccia aperte

nuove paranoie con cui assassinare il tempo

siamo sopravvissuti al biscotto Granturchese

oddio, non tutti, molti bambini

non c’è l’hanno fatta, sono diventati angioletti

loro malgrado, il virus ci mette paura

ma i Pan di Stelle sono molto più letali

e il latte che ci davano a scuola?!

“Il latte fa bene a tutte le età”, cantava

la canzoncina dello spot, certo come no?!

E i genitori se la bevevano

e ci obbligavano a bere latte

sempre più latte, e le maestre

ci ficcavano il cartoccio di latte in gola a forza

e avevamo la bocca contornata di latte

crosta di latte, poi ci veniva la crosta lattea

sulle sopraciglia e qualche adulto coglione

ci ficcava sopra lo shampo antiforfora

in collegio ci facevano anche dieci shampoo al giorno

molti tra noi diventavano calvi, e si vergognavano

c’era chi perdeva i capelli per il nervoso

nervoso depressione e vergogna

si chiama alopecia, l’alopecia si cura

bevendo latte, sempre più latte

il latte della simpatica Mucca Carolina

la mucca dei disegnino sull’etichetta

bella paciosa simpatica sempre sorridente

che poi non esistono mucche del genere in natura

le mucche puzzano, puzzano di stalla scoreggiano

e sono sempre incazzate perché gli tocca

fare la fine delle bistecche, e darci latte

sempre più latte, e che fine ha fatto l’Hurrà Saiwa!?

Tolto dal mercato, perché era cancerogeno

lo Yo Yo Motta era cancerogeno, la Girella era cancerogena

il Tegolino era cancerogeno i Big Babol erano cancerogeni

i bambini benestanti fateci caso erano tutti diabetici

i bambini poveri erano rachitici

puzzavano del fumo di sigaretta dei genitori

erano magri irrequeti ma sostanzialente

erano sani, forse un po maneschi

ma vitali, vivi e limonavano per primi

sempre per primi, poi c’erano

i bimbi dei ricchi coi vestitini firmati

il rampichino colla sella in gel, a tredici anni

lo scooter, i bimbi dei ricchi avevano mamme giovani

che tiravano fuori le caramelle dalla borsetta

mamme giovani che ti facevano rizzare il pipino

i bimbi dei ricchi avevano padri giovani

colle auto sportive il telefono in auto

la tv portatile a cristalli liquidi

i bimbi dei ricchi giocavano a calcio

facevano i dribbling le finte i gol

che sembrava Pelè, i bimbi degli altri

stavano in porta prendevano i gol paravano i gol

che se perdevi erano schiaffi sputi insulti graffi

i bimbi dei ricchi sukavano il calippo

se lo sukavano per gustarselo meglio

con 5000 lire si pigliavano la lattina la focaccia il mottino

ma la sola cosa che ti fa passare la sete è l’acqua

e la sola cosa che ti fa passare la fame

è un pugno in gola!

Diagnosi

In poesie di quarantena, polverie o poesie on febbraio 27, 2020 at 3:43 PM

 

Non credo all’amore

non credo al padre alla madre

non credo al figlio o allo Spirtio Santo

non mi piacciono i fiori i bimbi puzzano di naftalina

detesto gli alberi i prati verdi mi stanno sul culo

non credo alla formica non credo alla cicala

le api e i loro alveari mi danno ai nervi

quanto agli animali sono

tutti bugiardi bugiardi patologici

non credo all’amore

non credo al padre alla madre

non credo al figlio lo Spirto Santo beve

ed è più bugirado d’un tossico in cerca dell’ultimo buco

Dio è superfluo ma non darò mai i miei soldi

per finanziare la ricerca, ricerca di cosa!?

Cazzo vai cercando!? Sospendete le ricerche!

Se ho quattro spicci me li bevo cogli amici

ma non credo agli amici

non credo all’amore incondizionato

il prossimo!? Un estraneo!

Non credo all’amore per gli oggetti

semplicemente, li accumulo

non credo allo sballo alle sbronze

non amo nessuna sostanza

semplicemente la uso, se bevo una cosa

poi, la butto, non credo nei giovani

preferisco i vecchi non credo alla poesia

o al presunto potere rigenerante delle arti

meglio il caffè meglio l’infarto meglio il fetore dei bar

non credo all’amore

non credo al padre alla madre

al figlio allo Spirto Santo ho gettato il cuore

in mezzo al pericolo, un grande amore

una forte passione l’avventura d’una notte

le farfalle nello stomaco gli angioletti al cervello

è stato tutto troppo bello, un peso al torace, ma perfetto

ma l’amore, l’amore non mi basta più

non mi è mai bastato

Ora voglio indossare il tuo tanga blu

le tue calze a rete provare il tuo rossetto

e fare l’occhiolino ad una vecchia foto

in bianco e nero di me stesso

non credo alla mia squadra di calcio

la amo, ma mi sento tradito

la mia anima non c’è più

il corpo va col pilota automatico

non credo in niente non credo in me

non mi credo, non sono credibile

mi sopporto

 

Parole non dette

In poesie di quarantena, polverie o poesie on febbraio 26, 2020 at 4:48 PM

 

(2011)
mi strappo la gola

mi strozzo la faccia

c’è una parte di me

che è scappata di casa

sei la più bella stronza

della mia vita

dentro di me

c’è un accumulo di parole non dette

c’è un cuore di cristallo

che non ho saputo difendere

e mi strappo la gola

e mi lacero il volto

mi crivello il corpo

d’insulti sei la più bella

stronza della mia vita

quanto mi piace

avermi in pugno lasciare andare mollare tutto

avere tutto sotto controllo pedinarmi

spiarmi isolarmi ricattarmi aggredirmi

posso tenermi in mano

e schiacciarmi quando voglio

posso tenerti il broncio

e fottere tutta questa gente

che straparla d’amore di come

l’ha visto nei film o letto sui libri

o sulla carta da culo o sulle

pagine del bollettino parrocchiale

ogni passo uno sgambetto

ogni bacio un torto

volevo abitare il tuo mondo

ma anche un solo istante nel mio mondo

può costarti la vita

per cui mi sono cacciato a calci

ho sbarrato la porta

per potermi proteggere

provare emozioni è stato

come infrangere la legge

nel mio Stato di veglia

vige ancora le pena di morte

l’iniezione letale

per convivere con

una fame addosso

che non si sente appagata

mi strappo le dita

mi libero del peso

della mia lingua

le parole non dette

sono le più belle

parole d’amore

le uniche che conosco

eccole tienile tu

ridammele sono mie

Asma di Poesia in Quarantena

In attualità, Bio Asma di Poesia, Poetry urban story on febbraio 25, 2020 at 3:22 PM

 

Per la prima volta nella storia planetaria, uno spettacolo di poesia performativa, si svolgerà a porte chiuse. Barricate. Coi confini sorvegliati dalle forze armate militari. Di terra di aria di acqua e di fuoco. Praticamente l’intera tavola periodica degli elementi. La serata sarà ripresa da un operatore informatico padovano. Il videclip verrà schiaffato sui social. Anzi, scaraventato sui social a babbo morto. Col beneplacito dell’organizzazione mondiale della sanità. Asma di Poesia a porte sigillate. Non accadeva dai tempi delle sette piaghe d’Egitto. Quando Mosè, il prediletto dal Signore, obbligò il suo popolo a declamare poesia colle tavole della legge posizionate sul groppone. Attualmente, nel collettivo asmatico è tutto uno strofinarsi d’amuchina sull’uscio posteriore. La prevenzione è ai massimi livelli d’atmosfera. Non si respira praticamente più. I poeti si stanno allenando a declamare a bocca chiusa. Colla maschera anti gas scolpita sulla faccia. Tipo girini. Alcolizzati però! Una prova del nove per un gruppo poetico abituato a tirare parecchio la corda. Andare lungo. Essere talmente fisico da risultare talvolta molesto. D’altronde per gli adepti asmatici le chiacchiere stanno a zer. Parla la fedina penale. Sporca. Macchiata. Macchiata come il caffè macchiato. Meglio ancora se corretto. Corretto sambuca. Le autorità competenti hanno chiesto agli asmatici prudenza nei contenuti. È importante navigare assieme nella medesima direzione. Operare compatti. Tralasciare le questioni di Ego per abbracciare un più speranzoso arcobaleno collettivo. Evitare temi scottanti quali l’amore molesto, il trauma dell’abbandono, eventuali patologie contagiose, infezioni di pus, mancanza d’autenticità e altri paradisi infernali simili. Meglio trovare il bello, il lato celeste e celestiale che abita il pertugio del culo delle persone. Meglio allora bofonchiare di Pace nel Mondo, lieta novella, pecorelle smarrite e poi ritrovate, arsura placata coll’acqua, fratellanza universale, buffetti sulla guancia, pecche sulle spalle, gioie dell’amore corrisposto e altre puttanate simili. Meglio porgere l’altra guancia. Pure. E allargare le natiche per introdurci la Trave. Meglio lasciarsi usare, che usare a propria volta. C’è bisogno di Poesia evangelica ed evangelizzante! Un messaggio che solletica perdono e redenzione. Musica per poeti pastori di masse come Matteo Mingoli, pronto a ridefinire i confini dell’eventuale volto deforme, Daniele Capaccio, deciso ad allentare il morso sul pancino del fanciullo, Daniele Casolino, fulminato sul seniero selvatico come Paulo di Tarso, Alfonso Canale, aggrappatosi alla Barba del Pio da Petralcina, Lucrezia Lattanzio, pronta a deporre armi e tartina, Enzo Tatti, gradito alla sfera celeste e Giovan Bartolo Botta. Trascinatosi a forza in iper vitaminosi.

 

Sgombro di Quarantena

In attualità, teatro on febbraio 25, 2020 at 2:44 PM

 
l’ordinanza arriva puntuale. Al termine dell’Angelus Papale. Nuovo Cinema Palazzo in stato (e statuto) di Quarantena. Sgombro Bisestile in scena a porte chiuse. Come il Campionato di calcio. Un operatore (cinese) riprende lo spettacolo e lo lavora di montaggio sincopato per poi schiaffare il video sui social. La puntata è seguita in diretta via Sky.pe. Sono molti gli iscritti alla piattaforma di Sgombro. Versano l’obolo utile ad acquistare mascherina e amuchina. L’Intero cast si esibisce con la maschera anti/gas sulla bocca. Ci sono mascherine ovunque. Anche sui microfoni e sul leggio. C’è parecchia tensione nell’ambiente. La consueta “merda” d’inizio spettacolo viene rispettata spalmandosi amuchina sulla natica sinistra. Non sia mai che…
I primi ad esibirsi sono gli ospiti. Un nutrito gruppo di comici provenienti dal Lodigiano. Sono circa 80. Si prodigano in un numero d’alta scuola: Mimo. Il numero dello “zitto & mosca”. Terminata l’ultima contorsione vengono fatti disinfestare coll’estintore. E rispediti in Siberia. Ivan Talarico apre le danze suonando al pianoforte (disinfettato per l’occasione con del Sidol) la sigla del format. C’è una leggera variazione nel testo. L’utilizzo dei verbi, è al passato. Al passato transitorio per la precisione. Una nuova forma verbale. Nel modo e nel tempo. Ma pure nel metodo, nel ritmo, nella pausa cekoviana e nell’armonia. C’era un filetto di Sgombro, all’olio d’oliva. Adesso, sono terminate le scorte. C’è stata la razzia psicotica. Claudio Morici tira fuori dalle tasche l’artiglieria pesante. “me ne vado, da questa San Lorenzo così simile ad Honk Kong, piena di fuori sede cinesi, che consumano pizza al taglio cinese, fumano marjuana cinese acquistata da spacciatori cinesi e si rilassano al massaggio cinese pagando una tariffa cinese in virtù d’un happy ending cinese”. Morici sostituisce il miele d’ordinanza con un antibiotico/antpiretico. C’è ancora voglia di scherzare, nonostante tutto. Lo sa bene il misterioso collettivo del Nano Egidio. Che s’adopera in un numero di Teatro Manciuriano. Pupazzi dal Muso rigorosamente Giallo. Gioia Salvatori rimane sul pezzo, recitando addirittura in lingua Sinologa. “Ce stanno n’sacco de malattie”, puntualizza Daniele Parisi esibendo una hit adattata al contesto dell’attuale psicosi ipocondriaca. Ora che Davide Grillo pare avere risolto i crocicchi d’ordine sentimentale, il Ministero della Salute lo obbliga a barricarsi in casa. C’è ancora voglia di riderci sopra. Nonostante tutto. Giovan Bartolo Botta sfila sulla passerella indossando il futuro costume di scena. Non più un nero “neutro”, bensì la Tuta Sigillante appartenuta agli scalpellini asiatici che edificarono la Grande Muraglia Cinese. Tocca nuovamente ad Ivan Talarico chiudere i battenti annunciando urbi et orbi la lieta novella: Durante le prove, siamo riusciti ad isolare il bacillo e a sintetizzare il vaccino : la pizza di Osvaldo. Perché il Coronavirus, al Glutine, je spiccia casa!

 

Amore in Quarantena

In poesie di quarantena, polverie o poesie on febbraio 24, 2020 at 5:40 PM

 

Quarantena
è questa la nuova
tonaca di Dio
lasciami stordito
stordito moribondo
e in Quarantena
vetro dopo vetro
ho ricucito
lo specchio col
quale potevo
riflettere la mia
deforme immagine
da pezzo di merda
Quarantena
perché è così
che l’amore mi fa
sentire un ostaggio
un lurido avanzo
di galera col cuore
trattenuto in quarantena
Quarantena
guardami tesoro
l’infezione
mi calza a pennello
è il mio sarto per signora
il mio abito su misura
il Copricapo che
mi protegge dall’abbaglio
del sole l’infezione
è il profilattico
nel quale posso
schiaffarci sangue
e la coperta
che mi fa gelida
la voce
Quarantena
un infezione stremata
che si perde
in un Oceano sterminato
d’infezione
Quarantena
un perfetto inizio
una fine rapida
un amore superbo
una ferita
indolore

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In attualità, Bio Asma di Poesia, Poetry urban story on febbraio 24, 2020 at 5:13 PM

 

Alfonso Canale/ to hear
“…più vivo

più muoio ed è

un prendere congedo

ad ogni alba calestate

e rifuggita…”
Passano le Repubbliche. Cascano i governi. Governi di maggioranza di minoranza. Governi del cambiamento, della Restaurazione. Governi di responsabiltà, scopo, scopone scentifico, scala 40, macchiavelli, rubamzzetto. Strega tocca colore! Più si vive più si muore in questo fottuto poltronificio. Prendere congedo è un opportunità. Il Giovanilismo ad ogni costo aiuta. C’è chi beve per dimenticare. Poi, ci sono i cosidetti responsabili! Alfonso Canale, dicitore asmatico, è uno di quelli. Il suo impegno politico asseme la forma del componimento poetico. Ma la sostanza è quella del decreto legislativo. IL TRAUMa primordiale risale alla Caduta della Prima Repubblica. Canale ricorda le monetine lanciate sulla capedine di Bettino Craxi. D’apprima apprezzato esule. Poi, in seconda battuta, disprezzato Latitante. Canale ammirava il Cinghialone. Anche per la sagacia mostrata durante il Caso Sigonella. Quando Bettino mostrò il dito medio sollevato davati ai visi attoniti dei supponenti militari americani…
“…sono il mondo

un nulla che ch’è tutto

un pezzetto fra i tanti…”
Siamo una Colonia. La porzione periferica dell’impero. La buco di culo dello Jedi. Canale non ci sta! L’Italia è la culla della civiltà. Quando c’ra il Vallo d’adriano, In Amerca si lanciavano i sassolini colla fionda. Tangentopoli è la longa manus dei giubbonari statunitensi. Che vogliono rovesciare il vecchio ordine costituito. Per edificare la calassica pagliuzza nell’occhio. Ma è impossibile dare spago e/o credito alla pagliuzza nell’Occhio, quando l’imerialismo Americano t’obbliga a sopportare la Trave nel Culo. I giudici del Pool si fanno imbambolare manipolare come goldoni bucati, urge titillare il glande alla democrazia partecipata!
“…nè vivo né muoio

ed è un mirare infinito

bambino…”
Quello serve. Il mirare infinito e fanciullesco. Serve carne da macello. Bistecca giovane. Anche ittica se necessario. I girotondi sono superati. Il popolo dei fax puzza di muffa. Il popolo viola sa di Matusalemme. Servono le sarde. Meglio ancora se Sardine. Canale entra come fallo da tergo. Si propone come ideologo iridato. TO WANT, TO LOVE, TO HEAR, TO EAT. Un manifesto conciso, facile da stilare d’immediata risoluzione parlamentare. Nessuno conosce il futuro, tantomeno Tiresia, ma se conosco i miei polli, Canale avrà presto il suo seggio in Parlamento. Gruppo Misto ovviamente!

 

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In attualità, Bio Asma di Poesia, Poetry urban story on febbraio 24, 2020 at 4:49 PM

 

Enzo Tatti/ #4 (ho visto)
“…ho visto

spacciatori di Peroni

accendini legati a uno spago

penzolare da un muro

ho visto lucidare la Madonnina…

ho visto ogni tanto

la Polizia…”
Ho visto cose che voi umani non potreste mai immaginare. La frase del replicante in Blade Runner. Visione d’uno scorcio da apocalisse biblica. Da ultimo atto prima del diluvio universale. Un tempo la frivolezza pacata della vita agreste. La Roma del volemose bene. Poi lo sciabordio. La gentrificazione. L’invasione di massa dello studente fuori sede. Le cantine di Vini e Oli che si trasformano il Bangladini. Le vecchie balere tramutate in Disco Club. La taverna che si fa sciccosa vineria. Con prezzi da capogiro. E poi l’invasione di spacciatori che come cavallette fagocitano il territorio trasformandolo in tafanario. La leggiadria dei ragazzi di vita, cacciata a calci in culo, per fare posto agli strozzini griffati Tinder…
“…ho visto

i tag dei giovani rapper del prenestino

ho visto badanti spingere carrozzine

troppo pesanti…ho visto libri liberi

passare di mano…in cerca d’un legame…”
è un Tatti versione Pierrot il Tatti di questo verso simil beat generation. Il Tatti che guarda verso il minestrone di Castel Porziano. Il Tatti che portava L’Amaro Averna a Victor Cavallo. Di nascosto dalle rispettive consorti. Quando erano nei paraggi. E un Tatti che traghetta la consolare del Quadrante Est nelle braccia della Banda della Maranella. Quando i bucatini anziché essere dati a tipo 15 euro insieme all’Aperol Spritz, venivano gettati sulle capocce degli sbirri per farli telare dal panico. Tatti è il portatore del Pigneto. Il Pigneto della ghiaia. Con le strade sterrate. L’asfalto come sogno come diritto incivile!
“…ho visto la notte

finire in mattina…

senza fretta…”
quando i ragazzi di vita si guadagnavano qualche liretta spolverando i mocassini ai Gastoni della Via Veneto. La malinconia di Tatti la si può ancora osservare agli angoli della strada. A fare da palo agli avventori dei night club. Ormai con una pedata al Velabro. La strofa che distilla il long drink. Un cynar e via! Che cazzo è tutta sta sofisticheria!? CheescakE!? Negrovki!? Caipirigna!? Daikiri Frozen!? Roba da Froci!

Ciò che rimane del mio tempo sono…i pittori della domenica…

 

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In attualità, Bio Asma di Poesia, Poetry urban story on febbraio 24, 2020 at 4:25 PM

 

Daniele Casolino/ La Rivoluzione non verrà trasemssa su you porn
“…non potrai restartene

sul tuo divano a guardare

col pacco in mano…non potrai

perdere tempo a scegliere

il genere, la rivoluzione non

sarà trasmessa su You PORN…”
Un pezzo nostalgico. Gli amanti del vintage sentendo la ballad potrebbero anche optare per il nefasto gesto contro natura. Tipo evirarsi con un Vinile. O strozzarsi con ciò che rimane del Compact Disc. Meglio ancora darsi fuoco con i resti di vhs trattenuti nella dispensa. Nel solaio. Nella cantina. Nella Conserva di Marmellata. You porn è la sconfitta. È come una tigre che ti sbava addosso per disprezzo. You Porn è la morte d’un sogno, il decesso della socializzazione! La tiratura limitata dell’immagine. La pornografia si, quella relamente di cattivo gusto. L’Essere umano è analogico, procede per tentativi ed errori. Puzza di stantio l’essere umano. Siamo programmati per fare una cosa alla volta. Farla bene, con adeguato disagio, accumulando una patologia di tanto in tanto. La sollecitazione dei sensi deve somigliare ad un cartone animato. Se vogliamo parlare di Rivoluzione dobbiamo riportare le lancette dell’orologio alla origine della specie. Quella che nasce con PlayBoy, tanto per intenderci. Le Ore, il Gran Minestrone, qualche pube peloso sbirciato dallo spioncino dell’edicolante di fiducia…
“…la rivoluzione

non sarà trasmessa su you porn

non ti servirà il viagra

e non ti servirà essere nudo…”
Ora è tutto così dannatamente ostentato. Tette&culi, tette&culi. Sacche Scrotali sui muri delle Parrocchie. L’Ostentazione ossessiva del nudo ha provocato la condanna in contumacia del processo immaginativo. Casolino rende omaggio ai bei tempi che furono. Quando l’atto sessuale su celluloide ruotava attorno ad una trama. Le sceneggiature erano perfette, quasi puritane, ora il Porno somiglia più ad un colpo di culo che ad un gesto d’autore. I baci erano alla francese, ma di colore pastello, la passera pareva la selva amazzonica, c’erano gangster che facevano i gangster, pifferai magici che facevano i pifferai magici, gli orgasmi parevano la Nona di Beethoven, pippa e ditalini erano come manna dal cielo…
“…e sarai il primo del trenino

il primo del trenino bello mio

la Rivoluzione non sarà trasmessa

su You Porn…”
ma magari, essere la locomotiva d’un convoglio di marchettari sarebbe un onore, oltreché un onere. Ma magari, tornare a scambiarsi liquidi come ai tempi del Ballo delle Debuttanti. Magari poter ancora arrossire, essere civettuoli, civettuoli nel novero d’un rapporto anale. Imbarazzarci quando in Farmacia acquistiamo il pacchetto di preservativi. Abbiamo bisogno di credere alle nostre menzogne! Ogni squirt è sorella di sperma. Va tutto ingoiato se si vuole sognare!

 

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In attualità, Bio Asma di Poesia, Poetry urban story on febbraio 24, 2020 at 4:01 PM

 

Matteo Mingoli/ #4 (o sigarette)
“…sigarette sigarette sigarette

avrò spento almeno mille

sigarette in questo posacenere

ricolmo alla ricerca d’un gesto

dal profilo perfetto…”
il dominio della sigaretta elettronica volge verso il tramonto. Moda da democrazia liquida. Paccottaglia inutile. Chincaglieria da Influencer. Buona giusto a soddisfare la voglia d’ossigeno di qualche fottuta sardina. Le sigarette citate dal Mingoli nella sua istantanea poetica sono i gloriosi mozziconi spenti sui divanetti dei cinema porno. Ormai in disuso. Sono le sigarette fumate dai marchettari. Le spipettate dei tossici. Gli eterni pomeriggi trascorsi a fantasticare nei Bar dei rioni cemento. Le sigarette di quando i genitori come segugi t’odoravano il cappotto per sgamarti se avevi sgarrato. E tu ti sparavi il Denim al muschio sul collo. Ma era troppo tardi. Il babbo metteva mano alla cinta. La mamma metteva mano al coltello da macellaio. E tu ti giustifivcavi dando la colpa di dipendenza di nicotina agli amici. Gli amici, sostantivo usato con particolare frivolezza. Gli amici, sti figli di puttana. Battono cicche fumano cicche bevono cicchetti bivaccano fanno le vasche stringono il collo alle ragazze come se fossero capre da monta, fanno su e giù sui baracconi, le giostre, slinguano tipe sulle giostre o le portano in camporella sul chiappo…l’età dell’innocenza
“…tabacco trinciato

mescolato marlboro

camel wiston diana blu

sigarette sigarette sigarette…”
il tempo si congela. Si cristallizza. Quasi ibernato negli anni novanta. Pischelli coi bomberini, le zeppe, gli occhialetti progressivi. Pischelli che alzano la voce, zamatauri a cui prudono le mani. La fica è il loro paralume, fanno a botte per bazzeccole di calcio, la fica è il loro motore d’arrembaggio. Pischelle che si sparano le pose. Che diavolo vuoi che possano fumare se non le cicche della guapperia. Marlboro su tutte, poi camel e Diana Blu. C’era la litra fumare costava quanto un cono gelato un cucciolone morsi dieci undici per l’anno bisestile. Si portava il deretano a scuola, spesso si veniva rimandati a settembre, più facevi sega più eri Sovrano da Liceo, le tipe si facevano leccare la sorca alle occupazioni, tu accendevi la winston blu, meglio se rossa, balbettavi di 883, meglio se di Vespe truccate sfiorando i 60, e ci scappava il succhiello, il suggello, il succhiotto, la smanettata al birillo, che poi al bar,davanti alla Ceres lo spifferavi ai quattro venti e agli amici je rodeva…perchè l’amore durante l’età dell’innocenza sono cinque dita ar culo…degli altri però…
“…il sapore di un tiro

il perfetto profiloil tempo va via

sigarette sigarette sigarette…”
il tempo è tiranno. La poesia suona come un rimpianto. Il tempo è duale. Causale. Complice, ma pure oriundo, babbeo e bastardo. Passa veloce eti lascia in dote l’indesiderata gravidanza di nicotina. Quale nicotina!? La nicotina di chi cacciò il fascio dalla contrada!? Il tabacco dei reduci di guerra!? Il vizio dei nonni! Esportazioni!? Il vizio dei padri!? Post sessantottini attualmente bigotti! Alfa Box!? Nazionale? Il vizio di madri distratte socialmente accettabilmente paraplegiche anche loro, dico nella psiche!? Slim, merit! Il tabacco triciato!? Quello tipico cioè dell’Unità d’Italia. L’Età dell’Innocenza è un illusione! E la poesia ci insegna il percorso della storia alla rovescia…

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