Giovan Bartolo Botta

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con un addio

In poesie di quarantena, polverie o poesie on giugno 26, 2021 at 10:17 am

i poeti fanno pippa

i poeti sono pescicani

hanno fauci da squali

e sono solo dei fantocci

i poeti fatturano

eccome se fatturano

le multinazionali, sono

schiave, schiave dei poeti

i poeti fanno si colla testa

tutti assieme, tutti coalizzati

non c’è opposizione

non c’è opposizione

i poeti si sono

lasciati l’opposizione

dietro le spalle

sono i poeti

a fare le veci

dei poteri forti

e non il contrario

sono i poeti

a tenere in piedi

nauseabonde narrazioni

di false pandemie

e presunti debiti pubblici

sono i poeti

che indirizzano l’opinione pubblica al baratro

sono i poeti

che condizionano le masse

sono i poeti che si fottono la mandria

i poeti non ci rappresentano

i poeti sono falsi, fasulli, finti e fallati

c’è il poeta che di sti tempi

per tenere dritta la barra

e sollevata la testa

c’è il poeta dicevo

che di sti tempi

s’è venduto la madre

data in pasto come cavia

alla fabbrica della sperimentazione

i poeti fanno pressione

pressione morale, pressione fiscale

usano & gettano & manipolano & feriscono

i poeti che colle loro poesie

ci tengono cronicamente ammalati

e ci somministrano poesie

che creano effetti collaterali

gravi effetti collaterali

a cui serviranno altre poesie

per curare, rimediare

ai gravi effetti collaterali

causati dalle poesie precedenti

e via discorrendo e via elencando

e così si crea quel circolo vizioso

quel circuito chiuso, quella via d’uscita sbarrata

quella serpe che si morde la coda

quel sentirsi affettivamente rotto

quel percepire l’amore spezzato

a cui puoi porre rimedio con un addio

solo & soltanto con un addio

asma di poesia / le fucilazioni

In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, Bio Asma di Poesia, biografie parallele, Poetry urban story on giugno 22, 2021 at 1:08 PM

Le Fucilazioni ore 12.30 dott. prof. Matteo Mingoligiustiziato per crimini generici contro la poesia senza presenza d’attenuanti. generiche anch’esse. professione abusiva dell’attività veterinarica. genocidio della fauna. percosse all’orso che si fotte il cestino da pic/nic. vivisezione su Whinnie The Phoo. Bambicidio. liquore nel corpo del dumbo.

ore 13.00barone Alfonso Jfl Canale von rotchild giustiziato per crimini generici contro il verso scritto. rapporti illeciti con la mafia kazara. insediamento coloniale sulla striscia di Gaza. Conflitto dello Yom Kippur. Fasullo sbarco del poeta sulla luna. atteggiamento manipolatorio sulle masse. specismo.

ore 13.30 chef. Daniele Casolinogistiziato per rapporti di inciucio con la Monsanto. abuso del glifosato. abuso del pesticida sull’ortaggio. decesso della macina da mulino bianco. sevizio della tellina. friggitoria con olio di radiatore. intossicazione alimentare con tossina botulinica. ricettario falsato. repertorio poetico sottratto al minore.

ore 14.00 santa Lucrezia Lattanzio da Ginevra giustiziata per crimini contro la borghesia estinta. asfaltazione della classe media. complicità con la cortina di ferro. assassinio di re guglielmo primo d’austria. schiaffo al re. scacco matto alla regina. scrittura d’altri tempi. sputo su giovanna d’arco. rapimento del Moro sbagliato (aveva rapito Poldo Moro…il cugino sociademocratico…) assassinio di garcia lorca. a colpi d’ascia

ore 14.30 dott. luminar. Enzo Tattigiustiziato per eccesso di romanticismo nel verso. nostalgia per i tempi che furono. specie se incisi su musicassetta. rapporto illecito col cartello farmaceutico. lingua in bocca col Gatess. sbarco del rimedio allopatico in terra di burkina faso. sperimentazione in triplo cieco su soggetto sperimentale inconsapevole anestetizzato a ceffoni. ludibro della disciplina olistica. granulo omeopatico ridotto a supposta.

ore 15.00Elohim Daniele Capacciogiustiziato per consegna del declamo nel novero del maligno. tentazione del Cristo sul Sinai. Abuso di giovane tibetano. scherzo di dubbio gusto al povero isacco biblico. sostegno a caino. turpiloquio ad abele. sgambetto del lazzaro. tradimento del giuda per 30 denari. anche meno. fuga del popolo eletto dalla schiavitù d’egitto. promessa come burla. cannibalismo.

le esecuzioni sommariesaranno moderate e commentateda Tiziana Cesarini

oggi a Sacrofanoe in diretta social sui vostri telefoni cellulari

ASMA di Poesia / le fucilazionila norimberga poco fuori raccordo

Crimini Contro l’umanità- Enzo Tatti

In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, Bio Asma di Poesia, biografie parallele, Poetry urban story on giugno 16, 2021 at 3:09 PM

Bagnara Calabra. Vicino a Palmi. Piana di Gioia Tauro. Vicino a Vibo Valentia. 29 febbraio 1945. lato aspromonte. La famiglia Bertè festeggia la nascita del primogenito maschio. L’unico. Fratello coltello delle sorelle Mimì & Loredana. Il suo nome è Enzo. Enzo Tatti. Tatti nasce circondato dalle parole. E dal preparato erboristico. Amilcare Tatti, bisavolo emigrato a fare fortuna a Bogotà, era di professione ciarlatano. Ciarlatano & saltimbanco. Curava il fuoco di Sant’Antonio con una passata di fava. Un giorno ha posato la fava nel posto giusto. Villa Escobar. L’eunuco Gegè Farinelli, origini pedemontane, svolge mansioni di fatica presso la Villa. I due si sono appena conosciuti. Nei bagni della Stazione. Stazione Centrale. Farinelli introduce Amilcare alla corte del malavitoso. Pablo Escobar è dolente. Soffre di herpes zoster. Amilcare non si fa fuggire l’occasione. L’occasione della vita. Mostra la fava. La passata di fava. Il malanno scompare. È fatta! L’emigrate italiano ora appartiene alla cerchia. Al giro giusto. Enzo è affascinato dal mito del bisavolo. Vuole emularlo. Studia i fitofarmaci. I fitocomplessi. E scrive. Scribacchia poesie. Anche le sorelle maggiori scribacchiano. Compongono canzoni. E cantano. Cantano nel coro della parrocchia. Hanno talento. Talento da vendere. Il parroco le nota. Le addocchia. Il parroco si chiama Padre Nitto Cicerchia. Gesuita. Un passato da pedofilo. Assolto. O meglio, caduto in prescrizione. Don Cicerchia propone note uccellatrici. Le sorelle Bertè detestano il conformismo. Prediligono il repertorio amerindo. I suoni blues che provengono dall’america. Durante la guerra i soldati regalavano chewin/gum ai picciotti italici. E sigarette. E cioccolato fondente. E strani oggetti tondi che se schiaffati nel grammofono emettono musica. Musica che picchia duro. Suonata con vigore da artisti di colore. Negro Spirituals. Enzo osserva le sorelle. Applaude. Interiorizza il senso del ritmo. E il giro armonico. Perlustra il paese taccuino alla mano. Prende appunti. Sobilla immagini. Ancora non lo sa. Ma sono i prodromi della sua prima raccolta di versi. “Acrobazie”. Pubblicata con Asma di Poesia. Per Edizioni Haiku. Data alle stampe. E poi, gettata al macero…bandita dalla santa inquisizione. per motivi di blasfemia. Il tempo scorre. Mutano le stagioni. Mimì e Loredana salgono sul rapido. Destinazione Milano. Porta Garibaldi. C’è un contratto discografico che le attende. Ed impresari bisunti prodighi a palpeggiare…Tatti resta solo, in paese, a girarsi i pollici. Ma si sa che anche i pollici per girarsi a modino, hanno bisogno di stimoli…la decisione è presa. Valigia di cartone. Con dentro i pochi effetti personali. Le ampolle di vetro per i preparati galenici. Una matita di grafite. Un quaderno a quadretti piccoli. Con margine. Carciofini sott’olio fatti in casa. Con presenza di tossina botulinica. E un biglietto di sola andata. Vagone Littorina. Destinazione Termini. Roma. La città bottana, per antonomasia…

Enzo fa il suo ingresso nella roma della dolce vita. In via veneto si fanno le ore piccole. Ci sono i divi del cinema. I volti noti della televisione. Ci sono tentazioni che fanno gola. Ad ogni angolo di strada. Nel centro storico gli affitti sono esosi. Tatti da la classica occhiata al Porta Portese. Alla pagina dei disperati c’è la svolta. Zona Pigneto. Il Pigneto degli anni sessanta cade a pezzi. Pullula di volti scavati. Enzo trova la sua alcova presso Montecuccioli. La sera mette il naso fuori di casa. Cerca linfa vitale. C’è un bar al pigneto. Che spilla una birra che sa di piscio caldo. Birra Chango. Il cesso è sempre infondo a destra. Il lavello è sempre rotto. Gli avventori sembrano reduci dalla campagna di Russia. È vietato sedersi al pianoforte e suonare. È concesso sparare al barista. C’è anche fauna giovane in quel locale. Ragazzi. O meglio ragazzini. Ragazzini di vita. E c’è uno scrittore. Un poeta. Un artista a 360 gradi. Che i ragazzi di vita lo mandano ai matti. Il suo nome è PierPaolo. PierPaolo da Casarsa. Friuli. Anche lui un migrante. Enzo & Pierpaolo fanno amicizia. Si stringono la mano. E si battono la pacca sulla spalla. Quando scatta il buffetto sulla guancia è segno che si tratta di amicizia profonda. Tatti ha appena emulato le gesta del prode bisavolo. È entrato nel giro giusto. Nel circuito letterario che conta. Eh si perché il pierpaolo della nostra storia, di cognome non fa Pagliuca o Pazzagli no, fa Pasolini…

Pasolini al Tatti gli fa da chioccia. E viceversa. Pasolini illustra ad Enzo i trucchi del mestiere. Il mestiere del poeta. Ammiccare. Periodi lunghi. Iperuranici. A tratti metafisici. Scrivere ermetico. A tratti incomprensibile. Declamazione con assenza di sentimento. Scrivere di ciò che non si conosce. E poi, interfacciarsi. Servono le conoscenze. I contatti. Sorrisi falsi. Leccare natiche. Natiche & piedi. Gli editori vogliono sentrisi lisciati. Lisciati e coccolati. L’ordine è perentorio. Lisciare il pelo alla gente che conta. Fare nomi. Nomi e cognomi. Partecipare alle feste. Organizzare cene & ricevimenti. Aggiungere posti a tavola. Mandare a memoria i contatti telefonici. Parlare sempre bene dei colleghi. Evitare scaramucce. Tatti impara dal maestro tutto, e forse pure qualcosa di più. Per sdebitarsi si prende cura della salute del suo mentore. Che, causa vita dissoluta, versa in stato precario. A tratti comatoso. Enzo è poeta, si, ma anche naturopata. Spesso Pierpaolo torna a casa che gli prude qualcosa. Qualcosa da qualche parte. Qualcosa da qualche parte, per colpa di qualcuno. Tatti la ci ha la magica pomata sedativa. Un preparato alla calendula che se inoculato con cerbottana fa miracoli. E poi gli oli essenziali, le tinture madri e la cura più importante. La terapia eliocentrica. Una cura preventiva, forse palliativa, a base di bagni di sole. Fonte di colicalciferolo. Vitamina d. D3. Da effettuarsi a Ostia. All’idroscalo di Ostia. Ostia beach. Il punto in movimento…

Pierpaolo è un ottimo paziente. Un degente modello. Esegue gli ordini. Senza fiatare, senza fare domande. Senza pretendere chiarimenti. Se Enzo ordina -vai a Ostia! Pierpaolo prepara il cestino da pic/nic, sale sulla sua alfetta e volta per pineta sacchetti. È la notte di halloween. O giù di li. Pasolini ha trascorso il pomeriggio in spaggia. Ultimamente appare spossato. Sottotono. Enzo è stato perentorio! C’è bisogno di una dose aggressiva di vitamina D. Che rinforza il sitema osteoarticolare. E dona ossigeno al sistema immunitario. Il sistema immunitario di Pasolini è compromesso. Sputtanato da vaccinazioni infantili e inalazioni del nitrato. La giornata è volata. Scende la notte. L’ultima d’una lunga serie. Pasolini è stato rinvenuto lungo! I motivi ancora non si conoscono. Enzo apprende la notizia dalla voce di Tito Stagno. Al giornale radio del mattutino. Distrutto, monta sul vagone metropolitano, e si precipita sulla scena del delitto. Si sente in colpa, non si da pace. Il luminare deceduto, forse per colpa del troppo sole. Ma allora, allora la medicina alternativa, non funziona, è tutta una froceria, una presa per il culo, una caxxata!? Sono i pensieri, i monologhi, i soliloqui interiori di un uomo che ha consacrato la vita alla scienza…sbagliata…ma da domani si cambia candeggio, si, perché come diceva Rossella O’Hara in via col vento…dopotutto domani è un altro giorno…o è un giorno come un altro…

un giorno senza sangue è come un giorno senza sole. Lo diceva Jonh Wayne nelle sue pellicole da gradasso. Tatti ha subito una mutazione. Una mutazione della dottrina. Getta al cesso i libri di poesia. E a Malagrotta i manuali d’erboristica. S’iscrive a medicina. Brucia le teppe. Smette d’uscire. Bandisce la vita notturna. Studia come un indemoniato. Nel giro di 24 ore si laurea. Con una tesi sul paracetamolo preventivo. Da somministrare a soggeti sani. Due ore dopo prende la specializzazione, in urologia. Nel wek/end fa un dottorato. A casablanca. Dove consegue l’abilitazione all’espianto dell’organo. Colleziona papiri. Bussa alla porta del cartello farmaceutico. Viene assunto. In qualità di passacarte. Comincia dal gradino più basso. E scala. Scala la montagna. Partecipa ad un summit. Prende la parola. Esordisce così- nel Maine sono previste 68 vaccinazioni obbligatorie per i bambini sotto l’anno d’età!? Mi sembra una legge timida! Potete & dovete fare meglio! Ci sono i coniugi Gatess a quella riunione! Drizzano le antenne. Avvicinano Enzo. Gli stringono la sacca scrotale. Lo invitano a colazione. Ordinano succo d’adrenocromo! Sorseggiano. Pasteggiano a lonticchio di bimbo sodomizzato. rosolato nella margarina. Enzo illustra la sua idea di medicina. Voce pacata. Ma decisa. Va dritto al punto. Non fa pause. -vedete cari Bill & Melinda, quando il degente diventa deceduto, la percentuale di guarigione è del 100%! Bill & Melinda sono commossi! Antony Fauci, ex galoppino principe dell’azienda di famiglia, viene accompagnato gentilmente alla porta. Ora il capo, è Enzo. Amilcare, il bisavolo, lo guarda dal basso degli inferi. -bravo nipote mio, sei riuscito laddove io avevo fallato, anzi fellato. La poesia è un lontano ricordo. La medicina olistica un peccato di gioventù. Enzo ha carta bianca! E su quel rotolone ci scrive nuovi capitoli. I capitoli più intriganti della medicina allopatica moderna. Vengono messi in soffitta i vecchi ricettari farmaceutici. Il sintomo va aggredito. E la causa del sintomo va semplicemente ignorata. Il cartello farmaceutico necessita di malati cronici. Ma anche di vittime sacrificali. Da dare in olocausto. Per tenere bassa la vibrazione del pianeta. Tatti ribalta come un calzino l’antico concetto d’immunologia paracelsa. Al diavolo la teoria del germe. Fanculo al batterio, al fungo, al parassita, al virus e al terreno immunitario martoriato. La medicina deve agire alla cieca. N’do cojo cojo! Così, alla viva il parroco. -vaccinare cani & porci, su tutto. Possibilmente già nelle tube di falloppio. Quando il futuro degente, è ancora un semplice spermatozo nella sacca scrotale paterna. Enzo sintetizza vaccini per la qualunque : forfora, crosta lattea, unghia incarnita, piede a martello, alito marcio, pelo pilifero, pomo d’adamo, gomito del tennista, ombelico di venere, dermatite sebacea, glande arrossato, miofascite plantare, calcagno sedato. La sua arte curativa, riporta in vita malattie debellate da tempo. Torna in auge la peste bubbonica, il tifo petecchiale, la gotta da carni rosse, l’enterite polonare, la sifilde al quarto stadio e la mitica lebbra biblica antico/testamentaria. Tatti pubblica. Pubblica libri. Il suo sogno di bambino. Ma non sono le ricchionate poetiche, no. Sono ricettari. Ricettari farmaceutici. Scoperte scentifiche. Accumula premi, riconoscimenti e onorificienze. Nel 1998 l’allora presidente Bill Clinton, consegnandogli il nobel per la medicina, gli tira giù i calzoni, e gli fella la filibusta. La cavalletta! Scatta l’impichment. La lewinski è gelosa! Hillary chiude un occhio. Così come lo fa il culto saturnista. A cui Enzo appartiene. Per meriti ottenuti sul campo. Indiscussi. Quando serve compilare una procedura di spopolamento, L’elitè oscura che comanda da dietro le quinte, solleva la cornetta e sguinzaglia il Tatti. TattiVax. Un vaccino contro la patina bianca sulla lingua, testato alla cazzo su cavie brasiliane umane prelevate a BeloHorizonte nel 1981, ha prodotto un ecatombe tale, che Tatti stesso, ha preferito prendere casa in Cile. Protetto dalla dittatura del signor. Pinochet. Il resto è storia moderna. a tratti contemporanea. La Tatti Medical Faundetion fattura qualcosa come 6000 miliardi di dollari l’anno. Soldi che ad Enzo gli permettono appena appena di stare a galla. Di sopravvivere. E di togliersi qualche soddisfazione. Artistica. Qualche sfizio. Tipo tornare a scrivere. Poesie. E declamarle. Col collettivo asma. Case sparse su tutto il territorio. Menzioni. Nonostane ciò, il nostro Enzo è rimasto umile. Un frate fracncescano. Dedito alla regola benedettina! Ora et Labora. Anzi, e/labora! E abita ancora li, li dove tutto è cominciato…al Pigneto, lato prenestino…dove ogni 1 novembre ( culto del dio bafometto) le famiglie Soros, Rotschild, Rockfeller e Gatess, si riuniscono, per citofonargli, e ringraziarlo. Ringraziarlo. Di avere loro messo in mano. Il mondo. E se ci scappano due ossa per il brodo…perché no…

Crimini Contro l’Umanità-Alfonso J.F.L Canale

In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, Bio Asma di Poesia, biografie parallele, Poetry urban story on giugno 12, 2021 at 2:18 PM

Ci fu il giorno in cui l’ottimo Frank Pelta mi chiese- Bartolo, tu sai che è il grande burattinaio!?

Alfonso J.f.l Canale. Il grande burattinaio. L’onnipresenza occulta. La strategia della tensione celata. Alfonso Canale nasce il 4 luglio 1776. a Gerusalemme. Nei dintorni del muro del pianto. Da ventre sionista. Il padre putativo di Alfonso è Antony Natanh Lionel Ernest von Rotschild. Detto il barone. Come l’ottimo Niels Liedolm. Allenatore scudettato giallorosso. Da qui si spiega la passione sfegatata di Canale per la Roma. Passione calcistica che accomuna molti dei grandi strateghi planetari. Oltre a Canale tifano la magica anche elementi impeccabili come Giulio Andreotti, Benito Mussolini, Maurizo Gasparri e l’eccellente attuale ministro della salute pubblica Roberto Speranza. Il Barone von Rotschild veleggia sui circa 300 anni. Ma ne dimostra 299. Caracolla verso gli ultimi colpi d’anca. La prostata fa male. Brucia. Robuste iniezioni di maca, un potente tonico afrodisiaco, provano a solleticargli il gulliver. Ma senza successo. Il Barone si sente il satiro di sempre. Ma la nerchia non ne vuole sapere di rimettersi in careggiata. Come se non basatsse, gli ordinari soggetti dediti all’eccitazione sessuale, fanno cilecca. Corpi maschili e femminili. Giovani e sodi. Il Barone li schifa. Anche la classica fauna minorile umana pare averlo stufato. Serve una chicca. Una scintilla. Gerusalemme pullula di strip/bar. Anche Haifa & Gaza non scherzano. Ci sono scintillanti night-club che debordano di faina. Ma arrivati alla sospirata quarta età, al maschio alfa di ceppo abramita, serve ben altro per eccitarsi. Serve l’intervento della mano divina…

C’è Jhawè che ha preso una stanza nei dintorni della stazione. È in città per affari. Vuole accaparrarsi un tronchetto di Palestina. Per motivi di gingillo personale. Il Barone possiede l’intera porzione del medio/oriente. Tocca venirci a patti. Appuntamento al “puta mare”. Locale ambiguo. Lontano da occhi indiscreti. I garzoni scozzonano il capretto. È questione di attimi. Scialano le farfalle nello stomaco. Nasce il sentimento. Nasce in mezzo al pianto. Al muro del pianto. Il Barone volta Jhawè. Lo ingroppa. Nove giorni dopo, l’eloim perde le acque. È nato Alfonso. Novello burattinaio. L’ennesimo

reciso il cordone ombelicale, Canale viene subito sottoposto alle prescrizioni talmudiche. Benedizione nelle acque del Giordano. Battesimo a sberle. Leccato in fronte dal vitello più grasso. Sputo del figliol prodigo. Menefreghismo del buon samaritano. Decesso di Lazzaro. Siesta nell’orto del Getzemani. E, dulcis in fundo. Circoncisione. Praticata dalle mani sicure del millenario Matusalemme. Un rabbino di fiducia. Affetto da Parkinson. Cronico. L’operazione va a gonfie vele. Anche troppo. Anestesia a ceffoni e recisione netta dell’intero apparato genitale. Cazzo & palle. Al gran completo! Da dare in olocausto sul Sinai. Sbrigato il praticantato, Canale viene inviato negli Stati Uniti. La nuova Babilonia. Pronto a portare avanti l’agenda di famiglia. L’agenda oscura. Il disegno globalista mondiale…

Appena messo piede in America Canale affronta subito la sua prima sfida. Uccidere Lincoln. Abramo Lincoln. Tredicesimo presidente U.s.A. Numero prediletto dall’ordine templare. Eletto nelle file degli indipendentisti. Nel senso di quelli che amano farsi i caxxi proprii. Lincoln è un personaggio ingombrante. Vuole il bene del popolo. Vuole sciogliere la riserva monetaria federale. Cioè il meccanismo di strozzinaggio monetario che tiene gli stati a gradi novanta in attesa di giudizio. Lincoln viene definito dall’ambiente sionista il classico “dito al culo”. Canale lo elimina di fioretto. Usando l’arma più nobile e nobilitante a sua disposizione: il discorso. Un discorso interminabile. Si fa eleggere al Congresso. Nel novero dei democratici. Prende possesso della parola. Fa ostruzionismo. Parla ininterottamente. Senza riprendere fiato. Senza pause. In aula ci sono dei decessi. Lincoln prova a destreggiarsi. A distrarsi. S’attacca alle cuffie. Ci prova coi tappi di gomma piuma. Ninte da fare. La parola arzigogolata di Alfonso è più forte. Metafisica, a tratti iperuranica. Lincoln è stremato. La sua pazienza è alle corde. Sono quasi le otto. La moglie lo attende a casa per cena. È giovedì. Giovedì gnocchi. Canale cura i dettagli. Spiega, illustra, sminuzza, taglia e cuce. E poi fa scacco matto. Aprendo parentesi. Ed evitando accuratamente di richiuderle. Lincoln è alle pezze. Afferra la doppietta. E si spara nei coglioni. Morendo prematuramente dissanguato. A soli 66 anni. Cifra ritualistica d’ordine massonico. È govedì 14 aprile 1865. Un venerdì santo. Canale, da eccellente iniziato, sta rispettando il precetto della cabala…

Canale non è una figura che ama rimanere nell’ombra. Canale è il tipico burattinaio che adora palesarsi. Non è di quelli che danno ordini senza fiatare. Senza muovere le labbra. Un alla Kissinger tanto per intenderci, no! Canale adora stare in prima linea. Come quando tirò le orecchie a Gobbels additandolo di “froceria”. Gobbels. Ministro della propaganda Nazista. Gobbels illustra la sua strategia di manipolazione davanti al Fhurer. E al resto dei gerarchi disposti presso la tavola rotonda. A natiche nude. Tavola rotonda. La stessa di re Artù. La stessa dove Lancillotto se lo fece suziare da Ginevra. E viceversa. Perchè era trans. Ginevra era un trans. L’ambiente totalitarista ama circondarsi di simbologia sacra. Goebbels illustra. Hitler cerca con lo sguardo l’approvazione di Alfonso. Che non arriva! -A zì che è sta ricchionata!? Canale sentenzia! Cala il silenzio! Dal occhio vitreo del galoppino nazista scende una lacrima. Poi una seconda. Poi una terza. Indi, un salice piangente. Sono lacrime d’un funzionario fedele che si sente ferito. Ferito nell’intimo. Rimosso. Canale prende in mano la situazione. Nel giro d’una settimana la popolazione tedesca è costretta ad andare a zonzo con un apparecchio catodico conficcato nel cranio. Acceso h24 sul notiziario di regime! Eccolo il capolavoro balistico. La manipolazione delle coscenze a gitto fordista. Hitler è commosso. I banchieri sionisti che lo finanziano pure. Canale, che lo gestisce da fidato strizzacervelli pure di più. Tutti contenti. Ci si da alla masturbazione generale. E generalizzata. L’Onanismo di regime. L’agenda globalista prosegue a passi da gigante…

Alfonso è un convinto sostenitore del metodo persuasivo. Persuadere l’interlocutore attraverso il discorso. Il popolo bue va catechizzato. Serve “il discorso”. Scritto o declamato che sia. Se poi le due cose avvengono entrambe simultaneamente dal vivo, allora il gioco è fatto. Canale gestisce i trattati di pace della conferenza di Yalta. Stipulati di suo pugno. Mattoni enciclopedici. Roosvelt, Churchuill e Stali li firmano senza consultarli. Così, a babbo morto. Pena la fuoriuscita di sangue dal naso. Ed ecco che nel giro di mezza giornata la Germania diventano due. E il vecchio continente si trova diviso a metà. Da una cortina di ferro. Ai berlinesi ci costruiscono un muro. Così alla cazzo di cane. Senza motivo. Canale sposta le sue pedine sullo scacchiere della dipolmazia mondiale. E si diverte come un bimbo dell’asilo. Ciaucescu lo appizza ai rumeni. Che nel giro di una notte da pasciuti si trovano razionati nel pane. E nel latte. Agli Spagnoli li ci piazza Franco. Uno spostato. Fissato colle sedute spiritiche. Ai Portoghesi li ci schiaffa Salazar. Un deviato mentale. Uno di quelli che passa il tempo a tagliare le code alle lucertole. Per poi vederle ricrescere. E tagliarle di nuovo. In Grecia ci schiaffa i Colonnelli. Dei militari amanti del PlayMobil. In italia sostituisce il fascio littorio col fascio scudocrociato. Ma il suo tarlo reale è Isralele. Isralele. La sua patria amata. Isralele. La terra madre. La terra matta. La madre patria. Isralele. La dove il danaro si crea dal nulla…

Canale fa ritorno all’ovile dopo la Guerra dello Yom Kippur. Torna sulla striscia di Gaza portandosi appresso un Goniometro. E un compasso. Comincia a citofonare alle case dei nuclei famigliari Palestinesi. E si fa dare in consegna la planimetria catastale. Studia le carte. Convoca a se gli scagnozzi a libro paga Golda Maier e Jasser Arafat. Pontifica a braccio. E dopo una lectio magistralis di circa 666 giorni (cifra rituale cabalistica d’ordine fenicio), redistribuisce lo stato d’isarele secondo i dettami della mafia kazara. terminato il discorso di Canale i poveri Maier e Arafat si vedranno costretti all’uso forzato dell’Amplifon. Dopo aver tirato giù le torri gemelle utilizzando come bombe umane due bambini soggetti a vaccinazione esavalente( progetto Mk Ultra), Canale sarà ancora convocato dalla cabala oscura in età pensionabile per ultimare l’agenda globalista progettando una pandemia posticcia causata da un pangolino e un pipisterllo che Alfonso andrà a procurarsi di persona, alla fiera dell’est, stordendo i poveri animali con speculazioni filosofico estetiche sulla poesia dell’ottimo Beowful…

il resto è storia moderna. A tratti contemporanea. Canale sposa la legge dell’ammiragliato. Legge anticostituzionale che rende banche e garndi aziende soggetti giuridici sovranazionali. Soggetti giuridici che detengono la sovranità sogettiva del singolo individuo. Delle cianfrusaglie che possiede. E del suolo che calpesta. E poi c’è asma. Asma di poesia. Un covo di poeti sionisti che scrivono versi sionisti per intrattenere i capoccia della mafia kazara.

Che è il grande burattinaio!?

Non c’è. Non esiste il grande burattinaio. Ma qualcuno che sta ancora più su. Sempre più su. Nascosto. Un passo di lato. Un passo indietro. Un passo di danza. Un passo di fianco. Una trave nel culo. La dimensione parallele. Il lato oscuro della luna. L’altra faccia ancora della medaglia…lui…Alfonso jude for love Canale…

esserci ora

In poesie di quarantena, polverie o poesie on giugno 11, 2021 at 10:01 am

il ministro ieri notte

ha cominciato a pigliare gli schiaffi

il primo ceffone arriva da tergo

merito d’una vecchia decrepita

il marito anch’egli

vecchio decrepito

gli è crepato stipato in r.s.a

stirato duro colla merda

a penzoloni dal pertugio del culo

la vecchia parte colla manita, è un ceffone innocuo

quasi un buffetto

ma è il primo ceffone

trasmesso in diretta tv

diretta nazionale

c’è stato un lungo applauso

commenti a iosa sui social

il ministro legato sulla tazza del cesso

col sorriso di sbieco stampato sulla faccia

la vecchia che gli apre la bocca

& gli sputa in gola

più che uno sputo

uno scatarro, un fottuto scatarro

nello scracio la vecchia ci rimette

la porzione superiore

del ponte, e poi inevitabili

arrivano le ingiurie verbali

gli insulti in dialetto

-piezzì i mierd’ figli androcchiè

i militari costretti a chetrala

-calama nonna calma…

ogni cittadino

ha diritto al suo ceffone

un ceffone in faccia al ministro

non due o tre o un pugno

o un calcio volante, no

un ceffone, un solo ceffone

da gestirsi a piacimento

mano spalancata o nocche

la gente fa la fila una fila diligente

la classica fila d’entusiasmo

stile concerto di Vasco

ci sono vecchi & giovani

madri separate da padri

e padri separati da madri

ci sono nonni comunisti

che avevano comiciato da balilla

e ci sono figli della lupa

con un passato da compagni

ci sono coppie aperte a tratti spalancate

ci sono scambisti poliamoristi monogami

pedofili gerontofili tizi attratti da animali

e gente che si fotte le salme

e sono tutti li, in fila indiana

pranzo al sacco, caldi bollenti per

schiafeggiare il ministro

ci sono bimbi, bimbi & conigli da riporto

un tizio forzuto molla la manata

il ministro rimane colla bocca apera

un piccione gli schiaffa il guano in trachea

il ministro ha un conato di vomito

chiede un sacchetto per lo sbratto

se Gesù ottenne panno intinto nell’aceto

al ministro manco quello, anzi

un tizio gli si avvicia

si cala le brache e gli scoreggia sul viso

c’è chi ti posa la rosa, la rosa sulla guancia

e c’è chi ti si fa la sciolta sul muso

ce il genitore che col figlio andato lungo

dopo l’ennesima dose di v.a.x

si sfoga schiaffeggiando il ministro

oltre il lecito oltre il consentito

il salire di tono del ceffone

manda il pubblico alle lacrime

il padre di famiglia

colpisce e urla

schiaffeggia & grida

i giudici di gara chiudono un occhio

il padre schiaffeggia mancicco, colla moglie

stavano in crisi, ma ora, ora

la sua donna lo guarda con rinnovata ammirazione

sicuro che stanotte si torna a scopare

ceffoni a destra & a manca

e per ora hanno comincito a menare le mani

solo gli abitanti di cuneo

e il primo a schiaffeggiare

è stato il cuneese Giovan Bartolo Botta

(sindrome di reynaud, danneggiato da vaccino)

ed è molto interessante tutto questo

ed è molto divertente esserci ORA

crimini contro l’umanità-matteo mingoli

In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, Bio Asma di Poesia, biografie parallele, Poetry urban story on giugno 5, 2021 at 3:18 PM

Crimini Contro l’Umanità- Matteo Mingoli

Matteo. Matteo Mingoli. Matteo Mingoli vede per la prima volta la luce fuori dal tunnel il giorno 29 febbraio del 1870. L’anno dell’abdicazione definitiva dello stato pontificio. Annesso al regno di sardegna. Sotto l’egida di casa savoia. Il quartiere che gli fa da ovile è il pigneto. Lato casilino. All’epoca ancora vergine da derive di stampo nottambulo. La passione per i libri lo travolge sin dalla tenera età. Il ragazzo legge tutto ciò che trova. Il problema è che in quegli anni di tumulto, in città i libri scarseggiano. A roma trovi solo la bibbia. Per giunta contraffatta. Il resto della letteratura è considerato alla stregua della pornografia. Matteo soffre. L’ennesima rilettura del testo sacro lo manda ai matti. Al giovane gli fumano i coglioni. Sa di non sapere. E ha sete di colmare quella sete. La sola e semplice parola del signore gesù gli ha fracassato lo zyguataneo. E in quanto a Dio, il futuro poeta asmatico, si professa ateo. Ateo tendente all’agnosticismo. Ma con forti connotazioni spirituali. In pratica una contraddizione in termini. Spesso si reca in chiesa a rubare le offerte. I libri costano. Gli servono i piccioli. Inoltre gli è da poco sbocciata la passione per la taverna. Passione che lo segnerà nel resto del destino. E i liquori costano. Eccome se costano. Il tintinnio della moneta non basta. Serve danaro. Danaro contante. Bisogna mettere a frutto questa dannata passione per la lettura. E per il distillato. Bisogna poi che la lettura si tramuti in scrittura. E la scrittura in quattrini. Ma la capitale versa in stato d’abbandono. Un degrado comatoso culturale nonché morale. Ora la meta è Torino. fresca capitale dello stato sabaudo. Torino pullula di vita. Beata gioventù. Studenti. Studenti fuori sede. Locande, bordelli, giovani di negozio, vetrine, lampioni. A Torino c’è dibattito. Serve stare sul posto. Li dove le cose succedono. Li dove accadono i miracoli. Li, a Torino c’è il gianduia. E i grissini. E la scuola holden…scuola gestita da Giribaldi Tancredi Grinzane Stupinigi Baricco…bisavolo del più chiacchierato Alessandro…la scuola holden minchia zio fa…il top della forma…concava però…

la scuola holden è un istituto di scrittura suddetta creativa. Nel senso che si scrive divertendosi. Rigorosamente da sobrii. Scrittura in stato di lucidità. E ciò che si scrive non lo si declama. Perché la scuola holden sta a Torino. In piemonte. E i piemontesi sono molto riservati. Non amano sbandierare ai quattro venti le loro opere di bene. Falsi & cortesi. Come dice il proverbio. Matteo fa domanda per entrare alla scuola holden. Il corso dura 30 anni. Finito il 30esimo anno il corpo docente ti da una pacca sulla spalla. E arrivederci & grazie. L’intero pacchetto costa il proverbiale occhio della testa. Il comparto professori deborda di nomi che contano. E cognomi blasonati. Sono i classici specchietti per le allodole. Tu corri ad iscriverti. Paghi l’ira di dio. E poi scopri che il tuo luminare sarà un vecchio decrepito cerebroleso antipatico ed incontinente. Il tutto per una cifra a zeri molteplici. La trave nel culo fa meno male. Il promettente Matteo fa domanda. In carta bollata. Domanda accolta. Ora la carriera sarà tutta in discesa…

passano gli anni. Mingoli si diploma per il rotto della cuffia. Grazie ad una dazione ambientale direi parecchio sostanziosa. L’istituto lo congeda con un -a mai più rivederci e vaffanculo. Si, grazie al caxxo! Scrive una tesi sul d’annunzio. Sul vate e le sue costole. E di come con qualche costola in meno, è semplice autopraticarsi la masturbazione orale. I compagni di scuola per ringarzaro di tutti questi anni di bisboccia, di tutti questi pomeriggi trascorsi a girasi le dita prensili, gli fanno un dono speciale: Rufus! Uno splendido porcellino d’india! Matteo va in brodo di giuggiole. Dopo la poesia, il whisky e i biscotti, la sua altra passione è la fauna. Nel frattempo Torino ha perso il suo satus di capitale. Ora si vive di juventus. E di grande torino. Di ricordi. Ricordi custoditi nel passato. Ora la famiglia agnelli fa le macchine. Macchine di merda. E investe in borsa. Distribuisce dividendi agli azionisti. Chide l’elemosina allo stato…licenzia. Ripare in polonia. E in brasile. Laddovè la manovalanza ti costa quanto una crosta di formaggio. Meglio tagliare la corda. A Roma c’è la giunta progressista. A Roma è tornata lei: la notte bianca!

Nel frattempo Rufus ha messo su chili. Da porcellino s’è fatto facocero. E poi cinghiale. I due accompagnano Buscaglione tra i suffumigi di via veneto. Sorseggiando martini & declamando rime baciate. Quello che scopa del trittico però è solo Buscaglione. Fred Buscaglione. Il volto noto del piccolo schermo. Per il resto della ciurma…seghe. A duplice mandata. Ma le cose sono destinate a cambiare…un cambio repentino.

3 febbraio 1960. il reading è terminato. Scivolato dentro una notte di bagordi. C’è una auto modello tunderburd di colore rosa che attende la triade fuori dal “Puta Mare”. Un night club frequentato da prostitute ultracentenarie. In menopausa da lustri. Fred è fradicio. Non si regge in piedi. Guidare è fuori discussione. Mingoli caracolla sulla soglia. Rufus è un cinghiale. Non ha la patente. Mingoli si mette al volante. Zero cinta di sicurezza. Giunto a Ponte Milvio si perde Buscaglione nel Tevere. Ma continua dritto. A Ipogeo degli Ottavi frena bruscamente davati ad un passaggio a livello. Rufus viene catapultato a mezza altezza sul binario. Un treno merci a vapore finisce il lavoro sporco. Da quella notte l’ultimo e unico scopo di Mingoli sarà conseguire il titolo di studio in scenze veterinariche…in argentina…insieme agli scenziati del terzo raich…quello scampati alla prima norimberga…

aiutato dalla tecnica poetica Mingoli concepisce la medicina veterinarica in termini di sintesi. Sintesi e declamazione ad alta voce della posologia farmacologica. O della diagnosi. Cioè in pratica apparitiene a quella categoria di veterinari che ti devono urlare all’orecchio il problema del tuo animale. Domestico o selvatico che sia. Fiero esponente della medicina -tutto e subito. E audace sostenitore degli esperimenti in cecità totale. Senza il consenso del soggetto sperimentale. O col soggetto sperimentale trattato alla stregua di complemento oggetto sperimentale. Un portento. Un rivoluzionario. Un umanista. Un praticante del sollievo immediato. Nel parco nazionale degli Abruzzi, durante una gita alla cazzo di cane, sorprese un raro esemplare di volpe con la zampina incagliata nella tagliola. Fedele alla linea del motto “nel dubbio non esitare”. Scese subito dalla macchina, aprì il cofano, impugnò il cric e lo fece franare sulla scatola cranica della volpe. Ora si, non c’è più sofferenza. Matteo vede patogenesi in tutto lo scibile umano. Il suo sogno è curare i sani. Somministrare farmaci ad animali che stanno da dio! Dove non c’è malattia la si può creare. Forgiare. Basta usare la fantasia. Unire i puntini. Praticare collegamenti privi di senso. In medicina è necessario ignorare la logica. E sposare il caso. Una nozione sanitaria arrembante che gli è valsa il nobel. Grazie alla tecnica della “reazione inversa”, Mingoli riuscì a far tornare delle crocchette di pollo allo stato di pulcini. Basta raschiare via il fritto. Cosa resta!? La parte morbida…e li interviene la formina…e il gioco è fatto. I più pratici possono usare le mani. Occhietti E beccuccio possono essere fatti con vetroresina. Le zampine pigli un paio di ramoscelli. E sei a posto! Una mano di giallo e via. Questa non è semplice medicina, no! È genetica! Genetica creativa! Negli uffici della monsanto gli azionista fanno saltare i tappi di spumante_ con uno così alle nostre dipendenze il dividendo è assicurato. Ma Matteo non è nato per lavorare come subordinato. La sua è una ricerca libera! Libera & indipendente. Dove la chemio sarà somministrata preventiva ai gatti randagi per il loro bene. Perché la prevenzione è tutto. Perché prevenire è meglio che curare. Perché anche un pappagallo necessita di logopedista. Il merlo del foniatra. Il castoro del dentista. La puzzola del sapone. Le api della cera. Il cane del guinzaglio. Il gibbone della banana. L’oca giuliva. Il maiale dell’affettatrice. Il cavallo dell’albero degli zoccoli. La mamma di dumbo d’un aborto clandestino in messico. Bambi di due schiaffi. Il bue e l’asinello. Lo struzzo del fallo da tergo. La giraffa della presa plastica. La zebra d’una strizzata ai testicoli. E Mowgli dell’eutanassia…

Matteo Mingoli ha ribaltato la disciplina veterinarica disponendola in senso orizzontale chinata a 90 gradi. In attesa. Diciamo anzi, in aspettativa. Un luminare. Il resto è storia moderna. Nonché contemporanea. Asma di Poesia. Un collettivo di poesia performativa dove è possibile discutere di scienza. Senza rischiare la galera! E poi l’ottimo cammeo nella sit com di successo Gomorra. Scritta e sceneggiata dall’amico fraterno Bobo Saviano. Nei panni di Marinella. La pupa del boss… un interpretazione stucchevole che gli è valsa il richiamo disciplinare da parte dell’ordine dei medici. Ma lui se ne è sbattuto la sacca scrotale. Ha impugnato la sua borsa frigo. Ed è tornato ad inoculare antitetaniche nel sangue dei passerotti. Per vederli lunghi. Perché un camice bianco può titillarsi sul set, o col verso scritto, o col verso declamato, ma la sua missione animica è vedere stampato il sorriso del sollievo sul viso del degente a quattro zampe.

ed ecco perché ancora adesso, quando il dott.Mengele becca Mingoli al pub…il giro di valzer…lo offre lui…

Matteo Mingoli bibliografia:

Un tumore trattato a bastonate /edizioni Haiku

studio superficiale su metastasi che colpiscono la parannanza di pesce

Anche il bruco sputa / edizioni Haiku

risse tra insetti il sabato sera

Un arcobaleno al Polo / edizioni Haiku

usi & costumi sessuali dei pinguini negli anni 80

Musi Gialli Pipistrelli & Pangolini / edizioni Haiku

studio sul repertorio canoro di angelo branduardi

Crimini Contro l’Umanità-Daniele Casolino

In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, Bio Asma di Poesia, biografie parallele, Poetry urban story on giugno 1, 2021 at 12:40 PM

Vermicino. Roma. 1 giugno 1815. Villa Aldobrandini. Camporella. Il marchese Gedeone Amilcare Tancredi Aldobrandini s’aggira infoiato per i corridoi del caseggiato. Acquistato fuori porta. A prezzo di saldo. Da un ex portaborse dello stato pontificio. Il marchese ha lo sguardo languido. A tratti lascivo. Ha voglia di scaricare le frustrazioni settimanali nel pertugio. Ma il personale di servizio s’è dato. Per problemi di contratto collettivo di lavoro. I galoppini hanno abbandonato Villa Aldobrandini dal giorno alla notte. Per andare in Alabama. A pacioccare con le piantagioni di cotone. Il marchese è solo. La casa è grande. Il folcolare è spento. Tancredi caracolla sull’orlo del precipizio. Poi magicamente l’incanto fatato. Sulla scrivania del comodino giace intatta la Critica della Ragione Pratica dell’ottimo filosofo post/illuminista (e illuminato) Immanuel Kant. È questione di attimi. Il Marchese afferra il libro. Si slaccia la patta. Appoggia il pene a metà del manuale. Pressa e deambula. Stantuffa. Il piacere si fa quasi dolore. Lo schizzo taglia il traguardo. Quando l’amplesso danza con la sapienza antica qualcosa dovrà pure succedere. Ed in effetti. Nove giorni dopo il fattaccio. Dalle pagine imbrattate del manuale cartaceo nasce la creatura. Gedeone Amilacre Tancredi Aldobrandini secondo. Ribatezzato Daniele. In onore del profeta biblico. Sotto pseudonimo “Casolino” , il piccolo Daniele verrà subito spedito in Terra di Prussia. Ad occuparsi degli affari di famiglia: Ristorazione.

Secolo Ottocento. Nell’Ottocento Berlino è la nuova Babilonia. Ci si alza tardi. E si va a letto tardi. I Berlinesi sostanzialmente praticano due attivita. Mangiano. Mangiano e ascoltano poesie. Daniele sa come solleticare loro il bavero. Cucina. E scrive poesie. Inaugura Ristoranti. I suoi. Tutti griffati Stella Michelin. Per palati sopraffini. E stomaci delicati. Il tocco balistico culinario di Daniele si basa su una regola semplice ma basilare. Mescola gli avanzi & condisci con l’appetito. Al termine del pasto il digestivo lo offre la casa. Naturalmente. Il tocco fatato di Casolino giunge alle orecchie del generale Otto Leopold Von Bismarck. Detto il cancelliere di ferro. Bismarck è un ghiottone. Mangia solo i sott’olio. Colazione. Sott’olio. Pranzo. Sott’olio. Merenda. Sott’olio. Cena. Pure. Sott’olio fatto in casa. Come se fosse fatto da nonna. Ma la nonna di Bismarck è deceduta. Fucilata dalle guardie del corpo di Bismark stesso. Causa incidente. La nonna aveva preparato i carciofini. Sott’olio. Ma s’era dimenticata di schiaffare la vetratura in ebollizione. Risultato? Intossicazione alimentare da Botulino. Il sistema nervoso centrale che si fa buio. Il sistema nervoso periferico che si fa notte. Il Cancelliere fu salvato per il rotto della cuffia. Come poter godere del sott’olio fatto in casa senza rischiare la tossina botulinica. Casolino viene convocato a corte per un consulto. E partorisce la genialata. Prima di chiudere il coperchio cercare la tossina botulinica con la lente d’ingarndimeto e poi sparare. Si, sparare. Sparare a vista. A palazzo i federati si commuovono. Bismarck afferra Casolino per la garganta e gli schiaffa tramite lingua un assegno nella bocca. Pagabile a vista. O al portatore. E poi…e poi c’è Hitler…

la germania esce distrutta dal primo conflitto bellico mondiale. Il popolo tedesco, anzi meglio la popolazione, è alla fame. E alla sete. La spina è spenta. La birra è finita. Un imbianchino austriaco di origine kazara viene nominato capo del governo. Il suo nome è Adolfo. Adolfo Hitler. Hitler vuole risollevare il morale della truppe prendendo la gente per la gola. Serve il parere dell’esperto. Casolino al Bundestag fa piazza pulita. Declama con una poesia la ricetta dell’uscita dalla Crisi: Salt’in culo Alla Polonia. Semplici filamenti di pasta corta fatti con piscio alla spina e farina bellica. Facili da portare in gavetta. Lievitati col lasonil. È il delirio. La Germania a tempo zero torna a fare la voce grossa. A tratti gradassa. Hitler nomina Casolino dama personale d’accompagnamento. Lo presenta a Churchill che pur di trattenerlo a Londra gli offre la sua personale collezione di sigari. Intera. Casolino è lusingato. Ma declina l’offerta. Considera Londra una città provinciale. In Spagna Franco è disposto a lippargli la suola. La nazione tedesca sfoggia il suo gioiello in tutta europa. Casolino resta fedele alla patria. Ma con Stalin. Con Stalin è colpo di fulmine. L’Armata Rossa arranca nella glaciale siberia. I soldati giocano a palle di neve. C’è chi fa il pupazzo. Di neve. -dacci una mano, maestro. Lo prega in ginocchio Stalin. La Russia non può essere la barzelletta del globo. Casolino è commosso. E la devozione al fornello fa il resto. La soluzione è semplice. Intingere il mestolo nella broda. E leccarlo. La broda resta attaccata alla posata tramite diluizione omeopatica. È il principio del simil simillibus. Sulla piazza rossa Josip e i suoi lacchè restano basiti. Lo chef del cremlino viene purgato sul posto. Per alta incapacità. E mancanza d’inventiva. Daniele viene trascinato in trionfo. Alla conferenza di Yalta…gli stuzzichini…li mette lui…

il secondo conflitto bellico è terminato. Dalla Germania ne nascono due. La GERMANIA occidentale. Libera e sodomita. La germania orientale. Comunista. Casolino prende casa a Berlino Est. Vicino al Teatro di Brecht. I due fanno coppia fissa. Buttano giù idee. Scrivono spettacoli di successo a quattro mani. Daniele transita da una dittatura all’altra. Uscendone sempre indenne. Durante il processo di Norimberga s’era premurato di servire la zuppa. Zuppa del Casale. I giudici satolli s’erano limitati a condannarlo con una semplice tirata d’orecchie. Goering invece, per molto meno…l’hanno impiccato. Il rapporto fratero tra Brecht e Daniele s’interrompe sul più bello.Causa budino. Brecht era diabetico. E Daniele lo sapeva. Tuttavia per festeggiare il successo dell’Opera da Tre soldi, Daniele porta in tavola la sua ultima creazione. Budino al Sukai. Dolce da fare schifo. Brecht morsica. E la glicasi gli schizza alle stelle. Muore sul colpo. Daniele è distrutto. Distrutto dal dolore. In un gesto di schizza si leva la parannanza e la getta a terra. Proprio come il giudice Di Pietro quando si levò la toga. E intanto gli anni passano. E il muro crolla. Il muro di berlino crolla. Era il 1989. e Daniele stava li. Sotto le macerie. A distribuire lonticchi di pane tostato. Il popolo lo riconosce. E gli suzia l’alluce. Il cartello farmaceutico lo addocchia. Dandolo in pasto al globalismo mondiale tecnocratico di ordine capitalistico plutocratico masspnnico di stampo giudaico kazaro capitalista e iperliberista. La dittatura del secolo 2.0. Alla proverbiale IG farm non si sono dimenticati di lui. Gli uffici della Bayer lo richiamano all’attenzione. -se vuoi puoi sconfiggere il diabete che costò la spelonca al tuo amico Brecht. Daniele lo sa. Vuole ripulire il suo karma. Ancora imbrattato di sugo. Spreme le meningi. Ed è subito Eureka! Un vaccino antidiabetico ad antigene abbattuto. Una tecnologia farmacologica d’avanguardia. Prendi pane, pasta, pizza, dolci, riso e bombi vari. Li lasci scadere. (antigene abbattuto). Li mastichi, li sputi, li inserisci nel siero e inoculi la porcheria nelle vene dei gonzi. Incredibile! Il consiglio d’amministrazione di Big Pharma resta stregato! -questo è un genio, un genio del male, va premiato! Il farmaco viene messo in commercio prima di subito. E a tempo zero i pazienti diabetici crollano come birilli. Facendo balzare alle stelle il titolo di borsa delle assicurazioni private. Il siero “Casol” ribatezzato così in omaggio al suo inventore, viene testato nelle favelas di Belo Horizonte. Brasile. Il danno è notevole. Si contano ciraca 800.000 morti. Così…sull’unghia…il protocollo arriva sulla scrivania del filantropo Bill GATESS..CHE da la sbirciatina ai dati…si slaccia la lampo del calzone…e si titilla il glande…

nel settembre 2001 gli americani pregano Casolino di tiragli giù le torri gemelle. C’è un premio in denaro. Una sorta di bando. Daniele si mette al lavoro. Cucina due ova sode. Si reca a Nuova York. Zona World Trade Center. Prende la mira. E fa centro. I garttacieli vengono già. Ma la colpa è degli aereoplani. E dei muslim. La copertura e fatta. L’operazione bellica può partire. Il Medio Oriente è una polveriera. Decessi civili a migliaia. E il mandante morale è lui: Casolino. Le amministrazioni Bush Junior e Obama gli stendono il tappeto rosso. Alla Casa Bianca Casolino è quasi uno di famiglia. Diciamo Un arredo! Due ova sode. Griffate Casolino. Eccole le vere armi di distruzione di massa. E quando il giuoco si a duro il virus comincia a spargersi. Contea di Whuan. Cina Manciuriana. Daniele ha a disposizione una gigantesca cucina di laboratorio. Ordina ai fornitori cadaveri di pipistrelli. E pangolini. Li fa copulare. Da morti. Poi li impana. Frulla. E sparge la catena proteica nei continenti. Ed è subito pandemia. La gente muore indigesta al primo boccone. Il virologo Antony Fauci, a servizo dei poteri forti, gli strizza l’occhiolino. In segno d’approvazione. Good Job. Good Italian Job. E ora! L’antidoto. Ancora lui. Il vaccino. La panacea a tutta patogenicità. Il reale assoluto autentico ultimo capolavoro di Daniele Casolino. Una terapia culinaria sperimentale. A base di citochina di pangolino e pipistrello sintetizzata in laboratorio tramite feci. Con effetti avversi letali. D’ordine metabolico, autoimmune, omeostatico, ortostatico, demielinizzante, infettivo, macrofagico, microfagico e itterizio…

Quando Mussolini consegnò a Casolino le chiavi della cucina di villa torlonia Daniele storse il naso -Quel Mussolini mi pare troppo moderato…ecco Daniele Casolino è così. Un perfezionista! collabora solo con individui che possono vantare un curricula dalla deportazione in su. Il resto sono solo perdite di tempo. Come quando si prese la briga di mettere in piedi ilcollettivo poetico asma di poesia. La morte civile del verso scritto. Noché performato. Il resto è storia moderna. Anzi contemporanea. L’Esercito nelle strade. Il tribunale civile. Il tribunale militare. La corte internazionale dei diritti dell’uomo. Il processo. Il campo fema. La detenzione. La pena capitale. Si congeda così…col sorriso del sofficino…uno dei più grandi criminali ancora non riconosciuti dalla storia…ma non prima di aver affittato il litorale per festeggiare un genetiliaco che sfocierà sicuramente in una grande abbuffata di salse e di versi…

auguri di buon compleanno Kapò!

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