Giovan Bartolo Botta

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E non c’è niente d’interessante ad essere Fedez

In poesie di quarantena, polverie o poesie on giugno 26, 2022 at 12:38 PM

Federico leonardo lucia da rogoredo

in arte fedez

ieri notte

ha fatto rissa

in un locale

della fu milano da bere

in zona naviglio pavese

era sbronzo da fare schifo

s’era fatto la pipì sui largoni

non riusciva ad allacciarsi la cinta

gli hanno chiesto

chi era giorgio strelerh

e a fedez

gli è venuto un capogiro

gli è uscito il sangue dal naso

è svenuto ha battuto la testa, buio!

mancano una manciata di giorni

alla nuova stagione di x-factor

e anche a sto giro a fedez

gli tocca fare il giudice di x-factor

e fedez non ci sta

a svolgere questo

compito ingrato ogni anno

e non gli interessa

che c’hai la fama

e ti pagano profumatamente

e fai la canzone con orietta berti

e poi ne fai un altra con gigliola cinquetti

e poi un altra ancora con iva zanicchi

e poi ne fai un altra ancora con rita pavone

e poi un altra ancora con nilla pizzi

e poi mina, milva, claudio villa, luciano tajoli

domenico modugno, il quartetto cetra, no!

Fedez detesta la musica

canta solo per assecondare

la tirannia domestica della moglie

l’ottima influencer Chiara Ferragni

che tra un impegno e l’altro

è riuscita a trovare i giusti ritagli di tempo

per sfornare due figli. Ordinati su amazo.n, però.

fedez vuole solo

andare in giro per milano

ma non sulla sua fuoriserie, no

sulla bianchina di fantozzi

una macchina umile, modesta

a fare opere di bene

a distribuire banconote alla caxxo

a gente bisognosa di banconote alla caxxo

fedez ne ha i coglioni pieni della musica

basta con le rime su base registrata

fedez vuole accannare le strofe

e buttarsi sul teatro

tuffarsi immergersi

dentro il variegato universo del teatro di prosa

un mondo bellissimo, sincero

fatto di strette di mano

pacche sulle spalle

sorrisi prefabbricati

green pass & super green pass

tamponi mascherine amuchina vaccini

e tanta tanissima cultura

cultura a strafottere

quintali di cultura vasetti di cultura

da spalmare sulla fetta di pane di segale

come se fosse crema di cioccolato

e fedez ne è ghiotto di questa cultura

e vuole sapere tutto di questo regista

triestino ma meneghino d’adozione

tale dottor. Commedator. giorgio strelerh

cosa ha messo in scena e come

i suoi autori prediletti

i suoi fedelissimi attori

la sua cerchia di galoppini

lacchè ruffiani e portaborse

fedez vuole solo divorare

i vari goldoni molierè

shakespeare pirandello brecht

tutti, tutti tranne quel pezzo di merda di ceckov

che essendo russo

di sti tempi meglio fingere di non conoscerlo

fedez vuole strafarsi di giorgio strelerh

recarsi nei camerini dello

storico Piccolo Teatro di Milano

vanto internazionale del teatro italiano

sgattaiolare sul palco

slacciarsi la patta e segarsi e ejaculare

su quelle stesse assi dove

l’immenso ferruccio soleri fece

le capovolte i frizzi i lazzi e gli sberleffi

del capolavoro arlecchino servitore dei due padroni

per la regia, ovviamente, del maestro giorgio strelerh

e invece gli tocca sorbirsi

le bestemmie della maionchi

il setto nasale in fiamme di morgan

le chiose comiche di mika

e magari venire pure alle mani con sfera ebbasta

e non c’è niente di divertente in tutto questo

e non c’è niente d’interessante ad essere Fedez

Davos

In racconti di quarantena, racconti o resoconti on giugno 25, 2022 at 3:00 PM

La pagliacciata è finita. Terminata male. Malissimo. La gente è sconvolta. Gira con la bocca aperta. A tratti spalancata. E il rivolo di saliva sul confinio. Il governo. Il loro governo, aveva tentato di farli fuori. Ucciderli, farli fuori. Tipo come si fa coi pulcini. Un taglio. Un taglio netto. Alla giugulare. Prima li aveva avvelenati. Col moscone. Poi stesso copione. Ma con l’antidoto. L’antidoto al moscone. Il veleno. Il siero munifico. schiaffato nel sangue. A dosi molteplici. La farsa pandemica aveva trasformato il governo in un oracolo. Gli incravattati di palazzo erano diventati da gaglioffi a santi. Santi & briganti. Nel giro di un valzer. Poi però, il giochino s’è rotto. Qualcosa è andato storto. La popolazione s’è data la sveglia. Hanno aperto gli occhi. E la scatola cranica. I cervelli hanno preso a rimettersi in carreggiata. Meglio tardi che mai. È stato come pigliarsi un ceffone. Uno sganassone al risveglio. Il secchio d’acqua gelata al sorgere del sole. -caxxo ce l’hanno buttato nel deretano. -bastardi. -pezzi di merda -rotti in culo. Erano incazzati. Parecchio incazzati. Le mani avavano preso a prudere. Si perchè, ecco. Non è simpatico vivere con una bomba ad orologeria nel corpo. La sera dai il bacio della buona notte al piccolo. E la mattina tua moglie ti trova rigido. O duro. Sulla tazza del cesso. Che sfogli le notizie sportive. Col berlone ancorato al pus. Rigido. Come il piano per il ferro da stiro. Non è simpatico avere le ore contate. No, decisamente, no! È una bella rogna. L’unica cosa positiva è che ora, è tutto azzerato. Le tasse, le bollette, le scadenze, i grattacapi, le corna, la suocera, il botolo di lardo. Nulla. Non esiste più nulla. Conta solo stanare i responsabili. I responsabili dello scempio. E fargliela pagare. Rendergli la pariglia. Il pan per focaccia. Poi tocca fare un salto dai renitenti. I renitenti all’inoculo. Slacciargli la cinta. Allentagli la patta. E sukarglielo. Nettando ad uopo i flutti e i frangi della goduria. Ora, il ministro. Il ministro della croce rossa è li. Davanti al giudice. Il giudice puccia le mani nel bacile. Fa tipo ponzio. Ponzio pilato. Un popolano fa capolino. Dal mucchio. Estratto a sorte. La fortuna aiuta gli audaci. Suo figlio era una promessa del pallone. Il novello divin codino. Il novello pupone. Il novello pinturicchio. Gli è crollato in campo. Dopo la terza siringa. Poteva far piangere il brasile. Come paolorossinell’ottantadue. Ha fatto piangere mamma & papà. E tizio è un babbo. Un babbo a cui gli fumano i coglioni. Afferra il ministro per le palle. Lo fissa. Lo squadra negli occhi. E comincia a stringere. Forte. Sempre più forte. Stringe tanto che ne ha. E ne ha. Eccome se ne ha. Il ministro reagisce tipo statua di sale. Urla, ma è un dolore sordo. Grida. Ma sono grida sordomute. -cristo santo, questi politici moderni è proprio gentaglia senz’anima. Demoni. Demenze artificiali. Il padre stringe. Il ministro si genuflette. La sacca scrotale si fa poltiglia. Andrebbe suppurata. Il ministro si contorce. La folla volta il passo. -sciò sciò lo spettacolo è finito. Andrebbe suppurato. Viene mollato li. A fare a pugni con ciò che rimane della propria coscienza. Li hanno avvelenati. -Perché sono troppi. Dicevano. Nel mentre i buoni sammaritani lucidano le roncole. Tocca fare un salto al muro del pianto. Greta Thunberg sta li sotto. Che prega.

E questo è quanto.

In poesie di quarantena, polverie o poesie on giugno 22, 2022 at 11:12 am

Ce crisi

grossa crisi

gigantesca crisi, tieni un innamorato?!

una crisi esistenziale collettiva

ce ipnosi, parecchia ipnosi

le mani prudono

le bocche vomitano

le flatulenze si sprecano

le cose accadono, ma restano dove sono

restano al palo, non si spingono oltre

i riferimenti di sempre si perdono

le domande si moltiplicano

le risposte si celano

le logiche di potere

hanno perso di lucidità

e c’è più sincronicità

tra gli orgasmi, e ci sono esequie, tra gli orgasmi

e ci si sente più ispirati, ma anche no

e tra noi non ci sono più segreti, ma anche no

e i non detti restano tali

e ce parecchia testa sotto la sabbia

e anche le apparenze

hanno perso la speranza di essere tratte in salvo

cicatrici che scompaiono

ferite che si rimarginano, ma anche no

ma che dunque, prima, era

tutta una finta, tutto per finta

ma ce semo stati sulla luna o no!?

e le bugie hanno accelerato il passo

e i legami di sangue si sono rivelati i più infetti

e turbolenza, confusione, e questo è quanto.

il grande risveglio

In racconti o resoconti on giugno 15, 2022 at 3:31 PM

Si svegliarono tutti. Di colpo. Di soprassalto. Questione di attimi. Di istanti. Non ci fu nulla da aggiungere. La gente scese nelle strade. Armata. Di tutto punto. Cerbottane. Manici di scopa. Scopettoni per il cesso. Rotoloni di carta asciugatutto. Puntine. Graffette. Spillatrici. Mollette per il bucato. Roncole. Ferri da stiro. Ferri da calza. Cani al guinzaglio. Tanto tutto fa brodo. Pur di recare offesa, va bene la qualunque. Il grande risveglio apprezza l’arte dell’arrangiarsi. Il potere cercava di resettare. Completamente. L’ordine era quello di fare piazza pulita. Ma da lassù, qualcuno ha storto il naso. E non se ne fatto più nulla. Si sono destati dal sonno. Tutti. Un giorno. All’improvviso. M’innamorai. Di te. Questione di attimi. Di istanti. Non c’è stato da dirsi altro. Siamo scesi in strada. Armati sino al midollo. Il vicino di casa s’è caricato i molossi in spalla. E ha preso la via del palazzo. Il traffico intasa l’arteria. L’intero paese è in visita guidata nella capitale. Serve aguzzare la vista. Ci stanno in giro un sacco di scenari apocalittici. Del tipo che il rosso fa lingua in bocca col nero. La polizia stringe la mano al ladro. Il pompiere attizza il rogo. Il cane gioca a fare il gatto col topo. Il prete bestemmia. La suora bestemmia. Il rabbino bestemmia. L’imam bestemmia. L’arekrischna bestemmia. Tutto il creato bestemmia. Le risate si sprecano. Ma è riso amaro. Le lacrime sono lacrime da buon mercato. La disperazioe lascia spazio allo sconcerto. La messa a fuoco degli eventi tocca livelli di coscienza mai visti. A sto giro scarseggia la voglia di fare finta di nulla. Anzi. Siamo all’estremo opposto. Alla sacrosanta pretesa delle spiegazioni. I cingolati fanno da balia al parlamento. Qualche anima pia s’è preso la briga di sequestrare gli studi della televisione nazionale. E non sono abiti civili. Silenzio. Parla il presidente. -ebbene, si. Vi si voleva sterminare. Abbiamo ricevuto ordini precisi. Compiti precisi. Sfoltire. Debellare la mandria di mangiatori inutili. Sequestrare il pianeta. Schiaffare i renitenti nei buggigattoli. Mettere i superstiti sotto stretta sorveglianza. Chiudere tutto. Falcidiare ogni afflato. Soffocare il respiro. Annichilire il sentimento. Favorire il ricatto. Obnubilare la logica. Seppellire lo spirito. Sedare lo spartito. Fottervi l’anima. Perché noi, noi, siamo psicopatici. Geneticamente psicopatici. Discendenti di sangue della psicopatia. I nostri padri abitano la dimensione paraplegica. Il mondo della lampadina bruciata. Noi siamo vampiri. Energetici. Manipolatori. Di professione. Serviamo il culto del culo. Nel senso introverso del termine. E ci garba inchiavardare il fantolino. Cioe, capito come!? Il bimbo, prima lo sacrifichiamo a bafometto, poi sodomia e pranzo al sacco. Aprite bene le orecchie gente. Spalancate i padiglioni auricolari. Il moscone lo si è sintetizzato nei nostri laboratori. Sotterranei. Sparsi per il globo. È un arma. Militare. E come tale è stata usata. Poi, vi abbiamo offerto la soluzione. La broda miracolosa. L’intruglio mellifluo. La panacea alla marda. Il veleno. A dosi molteplici. E ora chi c’è c’è, altrimenti morta li. Vi abbiamo diviso. Vi abbiamo messi l’uno contro l’altro. Noi siamo il vostro nemico comune. Ma avete preferito fare a pigni tra voi. E ora suka! Il bregadiere scioglie il polsi del presidente. -via sti braccialetti. Una vecchina raccoglie le ultime forze. E sfracella sulla crapa pelata del politico un deciso colpo di piccone. Il sigillo di ferro gli trapassa la faccia. Da capo a gola. Gli rimane l’espressione di chi non se l’aspetta.ma chi la fa l’aspetta. Di solito succede così. Su, I cieli sono pieni della gloria di dio. Nel senso ampio del tragitto. Che per ora, è ancora lungo.

L’amore si confessa

In poesie di quarantena, polverie o poesie on giugno 14, 2022 at 2:28 PM

L’amore sboccia

per morsicarci la faccia

bussa alla porta

sono le sette & mezza

la notte non porta consiglio

è stato tutto troppo ridicolo

ma forse è servito a qualcosa

l’amore bussa di nuovo

questa volta, con più forza

è stato fortunato

sono già in piedi, apro la porta

lui entra, senza troppe cerimonie

-prego, accomodati

sapeva di tempo perso

-che ti sei scordato?

s’è seduto, m’ha guardato

m’ha fissato negli occhi

silenzio, è rimasto in silenzio

s’accende una sigaretta

tira una lunga boccata

butta giù il fumo

da dei colpi di tosse, dei bei colpi di tosse

è una brutta tosse

forse, è enfisema enfisema polmonare

c’ha la salute cagionevole, l’amore

mi guarda ancora

scuote la testa

poi la scuote ancora

spegne la sigaretta

preme il mozzicone contro il posacenere

pigia forte come per spaccare una testa

si prende il volto tra le mani

si tira appresso i capelli

ha fatto un sorso d’acqua

-così non va, così non va

borbotta, e poi ancora fumo

-così non va, così non va

-cosa c’è che non va?!

c’è che è stato tutto troppo ridicolo

ma almeno è servito a qualcosa

cazzo, parli per enigmi amico

non capisco ciò che dici

forse sarò stupido

sarò stordito tonto rincoglionito

sarò duro di comprendonio

ma cerca di essere chiaro

cioè, cerca di farti capire, sbadiglio.

che caxxo c’è che non va!?

-c’è che è sempre un toccare il tasto dolente

è sempre la nota dolente

è sempre una cosa che scotta

è sempre un pessimo affare

è sempre il partire col piede sbagliato

o con la mano al volante

tutto troppo in fretta, senza sosta

quasi come per andare a sbattere

quasi come per farsi da parte, apposta

da parte, apposta, prima di subito

da parte, apposta, pur di non trarre il dado

e l’amore è sbocciato per crogiolarci nell’esitazione

è sempre un mattatoio massì un mattatoio un ricovero

un ricovero coatto un trattato un bagno penale

un trattamento un trattamento sanitaro

una sirena un ambulanza bruciore

bruciore delle parti intime

la corsa disperata l’amaro in bocca

l’ausilio d’una pomata è nostalgia

nostalgia di com’era bello una volta

è il faro il faro sulla strada l’ancora

l’ancora di salvezza la via di fuga

la pelle che suda il fiato che manca

il passo indietro il passo di lato la mano che trema

tirare tardi la notte tirare troppo la corda

e qual’è quel soldato che in guerra

rinuncia al proprio bottino!?

e sputa fuori ciò che c’hai in bocca

e l’amore è nato per strapparci

quel sorriso ebete dal muso

e dormire. sul divano.

e non c’è niente d’interessante ad essere la vigile attesa

In poesie di quarantena, polverie o poesie on giugno 11, 2022 at 3:03 PM

La vigile attesa

ieri notte

ha fatto rissa in un bar

era sbronza da fare schifo

non riusciva a reggersi in piedi

ha schiaffato

la lingua in bocca

alla tachipirina

e l’aspirina effervescente

in preda alla gelosia

la accannata e la data al primo che passa

e caso vuole

che il primo a passare

è stato proprio il ministro fabiano

kazaro askenazita roberto speranza

mancano

una manciata di giorni

alla fine dello stato d’emergenza

e la vigile attesa

anche a sto giro

continua a chiedersi il motivo

della propria esistenza

cosa cazzo è la vigile attesa!?

cosa cazzo s’intende per vigile attesa!?

ma vi immaginate

se ai tempi dell’aiz o del colera

o della sifilide o della spagnola

o della peste nera o delle piaghe bibliche

l’ordine impartito ai monatti fosse stato

vigile attesa, senza tachipirina che all’epoca non c’era

ma attesa di che!? attesa di cosa!?

del tipo che sei li

sul lettino che agonizzi

mezzo cianotico in preda agli spasmi

stai già guardando il tuo corpo dall’alto

sei già con un piede e mezzo

dentro il tunnel di luce

ci sono già i tuoi amici e parenti trapassati

che ti stanno tendendo la mano

e intanto il medico

anziché soccorrerti

sta li con le braccia conserte

in vigile attesa

cioè non un attesa qualsiasi

non è che sta li a vederti crepare

e attende guardandosi

la partita di pallone

l’incontro di pugilato

la serie su netflix x-factor

o il film porno, no no, attende, certo

ma non in modo distratto, no, no

in modo vigile, in modo vigile

vigilissimo, in modo vigilante

con gli occhi ben aperti, a tratti spalancati

da vigile, da ghisa, da pizzardone

col fischietto e la paletta

perché il protocollo ministeriale ordina

tachipirina & VIGILE attesa

e non tachipirina e attendere girandosi i pollici

o facendosi una partitina a poker, no, no

tachipirina e vigile attesa

e la vigile attesa

s’è rotta i coglioni

d’essere responsabile

di tutti sti decessi

la vigile attesa

vuole solo rimanere li

li fuori, in sala d’attesa

ad attendere il suo turno

sfogliando quelle tipiche riviste

che si sfogliano nelle sale d’attesa

quelle riviste di gossip

dove il calciatore fa outing

l’attore fa outing il cantante fa outing

il noto influencer ci spiega

come si regge l’uccello quando si piscia

e la vigile attesa

vuole restare in attesa

in attesa al telefono appesa alla cornetta

perché come diceva

lo spot anni novanta

una telefonata allunga la vita

e vuole fare l’amore la vigile attesa

ma non del tutto non totalmente

solo la fase iniziale

il corteggiamento il flirtaggio

gli sguardi le coccole le carezze gli strofinamenti

al massimo i preliminari ma senza arrivare al culmine

all’ejaculo allo squirtaggio

perché la vigile attesa

è tra quella fetta di popolazione che crede

che trattenere l’orgasmo

aiuta le celleule dell’organismo

a rimanere giovani

e il sistema mitocondriale

a rimanere eterno

che così c’hai una salute di ferro

e non ti buschi il covid

e invece gli tocca fare da vigile attesa

e decimare la popolazione civile

come da copione del nuovo ordine mondiale

e questo significa -complicità

e di tutta questa -complicità, se ne riparla a norimberga

e non c’è niente di divertente in tutto questo

e non c’è niente d’interessante ad essere

la vigile attesa

Clandestina. Momenti salienti

In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, Bio Asma di Poesia, biografie parallele, Poetry urban story on giugno 7, 2022 at 2:29 PM

Ce calca. Ressa. Si spintona alla grande. Stile atmosfera da stadio anni ottanta. L’estate sta finendo. Qui, in zona TorPigna, è appena cominciata. Il monnezzaio planetario viene alla luce. Fanno capolino distorsioni & manipolazione. Clandestina, festeggia le nozze d’argento. Cinquanta anni di attività. Per lo più trascorsi a fare da covo alla mitologica Banda della Marranella. Quella che gettava sulle guardie i bucatini rosolati nel burro. Erano gli anni settanta. Anni di merda. Anzi no, di piombo. Negli anni ottanta la svolta. Bettino Craxi fa di clandestina il suo nido capitolino. Sono anni di bagordi. Pranzi luculliani. Libagioni penitenti. Poi arriva la tempesta giudiziaria. Come un fulmine a ciel sereno. La gente scaglia monetine. Da cinquanta e cento lire. I titolari del luogo aprono il salvadanaio. Arraffano il malloppo che deriva dalla collera. Il segretario socialista ripara in tunisia. Arrivano gli anni novanta. Clandestina si rifà il lifting. Diventando una discoteca tecno party. Ritrovo di tamarri e zamatauri. Nel 2001 il mondo muta forma. I governi mondiali ammiccano alle politiche globaliste. Cadono le Torri Gemelle. La C.I.A s’inventa il terrorismo islamico. Una fuffa. Mascherata da Baggianata. Il carico da novanta latita a Clandestina. Divenuta ormai un covo di Jhiadisti. Durante la clausura pandemica i neroboruti sunniti sloggiano. Con l’arrivo di Donald Trump alla casa bianca è stato scialato il foraggio per l’affitto. Clandestina ritrova la sua veste più autentica. Quella di sfogatoio per individui dal cuore spezzato. Vale a dire i poeti. Certo. Ma anche musici e videoinstallatori. È il maestro Marco Olivieri a fare gli onori di casa. Pianista. Clavicembalista. Un passato trascorso sugli spalti del Bentegodi. Olivieri parla a braccio. Pare una sintesi tra Moro & Fanfani. Bofonchia di grande famiglia. Squadra unita. Unità d’intenti e Unità d’italia. Poi si passa alla nota dolente. Le tessre. Modello P2. Licio Gelli in persona sbriga la pratica. Quelli del bar c’hanno il braccino corto. Si serve pane secco e acqua del rubinetto. Il gruppo musicale dei N.E.D da inizio alle danze. Francesca Conte si erge sulle punte che pare la Nurayev della porta accanto. La gente approva. Ce il tempo d’una pisciata. Poi si passa alla lettura. Al declamo. Al crimine contro la poesia. L’ordine è quello di non andare lunghi. Enzo Tatti da sfogo al caricatore. Matteo Mingoli sfodera l’artiglieria pesante. Un Daniele Capaccio in stato di trance accompagnato da un Matteo Digiamberardino in stato di grazia, mutano forma mostrando ai volti esterefatti le loro reali sembianze rettiliane. Viene osservato un minuto di silenzio. Così alla cazzo, senza motivo. Dalla Svizzera Lucrezia Lattanzio declama con un loacker in gola. Alfonso Jfl Canale spezzetta il verso con garbo tora bora. Che pare Bin Laden. Commovente l’intervento di Daniele Casolino dai sotterranei delle acciaierie Azofstal. Zona DonBass. Lato Uncinato. Alle spalle dei poeti in erba, gli artisti dell’installazione pornografica proiettano a tutto spiano immagini fasulle di farlocchi sbarchi sulla luna. La ritrattista olandese Julee Scheen Costa mostra ai posteri la sua linea dinastica. Capeggiata dal patriarca Goffredo di Buglione. Il videoproiettore scotta. Il giorno dopo riposo. È domenica. Conta solo titillare lo spirito santo. Gli amici massonico poetici di Escamontage chiosano allargando l’alleanza satanista. Il vaiolo delle scimmie pulsa da dietro l’angolo.se questa deve essere la fine dei tempi. Va bene così.grazie a chi c’è stato e ha lasciato il suo autografo sul crinale del baratro.

Johnny & Amber

In poesie di quarantena, polverie o poesie on giugno 6, 2022 at 2:22 PM

Il fetore

il fetore è solo all’inizio

si divarica & si dimena

fa tipo come l’abbaiare del cane

da un sonno orizzontale

a un sonno verticale

le sue mani sono congiura

il suo vociare è cospirazione

lei, lui, lui, lei, fu decapitato l’anno dopo

poi sei stato fatto santo

il giorno successivo verso sera

hanno fatto l’amore tipo in piedi

che erano ancora vestiti

poi si sono spogliati, con garbo

e la morte è giunta sul posto

a colpi d’alabarda

hai ereditato il trono del regno

ma non se ne sono mai accorti

e voleva sapere cosa mi piace mangiare

e le cose che faccio

e come le faccio

e dove le faccio

e perché

e io ci davo retta

perché l’amore

mi trova stupido, e mi coglie spesso impreparato

troppo spesso impreparato

e gioca con la mia buona fede

e ora, ora sono in cerca del lieto fine

ma il lieto fine sarà la solita solfa

fare finta di nulla

girare la testa, lentamente, altrove

abbassare lo sguardo

implorare me stesso

di non prendermi a sberle

e il fetore

il fetore è solo all’inizio

e avresti dovuto vederlo

che faccia ha fatto

quando gli ha messo giù il telefono

era pallido

pareva un cencio

stava tutto ingobbito

dice che sta uno schifo

gli ho offerto la cosa

che beve di solito

ho provato a tirarlo su di morale

cristo santo!

m’ha fatto due coglioni così

con l’italia che non è andata ai mondiali

lasciami l’ultimo tiro

lei ora sta in spagna

gli ha detto puzzi, lavati!

se messa con un tizio

dalle spalle larghe

fammi accendere va

hai visto che bordello

che stanno a fare in ucraina.

con i se e con i ma

In poesie di quarantena, polverie o poesie on giugno 2, 2022 at 3:03 PM

se avessi

saputo di draghi

mi sarei tenuto stretto conte

se avessi saputo di conte

mi sarei tenuto stretto gentiloni

se avessi saputo di gentiloni

mi sarei tenuto stretto renzi

se avessi saputo di renzi

mi sarei tenuto stretto letta

se avessi saputo di letta

mi sarei tenuto stretto monti

se avessi saputo di monti

mi sarei tenuto stretto berlusconi

se avessi saputo di berlusconi

mi sarei tenuto stretto prodi

se avessi saputo di prodi

mi sarei tenuto stretto amato

se avessi saputo di amato

mi sarei tenuto stretto ciampi

se avessi saputo di ciampi

mi sarei tenuto stretto d’alema

se avessi saputo di d’alema

mi sarei tenuto stretto andreotti

se avessi saputo di andreotti

mi sarei tenuto stretto de mita

se avessi saputo di demita

mi sarei tenuto stretto craxi

se avessi saputo di craxi

mi sarei tenuto stretto spadolini

se avessi saputo di spadolini

mi sarei tenuto stretto kossiga

se avessi saputo di kossiga

mi sarei tenuto stretto goria

se avessi saputo di goria

mi sarei tenuto stretto fanfani

se avessi saputo di fanfani

mi sarei tenuto stretto rumor

se avessi saputo di rumor

mi sarei tenuto stretto moro

se avessi saputo di moro

mi sarei tenuto stretto forlani

se avessi saputo di forlani

mi sarei tenuto stretto colombo

se avessi saputo di colombo

mi sarei tenuto stretto zoli

se avessi saputo di zoli

mi sarei tenuto stretto leone

se avessi saputo di leone

mi sarei tenuto stretto segni

se avessi saputo di segni

mi sarei tenuto stretto scelba

se avessi saputo di scelba

mi sarei tenuto stretto tambroni

se avessi saputo di tambroni

mi sarei tenuto stretto de gasperi

di lamberto dini ma pure sti caxxi

di giuseppe pella ma pure sti cazzi

dopo de gasperi, anzi prima

in disordine decrescente

viene il maresciallo pietro badoglio

poi ivanoe bonomi ferruccio parri

una ventina di anni di camice nere

e poi voilà ricomincia il giro

se avessi saputo di mussolini

mi sarei tenuto stretto facta

se avessi saputo di facta

mi sarei tenuto stretto giolitti

se avessi saputo di giolitti

mi sarei tenuto stretto nitti

se avessi saputo di nitti

mi sarei tenuto stretto vittorio emenuele orlando

se avessi saputo di vittorio emnuele orlando

mi sarei tenuto stretto boselli

se avessi saputo di boselli

mi sarei tenuto stretto salandra

se avessi saputo di salandra

mi sarei tenuto stretto luzzatti

se avessi saputo di luzzatti

mi sarei tenuto stretto sonnino

se avessi saputo di sonnino

mi sarei tenuto stretto fortis

se avessi saputo di fortis

mi sarei tenuto stretto tittoni

se avessi saputo di tittoni

mi sarei tenuto stretto zanardelli

se avessi saputo di zanardelli

mi sarei tenuto stretto saracco

se avessi saputo di saracco

mi sarei tenuto stretto pelloux

se avessi saputo di pelloux

mi sarei tenuto stretto rudinì

se avessi saputo di rudinì

mi sarei tenuto stretto crispi

se avessi saputo di crispi

mi sarei tenuto stretto depretis

se avessi saputo di depretis

mi sarei tenuto stretto cairoli

se avessi saputo di cairoli

mi sarei tenuto stretto minghetti

se avessi saputo di minghetti

mi sari tenuto stretto lanza

se avessi saputo di lanza

mi sarei tenuto stretto menabrea

se avessi saputo di menabrea

mi sarei tenuto stretto rattazzi

se avessi saputo di rattazzi

mi sarei tenuto stretto ricasoli

se avessi saputo di ricasoli

mi sarei tenuto stretto lamarmora

se avessi saputo di lamarmora

mi sarei tenuto stretto farini

se avessi saputo di farini

mi sarei tenuto stretto cavour

se avessi saputo di cavour

mi sarei tenuto stretto il regno di sardegna

se avessi saputo del regno di sardegna

mi sarei tenuto stretto lo stato pontificio

se avessi saputo dello stato pontificio

mi sarei tenuto stretto il graducato di toscana

se avessi saputo del granducato di toscana

mi sarei tenuto stretto il regno delle due sicilie

se avessi saputo del regno delle due sicilie

mi sarei tenuto stretto il regno del lombardoveneto

se avessi saputo del regno lombardoveneto

mi sarei tenuto stretto il regno di savoia

se avessi saputo del regno di savoia

mi sarei tenuto stretto il granducato di parma&piacenza

ma soprattutto se lo avessi saputo prima

se di tutto sto casino lo avessi saputo prima

al presidente gli avrei risposto solo & soltanto : suka!

e non c’è niente d’interessante ad essere il pianeta Nibiru

In poesie di quarantena, polverie o poesie on giugno 1, 2022 at 1:48 PM

il pianeta Nibiru

ieri notte

ha fatto rissa in un bar

era sbrozo da fare schifo

non riusciva a reggersi in piedi

ha leccato la fica

alla moglie di uno scenziato scettico

che crede solo a ciò che vede

e lo scenziato scettico s’è ricreduto

ed è divetato in un colpo solo

complottista terrapiattista

no vax e vegano

mancano una manciata di giorni

all’arrivo di nibiru

nel nostro sistema solare

e anche a sto giro

al pianeta nibiru

gli tocca fare la figura

del profeta di sventure

che si dice in giro

che al suo passaggio

sulla terra succedono le peggio cose

roba tipo terremoti maremoti pestilenze

uragani inversione dei poli e cataclismi vari

e Nibiru s’è rotto i coglioni

di essere visto come

portasfiga menagramo del caxxo

Nibiru

vuole solo farsi il suo

giro delle galassie, tranquillo

zaino in spalla, pranzo al sacco

macchina fotografica al collo

così come un turista qualunque del cazzo

a fotografare monumenti

a fotografare piccioni nelle piazze

a vistare musei

a farsi il bagno nel mare

a ingozzarsi di prodotti locali

a sperperare soldi

comprando inutili souvenir del cazzo

e invece gli tocca

passare da stronzo

da stronzo da pezzo di merda

da bastardo figlio di puttana

che quando passa lui, sono cazzi

cazzi enormi

e che per giunta

come se non bastasse

ospita pure sul suo suolo

razze aliene stronze

e malintenzionate

razze improbabili improponibili

inaccettabili imbarazzanti immonde

feccia stile rettiliani annunaki

nephilim o piccolo grigi

razze aliene brutte invadenti violente

razze aliene con l’alito che sa di uovo marcio

e l’ascella che gli odora di buco del culo

mezze fascie mezze nazi

razze che manipolano la razza umana

che se la magnano e se la ricacano

che se la inculano a sangue caldo

che la usano e poi se ne sbarazzano

che la avvelenano

con additivi scie chimiche

cibo di merda armi biologiche

e vaccinazioni del cazzo

e Nibiru s’è scassato la minchia

di avere gente simile sul suo suolo

Nibiru vuole ospitare

gente allegra simpatica

razze extraterrestri benevole

coi capelli lunghi biondi

e gli occhi azzurri e la pelle chiara

razze aliene ariane

che fanno uso di crema solare & sapone

si perché Nibiru a volte

marca pure razzista, ecco perché

quando passa nella via lattea Marte je mena

poi je mena Mercurio, poi je mena la Luna

poi quanno je menano pure Giove e Satuno

li so cazzi da cacare che quelli so grossi

la Terra è l’unica che nun je mena

ar massimo jè chiede er Green Pass

ma tornando al dunque Nibiru

vorrebbe solo extraterresti amici

bravi guaglioni che non stressano le gonadi

razze aliene che pensano

soprattutto a fare all’amore

e non a cacare il cazzo

si, razze che non rompono i coglioni

che non spaccano le palle

e vuole innamorarsi nibiru

provare ancora farfalle

farfalle nello stomaco

e preservarle anziché ucciderle

a sto giro riconoscerle

e preservarle

e invece gli tocca fare la figura

di quello che quando passa lui sono dolori

e tocca toccarsi i coglioni

i coglioni a duplice mandata

farsi il segno della croce

e sperare che la morte

sia una morte dolce, magari nel sonno

e che arrivi presto prestissimo

magari anche prima di subito

e non c’è niente di divertente in tutto questo

e non c’è niente d’interessante ad essere

il pianeta Nibiru

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