Giovan Bartolo Botta

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è tornato stanislavski

In poesie di quarantena, polverie o poesie on dicembre 21, 2022 at 2:56 PM

c’è gente

che non ha mai superato

il trauma che babbo natale non esiste

e che la morte è là fuori dall’utero

e che si comincia a vivere dopo la vita

e che la vergine maria

non è affatto vergine

e che senza peccato

ci può partorire

giusto la barbie incinta di ken

e c’è gente

che non ha mai superato

il trauma che kennedy

è stata la c.i.a

che poi pure moro

è stata la c.i.a

e le torri gemelle

è stata la c.i.a

e che il primo uomo

nello spazio era tutta una farsa

una farsa una pagliacciata

una commedia una burla

e c’è gente

che non ha mai superato

il trauma

che se sono stati cattivi

la vecchia befana

gli porta in dono il carbone

e che ci sta l’epifania

che tutte le feste se le porta via

e che poi ci sta l’uomo nero

che ti porta via un anno intero

e la bella lavanderina

che lava i fazzoletti

per i poveretti della città

e fai la riverenza

e fai la penitenza

e fai un salto e fanne un altro

e fai la giravolta e fai la capovolta

e guarda in su e guarda in giù

ma il bacio, a chi vuoi tu

a sto giro, sto caxxo che glielo dai

e c’è gente

che non ha mai superato

il trauma che ci sta parecchia

altra terra, oltre la terra

e che se allunghi la mano

il sole lo tocchi col dito

e che se getti lo sguardo

oltre la luna, sbatti la testa

e che loro sono già qui da molto prima di te

e ti osservano pure al cesso quando ti tocchi

e che tutto l’amore è stato un trauma

un trauma cranico un trauma toracico

tutto troppo un evento stressante

e c’è gente che ha avuto mille cose

e c’è gente che ama mille cose

e che non posso dirti tutto troppo sporco e subbito

che se no poi tu, altrimenti, me morì.

Cronache di un Kollettivo che vive di Picconate alle spalle

In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, Bio Asma di Poesia, biografie parallele, Poetry urban story on dicembre 20, 2022 at 12:23 PM

il conclave. È terminato. Ieri notte. All’ora tarda. Faceva freddo. Pioveva. A catinelle. Ma faceva pure caldo. Un caldo torrido. Le mani prudevano. Paecchio. La fronte sudava. Il kollettivo è in fibrillazione. C’hanno staccato le utenze. Il blucerchiato latita. Sta spesso in ritardo. Ci sta la fronda aquilotta. Romolo e Remo. La frangia Fedayn. Un collegamento dal bentegodi. La sponda granata. La poesia bonita. La poesia bailada. Guglielmo D’Orange. Goffredo da Boullion. il direttore di gara. Fischia. Fischia il fischio d’inizio. La discussione parte in quarta. Volano le mani. Si alzano i toni. C’è chi bestemmia. Dio. Invano. Chi pronunzia parolacce. Canzonacce care al proprio padre. E padrone. Il conclave è terminato. C’è chi scambia natale. Per carnevale. E il mischione parte terza. Slitta. Da stasera. A domani sera. Non s’è mai vista una cosa del genere. Non s’è mai sentita una cose degenere. Massì. Prenditela comonda. Che tanto basta poco. Che ce vo!? Si sente il rumore. D’una testa che si spacca. Qualcuno tira lo sciaquone. Del cesso. Conosco artisti. Che per imprevisti simili. Tocca ricoverarli. In clinica. Tumefarli alla flebo. Ma il kollettivo. Quello di clandestina. Sa come risorgere. Dalle ceneri. Altrui però. Bussano alla porta. Sono i vigili. Urbani!? No, i vigili del fuoco. I pompieri. I pompisti di viggiù. S’è sentita la legna. Ardere. Era il forno. Il forno a legna. Della pizzeria. La gronda musicale. Ha ordinato pizza. Pizza pazza. Per tutti. Si sente masticare. Lavorare di ganascia. Di galoscia. I poeti. I poeti mangiano come bimbi del biafra. Peggio mi sento. Del suriname. Sono rumori antichi. Di socialità abiutuate. A fare la fame. Che se hai fame. Sei vivo. Se hai sete. Sei vegeto. Meglio vegeto. Che vegetale. Il mischione tre. Capitolo terzo. È domani. Ore 21.30. stesso posto. Quasi stessa ora. Ci sarà il pandoro. E il panettone. E lo spumante. E il mandarino. E la calza. Della befana. Puzzolente. Di fontina. Col carbone. E colla ghianda. Il mondiale del pallone- è terminato. Ha vinto la pampas. Che ha sconfitto la crepes sousette. Il mischione tre. La rissa che invoglia. Fidati. Che ti diverti. Coi peti. Coi petardi. Coi petrodollari. Coi bombi. Poi, però, fucile.

gigi di maio per il c.s.a germinal cimarelli

In attualità, Bio Asma di Poesia, biografie parallele on dicembre 20, 2022 at 11:39 am

Ciao Cari

qui è Gigio. Il vostro Gigio che vi scrive. Luigi. Di Maio. Il ministro. O meglio l’ex. Ministro. Il secchione. Quello colla testa china sui libri. Lo studente. Lo studioso. Il dotto. Il politico. Con la P, maiuscola. Il visionario. Lo statista. Quello che detesta apparire impreparato. Quello che somiglia ad un agente della tecnocasa. Daje. Sono stati anni magici. Insieme abbiamo fatto grandi cose. Cose enormi. Insieme s’è sconfitto la povertà. La mia di sicuro. Ma pure la vostra. Per ben cinque minuti. E ora. Ora, eccoci qui. Il paese s’è recato alle urne. E il verdetto è stato chiaro. Un calcio al culo. Laggiù, dove il sole batte a stento. Eccoci cari. Devo levare le tende. Sgomberare gli sgabuzzini alla farnesina. Togliere il disturbo. Ma prima di cavarmi dai testicoli. E tornare a vendere lattine di energy drink allo sferisterio. Ci tengo a salutare personalmente. Tutte le amiche e gli amici. Del Cimarelli. Certo, non vi conosco. Cadauno. Ma voi sapete chi sono io. Ed è tutto ciò che conta. Anche se ormai, non conta più nulla. Grazie Terni. Ricordo con piacere quei sabato pomeriggi. Uggiosi. Trascorsi a passeggiare. Adiacenza acciaierie. A riposarmi. A tirare il fiato. Lontano dal chiasso della grande città. Distante da quel parlamento. Di brutti ceffi. Che a prima vista. Ti va di aprirlo come una scatola di tonno. Ma che poi, t’apre lui. E ti tocca stringere mani. Distribuire pacche sulle spalle. Che cominci a stare sui coglioni pure alla piattaforma Rosseau. Ma ci tengo a ringraziarvi tutti. Perché so che io & voi. Sotto sotto. Ma proprio molto sotto. Siamo stati tipo come una famiglia. Sia tradizionale tipo mulino bianco. Che allargata tipo barbapapà. Insieme ci siamo scambiati di tutto. Dalla sifilide allo scolo. Ma pure di più. Voglio rigraziarvi per quegli interminabili aperitivi. Al bar Sorriso. Con cui da sbronzi, s’è buttato giù il testo del disegno legge. Sul reddito di cittadinznza. È stato toccato il tripudio. Ai tempi, ero sulla bocca di tutti. Mò pure, ma ner senso dei vaffanculo che la gente mi grida dietro appena mi vede. Grazie Cimarelli, per quelle ore piccole. Al bar A.C.I, quello che “non dorme mai”. A ingollare il bicchiere della staffa. A disintegrare i valori dell’occidente. A fare gli striscioni. A inventare nuovi cori. Aspettando le partite casalinghe. Della Ternana Calcio. Ricordo come se fosse oggi. Di quella trasferta a Gubbio. Dove Grazia ha afferrato un sasso. Ha colpito forte. Sulla testa. Un ragazzetto. tifoso del Gubbio. Sangue sparso ovunque. E poi di quella trasferta. A Narni. Era un semplice allenamento di rifinitura. Grazia ha afferrato un sasso. Ha colpito forte. Sulla testa. Un ragazzetto. Tifoso del Narni. E poi, quella trasferta. Ad Assisi. Grazia ha afferrato un sasso. E ha colpito forte. Sulla testa. Un ragazzetto. Un tifoso dell’Assisi. Che pure San Francesco. D’assisi. Ha storto il naso. E poi. Quella trasferta. A Spoleto. Grazia ha afferrato un sasso. E ha colpito forte. Sulla testa. Un ragazzetto. Tifoso della Spoletese. Per non parlare. Di quella trasferta. A Orte. Grazia ha afferrato un sasso. E ha colpito. Forte. Sulla testa. Era un ragazzetto. Un tifoso del Fara Sabina. Li per li, mi sono detto -sarà un caso, sarà una tipica usanza del variegato universo “ULTRAS”. POI, poi ho capito. Che in Curva Est, stadio Libero Liberati, s’è studiato a fondo, i metodi spicci della Rivoluzione Francese. Grazie Giuseppe Gatti. Detto Nexus. Per avermi dato qualche lezione di ballo. Specie tango. E mazurka. E polka. E bachata. E salsa. E rumba. E zumba. E macarena. E samba. Così da correggere il portamento. Che quando mettevo piede in transatlantico. I colleghi deputati mi scambivano per Hether Parisi. E poi. E poi la chiosa. Sulla cucina. Della vostra regione. Manicaretti vegetariani. A tratti vegani. Già proiettati. Nella vettovaglia del futuro. Quella griffata Nuovo Ordine Mondiale. Così attenta al palato. Al palato raffinato. Da essere per lo più. Composta da pillole. Pillole capsule e supposte. È giunto il momento del triste congedo. Dei saluti finali. Vado. Torno a distribuire Borghetti. Negli stadi del Qatar. Salutateme quell animale da rimorchio di Di Battista. E se vi serve una mano, per lo smistamento del gruppo d’acquisto solidale. Fate un fischio. Alla Casaleggio Associati.

In fede vostro

dott. on. Giggino Di Maio/Rivoluzionario

capitolo chiuso

In poesie di quarantena, polverie o poesie on dicembre 19, 2022 at 4:03 PM

tombola, capitombolo

hai messo

a servizio

la tua arte e ti credevi dio

forse li hai fatti ridere

forse li hai fatti piangere

forse niente

di tutto questo

e lega tua madre

e lega tuo padre

e bugiardo, resta libero

e fatti più in la, resta lucido

e hai inscenato

la tua grande baldoria

poi però

è bastato

poco meno

del lieve lamento

del peto della tempesta

per farti cacare in mano

e escludere

dalla faccia della terra

chi delle tue storie

non se ne sente il bisogno

e hai gridato

la tua arte

prima di tutto

nella tana del lupo

e dai, fallo, fallo ancora

grida ancora

-al lupo al lupo!

e spiegamelo tu

quanto è dura la vita

-buffone -pagliaccio

e questo è il mondo che abbiamo creato

credi di potere darmela a bere

credi che ti creda

credi alle fate

credi di prendermi in giro

ma il mio cuore

è molto più rotto del tuo

e qui la situazione è critica

ma tu hai tappato le orecchie

sei andato avanti

che poi è indietro

hai fatto finta di nulla

è la tua vita è la tua arte

è qui da me, nessuno ti giudica

ma d’ora in poi

io e te saremo nemici

perché io ti odio

perché non posso

zittire quello che sento

no, non è uno scherzo

chi gioca a fare dio

spesso si scotta le dita

si brucia la mano, si scotta le dita

e si, l’ho fatto per amore

pure.

alti e bassi

In poesie di quarantena, polverie o poesie on dicembre 15, 2022 at 12:15 PM

alti e bassi

alti e bassi come per tutti

alti e bassi alti e bassi

momenti belli momenti cupi

gente che va gente che viene

gente che siviene

che tocca prenderci i sali

e c’è chi entra e c’è chi esce

e alti e bassi

alti e bassi come per tutti

gli anni passano

le candeline si spengono

l’asino raglia

il pulcino pigola

il tempo cambia

i figli crescono

la luce s’accende la luce si spegne

e gioia e dolore e doloso e colposo

e alti e bassi alti e bassi come per tutti

e la vita la morte

e farsi seppellire fuori città

come di chi ha fatto la scelta

di mandare tutto affancuo

massì, vaffanculo

meglio soli e appestati

che circondati da stronzi

d’altronde è come il sacerdozio

-che cosa è come il sacerdozio!?

-ma che caxxo ne so!

Nel senso del pezzo di.

In poesie di quarantena, polverie o poesie on dicembre 14, 2022 at 11:50 am

Perchè

in italia sono

tanto mitizzati

gli anni sessanta

o settanta o ottanta

o novanta!?

per la dolcevita!?

per il boom economico!?

per il boom demografico!?

per l’impegno politico!?

per il rampantismo!?

per le droghe sintetiche!?

certo che no, o forse che si

certo non solo che per quello

ma perché in quegli anni

giggino di maio era ancora

un semplice spermatozoo

nella sacca scrotale paterna

e a robberto speranza anche

la sacca scrotale paterna lo schifava

e salvini giù di lì

e meloni si, insomma, ci giriamo intondo

e che renzi se c’era

s’occupava solo di baggio

che passa dalla viola alla gobba

e berlusconi

faceva piano bar

sulle navi in crociera

o al massimo

comprava van basten, tiè!

draghi non si sapeva

chi caxxo fosse

e enrico letta

che caxxo di faccia da caxxo avesse

il pd era di la da venire

grillo era solo un grande comico

non c’erano i grillini

non c’era la piattaforma rosseau

non si parlava di democrazia diretta

casaleggio c’aveva

i capelli corti

la democrazia liquida era

un detersivo per pavimenti

conte & di battista

erano semplici animali da rimorchio

non c’erano le sardine

c’era già la camorra si

ma non c’era saviano a ricordarcelo

a greta thunberg

non se la sarebbe

filata di pezza nessuno

fabio fazio e luciana littizzetto

non avevano ancora incrociato

i loro destini professionali

non c’era lo smartphone

non c’erano i social

e il massimo della tecnologia

era comunque fuori budeget

a calcio si giocava solo la domenica

e tutti quanti alla stessa ora

e il mondiale d’estate

e l’amore d’estate d’inverno

di primavera d’autunno

e al massimo la si rischiava lo scolo

parlo di fare all’amore, appunto

non di turismo sessuale in cambogia

e a moro o a falcone&borsellino

c’hanno solo sparato o detonato

che se fosse adesso

anche col fottio di pallottole in corpo

o col fottio dinamitardo sotto il culo

sarebbe stato il covid

ecco perché si rimpiange quegli anni

che per lo meno

la cì ho un ricordo di te

che te ne fottevi altamente

delle palle del governo

e che bene o male

la si andava d’accordo

e che anche quando si scazzava

e si scazzava di brutto

bastava una risata

a mettere le cose apposto

e che non eri ancora diventato

la merda degli ultimi tempi

nel senso del pezzo di.

Passannante

In poesie di quarantena, polverie o poesie on dicembre 12, 2022 at 3:56 PM

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credoti conviene dormiremassì, riposa tranquillofare sonni sonni profondiandare al cinemaportarci l’amichettao portarci l’amichettoprima il cinema poi, a cena fuorie sperare nella scopatanella chiavata della buona notteo per lo menonella pomiciata del buongiornoquel tipico buon giorno soleggiatoche si vede dal mattinocredo che ti conviene tenere gli occhi chiusie proseguire sul sentiero a fari spentiascoltare un po di musica dare di matto per il pallonefare una passeggiataandare per negozisi, insomma, distrarti in qualche modoche tutto nel mondoè una grande bugiacredo sia meglio rimanere in dispartepassare inosservatimantenere un basso profiloevitare di fare baccanomagari, muoversi nella stanzain punta di piediper non fare rumoree non svegliareil cane che dormeche poi magari sono caxxiche poi magari succede il patatracche tutto nel mondoè una grande bugiacredo che puoi dare un baciosulla fronte alla tua seconda moglieo al tuo primo maritoo al tuo terzo maritoo alla tua quarta sposacredo che puoistare in televisionee che ci sta la tua fotola foto della tua faccia su tutti i giornali e credo che ci dannouna medaglia ai veterani di guerrae che qui qualcosa o qualcuno ha mentitoche tanto tuttonel mondo è una grande bugiacredo che puoi farti la moto farti la macchina farti pretefarti suora farti una segafarti da parte o strafarti di crackdire cose buone dire cose cattivedire cose sensate o sparare scemenzee che se c’è la via d’uscitaattori.

Il bene & il male

In poesie di quarantena, polverie o poesie on dicembre 11, 2022 at 2:30 PM

Dicono

che il male

c’ha il fascino

un sacco di fascino

il bene invece

il bene è noioso

solletica i testicoli

ma non attizza l’erezione

carezza il monte di venere

ma non bagna la potta

ok, ottimo secondo me

questa dicotomia

è finta, falsa

fasulla, futile

e totalmente

campata per aria

in realtà, facci caso

sono noiosi entrambi

il male poi

quando supera

la soglia dell’antidolorifico

diventa addirittura

roba da psicopatici

che poi è

più o meno

il mondo che ci è stato riservato

dove psicopatici

tengono per le palle

alri psicopatici

e il disegno totale

somiglia al manicomio

il male, comunque

è roba che piace

ai fichetti e ai sapputelli

a cui ci piace bagnarci le labbra

e ai poeti per

fare i finti maledetti

e ai cronisti

per spararla grossa

e agli sceneggiatori

per fare la sceneggiata

e ai drammaturghi

per cercare di

mettere a fuoco il conflitto di scena

e al re nudo, per cacare il caxxo

il male val bene l’aperitivo

va bene metterselo

in bocca per raccattare la scopata

ma quando il male t’addocchia

ma quando il male ti molesta

ma quando il male ti si rivolta contro

ma quando il male i want you

meglio due dita in gola e lo sbratto

il bene è noioso tanto quanto il male

ma molto più discreto

più riservato più introverso

più sobrio meno infetto e zero autolesionista

e comunque tra i due

meglio andare bene di corpo.

Tutti i vaccini sono delle merde

In poesie di quarantena, polverie o poesie on dicembre 10, 2022 at 2:38 PM

tutti i vaccini

sono delle merde

tutti, nessuno escluso

stacci appresso

seguili inseguili cibatene

fattici una scorpacciata

credici

e non sarai mai

al sicuro

tutti i vaccini sono

delle merde, tutti dal primo all’ultimo

passando per quello di mezzo

e terminando con quello

che ancora s’ha da fare, tutti

non c’è ne uno che si salva

non c’è ne uno che vale

mezza cicca usata

tutti i vaccini

sono delle merde, tutti

dal tetano alla pertosse

dalla parotite alla rosolia

dal morbillo alla rabbia

dalla varicella alla scarlattina

e quello per l’influenza poi

è l’apogeo della merda

tutti i vaccini sono delle merde

tutti, non se ne salva uno

tutti, genici o meno genici conta poco

tutti i vaccini sono delle merde, tutti

tipo quello per l’epatite

fatto ai bimbi di due mesi

che è arci noto

che già a due mesi

anzi, soprattutto verso di due mesi

i bambini tendono

a scopare al nudo e al crudo

senza andarci troppo per il sottile

per non parlare

del vizietto di bucarsi le vene

e tutti i vaccini

sono delle merde

spinti dal cartello farmaceutico

che non c’ha interessi

nel vederti godere di ottima salute

anzi, c’ha bisogno

di clienti, clienti, cavie

topi da laboratorio

da spremere come limoni

e poi quando tutto è compiuto

un calcio in culo

e chi s’è visto s’è visto

e a tratti s’è pure sentito

e tutti i vaccini sono delle merde

tutti quelli già disponibili

e tutti quelli che s’hanno ancora da fare

e fai bei sogni tesoro

che sta gentaglia s’inventeranno vaccini

contro emorroidi alluce valgo

fiato corto piede a martello forfora

brufoli ascelle pezzate e ragadi anali

e saranno merda pure quelli

perché tutti i vaccini

sono delle merde

a partire dalla polio

anzi in materia di polio

tanto vale toccarsi i coglioni

e affidarsi alla preghiera

e c’è una fiaba

e c’è una favola

della buona notte

che comicia pressa poco così:

-c’era una volta il vaiolo cattivo

ma poi, arrivò il vaccino

che debellò il babau

e grazie a ciò

ora tu sei salvo, vivo vegeto, più o meno

e ora sei qui davanti a me

il tuo medico curante di fiducia

a cui gli permetti di farselo venire duro

e di ejaculare sulla parcella

mentre tu allarghi le cosce

e dai l’assenso

e chiedi il nazi green pass

e punti il dito

e te la senti calda

e discrimini l’amico

in segno di resa.

Brasile, qualcosa di terapeutico

In calcio, polverie o poesie on dicembre 10, 2022 at 11:21 am

Ho sempre

tifato brasile

sai com’è, essendo

nato a belo horizonte

capitale del minas gerais

petalo di rododendro

della pampulia

e città a forte trazione

di catena di montaggio

mai visitata

in quanto c’ho strizza

di pigliare il volo

e prendere l’aereoplano

essendo nato li

tra quelle terre

che si resero indipendenti

per i fatti loro

da una famiglia

di perfetti sconosciuti

non c’è nessun motivo

che mi induca a tifare

altre nazionali

tipo chessò

san marino seborga

lichenstain lussemburo o isole far oer

ecco, il brasile

come i miei amici di vecchia data

sanno, tipo i cuneesi

o i torinesi

il brasile calcio dicevo

ha sempre tirato fuori il peggio di me

specie quando perdeva

ricordo ancora

dei veri e propriii sfoghi di rabbia

tipo come nella finale del ’98

che vidi alla festa dell’unità

che si faceva in un grosso parco

a cuneo

ero giovincello

e in tema di brasile

parecchio fumantino

c’avevo la mia maglietta

il mio bandierone

e a fine partita

dopo le tre sberle serviteci

garbatamente dai transalpini

ricordo l’arma della beneamata

che faceva fatica a tenermi a bada

il brasile m’ha sempre toccato

sul vivo, sul nervo scoperto

non so perchè, ma so che è così

e all’epoca a chi mi

turlupinava il brasile

per molto meno ci toglievo

il saluto, ma non basta

per il mondiale teutonico

del 2006, quello post calciopoli

tanto per intenderci

decisi di prendere qualche repetita

di portoghese da una vecchia

conoscenza brasiliana

che soggiornava sotto la mole

così, giusto per

gustarmi la canarinha

in compagnia della comunità

brasiliana di torino

e non fare la figura

del tipo oriundo che va li

a fare l’animale da rimorchio

cioè, ci tenevo

perché mi sentivo uno di loro

per la cronaca anche quel mondiale

andò in vacca

che ci stavano il fenomeno e adriano

sovrappeso, roba tipo wrestling o sumo

ricordo però con gaudio

la finale di copa america del 97

vista in un noto pub a confreria

di quelli che ci stavano i giochi da tavolo

la davan su tmc, tipo a mezzanotte

il brasile ebbe ragione della bolivia

si giocava a lima, alta quota

per la bolivia, là davanti

ci stava el diablo etchaverry

e il fortissimo portiere trucco

il brasile tra gli altri c’aveva edmundo

che gli partì la sgomitata

e fu espulso, a fine partita

mario jorge lobo detto zagalo

tecnico della selesao

punto l’indice dritto in camera

tipo come una madonna pellegrina

che si rivolge alla folla di devoti

e col pianto trattenuto a stento disse

-pra voce! Che in portoghse stretto

significa -suka!

Ci sono stati certi brasili

che vederli all’opera

era qualcosa di sopraffino

che poi dico, io manco

la ci ho visto i migliori

tipo che nelle notti magiche

a italia 90, il pibe de oro

mise gocce di lexotan nel thè caldo

a claudio branco che

dopo un primo tempo sontuoso s’appisolò

così che dieghito lanciò in porta

il biondissimo sbambone claudio caniggia

ahahah, emozioni senza pari

ma era tutta un altra italia

analogica con totò schillaci che ruba le gomme

e craxi e de michelis

e de mita e andreotti

e luca cordero di montezemolo

il figlio manco troppo celato

dell’avvocato agnelli

e gianna nannini e edo bennato

e “ciao” quella mascotte brutta rachitica

e pure un tantino pedofila

e poi i pupazzetti dell’ip

il calendario di valeria marini avvolto nel tricolore

che agli adolesenti allupati

faceva andare le polluzioni su di giri

si insomma la vecchia scuola

stadi che parevano vimana

tanta tanta roba

ma tornando a bomba sul brasile

roma fringe festival 2014

il brasile gioca in casa il suo attesissimo torneo

siamo agli sgoccioli

semifinale colla germania

anche per me, finale

nella sezine stand up

all’epeoca facevo ancora teatro

non c’erano gli stupidi tamponi

lo stupido nazista green pass

gli stupidi vaccini del caxxo

e la gente non s’era ancora bevuta

del tutto la cerveza

ecco, m’esibivo alle 22.30 sul palco b

mentre sul palco c alle 22.00 davano la partita

le ho tentate tutte

ho provato a isolarmi in tutti i modi

con la musica nelle orecchie

ma non ce lo fatta

dopo venti minuti il brasile stava già sotto

di cinque gol, ero a pezzi, ma dovevo esibirmi

ecco il segnale, tocca a me

dunque, chi fa teatro chi è avvezzo alla scena

sa cha la sola e unica regola per portare

a casa la serata e che ti diverti tu

se tu ti diverti spacchi il palco

altrimenti spacchi i coglioni

ecco, non ce lo fatta, stavo

colle lacrime agli occhi

e colla platea debordante

ho mandato tutto affanculo

e mi sono fatto squalificare

ed è li che ho pensato

che una semplice banalità tipo

il brasile col pallone ai piedi

mi suscita (va) una tale emotività

che non, non sono mai stato

un perfetto professionista

ma vabbè, sti caxxi

quello è il passato

e quel giovan bartolo botta

non esiste più

il covid e il vax, la psicosi del siero genico

hanno contribuito

a calare il sipario

su tanta di questa merda

e ha sollevare veli

veli e maschere e va bene e va bene e va bene così

perché forse è così che doveva andare

il teatro mi manca

e mi mancherà sempre

quel teatro quei tempi, proprio no

e come diceva sua maestà o ray pelè -obrigado!

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