Il governo. Li stava ancora. Tenendo sotto. Agli ultras. Ma non sono. Le solite repressioni del cazzo. Quelle di sempre. Quelle con tanta. Troppa polizia. Quelle con tanti troppi controlli. Controlli ai cancelli. No, no, anzi, al contrario. Stiamo ancora. Sotto Covid. Ci sta ancora. Troppa. Tanta paura. Del contagio. Il virus circola. Nonostante nessuno. Ha mai avuto l’onore. Di fare la sua conoscenza. Il virus circola. Anche la domenica. Che in teoria, è festa. E toccherebbe astenersi. Dal fare fatica. Il virus circola. Nonostante che quelli che comandano t’hanno detto ad alta voce. Che il virus. Non è un virus. Ma un arma. Un arma. Batteriologica. Uscita a gamba tesa. Da un cazzo di laboratorio. Il virus circola. E allo stadio. La sbirraglia. Si tiene. A distanza di sicurezza. Non sia mai, che il bacillo, ti si posi sulla divisa. Ci sta parecchia educazione. Nei dintorni del campo sportivo. I tempi cambiano. E in fretta. E in peggio. Poco prima della pandemia. O presunta tale. Si cercava lo scontro. Lo scontro colle forze dell’ordine. Lo scontro. Coi tifosi. Della squadra avversaria. E le guardie, andavano in visibilio. Che non vedevano l’ora. Di menare le mani. Anche gli ultras. Andavano in visibilio. Che non vedevano l’ora. Di menare le mani. Belli sfumacchiati. Sbronzi duri. Spesso, accompagnati da tope. Belle bollenti. Scottanti tanto quanto un boiler quando sta pieno d’acqua calda. Ora, è diverso. Il morbo, mette paura. Passi davanti al pulotto, che fa finta di niente. Gira la testa dall’altra parte. Finge che non t’ha visto. Se ti avvicini troppo indietreggia spaventato. Teme che gli sfiati addosso. Che lo contagi. E lo mandi lungo. Sdraiato. All’obitorio. O al camposanto. Sta messo che crepa di caldo pure d’inverno. Sotto il casco s’intravede svariati strati di mascherina. Mascherina chirurgica. Ma pure di più. -scusi agente -che cazzo fai, allontanati! -volevo solo sapere l’ora -vaffanculo guardala sul telefonino! Povero tapino. Quando gli parte una manganellata sta talmente imparanoiato che prima di subito si precipita a disinfettare la punta dello sfollagente con litrate d’amuchina. Sono tempi grami. Andare allo stadio. Ha perso di fascino. In curva stanno tutti belli bardati. Ma non di sciarpe, no. Di mascherine. Ffp2, ffp3. Una sopra l’altra. I cori nascono e muoiono nella museruola. Che paiono sordi. Ognuno si porta il suo bicchiere. Da casa. Che ci versa dentro. La sua birra. Calda. Da casa. Se t’accendi una sigaretta. Cerchi di farla durare. Il meno possibile. Te la bruci. In un unica boccata. Che così stai. Il meno possibile. Colla mascherina abbassata. Brutta roba. Dovevamo beccarci alla fermata della metro. Quella che sai che ci puoi trovare la teppaglia avversa. I brutti ceffi sono scesi dai treni. Stranamente in silenzio. Niente cori. Zero rutti. Li cingiamo d’assedio. Uno di loro prima di assestarmi un destro in pancia mi chiede se ho fatto il vaccino -cristo santo no che non l’ho fatto! Il tizio sbianca. E fa dietrofront. Quasi che se avesse incrociato l’alba dei morti viventi. -ma che cazzo…!? -regà battiamocela questi non si sono vaccinati, via di qui, cristo dio, viaaaa! Dentro lo stadio. L’atmosfera è lugubre. Un grigiore assoluto. La gente sta in fissa. Col misurarsi la febbre. La partita è di una noia mortale. I giocatori giocano da fermi. Come se soffrissero di affaticamento cronico. Paradossalmente, quello che scatta di più. È il portiere. Fermi. Tipo stoccafissi. Fanno alle belle statuine. Tempo un quarto d’ora. E c’hanno già il fiatone. -ahò, mi sa che a questi gli hanno sierati serio, che ora stanno talmente carichi di metallo pesante che c’hanno il mitocondrio fottuto -mi sa di si. Il primo tempo finisce a reti inviolate. Per rientare negli spogliatoi gli atleti sono costretti a mostrare il green pass. Decido che ne ho avuto abbastanza. Tolgo il disturbo. Taglio la corda. Me ne vado. Smammo. -basta con sta carnevalata. Ho chiuso col calcio, al prossimo giro che esco vado a sentire i poeti. Che leggono. Le poesie.
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Quei bei vecchi tempi prima di questi
In poesie di quarantena, polverie o poesie on aprile 27, 2023 at 11:01 amA che belli
quei bei vecchi tempi
quando la si era tutti antifascisti
o antifascisti fascisti
tutti allo stesso modo
tutti assieme, belli convinti
a fare bisboccia nei prati
coi nostri cestini da pic-nic
pieni di schifezze da mangiare
cibo, che chiamare cibo
è un offesa al cibo
e ma noi quelle schifezze
le buttavamo giù di brutto
salate o dolci che fossero
le buttavamo giù senza manco masticare
che c’era da sconfiggere la fame chimica
e che belli, quei bei vecchi tempi
quando eravamo tutti fatti più o meno
tutti male allo stesso modo, tutti belli storti
pronti a menare le mani
coi tifosi della squadra avversaria
e che belli quei bei vecchi tempi
che si tirava tardi sino al mattino
a tracannare birra calda
che spaveva di piscio
ad accendersi una cicca dietro l’altra
belli tesi, belli nervosi
sempre costantemente sul pezzo
col vestito che sapeva di fumo
e l’alito che profumava di notte brava
cari bei vecchi tempi
a cercare pochi attimi d’amore
sempre e soltanto nei posti sbagliati
nei posti sbagliati, dietro persone sbagliate
che poi, forse però, quelli sbagliati eravamo noi
o forse no, forse, non lo era nessuno
forse lo sbaglio, non c’era, non era previsto
cari bei vecchi tempi
ore & ore pomeriggi interi
passati a stare appresso agli oggetti
libri, quaderni, cassette, cd, l’importante è accumulare oggetti
e si scopava, ogni tanto
si scopava pure ogni tanto
senza troppe parole senza troppe cerimonie
senza troppe precauzioni
senza che nessuno s’offende
e che belli quei baci
quei baci dati come se ci si sputa in gola
e poi a offrire da bere
per poi toccarsi le tasche
darsela a gambe, e fare finta di niente
e che belli quei tempi
coi pomeriggi che sembravano eterni
gli amici il pallone, e tu che tenevi una foto di Craxi sotto il cuscino
e le guardie che stavano ancora coll’alfa romeo
e siamo stati proprio dei gran bei figli di puttana
e ci siamo voluti bene, dannatamente bene
in quei bei vecchi tempi o brutti tempi che sia
tutto questo prima del Covid…
Danneggiati dal Vax – 26
In attualità on aprile 27, 2023 at 10:41 am“gamba destra amputata dopo il vaccino”
La completa indifferenza con cui sono stati trattati i danneggiati gravi da vaccino è emersa con forza ieri sera durante la puntata di fuori dal coro su rete quattro. Dai documenti dell’Aifa, mostrati in esclusiva, si vede chiaramente il trattamento che è stato riservato a chi, dopo la puntura, ha subito un vero e proprio calvario vedendo la propria vita completamente stravolta. Come è successo a Maurizio Karra, antropologo e giornalista di palermo, a cui è stata amputata la gamba destra a causa di una trombosi che si è sviluppata dopo la prima dose di vaccino contro il Covid -non è stato giusto abbandonarci, non è stato giusto tacere, far finta che nulla fosse successo. Nelle parole di Karra c’è rabbia, ma anche profondo sconforto, perché forse, tutto quello che ha vissuto, si sarebbe anche potuto evitare. -pochi giorni dopo la vaccinazione, ho perso sensibilità al piede destro e nel giro di poco tempo hanno dovuto amputare dal femore in giù. È un racconto di profondo dolore quello dell’antropologo che ha scritto all’Aifa -desidero informare dell’avvenuta amputazione del mio arto inferiore destro per complicanze legate alla vaccinazione. Ma invece di ricevere risposta Karra viene completamente ignorato.(…) Ma c’è di più. Due mesi prima che Karra si vaccinasse vengono segnalati già 44 casi di trombosi dopo il vaccino astrazeneca, siamo nel marzo 2021. l’ema fa una comunicazione ufficiale dove viene presa in considerazione la possibilità di valutare il rischio-beneficio della somministrazione. Ma all’Aifa minimizzano, preoccupati più di salvare il vaccino. E della sofferenza dei danneggiati come Maurizio Karra chi se ne occupa!?
Articolo di Marianna Canè
quotidiano La Verità mercoledì 26 aprile 2023
I poeti sono tutti fascisti
In poesie di quarantena, polverie o poesie on aprile 26, 2023 at 10:45 amfascista
ma fascista fascista
nel senso di atteggiamento fascista
non nel senso del fascismo dei libri di scuola
o di quello degli intellettuali da salotto
o peggio mi sento quello degli artisti da apericena
fascista, dicevo, è chi t’avvelena il cibo
chi t’avvelena l’aria, chi t’avvelena l’acqua
chi t’avvelena il sangue, chi t’avvelena la giornata
chi ti scaglia addosso
un arma batteriologica fatta in laboratorio
chi ti fa credere lucciole per lanterne
chi ti inganna dalla culla alla tomba
chi ti chiude in casa colla scusa del covid
chi ti bofonchia di pipistrelli
che s’inchiappettano pangolini
chi s’inchiavardano cinesi
che fanno il giro del mondo a fare gli untori
fascista è chi ti mette in zona rossa
chi ti mette in zona gialla
chi ti mette in zona arancione
chi ti mette in zona bianca
il metaverso, è fascista
fascista è il green pass, il super green pass
il green pass deluxe, il green pass titanium
fascista chi fa finta di niente
complice, chi ci sta, e lo dico, con garbo, ma tant’è
fascista è chi ti dice che
se non ti vaccini ti ammali e muori
oppure fai morire, ecco, lui è fascista
e quelli che gli credono, be, auguri!
fascista è la multinazionale farmaceutica
che produce farmaci pieni di effetti collaterali
come se non si potesse fare altrimenti
fascista sono gli allevamenti intensivi
la cupola che c’hai sulla testa
la muraglia di ghiaccio che ti tiene in riserva
e il diserbante e il pesticida
e l’arbitro cornuto e il mondiale di calcio d’inverno
fascista, è la mancanza di tempo, è l’affitto caro e salato
fascista è il lavoro, tutti, qualsiasi lavoro
pure quello che ti da soddisfazione
fascista è il salario, fascista è la mancaza di salario
e fascista è il compagno, quando il camerata prende il sole
fascista è fare richieste su richieste
e poi pretese pretese pretese, e poi
quando non c’è più nulla da pretendere, pretendere ancora
fascista è la scartoffia, la carta bollata
il codice, il numero, il pin, il puk, il qarcode
fascista è dio, e la mancanza di un dio
fascista è i colori dell’arcobaleno
fascista è il cemento, ma anche i verdi alberi, e i prati in fiore
fascista è l’odio, fascista è l’amore
fascista è il bacio, fascista è il sesso
fascista è l’amicizia, fascista è il parentado
fascista è la dovizia di particolari
fascista sono tutti i cartoni animati coi robot che sparano
fascista è il gatto, quando vuole cibo
fascista è il cane, quando gli scappa la piscia
fascista è la bibita troppo zuccherata
fascista è il glutine, il glutammato
l’additivo sbagliato, il cioccolato bianco
il fast food, la liquirizia farcita, la caramella gommosa
fascista è l’extra terrestre con cattive intenzioni
i poeti, i poeti sono tutti fascisti
i teatranti, i teatranti sono tutti commedianti, e fascisti
gli artisti sono inutili, e fascisti
e l’arte, l’arte non esiste, ma esita
e impara l’arte, e mettila da parte
e fascista è chi il fascista lo fa
Claretta Petacci non lo era
era molto innamorata, forse
ma non era fascista, o se lo era
se lo teneva per se, custodito nel cuore, a bassa voce
e i poeti, i poeti sono tutti fascisti
anche i poeti antifascisti, anzi soprattutto quelli
e i poeti, i poeti sono tutti fascisti
lo Stato che ti impone quattro dosi forzate di eutanasia
e oltre
quello, invece
è Nazista.
Sovranisti vs Globalisti
In radiofonie, teatro on aprile 25, 2023 at 12:12 PMNorimberga
Stadio Comunale
25/aprile di un anno qualunque
Parla Massimo
(primo radiocronista)
(ispirazione al ritmo di Ameri/Ciotti/Bortoluzzi/Repice/Foglianese/Gentili/ Luzzi/Forma/Dotto/DellaNoce/Carino/Cucchi/Nesti/Viola/Scaramuzzino)
Gentili ascoltatori benvenuti a questa finalissima di coppa dei poteri forti che vede opporsi le due fazioni più in forma del campionato. Vale a dire globalisti contro sovranisti. Il cielo è sereno lo stadio è gremito in ogni ordine di posto per questa attesissima sfida. Il manto erboso è in perfette condizioni. Il clima è quello delle grandi occasioni. Sono presenti sugli spalti qualcosa come centomila spettatori circa, giunti da ogni parte del mondo. Record d’incassi stagionale. Ricordiamo anche le squadre eliminate nel corso del torneo dalle rispettive formazioni di gioco. I globalisti hanno avuto la meglio sui pleiadiani, sugli arcturiani e sul pacifico e libero impero della tartatria. I sovranisti si sono liberati di rettiliani, orioniani e piccoli grigi di zeta reticoli. Ma veniamo ora alle formazioni delle due compagini in campo. I globalisti si schierano con il classico 4-4-2 magistralmente disposto dall’allenatore, il gesutita padre Jorge Mario Bergoglio. Che vede Il nobel per la pace Barack Obama tra i pali. I terzini sono la coppia formata da Hillary & Bill Clinton, i centrali sono Bill Gatess e Marc Zuckenbergh, Madonna e Ledy Gaga in mediana, sulle fascie laterali si muovono Mario Draghi e Roberto Speranza, le punte sono George Soros e Klaus Schwab. A disposizione in panchina il portiere in seconda Mario Monti, e poi a seguire, Romano Prodi, Matteo Renzi, Elly Schlain, Luigi Giggino Di Maio, Emanuel Macron, Joe Biden, Bush figlio detto l’ubriacone e il sempre bisognoso di armi, qualunque armi, fossero pure pistole ad acqua Volodymir Zelensky. Ma veniamo ora alla formazione dei sovranisti schierati anche essi con uno speculare 4-4-2 impostato, in settimana dal loro allenatore vale a dire l’ex pastore tedesco Joseph Ratzinger. Abbiamo, Bolsonaro tra i pali. I terzini di spinta sono Putin e il cinese Xi Jin Ping. Orban centrale. Il bielorusso Lukashenko in fase di interdizione. Meloni regista, Salvini incontrista a mordere le caviglie avversarie, a fare scorribande sulle rispettive ali di competenza troviamo Marine Le Pen e la guida suprema iraniana Alì Khamenei, le punte sono Racip Tayp Erdogan e Donald Trump. A disposizione in panchina pronti a subentrare a partita in corso per dare manforte alla propria squadra troviamo il secondo portiere Aldo Moro, il petroliere Enrico Mattei, l’industriale etico Adriano Olivetti, il socialista Bettino Craxi, Fanfani, Cossiga, Andreotti e Forlani. La terna arbitrale è composta dal polarizzato neutro Elon Musk, coadiuvato da Kamala Harris e la rettiloide mutaforma Elisabetta Seconda D’inghilterra, quarto uomo il pedosatanista Tom Heanks. Al v.a.r pronto a essere consultato in caso di episodio dubbio abbiamo l’altro illustre pedofilo diretto dalla Qabala kazaro sionista, vale a dire sua santità il Dalai Lama. Ricordiamo anche gli squalificati da ambo le parti. I globalisti devono rinunciare a pedine importanti come l’amministratore delegato di pfizer Albert Bourla e la presidente u.e Ursula von der Layen, accusati di crimini contro l’umanità. E attualmente detenuti in attesa di processo e successiva fucilazione. I sovranisti si vedono costretti a rinunciare alla presenza di elementi altrettanto importanti come monsignor Viganò e Silvio Berlusconi, assenti per motivi di ordine sparso. Tutti recuperati dall’infermeria. Il tabellino degli infortunati risulta fortunatamente sgombro di nomi. Ascolteremo ora gli inni delle rispettive compagini di gioco eseguiti dal coro dell’antoniano di Bologna magistralmente diretto da suor Mariele Ventre. Reduce dal successo dell’ennesima edizione dello Zecchino d’oro. Verrà ora rispettato un minuto di silenzio in solidarietà delle vittime di effetti avversi da vaccino covid.
Parla Massimo
Partiti. La tangente è buona per Bill Clinton che serve sua moglie Hillary che serve a sua volta il compagno di reparto vale a dire Zuckenbergh, Zucckenbergh se la poggia sul suo piede prediletto, cioè il sinistro e cerca di avere la meglio sul suo diretto avversario che è Kamenei, Kamenei lo bracca col velo integrale cercando di chiudergli la visuale ma non ci riesce, Zuckenbergh ha la meglio, avanza palla al piede, cerca un compagno libero ma sono tutti ben marcati, dai militari, con una marcatura rigorosamente a uomo imposta da Rtazinger ai suoi, classico gioco asfissiante per tentare di fermare la politica globalista provando a non farla ragionare, ma c’è ancora Zuckenbergh che si muove liberamente sulla fascia laterale, aumenta i giri del motore, s’invola, cerca il fondo parte il tentativo di traversone ma c’è Bolsonaro che fa buona guardia esce dai pali anticipa tutti e fa sua la sfera, rilanciando così l’azione di gioco per i sovranisti. Da queste prime battute si capisce che sarà sicuramente un match combattuto ed incerto, lo commenterà qui accanto a me Daniele Adani. Ciao Daniele! Come stai!?
Parla Adani (improvvisazione)
(improvvisazione Adani infervorato su Messi che non c’entra un cazzo) roba del tipo -si grazie Massimo, ancora una volta, lasciamelo dire, lasciamelo sottolineare, la classe del rosarino, piacere mi presento sono Lionel Messi il più forte giocatore al mondo, si va a prendere questo pallone, lo srdaica direttamente dai piedi dell’avversario, si libera facilmente del suo marcatore, guarda la porta vede che il portiere è piazzato male, e scaglia un bolide sotto l’incrocio dei pali, veramente una grande grandissima prodezza balistica!
Parla Massimo
Riprendiamo la radiocronaca, c’è ora Xi jin Ping che prova a costruire la manovra affiancato da Putin, i due si scambiano la sfera quasi a modellare un nuovo ordine finanziario quantico, scambio di prima, ma si intromette con un entrata da tergo Soros che non ci sta, ancora Soros, il magnate ungherese di origini ebraiche prova ad avere la meglio sull’avversario aiutato in questo da Gatess, Gatess s’intrufola furbesacmente nella manovra addormenta l’avversario con una dose di vaccino sperimentale, ancora Gatess, riesce a rubare la sfera, la fa sua, si guarda intorno c’è libero sulla destra l’ex ministro della sanità italiano Roberto Speranza che viene servito proprio in questo momento, Speranza la gioca di prima su Draghi, che gliela ridà indietro e prova a smarcarsi, Draghi detta il movimento senza palla, ma Speranza lo ignora e si accentra, porta palla, avanza, annuncia l’emergenza sanitaria, chiude tutto, indossa la mascherina, si igienizza le mani, Speranza ancora insiste colla dose di richiamo, Speranza ancora è libero di agire entra in area fa tutto da solo Speranza ancora lui chiude tutto mette tutti in zona rossa prta il paese sul baratro parte il tiro. reteeee! Incredibile azione in solitaria, funambolica, travolgente, eccezionale, un capolavoro di Roberto Speranza e ora i globalisti sono in vantaggio!
Parla Adani
Si Massimo, grandissima prodezza balistica dell’ex assessore all’urbanistica del comune di potenza Roberto Speranza, scuola fabian society ricordiamolo, proprio come il suo mentore Tony Blair, Speranza che fa tutto lui fa tutto da solo ignora gli esperti, quelli che curano, quell veri pone orecchio alla falsa scienza, quella con l’acca finale, entra in area e fa partire un d.p.c.m preciso preciso che si insacca alle spalle di un incolpevole Bolsonaro. Tutto molto bello.
Parla Massimo
E vediamo i globalisti tutti sotto la curva a festeggiare meritatamente coi loro tifosi, ci sono tutti, vediamo le presentatirici Ellen De Generis e Oprah Winfrey che si schiaffano festanti la lingua in bocca, inquadrata la tibuna vip. Ecco che anche Michelle Obama mostra l’uccello in erezione rivelando la sua vera identità vediamo gli affiliati a Scynentology Tom Cruise e Jonh Travolta che brindano e non la smettono di denunciare i fuoriusciti dalla setta. Greta felice sorridente si lascia andare a una scoreggia. Globalisti avanti, e Lele lasciamelo dire, forse, nonostante le chiacchiere, nonostante le dicerie, nonostante le voci di corridoio, nonostante le fake news, sono ancora loro a dettare legge per ciò che concerne il nuovo ordine mondiale!?
Parla Adani
si Massimo, sono ancora loro che detengono le chiavi del sistema finanziario, sono ancora loro che coi loro fondi d’investimento gestiscono sia il contante che la moneta virtuale sono ancora loro che hanno a libro paga mercenari, eserciti privati e giornalisti, ora staremo a vedere se i sovranisti che vantano tra le loro fila fuoriclasse, nomi importanti, penso a Erdogan, penso a Putin, penso allo stesso Trump, avranno la forza di reagire per riportare la situazione in parità. Certo che ora sono saltati completamente i piani tattici.
Parla Massimo
Ed è lo sesso Donal Trump infatti che rimette la tangente sul cerchio del centrocampo in attesa di riprendere il gioco, mentre vediamo che si muove qualcosa sulla panchina dei sovranisti il tecnico bavarese Joseph Ratzinger si appresta ad effettuare una sotituzione fuori una spenta Marine Le Pen, problemi per lei in settimana di braccio teso e pene sempre in tiro, fuori Le Pen dunque, e dentro il leader socialista Bettino Craxi, non cambia nulla dunque a livello tattico per i sovranisti, i due ricoprono infatti lo stesso ruolo, forze fresche in campo per i sovranisti nel tentativo di riprendere in mano il risultato intanto il gioco è ripreso c’è Meloni nel cerchio di centrocampo che apre l’agenda di Giorgia e la consulta annuncia sui social i nuovi provvedimenti del governo c’è Erdogan libero sulla tre quarti che detta il passaggio anticipato però dal suo diretto marcatore vale a dire Lady Gaga che gli strappa via la sfera e rilancia l’agenda woke, Lady Gaga avanza prende metri ci sta Slavini a rimorchio che la tallona, non la molla, rientra su di lei prova a ringhiare cercando di toglierle il pallone ma non ci riesce la cantante dedita al culto satanista si difende bene scarica su Madonna che riceve all’altezza della linea mediana, ancora Madonna, braccata dai militari è costretta a tornare indietro e ricominciare l’azione ripartendo così dal reparto difensivo, la signora Ciccone lascia la sfera in mano a Bill Clinton che leva il cazzo dalla bocca della sua segretaria e avanza palla al piede indisturbato ancora Clinton inseguito dal popolo serbo, cerca un appoggio su Schwab che chiama palla e la riceve proprio in questo momento, Schwab ancora, a piede libero, detta l’agenda ai governi, ancora Schawb nessuno gli si fa incontro Schwab bofonchia di pollice verde, farina d’insetti, cambiamento climatico, maternità surrogata, transizione ecologica Schwab si fa largo parte il tiro. Debole. Bolsonaro! blocca sicuro. E…attenzione! rilancia subito in avanti dove c’è Donald Trump libero, attenzione Trump, addomestica la sfera, è solo, lanciato per le presidenziali, Trump ancora, si invola verso la porta, la difesa globalista è completamente scoperta la n.a.t.o completamente smantellata, il deep state completamente annichilito Trump è solo, la porta avanti, fa tutto lui, Trump ha di fronte a se solo Obama gli mostra il falso certificato di nascita lo aggira, Trump finta di corpo, lo dribbla. Doooonald Trump! Per il pareggio sovranista. Grandissimo, superlativo capovolgimento di fronte da parte dei sovranisti. Che colpiscono con Il più classico dei contropiedi un azione da manuale, Donlad Trump completamente dimenticato, libero di agire con il suo marcatore diretto Hilary Clinton che si stava rinfrescando a bordocampo con una bottiglietta di adrenocromo. Il pareggio di Trump e ora, chi storce il naso. È Greta.
Parla Adani
Si vediamo la leader del friday for future inquadrata proprio adesso insieme a Mattia Santori e a tante altre sardine presenti sugli sapalti. Sono presenti anche i ragazzi di ultima generazione che sono accorsi in massa per sostenere la fazione globalista e che ora stanno protestando e facendo confusione sulle gradinate, vediamo alcuni di loro che, lasciamelo dire Massimo, molto maleducatamente lanciano gavettoni di piscio in testa alla gente stipata nelle gradinate sottostanti. Sono cose che non vorremmo mai vedere, scene veramente incresciose di razzismo e violenza negli stadi. Forme di protesta a dir poco discutibili. ma tant’è. Tornando alla partita. Lasciami però sottolineare come gran parte di questo gol va al portiere dei sovranisti Jair Messias Bolsonaro, agile a far sua la palla e vedere il compagno libero colla coda dell’occhio per poi servilo con precisione millimetrica. E da li per uno come Trump, colpevolmente lasciato solo, è un gioco da ragazzi metterla dentro.
Parla Massimo
Donald Trump, con un azione rapida e indolore rimette la situazione in parità. E ora vediamo la casa bianca chiudersi, trincerarsi dietro a del filo spinato. l’allenatore globalista Bergoglio corre ai ripari, effettuando anch’esso delle sostituzioni. Addirittura due. Fuori due difensori. I coniugi Clinton. Che hanno in effetti sulla coscienza il gol del pareggio sovranista. Dentro due attaccanti. Ovvero l’ex rottamatore Matteo Renzi e l’attore comico ukraino, il cabarettista Volodymir Zelensky. Tenta dunque il tutto per tutto Bergoglio nel tentativo di portare a casa la vittoria. Mancano pochi giri d’orologio alla fine delle ostilità. Ricordiamo anche ai nostri radioascoltatori che se la situazione dovesse terminare in pareggio. Non sono previsti tempi supplementari. Si va direttamente alla lotteria dei calci di rigore. Nel mentre il gioco è ripreso e subito Renzi che si fa vedere e chiama palla, ottimo il controllo, prova a farsi avanti guadagnando metri, ancora Renzi, si vende il paese lo dispone alla pecorina, ano slabbrato, pronto alla sperimentazione, Renzi tiene palla tallonato da un avversario nella fattispecie Xi Jin Ping, che lo segue come un ombra, Renzi arranca, è costretto ad indietreggiare palla al piede vede ora accorre in soccorso Speranza e lo serve, l’autore del vantaggio globalista cerca ancora cavie disposte a sacrificare il deltoide per la patria, ancora Speranza porta palla, ha con se il booster cerca qualche compagno dove poterlo scaricare, c’è Zelensky libero che viene puntualmente servito. Zelensky, addomestica l’arma, la lucida, la carica, si lamenta, frigna, cerca visibilità, cerca un compagno libero, ma sono tutti ben marcati, Zelensky ancora, si incaponisce, c’è Craxi su di lui che gli ruba la sfera, Craxi, avanza, è solo, c’è Obama leggermente fuori dai pali, Craxi se ne accorge, lo vede, Craxi, pallonetto. Bettinooo Craxiiiiiii. Per il vantaggio sovranista. Incredibile amici. All’ultimo giro di giostra. All’ultimo giro d’orologio. Quando per l’agenda di Davos sembrava fatta. Craxi torna in vita e punisce il digitale. Sfacula il metaverso. Riportando così indietro le lancette dell’orologio. Ai gloriosi anni ottanta. Il direttore di gara ha il fischietto in bocca. Consulta il cronometro. È finita! È finita! Fine delle ostilità. Vediamo i militari che invadono il terreno di gioco. E scattano gli arresti. Ci sta la gente comune. Che scende dagli spalti. Armata di roncole. Pronta a farsi giustizia da sola. C’è chi prova a calmare gli animi. Scatta la rissa. Il linciaggio. Vediamo Draghi arrestato. Manette ai polsi anche per Bourla. La regina Elisabetta che muta forma e prova a sbafarsi un bambino. Un ultimo pasto prima di farsi impiccare. Si forma un cordone di persone che indicano a Bill Gatess la via per Guantanamo. Attenzione Greta, c’è Greta Tunbergh che morde. Morde alle caviglie i tifosi avversari. Andreotti la sdraia con una testata. È finita! È la festa della prima repubblica. Il ritorno di Bettino Craxi. Che viene portato in trionfo dai suoi. È la festa del puzzo di analogico. Del piacere di stantio. È il piacere dell’oggetto che seppellisce il microchip sotto pelle. Ed eccola, la prima repubblica, a festeggiare, tutti sotto la curva. Ci stanno tutti. C’è Gianni De Michelis colla brillantina nei capelli pronto alle danze. Gli anni ottanta non sono mai passati. Sono ancora tra noi. Ci stanno i pupazzi i pupazzi di bim bum bam che piangono i puffi che fanno pace cogli snorky Olly che fa pace con Benji Georgie che fa pace con Candy ci sta Lady Oscar nuda senza uniforme militare e anche d’Artagnan è nudo con solo più la sciabola addosso la sciabola del moschettiere. Tutti si abbracciano. I dualismi sono finiti. La cortina di ghiaccio dell’antartide si apre rivelando altre terre. Le razze extraterrestri benevolenti si presentano con pasticcini e spumante. La festa può cominciare. Ci lasciamo volentieri alle spalle un modo di sacrefici ed espiazioni. Ricordiamo dunque ai radioascoltatori che si fossero sintonizzati soltanto ora il risultato finale e i rispettivi marcatori. Sovranisti battono Globalisti per due reti a uno. Speranza apre le danze per i Globalisti. Pareggio immediato di Trump. E il sigillo finale in zona Cesarini di Bettino Craxi che consegna così la vittoria ai suoi e il trofeo vola da Hammamet. Gentili ascoltatori dallo stadio comunale di Norimberga è tutto. Grazie per la cortese attenzione. Grazie alla redazione e ai tecnici che hanno reso possiblie la messa in onda di questo collegamento. Grazie a Lele Adani che ha commentato con me questa stupenda emozionante finale. Di questo stupendo emozionante prestigioso trofeo. La linea va ora al radio giornale. Noi ci riaggiorniamo a dopo, per i commenti finali. Linea agli studi di Saxa Rubra.
25 aprile e vecchi vestiti
In poesie di quarantena, polverie o poesie on aprile 22, 2023 at 9:48 amE ci sono i luoghi
e gli spazi e i modi e i tempi
e ci stanno pure, le buone maniere
per riuscire nell’intento
di spaccarti la faccia
e magari, di fare a pugni, di venire alle mani
per questa tua insopportabile boria
per quella tua imbarazzante indifferenza
e ci sono, i modi
e se, credo, collimano gli orari
credo che la cosa
si possa acchittare, facile facile
e ci saranno dei padrini
dei padrini, dei testimoni
dei testimoni oculari
gente, in carne ed ossa
amici amiche ex amici ex amiche
amanti o amori finiti male o conoscenti, vari
che assisteranno alla scena
e prenderanno appunti, e prenderanno nota
perché, credo che a sto giro l’universo
debba darti una bella lezione
una sonora ripassata
e deve farlo per te, e vuole farlo, per te
per ricondurti a più miti consigli
perché a sto giro, sei tu, quello, o quella, che ha toppato
e stai facendo ancora adesso
ancora adesso, che te ne stai lavando le mani
ancora adesso, che fai finta di niente
ancora adesso che ti preoccupi dei sofismi
che ti batti & ti arrabatti per questioni di lana caprina
e ti comporti tipo come
il ponzio pilato schiaffato a sfregio, nel credo
ancora ora stai facendo la cosa sbagliata
e ci sono i modi e i tempi, e i luoghi
e gli spazi, e ci stanno le strade
le strade, e le piazze
ci stanno i locali al chiuso e i locali all’aperto
dove si può mettere in scena
una specie di pianto rituale
dove si può condividere il lutto
e tu puoi piangere se vuoi, sulla mia spalla
e sarò lieto, felice, se vorrai
di lasciarmi tutto alle spalle
e pure tu, sarai costretto
a lasciarti tutto alle spalle
e la gente ora si torce le mani
e la gente poi si morde le labbra
e ci sta il salice piangente
che cola a picco copiosamente dagli occhi
e le strade, è sancito, si separano
e lo fanno qui, davanti a te, davanti a te
che taci, non parli, non favelli, non apri bocca
non la apri, sta cazzo di bocca
se non per dire stronzate
fare bocchini, leccare la passera o sbadigliare
e le strade si mollano, e a malincuore, forse, si lasciano
del tipo come buttare via
i vecchi vestiti…
Asma di poesia, la storia contorta postfazione di emanuel carnevali
In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, Bio Asma di Poesia, biografie parallele, Poetry urban story on aprile 20, 2023 at 1:55 PMAsma. Asma di poesia! Senti che sganassone! Che jeb! Che fallo da tergo. Fallo da tergo. A piedi uniti. Asma. Asma di poesia! Che entrata a gamba tesa. Da espulsione! Da rosso diretto! Intendiamoci subito. La poesia fa schifo! È noiosa! Rompe le palle la poesia. Molto meglio farsi una salubre scopata! O una partita a carte! Il verso scritto scassa la minchia. Quello declamato pure. E lo sai perché!? Sai perché la rima baciata rompe il cazzo!? No!? Te lo dico io. Perché non arriva mai al punto. Gira in lungo. Gira in largo. Non fa mai un volo diretto Roma, New York. Mai! La poesia, se parte da Roma. E deve atterrare a New York. Prima, passa da Pechino. Poi, forse, da Timbuctù. Non è mai diretta. Mai! Sempre troppe metafore! Sempre troppe elucubrazioni. Sempre troppe pippe mentali. Ai miei tempi, era diverso. Finivo di lavare i piatti. E poi, andavo a puttane. Era un bordello manco troppo marcio. Per uomini & donne. Ci stava un sacco di odore di cipria. Il palazzo. Era un palazzo costruito sui canoni della geometria sacra. Un edificio con lo stile tipico. Dell’antico e pacifico impero. Della tartaria. Ecco, lì, in quel postribolo, pullulava di poesia. Quella vera, autentica. Quella macilenta. Fatta di carne. Quella che la puoi tastare, titillare, carezzare, suziare, baciare, berciare, strizzare e mungere. D’altrone la poesia, quello è. Si tratta di andare di corpo. dritti al punto. Dritti al punto. Senza fornzoli. Senza troppe cerimonie! Roba del tipo. -ehi fratello, ma tu pensi che viviamo su un piano piatto!? Fisso e stabile!? -si! Si, appunto, bello secco. Deciso. Senza intingoli. Oppure. -ehi amico, tu pensi che il vaccino è veleno!? -certo. Certo, appunto! Senza paura. Senza esitazioni. Ecco, asma di poesia è questo. Almeno per me. Per altri non so. Ma pure sti cazzi. Asma di poesia è mancanza di esitazione. Voglia di spalancare le fauci. Per gridare. Ciò che ci pare e piace. E se qualcuno s’offende. Pazienza. Che vada a fare in culo. A spulciarsi la biografia. Dell’artista plurivaccinato filogovernativo baciapile di turno. E a posto così. Meglio tirare a campare. Che per tirare le cuoia, c’è sempre tempo. Vostro. Carnevali Emanuel. Detto lo spargiseme. Triste. Del Bronx.
Asma di Poesia, la storia contorta, prefazione di Sylvia Plath
In asma di poesia/prove per un romanzo, attualità, Bio Asma di Poesia, biografie parallele, Poetry urban story on aprile 20, 2023 at 12:21 PMHo sempre detestato me stessa. E, ho sempre detestato la poesia. Che è la proiezione, di ciò che sento. Di ciò che provo. Di ciò che sono. Ho sempre odiato il verso scritto. E peggio mi sento. Quello declamato. Ho sempre aborrito la poesia. La trovo ridondante. Insopportabile. Piena di vittimismo. Vittimismo gratuito. Tutto quel bofonchiare di se stessi. Su se stessi. Sui problemi personali. Sbattere in prima pagina. I cazzi proprii. Una vergogna. Uno schifo. Ciarpame senza pudore. Trincerarsi dietro la poesia, è un atteggiamento da miserabili. Ecco spiegato il perché. Dopo averene scritta a vagonate. Di poesia. Ho preferito togliere il disturbo. E farla finita. Fanculo poesia. E vaffanculo pure. Alla prosa. E all’arte in generale. Quando sento la parola arte. Insieme ad altro abomino tipo vaccinazione di massa, o cambiamento climatico. Mi viene da mettere mano alla pistola. La poesia non esiste. Non è che un pretesto. Per continuare. A menare il can per l’aia. La poesia non è fichetteria da apericena. Non sono pinzellacchere metafisiche. O strafalcioni iperuranici. La poesia sono atti concreti. Gesti concreti. Roba del tipo, -impugna sta cazzo di penna, prendi in mano il cazzo di foglio, e vedi di andare a capo, vedi di andare a capo, amico mio, o sarai costretto a farti prendere per il culo sino alla fine dei tuoi giorni, e per il resto delle tue reincarnazioni. La poesia non esiste. E non esita. Sono solo parole. Analfabetismo letterario di ritorno. Schiaffato su pagina. E Colla testa stipata nel forno. E un vermuth in mano. Osservo Asma di Poesia. Tentare di scroccare un senso alla vita. Così come si scroccherebbe una sigaretta. Scribacchiando poesia. Asma di poesia! Un bel nugolo di anime disperate! Barvi babbei! Bravi gonzi! Sto dalla vosta parte! Continuate a partorire rime sparse. Ma state vigili. Non lasciatevi travolgere dagli eventi. Evitate di giocare a nascondino dietro al verso. Calate le maschere. Prendete a calci il claco di gesso! Combattete! Lottate, per dinci! Non fate come me! Siate voi stessi, siate originali. State vigili. Accannate il gesto contro natura! È un inculata. ve lo posso mettere nero su bianco. vosta. Sylvia Plath. Santè!
Pappagalli ripetenti
In poesie di quarantena, polverie o poesie on aprile 20, 2023 at 9:02 amIl naso
manco il naso
mi farei soffiare
da quei medici
che hanno vaccinato a buffo
che hanno inoculato alla cazzo
senza manco sapere
che cazzo di broda
ti stavano schiaffando in corpo
anzi, che poi magari loro
lo sapevano pure
che il siero genico sperimentale
era una brodaglia improponibile
e che però, magari loro
come succede pure
coi vaccini di vecchio conio
loro più inoculano
più pigliano la stecca
la mancetta direttamente
dalle case farmaceutiche
che poi così, possono andarsi
a fare le vacanze in cambogia
a fare turismo sessuale in cambogia
e che poi c’è da dire
che se il medico vaccinatore
poco poco sa che il vaccino è
una specie di sbobba inutile
e che anzi, è pure pericolosa
sicuro, col cazzo che se lo fa
si fa quello farlocco, tanto, che ci vuole
per lui, è facile risolvere la gabola
e che poi però, il vaccino, quello vero
quello che ci rischi il coppino
quello, te lo schiaffa a te
lo schiaffa a te, a tuo figlio
a tua figlia, a tuo padre
a tua madre, a tuo nonno partigiano
che così rischia di farsi il 25 aprile
tra i gerarchi fucilati al tempo, zio fa
e comunque manco il naso mi farei soffiare
da quei medici che con troppa leggerezza
hanno inoculato veleno come dannati
nel sangue della povera gente
e questo, vale pure
per le vaccinazioni d’una volta
tutti sti pediatri del cazzo che
sparano dosi a iosa, con tanto di richiami
nei corpicini di fantolini di due mesi
cristo santo!!!, ma che cazzo vi insegnano
alla facoltà di medicina!? La merda!?
Ma ragionamento curiosità e spirito critico no!?
Ce li siamo fottuti!? Sono andati a farsi benedire!?
Siamo nelle mani di pappagalli ripetenti!?
Ma manco lì cani, come si dice dalle parti del cupolone
quanto ai criminali che hanno acchittato tutto sto circo barnum
si auspica di vederceli cantare come usignoli
belli stipati dentro un tribunale militare
poi, se c’hanno ancora una coscienza
che provino a scoparsela in culo, vediamo se si desta. Zio fa!
fine del comprendonio
In racconti di quarantena, racconti o resoconti on aprile 19, 2023 at 12:07 PMquei ragazzi. Avevano smesso. Di andare a scuola. Così, di colpo. Dall’oggi al domani. Basta zaini, zainetti, cartelline e cartelle. Basta quaderni. Quaderni a righe. A quadretti. Col margine. Senza margine. Basta lavagna e gessetti. Basta con carta & matite. Stop a riga, squadra, compasso e righello. Quei ragazzi. Avavano voltato la testa. All’istituzione scolastica. Perché!? Perché ci sta in giro un sacco di cambiamento climatico. Il pianeta è fottuto. Greta ordina. E i ragazzi, marinano la scuola. -mamma, papà fan culo, da oggi basta studiare! -oibò, e perché figliolo!? -come perché!? Li avete letti i giornali no!? -no! -caxxo, ma porco demonio, ma in che caxxo di mondo vivete zio fa!? -ah, tu dici caro, per gli effetti avversi del vaccino, certo certo, ma difatti mamma e papà, belli previdenti mica t’hanno fatto inoculare la merda! -ma no, ma che cazzo c’entra il vaccino, sto parlando del clima! -del clima!? quale clima!? -il cambiamento climatico, il riscaldamento globale, il cazzo di innalzamento della temperatura per cause antropiche! -tesoro, ti prego, ma chi t’ha messo in testa ste stronzate, dai da bravo su, torna a studiare, testa china sui libri, zitto e muto, e ringrazia dio che mamma e papà c’hanno visto lungo e non t’hanno fatto vaccinare zio fa, che ci sta pieno in giro di ragazzetti della tua età belli sierati che lì trovano rigidi sulla tazza del cesso! -madre, padre, ora basta! Il nostro mondo sta morendo, ansima! -ansima!? Caro ma che bel termine hai usato, si vede che stai studiando epica, bravo, continua così che a fine anno se stai promosso ti compriamo il motorino -vaffanculo! Il clima sta cambiando e la colpa è anche vostra! -nostra!? -si si avete sentito bene, la colpa è anche vostra, anzi è soprattutto vostra che vi siete fatti il viaggio di nozze in macchina! Colla macchina che va a benzina! -e come ci dovevamo arrivare sino in grecia, a piedi!? -coll’auto elettrica! -cosa!? -si cristo santo, colla cazzo di auto elettrica! A questo punto il padre perde la pazienza. Perde le staffe. Sbatte i pugni sul tavolo. -stammi bene a sentire giovanotto, tua madre e io ci spacchiamo la schiena per pagarti gli studi e tu ci vieni a rampognare con ste puttanate latrate da quella stronzetta finnica rotta in culo! -non è finnica, è svedese! -non me ne frega un cazzo! È una stronza analfabeta mongopletica rincoglionita raccomandata strapiena di boria dio fa, guarda alfredo che se me la nomini ancora, se mi tiri fuori ancora una volta sta storia del cambiamento climatico, giuro che ti sbatto a calci in faccia al seminario vescovile dai preti e ti ci faccio venire la vocazione a forza di sberle zio fa! E ora fila a studiare! In camera tua, a studiare! Via sciò circolare! E vedi di darci soddisfazioni, a me e alla mamma o ti faccio attraversare il mediterraneo all’inverso cristo dio! -caro, ti prego, calmati! -ma che calmati e calmati, questi a furia di sorbirsi le chiacchiere su sti stramaledetti frubi elettronici ce li fanno diventare dei deficenti crispa faus! -calmati tesoro, che poi ti viene l’ulcera! -e mi viene si cazzo, mi viene, ma non vedi come ci hanno ridotto!? Bestie da soma siamo. Lavori di brutto. Torni a casa la sera distrutto. E ti tocca pure sorbirti sti sapputelli del cazzo, mezzi analafabeti, mezze sardine, che ti scassano le palle con ste baggianate sul clima! Ma dico io, ma che cazzo gli insegnano a scuola, la merda!?-amore, respira, ti porto una birra!? -si grazie va, una bella birra fresca è quello che ci vuole! -ecco, da bravo bevi, non pensarci più -grazie amore -accendo la radio e ti metto la partita? -ma magari -così ti rilassi un po -si,…giuro che se me la mena ancora con sta storia gli spacco la testa -stenditi, levati le calze su che ti faccio un bel massaggio ai piedi. Quei ragazzi. Sono bravi ragazzi. ma. Hanno lasciato la scuola. Per imbrattare monumenti. E sollevare. Il vessillo di greta. Ostracizzando. Il tanto temuto. cambiamento climatico. E intanto. Gli anni passano. I nonni crepano. I genitori invecchiano. I capelli imbiancano. Le foglie cadono. Passano le estati. Trascorrono gli inverni. Tramontano gli autunni. Svaniscono le primavere. E quei bravi ragazzi. Stanno ancora lì. A cinquant’anni. Con la prostata gonfia. I diverticoli al colon. Il fiato pesante. E la sorca incancrenita. A marinare la scuola. Aspettando. Che il cambiamento climatico. Si presenti all’appello. Si faccia conoscere. Si costituisca. Si arrenda. Sollevi bandiera bianca. Si faccia vedere. Vada al tappeto. k.o. Fine. Del comprendonio.